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Debito pubblico italiano

Roma deserta, dai tetti di piazza Navona.

giovedì 16 luglio 2020

How We Can Keep Plastics Out of Our Ocean | National Geographic




Paolo Ermani: «Le scelte green, quelle vere, che mi hanno cambiato la vita»

Dal Web 

Paolo Ermani, presidente dell'associazione Paea e co-fondatore del portale di informazione indipendente Il Cambiamento, si è raccontato ai microfoni di GreenVivi, pagina Facebook di informazione green.

Paolo Ermani, presidente dell'associazione Paea e co-fondatore del portale di informazione indipendente Il Cambiamento e dell'Ufficio di Scollocamento, si è raccontato ai microfoni di GreenVivi, pagina Facebook di informazione green: dall'interesse e dalla sensibilità, fin da ragazzo, per l'ambiente e le energie rinnovabili fino al suo impegno attivo nel Centro per l'Energia e l'Ambiente di Springe in Germania, da quarant'anni uno dei punti di riferimento a livello europeo per l'impegno sulla sostenibilità concreta.
Ha poi parlato della formazione e dell'esperienza professionale e personale in altre progettualità green europee fino alla costituzione dell'associazione Paea, che in Italia si impegna ormai da vent'anni nell'applicazione delle energie rinnovabili e delle pratiche del risparmio energetico, oltre a fare consulenza specifica per cittadini, tecnici, pubbliche amministrazione e formazione nelle scuole.
Paolo Ermani ha anche recuperato una casa sulle colline del grossetano ristrutturandola, applicando tecnologie e modalità del risparmio energetico, dell'autoproduzione energetica e alimentare.
Dieci anni fa ha dato vita insieme a un team di collaboratori al portale di informazione indipendente Il Cambiamento - Dal Virtuale al Reale.
Ermani ha anche raccontato la sua esperienze e le sue scelte nel libro "Scegliere di rallentare" (Terra Nuova Edizioni). Il libro, scritto da Nelly Pons, che testimonia il suo percorso di uscita dal burn out, raccoglie appunto anche l'esperienza di Ermani, uno dei punti di riferimento in Italia per l'impegno e l'attivismo sul fronte dell'ambiente e della sostenibilità.
E non perdere l'opportunità di incontrare chi ha fatto del cambiamento la propria strada maestra.
Il 25 e 26 luglio 44ima edizione del workshop "Cambiare vita e lavoro. Istruzioni per l'uso". A tenerlo sarà proprio Paolo Ermani, insieme ad Alessandro Ronca, direttore scientifico del Parco dell'Energia Rinnovabile.

