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lunedì 18 giugno 2018

Elettrosmog da 5G: parte la sperimentazione, saremo tutti cavie

Dal Web

L'AgCom ha dato il via all'assegnazione delle frequenze per il 5G, il nuovo standard per la comunicazione mobile, più potente, più veloce e più impattante, quindi, sulla salute della popolazione. A nulla sono valsi gli appelli al principio di precauzione e alla prudenza: si parte con una sperimentazione di massa. L'allarme dell'associazione Isde-Medici per l'Ambiente.

«L’AGCOM ha approvato la delibera che norma le procedure per l’assegnazione e le regole di utilizzo delle frequenze per il 5G, aprendo di fatto a livello nazionale la strada che la sperimentazione sta inaugurando. Sono rimasti inascoltati sia il documento con il quale circa 180 scienziati e medici di 35 Paesi hanno voluto sottolineare i rischi del 5G, sia la richiesta di moratoria avanzata da ISDE a livello nazionale e internazionale»: ad affermarlo è l'associazione Isde-Medici per l'Ambiente che lancia l'allarme per questa nuova ondata attesa di radiazioni elettromagnetiche sulla popolazione.
«Nelle audizioni precedenti la stesura della delibera si legge addirittura che è stata da alcuni operatori “richiamata l’attenzione del regolatore sugli stringenti limiti alle emissioni elettromagnetiche presenti in Italia, che potrebbero porre un freno allo sviluppo degli impianti radio”, richiedendo “una revisione dell’attuale normativa” nonostante questa, sulla base di numerosissime e autorevoli evidenze scientifiche, non sia già ora assolutamente in grado di tutelare la salute umana e sia da rivedere, al contrario, in senso enormemente più restrittivo - prosegue Isde - Con le “sperimentazioni”, inizialmente 4 milioni di italiani saranno esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza, con densità espositive e frequenze sino ad ora inesplorate su così ampia scala. Dopo settembre l'operazione avrà respiro nazionale. Sottovalutare o ignorare il valore delle evidenze scientifiche disponibili non appare eticamente accettabile. Come osservato da Lorenzo Tomatis, questo “equivale ad accettare che un effetto potenzialmente dannoso di un agente ambientale può essere determinato solo a posteriori, dopo che quell’agente ha avuto tempo per causare i suoi effetti deleteri”».
«Per queste ragioni ISDE intende rinnovare la richiesta di una moratoria per l'utilizzo del 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi».

giovedì 7 giugno 2018

Conta più il ministro dell'economia o quello dell'ambiente?

Dal Web
di 

Come la nostra società sia ancora molto indietro e ben poco moderna e avanzata, lo dimostra la recente querelle relativa al rifiuto del Presidente della Repubblica di accettare Paolo Savona come ministro dell'economia proposto dall'alleanza governativa Lega-Movimento 5 Stelle. Ma come mai dare tutta questa importanza a un ministro dell'economia?

Perché non chiedersi piuttosto chi era il ministro dell’ambiente e quali erano i suoi propositi o impegni? Come se esistessero ministeri di serie A e ministeri di serie B. Purtroppo siamo ancora fermi ai soldi, più importanti di tutto; che poi arrivino da chi è per l’Europa, contro l’Europa, per gli italiani, per i tedeschi, cambia davvero poco.  Infatti mentre si discuteva sul nome di un responsabile dell’economia (ora è stato proposto Giovanni Tria), l’ambiente continua ad agonizzare, la concentrazione di CO2 in atmosfera non accenna a diminuire, i morti di inquinamento aumentano, si cementifica a più non posso ma a noi interessa lo spread, l’euro e se potremmo fare concorrenza o meno ai cinesi (cosa tra l’altro del tutto illusoria). E quindi le nostre industrie potranno ancora inquinare, produrre ancora più prodotti assolutamente superflui e conseguenti rifiuti a non finire che andranno ad aumentare la zuppa di plastica che è ormai il Mediterraneo.
Che i soldi siano la religione da seguire e i sacerdoti siano tedeschi, inglesi, americani o italiani, si recita invariabilmente la stessa messa. Una messa che mette sempre al secondo posto, dopo il guadagno, tutti gli aspetti essenziali e che ci tengono in vita. Peccato che senza quegli aspetti essenziali e vitali finirà inevitabilmente anche il tanto amato guadagno, visto che pare che Marte non sia vivibile. Ma forse chi decide che la cosiddetta economia sia più importante di tutto non ha figli e nipoti o, se li ha, se ne preoccupa assai poco, altrimenti l’ambiente sarebbe la prima preoccupazione, non l’ultima delle ultime.
Finche si guarderà al soldo, ai mercati, all’economia che deve assolutamente crescere, quando i suoi danni sono sotto gli occhi di tutti, non potrà che continuare lo sfacelo, perché sono proprio i soldi, i mercati fuori controllo, la crescita, che stanno riducendo il mondo ad una pattumiera. Ed è sempre bene ricordare che economia significa gestione della casa, non chi guadagna cosa. Ma queste sono considerazioni ancora troppo “romantiche” per essere prese sul serio. Vista la nostra poca lungimiranza le si prenderanno sul serio quando sarà inevitabilmente troppo tardi ammesso che non sia già ora troppo tardi.
Il popolo che viene tanto nominato, e quasi sempre a vanvera, è l’unico in grado di salvaguardare l’ambiente e quindi la sua vera sopravvivenza. Solo attraverso la presa di coscienza delle persone, potranno avvenire cambiamenti epocali; e interesserà assai poco dell’euro quando non avremo più acqua potabile da bere, cibo sano da mangiare e aria pulita da respirare. I soldi, i titoli, le azioni, le borse, i mercati sono carta straccia di fronte alla sovranità della natura. Infatti, se c’è qualcuno veramente sovrano è proprio la natura, provate a respirare senza ossigeno e poi ditemi chi è il solo, unico, indiscutibile Capo in questo mondo al cui cospetto i vari capetti degli umani sono zero.

