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mercoledì 13 febbraio 2019

Tav, l'analisi costi-benefici è pubblica: «Opera bocciata, perdite enormi»

Dal Web 

Sul sito del Ministero delle infrastrutture e trasporti è stata pubblicata l'analisi costi-benefici relativa alla Tav in Val Susa. Ne esce un quadro fortemente negativo: l'opera risulta bocciata, con perdite che sono state quantificate in circa sette miliardi di euro.

Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, guidato da Danilo Toninelli, ha pubblicato sul sito istituzionale il documento (consultabile qui) di analisi costi-benefici redatto da un gruppo di tecnici incaricati dal governo di studiare nel dettaglio costi, penali e prospettive sulla linea TAV Torino-Lione.E i numeri che ne escono sono tutt'altro che lusinghieri per la "grande opera" così fortemente criticata dai movimenti dei cittadini e oggetto da anni di polemiche e scontri.
Dall’analisi costi-benefici, illustrata in 78 pagine, emerge che completando la Torino-Lione «si verificherebbero perdite per 7 miliardi e vantaggi economici per 885 milioni». In dettaglio: «nello scenario “realistico”, il valore attuale netto economico (Vane), ovvero il saldo tra i costi e i benefici, risulta pari rispettivamente a -6.995 milioni considerando i costi “a finire” (escludendo i soldi già spesi) e a -7.949 milioni qualora si faccia riferimento al costo intero». Mentre «al netto dei costi massimi di ripristino e messa in sicurezza del tunnel esistente, il valore attuale netto economico dell’0pera risulta negativo e pari a -5,7 miliardi».
In base a questi numeri, l’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte dovrà adesso decidere se concretizzare o meno lo stop all’Alta velocità ferroviaria tra Italia e Francia.
«Noi l’analisi e il risultato li abbiamo chiari da tempo, da quasi 30 anni, da quando iniziammo ad opporci a un’opera inutile, dannosa, nel tempo imposta con la forza, e il risultato è sempre stato chiaro: OGNI EURO USATO PER LA TORINO-LIONE E’ UN EURO RUBATO ALLE VERE NECESSITA’ DEL PAESE»: a dirlo è il Coordinamento NoTav in una nota, appena appresi i numeri contenuti nel documento.
«Mentre leggiamo con attenzione l’analisi, vogliamo comunque portarci avanti con l’intenso lavoro che si apre da oggi e chiediamo da subito la smilitarizzazione del cantiere, delle vie e delle aree d’accesso alla Val Clarea e la rimozione dei vertici di Telt e dell’Osservatorio».
«Come ciascuno adesso può vedere da sé, i numeri dell'analisi economica e trasportistica sono estremamente negativi, direi impietosi»: così il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli commenta in una nota la pubblicazione dell'analisi costi-benefici sulla Tav. «La valutazione negativa della Torino-Lione che emerge dall'analisi, voglio dirlo in modo chiaro, non è contro la Ue o contro la Francia», spiega Toninelli, aggiungendo che «la decisione finale, come è naturale che sia, spetta ora al Governo stesso nella sua piena collegialità».
Insieme all'analisi costi benefici il Mit ha pubblicato anche la Relazione tecnico-giuridica, che evidenzia il rischio delle penali. In caso di scioglimento del progetto della Tav il costo massimo tra penali e rimborsi potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi. È questa infatti la cifra che nella relazione viene stimata sommando i vari importi contenuti nella stessa Relazione collegata all'analisi costi benefici della Tav. Molti sono importi massimi «difficilmente raggiungibili», tanto che nella relazione si spiega che «i molteplici profili evidenziati non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento». La variabile è dovuta a «più soggetti sovrani» che dovrebbero negoziare gli importi.
Ma si tratta di stime che il ministro Toninelli ha contestato. Secondo il titolare del dicastero, infatti, la percentuale tra 10 e 30% prevista a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti non va parametrata sul costo totale dell'opera ma sui contratti effettivamente in essere al momento, cioè su circa 1,3 miliardi: il conto finale per questa voce si aggirerebbe tra i 130 e i 400 milioni. Secondo il ministro, nelle conclusioni dell'analisi giuridica «è presente un errore materiale macroscopico che determina un eventuale costo di uscita dall'opera abnorme rispetto alla realtà».
Rinunciare alla Tav, secondo Toninelli, costerebbe al massimo 1,7 miliardi. A questa cifra si arriva così: 400 milioni per lo stop ai contratti, 81 milioni per violazione del dell'accordo, 400 milioni per la rivalsa francese, 535 e 297 milioni per importi Ue da restituire o non incassare.

