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Gabanelli: Gestione Migranti

sabato 17 novembre 2018

Edilizia e ambiente, una potenzialità enorme di economia e lavoro

Dal Web

L'edilizia è in crisi? Beh, potrebbe uscirne se la si smettesse di ostinarsi sulla cementificazione selvaggia e ci si concentrasse sul recupero ecologico dell'esistente. Formando tecnici e personale e ottenendo risparmi e posti di lavoro.


Le case e gli edifici italiani registrano consumi fra i più alti d’Europa e non è difficile capire il perché. La cementificazione selvaggia, che ha contribuito a dare soldi e potere alle varie caste politiche e costruttori di ogni sorta (basti pensare a dove ha iniziato il suo percorso il palazzinaro Berlusconi), non tiene in nessun conto la qualità degli edifici e men che meno il contenimento energetico.
I cementificatori costruiscono tanto, male e in fretta, incassano e poi spariscono. Case che se fossero state costruite con i piedi sarebbero state costruite meglio, che in inverno si trasformano in ghiacciaie e in estate diventano dei forni, con l’ovvio risultato di bollette salatissime. Case che si pagano fior di quattrini, ma delle cui prestazioni non interessa granchè. La casa si compra perché è in centro, perché è vicino al posto di lavoro, perché è in città, perché si pensa che sia un buon investimento e il più delle volte ci si ritrova con un'abitazione di scarsa qualità, magari con i bagni firmati e la cucina di marca ma che consuma troppo e ha bisogno di costante manutenzione. Ma  tanto al costruttore non interessa nulla, la cosa importante è trovare i polli che la comprano, poi sono affari loro.
E così l’italiano, che sa tutto del Fantacalcio, dei vip dello spettacolo, dei reali d’Inghilterra e degli smartphone, è di una ignoranza abissale rispetto a quello che gli toglie i soldi dalle tasche. Ciò accade anche perché le persone non si informano e nemmeno hanno occasione di farlo poiché non c'è l'interesse a che le persone siano informate; non lo fanno le scuole né le amministrazioni pubbliche, che pure avrebbero tutti i vantaggi ad agire in questa direzione. Formando utenti e cittadini consapevoli  infatti si avrebbero anche consumi minori e conseguenti costi minori come amministrazioni. 
La formazione poi dovrebbe essere fatta anche ai tecnici e alle maestranze, che di interventi sul risparmio energetico ne sanno poco e nulla. Geometri, architetti e ingegneri hanno poche conoscenze in merito al contenimento energetico e alla bioedilizia, cioè all’uso di materiali ambientalmente compatibili. Quello che questi tecnici normalmente dicono a quei pochi clienti che magari vorrebbe fare qualcosa in merito, è che sistemi del genere non funzionano o costano troppo. Questo accade per mascherare il fatto che non ne sanno nulla e non vogliono fare la fatica di informarsi e formarsi. 
Ma anche qualora i tecnici fossero preparati, c’è da superare lo scoglio delle maestranze, cioè chi è adibito a installare i sistemi in questione. Provate a spiegare a un muratore tradizionale come applicare sistemi di contenimento energetico e, cosa ancora più difficile, in bioedilizia. Verrete guardati come marziani che cercano di parlare una lingua che non esiste sulla terra; e anche le maestranze, come i tecnici, la prima cosa che dicono, senza nemmeno conoscere niente di quello di cui si sta parlando, è che non funziona. Si tratta della tipica chiusura ed è la stessa che hanno i contadini tradizionali nei confronti del biologico, perché sono convinti che senza chimica non possa crescere nemmeno una  pianta di rosmarino. 
Eppure c’è una richiesta di lavoro molto alta di personale specializzato nella posa di materiale edile anche per il contenimento energetico, che non è esattamente la stessa cosa della posa di materiale tradizionale. Migliaia sono le richieste delle ditte edili che cercano personale in questa direzione e non lo trovano. E meno male che gli immigrati ci tolgono il lavoro… Non è difficile imparare queste nuove tecniche soprattutto se si è già del mestiere, ma se si è chiusi a priori diventa una fatica immane anche far passare concetti che sono banali.
Quindi, in un paese in cui si dice ci sia disoccupazione sono migliaia i posti di lavoro che vanno inevasi nel comparto edile. La cosa è ancora più incredibile se si pensa che l’edilizia è un settore in crisi. E meno male che è in crisi perché abbiamo già cementificato qualsiasi cosa e, a meno di cementificare anche il Mar Mediterraneo e tutti i fiumi e laghi che abbiamo, è stato già praticamente ricoperto tutto il resto.
Eppure il comparto edile, smettendo di cementificare, potrebbe uscire dalla crisi ed essere un volano enorme di occupazione proprio nella riqualificazione energetica degli edifici, non solo quelli costruiti in passato ma anche negli ultimi anni, sempre in maniera scandalosa. Ci sarebbero guadagni da ogni parte, da parte dei cittadini, da parte dello Stato, delle amministrazioni pubbliche locali, dei tecnici, delle maestranze, delle ditte, delle banche che potrebbero finanziare questi interventi con la sicurezza del ritorno dato dal risparmio energetico. Si otterrebbero risparmi di soldi, meno inquinamento e centinaia di migliaia di lavoratori impegnati per anni, tenendo presente il disastroso stato del patrimonio edilizio italiano. Non c’è alcun intervento economico, ambientale e occupazionali che possa portare più vantaggi di questo e vale più di finanziarie varie, tagli a destra e sinistra, contenziosi con l’Europa e sprechi di denaro pubblico assortiti.
Basterebbe semplicemente e finalmente agire, con convinzione, chiarezza e volontà. O forse si stanno aspettando davvero gli extraterrestri che ci dicano loro come fare perché pare che noi da soli proprio non ci vogliamo arrivare.

