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lunedì 18 giugno 2018

Elettrosmog da 5G: parte la sperimentazione, saremo tutti cavie

Dal Web

L'AgCom ha dato il via all'assegnazione delle frequenze per il 5G, il nuovo standard per la comunicazione mobile, più potente, più veloce e più impattante, quindi, sulla salute della popolazione. A nulla sono valsi gli appelli al principio di precauzione e alla prudenza: si parte con una sperimentazione di massa. L'allarme dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente.

«L’AGCOM ha approvato la delibera che norma le procedure per l’assegnazione e le regole di utilizzo delle frequenze per il 5G, aprendo di fatto a livello nazionale la strada che la sperimentazione sta inaugurando. Sono rimasti inascoltati sia il documento con il quale circa 180 scienziati e medici di 35 Paesi hanno voluto sottolineare i rischi del 5G, sia la richiesta di moratoria avanzata da ISDE a livello nazionale e internazionale»: ad affermarlo è l'associazione Isde-Medici per l'Ambiente che lancia l'allarme per questa nuova ondata attesa di radiazioni elettromagnetiche sulla popolazione.
«Nelle audizioni precedenti la stesura della delibera si legge addirittura che è stata da alcuni operatori “richiamata l’attenzione del regolatore sugli stringenti limiti alle emissioni elettromagnetiche presenti in Italia, che potrebbero porre un freno allo sviluppo degli impianti radio”, richiedendo “una revisione dell’attuale normativa” nonostante questa, sulla base di numerosissime e autorevoli evidenze scientifiche, non sia già ora assolutamente in grado di tutelare la salute umana e sia da rivedere, al contrario, in senso enormemente più restrittivo - prosegue Isde - Con le “sperimentazioni”, inizialmente 4 milioni di italiani saranno esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza, con densità espositive e frequenze sino ad ora inesplorate su così ampia scala. Dopo settembre l'operazione avrà respiro nazionale. Sottovalutare o ignorare il valore delle evidenze scientifiche disponibili non appare eticamente accettabile. Come osservato da Lorenzo Tomatis, questo “equivale ad accettare che un effetto potenzialmente dannoso di un agente ambientale può essere determinato solo a posteriori, dopo che quell’agente ha avuto tempo per causare i suoi effetti deleteri”».
«Per queste ragioni ISDE intende rinnovare la richiesta di una moratoria per l'utilizzo del 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi».

giovedì 7 giugno 2018

Conta più il ministro dell'economia o quello dell'ambiente?

Dal Web
di 

Come la nostra società sia ancora molto indietro e ben poco moderna e avanzata, lo dimostra la recente querelle relativa al rifiuto del Presidente della Repubblica di accettare Paolo Savona come ministro dell'economia proposto dall'alleanza governativa Lega-Movimento 5 Stelle. Ma come mai dare tutta questa importanza a un ministro dell'economia?