venerdì 1 febbraio 2019

Aumentano i Repair Cafè, dove tutto si aggiusta

Dal Web 

I Repair Cafè sono luoghi di ritrovo appositamente allestiti per consentire di riparare oggetti che altrimenti andrebbero buttati. In Italia sono già poco meno di una quindicina (ne apre un secondo a Roma), ma la rete è ormai globale.

In Italia i Repair Cafè sono già poco meno di una quindicina, ma la rete tocca tutti ormai quasi tutti i paesi. A Roma apre il secondo, si svolgerà il terzo sabato di ogni mese nel quartiere di San Paolo, presso "La Città dell'Utopia" in via Valeriano 3/f (a 5 minuti dalla fermata Metro B San Paolo), in concomitanza col mercatino di prodotti alimentari biologici organizzato dall'associazione "Terra/Terra". 
Il fenomeno è nato in Olanda nel 2009 e in dieci anni i punti "Repair Cafè" sono diventati già 1500 a livello globale.
L'idea "vincente" sta nel fatto che riparando tutti gli oggetti che altrimenti andrebbero buttati si ottiene una lunga serie di vantaggi sia per il singolo cittadino che per la comunità tutta. I vantaggi economici sono senz'altro il risparmio a livello personale "diretto" grazie alla riparazione gratuita, alla mancanza di acquisto di un nuovo apparecchio, grazie al fatto che la riparazione viene fatta in tempo reale. Ci sono poi innegabili vantaggi ambientali (meno rifiuti e meno materie di scarto) ma anche vantaggi per così dire "sociali", perchè intorno all'attività della riparazione si creano comunità e relazioni.
Come funziona un RC
Le persone che portano un oggetto da riparare vengono innanzitutto accolte da un incaricato capace di fare una prima diagnosi del guasto, oppure, più semplicemente, ricevono un numero progressivo che stabilisce l'ordine di arrivo. Quindi si trasferiscono nella sala d'attesa e attendono il loro turno, per poi venire chiamati dai volontari per cominciare la riparazione. I volontari spiegano  al proprietario dell'oggetto come si cerca il guasto, come si smonta l'apparecchio, come si cerca di aggiustare eventuali parti rotte o se sono da sostituire. Si cerca di coinvolgere le persone nella riparazione, magari, chiedendogli semplicemente di tenere l'oggetto o di svitare insieme le viti che tengono insieme l'involucro. Lo "spirito" è quello di trasmettere le capacità "riparative" alla persona che ha portato l'oggetto, con l'idea che la volta successiva, in caso di medesimo guasto, quella persona può provare da sola a fare la riparazione.
I tempi per una riparazione sono sempre un'incognita. Un oggetto può essere riparato in 5 minuti come si può passare 3 ore a cercare il guasto senza trovarlo. A volte si trova un componente guasto, da sostituire e allora lo si smonta e lo si consegna alla persona dicendogli di comprarlo e di portarlo la volta successiva, per completare la riparazione. 
Spesso non c'è neanche bisogno di parti di ricambio. Magari si tratta del cavo di alimentazione interrotto, di un falso contatto, di un ingranaggio fuori posto o di altre cose del genere. La durata della riparazione, o del tentativo di trovare il guasto, è a discrezione del riparatore. Ogni riparatore è libero di decidere quanto tempo vuole dedicare alla riparazione e quando smettere di cercare il guasto.
Finita la riparazione, o deciso che l'oggetto non è riparabile, si congeda la persona e si passa alla successiva. Prima del congedo si può chiedere alla persona se vuole fare un'offerta in denaro, ricordandogli che comunque la riparazione è fatta a titolo gratuito.
Finite tutte le riparazioni i volontari si riuniscono per parlare di com'è andata la sessione del RC e confrontarsi sulle varie riparazioni e sulle difficoltà riscontrate.
Oggetti accettati per le riparazioni
Elettrodomestici: Tutti gli elettrodomestici facilmente trasportabili. Piccoli e medi apparati musicali (completi di cavi di collegamento). Utensili da lavoro elettrici o a batteria. Apparati meccanici. Smartphone, tablett, computer, casse acustiche portatili, lettori di MP3, macchina per cucire e tutto ciò che accompagna le attività della nostra vita quotidiana.
Informatica: Computer portatili, stampanti, e ogni sorta di periferica completa di cavi di alimentazione e cavi di collegamento. Gli interventi sono di tipo software. Installazione di driver; rimozione di virus; aggiornamenti dei software; etc.
Per danni meccanici ci si rivolge al settore Elettrodomestici.
Sartoria: sono previste solo le riparazione e non il “confezionamento” di abiti. Si può portare di tutto. Se si deve fare un intervento, tipo sostituire una zip, bisogna portarsela da casa. Nei RC non sono previsti nè accessori nè parti di ricambio, solo i fili di vari colori per cucire.
Ciclismo: ogni sorta di bicicletta, triciclo, monopattino o mezzo di trasporto a pedali o similare. I volontari aiuteranno le persone a fare la riparazione cosicché quest'ultimi sappiano ripetere da soli gli interventi più semplici e quelli di manutenzione ordinaria del mezzo.
Varie: Ogni oggetto rotto, guasto, mal-funzionante che sia trasportabile. Scatole di legno, giocattoli, oggetti di porcellana o terracotta, cinte, scarpe, accessori d'abbigliamento e quant'altro. Con riserva di intervento su oggetti pericolosi o di dubbia provenienza.
A Roma e provincia, i promotori cercano volontari per il RC di San Paolo, nei seguenti settori : 
- elettrodomestici 
- sartoria  
- informatica 
- smartphone e tablet 
- accoglienza  
- aiuto generico 
- preparazione di torte salate e dolci
Chiunque potrà dare una mano per il buon svolgimento dell'iniziativa. Non ci sono limiti di età, ognuno è il benvenuto. 
Se interessati mandate una mail a: 01repairman@gmail.com