domenica 4 novembre 2018

Effetto serra e cambiamenti climatici: la politica dorme, la natura no

Dal Web 

Di 

Venti  fortissimi, di una violenza inaudita, mai vista, che nemmeno gli anziani ricordano; piogge che in pochi minuti fanno arrivare al suolo l’acqua di una intera stagione; straripamenti di fiumi;  persone portate via dalla forza delle acque o investite da alberi che cadono; allagamenti; crolli di case e ponti; pali di cavi elettrici che vengono spazzati via; mareggiate che distruggono la costa, danni ingentissimi. La natura presenta il conto dell’effetto serra provocato dalla stupidità e avidità umana; e la politica cosa fa? Zero, nulla, niente. 
Ci si accapiglia per ridicoli punti di spread, si rassicurano mercati e banche, si parla di cose assurde, inutili, superflue tranne che di quello che è veramente importante, prioritario e che determina la nostra esistenza. E la cosa più incredibile è che l’unico argomento che regna sovrano sono i soldi, ma stranamente tutti i soldi che si pagano e si pagheranno per i danni da effetto serra, e che sono ben più alti di miseri punti di crescita del maledetto PIL, sembra come se non esistano, come se li pagassero i marziani e non noi cittadini.
Sembra che niente riesca a scalfire l’ignavia, l’indifferenza, il menefreghismo di fronte alla nostra sopravvivenza e salvaguardia.  Cosa deve accadere ancora per mettere al primo posto l’ambiente e la difesa delle persone che non è certo quella di potere andare in giro armati? Perché un tornado non lo fermi se gli spari, le onde alte dieci metri non le blocchi inviando i blindati dei carabinieri e la pioggia torrenziale non la metti in galera perché si è comportata male. Ma chi urla "padroni a casa nostra" o simili banalità forse non si è accorto, o poverino non sa, che l’unico vero padrone che decide tutto è la forza della natura, che dei microscopici e arroganti uomini fa quello che vuole, quando e come vuole.  Ma si sa, il potere dà quasi sempre alla testa e con un qualsiasi titolo o medaglietta appuntata al petto della carriera, ci si sente onnipotenti anche se si conta meno di zero.
In fondo, come fa gente ipocrita, incompetente, impreparata, ignorante, senza idee, senza soluzioni, senza lungimiranza ma soprattutto al soldo di potentati economici, a poter veramente fare qualcosa di serio per frenare l’effetto serra? In fondo il politico nella stragrande maggioranza dei casi si preoccupa solo di cosa paga a livello elettorale e mediatico. Al momento  la distruzione dell’ambiente e la nostra estinzione non regalano ancora percentuali di voti, quindi è come se non esistessero.
I media poi preferiscono dare spazio al grande fratello VIP, alla ultime uscite autunno inverno di moda a ad ogni possibile stupidaggine ma delle notizie vere e importanti se ne parla chissà forse da qualche parte in un trafiletto, due righe nella pagina web dei quotidiani. Non si vuole guardare in faccia alla realtà, non si vuole cambiare, molto probabilmente anche perché non si saprebbe nemmeno come a giudicare dalle menti eccelse che abbiamo in questo paese. Ma forse semplicemente anche di fronte alla catastrofe climatica che ormai hanno presente pure i bambini, non si vuole fare nulla pensando che si possa perdere qualche spicciolo, qualche privilegio, qualche poltrona, qualche yacht, qualche Ferrari.
Politici, media, banchieri, industriali senza scrupoli ci stanno portando sull’orlo del baratro e forse stanno aspettando che tornado come quelli che si abbattono sulla Florida radano al suolo il parlamento e chissà se allora si inizierà a pensare che la questione è seria. Ma probabilmente neanche a quel punto si agirà, si dirà che è colpa degli immigrati, dei musulmani, degli alieni cattivi e si continuerà ad andare avanti come se nulla fosse. Fino a qual momento mi raccomando dormite tranquilli, non fate nulla, ci penserà la natura a darci la sveglia e non penso che guarderà in faccia a nessuno e anche chi crede ora di avere il didietro al caldo capirà chi è il vero padrone di tutto e di tutti. Solo la natura è padrona a casa sua e a casa sua ci abitiamo noi.