Perché non chiedersi piuttosto chi era il ministro dell’ambiente e quali erano i suoi propositi o impegni? Come se esistessero ministeri di serie A e ministeri di serie B. Purtroppo siamo ancora fermi ai soldi, più importanti di tutto; che poi arrivino da chi è per l’Europa, contro l’Europa, per gli italiani, per i tedeschi, cambia davvero poco.  Infatti mentre si discuteva sul nome di un responsabile dell’economia (ora è stato proposto Giovanni Tria), l’ambiente continua ad agonizzare, la concentrazione di CO2 in atmosfera non accenna a diminuire, i morti di inquinamento aumentano, si cementifica a più non posso ma a noi interessa lo spread, l’euro e se potremmo fare concorrenza o meno ai cinesi (cosa tra l’altro del tutto illusoria). E quindi le nostre industrie potranno ancora inquinare, produrre ancora più prodotti assolutamente superflui e conseguenti rifiuti a non finire che andranno ad aumentare la zuppa di plastica che è ormai il Mediterraneo.
Che i soldi siano la religione da seguire e i sacerdoti siano tedeschi, inglesi, americani o italiani, si recita invariabilmente la stessa messa. Una messa che mette sempre al secondo posto, dopo il guadagno, tutti gli aspetti essenziali e che ci tengono in vita. Peccato che senza quegli aspetti essenziali e vitali finirà inevitabilmente anche il tanto amato guadagno, visto che pare che Marte non sia vivibile. Ma forse chi decide che la cosiddetta economia sia più importante di tutto non ha figli e nipoti o, se li ha, se ne preoccupa assai poco, altrimenti l’ambiente sarebbe la prima preoccupazione, non l’ultima delle ultime.
Finche si guarderà al soldo, ai mercati, all’economia che deve assolutamente crescere, quando i suoi danni sono sotto gli occhi di tutti, non potrà che continuare lo sfacelo, perché sono proprio i soldi, i mercati fuori controllo, la crescita, che stanno riducendo il mondo ad una pattumiera. Ed è sempre bene ricordare che economia significa gestione della casa, non chi guadagna cosa. Ma queste sono considerazioni ancora troppo “romantiche” per essere prese sul serio. Vista la nostra poca lungimiranza le si prenderanno sul serio quando sarà inevitabilmente troppo tardi ammesso che non sia già ora troppo tardi.
Il popolo che viene tanto nominato, e quasi sempre a vanvera, è l’unico in grado di salvaguardare l’ambiente e quindi la sua vera sopravvivenza. Solo attraverso la presa di coscienza delle persone, potranno avvenire cambiamenti epocali; e interesserà assai poco dell’euro quando non avremo più acqua potabile da bere, cibo sano da mangiare e aria pulita da respirare. I soldi, i titoli, le azioni, le borse, i mercati sono carta straccia di fronte alla sovranità della natura. Infatti, se c’è qualcuno veramente sovrano è proprio la natura, provate a respirare senza ossigeno e poi ditemi chi è il solo, unico, indiscutibile Capo in questo mondo al cui cospetto i vari capetti degli umani sono zero.

sabato 2 giugno 2018

Biogas, il modello italiano aiuta l’agricoltura sostenibile

Dal Web
Gattoni (CIB): “Con Biogasfattobene e doppie colture si riducono le emissioni, si arricchiscono i terreni e si stocca nel suolo carbonio organico”

Il matrimonio italiano tra biogas e agricoltura sostenibile

(Rinnovabili.it) – Oggi è possibile rendere l’agricoltura sostenibile e il biogas due elementi co-dipendenti l’uno dall’altro. Come? Attraverso il concetto di biogasdoneright o “biogas fatto bene”. L’idea è quella di assegnare un ruolo primario alla digestione anaerobica all’interno delle attività delle aziende agricole e trasformare quest’ultime da produttori di emissioni climalteranti ad armi climatiche proattive. E come dimostrano le realtà associate al Consorzio Italiano Biogas (CIB), i benefici ottenibili vanno oltre la mera riduzione delle emissioni. Il consorzio promuove ormai da anni il Biogasfattobene® come modello sostenibile e concreto per la produzione di alimenti, foraggi ed energia: un “tutto compreso” che permette di ottenere vantaggi anche in termini di resa produttiva, con risparmi su acqua, carburanti e fertilizzanti.