sabato 19 gennaio 2019

Il video-appello delle mamme NoPfas ai ministri europei: «Fermate questi veleni»

Dal Web

Sono arrivate alla Camera dei Deputati, hanno incontrato il ministro dell'Ambiente Sergio Costa poi hanno presentato alla stampa il loro video-appello in cui trenta famiglie chiedono ai ministri europei di fermare l'avvelenamento delle acque dovuto ai Pfas, gli acidi perfluoroalchilici, dramma che nel solo Veneto colpisce 350mila famiglie ogni giorno.

I Pfas, gli acidi perfluorolchilici, sono sostanze chimiche note da anni, ma sulle quali non venivano eseguiti controlli e che secondo diversi studi causano danni irreversibili all'organismo. Il Veneto è stato particolarmente colpito a causa soprattutto della presenza di un'azienda chimica che si è rivelata altamente inquinante, la Miteni. Proprio ieri, 15 gennaio, si sono chiuse le indagini preliminari condotte dalla magistratura vicentina che ha portato a tredici indagati tra manager e tecnici dell'azienda.
Nelle province di Vicenza, Verona e Padova le persone interessate sono circa 350mila, pari alla popolazione che ha usato l’acqua inquinata, proveniente da acquedotti e pozzi artesiani. I magistrati vicentini contestano i reati di avvelenamento delle acque e “disastro innominato”, per fatti accaduti fino al 2013. Ma è già aperto un filone per i fatti accaduti in epoca successiva. 
Intanto, qualche giorno fa il comitato Mamme No Pfas, che nei mesi scorsi si era spinto fino a Bruxelles per far sentire la propria voce ai vertici dell'Unione Europea, ha presentato il video-appello dal titolo Recast Directive Quality of WATER, contenente gli interventi di 30 mamme che parlano a ciascun Ministro dell’Ambiente europeo portando le loro testimonianze di cosa significhi vivere con la consapevolezza di avere sostanze tossiche nel sangue, assunte attraverso l’alimento primo e fondamentale: l’acqua. Il video è anche stato inviato ai deputati del consiglio dell’Unione Europea.


