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lunedì 23 settembre 2019

Dai cieli del Nord America stanno scomparendo gli uccelli

Dal Web 
Rispetto al 1970, negli Usa e in Canada ci sono 2,9 miliardi di uccelli in meno. Il dato sconcertante arriva da un articolo pubblicato su Science.
di VALENTINA NERI


Rispetto al 1970, negli Usa e in Canada ci sono 2,9 miliardi di uccelli in meno. Il dato sconcertante arriva da un articolo pubblicato su Science.

Alzare gli occhi al cielo e ammirare il passaggio di uno stormo di uccelli. Oggi è un gesto abitudinario, quasi banale, ma il futuro potrebbe rivelarsi molto diverso. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Science, che raggiunge conclusioni sconcertanti: negli ultimi cinquant’anni, negli Stati Uniti e in Canada sono scomparsi 2,9 miliardi di uccelli.

Monitorate più di cinquecento specie di uccelli:

i tratta della ricerca più completa mai realizzata su questo tema, sulla quale si è messo all’opera un team di ricercatori provenienti da università, agenzie pubbliche e organizzazioni non profit.
Come prima cosa, gli autori hanno studiato i database relativi a 592 specie di uccelli nel periodo 2006-2015. Si tratta del 76 per cento di quelle presenti tra Usa e Canada, quasi la totalità a livello quantitativo (tutte le altre, infatti, contano un numero molto ridotto di esemplari). Attingendo ai registri del bird watching sono stati poi in grado di tornare indietro nel tempo fino al 1970. Il verdetto è chiaro: se è vero che poche specie sono riuscite a prosperare, la stragrande maggioranza ha vissuto un netto calo.
Questi dati sono stati poi incrociati con quelli dei radar meteo di 143 stazioni disseminate nel territorio statunitense. Le rilevazioni sono relative al decennio 2007-2018 e si sono focalizzate soprattutto sulla primavera, che è la stagione delle migrazioni. Queste strumentazioni hanno misurato un declino del 14 per cento, perfettamente coerente con quello dei database del bird watching. Sull’affidabilità dei numeri, quindi, ci sono pochi dubbi.

Scompaiono anche passeri e pettirossi:

Complessivamente, dal 1970 ad oggi Usa e Canada hanno perso il 29 per cento degli esemplari. Tra i gruppi più colpiti, con un crollo di 617 milioni di unità, c’è quello degli uccelli canori (che comprende, tra gli altri, allodola, rondine, pettirosso e cinciallegra). Rispetto al passato, oggi si contano 440 milioni di merli e 83 milioni di storni in meno. Secondo Kevin Gaston dell’università di Exeter, non è da escludere che un fenomeno paragonabile si stia verificando anche in Europa.
Qualche sporadico segnale di ottimismo arriva dal monitoraggio di aquila calva, falcone e uccelli acquatici, che mostra invece un incremento numerico. Alcuni casi sono merito delle misure di conservazione messe in atto con successo negli ultimi anni. Altri sono più difficili da spiegare, come il +53 per cento della popolazione di vireoni, che pure abitano nello stesso habitat degli uccelli canori.

Tra gli indiziati, i pesticidi neonicotinoidi:


Come chiarisce il New York Times, l’obiettivo dello studio era quello di fare un conteggio numerico e non di individuare le cause di questo fenomeno. A giudicare dalla tipologia di specie che stanno sparendo, tuttavia, appare molto probabile che i motivi principali siano due: la perdita di habitat e l’uso massiccio di pesticidi in agricoltura. D’altra parte, solo pochi giorni fa è stato pubblicato un altro studio sui neonicotinoidi, già tristemente famosi perché contribuiscono alla moria delle apiSecondo questa nuova analisi, gli uccelli canori che mangiano semi trattati con i neonicotinoidi perdono peso e devono quindi ritardare la migrazione, cosa che potrebbe compromettere la loro sopravvivenza e la loro capacità di riprodursi.
“Il declino della popolazione dei comuni passeri o di altri volatili bruni di piccole dimensioni magari non riceve la stessa attenzione rispetto alla storica scomparsa di aquile calve o gru canadesi, ma avrà un impatto di gran lunga superiore”, spiega al quotidiano newyorkese Hillary Young, biologa conservazionista dell’università della California a Santa Barbara, che non ha contribuito alla ricerca pubblicata su Science. Le specie più comuni, infatti, tengono sotto controllo i parassiti, favoriscono l’impollinazione, disperdono i semi e contribuiscono, così, a rigenerare le foreste. Scomparsi i volatili, gli ecosistemi non sono più gli stessi.

lunedì 9 settembre 2019

#+BICI+SICURI: dal 19 al 22 settembre la bicicletta protagonista

Dal Web

Dal 19 al 22 settembre la campagna #+bici+sicuri di FIAB per la “Settimana Europea della Mobilità Sostenibile... in bicicletta 2019”, che evidenzia quello che per molte realtà è ormai palese: più persone pedalano, più le strade diventano sicure per tutti, compresi i pedoni e gli automobilisti.

