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lunedì 17 settembre 2018

Le associazioni: «La Regione Toscana autorizza sostanze tossiche e nocive nelle aree di captazione delle acque sotterranee»

Dal Web

«Nonostante l’impegno preso a parole dal presidente della Regione Toscana di bandire il glifosato, il Consiglio Regionale ha di fatto approvato l’uso di questa e di altre sostanze ancora più pericolose nelle zone di captazione delle acque sotterranee». È la denuncia delle associazioni European Consumers, Isde-Medici per l'Ambiente e Pesticide Action Network Italia.

«Sono state ignorate le direttive europee, il Piano Nazionale per l’Uso ecosostenibile dei fitofarmaci e il Decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152 contenente Norme in materia ambientale» denunciano le associazioni.
«La sinergia tra le associazioni European Consumers, ISDE e PAN-Italia ha permesso di elaborare in tempi rapidi un documento che mette in evidenza per l’ennesima volta la completa sottomissione delle autorità pubbliche italiane ad Agrofarma - proseguono le associazioni nella loro nota - e la totale mancanza di attenzione sia per l’ambiente che per la stessa salute umana anche in presenza di evidenti situazioni di pregresso degrado del fondamentale comparto acque. Le autorizzazioni della Regione Toscana di fatto rappresentano una minaccia per la tutela della biodiversità, della qualità delle risorse idriche e della salute pubblica. Le buone intenzioni espresse come al solito non corrispondono a reali iniziative per limitare la diffusione ambientale di sostanze tossiche in particolare nello strategico comparto agricolo».
Il documento è a cura di Pietro Massimiliano Bianco, Daniela Altera, Patrizia Gentilini e ve lo riportiamo integralmente.
«E’ stato recentemente pubblicato il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 30 luglio 2018, n. 43/R. Nell’allegato 1 è contenuto il Piano per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti – PUFF. Leggendo la tabella 1 Sostanze attive vietate all’interno delle aree di salvaguardia di captazioni da acque superficiali e sotterranee di cui all'ART.94 DEL D.Lgs. 152/2006.
Nella tabella 1 di detto allegato si può osservare che sono permesse, in zone limitrofe alla captazioni di acque sotterranee, sostanze tossiche e di pessimo profilo ambientale come si può desumere dai dati seguenti. Innanzitutto quasi nessuna è compatibile con gli ambienti acquatici. Acrinatrina, Azinfos ethyl, Azinfos methyl, Demeton S-metile, Omethoate non sono nemmeno autorizzati in UE1La Regione Toscana si impegna quindi a mantenere l’uso di sostanze pericolosissime per gli ecosistemi e non più utilizzate nel resto dell’Unione Europea in aree strategiche come le zone di prelievo idrico sotterraneo».
«Tutte le sostanze elencate nel Decreto Regionale sono incompatibili con una buona qualità delle acque e molte di esse sono costantemente rinvenute nelle acque sia superficiali che sotterranee. Sostanze tossiche per la vita acquatica come il Boscalid, Clorpirifos, Dimetomorf, Dimetoato sono largamente diffusi nella maggior parte dei corsi d’acqua di pianura dove sono cercati. Sono particolarmente favoriti i diserbanti difatto violando i principi basi dell’agricoltura integrata dato che possono essere sostituiti con pirodiserbo, diserbo a vapore e pacciamatura».
«Nelle acque superficiali monitorate della Toscana si ritrovano prodotti fitosanitari nell'80,7% dei punti di prelievo e nel 61,4% dei campioni investigati. Sono state trovate 78 sostanze: le più frequenti sono ampa, glifosate, dimetomorf, imidacloprid e metalaxil-m. Nelle acque sotterranee è stata riscontrata la presenza di residui pesticidi nel 46,8% dei punti e nel 31,1% dei campioni. Sono state rinvenute 49 sostanze: le più frequenti sono ampa, oxadiazon e atrazina desetil. Si tratta quindi di una regione con i corpi idrici in pessimo stato. Proprio in Toscana sono stati riscontrati elevatissimi superamenti dei valore limite delle acque sotterranee destinate al consumo umano addirittura di 70 volte. Pertanto si profilebbe in detto atto regionale una palese distorsione dei dettami del decreto legislativo 152/2006 che indica che le regioni individuino le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché le zone di protezione, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda. Con tale atto, la regione Toscana autorizzerebbe di fatto usi vietati.
La zona di tutela assoluta viene definita ed è costituita dall'area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni e deve:
- avere un'estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione 
- essere adeguatamente protetta 
- essere adibita esclusivamente a opere di captazione e infrastrutture di servizio.
La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata; può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio per la risorsa.
In particolare la normativa nazionale indica chiaramente che, nella zona di rispetto sono vietati: 
-  la dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati; 
-  l’accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi; 
-  lo spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia
effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche; 
-  la dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade; 
-  le aree cimiteriali; 
-  l’apertura di cave che possono essere in connessione con la falda; 
-  l’apertura di pozzi, ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano; 
-  la gestione di rifiuti; 
-  lo stoccaggio di sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive; 
-  i centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli; 
-  i pozzi perdenti; 
-  il pascolo e la stabulazione di bestiame
Invece le indicazioni della regione Toscana agli operatori sono diverse dai dettami del decreto legislativo mascherando la possibilità di usare sostanze vietate con il piano regionale per l'uso sostenibileche tuttavia con la sostenibilità non ha nulla a che fare. Pertanto si profilebbe in detto atto regionale non solo una palese distorsione dei dettami del decreto legislativo 152/2006, ma anche della normativa sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.
Con le sue scelte la Regione Toscana sta di fatto continuando a favorire la contaminazione delle sue acque nella fascia collinare e planiziario-costiera. Risultano seriamente contaminate numerose aree protette di interesse comunitario come lago dell’Accesa (SIC IT51A0005), Padule di Fucecchio (SIC IT5130007), lago di Chiusi (SIC/ZPS IT5190009) e lago di Montepulciano (SIC-ZPS IT5190008) e corpi idrici a scopo irriguo e potabile quali Bacino Due Forre, Bacino Falchereto, lago Barberino.
Di fatto le scelte della Regione Toscana rappresentano una minaccia sia per ecosistemi, già in pessime condizioni, che per la possibilità di condurre una seria politica agricola incentrata sul biologico stante le condizioni critiche di molti invasi a scopo irriguo, per non parlare ovviamente delle ricadute sulla salute umana, in particolare sulla porzioni più fragili della popolazione ( donne in gravidanza, neonati, bambini, anziani etc.) che vedrà ulteriormente compromessa la risorsa più importante per la vita e la salute: quella idrica».
Note:

lunedì 3 settembre 2018

L’Acqua Pubblica sta arrivando!