https://youtu.be/nM-PSV64Hlo

«Le Mamme no Pfas, quali rappresentanti di una vasta popolazione veneta che vive in prima persona quotidianamente gli effetti della contaminazione, chiedono ai deputati italiani e al Ministro Costa un coraggioso e doveroso intervento normativo nazionale che regolamenti le sostanze perfluoroalchiliche non aspettando che tali norme, ci vengano imposte dall’Europa - hanno detto durante la conferenza stampa alla Camera dei Deputati - Riteniamo che l’attuale versione della Direttiva sulle Acque per il consumo umano redatta a livello comunitario non garantisca e protegga la salute e l’ambiente: i limiti posti per i composti perfluoroalchilici a catena lunga sono molto più elevati di quelli della Regione Veneto e per i Pfas a catena corta non viene posta soglia alcuna. Questa nuova generazione di Pfas è documentato essere anch’essa pericolosa e bioaccumulabile».
«La mancanza di limiti nazionali crea un buco normativo che mette in grossa difficoltà la Procura della Repubblica - hanno aggiunto le Mamme No Pfas - L’adulterazione dell’acqua è già un reato in Italia, quello che manca è la correlazione tra inquinamento e patologia. In futuro altre zone d’Italia in prossimità di cartiere, industrie di zincatura e coloritura di tessuti potrebbero avere l’acqua inquinata da Pfas ed essere impotenti come lo siamo noi ora: senza riferimenti di norma chiari mancano gli strumenti per colpire i responsabili di simili contaminazioni. I limiti a zero pfas saranno l'unica scelta possibile per garantire l'innocuitá di queste sostanze».
«La nostra è un'emergenza sanitaria senza precedenti in Italia, e lo Stato ha il dovere di proteggere la popolazione per prevenire queste situazioni - hanno proseguito - Da due anni chiediamo che siano posti dei limiti nazionali e il Ministro Costa, nell'incontro con i gruppi No Pfas del Veneto dell' 11 settembre 2018, li aveva promessi davanti a vari gruppi e associazioni. La regione Veneto li ha stabiliti nel 2017. L’Italia, che nella Regione Veneto ha potuto toccare con mano la preoccupante pericolosità di queste sostanze, dovrebbe aver già provveduto a fissare i suoi limiti nazionali, diventando esempio credibile per le altre nazioni europee. Ovviamente i limiti che chiediamo sono pari a ZERO perché un limite diverso implica che continueremo giorno dopo giorno ad accumulare queste sostanze di sintesi nel sangue e nei tessuti che il nostro corpo scambia per ormoni e possono causare tante patologie correlate».

martedì 8 gennaio 2019

Come stanno davvero le cose sulle trivelle nello Ionio

Dal Web
Il governo ha dato il via libera a nuove concessioni petrolifere. Si torna a discutere sulle trivelle con botta e risposta tra ambientalisti/No Triv e la componente M5s del governo.

di Cecilia Bergamasco

È di nuovo polemica attorno al tema delle trivelle che periodicamente attira l’attenzione e fa infervorare gli animi tra i sostenitori e i contrari. Ma questa volta la situazione è più complessa, da un lato restano sempre gli ambientalisti e il Coordinamento nazionale No Triv che denuncia il governo di aver autorizzato concessioni esplorative nelle aree del mar ionio di Puglia, Basilicata e Calabria. Dall’altra parte c’è la componente “pentasetellata” del governo che sostiene di aver semplicemente adempiuto a decisioni prese dal precedente governo e ribadisce la sua contrarietà alle trivelle. La componente leghista, invece, rimane silente e lascia gestire la patata bollente al Movimento 5 Stelle. Ma vediamo come stanno le cose.