sabato 2 giugno 2018

Biogas, il modello italiano aiuta l’agricoltura sostenibile

Dal Web
Gattoni (CIB): “Con Biogasfattobene e doppie colture si riducono le emissioni, si arricchiscono i terreni e si stocca nel suolo carbonio organico”

Il matrimonio italiano tra biogas e agricoltura sostenibile

(Rinnovabili.it) – Oggi è possibile rendere l’agricoltura sostenibile e il biogas due elementi co-dipendenti l’uno dall’altro. Come? Attraverso il concetto di biogasdoneright o “biogas fatto bene”. L’idea è quella di assegnare un ruolo primario alla digestione anaerobica all’interno delle attività delle aziende agricole e trasformare quest’ultime da produttori di emissioni climalteranti ad armi climatiche proattive. E come dimostrano le realtà associate al Consorzio Italiano Biogas (CIB), i benefici ottenibili vanno oltre la mera riduzione delle emissioni. Il consorzio promuove ormai da anni il Biogasfattobene® come modello sostenibile e concreto per la produzione di alimenti, foraggi ed energia: un “tutto compreso” che permette di ottenere vantaggi anche in termini di resa produttiva, con risparmi su acqua, carburanti e fertilizzanti.

E il sistema oggi fa scuola anche in Germania, uno dei più grandi mercati al mondo per il biogas assieme a Italia e Cina. Oggi, in occasione del simposio internazionale “Soil organic matter management in agriculture Assessing the potential of the 4per1000 initiative” sulla gestione della sostanza organica nei suoli agricoli, a Braunschweig, il CIB ha presentato il caso della società agricola Palazzetto di Grumello Cremonese (CR). La storia “energetica” della Palazzetto inizia nel 2009 con l’introduzione dei doppi raccolti, l’installazione di un biodigestore e il conseguente utilizzo del digestato con fertilizzante naturale. In questi anni l’azienda ha sensibilmente aumentato la produzione di mais da foraggio, che è passato dalle 65 tonnellate per ettaro di solo mais a oltre 100 tonnellate per ettaro in doppio raccolto, arrivando a coprire più del 70 per cento degli oltre 250 ettari di terreno per tutto l’anno. “I doppi raccolti, non sottraggono spazio al food indipendentemente dalla loro tipologia e dal loro contenuto amidaceo, – spiega Piero Gattoni, presidente CIB – poiché si tratta di raccolti aggiuntivi che permettono di accrescere le produzioni agrarie in modo sostenibile per rispondere ai nuovi mercati della bioeconomia”.


Impiegare il digestato contribuisce a sostenere lo svuluppo di un agricoltura sostenibile migliorando la fertilità del suolo: si favorisce lo stoccaggio del carbonio organico mentre si taglia l’apporto di chimica nei campi (antiparassitari e diserbanti). Per la Palazzetto è stato rilevato un incremento del carbonio organico nel suolo compreso tra 0,5 e 1 tonnellata per ettaro, pari a 4 tonnellate di emissioni di CO2 evitate. Queste pratiche, unite a tecniche di agricoltura di precisione e semina su sodo o con minima lavorazione, hanno comportato un aumento del 49% della resa produttiva per ettaro, permettendo di ridurre del 16 per cento i consumi di carburante per le macchine agricole e del 20 per cento l’acqua per l’irrigazione.