mercoledì 31 ottobre 2018

Francia, 18mila studenti rifiutano di lavorare per aziende che inquinano

Dal Web
https://www.lifegate.it/persone/news/francia-studenti-manifesto-clima
Più di 18mila studenti universitari della Francia hanno firmato un manifesto nel quale promettono: “Rifiuteremo di lavorare per aziende che inquinano”.
Il grido d’allarme contenuto nell’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) è stato ascoltato da migliaia di studenti francesi. Dopo la pubblicazione del drammatico documento – secondo il quale la temperatura media globale potrebbe raggiungere i +1,5 gradi centigradi, rispetto ai livelli pre-industriali, già nel 2030 – gli iscritti alle “Grandes écoles” (le più prestigiose università del paese europeo) hanno deciso di far sentire la propria voce.
                           

“Dobbiamo mettere in discussione la nostra posizione privilegiata”

                   
Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter“Dobbiamo mettere in discussione la nostra posizione privilegiata”

mercoledì 24 ottobre 2018

Microplastiche nelle feci umane. Lo dimostra uno studio dell'Università di Vienna

Dal Web
Per la prima volta uno studio dimostrerebbe la presenza delle microplastiche nelle feci di più del 50% della popolazione mondiale. Tra le materie plastiche individuate dai ricercatori ci sarebbe anche il PET


di Tiziana Giacalone

Una ricerca dell'Università di Vienna, in collaborazione con l'Agenzia per l'Ambiente austriaca, confermerebbe i sospetti che molti scienziati avevano da tempo sulla presenza delle microplastiche nell'intestino umano. Philipp Schwabl, il ricercatore che ha diretto lo studio ha dichiarato che "le particelle più piccole delle microplastiche sono in grado di entrare nel flusso sanguigno e potrebbero raggiungere anche il fegato". Si tratterebbe di microplastiche usate in alcuni prodotti come i cosmetici, ma anche plastica ridotta in piccoli pezzi come quella che si trova in mare. 