I decreti che autorizzano l’esplorazione alla ricerca di idrocarburi 

Sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse del 31 Dicembre 2018, edito dal ministero dello Sviluppo economico, sono stati pubblicati tre decreti relativi al Conferimento del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi convenzionalmente alla società Global med, per un periodo di sei anni, relativamente a tre aree:
  1. permesso F.R43.GM,ubicato nel Mare Ionio, zona marina “F” con un’estensione del permesso di ricerca pari a 729,5 kmq
  2. permesso F.R44.GM,ubicato nel Mare Ionio, zona marina “F” con un’estensione del permesso di ricerca pari a 744,6 kmq
  3. permesso F.R45.GM,ubicato nel Mare Ionio, zona marina “F” con un’estensione del permesso di ricerca pari a 744,6 kmq
Nel testo del decreto si autorizza l’uso degli airgun e nello specifico si legge: “l’Airgun è ad oggi considerata la tecnica più efficace per lo studio delle caratteristiche geologiche del sottosuolo marino, non solo ai fini della ricerca di idrocarburi ma anche a scopi scientifici e di protezione civile”; “si riscontra l’assenza di una correlazione provata del tipo causa-effetto degli impatti degli Airgun sui mammiferi marini”.
Dal tempo del referendum contro le trivelle ci cono movimenti che chiedono lo stop delle concessioni alle esplorazioni petrolifere. ©Greenpeace

Le reazioni degli ambientalisti e del Coordinamento No Triv

Netta le reazione del coordinamento che per voce di uno dei suo fondatori, il costituzionalista Enzo di Salvatore, in un post su Facebook ha scritto: “Per ben sei mesi il Governo non ha autorizzato alcuna ricerca petrolifera né alcuna (nuova) attività estrattiva. Ora ha ceduto. Il bello è che tutto ciò che si opponeva ai governi precedenti è riproposto dal governo attualmente in carica: il fatto che sia autorizzata la ricerca con l’airgun (quando con una sua proposta il M5S avrebbe voluto che l’utilizzo di tale tecnica fosse reato); il fatto che siano prorogati titoli già scaduti (quando il governo Monti e il governo Renzi furono aspramente criticati proprio per questo); il fatto che il limite dei 750 kmq previsti dalla legge sia, nei fatti, aggirato dal momento in cui si accordano ad una stessa multinazionale due permessi contigui, ciascuno dei quali non è superiore ai 750 kmq (ma la somma fa quasi 1.500 kmq)”.

Cosa dice il ministro dell’Ambiente Costa

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, con un comunicato stampa e successivamente in un post su Facebook, spiega che nella vicenda lui non ha nessun ruolo e che “da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò”.
Costa ribadisce di non essere diventato ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale e che i permessi rilasciati in questi giorni dal Mise sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo.

mercoledì 2 gennaio 2019

Scienza: cosa ci aspetta nel 2019?

Dal Web
Il 2019 è appena iniziato. Tantissime sono le sfide che la scienza dovrà affrontare quest'anno e Nature ha anticipato cosa dovremmo aspettarci.

Clima: dagli studi sui ghiacciai agli esperimenti di raffreddamento del pianeta

La pubblicazione del rapporto IPCC e i risultati raggiunti in occasione della ventiquattresima Conferenza delle Parti (COP24) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ci hanno mostrato quanto il tempo a nostra disposizione per limitare le conseguenze del riscaldamento globale sia esiguo. La ricerca, nei prossimi mesi, si focalizzerà sullo studio del passato e su metodologie innovative che permettano di abbassare la temperatura del nostro pianeta. A partire da gennaio, i ricercatori statunitensi e inglesi intraprenderanno un progetto di 5 anni per approfondire la conoscenza del ghiacciaio Thwaites. Quanto velocemente si sta sciogliendo? Collasserà nei prossimi decenni? Domande le cui risposte sono essenziali per programmare interventi che contrastino gli effetti di quello che sarebbe il conseguente innalzamento del livello del mare: il Thwaites, infatti, ha dimensioni pari a quelle della Florida e il suo tasso di scioglimento ha iniziato a raddoppiare dagli anni '90. Questa sarà una vera e propria corsa contro il tempo per gli scienziati. Gli europei, invece, perforeranno lo strato di ghiaccio del Little Dome C, in Antartide: la carota raccolta, che dovrebbe racchiudere informazioni sugli ultimi 1,5 milioni di anni, sarebbe la più antica e incontaminata testimonianza delle condizioni climatiche e atmosferiche del passato.
E se la soluzione fosse raffreddare artificialmente la Terra? Più facile a dirsi che a farsi, anche se sperano di riuscirci gli scienziati che hanno messo a punto il progetto di geoingegneria solare SCoPEx (Stratospheric Controlled Perturbation Experiment). L'esperimento consiste nell'immissione nella stratosfera di particelle di carbonato di calcio e nell'osservazione delle loro modalità di dispersione: riflettendo parte dei raggi solari, dovrebbero riuscire ad abbassare la temperatura del nostro pianeta. Un tentativo che, però, non deve distogliere dall'obiettivo principale ossia diminuire le emissioni di gas serra.
Novità per l'astronomia e la fisica delle particelle dall'Estremo Oriente
 