E il sistema oggi fa scuola anche in Germania, uno dei più grandi mercati al mondo per il biogas assieme a Italia e Cina. Oggi, in occasione del simposio internazionale “Soil organic matter management in agriculture Assessing the potential of the 4per1000 initiative” sulla gestione della sostanza organica nei suoli agricoli, a Braunschweig, il CIB ha presentato il caso della società agricola Palazzetto di Grumello Cremonese (CR). La storia “energetica” della Palazzetto inizia nel 2009 con l’introduzione dei doppi raccolti, l’installazione di un biodigestore e il conseguente utilizzo del digestato con fertilizzante naturale. In questi anni l’azienda ha sensibilmente aumentato la produzione di mais da foraggio, che è passato dalle 65 tonnellate per ettaro di solo mais a oltre 100 tonnellate per ettaro in doppio raccolto, arrivando a coprire più del 70 per cento degli oltre 250 ettari di terreno per tutto l’anno. “I doppi raccolti, non sottraggono spazio al food indipendentemente dalla loro tipologia e dal loro contenuto amidaceo, – spiega Piero Gattoni, presidente CIB – poiché si tratta di raccolti aggiuntivi che permettono di accrescere le produzioni agrarie in modo sostenibile per rispondere ai nuovi mercati della bioeconomia”.


Impiegare il digestato contribuisce a sostenere lo svuluppo di un agricoltura sostenibile migliorando la fertilità del suolo: si favorisce lo stoccaggio del carbonio organico mentre si taglia l’apporto di chimica nei campi (antiparassitari e diserbanti). Per la Palazzetto è stato rilevato un incremento del carbonio organico nel suolo compreso tra 0,5 e 1 tonnellata per ettaro, pari a 4 tonnellate di emissioni di CO2 evitate. Queste pratiche, unite a tecniche di agricoltura di precisione e semina su sodo o con minima lavorazione, hanno comportato un aumento del 49% della resa produttiva per ettaro, permettendo di ridurre del 16 per cento i consumi di carburante per le macchine agricole e del 20 per cento l’acqua per l’irrigazione.

lunedì 28 maggio 2018

Gli esseri umani costituiscono solo lo 0,01% della vita sulla Terra, ma hanno sterminato l’83% dei mammiferi selvatici

Dal Web
Di LORENZO BRENNA
È quanto emerso da uno studio che 
ha valutato la biomassa degli 
organismi viventi e ha confermato
 ancora una volta lo spropositato
 impatto della nostra specie.
Il tasso di estinzione sta crescendo vertiginosamente, il declino è particolarmente rapido per i grandi mammiferi © Oli Scarff/Getty Images

Siamo, in termini di biomassa, una specie insignificante. I 7,6 miliardi di Homo sapiens che popolano il pianeta rappresentano infatti appena lo 0,01 per cento di tutti gli esseri viventi. Eppure il nostro impatto sulle altre forme di vita è devastante e senza precedenti, abbiamo nel corso della nostra storia gradualmente svuotato il pianeta di piante e animali selvatici per rimpiazzarli con il bestiame.

Quanto pesano gli esseri viventi

È quanto rivelato da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidato dal professor Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, e pubblicato sulla rivista Pnas. L’obiettivo della ricerca, la prima analisi completa della distribuzione della biomassa di tutti gli organismi del pianeta, inclusi i virus, era confrontare, basandosi appunto sulla massa della sostanza vivente, il peso di ogni organismo sul pianeta. I ricercatori hanno calcolato le stime della biomassa utilizzando i dati di centinaia di studi. “Spero che questo studio possa fornire alle persone una prospettiva sul ruolo dominante che l’umanità ora ricopre sulla Terra”, ha affermato Ron Milo.

Pianeta verde

Dalla ricerca sono emersi dati interessanti e poco prevedibili, i batteri ad esempio sono una forma di vita importante è costituiscono il 13 per cento degli esseri viventi. La parte del leone però la fanno le piante che rappresentano l’82 per cento degli organismi in termini di biomassa. Le creature restanti, dagli insetti ai funghi, dai pesci agli animali, costituiscono solo il 5 per cento della biomassa mondiale.

Un’ecatombe di mammiferi selvatici


Fino a poche decine di migliaia di anni fa, un battito di ciglia dal punto di vista evolutivo, il pianeta era popolato da creature colossali, come rinoceronti lanosi, uri, mammut, orsi delle caverne e bradipi giganti. In un arco di tempo relativamente breve, coinciso con l’avvento della nostra specie, questi animali si sono estinti. Da quando ha fatto la sua comparsa sul pianeta l’Homo sapiens, secondo lo studio, ha causato l’estinzione dell’83 per cento delle specie di mammiferi selvatici e della metà delle piante.

