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lunedì 28 maggio 2018

Gli esseri umani costituiscono solo lo 0,01% della vita sulla Terra, ma hanno sterminato l’83% dei mammiferi selvatici

Dal Web
Di LORENZO BRENNA
È quanto emerso da uno studio che 
ha valutato la biomassa degli 
organismi viventi e ha confermato
 ancora una volta lo spropositato
 impatto della nostra specie.
Il tasso di estinzione sta crescendo vertiginosamente, il declino è particolarmente rapido per i grandi mammiferi © Oli Scarff/Getty Images

Siamo, in termini di biomassa, una specie insignificante. I 7,6 miliardi di Homo sapiens che popolano il pianeta rappresentano infatti appena lo 0,01 per cento di tutti gli esseri viventi. Eppure il nostro impatto sulle altre forme di vita è devastante e senza precedenti, abbiamo nel corso della nostra storia gradualmente svuotato il pianeta di piante e animali selvatici per rimpiazzarli con il bestiame.

Quanto pesano gli esseri viventi

È quanto rivelato da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori guidato dal professor Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, e pubblicato sulla rivista Pnas. L’obiettivo della ricerca, la prima analisi completa della distribuzione della biomassa di tutti gli organismi del pianeta, inclusi i virus, era confrontare, basandosi appunto sulla massa della sostanza vivente, il peso di ogni organismo sul pianeta. I ricercatori hanno calcolato le stime della biomassa utilizzando i dati di centinaia di studi. “Spero che questo studio possa fornire alle persone una prospettiva sul ruolo dominante che l’umanità ora ricopre sulla Terra”, ha affermato Ron Milo.

Pianeta verde

Dalla ricerca sono emersi dati interessanti e poco prevedibili, i batteri ad esempio sono una forma di vita importante è costituiscono il 13 per cento degli esseri viventi. La parte del leone però la fanno le piante che rappresentano l’82 per cento degli organismi in termini di biomassa. Le creature restanti, dagli insetti ai funghi, dai pesci agli animali, costituiscono solo il 5 per cento della biomassa mondiale.

Un’ecatombe di mammiferi selvatici


Fino a poche decine di migliaia di anni fa, un battito di ciglia dal punto di vista evolutivo, il pianeta era popolato da creature colossali, come rinoceronti lanosi, uri, mammut, orsi delle caverne e bradipi giganti. In un arco di tempo relativamente breve, coinciso con l’avvento della nostra specie, questi animali si sono estinti. Da quando ha fatto la sua comparsa sul pianeta l’Homo sapiens, secondo lo studio, ha causato l’estinzione dell’83 per cento delle specie di mammiferi selvatici e della metà delle piante.

L’onnipresenza del bestiame

Mentre il numero e la varietà di specie selvatiche si sta drammaticamente assottigliando, il bestiame allevato dall’uomo è in crescita costante. Lo studio rivela infatti che il pollame oggi rappresenta il 70 per cento di tutti gli uccelli del pianeta. I numeri dei mammiferi sono ancora più desolanti: il 60 per cento è composto da bestiame, il 36 per cento da esseri umani e solo il quattro per cento da animali selvatici.

Un impatto insostenibile

La dissennata distruzione degli ecosistemi terrestri e marini ha rapidamente svuotato il pianeta della sua antica e cangiante varietà biologica. Si ritiene che circa la metà degli animali sia stata persa negli ultimi cinquanta anni. “È decisamente sorprendente il nostro sproporzionato impatto sul pianeta – ha dichiarato Milo. – Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito c’è un elefante accanto a una giraffa accanto a un rinoceronte. Ma se fosse più realistico dovrebbe raffigurare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca accanto a un pollo”.

Virus e vermi pesano più di noi

A dispetto del titolo di specie dominante che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso è davvero scarso. In termini di biomassa i virus, ad esempio, hanno un peso combinato tre volte superiore a quello degli umani, così come i vermi. I pesci pesano dodici volte di più mentre la biomassa dei funghi è duecento volte più grande.

L’importanza delle nostre scelte

Considerato l’elevato impatto della nostra specie, le nostre scelte di consumatori possono essere determinanti. “Le nostre scelte alimentari hanno un grande effetto sugli habitat di animali, piante e altri organismi – ha affermato Milo. – Spero che questo studio possa servire alle persone per rivedere la loro visione del mondo e di come consumano”.

martedì 15 maggio 2018

Lo smog si riduce anche riutilizzando le cose

Dal Web
Dal verde urbano un’altra opportunità
La guerra allo smog non si combatte solo fermando le automobili e adottando soluzioni di mobilità alternative e sostenibili. Anche il riuso dei materiali di consumo può contribuire ad abbassare le emissioni di gas serra. Solo nell’ultimo anno, ad esempio, in Italia il riutilizzo di 7 milioni di prodotti ha contribuito alla riduzione di 45mila tonnellate di gas serra e 30 tonnellate di polveri sottili. Lo rende noto un’indagine scientifica condotta con la metodologia “Life cycle assessment” da Mercatino srl, importante realtà italiana nel settore del riuso, in collaborazione con Ecoinnovazione.
 