sabato 4 luglio 2020

Roma entra in ComuniCiclabili FIAB

Dal Web
Si è svolta oggi, 01 luglio, a Roma, negli spazi esterni dell’Arancieria di San Sisto, la consegna del riconoscimento Fiab-ComuniCiclabili a Roma Capitale, alla presenza di Pietro Calabrese, assessore alla Città in movimento di Roma Capitale, e di Enrico Stefano, presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale.
ComuniCiclabili è un progetto ideato nel 2017 da Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta – per sostenere e accompagnare le amministrazioni locali nelle loro politiche bike-friendly: sono già 127 i comuni italiani ad aver ricevuto l’attestazione di ComuneCiclabile con il relativo punteggio indicato in bike-smile (da 1 a 5) sulla bandiera gialla, simbolo della rete.
 La bandiera gialla della ciclabilità italiana, che da oggi sventola anche su Roma, non è dunque un premio ma un’attestazione, risultato di verifiche e valutazioni analitiche fatte in ciascuno dei 15 Municipi in cui è divisa la città, secondo le decine di parametri previsti dal progetto in 4 distinte aree: infrastrutture urbane, governance, cicloturismo e comunicazione.
La scientificità e l’autorevolezza del metodo sono attestate anche dal partenariato con l’Università La Sapienza (Centro di ricerca per i trasporti e la logistica) e con l’Inu-Istituto Nazionale di Urbanistica.
 In considerazione dell’importanza della Capitale, Fiab ha voluto dedicarle un evento speciale.
 A breve ComuniCiclabili consegnerà le bandiere gialle anche agli altri comuni italiani entrati in questa edizione 2020 e alle realtà che rinnovano la loro presenza nel circuito, in un’evento che si terrà in Abruzzo, a Pineto (TE), città dove è nata la rete ComuniCiclabili FIAB.
Roma è molto più di un comune poiché per popolazione ed estensione non  è paragonabile a nessun’altra realtà italiana, per di più con una struttura policentrica che la rende di fatto un insieme di città – ha affermato Alessandro Tursi, presidente di Fiab, e vicepresidente di Ecf-European Cyclists’ Federation di cui Fiab e’ membro per l’Italia – Per dare conto di questa complessità le verifiche e le valutazioni sono state fatte su ciascun Municipio, con la collaborazione del coordinamento Fiab Lazio. Come mostra la mappa, se i Municipi fossero comuni a sè, 11 su 15 avrebbero i requisiti minimi per aderire a ComuniCiclabili, seppur con valori differenti”.
Interessante osservare anche le pagelle dove viene sempre riportato il risultato di ciascun ambito di analisi: come già scritto per la Capitale sono state suddivise per Municipi (info-grafica in allegato), in quanto la sola valutazione globale della città con 1 bike smile avrebbe celato la complessità e l’eterogeneità esistente sul territorio.
Roma Capitale ha avviato un percorso preciso per promuovere la ciclabilità. Il piano straordinario da 150 chilometri di piste transitorie va in questa direzione.
 È il progetto ciclabile piu’ ambizioso promosso da una città italiana e siamo convinti che creerà una rete importante e strutturata per la Capitale – ha dichiarato l’assessore alla Città in Movimento di Roma Capitale, Pietro Calabrese – oggi più che mai è necessario ripensare alla mobilità urbana.
 In questo periodo di emergenza abbiamo assistito da parte dei cittadini a un cambio drastico nelle proprie abitudini: in tanti hanno scelto nuovi mezzi per gli spostamenti di tutti i giorni. Compito delle Istituzioni è recepire questi bisogni e lavorare a soluzioni di breve, medio e lungo periodo.
È ciò che stiamo realizzando: dal Piano urbano della mobilità sostenibile, adottato lo scorso anno, alla promozione dello sharing, fino alla creazione delle ciclabili transitorie. 
Un cambio di passo è possibile solo grazie a un gioco di squadra fra la Pubblica Amministrazione e i cittadini, una sinergia fondamentale e preziosa.
Per Enrico Stefano, presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale, si tratta di  “un traguardo importante quello raggiunto dalla città di Roma, ma è soltanto l’inizio.
 Dobbiamo, infatti, proseguire determinati verso l’aumento degli spazi per pedoni e ciclisti, in grado di integrare il traffico privato in modo sostenibile”.
Favorire e incrementare la mobilitàin bicicletta significa offrire, in modo rapido ed economico, un’alternativa salutare al trasporto pubblico oggi oltretutto limitato dal distanziamento Covid-19, ma anche sostenere un investimento ad alto ritorno per il futuro: ne beneficiano il traffico, la qualità della vita e dell’aria e anche l’economia urbana a partire dal commercio, come hanno ben compreso Confesercenti e Cna che di recente hanno collaborato con Fiab alla campagna “Spesa quotidiana? Prima la bici”.

giovedì 2 luglio 2020

L’onda Verde arriva anche in Francia. L’Italia? Non classificata

Dal Web

In Francia i Verdi portano a casa una notevole vittoria alle elezioni municipali, incassando ampi consensi anche in numerose grandi città. Dopo la Germania quindi, l'onda Verde cresce anche tra i francesi; salvo che in Italia, dove non se ne vede traccia...