L’onnipresenza del bestiame

Mentre il numero e la varietà di specie selvatiche si sta drammaticamente assottigliando, il bestiame allevato dall’uomo è in crescita costante. Lo studio rivela infatti che il pollame oggi rappresenta il 70 per cento di tutti gli uccelli del pianeta. I numeri dei mammiferi sono ancora più desolanti: il 60 per cento è composto da bestiame, il 36 per cento da esseri umani e solo il quattro per cento da animali selvatici.

Un impatto insostenibile

La dissennata distruzione degli ecosistemi terrestri e marini ha rapidamente svuotato il pianeta della sua antica e cangiante varietà biologica. Si ritiene che circa la metà degli animali sia stata persa negli ultimi cinquanta anni. “È decisamente sorprendente il nostro sproporzionato impatto sul pianeta – ha dichiarato Milo. – Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito c’è un elefante accanto a una giraffa accanto a un rinoceronte. Ma se fosse più realistico dovrebbe raffigurare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca accanto a un pollo”.

Virus e vermi pesano più di noi

A dispetto del titolo di specie dominante che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso è davvero scarso. In termini di biomassa i virus, ad esempio, hanno un peso combinato tre volte superiore a quello degli umani, così come i vermi. I pesci pesano dodici volte di più mentre la biomassa dei funghi è duecento volte più grande.

L’importanza delle nostre scelte

Considerato l’elevato impatto della nostra specie, le nostre scelte di consumatori possono essere determinanti. “Le nostre scelte alimentari hanno un grande effetto sugli habitat di animali, piante e altri organismi – ha affermato Milo. – Spero che questo studio possa servire alle persone per rivedere la loro visione del mondo e di come consumano”.

martedì 15 maggio 2018

Lo smog si riduce anche riutilizzando le cose

Dal Web
Dal verde urbano un’altra opportunità
La guerra allo smog non si combatte solo fermando le automobili e adottando soluzioni di mobilità alternative e sostenibili. Anche il riuso dei materiali di consumo può contribuire ad abbassare le emissioni di gas serra. Solo nell’ultimo anno, ad esempio, in Italia il riutilizzo di 7 milioni di prodotti ha contribuito alla riduzione di 45mila tonnellate di gas serra e 30 tonnellate di polveri sottili. Lo rende noto un’indagine scientifica condotta con la metodologia “Life cycle assessment” da Mercatino srl, importante realtà italiana nel settore del riuso, in collaborazione con Ecoinnovazione.
 
Non solo: ridare vita a quegli oggetti ha prodotto anche un vantaggio economico stimato in 40 miliardi di euro. Più in generale, il flusso di beni riutilizzati ha permesso di recuperare negli ultimi sei anni in Italia oltre 55 milioni di oggetti, l'equivalente di 11,4 milioni di metri cubi, paragonabili a 142.532 camion che, in lunghezza, corrispondono a 2.280 chilometri; praticamente la distanza che intercorre tra Palermo e Bruxelles. “È sulla base di questi risultati incoraggianti per la nostra economia, per il territorio e per la sostenibilità, di cui tanto si parla - ha detto Sebastiano Marinaccio, presidente Mercatino Srl - che con Legambiente abbiamo già firmato i primi due protocolli d'intesa con i Comuni di Trapani ed Erice, e altri che a seguire intenderanno avviare la sperimentazione
scientifica Lca nei propri territori”.
 
Secondo Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, il settore dell’usato risponde a una precisa esigenza ambientale, ovvero la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte. “Anziché terminare la loro vita nei cassonetti, negli econcentri o in impianti di trattamento di smaltimento dei rifiuti, gli oggetti ancora in buono stato possono essere riutilizzati da altri soggetti, consentendo di soddisfare la domanda dei consumatori, abbattendo l’impatto generato dalla produzione o dal nuovo packaging e diminuendo sistematicamente il conferimento presso le isole ecologiche”.
 