L'Estremo Oriente vivrà quest'anno all'insegna dei grandi investimenti. Secondo Nature, la Cina potrebbe emergere tra i paesi che spendono di più in ricerca e sviluppo: questa è una tendenza iniziata nel 2003 nonostante, almeno per ora, prima che siano resi pubblici i dati riguardanti il 2018, i cinesi siano ancora dietro gli Stati Uniti per quanto riguarda la qualità. Nel frattempo, da settembre, sarà completamente operativo e disponibile per tutti ricercatori il più grande radiotelescopio del mondo: il FAST, Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope. Dopo una fase di calibrazione durata alcuni anni, durante la quale gli scienziati cinesi hanno iniziato a compiere osservazioni - sono state individuate più di 50 nuove pulsar, stelle di neutroni - il suo utilizzo sarà finalmente aperto agli studiosi di tutto il mondo.
Più in là, in Giappone, si incroceranno le dita per la futura costruzione dell'International Linear Collider, il "successore" del famoso LHC, Large Hadron Collider. Il Paese del sol levante si era proposto di ospitare l'acceleratore lineare di particelle nel 2012, dopo l'annuncio da parte del CERN di Ginevra della scoperta del bosone di Higgs. Purtroppo un report commissionato dal governo nel 2018 non ha supportato il progetto a causa dei costi elevati, pari a circa 7 miliardi di dollari. Ma non è ancora finita poiché il Giappone è stato l'unico paese a mostrare interesse per ILC e si prevede che il governo rilasci una dichiarazione su come farà a sostenerne la realizzazione il prossimo 7 marzo.

Più sicurezza nei protocolli: dall'editing genetico alla biosicurezza

Novembre 2018 è stato il mese in cui He Jiankui, ricercatore della Southern University of Science and Technology of China di Shenzhen, ha affermato di aver effettuato il primo editing genomico su embrioni, divenuti poi le gemelle Lulu e Nana. Un notizia sconvolgente per il mondo della ricerca che, nel 2019, spera di poter confermare la veridicità delle dichiarazioni dello scienziato cinese ma soprattutto di creare una normativa che possa assicurare modalità sicure e responsabili con cui intervenire nei futuri esperimenti di editing genetico su DNA umano ereditabile, quale quello di ovuli, sperma ed embrioni.
Sempre sulla strada della sicurezza nell'ambito della ricerca si sta muovendo l'Organizzazione Mondiale della Sanità che terminerà una rilevante revisione del Manuale di Biosicurezza nei Laboratori verso la metà di quest'anno. La correzione aumenterà l'attenzione sulla creazione di valutazioni del rischio legate a siti e sperimentazioni, sul miglioramento della gestione, delle pratiche e della formazione del personale di laboratorio ma, soprattutto, porrà in evidenza la necessità di operare nella biosicurezza non in maniera meccanica ma incoraggiando procedure più flessibili ed efficienti.

Dalle origini dell'uomo alle cure a base di cannabis

Continueranno gli studi sui fossili umani delle isole dell'Asia sud-orientale, una regione di estremo interesse archeologico da quando furono scoperti i resti di Homo floresiensis, un uomo simile a un hobbit per via dell'altezza limitata, ritrovati nel 2003 nell'isola indonesiana di Flores. Gli scavi in atto potrebbero dare nuovi indizi sui primi abitanti di Luzon, isola delle Filippine, inclusa la connessione tra isolamento e statura bassa, simile a ciò che sembra accaduto su Flores.
La salute dell'Homo sapiens dei nostri tempi è, invece, al centro degli interessi dei ricercatori canadesi che, alla fine del 2019, sperano di inaugurare il primo centro accademico dedicato agli studi sulla cannabis, dalla genetica della pianta ai benefici medici. La legalizzazione per tutti gli utilizzi, avvenuta nell'ottobre scorso, ha infatti portato ha finanziamenti a pioggia sulla marijuana a livello provinciale e federale.

