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giovedì 19 luglio 2018

COCA COLA, PEPSI E LA POLITICA DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Dal Web
In una democrazia, bandire prodotti e attivita’ dannose e’ un’espressione della liberta’ e dei diritti dei cittadini. La messa al bando protegge i cittadini dai rischi per la salute e per l’ambiente. E’ per questo che il fumo è stato vietato nei luoghi pubblici. E’ per questo che le sostanze dannose per l’ozono sono state proibite dal Protocollo di Montreal. E’ per questo che la Convenzione di Basilea ha bandito il commercio di rifiuti tossici e pericolosi.
La Coca Cola e la Pepsi sono entrate senza dubbio a far parte del gruppo dei prodotti tossici e dannosi che e’ necessario bandire per proteggere la salute dei cittadini e per proteggere l’ambiente. Il 22 agosto la campagna “Coca Cola e Pepsi lasciate l’India” ha intensificato l’attività per bandire Coca Cola e Pepsi con una giornata di azioni per “bandire Coca Cola e Pepsi”. Il Kerala ha bandito le coca cole. Il Karnataka, il Madhya Pradesh, il Gujarat, il Rajastan hanno vietato le bevande analcoliche dalle istituzioni educative e dalle mense del governo. E “zone libere da Coca Cola e Pepsi” si stanno diffondendo in tutto il Paese.
Rubare l’acqua, creare sete.
Ci sono serie ragioni ambientali e umanitarie per vietare la produzione di bevande analcoliche in India. Ogni stabilimento di Coca Cola e Pepsi estrae 1-2 milioni di litri d’acqua al giorno. Se ogni stabilimento estrae 1-2 milioni di litri d’acqua al giorno e ci sono 90 stabilimenti, l’estrazione giornaliera va dai 90 ai 180 milioni di litri. Questo potrebbe soddisfare il fabbisogno giornaliero di acqua potabile di milioni di persone. Ogni litro di queste bevande distrugge ed inquina 10 litri d’acqua. E si e’ scoperto che le acque di scolo così prodotte contengono alti livelli di cadmio e piombo (Pollution Control Board, Kerala, Hazard Centre).
Una prolungata esposizione al cadmio puo’ potenzialmente avere effetti quali disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il piombo colpisce il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il sistema cardio-vascolare. Le donne di un piccolo villaggio del Kerala sono riuscite a far chiudere uno stabilimento della Coca Cola. “Quando bevete una coca, bevete il sangue della gente”, ha detto Mylamma, la donna che ha dato inizio al movimento contro la Coca Cola a Plachimada. Lo stabilimento della Coca Cola di Plachimada nel marzo 2002 ricevette una commessa per la produzione di 1.224.000 bottiglie di prodotti Coca Cola al giorno e ricevette dal panchayat una licenza condizionata per installare una pompa a motore per l’acqua. Ad ogni modo, la compagnia comincio’ ad estrarre illegalmente milioni di litri di acqua pulita. Secondo la gente del posto, la Coca Cola estraeva 1,5 milioni di litri d’acqua al giorno. Il livello dell’acqua comincio’ a calare, passando da 150 a 500 piedi sotto la superficie terrestre. Membri delle tribu’ e contadini si lamentarono che i depositi e le scorte d’acqua risentivano negativamente dell’installazione indiscriminata di pozzi per lo sfruttamento delle falde freatiche, con gravi conseguenze per le coltivazioni. I pozzi minacciavano anche le fonti tradizionali di acqua potabile, gli stagni, i serbatoi, i fiumi e i canali navigabili. Quando la compagnia non riusci’ a soddisfare la richiesta di informazioni dettagliate da parte del panchayat, fu notificato un avviso che la invitava a provare il proprio diritto, e la licenza fu cancellata. La Coca Cola cerco’ invano di corrompere il presidente del panchayat, A. Krishnan, con 300 milioni di rupie.
La Coca Cola non solo rubava l’acqua della comunita’ locale, ma inquinava anche quella che non prendeva. La compagnia depositava materiali di scarto all’esterno dello stabilimento, materiali che durante la stagione delle piogge si propagavano nelle risaie, nei canali e nei pozzi, causando gravi rischi per la salute. In seguito a questo scarico, 260 pozzi creati dalle autorita’ pubbliche per l’approvvigionamento di acqua potabile e per l’agricoltura si sono prosciugati. La Coca Cola inoltre pompava le acque di scarico nei pozzi asciutti all’interno della proprietà della compagnia. Nel 2003 l’ufficiale medico del distretto informo’ la gente di Plachimada che la loro acqua non era adatta ad essere bevuta. Le donne, che gia’ sapevano che la loro acqua era tossica, dovevano fare chilometri per procurarsi l’acqua. La Coca Cola aveva provocato una carenza idrica in una regione ricca d’acqua scaricando acque di scolo contenenti grandi quantita’ di piombo, cromo e cadmio.
Le donne di Plachimada non avevano intenzione di permettere di questa pirateria idrica. Nel 2002 cominciarono un dharna (sit-in) ai cancelli della Coca Cola. Per festeggiare il primo anniversario della loro agitazione mi unii a loro nella Giornata della Terra del 2003. Il 21 settembre 2003 una grossa manifestazione consegno’ un ultimatum alla Coca Cola. E nel gennaio 2004 la Conferenza Mondiale per l’Acqua porto’ attivisti globali a Plachimada per sostenere gli attivisti locali. Un movimento iniziato da donne adhivasi locali aveva messo in moto un’ondata di energia a loro sostegno a livello nazionale e globale.
Oggi lo stabilimento e’ chiuso e movimenti sono iniziati in altri stabilimenti.
I giganti della Coca Cola stanno aggravando la crisi idrica gia’ conosciuta dalle popolazioni delle aree rurali.
Ci sono un solo criterio e una sola misura nel problema dell’uso dell’acqua: il diritto fondamentale di ogni uomo ad acqua pulita, sana e adeguata non puo’ essere violato. E la Coca Cola e la Pepsi stanno violando questo diritto. E’ per questo che la loro estrazione di milioni di litri d’acqua dev’essere vietata. Nel caso di Plachimada l’Alta Corte del Kerala aveva stabilito “che le falde sotterranee appartengono alla popolazione. Lo Stato e le sue istituzioni dovrebbero fungere da amministratori di questo grande bene. Lo Stato ha il dovere di proteggere le falde da un eccessivo sfruttamento e l’inattivita’ dello Stato a questo proposito equivale ad una violazione del diritto della gente alla vita, garantito dall’art. 21 della Costituzione dell’India. Le falde freatiche, sotto la terra dell’imputato, non gli appartengono.
