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domenica 30 settembre 2018

Inquinamento e cancro: ecco perché i tumori infantili non sono più una «patologia rara»

Dal Web
di Ernesto Burgio* 

Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche.

Troppo spesso si dimentica che l’aumento, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, ha riguardato tutte le età e in particolare i giovani e, soprattutto, i bambini. L’incremento significativo di tumori infantili in Europa (ACCIS: Automated Childhood Cancer Information System) e specialmente in Italia negli anni ’90 ha destato apprensione, anche perché impone una riconsiderazione critica dei modelli di cancerogenesi.
Ancora pochi decenni fa i tumori infantili erano una patologia rara e la forma tumorale prevalente era la leucemia linfoblastica, anche nota come “common”, che è oggi curabile nella stragrande maggioranza dei casi. Oggi, invece, uno su 5-600 nuovi nati è destinato ad ammalarsi di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età; nonostante i miglioramenti prognostici il cancro rappresenta la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l’anno d’età; sono in continuo aumento le forme tumorali prima rare come linfomi, sarcomi, tumori del sistema nervoso e leucemie diverse dalla “common” (e in genere caratterizzate da prognosi molto più severa).
Tali dati provengono dal più grande studio europeo, lo studio ACCIS, coordinato dalla IARC (Agenzia Europea di Ricerca sul Cancro) e non devono essere sottovalutati per almeno quattro ragioni: le notevoli dimensioni del campione in studio (oltre 60 registri oncologici di 19 Paesi europei, per un totale di oltre 150 mila tumori di tutti i tipi); il tempo di osservazione sufficientemente protratto (25 anni); l’incremento massimo nel primo anno di età, che depone per un’origine transplacentare (da esposizione materno-fetale ad agenti pro-cancerogeni) o addirittura transgenerazionale (epigenetica/gametica); il concomitante incremento in tutto il Nord del mondo di tutta una serie di patologie cronico-degenerative (endocrino-metaboliche: obesità, diabete 2; immunomediate: allergie, malattie autoimmuni; del neuro sviluppo e neuro-degenerative: autismo, ADHD, malattia di Alzheimer), per le quali è stato ipotizzato un ruolo patogenetico significativo degli stessi meccanismi di disregolazione epigenetica precoce (fetal programming) a carico di vari organi e tessuti (Developmental Origins of Health and Diseases) e, quindi, in ultima analisi, un ruolo preponderante dell’ambiente (traffico veicolare, pesticidi, interferenti endocrini, radiazioni ionizzanti e, con sempre maggior evidenza, campi elettromagnetici).
È vero che non tutti gli esperti concordano con queste valutazioni, evidentemente preoccupanti. Alcuni hanno anche affermato che l’incremento massimo si era avuto negli anni ’90 e che i dati più recenti sembravano più confortanti. Purtroppo, l’ultima accurata e ampia revisione dei dati pubblicata recentemente su The Lancet conferma appieno le valutazioni precedenti.
Un’attenta riflessione su questi dati è necessaria e urgente: non soltanto perché nei bambini dovrebbero svolgere un ruolo minore l’esposizione ad agenti inquinanti legata alle cattive abitudini personali (in primis il fumo di sigaretta) e lo stress ma, soprattutto, perché non potrebbe realizzarsi in così breve tempo a partire dal concepimento l’accumulo di alterazioni genetiche tuttora considerate la causa prima di qualsiasi degenerazione tessutale in senso neoplastico.
È opportuno ricordare come, per quanto concerne i tumori della prima infanzia, le prime fasi del processo siano già presenti alla nascita. L'importanza degli eventi genetici insorti in utero è stata per molti anni sospettata sulla base di studi di concordanza su gemelli affetti da leucemia e poi confermata da studi genetici, che hanno trovato nei campioni di sangue calcaneare di neonati, che avrebbero in seguito sviluppato forme leucemiche, le traslocazioni e le sequenze geniche corrispondenti ai geni di fusione successivamente trovati nei blasti. Oggigiorno traslocazioni e cloni pre-leucemici si formano nel feto e nel sangue cordonale con grande frequenza.
Tutto questo è difficilmente accettabile per chi si attenga al paradigma tradizionale del cancro come incidente genetico da mutazioni stocastiche del DNA. È sempre più evidente che il cancro, soprattutto nella prima infanzia, deve essere considerato la conseguenza di una instabilità epigenetica secondaria all’esposizione sempre più precoce e massiccia ad agenti epi-mutageni: una sorta di processo evolutivo/adattativo, potenzialmente fallito o distorto.
Soltanto la riduzione dell’esposizione materno-fetale e infantile a questi fattori e agenti procancerogeni può aiutarci a ridurre l’incremento continuo non solo di tumori infantili e giovanili ma di tutte le patologie croniche - obesità, diabete 2 giovanile, malattie allergiche e autoimmuni, disturbi del neurosviluppo – che sembrano poter avere questa stessa origine.
*European Cancer and Environment Research Institute, Bruxelles

lunedì 17 settembre 2018

Le associazioni: «La Regione Toscana autorizza sostanze tossiche e nocive nelle aree di captazione delle acque sotterranee»