Le nostre città diventano più sicure ogni qual volta viene realizzato, attraverso adeguata pianificazione, un sistema di mobilità che prevede un'intensa presenza di biciclette e pedoni. L'utilizzo frequente di un numero consistente di bici porta con sé maggiore sicurezza in ogni dimensione: stradale, urbana, sociale e individuale. Questo è il messaggio della campagna #+bici+sicuri di FIAB per la “Settimana Europea della Mobilità Sostenibile... in bicicletta 2019”, che evidenzia quello che per molte realtà è ormai palese: più persone pedalano, più le strade diventano sicure per tutti, compresi i pedoni e gli automobilisti. Infatti i luoghi con alti livelli di ciclabilità e pedonalità presentano rischi e incidentalità più bassi per tutti i soggetti e i veicoli presenti in strada.
Le cause dell'effetto #+bici+sicuri sono dovute a diversi fattori riconducibili a un maggior numero di biciclette in strada:
+ bici + autisti attenti: i conducenti di veicoli a motore sono più attenti ai ciclisti e pedoni e, in generale, a tutti gli altri utenti della strada;
+ bici + autisti prudenti: quando i cittadini usano di più la bici, diventano anche automobilisti più prudenti perché più consapevoli dei rischi che corrono le utenze vulnerabili;
+ bici - incidenti: è statisticamente provato che esiste una correlazione tra ciclabilità e riduzione dell’incidentalità, che a sua volta porta un ulteriore aumento dei ciclisti;
+ bici + socialità: quando le persone usano la bicicletta, lungo il tragitto e nello spazio pubblico socializzano di più e le interazioni sociali nelle strade sono il più efficace mezzo per prevenire degrado e microcriminalità;
+ bici + salute: più le persone pedalano ogni giorno, più riducono il rischio di soffrire di depressione e malattie gravi
Chiunque può organizzare e proporre un evrnto in occasione della Settimana della mobilità e il calendario è disponibile sul sito www.settimanaeuropeafiab.it .
Le idee sono tante:
• La domenica senz’auto oppure #CARFREEWEEK, UNA SETTIMANA SENZA AUTO!;
• Iniziative specifiche nelle scuole (lezioni e laboratori in orario scolastico, sperimentazioni di percorsi sicuri casa scuola, creazione di Bicibus);
• Pedalate con percorsi misti (urbani e paesaggistici) propedeutici all’uso quotidiano della bicicletta;
• Eventi di marchiatura straordinaria delle biciclette per le città che forniscono il servizio contro il furto;
• Censimento dei Ciclisti (ad es. in Lombardia, su incarico della Regione) in un giorno della settimana per il conteggio dei transiti di biciclette in alcune vie;
• Attività ludiche attrattive per famiglie (musica, esibizioni sportive, animazione, ecc.);
• Incontri letterari con gli autori di libri e reportage (racconti di viaggio, esperienze innovative, narrativa a tema sulla bicicletta, ecc);
Inoltre, venerdì 20 settembre, ci sarà il Bike to Work, la giornata scelta in tutta Europa per promuovere gli spostamenti casa - lavoro in bicicletta!
Secondo i dati più recenti, a livello Europeo il 70% dei morti o feriti gravi in incidenti avvenuti in città è costituito dalle cosiddette “utenze deboli”, ovvero pedoni, ciclisti e motociclisti. Solo in Italia, nel 2018, ci sono state 3325 vittime (fonte Istat) e anche se siamo fortunatamente lontani dai dati di alcuni decenni fa, ciclisti e pedoni non possono accontentarsi.
Se infatti le auto sono diventate con il tempo sempre più sicure per i passeggeri, altrettanto non si può dire per le infrastrutture riservate ai ciclisti, che nel nostro paese sono ancora troppo spesso progettate in maniera datata, realizzate secondo piani che non guardano al quadro complessivo e che non tengono in considerazione le esigenze di una mobilità che debba essere al servizio di varie tipologie di traffico.
Sempre il 20 settembre si terrà anche il Convegno sulla Sicurezza Stradale organizzato da FIAB Genova, presso la Sala della Trasparenza di Regione Liguria, in piazza De Ferrari, con la presenza di Marco Scarponi, dell'ex-ciclista professionista Alessandro Petacchi, del giornalista sportivo Marco Pastonesi, dell'assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone, di Cristina Castellari (consigliere nazionale FIAB Area Ciclismo Quotidiano) e del presidente di FIAB Genova Romolo Solari.