Sarebbero state trovate fino a 9 materie plastiche sulle 10 testate, con dimensioni variabili da 50 a 500 micrometri, esaminando le feci di 8 partecipanti, 3 uomini e 5 donne.

Secondo lo studio, che non è stato ancora pubblicato ma che sarà presentato oggi, martedì 23 ottobre, alCongresso Europeo di Gastroenterologia di Vienna, le microplastiche sarebbero presenti nelle feci di più del 50% della popolazione mondiale. Una stima spaventosa.

Tra i materiali individuati dai ricercatoti ci sarebbe anche il polyethilene terephthalate ovvero il PET, principalmente usato per fare le bottiglie di plastica e altri imballaggi usa e getta. Schwabl si augura che questa scoperta possa accelerare gli studi sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana.

È di qualche giorno fa la notizia sulla scoperta delle microplastiche nel sale da cucina a seguito di una ricerca scientifica nata dalla collaborazione tra Greenpeace e l’Università di Incheon, in Corea del Sud.

martedì 16 ottobre 2018

Un futuro verde è possibile

Dal Web
di Sara Cunial
Oggi alla Camera dei Deputati, si è svolta la conferenza stampa con Pawan Kumar Chamling, Primo Ministro dello stato indiano del Sikkim, che ha convertito al biologico il 100% della propria produzione agricola, e Vandana Shiva Presidente di Navdanya International.
È stato un onore esserci. È stato un onore potermi confrontare con persone del genere e condividere riflessioni e progetti su una delle questioni più cruciali del nostro tempo. Molto probabilmente la più cruciale: la terra. E chi se ne prende cura.
Mi riferisco a quel mondo fatto da tanti piccoli agricoltori che pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile riesce a fornire il 70% del cibo a livello mondiale.
Mi riferisco a tutti coloro che coltivano e scambiano semi. Ultimo baluardo in difesa del diritto al cibo e di una sovranità alimentare purtroppo sempre meno garantita.
Mi riferisco a quei milioni di contadini che si impegnano a lavorare la terra senza avvelenare il pianeta e a custodire una biodiversità sempre più erosa da modelli produttivi che come giganti dai piedi di argilla, giorno dopo giorno, stanno dimostrando tutti i propri limiti.
Il fallimento della cosiddetta Rivoluzione Verde è sotto gli occhi di tutti e, soprattutto, sotto i piedi di tutti. Terra, acqua e aria pagano un prezzo altissimo all’agricoltura industriale, che non solo ha mancato clamorosamente il suo principale obiettivo, quello di sfamare la popolazione mondiale, ma ha peggiorato le condizioni di tutti noi.
I dati allarmanti sull’inquinamento delle falde acquifere, le analisi preoccupanti della maggior parte dei suoli e dei frutti che provengono dalla terra, i cambiamenti climatici sempre più evidenti, le ingiustizie sociali sempre più diffuse, le comunità sempre più frantumate, le patologie e le vittime legate a questi modelli produttivi in continuo aumento, sono tutti segnali evidenti di questo fallimento.
Come da tempo afferma Vandana e come ormai è sempre più palese, siamo a un bivio. È il momento di scegliere. Scegliere se continuare a incentivare questo processo di estinzione e distruggere noi stessi e il nostro futuro insieme al pianeta. O scegliere di incanalare le nostre energie per costruire un futuro possibile, possibile solo se in sintonia con il pianeta e con gli altri esseri viventi.
Come fare? La risposta è già qui: sotto i nostri piedi. È la terra a indicarci la via e la salvezza. Chiede rispetto, chiede cura, chiede amore per la vita. Un’agricoltura naturale e locale, sostenibile e solidale non sarà la soluzione. È già la soluzione.
Compito della politica e di ogni buon governo dovrebbe essere quello di aiutare e facilitare queste realtà.
Anche per questo, insieme all’Associazione Rurale Italiana, a Crocevia e a Woofer abbiamo elaborato una proposta di legge per tutelare e incentivare l’agricoltura contadina, valorizzare le pratiche agro-ecologiche, i principi della diversificazione colturale, il radicamento territoriale nonché le tecniche agronomiche conservative e di impatto ambientale basso o nullo. Ma soprattutto per riconoscere la dovuta dignità a chi con passione e impegno porta avanti la più ardua delle sfide: prendersi cura della terra e di chi la abita.
A loro va il mio più sentito ringraziamento e la promessa di portare avanti le loro istanze, perché sono anche le mie. Anche le vostre. Per questo spero che su questa proposta di legge ci sia il consenso più unanime e condiviso. Sotto un’unica bandiera che è quella del bene comune. Glielo dobbiamo, lo dobbiamo a tutti quei contadini che ogni giorno con rispetto e con amore coltivano il futuro di tutti noi.