Non solo: ridare vita a quegli oggetti ha prodotto anche un vantaggio economico stimato in 40 miliardi di euro. Più in generale, il flusso di beni riutilizzati ha permesso di recuperare negli ultimi sei anni in Italia oltre 55 milioni di oggetti, l'equivalente di 11,4 milioni di metri cubi, paragonabili a 142.532 camion che, in lunghezza, corrispondono a 2.280 chilometri; praticamente la distanza che intercorre tra Palermo e Bruxelles. “È sulla base di questi risultati incoraggianti per la nostra economia, per il territorio e per la sostenibilità, di cui tanto si parla - ha detto Sebastiano Marinaccio, presidente Mercatino Srl - che con Legambiente abbiamo già firmato i primi due protocolli d'intesa con i Comuni di Trapani ed Erice, e altri che a seguire intenderanno avviare la sperimentazione
scientifica Lca nei propri territori”.
 
Secondo Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, il settore dell’usato risponde a una precisa esigenza ambientale, ovvero la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte. “Anziché terminare la loro vita nei cassonetti, negli econcentri o in impianti di trattamento di smaltimento dei rifiuti, gli oggetti ancora in buono stato possono essere riutilizzati da altri soggetti, consentendo di soddisfare la domanda dei consumatori, abbattendo l’impatto generato dalla produzione o dal nuovo packaging e diminuendo sistematicamente il conferimento presso le isole ecologiche”.
 
Proprio questo ultimo aspetto ha condotto Legambiente ad approfondire il fenomeno: gli oltre 11 milioni di metri cubi di oggetti venduti in 6 anni da Mercatino equivalgono al volume totale di rifiuti urbani conferiti in discarica nel 2016 in Italia.
 
Dal verde urbano un’altra opportunità
 
Non solo riuso. Un ulteriore aiuto nella lotta allo smog potrebbe arrivare dal potenziamento del verde urbano. È infatti dimostrato che una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri sotti e di smog in un anno.
 
Un sogno almeno per il nostro Paese dove, con appena 31 metri quadrati di verde urbano a testa, le città non riescono a rompere l’assedio dello smog. In alcune grandi città, poi, il dato è ben al di sotto della media nazionale.
 
Ad esempio a Torino, con i suoi 22 metri quadrati e a Milano, che si ferma a quota 17,9; per non parlare di Napoli, dove i metri cubi di verde sono appena 13,6 per abitante. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti basata su dati Istat. Un’inversione di tendenza potrebbe arrivare però con il “bonus verde” introdotto con l’ultima manovra finanziaria del governo. Il bonus prevede detrazioni del 36% per la cura del verde privato quali terrazzi e giardini, anche condominiali. La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, quindi si possono recuperare fino a 1.800 euro. 
 
Si tratta di una misura importante per potenziare il polmone verde delle città aggiungendo nuove aree ai parchi e ai giardini già esistenti. Di un tale aiuto naturale per catturare una maggiore quantità di polveri sottili e ridurre il livello di smog, ne gioverebbero soprattutto i cittadini. In Europa, infatti, ogni anno si stimano in 500mila le morti causate dall’inquinamento atmosferico e chi vive nelle aree urbane, soprattutto i bambini, è più esposto a tali rischi.

giovedì 3 maggio 2018

Nel mondo del possesso, non avere niente è un'arte

Dal Web

Sembra un'eresia scrivere sulla difficile e affascinante arte di non avere niente in un'epoca dove tutto si basa sul possesso e l'accumulo di cose materiali, di titoli, di riconoscimenti.