lunedì 2 settembre 2019

"Siete pazzi a mangiarlo!", l'immondizia dell’industria agroalimentare sulla nostra tavola

Dal Web

Il libro sconvolgente di Christophe Brusset “Siete pazzi a mangiarlo!”, scritto in qualità di manager che per vent'anni ha lavorato dell’industria agroalimentare, è una discesa horror in un sistema capace, come molti business dai grandi numeri, di azioni aberranti dove la vittima è sempre il consumatore.

Il libro sconvolgente di Christophe Brusset “Siete pazzi a mangiarlo!”, scritto in qualità di manager che per vent'anni ha lavorato dell’industria agroalimentare, è una discesa horror in un sistema capace, come molti business dai grandi numeri, di azioni aberranti dove la vittima è sempre il consumatore. Una galleria di esempi vomitevoli in cui c’è l’imbarazzo della scelta dello schifo che costantemente e in maniera imperterrita le industrie alimentari propinano alla gente senza alcuno scrupolo.
Prodotti sofisticati, andati a male, con escrementi, vermi, tossici, scaduti, che provengono da paesi con controlli irrisori e fatti passare per nazionali, trucchi e falsificazioni di ogni genere, truffe, corruzioni, collusioni con le autorità pubbliche, non manca nulla. Importazione e occhi chiusi su alimenti fuori da ogni parametro a seconda della potenza politica e commerciale dal paese da cui provengono. Poi però si fanno autentiche campagne terroristiche per fare vaccinare tutti, quando il cibo a livello industriale che mangiamo è spesso quanto di più dannoso si possa immaginare. Ma attaccare e criminalizzare una famiglia che vuole solo scegliere liberamente come curarsi è molto più facile che mettersi contro grandi industrie o interi paesi dai quali importano cibo insano che avvelena la nostra salute. Del resto non c’è nulla di cui stupirsi perché Brusset ci chiarisce quali sono le regole del sistema : «Il Bene era tutto ciò che aumenta il profitto, il Male era perdere soldi. La menzogna, la dissimulazione, la malafede e persino la truffa, senza essere degli scopi in sé, erano positive, se miglioravano i risultati attesi».
E ancora: «Imbrogliare il consumatore è facilissimo, in più è legale! Mi spingerei persino a sostenere che si è istigati a farlo».
«Il liberismo non è l’assenza di regole, è l’applicazione della legge della giungla».
«Un’impresa non è un servizio sociale dello Stato. La sua finalità non è il benessere dei suoi dipendenti o la soddisfazione dei suoi clienti, ma il profitto, o il margine di guadagno».
«Siamo sinceri e diretti: l’unica cosa che interessa agli industriali e alle grandi catene di supermercati è il vostro denaro, non certo la vostra felicità e la vostra salute. Non fatevi ingannare dalle spacconate di quei parolai che vi giurano, con la mano sul cuore e la lacrima pronta, che lottano per il vostro benessere e difendono il vostro potere d’acquisto. E’ tutta una commedia, una millanteria, nient’altro. Non fidatevi di nessuno, siate vigili e soprattutto siate esigenti! Dovete rendervi conto una volta per tutte che in fin dei conti siete voi consumatori ad avere il potere. Siete voi che decidete se comprare o meno nei vari reparti quello che vi viene offerto. Usate questo potere per cambiare finalmente le cose».
Leggendo il libro si stenterà a credere di quanta autentica immondizia venga data in pasto alle persone per raggiungere il profitto ad ogni costo. E anche lo schifo è possibile venderlo, basta avere i prestigiatori della menzogna a disposizione e il gioco è fatto. «Quando si ha un prodotto da vendere, soprattutto se è di qualità mediocre o addirittura scadente e la concorrenza infuria, la cosa migliore è curare la sua presentazione: la confezione. Questo è il lavoro del marketing, gli specialisti delle apparenze, i campioni della cosmetica e del re-looking del prodotto».
Brusset indica anche delle soluzioni.
«L’ideale – e l’unica soluzione radicale- sarebbe naturalmente quella di bandire definitivamente qualsiasi prodotto industriale, e di limitarsi a prodotti grezzi, freschi, non trasformati».
«Nei vostri acquisti alimentari dovete sempre privilegiare la prossimità. Scegliete le origini locali o nazionali. Da una parte fa bene all’occupazione; dall’altra, i prodotti che non hanno attraversato molteplici frontiere, presentano necessariamente meno rischi di adulterazione, di mescolanza o di inganno sulle origini, la specie o la qualità. Abbiamo la fortuna di avere nei nostri paesi prodotti variati e di qualità: sono questi che bisogna scegliere».
E, aggiungiamo noi, autoprodursi il più possibile e il resto comprarlo in gruppi di acquisto collettivo e da piccoli produttori locali biologici in cui è possibile verificare tutta la lavorazione. Non solo si mangia più saporito e sano ma ci si prepara per tempo alle prossime inevitabili crisi di approvvigionamento che ci saranno, frutto di una società allo sbando che non sarà più in grado di garantire nulla. Quindi pensiamoci direttamente noi prima di ritrovarci nei guai.