Verso la letteratura scientifica open access
 
Questo sarà anche l'anno decisivo per il passaggio alla pubblicazione scientifica open accessPlan S è un'iniziativa per la pubblicazione open access supportata da cOAlition S, un consorzio internazionale di istituzioni finanziatrici della ricerca scientifica ideato dal Consiglio Europeo della Ricerca. Il progetto prevede che le pubblicazioni scientifiche risultanti da ricerche finanziate con fondi pubblici siano pubblicate su riviste o piattaforme open access, ossia con accesso libero e senza restrizioni. L' obiettivo è, dunque, la creazione di un sistema di pubblicazioni accademiche che possa garantire a tutti i ricercatori l'accesso all'informazione e l'opportunità di progredire professionalmente. Plan S partirà dal 2020 e gli editori avranno un anno di tempo per decidere se passare a un nuovo modello di business e garantire l'accessibilità delle loro piattaforme, senza la sottoscrizione di un abbonamento.

Desiderate approfondire quale sarà il futuro della ricerca? Per farlo, acquistate e leggete l'articolo di Vincenzo Balzani"La scienza: con o senza limiti?", pubblicato nel numero di agosto 2017 di Sapere.

lunedì 31 dicembre 2018

La prima pista ciclabile solare italiana sarà in Sardegna

Dal Web
 Una pista ciclabile e pedonale con pannelli solari incorporati verrà realizzata a Villasimius, in Sardegna, grazie al progetto europeo Stratus e alla collaborazione dell'Università di Cagliari.
La prima pista ciclabile solare italiana sorgerà a Villasimius, Sardegna, sull’idea dell’olandese SolaRoad © Blueknight pubblicata su Wikimedia Commons su licenza CC BYSA4.0

Anche l’Italia comincia a sviluppare le piste ciclabili con pannelli solari incorporati. Sarà Villasimius, località turistica sulla costa della Sardegna, a ospitare un percorso per biciclette di circa quattro chilometri che va dal centro cittadino al porto turistico, di cui alcuni tratti attrezzati con dei pannelli fotovoltaici incorporati nella struttura.
Il progetto nasce nell’ambito del programma Strategie ambientali per un turismo sostenibile (Stratus) e sarà finanziato in parte con fondi europei e in parte attraverso una raccolta fondi dal basso.
Il comune di Villasimius, situato all’estremità sudest della Sardegna, ha ottenuto importanti riconoscimenti per la sostenibilità ambientale risultando, assieme a Cogne in Valle d’Aosta, tra le cento migliori destinazioni turistiche sostenibili. Un risultato raggiunto grazie alla collaborazione del dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università degli studi di Cagliari.
L’idea ricalca quella sviluppata in Olanda con la pista ciclabile solare SolaRoad, un progetto innovativo che ha suscitato interesse in altri parti del mondo tra cui la California.

Come funziona la prima pista ciclabile con pannelli solari in Sardegna

“Si è deciso di realizzare un’innovativa pista ciclopedonale rivestita di pannelli fotovoltaici, sormontati da una lastra di vetro antiscivolo e perfettamente integrati in una struttura in acciaio sollevata e ancorata a terra, in grado di produrre energia che andrà a soddisfare il fabbisogno energetico dei soggetti situati in prossimità del tracciato”, spiegano sulla pagina Facebook dell’Area marina protetta di Capo Carbonara, che riporta quanto espresso anche dal direttore dell’Area Marina e responsabile del progetto, Fabrizio Atzori.
“La produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili attraverso le piste ciclabili – continua la descrizione – contribuirà al raggiungimento degli obiettivi ambientali del Comune, alla riduzione delle emissioni di CO2 e all’incremento della mobilità sostenibile, e comporterà un risparmio in termini energetici per i soggetti beneficiari. L’aspetto più interessante di questa iniziativa è proprio il duplice vantaggio di pubblico e privato, perché se da un lato si ridurrà l’inquinamento promuovendo la mobilità sostenibile, dall’altro si ridurranno i costi energetici dei privati. Aspettiamo di ricevere le proposte di progetto per conoscere il dettaglio e la totalità dell’intervento. Il progetto verrà seguito dal servizio Gestione e Tutela del Territorio del Comune di Villasimius”.