sabato 6 ottobre 2018

LAZIO: CSX COME IL CDX, VIA LIBERA A CEMENTO E CACCIA NEI PARCHI. ZINGARETTI SI CANDIDA A GUIDARE CSX PERSEGUENDO POLITICHE CDX?

Dal Web
Con gli emendamenti approvati dal Consiglio Regionale sull'art.3 della legge ‘Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale’, il centrosinistra della Regione Lazio si è assunto la responsabilità gravissima di fare politiche che neanche il cdx era riuscito, ovvero portare la caccia e il cemento nei parchi.

“Con gli emendamenti approvati dal Consiglio Regionale sull’art.3 della legge ‘Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale’, il centrosinistra della Regione Lazio si è assunto la responsabilità gravissima di fare politiche che neanche il cdx era riuscito, ovvero portare la caccia e il cemento nei parchi. “Così in una nota il Verde Angelo Bonelli, che prosegue:
“E’ un fatto inaudito e impensabile che evidenzia tristemente la mutazione politica del centrosinistra che invece di difendere l’ambiente e la fauna approva emendamenti con il consenso della Giunta Regionale che scardinano il sistema della Aree Naturali e Protette del Lazio.”
“L’introduzione inoltre del silenzio assenso nell’edilizia anche con il principio della rimodulazione è assolutamente in contrasto con Legge nazionale sui Parchi 394/91.” – Prosegue l’ecologista – “Inoltre l’introduzione del silenzio assenso per l’approvazione dei piani di assetto dei parchi consentirà la realizzazione di lottizzazioni inopinatamente inserite negli ultimi anni con proposte assolutamente incompatibili con la funzione di parco, ad esempio i 150.000 mc di cemento all’interno della Riserva Naturale Tenuta dell’Aquafredda, un polmone verde all’interno della città. Sarebbe una follia inaccettabile consentire una colata di cemento di questo genere da parte di una maggioranza che si definisce di csx.”
“Faccio un appello al Presidente della Regione Nicola Zingaretti: Come può accettare che la sua maggioranza e il suo assessore votino e diano consenso a norme così irresponsabili? E come ci si può candidare a rifondare il csx se si perseguono dal punto di vista ambientale le medesime politiche del cdx? In ogni caso non staremo con le mani in mano presenteremo un ricorso al Governo per la incostituzionalità delle norme approvate dal Consiglio Regionale del Lazio.” Conclude Bonelli.

domenica 30 settembre 2018

Inquinamento e cancro: ecco perché i tumori infantili non sono più una «patologia rara»

Dal Web
di Ernesto Burgio* 

Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche.