In Italia, quando si parla di ambiente, la politica è incapace di intendere e di volere, ma è assai capace di farlo quando si tratta di difendere gli interessi di chi l’ambiente lo distrugge.
 In altri paesi europei sembrerebbe che le cose stiano cambiando. 
Dopo la Germania, dove i Verdi sono ormai il secondo partito, si sta creando un’onda lunga di successi dei partiti Verdi.
 In Francia fa scalpore la vittoria dei Verdi alle amministrative in alcune città come Lione, Bordeaux, Marsiglia, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Tours ma anche in moltissimi altri comuni più piccoli.
 La stessa sindaca di Parigi Anne Hidalgo rieletta, ha lanciato la proposta di una alleanza ecologica e sociale, parole da fantascienza per i politici nostrani.
Considerando poi che la Francia è il paese dove la lobby nucleare è fortissima e ha creato un paese sarcofago di centrali che la rendono una specie di bomba a costante rischio, il risultato dei Verdi è ancora più eccezionale.
 L’onda Verde continua a crescere ma da noi non si palesa.
Questo succede perché noi non siamo mica siamo stupidi come gli altri... (sigh!...); 
noi ci teniamo bene stretto il nostro inquinamento e relativi centinaia di migliaia di cancri, la nostra cementificazione, i nostri inceneritori da fare anche con i carri armati, il nostro immenso garage peninsulare, le nostre TAV, le nostre TAP, le nostre ILVA e la costante difesa di interessi che riducono ambiente e persone a dettagli insignificanti di fronte al sacro profitto degli azionisti o della mafia
E per rendere digeribile l’intero pacchetto, lo si accompagna sempre con le solite storielle sui posti di lavoro, sulla crescita e tutte quelle emerite stupidaggini a cui ormai sempre meno persone credono, almeno al di là dei nostri confini.
Solo una politica sorda, muta e cieca può non vedere che la prosperità, i posti di lavoro, il benessere ci saranno con una svolta verde, intesa non come grimaldello per fare ripartire la crescita per la quale il verde è solo una vernice da mettere ovunque per vendere di più, bensì come un nuovo paradigma culturale, sociale, economico e lavorativo, laddove i benefici sono enormi da ogni punto di vista. 
In Italia l’unico verde di cui si parla è quello del partito padano di Salvini che di verde non ha nulla, casomai è tristemente e pericolosamente nero.
 I nostri sparuti Verdi sono dei lillipuziani sempre pronti a fare da palo alle varie versioni del centro sinistra che della natura ne ha fatto una cloaca, in una costante gara per vincere il premio Attila dell’ambiente dove gareggiano con i loro degni compari del centro destra. 
Siamo completamente fuori dal tempo, fuori dalla storia e adesso anche fuori dalla politica e dall’Europa ma non per motivi monetari o altro, bensì perché non riusciamo nemmeno a capire dove si sta dirigendo il sentire di sempre più cittadini. 
In fondo non servono dei geni per capire che non si può che invertire la rotta e dirigersi decisamente verso un futuro dove l’ambiente sia elemento cardine di tutte le altre scelte. 
Ora sembra che in vari paesi paghi anche a livello elettorale e mediatico, quindi appunto solo dei politici idioti, sordi, muti e ciechi possono non capirlo. Purtroppo in Italia siamo campioni mondiali di autismo politico nei confronti dell’ambiente e, anche se ogni tanto se ne parla o si fanno discorsi altisonanti, poi alla prova dei fatti l’impegno concreto è prossimo allo zero.
 Ma per agire in questo senso ci vogliono visioni, idee, lungimiranza, esperienza, competenza, coraggio, onestà intellettuale e soprattutto la capacità di mettere in pratica tutto ciò. 
Roba che si sognano non solo gli sparuti lillipuziani Verdi, ma anche gli altri nostri politici dediti al massimo ad azzuffarsi fra loro per uno strapuntino in più o in meno di potere.
Ma forse, come anche la vittoria dei Verdi in tantissimi piccoli centri in Francia sta a dimostrare, il cambiamento verrà dal basso, da una rete di progetti concreti e locali e non dalle reti delle chiacchiere che non portano a nulla. 
E quando dal basso la spinta sarà così forte allora anche i politici loro malgrado forse cambieranno ma semplicemente perché non potranno fare altrimenti. 
In attesa di un miracolo italiano, applaudiamo i nostri cugini francesi, allez!

