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sabato 30 giugno 2012

Acqua Connection: nomina e soldi irregolari per il Direttore Generale

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/reggio_nell_emilia/2012/06/acqua-connection-nomina-e-soldi-irregolari-per-il-direttore-generale.html


Reggio Nell'Emilia - 
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Il Direttore Generale del Comune di Reggio Emilia è stato rinominato irregolarmente Amministratore Unico di Agac Infrastrutture, proprietaria delle reti dell'acqua, ed ha percepito soldi anche se vietato da una Delibera di Consiglio
Il Direttore Generale Mauro Bonaretti, come Amministratore Unico e Presidente della società Agac Infrastrutture spa, ha percepito nel 2011 diecimila euro di compenso, come reso noto dall'Amministrazione Comunale nel rendiconto annuale sugli amministratori delle società partecipate.
Anche per il 2012 Bonaretti, prenderà il compenso come Amministratore Unico della società Agac Infrastrutture, per quest' anno previsto in 9000 euro, così come comunicato dal Comune.
Questi compensi violano e violeranno la delibera di Consiglio 136 del 2009, approvata ad inizio mandato. Consiste nei criteri con cui il Sindaco effettua le nomine nelle società partecipate. Questa Delibera parla chiaro:
"Non possono, altresì, essere nominate o designate persone che, sotto qualsiasi forma, svolgono attività alle dipendenze del Comune, a meno che le persone nominate svolgano l'incarico a titolo gratuito.
Comunque l'eventuale provvedimento di nomina o designazione, opportunamente motivato, sarà sottoposto alla Commissione di Controllo e garanzia.
"
Mauro Bonaretti, Amministratore Unico di Agac Infrastrutture dal 2005, è stato riconfermato sia nel 2006 che nel 2008. Non sottostava alla regola di svolgere il suo incarico a titolo gratuito fino al rinnovo della nomina, avvenuta il 27 maggio del 2011 ed iscritta alla Camera di Commercio l'1 giugno 2011.
Da quel momento poteva svolgere il ruolo di Amministratore, secondo la Delibera di Consiglio, solo a titolo gratuito. Da quanto risulta, invece, dagli atti pubblicati dal Comune, ha non solo percepito il compenso nel 2011, ma è previsto che li riceva anche nel 2012.
A ciò si aggiunga che la nomina ha violato la stessa Delibera, in quanto doveva essere sottoposta alla Commissione di Garanzia e Controllo del Consiglio Comunale, e questo non è mai avvenuto.
Le responsabilità sono chiare: ricadono sul Sindaco Graziano Delrio, che esegue la nomina come previsto dalla legge.
Si tratta di un atto politico estremamente grave. Proprio nei giorni della nomina si svolgeva lacampagna referendaria per l'Acqua Pubblica. Agac Infrastrutture spa detiene la proprietà delle reti idriche di tutta la Provincia, ed è stato da noi più volte denunciato come sia un vero e proprio bancomat attraverso cui i Comuni fanno la cresta sulle bollette dell'acqua pagate dai cittadini.
Prima di farne Amministratore Unico il Direttore Generale del Comune, quello di Reggio, che detiene la maggioranza assoluta (il 52%) e che beneficia dei maggiori dividendi, Delrio avrebbe dovuto pensarci bene. Evidentemente non si fa scrupoli, anche di violare le delibere di Consiglio.
Il comportamento pervicace della società Agac Infrastrutture spa non è qualcosa di "inevitabile", basta guardare cosa fa Acque Vicentine, che con una bella lettera agli utenti ha annunciato larestituzione ai cittadini degli utili generati dalla gestione.
Reggio 5 Stelle presenterà interrogazione scritta per chiedere la revoca della nomina e la restituzione di tutti compensi successivi all'ultimo rinnovo.

Un'estate al mare, ma le spiagge ci saranno sempre? Risponde il Prof. Pranzini

http://www.ilcambiamento.it/territorio/erosione_spiagge_intervista_enzo_pranzini.html

Le spiagge italiane sono minacciate dall'erosione costiera, fenomeno che interessa oggi gran parte delle coste sabbiose della nostra penisola. Per saperne di più abbiamo intervistato il professor Enzo Pranzini, docente e ricercatore presso l’Università di Firenze, che studia il problema dell’erosione costiera fin dai primi anni ’70 ed ha avuto modo di lavorare a progetti di riequilibrio dei litorali in Italia e all’estero.