Le falde appartengono al pubblico e il secondo imputato non ha nessun diritto di reclamare una forte partecipazione e il Governo non ha il potere per permettere ad un privato di estrarre una tale quantita’ di acque sotterranee, che sono una proprieta’ che gli e’ stata affidata.
Questo principio dell’acqua come un bene pubblico e’ cio’ che ha condotto al divieto di estrazione dell’acqua a Plachimada. E’ il principio che il 20 gennaio 2005 ha portato le comunita’ locali in 55 stabilimenti di Coca Cola e Pepsi per notificare alle aziende che stavano rubando una risorsa comune.
Rubare la salute, creare malattia.
La lotta contro la Coca Cola e’ anche una lotta per la salute. Residui di pesticidi sono stati trovati nella Coca Cola e nella Pepsi. Comunque le bevande analcoliche sono pericolose anche senza pesticidi. Le bevande analcoliche non hanno nessun valore nutrizionale in confronto alle nostre bevande locali, quali nimbu pani, lassi, panna, sattu. Con le loro campagne pubblicitarie aggressive i giganti delle bevande analcoliche sono riusciti a far vergognare i giovani indiani della nostra cultura gastronomica locale, nonostante i suoi valori nutrizionali e la sua sicurezza.
Hanno monopolizzato il mercato della sete, acquistando compagnie locali come Parle e ……………….. bevande fredde locali fatte in casa o col lavoro a domicilio. Ma cio’ che vendono Coca Cola e Pepsi e’ una brodaglia colorata tossica, con valori anti-nutritivi.
Il Ministro della Salute indiano ha chiesto alle star del cinema di non sostenere Coca Cola e Pepsi per via dei rischi rappresentati dallo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche, implicate nelle epidemie di obesita’ e diabete tra i bambini.
Marion Nestle ha definito le bevande analcoliche delle “porcherie”, ricche di calorie ma poco nutrienti. Il Centro per la Scienza e l’Ambiente nell’Interesse Pubblico ha definito le bevande analcoliche “caramelle liquide”. Una lattina da 12 once contiene 1,5 once di zucchero.
I giganti delle bevande analcoliche si stanno orientando sempre di piu’ sullo Sciroppo di Grano ad Alta Concentrazione di Fruttosio (High Fructose Corn Syrup, HFCS). Il Ministero della Salute non ha ancora affrontato la questione dei rischi per la salute dell’HFCS e dei rischi per la salute dei cibi geneticamente modificati se il grano utilizzato fosse grano geneticamente modificato. Se il Governo vuole che i cittadini usino dolcificanti sicuri dovrebbe bandire l’HFCS ed incoraggiare i produttori di zucchero di canna in India a passare all’agricoltura organica. Il Governo Centrale sta chiaramente fallendo nel proteggere la salute dei cittadini indiani.
La composizione nutritiva delle bevande analcoliche per dosi di 12 once in confronto al succo d’arancia o al latte magro.
______________Coca Cola___Pepsi_____Succo d’arancia____Latte magro
% calorie_______154_______160___________168______________153
Zucchero_________40________40____________40_______________18
Vit. A, UI________0_________0___________291______________750
Vit C, mg_________0_________0___________146________________3
Acido folico, mg__0_________0___________164_______________18
Calcio, mg________0_________0____________33______________450
Potassio, mg______0_________0___________711______________352
Magnesio, mg______0_________0____________36_______________51
Fosfato, mg______54_________55___________60______________353
Fonte: Marion Nestle, politiche alimentari.
Lo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche non e’ zucchero naturale, saccarosio, bensi’ HCFS. Gli stabilimenti per la produzione dello sciroppo di grano hanno cominciato ad essere impiantati in India, e se non vengono stabilite delle regole rigide la dieta indiana potrebbe prendere la via di quella statunitense, dove lo sciroppo di grano ad alta concentrazione di fruttosio provoca resistenza all’insulina. A differenza del saccarosio, il fruttosio non passa attraverso alcune fasi critiche intermedie di collasso, ma viene deviato verso il fegato, dove imita la capacita’ dell’insulina di far rilasciare al fegato acidi grassi nel sangue. Degli studi hanno scoperto che le diete a base di fruttosio contengono il 31% in piu’ di trigliceridi rispetto alle diete a base di saccarosio. Il fruttosio inoltre riduce il tasso di ossidazione degli acidi grassi. P.A. Mayes, uno scienziato dell’universita’ di Londra, e’ giunto alla conclusione che l’assunzione prolungata di fruttosio provoca un adattamento dell’enzima che aumenta la lipogenesi, la formazione del grasso, e la formazione di VLDL (colesterolo cattivo), che conducono a trigliceridemia (eccesso di trigliceridi nel sangue), ridotta tolleranza al glucosio, e iperinsulinemia (eccesso di insulina nel sangue). Gli scienziato dell’Universita’ della California a Berkley hanno anche confermato che un consumo eccessivo di fruttosio stava deviando la dieta americana verso cambiamenti metabolici che inducono all’accumulo di grasso.
L’India non puo’ affrontare gli elevati costi sanitari di una dieta a base di fruttosio, che ha anche altri costi nutrizionali come effetti collaterali. Quando il grano viene utilizzato per produrre sciroppo ad alta concentrazione di fruttosio, ai poveri viene negato un elemento nutritivo basilare. Il 30% del grano viene gia’ utilizzato per produrre materia grezza per la produzione industriale di cibo per il bestiame e fruttosio e non viene usato come alimento per l’uomo. Inoltre, la sostituzione di dolcificanti piu’ sani derivati dallo zucchero di canna, come il gur e il khandsari, derubano i contadini di guadagni e mezzi di sostentamento. L’impatto dei prodotti della cola sulla catena alimentare e sull’economia e’ pertanto molto ampio e non finisce con la bottiglia.