Dal Web
L’acqua è un bene primario da tutelare e da mettere a disposizione di tutti“. Con queste parole Papa Francesco ha voluto commentare uno dei grandi problemi dei nostri giorni in occasione della quarta Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato che ricorreva ieri, 1 settembre. Non possiamo che essere d’accordo con il messaggio del sommo Pontefice: ogni persona ha diritto all’acqua potabile e sicura, non a caso l’acqua è la prima delle nostre 5 Stelle. E se l’accesso all’acqua è un diritto di tutti i cittadini, garantirlo è un dovere di qualsiasi Stato. Su questo il contratto di governo parla chiaro e a partire da questi giorni alla Camera si discuterà la nostra proposta di legge per l’Acqua Pubblica! Gli italiani si sono già espressi attraverso il referendum del 2011: un esito popolare puntualmente disatteso dalle maggioranze che si sono succedute al governo, evidentemente più propense a preservare gli interessi di pochi privati che a garantire un bene pubblico. Noi invece vogliamo che, finalmente, la volontà popolare venga ascoltata e siamo più che mai decisi a donare ai cittadini una rete di infrastrutture idriche degne di questo nome.
Questa sì, una grande opera utile per il nostro Paese, nell’interesse della salute e delle tasche dei cittadini italiani. Abbiamo intenzione di dare il via ad un grande intervento di ristrutturazione, bonifica e rinnovamento della rete idrica che sarà accompagnato anche dalla costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua. È una battaglia di civiltà che come Movimento 5 Stelle portiamo avanti sin dalla nostra nascita. Ma è soprattutto un atto di giustizia nei confronti delle persone e del mondo che ci circonda.


L’acqua è un bene primario che deve tornare pubblico, senza finalità di lucro e la sua gestione dev’essere partecipata dai cittadini. Ci impegneremo dunque affinché sia possibile bere l’acqua del rubinetto come se fosse di fonte e si possa tornare ad avere mare, fiumi e laghi puliti, così come la natura ci ha donato. Perché l’acqua, secondo la definizione data dall’Onu, è un “diritto umano universale e fondamentale” e non un privilegio di pochi. E tale deve tornare ad essere anche nel nostro Paese.

venerdì 31 agosto 2018

In viaggio con i rifiuti... per capire

Dal Web 

Malgrado le campagne di sensibilizzazione, quelle per la riduzione, il riuso e il riciclo, malgrado le spiegazioni, sono tantissime le persone che ancora non hanno idea di cosa accada al "rifiuto" quando se ne liberano. Allora seguiamolo, mettiamoci in viaggio col "rifiuto" e cerchiamo di capire perché è vitale ridurli drasticamente.

In poco più di sei minuti, "Micro" racconta con leggerezza e un tocco di comicità l’incredibile viaggio che compiono tre rifiuti, piccoli ma emblematici: un cotton fioc, un mozzicone di sigaretta e una cartina di uno snack, dal punto in cui vengono abbandonati o rilasciati fino ad arrivare al mare.
"Micro" è un video, breve ma efficace, realizzato dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia al fine di sensibilizzare la popolazione, ma soprattutto i giovani, sull’importante tema sull’accumulo di plastiche e rifiuti di ogni genere nei nostri mari. Allora, mostriamolo nelle classi, nelle case ai nostri figli, ai nostri amici.
Il video si chiude con un’amara constatazione: “Ogni minuto finisce in mare un camion di spazzatura”. Un dato allarmante causato sicuramente dalle attività portuali e di navigazione, dalla pesca e dal turismo, ma anche dai piccoli rifiuti che partendo da molto lontano, da casa nostra o dal centro città, dopo un lungo percorso raggiungono il mare e le nostre spiagge. Dunque, se vogliamo un mare e una spiaggia pulita dobbiamo sapere che “ogni rifiuto, anche il più piccolo, può fare la differenza” e deve essere nostra cura smaltirlo nel modo corretto.
Il video è stato realizzato dall’Osservatorio regionale rifiuti e dal Laboratorio regionale di educazione ambientale dell'Arpa friulana, per la regia di Diego Cenetiempo della mediateca La Cappella Underground di Trieste.
"Micro" è visualizzabile sul sito www.mediatecambiente.it, il sito che raccoglie tutti i progetti video di educazione ambientale realizzati dall’Arpa in collaborazione con il Sistema regionale delle mediateche del Friuli Venezia Giulia.


domenica 26 agosto 2018

Farmaci: il mercato del terzo millennio. La nostra salute fa male alle multinazionali

Dal Web

C'è qualcuno che ancora crede che la nostra salute sia compatibile con gli interessi delle case farmaceutiche? Beh, ecco qualche dato che potrebbe farvi cambiare idea...