di Martino Danielli

spiagge
Le spiagge italiane sono minacciate dall'erosione costiera, fenomeno che interessa oggi gran parte delle coste sabbiose della nostra penisola
Come tutti gli anni, anche se ultimamente un po’ meno a causa della crisi, milioni di italiani si preparano psicologicamente alle vacanze ed in molti sceglieranno immancabilmente il mare.
Possiamo descrivere il nostro Paese come una lunga penisola circondata da quasi 8000 chilometri di costa a tratti rocciosa e a tratti costituita da lunghe distese di sabbia. Si tratta di ambienti di alto valore paesaggistico e naturalistico ma che, proprio per la loro attrattiva turistica e per l’importanza economica che rivestono, subiscono spesso un degrado notevole.
A questo si aggiungono dinamiche naturali molto complesse nelle quali l’attività umana risulta rischiosissima: l’ambiente delle coste è infatti di per sé estremamente fragile. Questa fragilità si può riscontrare nell’osservare uno dei fenomeni più eclatanti: l’erosione costiera.
Tale fenomeno nuovo colpisce oggi gran parte delle coste sabbiose di tutta la nostra penisola ed impegna in una continua lotta amministrazioni locali, ricercatori ed imprese per tentare di contenerne i danni.
Cerchiamo perciò di capire che prospettive riserva il futuro per le nostre spiagge con uno dei massimi esperti a livello internazionale, il professor Enzo Pranzini, docente e ricercatore presso l’Università di Firenze, che studia il problema dell’erosione costiera fin dai primi anni ’70 ed ha avuto modo di lavorare a progetti di riequilibrio dei litorali in molte regioni d’Italia ed anche all’estero. Attualmente è direttore della rivista Studi costieri e presidente del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero.
spiaggia
Il nostro Paese è una lunga penisola circondata da quasi 8000 chilometri di costa a tratti rocciosa e a tratti costituita da lunghe distese di sabbia
Quanto conta l’attività umana nel fenomeno dell’erosione costiera?
Alcune attività antropiche, come l’estrazione di inerti dagli alvei fluviali, la costruzione di dighe e, sulla costa, quella dei porti, hanno indubbiamente innescato e amplificato il fenomeno dell’erosione. Bisogna però dire che quando l’uomo faceva ben altri disastri, ad esempio disboscando completamente montagne e colline, come nei secoli passati, vi era un’intensa erosione del suolo e dunque le spiagge crescevano in continuazione.
Le variazioni climatiche in atto, favoriscono l’erosione dei litorali?
L’innalzamento del livello marino, conseguente al riscaldamento globale, è certamente una concausa dell’erosione, ma si stima che fino ad oggi non abbia contribuito per più del 10 o 20% sull’intensità del fenomeno.
In Italia si progettano nuove dighe per il fabbisogno energetico e per l’approvvigionamento idrico. Non pensa che questa politica vada in aperto contrasto con la lotta all’erosione?
Seguendo l’evoluzione del fenomeno nel tempo, si osserva che l’erosione ha seguito lo sviluppo socio-economico del paese, con l’espansione della rete ferroviaria ed anche con la costruzione dei grandi invasi, quelli con più di un milione di metri cubi d’acqua. Guardando all’età di questi si vede come nel nord siano assai più vecchi di quanto non lo siano nel sud, e l’erosione ha seguito fedelmente questo trend.
Avendo viaggiato molto e osservato molte coste nel mondo, pensa che nel resto d’Europa ci sia un rispetto maggiore nei confronti degli ecosistemi costieri?
Certamente sì, in particolare se guardiamo ai paesi del nord Europa, dove l’urbanizzazione delle coste è stata fortemente ostacolata e, ad esempio, vi è l’accesso libero alle spiagge, che da noi sono in gran parte ingabbiate. Altro caso è la protezione delle dune, quasi una religione in paesi dove queste sono un vero e proprio baluardo contro l’ingressione del mare (avanzamento del mare nell’entroterra, nda).
spiaggia
L’innalzamento del livello marino, conseguente al riscaldamento globale, è certamente una concausa dell’erosione delle coste
Esistono metodi di prevenzione rispetto all’erosione costiera e sono mai stati applicati?
Esisterebbero, ma sono inapplicabili. Ad esempio, basterebbe bruciare tutti i boschi dell’Appennino, fare franare tutti i versanti instabili e non attuare tutti i mezzi di prevenzione dalle alluvioni. Avremmo delle spiagge larghissime! Evidentemente, esiste un conflitto d’interessi fra le popolazioni che vivono nell’entroterra e quelle che vivono sulle coste.
Da questa risposta ironica si capisce bene che in realtà la questione è particolarmente spinosa e che le pretese dell’uomo 'moderno' e le esigenze della natura sono spesso in conflitto e dunque quanto conta la pianificazione urbanistica nella salvaguardia delle coste?
Le coste oggi vengono difese unicamente in quanto vi si svolgono attività antropiche. Se avessimo costruito lontano dal mare non ci sarebbe bisogno di opporsi all’erosione costiera, infatti la prima legge dello Stato a questo riguardo, del 1909, era intitolata “Legge per la difesa degli abitati dall'erosione marina”.
Questa 'difesa' ha imposto opere che invece hanno fatto espandere il fenomeno ben oltre gli abitati di allora. È poi arrivata l’industria del turismo, che ha saturato ogni spazio libero, richiedendo in molti casi ulteriori opere di difesa, realizzate in cemento o con enormi blocchi di roccia che hanno profondamente modificato l’assetto e l’aspetto delle nostre coste. Ecco che le nostre coste sabbiose sono diventate rocciose!
FINE DELL'INTERVISTA
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"Le coste oggi vengono difese unicamente in quanto vi si svolgono attività antropiche"
Evidentemente, come emerge dall’intervista, la situazione delle nostre coste risulta particolarmente complessa. Da una parte c’è la spinta fortissima ad una urbanizzazione selvaggia, dovuta al potenziale turistico di queste aree; dall’altra il fenomeno dell’erosione costiera che ci pone di fronte alla forza della natura e all’incapacità dell’uomo di prevenire o organizzarsi.
Emerge con evidenza che non è possibile proteggere tutta la fascia costiera da questo fenomeno e che in futuro sarà necessario operare delle scelte rivoluzionarie nella pianificazione e gestione urbanistica, scelte che probabilmente saranno invise a quella parte della popolazione che vede le risorse naturali solo come possibilità di speculazione e di arricchimento economico. Ma questo non dovrà impedire di attuarle, poiché la natura è invece ben altro tipo di risorsa, è risorsa di vita per tutti.
Molto importante è anche ciò che ognuno di noi può fare nel suo piccolo. La scelta del soggiorno turistico, se proprio deve essere al mare, in zone non massacrate dalla speculazione e in strutture ricettive che di quella speculazione non facciano parte e che non siano costruite a ridosso delle spiagge; la scelta del periodo in cui andare in vacanza, perché se la stessa gente che affolla le coste in agosto fosse scaglionata almeno durante l’arco sei mesi, occorrerebbe un sesto del cemento ammassato su quelle coste per ospitarla, e soprattutto il porsi come obiettivo di frequentare spiagge libere e non necessariamente di sabbia, potrà cambiare molto l’atteggiamento di amministrazioni ed imprenditori. E dunque… buone vacanze!