Ad ogni modo, quello che c’e’ nella bottiglia non va bene per una dieta sana. E’ risaputo che il consumo di bevande analcoliche contribuisce a rovinare i denti, e gli adolescenti che consumano bevande analcoliche mostrano un rischio di fratture ossee 3-4 volte superiore rispetto a quelli che non ne bevono. Le bevande analcoliche stanno diventando la maggiore fonte di caffeina nelle diete dei bambini, visto che ogni lattina da 33 cl contiene circa 45 mg di caffeina.
E ci sono altri ingredienti nella brodaglia tossica, un composto antigelo – etilenglicole per ridurre la temperatura di congelamento, acido fosforico per dargli un po’ di mordente.
La gente consuma 4 kg di prodotti chimici a testa all’anno, sulla base di 20,6 milioni di tonnellate di prodotti chimici sotto forma di coloranti artificiali, aromi, ecc. (Prashant Bhushan, “Soft drinks – a toxic brew”). Pertanto non e’ solo dei pesticidi che dovremmo preoccuparci, ma delle miscele tossiche da cui i giganti della cola stanno rendendo dipendenti i nostri figli.
L’altra violazione commessa da Coca Cola e Pepsi e’ la violazione del diritto alla salute. L’acido fosforico e il diossido di carbonio rendono le bevande analcoliche fortemente acide, il che spiega come mai siano efficaci come detergenti per il bagno. Non approveremmo mai che i nostri figli bevessero detergente per il bagno, tuttavia le bevande analcoliche, che hanno le stesse proprieta’ acide, vengono vendute liberamente.
E’ a causa di questi rischi che negli Stati Uniti le scuole hanno vietato le bevande analcoliche. E’ a causa di questi rischi che 10.000 scuole e college indiani si sono dichiarati “zone libere da Coca Cola e Pepsi”. E’ a causa di questi rischi che il Governo del Kerala ha bandito le Cole. E’ a causa di questi rischi che la mensa del Parlamento Indiano non serve Coca Cola e Pepsi. Ed e’ a causa di questi rischi che i rappresentanti della Pepsi hanno ammesso che le loro bevande non sono sicure per i bambini.
Tuttavia, il Governo dell’Unione sta esitando sotto la pressione delle aziende e degli Stati Uniti. Il Ministero della Salute dell’Unione ha messo in discussione uno studio del Centro per la Scienza e l’Ambiente sui residui di pesticidi in Coca Cola e Pepsi, citando testualmente uno studio commissionato dalla Coca Cola. Chiaramente la salute dei cittadini non puo’ essere messa nelle mani di un Governo che fissa degli standard arbitrari che garantiscono a Coca Cola e Pepsi la sicurezza per fare profitti enormi, ma che non garantiscono la sicurezza per la salute dei cittadini.
Il Ministero della Salute ha annunciato che entro gennaio 2007 avra’ degli standard di sicurezza idonei per Coca Cola e Pepsi. Tuttavia Coca Cola e Pepsi non diventeranno sicure dopo il gennaio 2007. Ci sono due motivi per cui dipendere solo dalla fissazione di uno standard non e’ affidabile per garantire che i cittadini ricevano prodotti sicuri e salutari. In primo luogo, le decisioni centralizzate del Governo possono essere facilmente influenzate dagli interessi aziendali, come abbiamo visto nella risposta del Governo al dibattito in Parlamento. C’e’ una scienza aziendale e c’e’ una scienza pubblica. In un’epoca in cui sono le aziende a dettar legge, governerà la legge societaria.
In secondo luogo, per loro natura gli standard sono riduttivi. Verranno fissati gli standard per i residui di pesticidi basandosi solo sui livelli permessi per ingredienti quali acqua e zucchero, senza badare agli effetti dannosi del prodotto sulla salute della gente e sull’ambiente. Abbiamo bisogno di una sicurezza alimentare olistica, non di standard per una pseudo – sicurezza riduttivi e manipolati che proteggono le corporazioni e non la gente. Le osservazioni dello stesso Ministro della Salute chiariscono che “standard di sicurezza riduttivi non rendono sicure Coca Cola e Pepsi”. Mentre dichiarava che i residui di pesticidi erano “entro i limiti di sicurezza” nelle bottiglie testate a Myson e Gujarat, affermava anche che le cola sono porcherie e non erano sicure per la salute. La sicurezza e’ piu’ di uno standard per residui di pesticidi. E, come abbiamo visto, differenti laboratori danno risultati differenti.
Vietare o meno Coca Cola e Pepsi non puo’ e non dovrebbe dipendere solamente da se un particolare laboratorio non trova particolari livelli di residui di particolari pesticidi oltre i limiti permessi nelle bevande analcoliche. I problemi dovuti alla creazione da parte di Coca Cola e Pepsi di una crisi idrica e di una crisi sanitaria sono separatamente ragioni sufficienti per vietarle. Prese insieme, rendono il divieto imperativo. Sono crimini contro la natura e le persone. I crimini vengono determinati dal loro impatto, non dallo “standard” degli strumenti usati per commettere un crimine. Coca Cola e Pepsi sono impegnate a devastare le risorse idriche della terra e stanno lentamente avvelenando i nostri figli. E non c’e’ uno standard sicuro per la devastazione. Nessuno “standard sicuro” per un lento omicidio. E’ per questo che dobbiamo bandirle dalle nostre vite con azioni da liberi e sovrani cittadini di un’India libera e sovrana.
Un discorso di un Ministro influenzato dai giganti della Cola non li scagiona, come hanno affermato. Devono essere i liberi cittadini indiani a scagionarli. E le popolazioni indiane non hanno scagionato la Coca Cola e la Pepsi. Dobbiamo costruire sull’esempio fornito da Plachimada e dal Kerala per liberare l’India da Coca Cola e Pepsi per proteggere le nostre falde e la salute delle generazioni future.
Dobbiamo resistere ad ogni tentativo di togliere a cittadini e stati i diritti costituzionali di prendere decisioni circa la sicurezza del nostro cibo, come propone il Food Safety Act 2006. 