Ecco solo una breve lista di scandali che riguardano i farmaci.
Il Ministero chiede un risarcimento a Pfizer, Roche e Novartis – 28/5/2014
AIFA ritira farmaci con Valstaran. Sono potenzialmente cancerogeni – 6 luglio 2018
Scandalo Novartis. Come funziona il sistema delle prescrizioni pilotate – 23 novembre 2015
In Francia esplode il caso Mediator. Storia tragica di un farmaco… - 23/12/2010
Scandalo Eutirox per la tiroide… gravi danni alla salute – 3 aprile 2018
Corruzione, in manette medici e imprenditori farmaceutici in tutta Italia – 8 maggio 2017
L’avidità di Big Pharma uccide decine di migliaia di persone nel mondo. Gli esperti chiedono urgentemente una pubblica inchiesta sulle “oscure” pratiche. Un gruppo di sei eminenti medici, tra cui Sir Richard Thompson, presidente dell’Ordine Reale dei Medici, mette in guardia sull’influenza delle compagnie farmaceutiche nelle prescrizioni di medicine… - 23/2/2016
Naturalmente è solo un assaggio.
Gli scandali che coinvolgono l’ambiente medico si susseguono da anni, senza scalfire la fiducia delle masse nella “scienza medica” ufficiale e paludata. Quella scienza medica al servizio del mercato e delle multinazionali farmaceutiche, nella quale si trovano a loro agio e prosperano individui privi di scrupoli, che si ammantano dell’immeritato prestigio di una professione il cui mito comincia ora a sgretolarsi, anche se lentamente e in modo quasi impercettibile. Come succede per quelle crepe e quegli scricchiolii apparentemente insignificanti, che precedono il crollo di edifici imponenti ma dalle fondamenta instabili.
Le multinazionali farmaceutiche controllano ormai quasi completamente la “scienza” medica, l’istruzione dei novelli scienziati e medici, la politica sanitaria nazionale e internazionale, i media “ufficiali” che sono anche quelli diffusi ovunque. Così è facile confondere le acque, rintuzzare qualsiasi critica al sistema del mercato dei farmaci, facendola passare per “antiscientifica”. E’ facile anche far passare sotto silenzio e rendere inapplicabile qualsiasi studio scientifico che non porti acqua, o meglio soldi, alle tasche senza fondo dei capitalisti di Big Pharma. Perché questo è oggi la medicina: un investimento sicuro per i predatori del capitale globale.
Allora vediamo chi sono i capi di tutta questa scienza a cui dovremmo affidare anima, corpo, e finanze degli stati, cioè nostre. Scegliamo, non a caso, i capi di alcune tra le più grosse e grasse aziende farmaceutiche mondiali.
“Uno dei settori economici più maturi e consolidati è quello farmaceutico” ci dicono, e non è difficile credergli. Da ciò deriva, ovviamente, che i farmaci sono un mercato, e che più se ne consumano e meglio è per i “mercanti”.
Infatti i loro capi sono tutti uomini d’affari, e dunque il loro compito è creare e consolidare mercati.
Alex Gorsky, presidente della Johnson & Johnson, ha studiato all’Accademia Militare di West Point e ha fatto il militare di carriera per sei anni, prima di decidere che non era la sua vocazione. La sua vocazione era far soldi, evidentemente, dato che ottiene un master in “business administration”, cioè in affari, e comincia a farli, gli affari. Nel suo curriculum si susseguono mercati, vendite, profitti da Novartis in poi.
Il suo “secondo”, Dominic Caruso, ha una laurea in Amministrazione Aziendale. Prima di dedicarsi agli “affari farmaceutici” lavorava per la KPGM, una finanziaria internazionale che si occupa di “servizi alle imprese”.
Questi servizi sono consulenze, per esempio, su come e dove investire e su come non pagare tasse (sempre legalmente, per carità). Poi, si vede che investire in farmaci era OK, è passato alle farmaceutiche, una via l’altra.
Il terzo in ordine d’importanza, Joaquin Duato, è un altro laureato in “come far soldi”. Dicono molto bene di lui i suoi amici di Big Pharma e, secondo il loro punto di vista, ha tutti i meriti poiché possiede: “… Una comprovata capacità di creare soluzioni commerciali innovative… I risultati sono chiari: 16 nuovi prodotti lanciati sul mercato dal 2009 e l’aspettativa di 10 miliardi di dollari di profitti prima del 2019”.
Profitti in più, naturalmente. I miliardi per l’industria della medicina (della malattia?) sono noccioline: uno tira l’altro e non ci si sazia mai. Non per niente il loro Joaquin collabora con tre o quattro università, dove insegna scienza del business ai giovani futuri pescecani della finanza. E, per finire, questa macchina da affari in sembianza umana dirige anche Save the Children. Ma da chi li salverà, i bambini?
Passiamo alla seconda industria della medicina, Hoffmann La Roche, e vediamo cosa troviamo.
Al suo vertice Christoph Franz, laureato alla Scuola Superiore di Commercio di Lione (potevamo scommetterci), e poi anche in Ingegneria Industriale. Tanto per avere qualche possibilità in più. E’ stato dirigente di Lufthansa, di Deutsche Bahn (ferrovie tedesche), di Swiss International Air Lines, immaginiamo in veste di ingegnere. Poi deve aver prevalso il commercio ed è passato a Big Pharma. Ma dirige anche Zurich Insurance Group e una serqua di altre cose finalizzate a fare tanti soldi.
Il suo vice, André Hoffmann, è un economista. Non ci sorprendiamo più. Stiamo parlando di mercati, non di salute, guarigione, cura. Stiamo parlando di profitti astronomici come unico obiettivo. E infatti il signor André Hoffmann si è fatto le ossa lavorando per una finanziaria misteriosa e fantomatica, James Capel & Co. Limited, che si occupava di “mediazioni d’affari e consulenza finanziaria”, avendo le proprie sedi in paradisi fiscali (!?!?).
Ha lavorato anche per la Nestlè e fa parte di undici fondazioni filantropiche (chissà perché si chiamano così, forse perché anche i capitalisti globali sono uomini e queste fondazioni sono loro amiche) dal Sud Africa alla Gran Bretagna, oltre che di altre quattro multinazionali, da San Francisco a Londra.
Andiamo avanti, passiamo alla Pfizer. Il suo capo, Ian Read, è laureato in ingegneria chimica (un po’ di cambiamento) ed è anche presidente del Worldwide Biopharmaceutical Businesses, che significa “Mercati Globali Biofarmaceutici”. Non dimentichiamoci mai che di mercati si tratta. E’ anche direttore della Kimberly Clark Corporation, la multinazionale di tutta quella carta usa e getta, più una quantità di detergenti tossici che sicuramente aiutano il mercato dell’industria farmaceutica.
Come piccolo esempio dei redditi di questi benefattori dell’umanità, è bene sapere che il salario che il “nostro” riceve solo dalla Pfizer ammonta a 29 milioni di dollari (e rotti) l’anno. Non dubitiamo che poi guadagni anche dalle azioni della Pfizer e delle altre compagnie che così lautamente lo pagano; è ovvio che sarà per lui un incentivo in più per aumentarne i guadagni.
Pensate che basti? Un altro piccolo sforzo. L’informazione a volte può salvare la vita.