Proprio questo ultimo aspetto ha condotto Legambiente ad approfondire il fenomeno: gli oltre 11 milioni di metri cubi di oggetti venduti in 6 anni da Mercatino equivalgono al volume totale di rifiuti urbani conferiti in discarica nel 2016 in Italia.
 
Dal verde urbano un’altra opportunità
 
Non solo riuso. Un ulteriore aiuto nella lotta allo smog potrebbe arrivare dal potenziamento del verde urbano. È infatti dimostrato che una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri sotti e di smog in un anno.
 
Un sogno almeno per il nostro Paese dove, con appena 31 metri quadrati di verde urbano a testa, le città non riescono a rompere l’assedio dello smog. In alcune grandi città, poi, il dato è ben al di sotto della media nazionale.
 
Ad esempio a Torino, con i suoi 22 metri quadrati e a Milano, che si ferma a quota 17,9; per non parlare di Napoli, dove i metri cubi di verde sono appena 13,6 per abitante. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti basata su dati Istat. Un’inversione di tendenza potrebbe arrivare però con il “bonus verde” introdotto con l’ultima manovra finanziaria del governo. Il bonus prevede detrazioni del 36% per la cura del verde privato quali terrazzi e giardini, anche condominiali. La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, quindi si possono recuperare fino a 1.800 euro. 
 
Si tratta di una misura importante per potenziare il polmone verde delle città aggiungendo nuove aree ai parchi e ai giardini già esistenti. Di un tale aiuto naturale per catturare una maggiore quantità di polveri sottili e ridurre il livello di smog, ne gioverebbero soprattutto i cittadini. In Europa, infatti, ogni anno si stimano in 500mila le morti causate dall’inquinamento atmosferico e chi vive nelle aree urbane, soprattutto i bambini, è più esposto a tali rischi.

giovedì 3 maggio 2018

Nel mondo del possesso, non avere niente è un'arte

Dal Web

Sembra un'eresia scrivere sulla difficile e affascinante arte di non avere niente in un'epoca dove tutto si basa sul possesso e l'accumulo di cose materiali, di titoli, di riconoscimenti.