mercoledì 27 giugno 2012

Il grande salasso europeo

http://www.beppegrillo.it/2012/06/il_grande_salasso_europeo.html
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"Stiglitz, Nobel per l'economia, ritiene che solo gli investimenti pubblici possono interrompere la spirale verso il basso dell'economia. Per Stiglitz, i funzionari europei stanno portando i loro Paesi nel caos e la moneta unica a una sparizione quasi inevitabile. L'Europa sta per "restituire il favore agli Stati Uniti", esportando una crisi sempre più complessa e totale. Le ragioni? Politiche di austerità "chiaramente insostenibili". Invece di portare a termine, nel 2010, la struttura politica che avrebbe reso l'area dell'euro coerente e sostenibile, i paesi Europei hanno imposto alla Grecia una cintura che ha aumentato il peso del suo debito perché il crollo dell'economia ha abbattuto le entrate fiscali. "Benché l'austerità non dia frutti, la risposta politica è quella di chiederne sempre di più". Egli paragona queste politiche alla "pratica del salasso nella medicina medievale". In definitiva, “la crisi vede vacillare paesi come Spagna e Irlanda, che prima avevano avanzi di bilancio"." segnalazione da http://vocidallestero.blogspot.it di Lalla M., Arezzo

Magnalonga in bicicletta, un report dell'edizione 2012


http://www.ilcambiamento.it/video/magnalonga_bicicletta_2012_report.html

Promuovere il ciclo-turismo nelle regioni italiane e nel mondo e creare un modello di municipio, e in seguito di città, a misura umana, in cui la qualità della vita e dell’ambiente sia elevata. Questi sono stati gli obiettivi e i valori promossi dalla quarta edizione di 'Magnalonga in bicicletta', che si è tenuta a Roma lo scorso 19 maggio. Un'occasione anche per discutere della disastrosa situazione in cui versa la mobilità ciclabile nelle città italiane. Il video-report a cura di Sabina Galandrini, Elisabetta Galgani ed Annalisa Jannone.

Leggi anche:

Sabato 19 maggio a Roma torna la Magnalonga in bicicletta
Magnalonga in bicicletta 2012, a Roma il successo della mobilità sostenibile


"Dal virtuale al reale", nascono le Oasi del Cambiamento

http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/nascono_oasi_cambiamento_23_giugno.html


Il 23 giugno scorso presso il Parco della Madonnetta di Acilia si è tenuta la Festa delle Oasi del Cambiamento (Foto: Dario Lo Scalzo)
Libertà di informazione, conoscenza, dibattito. Internet è uno strumento dotato di enormi possibilità ma che allo stesso tempo comporta un rischio, quello che le idee che circolano nel web restino intrappolate nella rete senza divenire proposte e alternative concrete nelreale.
L'intento che anima Il Cambiamento è proprio quello di favorire un passaggio 'dal virtuale al reale'. Lo ha ribadito Daniel Tarozzi nell'apertura del suo intervento alla prima 'Festa delle Oasi del Cambiamento' che si è svolta il 23 giugno scorso presso il Parco della Madonnetta di Acilia.
Si è trattato di un'occasione per presentare ai cittadini e alle cittadine di Roma le prime quattro 'Oasi del Cambiamento', siti localizzati in quattro diversi quadranti della capitale che ospiteranno una formazione continua sulle buone pratiche di consumo, baratto, permacultura, riciclo dei rifiuti, risparmio energetico, alimentazione e salute.