Siamo arrivati alla GlaxoSmithKline, quella che fornisce l’Italia di vaccini a gogò, e che in questo mercato “scommette un miliardo in Italia nei prossimi quattro anni”. E possiamo immaginare che questi signori scommettano solo quando sono sicuri di vincere. “Un investimento sostanzioso e forse addirittura sottostimato rispetto ai programmi mondiali di GSK, che proprio dalle attività nel nostro paese conta di incrementare il business del gruppo… Leader mondiale dei vaccini con 3,7 miliardi di sterline di fatturato su 23,9 totali, è da questo settore che la multinazionale britannica si aspetta una autentica escalation nei prossimi anni”
Ecco, i vaccini sono un grosso business e la Glaxo era sicura di vincere la scommessa italiana (non scommettono se non sono sicuri di vincere) con l’aiuto di qualche ministro, di tutti i mediaservi e di tutti quegli “scienziati” della medicina che fanno parte del business, lavorando per le multinazionali farmaceutiche e guadagnando dai brevetti di molecole varie da schiaffare nei vaccini stessi.
Il primo della lista GlaxoSmithKline è Sir Philip Hampton. “Sir”, sapete, è un titolo nobiliare; si eredita dal proprio papà o viene conferito ex novo dalla Corona Britannica. Di solito per servigi resi al paese, spesso di ordine pecuniario. I Beatles furono nominati Sir perché facevano entrare nelle casse dello stato britannico milioni di sterline. Anche il pirata Francis Drake, la cui attività consisteva nell’attaccare le colonie spagnole in America e le navi spagnole, massacrando e depredando, e nel fare commercio di schiavi, e che attaccò la roccaforte scozzese nell’isola di Rathlin, massacrando 400 donne e bambini, fu nominato Sir per le sue conquiste vantaggiose per l’Impero Britannico. Ora, noi non sappiamo quanta affinità ci sia tra Sir Philip Hampton e Sir Francis Drake, però, con qualche informazione, possiamo fare delle deduzioni.
Sir Philip Hampton, prima di approdare (tanto per usare un termine nautico e rimanere nel romantico ambito della pirateria) alla GSK è stato: direttore finanziario della privatizzata British Steel, la maggior produttrice di acciaio in Britannia; direttore finanziario della privatizzata British Gas; direttore finanziario di BG Group, multinazionale di gas e petrolio; direttore finanziario di British Telecom, multinazionale delle telecomunicazioni; direttore finanziario di Lloyds TSB, considerata una delle quattro più importanti banche (cioè multinazionali della finanza) mondiali; direttore di Sainsbury,s, la terza catena di supermercati del Regno Unito, nonché gruppo immobiliare e bancario.
Lascio a voi decidere se in tutte queste vesti abbia fatto più o meno vittime di Sir Francis Drake.   
Non è il caso di dilungarsi sugli altri dirigenti della GSK, fanno sempre parte della stessa ciurma. Solo un piccolo, pittoresco particolare. Emma Walmsley, la seconda in ordine d’importanza, tra i suoi numerosi incarichi come donna d’affari, ha diretto DIAGEO, la più grande multinazionale degli alcolici a livello mondiale (Smirnoff, Johnnie Walker, Bayley’s, Moet Chandon, Hennessy sono tutti suoi marchi). Chissà se anche allora si preoccupava della salute dell’umanità.
Andiamo ora a dare un’occhiata anche alla Merck.com, il cui presidente, Kenneth C. Frazier, ha il vantaggio per noi di essere particolarmente emblematico di ciò che è importante per una multinazionale farmaceutica. Una persona-simbolo da non sottovalutare.
Avvocato, lavorava per Drinker Biddle & Keath, una “azienda della legge”. Così le chiamano gli americani, e bisogna dar loro atto di chiamare le cose con il loro nome. Magari avrete visto in qualche film USA queste “aziende” situate in qualche grattacielo di Manhattan, con decine se non centinaia di avvocati che si occupano di difendere i potentati economici multinazionali. Bene, il signor Frazier, prima di passare alla Merck è stato “per la maggior parte della sua storia professionale, consigliere legale delle corporations”, ed è questo anche il gran merito che lo ha fatto diventare presidente di Merck. Perché Frazier è stato il difensore della multinazionale farmaceutica Merck nella causa concernente il farmaco VIOXX, un antinfiammatorio che provocò 38.000 tra infarti e ictus, di cui circa 27.000 mortali, negli Stati Uniti.
E quanti soldi guadagnati per la Merck?
Il Vioxx negli USA ebbe vita breve ma intensa. In soli cinque anni, dal 1999 al 2004 apparve e spopolò (è proprio il caso di dirlo) sui mercati e fu ritirato dal commercio. Venne fuori che gli “scienziati” della Merck, perché fosse approvato dalla Food and Drug Administration, avevano stralciato dal resoconto della loro sperimentazione alcune cosette: gli ictus e gli infarti che provocava. Nel solerte zelo di voler risparmiare all’umanità il mal di testa o i dolori mestruali. Con 27.000 azioni legali a suo carico, la Merck se la cavò pagando meno di 5 miliardi di risarcimenti e, visto che ne aveva guadagnati almeno il doppio dalle vendite del Vioxx, ritenne evidentemente di aver vinto una dura battaglia.  Grazie a quel benefattore dell’umano consorzio di Kenneth C. Frazier, che fu compensato giustamente con un bell’avanzamento di carriera.
Egli è anche direttore di Exxon Mobil, un’altra di quelle multinazionali che contribuiscono direttamente al benessere del mercato dei farmaci. E’ quella che si chiama “sinergia”.
Si potrebbe andare avanti un bel pezzo, elencando tra i dirigenti farmaceutici una sequela di specialisti in speculazioni finanziarie anche ai limiti della legalità. Del resto sono loro che hanno le “aziende della legge”, e quindi la “legalità” è diventata parola, se non proprio vuota, di scarso significato. Ma forse non c’è bisogno di andare avanti, forse bastano gli esemplari già elencati per capire in che mani sia oggi la medicina e quali scopi persegua.
Per capire che la nostra salute è incompatibile con gli interessi delle industrie farmaceutiche, colossi economici che hanno interesse solo nella malattia. Che sia vera, e spesso da essi provocata, o falsa e da essi inventata di sana pianta.
Per capire che la medicina e la produzione dei farmaci non devono essere appannaggio di interessi privati, ma devono essere pubbliche e democratiche, cioè di proprietà degli stati e controllate dal popolo e dai suoi rappresentanti. Una rivoluzione? Certo, e quanto mai necessaria e urgente.
A quei signori di cui vi ho elencato le benemerenze, se per un caso immaginoso e improbabile fossero vostri vicini di casa, affidereste il vostro gatto quando andate in vacanza? Le piante da annaffiare sul balcone? Non lo fareste. Sapete bene che sono individui che non faranno mai un favore a nessuno, e che non si curano di alcun essere vivente a parte sé stessi. A meno che quell’essere vivente non permetta loro di aumentare il proprio potere, il proprio prestigio e il proprio denaro.
Perché affidiamo loro la nostra salute e quella dei nostri cari?