giovedì 12 luglio 2018

Gli aerei ci soffocheranno

Dal Web

Ogni giorno più di centomila aerei si alzano in volo inquinando i cieli e l'impatto inquinante contribuisce attivamente al cambiamento climatico. Un altro tassello di un sistema che "non tiene più".

di Antonella Litta 
Il trasporto aereo è la forma di mobilità che più incide sul cambiamento climatico ed ha un impatto negativo sull’ambiente, gli ecosistemi e la salute umana.
Negli ultimi decenni, il traffico aereo ha registrato infatti una fase di crescita pressoché costante soprattutto per quanto riguarda il settore del  trasporto merci e quello dei voli low cost, solitamente legato al turismo definito anche “ mordi e fuggi” determinando così un incremento importante del suo impatto negativo sull’ambiente, soprattutto in termini di inquinamento atmosferico ed acustico.
Ogni giorno più di centomila aerei si alzano in volo inquinando i cieli.
Purtroppo, il trasporto aereo, colpevolmente e raramente, viene incluso tra i settori nei quali intervenire per ridurre l'inquinamento atmosferico e contrastare il cambiamento climatico,come purtroppo si è finora registrato nelle varie conferenze internazionali sul clima.
Sarebbe giusto e necessario invece includere azioni e interventi di riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo nei piani di miglioramento della qualità dell'aria soprattutto nelle grandi città dove invece è solo il traffico su gomma che viene di tanto in tanto bloccato a seconda dei livelli di particolato-PM (Particulate Matter) rilevati nell’aria.
Solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in aereo, mentre le drammatiche conseguenze del surriscaldamento climatico, derivanti anche dal trasporto aereo, ricadono sull’intera umanità in termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti climatici così gravi che determinano distruzioni e carestie in aree sempre più estese del pianeta e incrementano il fenomeno forzato delle migrazioni soprattutto dal continente africano ed asiatico.
Secondo la tesi dei maggiori studiosi e delle più prestigiose istituzioni internazionali entro il 2050 si raggiungeranno tra i 200 e i 250 milioni di profughi per cause ambientali.
Il problema in cifre
Già nel 1999 gli scienziati dell’ IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change- Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) raccomandavano : “Disincentivare l’uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione”.
Nel rapporto dell’European Aviation Environmental- EAE  del 2016 si legge che in Europa il numero di voli è aumentato del 80% tra il 1990 e il 2014, ed è prevista la crescita di un ulteriore 45% tra il 2014 e il 2035 nella sola Europa. A  livello mondiale, la International Air Transport Association-IATA prevede per il 2035 il raddoppio del numero dei passeggeri, da quest’ultimo dato si può quindi ragionevolmente prevedere che a livello mondiale nel 2035, rispetto al 2014, raddoppieranno anche  i quantitativi di  emissioni di  CO2 e di NOx che sono proporzionali al combustibile bruciato e quindi all’incremento del traffico aereo.
Eurocontrol, un'organizzazione cui partecipano attualmente 41 Stati europei, stima che nel 2025 il settore aereo arriverà a produrre  a livello mondiale tra gli 1,2 e gli 1,4 miliardi di tonnellate di CO2 (per ogni tonnellata di carburante combusto si producono circa 3,16 tonnellate di CO2).
Tutto questo mentre una ricerca dell’università inglese Warwick Business School ha mostrato che tra il 2007 e il 2014 nessuna delle più note ed importanti compagnie aeree mondiali, tranne qualche raro caso, ha provveduto a mettere in atto interventi e strategie volte ridurre le proprie emissioni.
Le emissioni ad alta e bassa quota
Le emissioni di inquinanti da trasporto aereo sono in dipendenza del numero di movimenti aerei giornalieri, del tipo di motori, del peso degli aeromobili e del tragitto, e la loro dispersione è dipendente da una serie di variabili meteorologiche a cominciare dalla presenza dei venti, dalla loro forza e direzione.
Queste emissioni, costituite da gas e polveri (PM - Particulate Matter), alterano la concentrazione dei gas serra naturali, a cominciare dall'anidride carbonica (CO2), l'ozono (O3) e il metano (CH4).
Le emissioni prodotte dai motori degli aerei, alimentati con il cherosene (una miscela composta da diversi tipi di idrocarburi), sono generalmente simili per composizione a quelle generate dalla combustione di altri carburanti fossili (produzione di gas e particolato-Particular Matter) ma contribuiscono fortemente all'effetto serra perché sono rilasciate direttamente nell'atmosfera nella parte più alta della troposfera e in quella più bassa della stratosfera, e per questo risultano ancora più dannose per il clima.
Ad  alta quota  sebbene la combustione avvenga con maggiore efficienza c’è da evidenziare che vengono emessi vapore acqueo, UHC (Idrocarburi incombusti - Unburned HydroCarbons)  e Particolato-PM in aree dove solitamente non arriva l’inquinamento prodotto a livello terrestre. 
La presenza di particolato favorisce poi, in determinate condizioni atmosferiche, la formazione di scie di condensazione e l’aumento degli addensamenti di nubi contribuendo anche in questa maniera, al surriscaldamento climatico.
Questo particolato, considerate le dimensioni dell’ordine del micron e submicron (particolato fine e iperfine), staziona in alta quota per lunghi periodi insieme all’aerosol costituito dagli idrocarburi incombusti.
Contrariamente a quanto avviene per l’inquinamento liquido e solido (PM e UHC) prodotto a bassa quota, che è periodicamente dilavato dalla pioggia, quello d’alta quota è solo soggetto alla forza di gravità; conseguentemente c’è un accumulo di particolato, costituito prevalentemente da particelle carboniose, che oltre a favorire la formazione di cirri, influenza fortemente, anche in questa maniera il clima e favorisce  il surriscaldamento climatico.
A bassa quota  in genere la combustione avviene con minore efficienza e le percentuali delle emissioni di CO e UHC sono più elevate.
Danni alla vegetazione e agli ecosistemi
Il  particolato-PM rilasciato delle emissioni aeree ha anche un'azione climalterante contribuendo al surriscaldamento climatico e provoca danno agli ecosistemi.
Il PM non è un singolo inquinante ma una miscela di inquinanti eterogenei differenti per origine, misura e composizione chimica. Gli effetti della deposizione di PM sulla vegetazione e sui terreni dipendono dalla sua composizione chimica e possono produrre effetti sia diretti che indiretti sull'ecosistema coinvolto. La risposta dell'ecosistema agli inquinanti è in funzione diretta del livello della sua sensibilità e capacità di sfruttare al meglio il cambiamento provocato dalla presenza del PM. Il PM con più grande impatto sull'ambiente  è  quello che contiene soprattutto nitrati e solfati poiché depositandosi sul suolo altera la disponibilità e quindi l'assunzione di nutrienti e di fatto crea una condizione di squilibrio dell'ecosistema e quindi della biodiversità che si ripercuote anche sulla catena alimentare (processi di eutrofizzazione). I danni sulla crescita delle piante sono prodotti dall'acidificazione di cui sono responsabili i biossidi di zolfo (SO2), chiamati anche anidridi solforose, che reagendo con l'acqua si trasformano in acido solforico dando luogo al fenomeno delle piogge acide (arresto della crescita e defogliazione della vegetazione) come anche  l'ossido di azoto (NO) che trasformandosi in acido nitrico e' corresponsabile delle piogge acide.