sabato 13 luglio 2019

Nel Varesino un gioiello in bioedilizia: grazie a Paea

Dal Web

È terminata la ristrutturazione in bioedilizia dell'edificio a uso residenziale la cui progettazione e risistemazione è stata interamente seguita dal personale dell'associazione Paea. Un gioiello che ha recuperato un casale degli anni '60 rendendolo un esempio di comfort e risparmio energetico.

La ristrutturazione del "brutto anatroccolo" degli anni ’60 ha avuto termine e ha raggiunto ottimi risultati in termini di estetica e comfort interno, conseguendo una prestazione energetica di classe A4. Sono stati installati: una pompa di calore aria-acqua per il riscaldamento, un Nuos (scaldacqua a pompa di calore) per l’acqua calda sanitaria ed un impianto fotovoltaico da 3 kW.
Grande la soddisfazione di tutti gli attori dell’impegnativo processo di trasformazione: i committenti, Marina Russo e Walter Milanesi, che hanno avuto un ruolo chiave nella progettazione essendo Marina a capo di Area Progetto dell’Associazione Paea, ma anche i tecnici collaboratori e gli artigiani che hanno prestato il proprio lavoro.
Marina e Walter abitano la loro casa da quasi un anno e hanno avuto prova di cosa significhi vivere in spazi ben coibentati e studiati per il benessere delle persone che li abitano.
Avevamo scritto dell’inizio dei lavori già nel 2017. L’edificio di Caronno Pertusella (VA) era disabitato da qualche anno e vantava tutti i pregi e i difetti dell’epoca di costruzione (anni ’60): generose aperture ma molto disperdenti, come d’altronde tutto l’involucro. Per fortuna si trattava di una costruzione sana dal punto di vista delle fondamenta e non presentava problemi di umidità di risalita.
L’inconveniente di avere due lati dell’edificio coincidenti con la linea di divisione dei lotti confinanti ha fatto escogitare un intervento misto di isolamento delle pareti perimetrali: quelle corte sul confine sono state isolate solo dall’interno con 10 cm di polistirene e 5 cm di sughero biondo mentre le altre due con un cappotto esterno di 15 cm in calce canapa e sughero interno di 5 cm. I ponti termici delle solette di piano sono comunque stati coibentati esternamente con una striscia di polistirene super compresso di 2 cm scrostando l’intonaco esterno per alloggiare l’isolante nello scavo ottenuto.
La falda del tetto esistente è stata isolata con 15 cm di polistirene e 5 cm di sughero naturale, doppio assito per la ventilazione e copertura in lamiera verniciata antirombo; la coibentazione della copertura relativa all’ ampliamento è stata realizzata con calce e canapa posata semi a secco nell’ intercapedine della struttura lignea .