… Ma la notte vegliano
preparano gli agguati
l’armi loro affilano per fare i pirati…
Se una nave avvistano
son pronti all’arrembaggio
che mestiere facile è fare il brigantaggio…
(La canzone dei pirati)  

lunedì 20 agosto 2018

Gli accademici scoprono l’acqua calda: il mercato non può superare i limiti ambientali

Dal Web

Ci sono senza dubbio coloro che fanno sacrifici e si impegnano moltissimo per ottenere la laurea; ma, diciamolo, per tante discipline il mondo accademico è un autentico bluff. E quando si parla di tematiche energetiche e ambientali ancora di più!

Ci sono persone che si iscrivono a discipline universitarie varie, spendono soldi, passano notti insonni a studiare, si impegnano moltissimo, fanno sacrifici, cercano anche di andare in prestigiose università, frequentare i migliori professori, raggiungono lauree e quindi poi applicano quanto studiato. Ok, è un dato di fatto. Ma, diciamolo, per quanto riguarda diverse discipline il mondo accademico è un autentico bluff.
Nei corsi di formazione che organizziamo come Associazione Paea, in collaborazione con il Parco delle Energie Rinnovabili, su tematiche energetiche e ambientali in oltre venticinque anni di lavoro sulla formazione, ne abbiamo avuto costante conferma. Persone che studiano anni e anni e poi non sanno l’abc  del risparmio energetico, della fisica delle costruzioni applicata alle performance energetiche, dell’impatto ambientale dei materiali e così via, in un sistema accademico dove pochi sono i professori che si aggiornano realmente e che propongono aspetti nuovi e utili.
Non poche volte il professore universitario, sicuro del suo inamovibile posto, non ha grande interesse a scoprire nuove concezioni, modelli, sistemi, tanto il suo lautissimo stipendio lo prende comunque e inoltre in virtù del suo trono accademico, viene anche chiamato a presenziare, a parlare in televisione, scrive libri che magari non legge nessuno se non gli studenti costretti a farci gli esami, ma scriverli fa pecunia e curriculum. E dato che il soldo muove il mondo, una delle facoltà più importanti è quella di economia dove, per ribadire ulteriormente il concetto che è il soldo che conta, ci si associa spesso il commercio. 
Dalle facoltà di economia soprattutto prestigiose si formano spesso i manager di alto livello, i politici che contano e da lì sono state gettate le basi per costruire il mondo attuale a immagine e somiglianza del dio denaro.  Va da sé che in queste facoltà tutto è insegnato tranne l’unica economia degna di questo nome e cioè quella della natura che ha precise regole e limiti che nessun microscopico uomo può sfidare o sovvertire senza venire spazzato via così come sta puntualmente accadendo. E quindi si è andati avanti a raccontare favolette sulla crescita, su come aumentarla in maniera costante e sostanzialmente ci sono solo due tesi degli economisti per aumentare la crescita: ci sono quelli che dicono di lasciare fare tutto ai privati e al mercato e invece quelli che dicono di metterci un po’ di Stato nella minestra, altrimenti diventa troppo salata. Sostanzialmente su queste tematiche hanno vissuto moltitudini di professori e imparato eserciti di studenti. Hanno imparato queste storielle che non tengono conto delle vere basi dell’economia e i risultati li vediamo con una Terra sempre più impoverita di risorse, sempre più inquinata e una umanità prossima all’autodistruzione. 
Un vero economista, Georgescu Roegen, già negli anni ‘70  fu uno dei pochi nella storia recente che rimise al centro gli aspetti base dell’economia e cioè quelli ambientali, ragionando anche sui limiti che il mercato e l’economia in genere dovevano tenere nella massima considerazione. Essendo queste tesi della massima serietà e intelligenza ma che andavano contro le dottrine classiche, furono marginalizzate e Roegen non ebbe quel riconoscimento che sicuramente gli sarebbe spettato. Dopo di allora ogni tanto spunta fuori qualche economista classico che facendo 1 + 1 invece di avere risultati fantasiosi come accade normalmente agli economisti,  gli viene incredibilmente il risultato 2. Certo bisogna aver sudato parecchio per ottenere questo clamoroso risultato però qualcuno ce la fa. Uno di questi è un accademico stimato, Paul De Grauwe, che insegna alla prestigiosa università di economia e scienze politiche di Londra e che ha girato le cattedre di mezza Europa, con un curriculum di tutto rispetto.
De Grauwe ha scritto un libro intitolato “I limiti del mercato” dove, udite udite, ha capito che il mercato ha dei limiti e quei limiti sono anche quelli ambientali. Non oso immaginare quanto abbia faticato il tapino, quanto avrà spremuto le meningi ma l’importante è che ce l’abbia fatta: uno dei maggiori studiosi europei dell’economia ha scoperto l’acqua calda. Chiunque infatti può capire che non è possibile far coesistere un sistema come quello di mercato che depreda e distrugge tutto quello che incontra sul cammino e deve crescere costantemente, con un sistema da risorse finite e dai limiti della natura come quello che ci ospita altrimenti chiamato Terra. Ma se queste ovvietà le dice un accademico di fama,  ecco allora che ci appare la luce.
Senza essere accademico, c’è chi queste cose le dice da decenni e fornisce anche soluzioni non fantasiose o scontate che non siano il solito: lo Stato dovrebbe intervenire. Ci sono infatti varie persone che sulla scia di pensatori come Roegen o Martinez Alier, che già nel 1987 pubblicava il bellissimo Economia Ecologica, hanno analizzato a fondo la questione e dato soluzioni concrete all’impossibile economia della crescita e della vendita di qualsiasi cosa, compresa l’anima. Mi permetto umilmente di affermare che il libro “Solo la crisi ci può salvare”, scritto da me assieme ad Andrea Strozzi, che analizza mercato, crescita, ambiente, risorse, dà soluzioni assai concrete ed è un tantinello più avanti dell’accademico in questione e di altri che solo ora giungono all’ovvietà. Forse quando la si smetterà di dare credito a titoli e parrucconi ma si baderà alla sostanza e alle soluzioni reali, si potrà fare quel cambiamento necessario e non più rimandabile di un mondo in balia del mercato senza limiti.

lunedì 23 luglio 2018

Il falso ambientalismo dei colossi dell'energia

Dal Web

Diffidate dai "falsi amici" della sostenibilità, dalle multinazionali che si dipingono la "faccia" di verde e si ergono a nuovi paladini dell'ambiente. Il lupo perde il pelo ma non il vizio...