Altri danni sono dovuti alla deposizione diretta del PM su foglie, ramoscelli e tronchi delle piante e della vegetazione che formano un ostacolo al passaggio della luce, riducendo così la fotosintesi del sistema vegetale e aumentandone la suscettibilità ad agenti patogeni.
Esemplificativa del danno prodotto dagli inquinanti presenti nelle emissioni degli aerei a vegetazione e fauna è la vicenda che nel 2014 ha visto la condanna, dopo 15 anni e tre gradi di giudizio in Cassazione, del Ministero delle Infrastrutture che è stato condannato al pagamento di circa 8 milioni di euro per la devastazione ambientale provocata dal decollo degli aerei in una  area di  circa 400 ettari denominata  la Brughiera del Dosso, prossima al sedime aeroportuale di Malpensa-Milano sulla rotta di decollo degli aerei dalle due piste (35R e 35L).
Gli studi scientifici sulla salute umana
La letteratura scientifica e gli studi sul cambiamento climatico, sull'impatto ambientale e sui danni alla salute derivanti dal trasporto aereo sono disponibili ormai da diversi decenni e, in larga misura, evidenziano per la salute umana una stretta sinergia tra gli effetti generati dall'inquinamento dell’aria e dall’inquinamento acustico. 
Questi effetti, determinati dal trasporto aereo e da altre fonti di inquinamento, incrementano le malattie cardiovascolari, respiratorie, cronico-degenerative, immunologiche, metaboliche, neuroendocrine e neoplastiche e i disturbi neurocomportamentali.
Si deve tener presente inoltre che l'inquinamento prodotto dal traffico aereo si va a sommare a quello prodotto da altre fonti di inquinamento, esponendo in particolare i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza,  e così l’embrione e  il feto, al cosiddetto "effetto cocktail" che consiste nell’amplificazione e nella sinergia dell'azione patogena dei singoli inquinanti.
Questi elementi, anche a causa delle loro dimensioni microscopiche, superano con facilità tutte le barriere biologiche dell'organismo umano e interagiscono negativamente con l'epigenoma (il software del DNA), favorendo così tutte quelle malattie che stiamo osservando in grande aumento, nell’infanzia e nell’età adulta, in tutto il mondo e che potrebbero anche essere trasmesse alle future generazioni, attraverso alterazioni epigenomiche dei gameti.
È chiaro quindi che è assolutamente necessario ridurre l'esposizione a tutti gli inquinanti e quindi anche a quelli prodotti dal trasporto aereo.
Silenzio e  rumore da trasporto aereo
Il trasporto aereo è un fattore rilevante anche di inquinamento acustico. Questa particolare forma di inquinamento, in sinergia anche con l’inquinamento dell’aria, è associata con sempre maggiori evidenze soprattutto a malattie cardiovascolari, respiratorie e disturbi della sfera psichica e cognitiva.
Gli studi scientifici rilevano anche, nelle comunità che vivono vicino agli aeroporti, disturbi dell'apprendimento e dell'attenzione nei bambini, e una netta riduzione della qualità della vita per compromissione del riposo notturno a causa delle operazioni aeroportuali svolte anche durante la notte.
L'esperienza del silenzio interiore e di quello dei luoghi è una esperienza di grande importanza  nella formazione culturale e spirituale di ogni persona oltre che il substrato per il  loro benessere psico-fisico.
Per i credenti poi, di molte tradizioni spirituali, è anche il luogo nel quale Dio parla (“Il silenzio prepara ed accompagna l’incontro con Dio”, Papa Francesco nell’udienza generale di mercoledì 15  novembre 2017).
Le nostre città, i nostri ambienti, i nostri modi di vita sono diventati invece sempre più rumorosi e fonte di continua distrazione.
Soprattutto nelle grandi città e in quelle vicine ad autostrade ed aeroporti, si vive immersi  costantemente nel rumore e ancor prima di nascere.
Nel 2015, la review Health Effects of Noise Exposure in Children ( Curr Environ Health Rep.  2015 Jun;2(2):171-8.)  sugli effetti sulla salute generati dell'esposizione al rumore nei bambini ha confermato quanto già riportato in precedenza e in linea con i risultati della letteratura internazionale ovvero una relazione tra l'esposizione al rumore e l'iperattività nei bambini e la  correlazione, in altri, tra l'esposizione materno-fetale al rumore e il basso peso alla nascita e le nascite pretermine.
I bambini, i ragazzi che vivono e studiano nei pressi di aeroporti hanno disturbi dell'apprendimento e difficoltà di concentrazione, e questo rappresenta uno svantaggio  difficilmente  poi recuperabile per la loro formazione scolastica.
Nello studio  Ranch “Exposure-Effect Relations between Aircraft and Road Traffic Noise Exposure at School and Reading Comprehension The RANCH (Road Traffic & Aircraft Noise & Children's Cognition & Health) Project”, pubblicato nel 2006 sull’American Journal of Epimemiology, sono stati analizzati gli effetti del rumore prodotto dal traffico automobilistico e dal traffico aereo sullo sviluppo cognitivo dei bambini.
Oltre 2.800 bambini dai 9 ai 10 anni di età frequentanti 89 scuole situate in prossimità di tre importanti aeroporti europei (Schiphol in Olanda, Barajas in Spagna e Heathrow in Inghilterra) sono stati coinvolti nello studio.
I ricercatori hanno misurato i livelli di inquinamento acustico e li hanno rapportati ai risultati di una serie di test cognitivi sottoposti ai bambini. Analizzando i dati, si è rilevato che l'esposizione all'inquinamento acustico pregiudica la capacità di leggere correttamente. L'esposizione al rumore da traffico automobilistico non sembra avere un effetto altrettanto significativo sulla capacità di leggere ma è risultato dannoso nei confronti della memoria. Un'esposizione a livelli elevati di entrambi i tipi di inquinamento acustico è stata associata ad una peggiore qualità della vita per i bambini e ad un netto aumento dello stress.
Gli autori dello studio concludono il loro lavoro affermando che le scuole situate nei pressi di aeroporti non sono ambienti salutari ne’ adatti all'educazione e alla crescita dei bambini.
Ulteriori e  successivi studi su questa particolare classe di età di popolazione confermano i risultati dello studio Ranch.
Dobbiamo poi ricordare che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che scuole ed asili siano costruiti lontano dagli aeroporti.
Il Parlamento europeo richiama costantemente i Paesi membri circa la necessità di ridurre l’inquinamento acustico per le popolazioni e di definire limiti di esposizione al rumore che siano gli stessi a livello comunitario.
Nel 2014 in Europa 140 organizzazioni di cittadini hanno firmato e sostenuto la petizione “ Taming aviation” al Parlamento europeo perché siano vietati i voli  aerei notturni come misura minima a protezione della salute ( http://www.tamingaviation.eu/index.php?id=1&L=4).
Conclusioni
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell'acqua e all'inquinamento del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette.
Sempre secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il 92% della popolazione nel mondo respira aria inquinata.
Il traffico aereo contribuisce in maniera sempre più veloce e rilevante all’inquinamento dell’aria e quindi al cambiamento climatico, ed è ascrivibile tra le più importanti fonti di inquinamento ambientale e danno alla salute.
Avere la consapevolezza che il traffico aereo rappresenta un fattore di rischio innegabile e un danno per la salute e l'ambiente, ci deve far assumere la responsabilità di studiarne e monitorarne costantemente gli effetti.
Se vogliamo contrastare realmente i cambiamenti climatici dobbiamo confrontarci quindi con forza e chiarezza con le Istituzioni preposte perché siano adottati il prima possibile programmi e politiche di controllo e riduzione anche di questo tipo di mobilità  così fortemente inquinante. 