Pista ciclabile solare in Sardegna: il progetto europeo Stratus

Il progetto Stratus vuole supportare il settore turistico marino-balneare che si impegna concretamente a mantenere alta la sostenibilità delle attività e la qualità dell’ambiente, puntando proprio sul coinvolgimento delle realtà locali interessate in un’ottica partecipativa.
Si tratta di uno dei progetti finanziati nel quadro del primo bando del Programma marittimo Francia-Italia, 2014-2020, concentrato sulle regioni della Sardegna, della Liguria e della regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Un progetto nell’ambito dell’Unione europea della durata di ventiquattro mesi con un budget di circa 1,3 milioni di euro.
Tra gli obiettivi del progetto Stratus si trovano la promozione della competitività e delle capacità delle piccole e medie imprese legate al turismo sostenibile, l’aumento della sostenibilità del turismo costiero e marino nonché il miglioramento delle strategie di pianificazione e di gestione delle amministrazioni pubbliche locali e delle piccole e medie imprese grazie ad un approccio partecipativo.


domenica 23 dicembre 2018

Se il sistema non trova le soluzioni, bisogna cambiare il sistema

Dal Web

i voleva una ragazzina di 15 anni per rimettere le cose a posto e dire quello che è sotto gli occhi di chiunque, per affermare cose ovvie ma fondamentali inchiodando tutti alle proprie responsabilità.

Greta Thunberg, 15 anni, di origini svedesi, già nota per il sit in davanti al parlamento del suo paese per chiedere misure contro i cambiamenti climatici, ha parlato ai microfoni della COP24, la conferenza delle parti sul clima, che si è tenuta in Polonia e si è chiusa con decisioni deludenti.
Greta ha parlato senza fronzoli, senza ipocrisie, senza bizantinismi, calcoli e tatticismi, senza vuoto e falso politichese. Ha illustrato semplicemente la realtà per quella che è, indicando le soluzioni per risolvere i problemi, così come dovrebbe essere sempre ma come non è praticamente mai.
Viviamo infatti in un mondo dove non ci si concentra su ciò che serve fare ma su quanto politicamente possibile fare, che però si rivela del tutto insufficiente visto l’aggravarsi costante della situazione. Come è risaputo, la politica è ostaggio e serva degli stessi ricchi di cui parla Greta e per il profitto dei quali si sta distruggendo l’intero pianeta. Come associazione Paea diciamo le cose di Greta da tanti anni ma la forza dirompente di questa fantastica ragazzina è uno squarcio nel velo dell’ipocrisia imperante. Il suo messaggio rivolgendosi ai delegati dell’ennesima inutile conferenza sul clima in Polonia è netto: ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci, voi avete finito le scuse e noi abbiamo finito il tempo.
E Greta azzecca un passaggio fondamentale: il potere, che ha determinato questa situazione con la complicità del consumismo e dei suoi tanti attori, non tiene conto del cambiamento che è già in atto. Persone che hanno capito che dalla politica non arriveranno i reali, profondi e necessari cambiamenti, stanno cambiando loro direttamente. E sulla spinta di quello che Greta chiama popolo, anche la politica per buona ultima sarà costretta a cambiare. Quel popolo, che per il momento è ancora molto occupato a fare shopping ma dalla cui moltitudine si stanno staccando pezzi sempre più numerosi e stanno organizzando un sistema che non ha niente a che vedere con quello fallimentare e senza futuro che impera attualmente. E quando il sistema non trova la soluzioni, bisogna cambiare il sistema.
Non è certo un caso che questo messaggio venga da una bambina, quindi giovane e donna, laddove soprattutto gli adulti e maschi danno e storicamente hanno dato prova di stupidità, ferocia e follia senza limiti. Greta fa venire prima l’azione della speranza, infatti in un suo intervento dice: “Una cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che iniziamo ad agire la speranza è ovunque. Invece di cercare la speranza, cercate l’azione e solo allora arriverà la speranza”.
Grazie Greta, sei una bellissima luce in una notte che sta diventando sempre più fonda.