L’energia è una delle fonti di guadagno maggiori a livello mondiale. Gli interessi in gioco sono enormi, vengono combattute guerre e si fa qualsiasi atto più o meno violento per accaparrarsi le risorse energetiche. Nell’era dei combustibili fossili, arma a doppio taglio che da una parte hanno dato impulso al progresso in maniera velocissima, dall’altro in maniera altrettanto veloce ci stanno portando all’estinzione, sono nati dei colossi dell’energia che hanno costruito un potere vasto e ramificato che controlla governi, banche, istituzioni varie e mezzi di informazione. Il loro influsso è così grande che nonostante siano tra gli imputati principali del rischio dell’estinzione umana possono ancora tranquillamente operare sul mercato invece di essere giudicati per i gravissimi crimini contro l’umanità e l’ambiente di cui sono responsabili. Recente è la notizia di un nuovo record delle emissioni di CO2 che hanno superato le 411 parti per milione. 
La potenza economica dei colossi dell’energia fa sì che possano dire tutto e il contrario di tutto e dipingersi pure come difensori dell’ambiente per cui fanno campagne ad hoc, finanziano iniziative sociali o ambientali ma soprattutto entrano prepotentemente nel settore delle energie rinnovabili che hanno sempre osteggiato in tutti i modi possibili e immaginabili. Investono nelle rinnovabili per due motivi, il primo perché sanno perfettamente anche loro che è il mercato del futuro e secondo per dare una riverniciatina alla loro immagine ormai largamente compromessa. Multinazionali che hanno il loro core business nelle fonti fossili e nel nucleare, a cui mai nulla è interessato di ambiente e persone e infatti laddove hanno giacimenti, centrali, impianti o esplorazioni non esitano ad allearsi con governi più o meno dittatoriali per massacrare popolazioni indigene e eliminare i difensori dell’ambiente.  Un ambientalismo il loro, che ad oggi ha ucciso e devastato come pochi nella storia dell’umanità e adesso improvvisamente parlano di sostenibilità, di protezione ambientale, di rinnovabili e con rara ipocrisia vengono a proporci anche l’opzione green della loro offerta come fornitrici di elettricità.  E’ chiaro che è solo un tragico bluff, finché potranno succhieranno fino all’ultima goccia di petrolio, sfrutteranno fino all’ultimo giacimento di gas e carbone, installeranno centrali atomiche. Essendo tossici di combustibili fossili e nucleare di morte, sono incapaci di recedere dall’unica e sola ragione di vita: il profitto a qualsiasi costo. Il tipico caso del lupo che perde il pelo ma non il vizio. E’ chiaro che di questi soggetti non ci si può e non ci si deve fidare. Fortunatamente nel mercato dell’energia stanno nascendo cooperative energetiche, iniziative di cittadini e persone consapevoli che sono la reale e possibile gestione democratica, trasparente e ambientalmente compatibile dell’energia.
Per approfondire questi aspetti, sono utili le iniziative dell'associazione Paea e quelle di E’ nostra, fornitore di energia elettrica che nasce dalle esperienze di base e che propone trasparenza ed energie rinnovabili al 100% senza compromessi o furberie assortite.  Queste due realtà propongono momenti di formazione e informazione che favoriscono senza dubbio il cambiamento concreto.