Antonella Litta
Medico di medicina generale, specialista in Reumatologia. Referente nazionale e coordinatrice del gruppo di studio sul tema : “ Il traffico aereo come fattore d’inquinamento ambientale e danno alla salute” per l’Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde

lunedì 2 luglio 2018

Sta per salpare la macchina per pulire gli oceani dalla plastica di Boyan Slat

DalWeb

Si chiama Ocean CleanUp Array, la straordinaria invenzione dell’allora 18enne BoyanSlat. Un’idea partita come un sogno dall’acuta mente del giovane, che ha ideato un dispositivo in grado di catturare milioni di tonnellate di rifiuti in appena 5 anni.

Aveva solo 19 anni quando capì che voleva e poteva ripulire gli oceani dalla plastica grazie a una sua rivoluzionaria idea. Il giovane Boyan Slat ci ha creduto fin dall’inizio. Oggi, a 5 anni di distanza, il suo Ocean Array Cleanup è pronto a rimuovere i rifiuti plastici che vagano nei mari di tutto il mondo.

Nonostante i dubbi iniziali sul progetto, l’idea di Boyan si è rivelata vincente e dopo uno studio di fattibilità di due anni, tra qualche settimana il suo sistema di raccolta dei rifiuti salperà da San Francisco diretto verso il Great Pacific Garbage Patch, a metà strada tra la California e le Hawaii.

Saranno necessarie circa tre settimane per raggiungere l’isola di plastica e il sistema dovrebbe essere operativo entro la fine dell’estate.

Si tratterà di un test, secondo il sito Ocean Cleanup, che cercherà di osservarne il funzionamento sul campo e rilevare eventuali problemi prima che altri boomer vengano spediti nei prossimi anni nei mari del mondo. Ciò accadrà nel 2020.

“Dopo i necessari perfezionamenti del nostro progetto attraverso una serie di test on-shore e offshore, implementeremo il nostro primo sistema di pulizia nel Great Pacific Garbage Patch” si legge sul sito ufficiale. “Dopodiché ne monitoreremo e valuteremo il comportamento. Tutte le lezioni apprese verranno applicate al sistema successivo, poiché implementeremo gradualmente più sistemi fino a raggiungere il dispiegamento su vasta scala entro il 2020”.


Come funziona l’Ocean Array Cleanup
Il sistema ideato da Boyan e dalla sua società, l’Ocean Cleanup, si basa su una serie di lunghi bracci galleggianti posizionati sulla superficie dell’acqua. Proprio come le spiagge raccolgono la nostra plastica, questi “boom” possono raccogliere passivamente i rifiuti e convogliarli verso la parte centrale. Una volta al mese circa, una barca andrebbe a raccoglierli.

Un’ulteriore miglioria introdotta dal gruppo di ricerca di Slat ha fatto sì che invece di attaccare i bracci al fondo dell’oceano, questi rimanessero “sospesi” ma legati alle ancore che galleggiano in profondità. Ciò consentirà ai bracci di muoversi lentamente, ma non al punto da impedire loro di svolgere il lavoro di pulizia.

“Le forze che spostano la plastica sono le stesse che muovono i sistemi di pulizia, in altre parole, dove va la plastica, vanno automaticamente anche i sistemi di pulizia”. Geniale, come tutte le idee semplici.

Il sistema sarà a impatto zero visto che per l’accumulo della plastica si affiderà completamente alle correnti oceaniche naturali e non richiederà una fonte di energia esterna. Tutta l’elettronica utilizzata sarà alimentata dall’energia solare.

Secondo i modelli della Ocean Cleanup, il dispositivo potrebbe ripulire il 50% del Great Pacific Garbage Patch in 5 anni. Combinando la pulizia con la riduzione della produzione sulla terraferma, potremmo tornare ad avere oceani liberi dalla plastica entro il 2050.


lunedì 18 giugno 2018

Elettrosmog da 5G: parte la sperimentazione, saremo tutti cavie

Dal Web

L'AgCom ha dato il via all'assegnazione delle frequenze per il 5G, il nuovo standard per la comunicazione mobile, più potente, più veloce e più impattante, quindi, sulla salute della popolazione. A nulla sono valsi gli appelli al principio di precauzione e alla prudenza: si parte con una sperimentazione di massa. L'allarme dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente.

