ETS sotto attacco: il governo italiano vuole smantellare lo scudo climatico europeo
Dal web
Difendere l'ETS significa fermare l'ILVA a carbone, responsabile di imponenti emissioni di CO2
Il governo italiano, affiancato da Repubblica Ceca ed Estonia, ha rilanciato con forza la richiesta di sospendere, o quanto meno svuotare, l'ETS, il sistema che in Europa mette un prezzo sull'inquinamento da CO₂.
La tesi di Roma è nota: quel prezzo si trasferisce nel costo dell'elettricità, penalizza le industrie e scarica costi eccessivi sulle famiglie.
Il problema non è l'ETS
Secondo un'analisi del think tank Ember, agli attuali livelli il costo del carbonio pesa al massimo per il 10 per cento della bolletta elettrica media europea: molto meno dell'impatto del gas.
Il vero nodo, dunque, è la dipendenza strutturale dell'Italia dalle centrali termoelettriche a gas.
Nel nostro Paese, il gas ha influenzato il prezzo dell'elettricità in quasi il 90 per cento delle ore dall'inizio del 2026.
Un dato che non accusa l'ETS, ma fotografa vent'anni di scelte energetiche sbagliate: mancata diversificazione, ritardi nelle rinnovabili, assenza di politiche industriali all'altezza.
Il confronto con la Spagna è illuminante.
Al polo opposto dell'Italia si colloca la Spagna, dove l'incidenza del gas si è fermata al 15 per cento delle ore, dimostrando come una maggiore diffusione delle rinnovabili consenta di contenere i prezzi senza smantellare i meccanismi di protezione climatica.
Non è un miracolo: è il frutto di una politica energetica coraggiosa e orientata al futuro.
L'ETS: una conquista da difendere
L'ETS non è una tassa punitiva ma è uno dei pilastri della politica climatica europea: copre circa il 40% delle emissioni continentali e coinvolge oltre 11.000 impianti tra centrali elettriche e grandi stabilimenti industriali.
Il principio che lo anima è semplice e giusto: chi inquina di più paga di più, creando incentivi concreti per investire in tecnologie pulite.
Cinque Stati membri — Danimarca, Finlandia, Portogallo, Spagna, Svezia — hanno definito l'ETS "la pietra angolare della strategia climatica e industriale europea", lo strumento più efficace per ridurre le emissioni e guidare gli investimenti.
E hanno messo in guardia: i tentativi di indebolire, sospendere o limitare il sistema ETS minerebbero la fiducia degli investitori, penalizzerebbero chi si muove per primo, distorcerebbero la parità di condizioni e rallenterebbero la trasformazione delle nostre economie.
Una crisi usata come pretesto
La crisi in Medio Oriente ha fornito al governo italiano l'occasione politica per rilanciare una battaglia già in corso.
Il rischio di un blocco delle rotte petrolifere nello Stretto di Hormuz ha riacceso i timori di un aumento dei costi di gas e petrolio, e con essi la tentazione di scaricare la responsabilità sul meccanismo ETS piuttosto che affrontare la vera vulnerabilità:
la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati.
Ma questa crisi, come le precedenti, dimostra esattamente il contrario di ciò che sostiene il governo: ogni fiammata sui mercati energetici globali colpisce più duramente i Paesi che non hanno ancora completato la transizione alle rinnovabili.
L'antidoto non è sospendere l'ETS; è accelerare quella transizione con ogni mezzo disponibile.
La Commissione regge, ma per quanto?
La Commissione europea ha respinto le richieste di smantellamento, definendo l'ETS uno strumento "collaudato" e fondamentale non solo per la politica climatica, ma anche per la sicurezza energetica. Von der Leyen ha aperto a una revisione accelerata entro la metà del 2026, nonché a misure di accompagnamento come compensazioni alle industrie energivore e Power Purchase Agreement per disaccoppiare i prezzi industriali dalla volatilità del mercato all'ingrosso.
Fonti europee confermano che la maggioranza dei 27 leader ritiene l'ETS indispensabile, non solo per la transizione energetica, ma perché è stato importante per le strategie di investimento di lungo periodo del continente.
Il Consiglio europeo del 19-20 marzo è il banco di prova. PeaceLink seguirà con attenzione l'esito, consapevole che ogni cedimento sul prezzo del carbonio è un cedimento sul futuro del pianeta.
La vera alternativa
La strada è tracciata.
Non sospendere lo strumento che penalizza chi inquina, ma moltiplicare le rinnovabili, efficientare gli edifici, liberare le comunità energetiche, ridurre la dipendenza dal gas.
L'Italia che vuole sospendere l'ETS è la stessa Italia che ha il sole più generoso d'Europa e lo sfrutta meno di quanto potrebbe.
Difendere l'ETS oggi significa difendere la possibilità di un'Europa — e un' Italia — che non tremi a ogni crisi geopolitica, che non veda le bollette impazzire ogni volta che qualcosa accade nello Stretto di Hormuz.
Significa scegliere la sovranità energetica anziché la dipendenza fossile.
Difendere l'ETS significa fermare l'ILVA a carbone, responsabile di imponenti emissioni di CO2 e definita come vero e proprio "mostro climatico".
Come funziona l'ETS: una spiegazione
L'EU ETS (European Union Emissions Trading System) è il principale strumento europeo per ridurre le emissioni di gas serra. Funziona secondo il principio "cap and trade" — letteralmente: fissa un tetto e poi lascia scambiare.
1. Il tetto (cap) L'Unione Europea stabilisce ogni anno un limite massimo alla quantità totale di CO₂ che le industrie e le centrali elettriche possono emettere. Questo tetto viene abbassato progressivamente nel tempo, così le emissioni complessive devono necessariamente scendere anno dopo anno.
2. Le quote All'interno di quel tetto, vengono emesse delle quote di emissione — una quota corrisponde al diritto di emettere una tonnellata di CO₂. Le aziende ricevono una parte delle quote gratuitamente e devono acquistare all'asta quelle rimanenti.
3. Il mercato Le aziende possono comprare e vendere le quote tra loro. Chi riesce a ridurre le proprie emissioni più del previsto ha quote in eccesso e può venderle; chi invece supera le proprie emissioni deve acquistarne altre. Questo meccanismo crea un prezzo del carbonio: inquinare ha un costo economico reale.
4. L'incentivo alla transizione Poiché le quote costano denaro, le aziende hanno convenienza economica a investire in tecnologie più efficienti e meno inquinanti, accelerando la transizione verso processi produttivi puliti.
5. Il legame con l'elettricità Le centrali elettriche che bruciano gas o carbone devono acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂ emessa. Questo costo entra nel prezzo di produzione dell'energia e si trasferisce — in quota parte — al prezzo finale dell'elettricità. In Italia, dove il gas domina la produzione elettrica, questo effetto è più marcato che altrove: non perché l'ETS sia sbagliato, ma perché il mix energetico italiano è ancora troppo dipendente dai fossili.

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