Giovanni Anversa, giornalista RAI e Daniel Tarozzi, Direttore Il Cambiamento (Foto: Dario Lo Scalzo)
All'interno dello spazioIncontriamoci, coordinato dal giornalista RAI Giovanni Anversa, sono intervenutiin tanti. Oltre agliorganizzatori (Daniel Tarozzi, direttore de Il Cambiamento; Roberta Pettinella, Coordinatrice Progetti dell'associazione Paea;
Elisabetta Di Biase, responsabile marketing de Il Cambiamento e coordinatrice del Progetto Oasi; Paolo Masini, Consigliere di Roma Capitale; Andrea Ciabocco, gestore del Parco della Madonnetta) forte è stata poi la presenza dei formatori che hanno confermato il loro impegno nel progetto delle Oasi (Raffaele Lupoli, giornalista dell'associazione daSud; Gisella Anselmi, Responsabile Gruppo di Roma di Granello di Senape; Stefano Ciafani, Vicepresidente nazionale di Legambiente, in rappresentanza dell’Oasi Legambiente Capoprati; Fabio Pinzi, Insegnante di Permacultura; Alessandro Gagnolati, del Gruppo Tre Energy manager; Maria Cristina Pastore, biologa, scollocanda che insegnerà nelle Oasi come fare in casa i saponi naturali; Pierluigi Paoletti, presidente nazionale di Arcipelago Scec-solidarietà che cammina; Giovanni Marotta, Responsabile del CIMI-Centro Italiano di Medicina Integrata). Presenti sono state anche importanti realtà territoriali già attive per un cambiamento sociale e culturale, sono intervenuti infatti: Bengasi Battisti, sindaco del Comune Virtuoso di Corchiano; Massimo Marinacci, Coordinatore soci Lazio di Banca Etica; Barbara Antonelli, di ActionAid; Barbara Bonomi, del Forum Salviamo il paesaggio; Greenpeace, con un messaggio di Serena Bianchi, ufficio stampa Greenpeace; Andrea Ferrante (AIAB), Presidente del Consiglio Direttivo Federale e Vicepresidente IFOAM Unione Europea (International Federation of Organic Agriculture Movements) e Federico Marolla, Associazione Culturale Pediatri.

Una parte della redazione de Il Cambiamento (foto: Dario Lo Scalzo)
A margine di questa carrellata di interventi Paolo Masini (Consigliere di Roma Capitale) ha spiegato come "Un’altra amministrazione è possibile", Daniel Tarozzi ha messo a fuoco la sfida della redazione del Cambiamento di realizzare
"Un’altra informazione possibile libera e indipendente" ed Elisabetta Di Biase ha raccontato
"Un altro mo(n)do possibile di vivere il quotidiano".
A seguire Fabrizio Giannini ha recitato il monologo Io differenzio. I presenti alla festa hanno quindi potuto assistere all'EcoConcerto - Mp Delta Blues Quartet diretto da Micki Piperno. La giornata si è conclusa con un aperitivo/cena con prodotti a cura dell'orto sociale dell'Oasi Parco della Madonnetta.
Con una presenza per un anno sul territorio in 4 Municipi romani,Il Cambiamento si è impegnato quindi a fare un altro passo verso il cambiamento reale. Nello specifico, le oasi attive da settembre a Roma saranno:
Parco della Madonnetta- Via Molajoli 66, Acilia
Legambiente Capo Prati - Via Capo Prati 12/a, Zona Olimpico
Spazio daSud - Via Gentile da Mogliano 170, Pigneto
Granello di Senape - Via Duchessa di Galiera 61, Monteverde.
Le proposte operative per le Oasi del Cambiamento a Roma, riguardano da un lato incontri introduttivi dedicati alla cultura del cambiamento e delle buone pratiche, dall'altro veri e propri incontri formativi. Questi ruoteranno di volta in volta attorno a questioni differenti:
- Gestione e riduzione quotidiana dei rifiuti
- L'acqua, bene comune da risparmiare
- Baratto
- Introduzione alla permacultura
- Introduzione all'Agricoltura sinergica
- Corsi sul saper fare
- Efficienza e risparmio energetico
- Casa ed Energia: riduzione dei consumi quotidiani
- Cosa si nasconde dietro l'etichetta alimentare
- Come scegliere prodotti vegetariani e vegani
- Lo Scec, cos'è e come funziona
- Finanza etica
- Utilizzo dei pannolini lavabili.
Ognuno di questi aspetti potrà essere approfondito in base alle esigenze e ai riscontri territoriali.
Sono stati proposti poi Corsi di approfondimento su agricoltura, alimentazione, energia e salute per seguire le proprie passioni e darsi una possibilità per individuare anche altre strade.
L'intento dell'iniziativa, che parte da quattro municipi romani con l'ambizione di estendersi ad altri municipi ed altre città d'Italia, è quello di dar vita a luoghi 'nutrienti' di incontro e confronto, dove tutte e tutti possano 'attingere' a informazioni utili e ritrovarsi per mettere in comune valori, progetti e prospettive e ri-creare nel presente comunità che si muovano verso un futuro migliore.
Si ringrazia la Provincia per il patrocinio della giornata, Paolo Masini per la collaborazione al progetto Oasi, Giovanni Anversa, tutte le realtà intervenute, tutte le associazioni che hanno aderito all'iniziativa con i loro stand e i cittadini che sfidando il caldo hanno partecipato con interesse.