giovedì 19 luglio 2018

COCA COLA, PEPSI E LA POLITICA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Dal Web
In una democrazia, bandire prodotti e attivita’ dannose e’ un’espressione della liberta’ e dei diritti dei cittadini. La messa al bando protegge i cittadini dai rischi per la salute e per l’ambiente. E’ per questo che il fumo è stato vietato nei luoghi pubblici. E’ per questo che le sostanze dannose per l’ozono sono state proibite dal Protocollo di Montreal. E’ per questo che la Convenzione di Basilea ha bandito il commercio di rifiuti tossici e pericolosi.
La Coca Cola e la Pepsi sono entrate senza dubbio a far parte del gruppo dei prodotti tossici e dannosi che e’ necessario bandire per proteggere la salute dei cittadini e per proteggere l’ambiente. Il 22 agosto la campagna “Coca Cola e Pepsi lasciate l’India” ha intensificato l’attività per bandire Coca Cola e Pepsi con una giornata di azioni per “bandire Coca Cola e Pepsi”. Il Kerala ha bandito le coca cole. Il Karnataka, il Madhya Pradesh, il Gujarat, il Rajastan hanno vietato le bevande analcoliche dalle istituzioni educative e dalle mense del governo. E “zone libere da Coca Cola e Pepsi” si stanno diffondendo in tutto il Paese.
Rubare l’acqua, creare sete.
Ci sono serie ragioni ambientali e umanitarie per vietare la produzione di bevande analcoliche in India. Ogni stabilimento di Coca Cola e Pepsi estrae 1-2 milioni di litri d’acqua al giorno. Se ogni stabilimento estrae 1-2 milioni di litri d’acqua al giorno e ci sono 90 stabilimenti, l’estrazione giornaliera va dai 90 ai 180 milioni di litri. Questo potrebbe soddisfare il fabbisogno giornaliero di acqua potabile di milioni di persone. Ogni litro di queste bevande distrugge ed inquina 10 litri d’acqua. E si e’ scoperto che le acque di scolo così prodotte contengono alti livelli di cadmio e piombo (Pollution Control Board, Kerala, Hazard Centre).
Una prolungata esposizione al cadmio puo’ potenzialmente avere effetti quali disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il piombo colpisce il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il sistema cardio-vascolare. Le donne di un piccolo villaggio del Kerala sono riuscite a far chiudere uno stabilimento della Coca Cola. “Quando bevete una coca, bevete il sangue della gente”, ha detto Mylamma, la donna che ha dato inizio al movimento contro la Coca Cola a Plachimada. Lo stabilimento della Coca Cola di Plachimada nel marzo 2002 ricevette una commessa per la produzione di 1.224.000 bottiglie di prodotti Coca Cola al giorno e ricevette dal panchayat una licenza condizionata per installare una pompa a motore per l’acqua. Ad ogni modo, la compagnia comincio’ ad estrarre illegalmente milioni di litri di acqua pulita. Secondo la gente del posto, la Coca Cola estraeva 1,5 milioni di litri d’acqua al giorno. Il livello dell’acqua comincio’ a calare, passando da 150 a 500 piedi sotto la superficie terrestre. Membri delle tribu’ e contadini si lamentarono che i depositi e le scorte d’acqua risentivano negativamente dell’installazione indiscriminata di pozzi per lo sfruttamento delle falde freatiche, con gravi conseguenze per le coltivazioni. I pozzi minacciavano anche le fonti tradizionali di acqua potabile, gli stagni, i serbatoi, i fiumi e i canali navigabili. Quando la compagnia non riusci’ a soddisfare la richiesta di informazioni dettagliate da parte del panchayat, fu notificato un avviso che la invitava a provare il proprio diritto, e la licenza fu cancellata. La Coca Cola cerco’ invano di corrompere il presidente del panchayat, A. Krishnan, con 300 milioni di rupie.
La Coca Cola non solo rubava l’acqua della comunita’ locale, ma inquinava anche quella che non prendeva. La compagnia depositava materiali di scarto all’esterno dello stabilimento, materiali che durante la stagione delle piogge si propagavano nelle risaie, nei canali e nei pozzi, causando gravi rischi per la salute. In seguito a questo scarico, 260 pozzi creati dalle autorita’ pubbliche per l’approvvigionamento di acqua potabile e per l’agricoltura si sono prosciugati. La Coca Cola inoltre pompava le acque di scarico nei pozzi asciutti all’interno della proprietà della compagnia. Nel 2003 l’ufficiale medico del distretto informo’ la gente di Plachimada che la loro acqua non era adatta ad essere bevuta. Le donne, che gia’ sapevano che la loro acqua era tossica, dovevano fare chilometri per procurarsi l’acqua. La Coca Cola aveva provocato una carenza idrica in una regione ricca d’acqua scaricando acque di scolo contenenti grandi quantita’ di piombo, cromo e cadmio.
Le donne di Plachimada non avevano intenzione di permettere di questa pirateria idrica. Nel 2002 cominciarono un dharna (sit-in) ai cancelli della Coca Cola. Per festeggiare il primo anniversario della loro agitazione mi unii a loro nella Giornata della Terra del 2003. Il 21 settembre 2003 una grossa manifestazione consegno’ un ultimatum alla Coca Cola. E nel gennaio 2004 la Conferenza Mondiale per l’Acqua porto’ attivisti globali a Plachimada per sostenere gli attivisti locali. Un movimento iniziato da donne adhivasi locali aveva messo in moto un’ondata di energia a loro sostegno a livello nazionale e globale.
Oggi lo stabilimento e’ chiuso e movimenti sono iniziati in altri stabilimenti.
I giganti della Coca Cola stanno aggravando la crisi idrica gia’ conosciuta dalle popolazioni delle aree rurali.
Ci sono un solo criterio e una sola misura nel problema dell’uso dell’acqua: il diritto fondamentale di ogni uomo ad acqua pulita, sana e adeguata non puo’ essere violato. E la Coca Cola e la Pepsi stanno violando questo diritto. E’ per questo che la loro estrazione di milioni di litri d’acqua dev’essere vietata. Nel caso di Plachimada l’Alta Corte del Kerala aveva stabilito “che le falde sotterranee appartengono alla popolazione. Lo Stato e le sue istituzioni dovrebbero fungere da amministratori di questo grande bene. Lo Stato ha il dovere di proteggere le falde da un eccessivo sfruttamento e l’inattivita’ dello Stato a questo proposito equivale ad una violazione del diritto della gente alla vita, garantito dall’art. 21 della Costituzione dell’India. Le falde freatiche, sotto la terra dell’imputato, non gli appartengono.
Le falde appartengono al pubblico e il secondo imputato non ha nessun diritto di reclamare una forte partecipazione e il Governo non ha il potere per permettere ad un privato di estrarre una tale quantita’ di acque sotterranee, che sono una proprieta’ che gli e’ stata affidata.
Questo principio dell’acqua come un bene pubblico e’ cio’ che ha condotto al divieto di estrazione dell’acqua a Plachimada. E’ il principio che il 20 gennaio 2005 ha portato le comunita’ locali in 55 stabilimenti di Coca Cola e Pepsi per notificare alle aziende che stavano rubando una risorsa comune.
Rubare la salute, creare malattia.
La lotta contro la Coca Cola e’ anche una lotta per la salute. Residui di pesticidi sono stati trovati nella Coca Cola e nella Pepsi. Comunque le bevande analcoliche sono pericolose anche senza pesticidi. Le bevande analcoliche non hanno nessun valore nutrizionale in confronto alle nostre bevande locali, quali nimbu pani, lassi, panna, sattu. Con le loro campagne pubblicitarie aggressive i giganti delle bevande analcoliche sono riusciti a far vergognare i giovani indiani della nostra cultura gastronomica locale, nonostante i suoi valori nutrizionali e la sua sicurezza.
Hanno monopolizzato il mercato della sete, acquistando compagnie locali come Parle e ……………….. bevande fredde locali fatte in casa o col lavoro a domicilio. Ma cio’ che vendono Coca Cola e Pepsi e’ una brodaglia colorata tossica, con valori anti-nutritivi.
Il Ministro della Salute indiano ha chiesto alle star del cinema di non sostenere Coca Cola e Pepsi per via dei rischi rappresentati dallo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche, implicate nelle epidemie di obesita’ e diabete tra i bambini.
Marion Nestle ha definito le bevande analcoliche delle “porcherie”, ricche di calorie ma poco nutrienti. Il Centro per la Scienza e l’Ambiente nell’Interesse Pubblico ha definito le bevande analcoliche “caramelle liquide”. Una lattina da 12 once contiene 1,5 once di zucchero.
I giganti delle bevande analcoliche si stanno orientando sempre di piu’ sullo Sciroppo di Grano ad Alta Concentrazione di Fruttosio (High Fructose Corn Syrup, HFCS). Il Ministero della Salute non ha ancora affrontato la questione dei rischi per la salute dell’HFCS e dei rischi per la salute dei cibi geneticamente modificati se il grano utilizzato fosse grano geneticamente modificato. Se il Governo vuole che i cittadini usino dolcificanti sicuri dovrebbe bandire l’HFCS ed incoraggiare i produttori di zucchero di canna in India a passare all’agricoltura organica. Il Governo Centrale sta chiaramente fallendo nel proteggere la salute dei cittadini indiani.