Troppo spesso si dimentica che l’aumento, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, ha riguardato tutte le età e in particolare i giovani e, soprattutto, i bambini. L’incremento significativo di tumori infantili in Europa (ACCIS: Automated Childhood Cancer Information System) e specialmente in Italia negli anni ’90 ha destato apprensione, anche perché impone una riconsiderazione critica dei modelli di cancerogenesi.
Ancora pochi decenni fa i tumori infantili erano una patologia rara e la forma tumorale prevalente era la leucemia linfoblastica, anche nota come “common”, che è oggi curabile nella stragrande maggioranza dei casi. Oggi, invece, uno su 5-600 nuovi nati è destinato ad ammalarsi di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età; nonostante i miglioramenti prognostici il cancro rappresenta la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l’anno d’età; sono in continuo aumento le forme tumorali prima rare come linfomi, sarcomi, tumori del sistema nervoso e leucemie diverse dalla “common” (e in genere caratterizzate da prognosi molto più severa).
Tali dati provengono dal più grande studio europeo, lo studio ACCIS, coordinato dalla IARC (Agenzia Europea di Ricerca sul Cancro) e non devono essere sottovalutati per almeno quattro ragioni: le notevoli dimensioni del campione in studio (oltre 60 registri oncologici di 19 Paesi europei, per un totale di oltre 150 mila tumori di tutti i tipi); il tempo di osservazione sufficientemente protratto (25 anni); l’incremento massimo nel primo anno di età, che depone per un’origine transplacentare (da esposizione materno-fetale ad agenti pro-cancerogeni) o addirittura transgenerazionale (epigenetica/gametica); il concomitante incremento in tutto il Nord del mondo di tutta una serie di patologie cronico-degenerative (endocrino-metaboliche: obesità, diabete 2; immunomediate: allergie, malattie autoimmuni; del neuro sviluppo e neuro-degenerative: autismo, ADHD, malattia di Alzheimer), per le quali è stato ipotizzato un ruolo patogenetico significativo degli stessi meccanismi di disregolazione epigenetica precoce (fetal programming) a carico di vari organi e tessuti (Developmental Origins of Health and Diseases) e, quindi, in ultima analisi, un ruolo preponderante dell’ambiente (traffico veicolare, pesticidi, interferenti endocrini, radiazioni ionizzanti e, con sempre maggior evidenza, campi elettromagnetici).
È vero che non tutti gli esperti concordano con queste valutazioni, evidentemente preoccupanti. Alcuni hanno anche affermato che l’incremento massimo si era avuto negli anni ’90 e che i dati più recenti sembravano più confortanti. Purtroppo, l’ultima accurata e ampia revisione dei dati pubblicata recentemente su The Lancet conferma appieno le valutazioni precedenti.
Un’attenta riflessione su questi dati è necessaria e urgente: non soltanto perché nei bambini dovrebbero svolgere un ruolo minore l’esposizione ad agenti inquinanti legata alle cattive abitudini personali (in primis il fumo di sigaretta) e lo stress ma, soprattutto, perché non potrebbe realizzarsi in così breve tempo a partire dal concepimento l’accumulo di alterazioni genetiche tuttora considerate la causa prima di qualsiasi degenerazione tessutale in senso neoplastico.
È opportuno ricordare come, per quanto concerne i tumori della prima infanzia, le prime fasi del processo siano già presenti alla nascita. L'importanza degli eventi genetici insorti in utero è stata per molti anni sospettata sulla base di studi di concordanza su gemelli affetti da leucemia e poi confermata da studi genetici, che hanno trovato nei campioni di sangue calcaneare di neonati, che avrebbero in seguito sviluppato forme leucemiche, le traslocazioni e le sequenze geniche corrispondenti ai geni di fusione successivamente trovati nei blasti. Oggigiorno traslocazioni e cloni pre-leucemici si formano nel feto e nel sangue cordonale con grande frequenza.
Tutto questo è difficilmente accettabile per chi si attenga al paradigma tradizionale del cancro come incidente genetico da mutazioni stocastiche del DNA. È sempre più evidente che il cancro, soprattutto nella prima infanzia, deve essere considerato la conseguenza di una instabilità epigenetica secondaria all’esposizione sempre più precoce e massiccia ad agenti epi-mutageni: una sorta di processo evolutivo/adattativo, potenzialmente fallito o distorto.
Soltanto la riduzione dell’esposizione materno-fetale e infantile a questi fattori e agenti procancerogeni può aiutarci a ridurre l’incremento continuo non solo di tumori infantili e giovanili ma di tutte le patologie croniche - obesità, diabete 2 giovanile, malattie allergiche e autoimmuni, disturbi del neurosviluppo – che sembrano poter avere questa stessa origine.
*European Cancer and Environment Research Institute, Bruxelles