lunedì 25 giugno 2012

Trivellazioni: "Clini non ceda al pressing dei petrolieri"


http://www.ilcambiamento.it/acque/trivellazioni_clini_pressing_petrolieri.html

"No alla cancellazione del limite di 12 miglia dalle aree marine protette. Il Ministro Clini faccia prevalere quel principio di precauzione sancito proprio nel 1992 a Rio de Janeiro". Greenpeace, Legambiente e WWF si rivolgono al ministro dell'Ambiente Corrado Clini affinché non ceda alle sempre più insistenti pressioni dei petrolieri sulle trivellazioni in Italia.

di WWF

trivellazioni
Greenpeace, Legambiente e WWF si rivolgono al ministro dell'Ambiente Corrado Clini affinché non ceda alle pressioni dei petrolieri sulle trivellazioni
“Cedere alle pressioni dei petrolieri per cancellare la zona di interdizione di 12 miglia dalle aree protette marine costiere per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare sarebbe come considerare carta straccia quel principio di precauzione che venne sancito proprio nel 1992 a Rio de Janeiro, per prevenire i danni ambientali e porre un limite alla rapina delle risorse ambientali.
Cedere alla richiesta dei petrolieri metterebbe a rischio le popolazioni costiere e settori economici importantissimi per l’Italia come quelli del turismo e della pesca che vivono delle risorse marine. Un intervento che rappresenterebbe un ulteriore e ingiustificato passo in favore delle trivellazioni offshore, dopo che l’attuale versione dell’articolo 35 del Decreto Sviluppo di fatto sblocca tutte le richieste, i permessi di ricerca e le concessioni precedenti al giugno 2010 che la modifica al Codice dell’Ambiente aveva bloccato”.
Queste le valutazioni delle associazioni ambientaliste Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia che chiedono al ministro dell’Ambiente Clini di non cedere al pressing del mondo industriale (in questi giorni si sono susseguite dichiarazioni del vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina, del presidente dell’Unione Petrolifera Pasquale De Vita e dell’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni) finalizzato a vedere cancellato nell’atteso decreto sviluppo la fascia di interdizione a tutela dell’ambiente marino e costiero, sancito con una modifica del Codice dell’ambiente del giugno 2010 dopo che nel Golfo del Messico s’era verificato nell’aprile 2010 il gravissimo incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, il disastro ambientale più grave della storia americana, come l’ha definito l’Oil Spill Commission (la commissione del Governo USA che ha indagato sul disastro).
clini
"Il Ministro Clini faccia prevalere quel principio di precauzione sancito nel 1992 a Rio de Janeiro"
I petrolieri, osservano gli ambientalisti, vorrebbero così una contropartita all’aumento, previsto a quanto risulta nel decreto sviluppo, del 3% sulle royalties legate alle attività di coltivazione (l’aliquota oggi in Italia oscilla tra il 7% e il 4%, a seconda che si tratti di idrocarburi gassosi o liquidi estratti in mare, mentre in terraferma è del 10%) scordandosi che nel resto del mondo le aliquote oscillano dal 20% all’80% del valore del prodotto estratto e che l’industria estrattiva nel nostro paese gode di uno scandaloso regime di esenzioni e il costo delle concessioni per la coltivazione è risibile:
1. non vengono pagate allo Stato le aliquote sulle prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma e le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, come i primi 25 milioni di smc di gas in terra e i primi 80 milioni di smc in mare;
2. le concessioni di coltivazione, sia pur adeguate nel tempo, partono, a valori 1996, dalle 5 mila lire a Kmq per i permessi i prospezione, alle 10 mila lire a Kmq per i permessi di ricerca, alle 80 mila lire a kmq per i permessi di coltivazione.
Questo significa in concreto che su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi, attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni pubbliche. Su 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno pagate. Su 59 società che nel 2010 hanno operato in Italia solo 5 hanno pagato le royalties. Solo questo regime speciale fa dell’Italia un Far West per i petrolieri: infatti il petrolio in Italia è poco e di scarsa qualità: la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49° posto tra i produttori.
È per questo che gli ambientalisti definiscono l’Italia un paradiso per i petrolieri: nel 2011 sono 82 le istanze di permesso di ricerca e i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare (74 dei quali nelle regioni del Centro-Sud, 39 nella sola Sicilia) presentati al Ministero dello Sviluppo economico; e 204 le istanze di ricerca e i permessi di ricerca in terra (89 al Nord pari al 44%, 61 al Sud, pari al 30% e 54 nel Centro Italia,pari al 26%).