Isolamento di coperturaCassero della parete esterna, zona notte



Il cappotto di canapa e calce è stato realizzato con lo stesso metodo usato per la parete nuova al secondo piano, cioè provvedendo a montare un’intelaiatura di legno, procedendo con una casseratura (da disarmare man mano che il muro sale) ed un getto formato da un impasto di calce e canapa.
L’impasto si ottiene in cantiere miscelando calce idraulica naturale e canapulo con una betoniera planetaria orizzontale.
Si tratta di lavorazioni semplici che devono rispettare le dosi definite di acqua, calce e canapa, comunque svolgibili anche da manovalanza comune.
 Questo rende il sistema proponibile nelle più svariate situazioni: isolamento interno, cappotti esterni, nuove pareti, intonaci.
A parte la descrizione tecnica, ci interessa capire altri aspetti che hanno riguardato la costruzione e abbiamo chiesto a Marina di illustrarceli.
Marina, innanzitutto come vivete la vostra nuova casa?
Questa casa ci sta dando molte soddisfazioni: in estate, le persone che entrano mi chiedono se abbiamo l’aria condizionata dato il comfort di freschezza percepito; e questo inverno che è stato così rigido in Lombardia, abbiamo sperimentato una temperatura costante di 21 gradi giorno e notte, pur avendo i caloriferi praticamente spenti.
Le aspettative iniziali sono state soddisfatte?
Direi proprio di si in quanto volevamo creare un edificio che rispondesse al criterio fondamentale della sostenibilità come la concepiamo noi di PAEA, e cioè che non dobbiamo risparmiare ene

Quali sono stati gli obiettivi raggiunti?
Quello di abitare un edificio ad emissioni zero, portandoci verso l’uso di risorse provenienti esclusivamente da fonti rinnovabili; inoltre abbiamo inserito un serbatoio per l’acqua piovana proprio per evitare il più possibile di consumare acqua potabile per il giardino.
Le difficoltà incontrate sono state di carattere tecnico o di mancanza di competenze tra gli operatori del settore?
Inizialmente abbiamo avuto qualche difficoltà con le maestranze, in quanto facevano fatica a capire la filosofia che desideravo seguire in relazione ai dettagli legati ai ponti termici, ma alla fine con l’impresa Gierre Edile (opportunamente formata), siamo riusciti a terminare la ristrutturazione egregiamente. La formazione è stata affidata al capocantiere dell’Associazione PAEA, Verdiano Donini , il quale ha tenuto un corso rivolto a tecnici e maestranze sulla corretta posa e realizzazione del cappotto in calce e canapa. L’Associazione PAEA ha rilasciato un attestato che è stato consegnato ai partecipanti.
Avete voluto usare per lo più materiali a basso impatto ambientale, questo ha comportato delle difficoltà o dei costi aggiuntivi?
Qualche difficoltà l’abbiamo dovuta affrontare facendo ampie ricerche di mercato per trovare di volta in volta prezzi ragionevoli relativi ai materiali naturali.  Per quanto riguarda la manodopera, per le coibentazioni con materiali naturali non abbiamo potuto avvalerci di prezzi stabiliti dalla Camera di Commercio e questo ha fatto lievitare un po’ i prezzi. Possiamo concludere che se i collaboratori sono eticamente professionali si riesce a contenere i costi.
Perché avete scelto la coibentazione in calce canapa?
Abbiamo scelto questo tipo di coibentazione perché la canapa è una pianta dalle mille risorse (dall’edilizia alla salute, alla bonifica dei terreni inquinati) e della quale, secondo noi, andrebbe incentivata la coltivazione.

giovedì 20 giugno 2019

Ricerca sul carbone, così l’UE continua a sostenere la lobby fossile

Dal Web
Documenti interni della Commissione europea mostrano come un fondo comunitario per la ricerca stia oggi pagando i dipendenti della lobby del carbone

Riflettori puntati sull’RFCS, lo strumento finanziario nato sostenere la ricerca sul carbone