Salvatore La Porta nel suo libro Less is more – Sull’arte di non avere niente esamina la questione facendo un interessante excursus fra letteratura e personaggi di grande levatura che in qualche modo hanno rappresentato direttamente o analizzato questa nobile arte nei loro scritti. Laddove il non avere niente non significa solo un'assenza di possesso o di proprietà, ma anche libertà assoluta da dogmi, condizionamenti e imposizioni, tutti aspetti che fanno una terribile paura all’autorità e a chi deve per forza avere irreggimentazioni, recinzioni mentali e sicurezze ma allo stesso tempo affascinano grandemente per il senso di libertà assoluta che danno.   
Si legge nel libro: «Soltanto chi ricerca la conoscenza o la bellezza per se stessa può creare qualcosa di completamente nuovo; chi ha la mente ingombra di concetti come autorità e accademia non ha spazio né coraggio per trovare strade nuove. Inoltre, spesso non ha neanche la motivazione per farlo, perché la ricerca del bello e del giusto non è fine a se stessa, ma ad acquisire un titolo di studio, una cattedra o a farsi una carriera. E per quello basta seguire il percorso indicato e ossequiare l’autorità».
Le citazioni e gli esempi sono vari come quello di Christopher McCandless  sulla cui storia è stato tratto il film Into the wilde in una lettera a un amico scrive sul cambiamento.
«C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo».
Dall’esempio di McCandless, La Porta analizza il rispetto che si nutre verso chi fa scelte giudicate estreme, quando poi a ben vedere una scelta estrema al giorno d’oggi è vivere in una città invivibile o fare un lavoro nocivo per se stessi e gli altri, privo di senso o che si odia.
«L’arte di non avere niente - si legge ancora - affascina da sempre l’essere umano, perché significa libertà, coraggio e coerenza. Tutte qualità che nella vita di un uomo sono presenti in determinate percentuali, ma che in quelle (spesso brevi) di chi è completamente dedito alla sua pratica sono presenze assolute: chi non ha il coraggio di seguirne l’esempio fino in fondo prova comunque rispetto e amore per chi ne è rapito».
Ma La Porta indica anche strade dove è possibile trovare un senso maggiore rispetto ad una vita votata all’accumulo, all’arrivismo alla competizione sfrenata.
«Potrebbe essere rilassante, allora, sfilare i canini dal collo del prossimo, dedicando le nostre energie alla ricerca di noi stessi piuttosto che all’accumulo compulsivo di ogni cosa, rendendoci conto che lo spazio della nostra esistenza è limitato, ingombro per natura, e va gestito con parsimonia. Si può rinunciare a uno stipendio più cospicuo in cambio di tempo, al prestigio di un ruolo in cambio di sincerità nei rapporti con le persone, alla sicurezza del futuro in cambio della libertà di cambiare idea. Si può persino rinunciare a ogni cosa, oppure a molto, almeno a qualcosa: l’alternativa è rinunciare a se stessi. Se diventiamo solo quel che possediamo, perdiamo irrimediabilmente la nostra umanità».
Sostanzialmente La Porta fa intervenire i cosiddetti valori e gli aspetti non monetari dell’esistenza che sono gli unici che possono mettere in crisi un sistema votato al suicidio. E fa una rivisitazione di Epicuro che non può che trovarci assolutamente d’accordo avendo trattato molto questi argomenti nei nostri scritti.
«Epicuro non desiderava altro che vivere privo di ogni cosa superflua, ricercando la verità e un piacere quieto senza lasciarsi divorare dalla malattia del possesso. La sua filosofia era un’acuta analisi della natura, capace di anticipare il pensiero scientifico, e un farmaco morale che raccomandava all’uomo di fuggire i piaceri dinamici (la gloria, il successo o la ricchezza) che, acquisiti, lasciano più insoddisfatti di prima, per dedicarsi a quelli statici: le necessità primarie, il cibo semplice, l’amicizia».
Si spinge ad esaminare argomenti tabù come quello della coerenza che ormai è praticamente una specie a rischio di estinzione e chi la pratica è considerato un povero scemo che non sa stare al modo perché per motivi insondabili non concepisce ad esempio l’approfittare e lo sfruttare gli altri.
«Se la paura è sempre paura di perdere qualcosa, allora il coraggio è la capacità di mettere in pericolo i propri averi, i propri affetti, le proprie idee per conseguire qualcosa di più importnte: la coerenza fra le proprie azioni e ciò che si ritiene giusto o desiderabile. La fine dell’asincronia».
E infine  una grande citazione di Checov.
«Io…sono arrivato al punto di poter dormire nudo per terra e divorare l’erba: Dio conceda a tutti una vita simile. Non ho bisogno di nulla e non temo nessuno, e a mio parere non c’è uomo più ricco e libero di me».
Riflessioni importanti che ci ricordano come è possibile trascendere i propri limiti, mettere in discussione le proprie convinzioni e provare una nuova dimensione, darsi nuove risposte a sempre più profonde domande arrivando fino all’essenza del proprio essere che ha ricchezza e profondità al cui confronto le ricchezze dei paperoni del mondo sono di una miseria assoluta.

lunedì 23 aprile 2018

Le Comunità degli “Energy Citizen”