La raccolta dell'olio esausto al rione Sanita', Napoli

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/2012/06/la-raccolta-dellolio-esausto-al-rione-sanita-napoli.html

Rione Sanità in moto per la rivalutazione con la cittadinanza attiva

Reporter - Napoli, Rione Sanità. In una calda giornata di giugno i cittadini attivi del rione si raccolgono attorno al banchetto del Movimento 5 Stelle non solo per la raccolta dell'olio esausto ma anche per la raccolta firme delle altre iniziative da presentare alle istituzioni come il presidio fisso dei Vigili, la pedonalizzazione della zona per la tutela del patrimonio architettonico e il rilancio a livello culturale e turistico del quartiere


sabato 23 giugno 2012

MUOS - CERVELLI FRITTI SICILIANI

http://www.byoblu.com/post/2012/06/23/MUOS-CERVELLI-FRITTI-SICILIANI.aspx#continue

Stando al Base Structure Report del Pentagono aggiornato al 2009, ci sono 716 basi militari sparse in 38 paesi del mondo, che ospitano più di 250mila soldati. Ma almeno 110 sono gli stati dove gli usa hanno una stabile presenza militare. 680 miliardi i dollari stanziati da Barack Obama, premio Nobel per la pace, appena insediatosi alla casa bianca. Una cifra che supera di 30 miliardi quella ultima erogata dal presidente guerrafondaio suo predecessore. Ma si sa, "si vis pace para bellum". Se questo fosse un manuale di storia venduto tra qualche secolo, potremmo riferirci all'impero americano come a quello romano o come a quello di Gengis Khan, e noi saremmo le colonie o tuttalpiù le province. Ma siamo contemporanei e li chiamiamo alleati.


Tralasciando le implicazioni di carattere politico, il problema delle basi Usa sul nostro territorio, tuttavia, pone rilevanti questioni di sicurezza, come le novanta testate nucleari disseminate per la nostra penisola (altrove, in Europa, gli Stati hanno almeno fatto formale richiesta perché vengano ritirate), o come le infiltrazioni tossiche di sostanze chimiche nelle falde acquifere a Vicenza. E ora il MUOS, il Mobile User Objective System, un sistema di controllo militare ad altissima frequenza in costruzione a Niscemi nella più grande base americana del Mediterraneo: la NRTF (laNavy Radio Transmitter Facility).

 Il MUOS, che opererà nella banda di frequenza tra i 300 Mhz e i 3 GHz, è pensato per colloquiare in maniera costante con 4 satelliti il cui lancio è previsto entro il 2013. Trasmetterà globalmente la voce, i dati e i video delle piattaforme militari aeree e marine, oltrechè dei veicoli di terra e dei soldati appiedati, e sarà in grado di controllare da remoto i droni, gli aerei spia privi di pilota in grado di colpire obiettivi nemici. La nostra Costituzione, all'Articolo 11, vieta l'aggressione militare, ripudiando la guerra, ma se la guerra la fanno gli altri e usano casa nostra, allora non abbiamo niente da obiettare.

  Ma il punto è un altro. Ce lo spiega Alfio Arcidiacono, membro del Comitato No Muos, in una lettera che ricevo e pubblico. Dopo averla letta, se siete siciliani,domani sera - domenica 24 giugno alle ore 20.00 - partecipate numerosi al corteo funebre che partirà da Piazza Libertà ad Acate (Ragusa) (quil'evento facebook), per portarvi avanti sui prevedibili funerali che le radiazioni dei 41 gruppi di antenne, come sostengono numerose relazioni tecniche, si apprestano a provocare. 




5 MILIONI DI SICILIANI FRITTI

 lettera di Alfio Arcidiacono al blog


 Ciao Claudio sono Alfio Arcidiacono, membro del comitato No Muos, e ti scrivo da Acate un paesino della provincia di Ragusa. Ritenendoti un persona che non teme i poteri forti che stanno portando il nostro mondo al collasso, volevo portarti a conoscenza di un grande problema che stiamo vivendo in questo territorio.

 A Niscemi all'interno di una riserva naturale orientata, che è la Sugherete di Niscemi, dichiarata sito SIC dalla comunità europea, è presente dal 1991 la più grande base della marina militare americana del mediterraneo, per quanto riguarda le telecomunicazioni, la base NRTF ( Naval Radio Trasmitter Facility).

 Questa base, composta da 41 gruppi di antenne già emana delle forti onde elettromagnetiche che bene non fanno a noi cittadini che viviamo nelle sue vicinanze (un militare italiano che prestava servizio antiterroristico in suddetta base si è beccato la leucemia). L'ARPA Sicilia ( Agenzia Regionale Protezione Ambientale) ha fatto dei rilevamenti con delle centraline ed è risultato che l'emissione registrata era genericamente nei limiti di tolleranza stabiliti dai parametri nazionali, ma in alcuni casi li superava. Considerando che al momento dei rilevamenti erano in funzione solo 27 delle 41 antenne presenti nella base, e che l'ARPA non era dotata di centraline capaci di registrare le emissioni dell'unica antanna che emana onde a bassissima frequenza capaci di comunicare con i sottomarini, noi dei comitati no muos riteniamo che le emissioni elettromagnetiche già esistenti superino di gran lunga i parametri nazionali.

 La nosta preoccupazione più grande e che tramite un accordo bilaterale tra marina militare americana ed esercito italiano, e quindi bypassando il parlamento, stiano ampliando tale base con l'ultima delle quattro stazioni terra MUOS (Mobile User Objective system). Il MUOS, in sintesi, è il nuovo sistema di telecomunicazioni ad altissima frequenza ad uso e consumo esclusivo della marina militare americana, che servirà a mettere in comunicazione e a diramare gli ordini di guerra in tempo reale a tutti i soldati americani dislocati nei cinque continenti. Ma non solo, servirà anche a pilotare i famosi droni che sono gli aeri spia senza pilota che proprio in questi giorni incominciano ad arrivare alla Base di Sigonella.