(Rinnovabili.it) – Un fondo della Commissione europea, fino a ieri quasi sconosciuto, investe ogni anno circa 40 milioni di euro nella ricerca sul carbone, sostenendo finanziariamente ben 150 progetti nel campo. A rivelarlo è oggi  l’European Environmental Bureau (EBB), la rete di oltre 143 organizzazioni di cittadini ambientalisti, ma per fare chiarezza sulla vicenda è necessario fare un breve passo indietro.
A gennaio di quest’anno infatti il team di giornalisti investigativi di Greenpeace Unearthed ha portato per la prima volta sotto i riflettori mediatici, il “Research Fund for Coal and Steel” (RFCS): un fondo europeo creato per sostenere la ricerca sul carbone e acciaio al fine di migliorare la sicurezza, l’efficienza, l’impatto ambientale e il vantaggio competitivo delle relative industrie. In seguito all’indagine di Unearthed, la commissione Europea ha pubblicato una serie di documenti (testo in inglese) che dettagliano l’utilizzo dei fondi. E accanto ai costi per workshop o riunioni appaiono anche le spese la retribuzione del personale. Ad esempio, nel progetto “CoalTech2051”, circa 50.000 euro sono destinati all’assunzione di un dipendente per sette mesi.
Si tratta, in questo caso, di un progetto biennale, iniziato a luglio 2018, che non comporta, in realtà, alcuna nuova ricerca. Mira, invece, a creare “una rete europea di tecnici del carbone pulito che possano consigliare e influenzare la direzione futura della ricerca” in questo campo.
La cosa interessante è che il progetto è sostenuto da Euracoal, l’organizzazione di lobby a livello europeo per l’industria del carbone, la stessa che ha portato Bruxelles in tribunale per i nuovi limiti emissivi alle centrali termoelettriche. “Ciò significa che la Commissione europea utilizzerà questo fondo per finanziare i dipendenti della lobby del carbone”, spiega  Anton Lazarus, Communications Manager di European Environmental Bureau. 
Ma un altro elemento rende il fondo discutibile: nonostante le risorse siano gestite dall’esecutivo UE, quest’ultimo consulta il “Coal Advisory Group” (CAG) per stabilire le priorità del fondo e ottenere approvazione dell’elenco di progetti proposti.
Ciò solleva la questione sulla provenienza del denaro. L’RFCS è un retaggio dell’ex-Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) ed era stato realizzato allora con i soldi della stessa industria. Quando la CECA è stata sciolta, nel 2002, le attività rimanenti – 1,6 miliardi di euro – sono state utilizzate per continuare ad alimentare il Fondo. Gli Stati membri hanno quindi trasferito alla Commissione la gestione del denaro, che è stato poi investito in “titoli di Stato molto sicuri”. Ad oggi, RFCS si nutre esclusivamente degli interessi maturati e non di denaro pubblico, ma l’appoggio della Commissione europea preoccupa. “Sappiamo quanto sia incompatibile il carbone con la protezione del clima – ha aggiunto Christian Schaible, responsabile delle politiche presso l’EEB – Il clean coal è un mito, il carbone è un combustibile intrinsecamente sporco e l’UE non ha bisogno di avere – per non parlare dei fondi – un nuovo club di lobby per uno dei carburanti più inquinanti del mondo”.


domenica 16 giugno 2019

Negli ultimi 250 anni sono scomparse 571 piante, il doppio degli animali estinti

Dal Web
Quasi 600 specie di piante sono scomparse negli ultimi 250 anni: quasi il doppio degli animali estinti

È quanto emerge da uno studio portato avanti da scienziati britannici e svedesi.

domenica 9 giugno 2019

Anche l'Italia ha la sua "Isola di Plastica": ecco dove si trova e qual è la sua origine

Dal Web
Se ancora non siete convinti che i danni all'ecosistema del nostro pineta inizino ad essere irreparabili, dovrete ricredervi. Non soltanto il triste fenomeno delle "isole di plastica" che si stanno formando nei bacini acquiferi di tutto il mondo ne sono la prova eclatante, ma ora questa realtà è arrivata anche nella penisola italiana; o perlomeno, al largo delle nostre coste. A scoprire la nuova formazione di plastica è stato l'Institut français de la recherche pour l'exploitation del la mer.
Al largo tra l'Isola d'Elba e la Corsica, l'Ifremer di Bastia in territorio francese ha rilevato la formazione di una enorme isola di plastica lunga decine di chilometri composta, neanche a farlo apposta, da tonnellate di rifiuti di ogni tipo, ma perlopiù da micro-plastiche. 
La formazione di questa "isola di plastica" è cronica secondo l'Institut francese perché soggetta alle correnti del mare, dura dalle poche settimane ai due o tre mesi, per poi rifrangersi e, ciclicamente, riformarsi.
Secondo le dichiarazioni dell'istituto, ciò accade perché l'acqua del mar Mediterraneo, appena arrivata al largo dell'Elba, non riesce a passare oltre e dunque si sposta verso i lidi della Corsicaaccumulando rifiuti per decine di chilometri.
Ciò che sta accadendo è conseguenze della incuria senza coscienza di noi esseri umani e dell'uso sconsiderato della plastica come maggior materiale inquinante nel nostro ambiente.
A pagarne le conseguenze è la fauna marina, sempre più "assuefatta" all'ammontare considerevole dell'immondizia che finisce nelle acque del nostro pianeta. 
Basterebbe maggiore coscienziosità, una riduzione drastica dell'utilizzo della plastica in ogni sua forma e ricordare, quando si va in mare, di ripulire attentamente le spiagge di ogni nostro rifiuto. Basterebbe così poco per salvare la situazione, se solo lo volessimo.