Salvatore La Porta nel suo libro Less is more – Sull’arte di non avere niente esamina la questione facendo un interessante excursus fra letteratura e personaggi di grande levatura che in qualche modo hanno rappresentato direttamente o analizzato questa nobile arte nei loro scritti. Laddove il non avere niente non significa solo un'assenza di possesso o di proprietà, ma anche libertà assoluta da dogmi, condizionamenti e imposizioni, tutti aspetti che fanno una terribile paura all’autorità e a chi deve per forza avere irreggimentazioni, recinzioni mentali e sicurezze ma allo stesso tempo affascinano grandemente per il senso di libertà assoluta che danno.   
Si legge nel libro: «Soltanto chi ricerca la conoscenza o la bellezza per se stessa può creare qualcosa di completamente nuovo; chi ha la mente ingombra di concetti come autorità e accademia non ha spazio né coraggio per trovare strade nuove. Inoltre, spesso non ha neanche la motivazione per farlo, perché la ricerca del bello e del giusto non è fine a se stessa, ma ad acquisire un titolo di studio, una cattedra o a farsi una carriera. E per quello basta seguire il percorso indicato e ossequiare l’autorità».
Le citazioni e gli esempi sono vari come quello di Christopher McCandless  sulla cui storia è stato tratto il film Into the wilde in una lettera a un amico scrive sul cambiamento.
«C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo».
Dall’esempio di McCandless, La Porta analizza il rispetto che si nutre verso chi fa scelte giudicate estreme, quando poi a ben vedere una scelta estrema al giorno d’oggi è vivere in una città invivibile o fare un lavoro nocivo per se stessi e gli altri, privo di senso o che si odia.
«L’arte di non avere niente - si legge ancora - affascina da sempre l’essere umano, perché significa libertà, coraggio e coerenza. Tutte qualità che nella vita di un uomo sono presenti in determinate percentuali, ma che in quelle (spesso brevi) di chi è completamente dedito alla sua pratica sono presenze assolute: chi non ha il coraggio di seguirne l’esempio fino in fondo prova comunque rispetto e amore per chi ne è rapito».
Ma La Porta indica anche strade dove è possibile trovare un senso maggiore rispetto ad una vita votata all’accumulo, all’arrivismo alla competizione sfrenata.
«Potrebbe essere rilassante, allora, sfilare i canini dal collo del prossimo, dedicando le nostre energie alla ricerca di noi stessi piuttosto che all’accumulo compulsivo di ogni cosa, rendendoci conto che lo spazio della nostra esistenza è limitato, ingombro per natura, e va gestito con parsimonia. Si può rinunciare a uno stipendio più cospicuo in cambio di tempo, al prestigio di un ruolo in cambio di sincerità nei rapporti con le persone, alla sicurezza del futuro in cambio della libertà di cambiare idea. Si può persino rinunciare a ogni cosa, oppure a molto, almeno a qualcosa: l’alternativa è rinunciare a se stessi. Se diventiamo solo quel che possediamo, perdiamo irrimediabilmente la nostra umanità».
Sostanzialmente La Porta fa intervenire i cosiddetti valori e gli aspetti non monetari dell’esistenza che sono gli unici che possono mettere in crisi un sistema votato al suicidio. E fa una rivisitazione di Epicuro che non può che trovarci assolutamente d’accordo avendo trattato molto questi argomenti nei nostri scritti.
«Epicuro non desiderava altro che vivere privo di ogni cosa superflua, ricercando la verità e un piacere quieto senza lasciarsi divorare dalla malattia del possesso. La sua filosofia era un’acuta analisi della natura, capace di anticipare il pensiero scientifico, e un farmaco morale che raccomandava all’uomo di fuggire i piaceri dinamici (la gloria, il successo o la ricchezza) che, acquisiti, lasciano più insoddisfatti di prima, per dedicarsi a quelli statici: le necessità primarie, il cibo semplice, l’amicizia».
Si spinge ad esaminare argomenti tabù come quello della coerenza che ormai è praticamente una specie a rischio di estinzione e chi la pratica è considerato un povero scemo che non sa stare al modo perché per motivi insondabili non concepisce ad esempio l’approfittare e lo sfruttare gli altri.
«Se la paura è sempre paura di perdere qualcosa, allora il coraggio è la capacità di mettere in pericolo i propri averi, i propri affetti, le proprie idee per conseguire qualcosa di più importnte: la coerenza fra le proprie azioni e ciò che si ritiene giusto o desiderabile. La fine dell’asincronia».
E infine  una grande citazione di Checov.
«Io…sono arrivato al punto di poter dormire nudo per terra e divorare l’erba: Dio conceda a tutti una vita simile. Non ho bisogno di nulla e non temo nessuno, e a mio parere non c’è uomo più ricco e libero di me».
Riflessioni importanti che ci ricordano come è possibile trascendere i propri limiti, mettere in discussione le proprie convinzioni e provare una nuova dimensione, darsi nuove risposte a sempre più profonde domande arrivando fino all’essenza del proprio essere che ha ricchezza e profondità al cui confronto le ricchezze dei paperoni del mondo sono di una miseria assoluta.