Dal Web
di Gianni Girotto – Da alcuni anni si è capito che l’energia può essere prodotta non solo da grandi impianti (nucleari, a carbone, petrolio, gas, idroelettrici…) ma grazie all’avvento delle tecnologie rinnovabili, da tutta una serie di piccoli e piccolissimi impianti che funzionano grazie appunto al sole, al vento, al geotermico…etc.
Sino ad ora però queste migliaia e migliaia di impianti sono nati e cresciuti in forma “disorganizzata”.
Oggi è tempo di fare un ulteriore passo, e di organizzare queste migliaia e migliaia di soggetti in cooperative ad azionariato popolare, con voto capitario, e senza fini di lucro. Non solo, è tempo anche di dare l’opportunità a tutti coloro che, per vari motivi, non possono permettersi di costruire un impianto di loro proprietà, di avere comunque a disposizione energia proveniente da Fonte completamente rinnovabile.
Si badi bene, questa è l’ennesima “scoperta dell’acqua calda”, in quanto nei paesi del nord Europa questo modello organizzativo, già assolutamente comune, è utilizzato in migliaia di casi (leggi lo studio gratuito “La Democrazia energetica”), ed é fortemente voluto e previsto dalle Direttive Europee. In Italia viceversa siamo ancora agli inizi, ed a maggior ragione quindi è opportuno far conoscere a tutti queste nuove realtà che “chiudono il cerchio” delle rinnovabili, consentendo a tutti di avere a casa propria energia rinnovabile anche in assenza di un impianto installato nel proprio edificio.
E’ quindi possibile dire addio al vecchio fornitore e alle vecchie fonti fossili, con il vantaggio di non essere più un numero, un cliente come tanti altri, ma un socio, con un voto esattamente come tutti gli altri.
In questo video vi spieghiamo alcune cose: 
Dallo studio The Potential for Energy Citizens in the European Union – condotto dall’istituto di ricerca ambientale CE Delft per conto di Greenpeace, Federazione Europea per le Energie Rinnovabili (EREF), Friends of the Earth e REScoop.eu – emerge che, già oggi, i cittadini europei – producendo o fornendo energia in forma individuale o collettiva – hanno trasformato il mercato in molti paesi europei, contribuendo a creare un modello innovativo di gestione diretta dell’energia elettrica. E il rapporto stima che al 2050 un cittadino europeo ogni due sarà prosumer, ovvero consumerà l’energia autoprodotta con impianti rinnovabili individuali, collettivi o di piccole imprese, con il risultato che il 45% dell’energia elettrica europea proverrà dai cosiddetti “energy citizen”. Per l’Italia i numeri dicono che al 2050 2 italiani su 5 saranno “cittadini energetici”: per il 37% come individui (impianti fotovoltaici domestici), per un altro 37% in forma collettiva (cooperative energetiche), il 25% da piccole imprese e l’1% dagli Enti Locali.
L’identità delle cooperative energetiche
Le cooperative energetiche sono iniziative collettive che operano per favorire ed accelerare la transizione energetica verso un modello 100% attribuendo il dovuto peso agli impatti ambientali, economici e sociali della produzione e del consumo energetici.
In termini generali la cooperativa è una forma di aggregazione spontanea di individui che si uniscono per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni, creando una società di proprietà comune e democraticamente controllata. Declinandola in ambito energetico, oltre a questo, la cooperativa ha il potere di diventare anche un’operazione di disinvestimento dalle multinazionali fossili a favore di progetti sostenibili, decentralizzati ed etici ad azionariato popolare, incrementando la quota rinnovabile nel mix nazionale.
L’esperienza italiana
In Italia la cooperazione energetica è relativamente recente e si ispira comunque alle esperienze di successo delle storiche comunità energetiche europee – in Germania, Olanda, Belgio, Francia, Spagna – che nell’insieme aggregano centinaia di migliaia di soci in cooperative di produzione, di utenza o di entrambe.