mercoledì 24 giugno 2020

I “pannelli di metano” di Salvini e la distanza siderale dal Green new deal

Dal Web
Dopo le dichiarazioni negazioniste sulla crisi climatica la destra populista non manca occasione per dimostrare la propria lontananza da una prospettiva di sviluppo sostenibile
di
Luca Aterini
Direttamente dal cantiere del nuovo ponte di Genova, armato di gilet giallo ed elmetto in testa – niente felpe per l’occasione –, il leader della Lega Matteo Salvini è pronto a decantare le lodi della nuova infrastruttura esempio di «orgoglio italiano» per finire però a parlare di inesistenti “pannelli di metano”.
Il «Modello Genova, burocrazia zero ed ecco il nuovo ponte. Velocità, trasparenza e anche sostenibilità ambientale», sciorina l’ex ministro: secondo lui il ponte «si autoalimenterà grazie a pannelli di metano». Tralasciando l’impatto ambientale inevitabilmente ampio di un’infrastruttura autostradale, per realizzare la quale sono stati impiegati 67mila metri cubi di calcestruzzo e 26mila tonnellate d’acciaio, Salvini si riferiva con tutta probabilità ai pannelli fotovoltaici che «produrranno l’energia necessaria per il funzionamento suoi sistemi (illuminazione, sensoristica, impianti) sia di notte che durante il giorno», come documenta il sito del progetto. Da qui la commistione che a portato ai “pannelli di metano” citati nel video auto-postato dal leader della Lega sulla propria pagina Facebook.
Il tutto potrebbe essere bollato come un’innocua gaffe, non fosse per la pervicacia con cui Salvini – alla guida di quello che secondo i sondaggi, nonostante il rovinoso calo di gradimento degli ultimi mesi, resta il primo partito in Italia – in ogni occasione dimostra la propria distanza dalla riconversione ecologica necessaria al Paese.
Di questi tempi, appena un anno fa, Salvini inanellava una dichiarazione negazionista dopo l’altra sulla crisi climatica; appena due mesi fa, invece, la sua proposta per far ripartire l’Italia dopo la pandemia Covid-19 aveva un pilastro nel condono edilizio.
Adesso lo scivolone sugli inesistenti “pannelli di metano” che allontana per l’ennesima volta la destra populista italiana da quello sviluppo sostenibile di cui non “solo” l’ambiente avrebbe bisogno, ma l’intero Paese: con il Green new deal proposto dalla Commissione Ue a guida Ursula von der Leyen – un’esponente della democristiana Cdu, non quel che si dice una comunista – in gioco c’è un piano di investimenti europeo da 1000 miliardi di euro in 10 anni, lo stesso che anche il partito di Giorgia Meloni  ha chiesto ufficialmente alla Commissione europea di «rinviare fino al termine della crisi». Peccato che, senza sviluppo sostenibile, la crisi non finirà mai.



venerdì 12 giugno 2020

Incentivi Euro 6: non si esce dal circolo vizioso

Dal Web

«Tra gli emendamenti di modifica al Dl rilancio, spunta quello a firma Pd e Leu che prevede incentivi fino a 4mila euro nel 2020 per l'acquisto di vetture Euro6, con emissioni di CO2 superiori a 61 grammi al chilometro, a fronte della rottamazione di un veicolo con almeno 10 anni di vita»: lo denuncia Legambiente che avanza il suo no.


«Tra gli emendamenti di modifica al Dl rilancio, spunta quello a firma Pd e Leu che prevede incentivi fino a 4mila euro nel 2020 per l'acquisto di vetture Euro6, con emissioni di CO2 superiori a 61 grammi al chilometro, a fronte della rottamazione di un veicolo con almeno 10 anni di vita. 
Senza rottamazione lo sconto è di 2 mila euro e nel 2021 i bonus sono dimezzati»: per Legambiente si tratta di una proposta che non va nella giusta direzione.
«È assurdo proporre la rottamazione di vecchie auto inquinanti con veicoli un po’ più nuovi, ma altrettanto inquinanti.
 Si tratta a nostro avviso – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – di una scelta sbagliata dal punto di vista ambientale, economico e sociale e che andrebbe ad incentivare nuovamente il settore delle auto inquinanti, senza contare che gli unici a guadagnarci qualcosa sarebbero i concessionari che si trovano a dover smaltire gli stock accumulati da dicembre dello scorso anno, il tutto a discapito dell’ambiente. 
È così mentre nel resto d’Europa si punta davvero sull'elettrico, come sta accadendo in Germania con il raddoppio degli incentivi per l'acquisto di auto ecologiche, in Italia si guarda al passato senza per altro definire una strategia che guardi davvero al futuro della mobilità sostenibile
Lo ribadiamo, la ripartenza green di questo Paese deve passare anche attraverso politiche capaci di far crescere la mobilità sostenibile a partire dagli spostamenti in bici, a piedi, passando dal trasporto pubblico alla mobilità elettrica, intermodale, pubblica, condivisa e a emissioni zero, ripensando allo stesso tempo le città e rendendo le aree urbane più vivibili e sicure. 
Si metta davvero in campo il green new deal di cui si è tanto parlato a partire da qui».
A questo riguardo Legambiente ricorda che «le emissioni reali delle auto euro 6 vendute sino ad agosto 2019 erano mediamente superiori a quanto previsto dalla norma europea di 19 anni fa (data di entrata in vigore dei limiti euro3) per gli ossidi d'azoto (NOx)».