La composizione nutritiva delle bevande analcoliche per dosi di 12 once in confronto al succo d’arancia o al latte magro.
______________Coca Cola___Pepsi_____Succo d’arancia____Latte magro
% calorie_______154_______160___________168______________153
Zucchero_________40________40____________40_______________18
Vit. A, UI________0_________0___________291______________750
Vit C, mg_________0_________0___________146________________3
Acido folico, mg__0_________0___________164_______________18
Calcio, mg________0_________0____________33______________450
Potassio, mg______0_________0___________711______________352
Magnesio, mg______0_________0____________36_______________51
Fosfato, mg______54_________55___________60______________353
Fonte: Marion Nestle, politiche alimentari.
Lo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche non e’ zucchero naturale, saccarosio, bensi’ HCFS. Gli stabilimenti per la produzione dello sciroppo di grano hanno cominciato ad essere impiantati in India, e se non vengono stabilite delle regole rigide la dieta indiana potrebbe prendere la via di quella statunitense, dove lo sciroppo di grano ad alta concentrazione di fruttosio provoca resistenza all’insulina. A differenza del saccarosio, il fruttosio non passa attraverso alcune fasi critiche intermedie di collasso, ma viene deviato verso il fegato, dove imita la capacita’ dell’insulina di far rilasciare al fegato acidi grassi nel sangue. Degli studi hanno scoperto che le diete a base di fruttosio contengono il 31% in piu’ di trigliceridi rispetto alle diete a base di saccarosio. Il fruttosio inoltre riduce il tasso di ossidazione degli acidi grassi. P.A. Mayes, uno scienziato dell’universita’ di Londra, e’ giunto alla conclusione che l’assunzione prolungata di fruttosio provoca un adattamento dell’enzima che aumenta la lipogenesi, la formazione del grasso, e la formazione di VLDL (colesterolo cattivo), che conducono a trigliceridemia (eccesso di trigliceridi nel sangue), ridotta tolleranza al glucosio, e iperinsulinemia (eccesso di insulina nel sangue). Gli scienziato dell’Universita’ della California a Berkley hanno anche confermato che un consumo eccessivo di fruttosio stava deviando la dieta americana verso cambiamenti metabolici che inducono all’accumulo di grasso.
L’India non puo’ affrontare gli elevati costi sanitari di una dieta a base di fruttosio, che ha anche altri costi nutrizionali come effetti collaterali. Quando il grano viene utilizzato per produrre sciroppo ad alta concentrazione di fruttosio, ai poveri viene negato un elemento nutritivo basilare. Il 30% del grano viene gia’ utilizzato per produrre materia grezza per la produzione industriale di cibo per il bestiame e fruttosio e non viene usato come alimento per l’uomo. Inoltre, la sostituzione di dolcificanti piu’ sani derivati dallo zucchero di canna, come il gur e il khandsari, derubano i contadini di guadagni e mezzi di sostentamento. L’impatto dei prodotti della cola sulla catena alimentare e sull’economia e’ pertanto molto ampio e non finisce con la bottiglia.
Ad ogni modo, quello che c’e’ nella bottiglia non va bene per una dieta sana. E’ risaputo che il consumo di bevande analcoliche contribuisce a rovinare i denti, e gli adolescenti che consumano bevande analcoliche mostrano un rischio di fratture ossee 3-4 volte superiore rispetto a quelli che non ne bevono. Le bevande analcoliche stanno diventando la maggiore fonte di caffeina nelle diete dei bambini, visto che ogni lattina da 33 cl contiene circa 45 mg di caffeina.
E ci sono altri ingredienti nella brodaglia tossica, un composto antigelo – etilenglicole per ridurre la temperatura di congelamento, acido fosforico per dargli un po’ di mordente.
La gente consuma 4 kg di prodotti chimici a testa all’anno, sulla base di 20,6 milioni di tonnellate di prodotti chimici sotto forma di coloranti artificiali, aromi, ecc. (Prashant Bhushan, “Soft drinks – a toxic brew”). Pertanto non e’ solo dei pesticidi che dovremmo preoccuparci, ma delle miscele tossiche da cui i giganti della cola stanno rendendo dipendenti i nostri figli.
L’altra violazione commessa da Coca Cola e Pepsi e’ la violazione del diritto alla salute. L’acido fosforico e il diossido di carbonio rendono le bevande analcoliche fortemente acide, il che spiega come mai siano efficaci come detergenti per il bagno. Non approveremmo mai che i nostri figli bevessero detergente per il bagno, tuttavia le bevande analcoliche, che hanno le stesse proprieta’ acide, vengono vendute liberamente.
E’ a causa di questi rischi che negli Stati Uniti le scuole hanno vietato le bevande analcoliche. E’ a causa di questi rischi che 10.000 scuole e college indiani si sono dichiarati “zone libere da Coca Cola e Pepsi”. E’ a causa di questi rischi che il Governo del Kerala ha bandito le Cole. E’ a causa di questi rischi che la mensa del Parlamento Indiano non serve Coca Cola e Pepsi. Ed e’ a causa di questi rischi che i rappresentanti della Pepsi hanno ammesso che le loro bevande non sono sicure per i bambini.
Tuttavia, il Governo dell’Unione sta esitando sotto la pressione delle aziende e degli Stati Uniti. Il Ministero della Salute dell’Unione ha messo in discussione uno studio del Centro per la Scienza e l’Ambiente sui residui di pesticidi in Coca Cola e Pepsi, citando testualmente uno studio commissionato dalla Coca Cola. Chiaramente la salute dei cittadini non puo’ essere messa nelle mani di un Governo che fissa degli standard arbitrari che garantiscono a Coca Cola e Pepsi la sicurezza per fare profitti enormi, ma che non garantiscono la sicurezza per la salute dei cittadini.
Il Ministero della Salute ha annunciato che entro gennaio 2007 avra’ degli standard di sicurezza idonei per Coca Cola e Pepsi. Tuttavia Coca Cola e Pepsi non diventeranno sicure dopo il gennaio 2007. Ci sono due motivi per cui dipendere solo dalla fissazione di uno standard non e’ affidabile per garantire che i cittadini ricevano prodotti sicuri e salutari. In primo luogo, le decisioni centralizzate del Governo possono essere facilmente influenzate dagli interessi aziendali, come abbiamo visto nella risposta del Governo al dibattito in Parlamento. C’e’ una scienza aziendale e c’e’ una scienza pubblica. In un’epoca in cui sono le aziende a dettar legge, governerà la legge societaria.
In secondo luogo, per loro natura gli standard sono riduttivi. Verranno fissati gli standard per i residui di pesticidi basandosi solo sui livelli permessi per ingredienti quali acqua e zucchero, senza badare agli effetti dannosi del prodotto sulla salute della gente e sull’ambiente. Abbiamo bisogno di una sicurezza alimentare olistica, non di standard per una pseudo – sicurezza riduttivi e manipolati che proteggono le corporazioni e non la gente. Le osservazioni dello stesso Ministro della Salute chiariscono che “standard di sicurezza riduttivi non rendono sicure Coca Cola e Pepsi”. Mentre dichiarava che i residui di pesticidi erano “entro i limiti di sicurezza” nelle bottiglie testate a Myson e Gujarat, affermava anche che le cola sono porcherie e non erano sicure per la salute. La sicurezza e’ piu’ di uno standard per residui di pesticidi. E, come abbiamo visto, differenti laboratori danno risultati differenti.
Vietare o meno Coca Cola e Pepsi non puo’ e non dovrebbe dipendere solamente da se un particolare laboratorio non trova particolari livelli di residui di particolari pesticidi oltre i limiti permessi nelle bevande analcoliche. I problemi dovuti alla creazione da parte di Coca Cola e Pepsi di una crisi idrica e di una crisi sanitaria sono separatamente ragioni sufficienti per vietarle. Prese insieme, rendono il divieto imperativo. Sono crimini contro la natura e le persone. I crimini vengono determinati dal loro impatto, non dallo “standard” degli strumenti usati per commettere un crimine. Coca Cola e Pepsi sono impegnate a devastare le risorse idriche della terra e stanno lentamente avvelenando i nostri figli. E non c’e’ uno standard sicuro per la devastazione. Nessuno “standard sicuro” per un lento omicidio. E’ per questo che dobbiamo bandirle dalle nostre vite con azioni da liberi e sovrani cittadini di un’India libera e sovrana.
Un discorso di un Ministro influenzato dai giganti della Cola non li scagiona, come hanno affermato. Devono essere i liberi cittadini indiani a scagionarli. E le popolazioni indiane non hanno scagionato la Coca Cola e la Pepsi. Dobbiamo costruire sull’esempio fornito da Plachimada e dal Kerala per liberare l’India da Coca Cola e Pepsi per proteggere le nostre falde e la salute delle generazioni future.
Dobbiamo resistere ad ogni tentativo di togliere a cittadini e stati i diritti costituzionali di prendere decisioni circa la sicurezza del nostro cibo, come propone il Food Safety Act 2006.