Dal Web

«Nonostante l’impegno preso a parole dal presidente della Regione Toscana di bandire il glifosato, il Consiglio Regionale ha di fatto approvato l’uso di questa e di altre sostanze ancora più pericolose nelle zone di captazione delle acque sotterranee». È la denuncia delle associazioni European Consumers, Isde-Medici per l'Ambiente e Pesticide Action Network Italia.

«Sono state ignorate le direttive europee, il Piano Nazionale per l’Uso ecosostenibile dei fitofarmaci e il Decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152 contenente Norme in materia ambientale» denunciano le associazioni.
«La sinergia tra le associazioni European Consumers, ISDE e PAN-Italia ha permesso di elaborare in tempi rapidi un documento che mette in evidenza per l’ennesima volta la completa sottomissione delle autorità pubbliche italiane ad Agrofarma - proseguono le associazioni nella loro nota - e la totale mancanza di attenzione sia per l’ambiente che per la stessa salute umana anche in presenza di evidenti situazioni di pregresso degrado del fondamentale comparto acque. Le autorizzazioni della Regione Toscana di fatto rappresentano una minaccia per la tutela della biodiversità, della qualità delle risorse idriche e della salute pubblica. Le buone intenzioni espresse come al solito non corrispondono a reali iniziative per limitare la diffusione ambientale di sostanze tossiche in particolare nello strategico comparto agricolo».
Il documento è a cura di Pietro Massimiliano Bianco, Daniela Altera, Patrizia Gentilini e ve lo riportiamo integralmente.
«E’ stato recentemente pubblicato il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 30 luglio 2018, n. 43/R. Nell’allegato 1 è contenuto il Piano per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti – PUFF. Leggendo la tabella 1 Sostanze attive vietate all’interno delle aree di salvaguardia di captazioni da acque superficiali e sotterranee di cui all'ART.94 DEL D.Lgs. 152/2006.
Nella tabella 1 di detto allegato si può osservare che sono permesse, in zone limitrofe alla captazioni di acque sotterranee, sostanze tossiche e di pessimo profilo ambientale come si può desumere dai dati seguenti. Innanzitutto quasi nessuna è compatibile con gli ambienti acquatici. Acrinatrina, Azinfos ethyl, Azinfos methyl, Demeton S-metile, Omethoate non sono nemmeno autorizzati in UE1La Regione Toscana si impegna quindi a mantenere l’uso di sostanze pericolosissime per gli ecosistemi e non più utilizzate nel resto dell’Unione Europea in aree strategiche come le zone di prelievo idrico sotterraneo».
«Tutte le sostanze elencate nel Decreto Regionale sono incompatibili con una buona qualità delle acque e molte di esse sono costantemente rinvenute nelle acque sia superficiali che sotterranee. Sostanze tossiche per la vita acquatica come il Boscalid, Clorpirifos, Dimetomorf, Dimetoato sono largamente diffusi nella maggior parte dei corsi d’acqua di pianura dove sono cercati. Sono particolarmente favoriti i diserbanti difatto violando i principi basi dell’agricoltura integrata dato che possono essere sostituiti con pirodiserbo, diserbo a vapore e pacciamatura».
«Nelle acque superficiali monitorate della Toscana si ritrovano prodotti fitosanitari nell'80,7% dei punti di prelievo e nel 61,4% dei campioni investigati. Sono state trovate 78 sostanze: le più frequenti sono ampa, glifosate, dimetomorf, imidacloprid e metalaxil-m. Nelle acque sotterranee è stata riscontrata la presenza di residui pesticidi nel 46,8% dei punti e nel 31,1% dei campioni. Sono state rinvenute 49 sostanze: le più frequenti sono ampa, oxadiazon e atrazina desetil. Si tratta quindi di una regione con i corpi idrici in pessimo stato. Proprio in Toscana sono stati riscontrati elevatissimi superamenti dei valore limite delle acque sotterranee destinate al consumo umano addirittura di 70 volte. Pertanto si profilebbe in detto atto regionale una palese distorsione dei dettami del decreto legislativo 152/2006 che indica che le regioni individuino le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché le zone di protezione, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda. Con tale atto, la regione Toscana autorizzerebbe di fatto usi vietati.
La zona di tutela assoluta viene definita ed è costituita dall'area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni e deve:
- avere un'estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione 
- essere adeguatamente protetta 
- essere adibita esclusivamente a opere di captazione e infrastrutture di servizio.
La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata; può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio per la risorsa.
In particolare la normativa nazionale indica chiaramente che, nella zona di rispetto sono vietati: 
-  la dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati; 
-  l’accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi; 
-  lo spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia
effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche; 
-  la dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade; 
-  le aree cimiteriali; 
-  l’apertura di cave che possono essere in connessione con la falda; 
-  l’apertura di pozzi, ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano; 
-  la gestione di rifiuti; 
-  lo stoccaggio di sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive; 
-  i centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli; 
-  i pozzi perdenti; 
-  il pascolo e la stabulazione di bestiame
Invece le indicazioni della regione Toscana agli operatori sono diverse dai dettami del decreto legislativo mascherando la possibilità di usare sostanze vietate con il piano regionale per l'uso sostenibileche tuttavia con la sostenibilità non ha nulla a che fare. Pertanto si profilebbe in detto atto regionale non solo una palese distorsione dei dettami del decreto legislativo 152/2006, ma anche della normativa sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.
Con le sue scelte la Regione Toscana sta di fatto continuando a favorire la contaminazione delle sue acque nella fascia collinare e planiziario-costiera. Risultano seriamente contaminate numerose aree protette di interesse comunitario come lago dell’Accesa (SIC IT51A0005), Padule di Fucecchio (SIC IT5130007), lago di Chiusi (SIC/ZPS IT5190009) e lago di Montepulciano (SIC-ZPS IT5190008) e corpi idrici a scopo irriguo e potabile quali Bacino Due Forre, Bacino Falchereto, lago Barberino.
Di fatto le scelte della Regione Toscana rappresentano una minaccia sia per ecosistemi, già in pessime condizioni, che per la possibilità di condurre una seria politica agricola incentrata sul biologico stante le condizioni critiche di molti invasi a scopo irriguo, per non parlare ovviamente delle ricadute sulla salute umana, in particolare sulla porzioni più fragili della popolazione ( donne in gravidanza, neonati, bambini, anziani etc.) che vedrà ulteriormente compromessa la risorsa più importante per la vita e la salute: quella idrica».
Note:

lunedì 3 settembre 2018

L’Acqua Pubblica sta arrivando!

Dal Web
L’acqua è un bene primario da tutelare e da mettere a disposizione di tutti“. Con queste parole Papa Francesco ha voluto commentare uno dei grandi problemi dei nostri giorni in occasione della quarta Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato che ricorreva ieri, 1 settembre. Non possiamo che essere d’accordo con il messaggio del sommo Pontefice: ogni persona ha diritto all’acqua potabile e sicura, non a caso l’acqua è la prima delle nostre 5 Stelle. E se l’accesso all’acqua è un diritto di tutti i cittadini, garantirlo è un dovere di qualsiasi Stato. Su questo il contratto di governo parla chiaro e a partire da questi giorni alla Camera si discuterà la nostra proposta di legge per l’Acqua Pubblica! Gli italiani si sono già espressi attraverso il referendum del 2011: un esito popolare puntualmente disatteso dalle maggioranze che si sono succedute al governo, evidentemente più propense a preservare gli interessi di pochi privati che a garantire un bene pubblico. Noi invece vogliamo che, finalmente, la volontà popolare venga ascoltata e siamo più che mai decisi a donare ai cittadini una rete di infrastrutture idriche degne di questo nome.
Questa sì, una grande opera utile per il nostro Paese, nell’interesse della salute e delle tasche dei cittadini italiani. Abbiamo intenzione di dare il via ad un grande intervento di ristrutturazione, bonifica e rinnovamento della rete idrica che sarà accompagnato anche dalla costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua. È una battaglia di civiltà che come Movimento 5 Stelle portiamo avanti sin dalla nostra nascita. Ma è soprattutto un atto di giustizia nei confronti delle persone e del mondo che ci circonda.


L’acqua è un bene primario che deve tornare pubblico, senza finalità di lucro e la sua gestione dev’essere partecipata dai cittadini. Ci impegneremo dunque affinché sia possibile bere l’acqua del rubinetto come se fosse di fonte e si possa tornare ad avere mare, fiumi e laghi puliti, così come la natura ci ha donato. Perché l’acqua, secondo la definizione data dall’Onu, è un “diritto umano universale e fondamentale” e non un privilegio di pochi. E tale deve tornare ad essere anche nel nostro Paese.