 Il Muos emanerà, inoltre, delle intense onde elettromagnetiche le quali si propagheranno per un raggio di 135 km circa, come si evince da studi tecnici del politecnico di Torino fatti dai professori Zucchetti e Coraddu. Tali onde andranno a provocare nel breve e lungo periodo l'insorgere di vari tipi di tumori, leucemie, cataratte, problemi all'apparato genitale e quant'altro alle popolazioni che vivono all'interno di quel raggio che, come comprenderai, circoscrive quasi tutta la Sicilia.

 Mi appello a te sperando che tu possa dare una risonanza nazionale a questo grande problema che vede vittime inconsapevoli più di 5 milioni di siciliani.

ENERGIA SOLARE PRIMA FONTE RINNOVABILE D'ITALIA: "PUÒ COPRIRE IL FABBISOGNO DEL SUD"

http://www.leggo.it/news/soldi/energia_solare_prima_fonte_rinnovabile_ditalia_puo_coprire_il_fabbisogno_del_sud_/notizie/185237.shtml

Il fotovoltaico supera l'eolico e diventa la prima fonte energetica rinnovabile d'Italia, a eccezione dell'idroelettrico. Un sorpasso storico avvenuto a febbraio 2012: 10.678 GWh del primo contro i 10.568 GWh dell'eolico. Per Confartigianato, il solare basterebbe oggi a coprire il bisogno energetico delle famiglie del Sud. Nello stesso periodo si registra una crescita contenuta della produzione energetica da fonti geotermiche (+121 GWh), mentre è in calo la produzione idroelettrica, con una riduzione di 7.416 GWh, secondo i dati dell'ufficio studi degli artigiani. Crolla invece la produzione termica. le fonti tradizionali hanno prodotto 12.373 GWh in meno. Nonostante la corsa del sole e del vento, le energie rinnovabili rappresentano ancora oggi il 26,2% della produzione energetica italiana, contro il 73,8% del termico.

giovedì 21 giugno 2012

Dal riciclo delle capsule il riso 100% italiano

http://www.lifegate.it/it/eco/profit/eco-partners/sostenibilita/nespresso_dal_riciclo_delle_capsule_il_riso_100_italiano.html

Grazie un ciclo virtuoso di riciclo, che parte dalla raccolta delle cialde dalle boutique fino ad arrivare al compost per nutrire 5 ettari di terreno, Nespresso coltiverà riso italiano da donare al Banco Alimentare.



Essere virtuosi conviene. E Nespresso lo dimostra con il progettoEcolaboration. Nato nel 2009 per sviluppare un modello etico e sostenibile per tutta la filiera, dal chicco di caffé al recupero della cialde, mostra oggi i primi risultati e in Italia amplia ulteriormente il raggio d'azione andando oltre al riciclo delle capsule.

“Siamo convinti che l'unico modo di crescere come azienda sia quello di condividere i valori legati alla sostenibilità – ha dichiarato Martin Pereyra, Direttore Generale di Nespresso Italia - e di diventare parte attiva, di essere attori di questo cambiamento”.

Il progetto Ecolaboration
Sono tre i temi sui quali si articola il progetto. Si parte dal garantire un'elevata qualità del caffè coltivato che dovrà essere per l'80% proveniente dal Nespresso AAA Sustainable Quality Programme, con certificazione Rainforest Alliance. Si passa poi al potenziamento del riciclo delle capsule a livello globale con l'obiettivo di arrivare al 75% entro l'anno prossimo (oggi esistono 7.000 punti di raccolta, 26 in Italia). L'ultimo obiettivo sarà quello di ridurre del 20% le emissioni di CO2 per ciascuna tazzina, analizzando tutto il processo produttivo, dalla produzione al funzionamento delle macchine per il caffè.


Le bacche della pianta di caffè prima di diventare cialda.

Dalla capsula al riso
In Italia il programma si amplia nel 2012 grazie anche alla collaborazione con FederambienteFondazione Banco Alimentare e Consorzio Imballaggi Alluminio, che hanno finalizzato un progetto per il recupero e riciclo dell’alluminio ed il riutilizzo del caffè residuo all’interno delle capsule consumate.

Come funziona il ciclo? La capsula usata e raccolta dall'utente viene riconsegnata in una delle 26 boutique italiane. Il materiale raccolto viene così affidato alla EFFEDUE di Gavardo (Bs), azienda che si occuperà di separare l'alluminio dal caffè residuo. Qui si lavorano 1,5 tonnellata all'ora, circa 200.000 capsule.

Il caffè qui recuperato viene inviato ad un'altra azienda, la Berco di Bergamo, che produrrà  il compost destinato alla produzione di riso. Nespresso assieme all’Unione Agricoltori della Provincia di Pavia, ha individuato un coltivatore unico per un appezzamento di circa 5 ettari, in provincia di Pavia.