«Basta leggersi con attenzione le tabelle dei fattori d’emissioni reali che servono a Ispra per calcolare l’origine dell’inquinamento - spiegano dall'associazione - Solo alcuni diesel di recentissima produzione (norma euro6d full, che è entrata in vigore nel 2020) rispettano finalmente nella realtà i limiti emissivi previsti già nel 2014.
 Quindi siamo indietro di 6 anni. 
Lo stato inganna i cittadini se finanzia auto inquinanti (quelle del dieselgate) che presto i comuni dovranno bloccare con i blocchi antismog. 
Inoltre le nuovissime auto a benzina, diesel, con nuovi moderni dispositivi denox, se da una parte sono certamente meno inquinanti, presentano però due gravi inconvenienti: 
costano come le auto elettriche e hanno emissioni di CO2 superiori ai 95 grammi per km, quindi a rischio sanzioni europee».

venerdì 5 giugno 2020

Disastro in Siberia: 20.000 tonnellate di diesel nel fiume Ambarnaya

Dal Web

Disastro ambientale in Siberia: 20.000 tonnellate di diesel finiscono nel fiume Ambarnaya. Putin ordina lo stato d'emergenza. E Greenpeace dichiara: «Un disastro come quello della Exxon Valdez».

Rosso intenso, questo il colore assunto dalle acque del fiume Ambarnaya in Siberia.
 La causa? 
Ventimila tonnellate di diesel che si è riversato nel corso d'acqua a causa del crollo di un serbatoio di carburante in una centrale termoelettrica vicino Norilsk, nella Siberia settentrionale.
Gli ambientalisti non hanno dubbi: è il più grave incidente di questo tipo nell'Artide. 
Greenpeace valuta la portata del disastro analoga a quella dell'incidente della petroliera Exxon Valdez, avvenuto in Alaska 30 anni fa.
Putin ha ordinato lo stato di emergenza e ha annunciato di voler concentrare quante più risorse possibili nell'operazione di decontaminazione, ma è lo stesso governo russo ad ammettere che la situazione appare "molto difficile" e c'è chi teme che il gasolio possa raggiungere anche il lago Pyasino, dove si tuffa l'Ambarnaya, e da lì il fiume Pyasina.
A complicare ulteriormente le cose potrebbe essere stato il presunto ritardo di due giorni col quale le autorità sono state avvisate dell'incidente dalla Ntek, la società che gestisce la centrale di Norilsk ed è a sua volta controllata dal gigante Norilsk Nickel, leader mondiale della produzione di nickel.
L'incidente risale al 29 maggio, ma il governatore della regione di Krasnoyarsk, Aleksandr Uss, avrebbe detto di esserne venuto a conoscenza solo due giorni dopo, cioè domenica scorsa, dalle "informazioni allarmanti" provenienti dai social media.
 La Norilsk Nickel assicura che tutto è stato riferito "in tempo e in maniera appropriata", ma Putin evidentemente la pensa in tutt'altro modo e davanti alle telecamere della tv russa ha riservato una lavata di capo al numero uno della Ntek, Serghiei Lipin, per il modo in cui è stato gestito l'incidente.
 "Perché le agenzie governative hanno saputo di questo solo due giorni dopo i fatti? 
Dobbiamo sapere delle emergenze dai social media?",
 ha detto il leader del Cremlino.
 Gli investigatori russi hanno poi aperto un'inchiesta e preso provvedimenti.
A provocare l'incidente potrebbe essere stato indirettamente il riscaldamento globale che minaccia il nostro pianeta.
 La zona della centrale di Norilsk è infatti coperta dal permafrost, che si sta sciogliendo a causa delle temperature sopra la media, stando alle prime ricostruzioni, il diesel che ha inquinato il fiume Ambarnaya era contenuto in un serbatoio che è crollato perché i pilastri che lo sostenevano stavano cominciando ad affondare nel terreno.
 Secondo i media statali russi, l'area contaminata è vasta 350 chilometri quadrati e la situazione preoccupa non poco le associazioni ambientaliste. 
Secondo l' ex vice direttore dell'agenzia federale per il monitoraggio delle risorse naturali, Oleg Mitvol, "non c'è mai stato un incidente del genere nell'Artide" e per rimettere le cose a posto potrebbero volerci tra i cinque e i dieci anni.