«L’AGCOM ha approvato la delibera che norma le procedure per l’assegnazione e le regole di utilizzo delle frequenze per il 5G, aprendo di fatto a livello nazionale la strada che la sperimentazione sta inaugurando. Sono rimasti inascoltati sia il documento con il quale circa 180 scienziati e medici di 35 Paesi hanno voluto sottolineare i rischi del 5G, sia la richiesta di moratoria avanzata da ISDE a livello nazionale e internazionale»: ad affermarlo è l'associazione Isde-Medici per l'Ambiente che lancia l'allarme per questa nuova ondata attesa di radiazioni elettromagnetiche sulla popolazione.
«Nelle audizioni precedenti la stesura della delibera si legge addirittura che è stata da alcuni operatori “richiamata l’attenzione del regolatore sugli stringenti limiti alle emissioni elettromagnetiche presenti in Italia, che potrebbero porre un freno allo sviluppo degli impianti radio”, richiedendo “una revisione dell’attuale normativa” nonostante questa, sulla base di numerosissime e autorevoli evidenze scientifiche, non sia già ora assolutamente in grado di tutelare la salute umana e sia da rivedere, al contrario, in senso enormemente più restrittivo - prosegue Isde - Con le “sperimentazioni”, inizialmente 4 milioni di italiani saranno esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza, con densità espositive e frequenze sino ad ora inesplorate su così ampia scala. Dopo settembre l'operazione avrà respiro nazionale. Sottovalutare o ignorare il valore delle evidenze scientifiche disponibili non appare eticamente accettabile. Come osservato da Lorenzo Tomatis, questo “equivale ad accettare che un effetto potenzialmente dannoso di un agente ambientale può essere determinato solo a posteriori, dopo che quell’agente ha avuto tempo per causare i suoi effetti deleteri”».
«Per queste ragioni ISDE intende rinnovare la richiesta di una moratoria per l'utilizzo del 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi».

giovedì 7 giugno 2018

Conta più il ministro dell'economia o quello dell'ambiente?

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Come la nostra società sia ancora molto indietro e ben poco moderna e avanzata, lo dimostra la recente querelle relativa al rifiuto del Presidente della Repubblica di accettare Paolo Savona come ministro dell'economia proposto dall'alleanza governativa Lega-Movimento 5 Stelle. Ma come mai dare tutta questa importanza a un ministro dell'economia?

Perché non chiedersi piuttosto chi era il ministro dell’ambiente e quali erano i suoi propositi o impegni? Come se esistessero ministeri di serie A e ministeri di serie B. Purtroppo siamo ancora fermi ai soldi, più importanti di tutto; che poi arrivino da chi è per l’Europa, contro l’Europa, per gli italiani, per i tedeschi, cambia davvero poco.  Infatti mentre si discuteva sul nome di un responsabile dell’economia (ora è stato proposto Giovanni Tria), l’ambiente continua ad agonizzare, la concentrazione di CO2 in atmosfera non accenna a diminuire, i morti di inquinamento aumentano, si cementifica a più non posso ma a noi interessa lo spread, l’euro e se potremmo fare concorrenza o meno ai cinesi (cosa tra l’altro del tutto illusoria). E quindi le nostre industrie potranno ancora inquinare, produrre ancora più prodotti assolutamente superflui e conseguenti rifiuti a non finire che andranno ad aumentare la zuppa di plastica che è ormai il Mediterraneo.
Che i soldi siano la religione da seguire e i sacerdoti siano tedeschi, inglesi, americani o italiani, si recita invariabilmente la stessa messa. Una messa che mette sempre al secondo posto, dopo il guadagno, tutti gli aspetti essenziali e che ci tengono in vita. Peccato che senza quegli aspetti essenziali e vitali finirà inevitabilmente anche il tanto amato guadagno, visto che pare che Marte non sia vivibile. Ma forse chi decide che la cosiddetta economia sia più importante di tutto non ha figli e nipoti o, se li ha, se ne preoccupa assai poco, altrimenti l’ambiente sarebbe la prima preoccupazione, non l’ultima delle ultime.
Finche si guarderà al soldo, ai mercati, all’economia che deve assolutamente crescere, quando i suoi danni sono sotto gli occhi di tutti, non potrà che continuare lo sfacelo, perché sono proprio i soldi, i mercati fuori controllo, la crescita, che stanno riducendo il mondo ad una pattumiera. Ed è sempre bene ricordare che economia significa gestione della casa, non chi guadagna cosa. Ma queste sono considerazioni ancora troppo “romantiche” per essere prese sul serio. Vista la nostra poca lungimiranza le si prenderanno sul serio quando sarà inevitabilmente troppo tardi ammesso che non sia già ora troppo tardi.
Il popolo che viene tanto nominato, e quasi sempre a vanvera, è l’unico in grado di salvaguardare l’ambiente e quindi la sua vera sopravvivenza. Solo attraverso la presa di coscienza delle persone, potranno avvenire cambiamenti epocali; e interesserà assai poco dell’euro quando non avremo più acqua potabile da bere, cibo sano da mangiare e aria pulita da respirare. I soldi, i titoli, le azioni, le borse, i mercati sono carta straccia di fronte alla sovranità della natura. Infatti, se c’è qualcuno veramente sovrano è proprio la natura, provate a respirare senza ossigeno e poi ditemi chi è il solo, unico, indiscutibile Capo in questo mondo al cui cospetto i vari capetti degli umani sono zero.

sabato 2 giugno 2018

Biogas, il modello italiano aiuta l’agricoltura sostenibile

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Gattoni (CIB): “Con Biogasfattobene e doppie colture si riducono le emissioni, si arricchiscono i terreni e si stocca nel suolo carbonio organico”

Il matrimonio italiano tra biogas e agricoltura sostenibile

(Rinnovabili.it) – Oggi è possibile rendere l’agricoltura sostenibile e il biogas due elementi co-dipendenti l’uno dall’altro. Come? Attraverso il concetto di biogasdoneright o “biogas fatto bene”. L’idea è quella di assegnare un ruolo primario alla digestione anaerobica all’interno delle attività delle aziende agricole e trasformare quest’ultime da produttori di emissioni climalteranti ad armi climatiche proattive. E come dimostrano le realtà associate al Consorzio Italiano Biogas (CIB), i benefici ottenibili vanno oltre la mera riduzione delle emissioni. Il consorzio promuove ormai da anni il Biogasfattobene® come modello sostenibile e concreto per la produzione di alimenti, foraggi ed energia: un “tutto compreso” che permette di ottenere vantaggi anche in termini di resa produttiva, con risparmi su acqua, carburanti e fertilizzanti.