Fatta eccezione per le cooperative dell’arco alpino che risalgono agli inizi del ‘900, uno degli esempi recenti in Italia è Retenergie, cooperativa di produzione nata nel cuneese, che dal 2008 realizza impianti rinnovabili collettivi a basso impatto ambientale e sociale. Assieme ad Avanzi, che ha promosso l’iniziativa in qualità di partner del progetto europeo RESCOOP20-20-20, e ad Energoclub Onlus, la stessa Retenergie ha contribuito a far nascere nel 2014 ènostra, la cooperativa a finalità mutualistica che dal 2016 fornisce elettricità rinnovabile, sostenibile ed etica ai propri soci. Con la fusione tra ènostra e Retenergie nascerà un’impresa di comunità che concretizzerà anche in Italia il nuovo modello di gestione del Bene Comune Energia, attraverso il coinvolgimento diretto dei soci nella sfera della produzione, del risparmio e del consumo.
I vantaggi del non essere a scopo di lucro
Non essere a finalità lucrativa non significa non fare margini bensì perseguire valori che non sono quello economico, ma quello ambientale e soprattutto quello sociale. Significa che non si margina facendo speculazioni ma attribuendo un valore equo all’energia elettrica e ai servizi a copertura del costo di produzione e di gestione. Creando un equilibrio tra interessi normalmente contrapposti (produttori vs consumatori) grazie all’unione dei due soggetti nel ruolo di prosumer si determinano ricadute positive ed economie. Si crea un circuito virtuoso tra produzione, vendita e consumo. E maggiore è il numero di soci, maggiori i benefici e le opportunità per i soci stessi.
Dall’UE novità a beneficio dei consumatori
Il 18 gennaio 2018, i parlamentari UE hanno votato e approvato i documenti di revisione delle direttive su rinnovabili e mercato elettrico volti a favorire la transizione energetica, come stabilito dal pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”. Per la prima volta sono stati riconosciuti il ruolo centrale ai consumatori e, in particolare, i diritti del prosumer e dell’active consumer. Con il nuovo quadro giuridico, a cittadini e comunità energetiche – gli “energy citizen” appunto – sarà garantita la partecipazione attiva al futuro mercato dell’energia.
Tra gli emendamenti del Parlamento UE sulla direttiva per la promozione dell’uso delle rinnovabili approvati lo scorso 17 gennaio:
(54) La partecipazione dei cittadini e delle autorità a livello locale a progetti nell’ambito delle energie rinnovabili attraverso le comunità che producono energia rinnovabile ha comportato un notevole valore aggiunto in termini di accettazione delle energie rinnovabili a livello locale e l’accesso a capitali privati aggiuntivi, il che si traduce in investimenti a livello locale, in maggiori possibilità di scelta per i consumatori e in una maggiore partecipazione dei cittadini alla transizione energetica, in particolare incoraggiando la partecipazione delle famiglie che potrebbero altrimenti vedersi escluse, in un miglioramento dell’efficienza energetica a livello domestico e in un contributo alla lotta contro la povertà energetica grazie ai tagli ai consumi e alle tariffe di fornitura. Questo coinvolgimento a livello locale sarà tanto più importante in un contesto caratterizzato dall’aumento della capacità di energia rinnovabile in futuro.
Il nuovo quadro normativo in via di definizione getterà basi più solide a favore delle tariffe “demand response”, della vendita di energia tra pari, del “virtual net metering”, ovvero la possibilità di sottrarre dalla propria bolletta, l’energia prodotta dagli impianti situati lontano dalla propria casa) e altre soluzioni innovative a vantaggio del consumatore finale, ma anche della rete e della riduzione degli sprechi.
Le comunità energetiche: cuore e motore della transizione
I numeri parlano chiaro: nel 2017 l’85% della nuova potenza elettrica installata a livello europeo riguarda sistemi rinnovabili. In Italia lo scorso anno sono stati investiti 2,5 miliardi di dollari, con un incremento del 15% rispetto all’anno prima.
Se mettiamo insieme tutti i pezzi risulta chiaro che il modello energetico sta davvero cambiando e in Italia le comunità energetiche saranno sempre più protagoniste. Saranno il cuore e il motore di questa transizione.