E il sistema oggi fa scuola anche in Germania, uno dei più grandi mercati al mondo per il biogas assieme a Italia e Cina. Oggi, in occasione del simposio internazionale “Soil organic matter management in agriculture Assessing the potential of the 4per1000 initiative” sulla gestione della sostanza organica nei suoli agricoli, a Braunschweig, il CIB ha presentato il caso della società agricola Palazzetto di Grumello Cremonese (CR). La storia “energetica” della Palazzetto inizia nel 2009 con l’introduzione dei doppi raccolti, l’installazione di un biodigestore e il conseguente utilizzo del digestato con fertilizzante naturale. In questi anni l’azienda ha sensibilmente aumentato la produzione di mais da foraggio, che è passato dalle 65 tonnellate per ettaro di solo mais a oltre 100 tonnellate per ettaro in doppio raccolto, arrivando a coprire più del 70 per cento degli oltre 250 ettari di terreno per tutto l’anno. “I doppi raccolti, non sottraggono spazio al food indipendentemente dalla loro tipologia e dal loro contenuto amidaceo, – spiega Piero Gattoni, presidente CIB – poiché si tratta di raccolti aggiuntivi che permettono di accrescere le produzioni agrarie in modo sostenibile per rispondere ai nuovi mercati della bioeconomia”.


Impiegare il digestato contribuisce a sostenere lo svuluppo di un agricoltura sostenibile migliorando la fertilità del suolo: si favorisce lo stoccaggio del carbonio organico mentre si taglia l’apporto di chimica nei campi (antiparassitari e diserbanti). Per la Palazzetto è stato rilevato un incremento del carbonio organico nel suolo compreso tra 0,5 e 1 tonnellata per ettaro, pari a 4 tonnellate di emissioni di CO2 evitate. Queste pratiche, unite a tecniche di agricoltura di precisione e semina su sodo o con minima lavorazione, hanno comportato un aumento del 49% della resa produttiva per ettaro, permettendo di ridurre del 16 per cento i consumi di carburante per le macchine agricole e del 20 per cento l’acqua per l’irrigazione.

lunedì 28 maggio 2018

Gli esseri umani costituiscono solo lo 0,01% della vita sulla Terra, ma hanno sterminato l’83% dei mammiferi selvatici

Dal Web
Di LORENZO BRENNA
È quanto emerso da uno studio che 
ha valutato la biomassa degli 
organismi viventi e ha confermato
 ancora una volta lo spropositato
 impatto della nostra specie.
Il tasso di estinzione sta crescendo vertiginosamente, il declino è particolarmente rapido per i grandi mammiferi © Oli Scarff/Getty Images

Siamo, in termini di biomassa, una specie insignificante. I 7,6 miliardi di Homo sapiens che popolano il pianeta rappresentano infatti appena lo 0,01 per cento di tutti gli esseri viventi. Eppure il nostro impatto sulle altre forme di vita è devastante e senza precedenti, abbiamo nel corso della nostra storia gradualmente svuotato il pianeta di piante e animali selvatici per rimpiazzarli con il bestiame.

Quanto pesano gli esseri viventi

È quanto rivelato da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidato dal professor Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, e pubblicato sulla rivista Pnas. L’obiettivo della ricerca, la prima analisi completa della distribuzione della biomassa di tutti gli organismi del pianeta, inclusi i virus, era confrontare, basandosi appunto sulla massa della sostanza vivente, il peso di ogni organismo sul pianeta. I ricercatori hanno calcolato le stime della biomassa utilizzando i dati di centinaia di studi. “Spero che questo studio possa fornire alle persone una prospettiva sul ruolo dominante che l’umanità ora ricopre sulla Terra”, ha affermato Ron Milo.

Pianeta verde

Dalla ricerca sono emersi dati interessanti e poco prevedibili, i batteri ad esempio sono una forma di vita importante è costituiscono il 13 per cento degli esseri viventi. La parte del leone però la fanno le piante che rappresentano l’82 per cento degli organismi in termini di biomassa. Le creature restanti, dagli insetti ai funghi, dai pesci agli animali, costituiscono solo il 5 per cento della biomassa mondiale.

Un’ecatombe di mammiferi selvatici


Fino a poche decine di migliaia di anni fa, un battito di ciglia dal punto di vista evolutivo, il pianeta era popolato da creature colossali, come rinoceronti lanosi, uri, mammut, orsi delle caverne e bradipi giganti. In un arco di tempo relativamente breve, coinciso con l’avvento della nostra specie, questi animali si sono estinti. Da quando ha fatto la sua comparsa sul pianeta l’Homo sapiens, secondo lo studio, ha causato l’estinzione dell’83 per cento delle specie di mammiferi selvatici e della metà delle piante.

L’onnipresenza del bestiame

Mentre il numero e la varietà di specie selvatiche si sta drammaticamente assottigliando, il bestiame allevato dall’uomo è in crescita costante. Lo studio rivela infatti che il pollame oggi rappresenta il 70 per cento di tutti gli uccelli del pianeta. I numeri dei mammiferi sono ancora più desolanti: il 60 per cento è composto da bestiame, il 36 per cento da esseri umani e solo il quattro per cento da animali selvatici.

Un impatto insostenibile

La dissennata distruzione degli ecosistemi terrestri e marini ha rapidamente svuotato il pianeta della sua antica e cangiante varietà biologica. Si ritiene che circa la metà degli animali sia stata persa negli ultimi cinquanta anni. “È decisamente sorprendente il nostro sproporzionato impatto sul pianeta – ha dichiarato Milo. – Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito c’è un elefante accanto a una giraffa accanto a un rinoceronte. Ma se fosse più realistico dovrebbe raffigurare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca accanto a un pollo”.

Virus e vermi pesano più di noi

A dispetto del titolo di specie dominante che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso è davvero scarso. In termini di biomassa i virus, ad esempio, hanno un peso combinato tre volte superiore a quello degli umani, così come i vermi. I pesci pesano dodici volte di più mentre la biomassa dei funghi è duecento volte più grande.

L’importanza delle nostre scelte

Considerato l’elevato impatto della nostra specie, le nostre scelte di consumatori possono essere determinanti. “Le nostre scelte alimentari hanno un grande effetto sugli habitat di animali, piante e altri organismi – ha affermato Milo. – Spero che questo studio possa servire alle persone per rivedere la loro visione del mondo e di come consumano”.