Il riso qui coltivato verrà successivamente acquistato da Nespresso e donato alla Fondazione Banco Alimentare. Si stima che sarà possibile, una volta raccolto, ottenere 36 quintali di riso bianco, corrispondenti a non meno di 60.000 porzioni di riso.

Nespresso dimostra così che si può fare business anche all'interno di quello che può essere considerato un club esclusivo, senza per questo rinunciare alla sostenibilità, anzi. Quest'ultima diventa la principale leva per resistere e continuare a crescere in un mercato in continua evoluzione. Pare che in futuro sopravviverà solo chi sceglierà questa strada.  

Rio +20: la bozza approvata è "un fallimento colossale"

http://www.ilcambiamento.it/vertici_internazionali/rio_20_bozza_fallimento_colossale.html

rio 20
Si è aperto oggi e si concluderà il 22 giugno prossimo Rio +20, il summit dedicato al futuro che vogliamo per il pianeta
Novantadue capi di stato e di governo si ritrovano a Rio de Janeiro per partecipare aRio+20, il summit dedicato al futuro che vogliamo per il pianeta che apertosi oggi nella città brasiliana si concluderà il 22 giugno.
Censura mediatica, grandi assenti e indifferenza generale: già nei giorni scorsi erano ermersi tutti i presupposti per un esito fallimentare del vertice. Il timore che nella città brasiliana non verrà assunto nessun impegno concreto per la salvaguardia del Pianeta diviene però una certezza ora che ha visto la luce la bozza di accordo approvata dopo una settimana di lavoro preparatorio della conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile.
La dichiarazione finale di 49 pagine della presidenza brasiliana, intitolata Il futuro che vogliamo, è stata approvata ieri al termine di estenuanti trattative, dalle delegazioni dei 193 paesi partecipanti. Il testo – che sarà siglato dai capi di stato e di governo nella giornata conclusiva del vertice – è stato aspramentecriticato da più parti.
Connie Hedegaard, commissaria europea al Clima, ha spiegato che si tratta di un documento “debole, deludente” e che “nessuno nella stanza in cui è stato approvato il testo era felice”. “Anche se il testo prevede misure apprezzabili, esso manca della necessaria ambizione per uno sviluppo sostenibile e per un'economia verde globale”, ha commentato poi Monica Westeren, portavoce del comissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnik.
Dure anche le critiche delle associazioni ambientaliste. “Nessuna garanzia relativa agli aiuti per i paesi in via di sviluppo; nessun riferimento preciso ai target di sviluppo sostenibile e solo un generico accenno all’eliminazione dei sussidi per le fonti fossili: il nuovo testo della presidenza brasiliana è decisamente debole”, commenta Legambiente. Per il Wwf il testo è “un fallimento colossale”, mentre Greenpeace parla di “un modello distruttore che rischia di segnare il ventunesimo secolo”.
Il testo, insomma, non contiene secondo le associazioni nessuna proposta concreta, nè target da raggiungere, nè obiettivi ben stabiliti. Intanto però il Pianeta procede su una rotta insostenibile, inclusa l'Europa. A lanciare l'ennesimo allarme è un rapporto del programma Onu per l'ambiente (Unep). Secondo l'Unep gran parte degli obiettivi concordati a livello internazionale “per una gestione sostenibile dell'ambiente e per migliorare il benessere dei popoli” non è stata raggiunta.
“Se le tendenze attuali continuano - ha dichiarato il direttore dell'Unep, Achim Steiner - e gli attuali modelli di produzione e consumo delle risorse naturali prevalgono, i governi dovranno affrontare un livello di danni e di degrado senza precedenti”.
Ecco perché il rapporto, ha aggiunto Steiner, “ricorda ai leader mondiali a Rio+20 perché é necessaria con urgenza unatransizione verso un'economia verde a basso contenuto di carbonio, che usa le risorse in modo efficiente e crea posti di lavoro”. “Le prove scientifiche di decenni non lasciano dubbi”.
A.P.

martedì 19 giugno 2012

Acqua pubblica, riattivarsi a un anno dai referendum

http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/acqua_un_anno_dopo_referendum_riattivarsi.html

Il tentativo della giunta Alemanno di vendere buona parte di Acea, la ex municipalizzata romana; la volontà da parte di molti comuni del nord-est di creare un'unica grande multiutility, simile ad una multinazionale privata, che gestisca energia, acqua e rifiuti. È sempre più evidente la distanza delle istituzioni dalla volontà espressa dai cittadini italiani con i referendum. Come riattivarsi a un anno dal referendum.

di Andrea Degl'Innocenti 

Obbedienza Civile
La campagna di obbedienza civile è un modo concreto con cui i cittadini possono pretendere il rispetto degli esiti referendari
“Un anno fa ventisette milioni di cittadine e cittadini sceglievano per l'acqua pubblica e partecipata, grazie al voto ai referendum: la più straordinaria dimostrazione dipartecipazione dal bassodella storia recente della nostra Repubblica. Ad oggi quei referendum sono lettera morta. Non si è fatto niente per applicare la volontà del popolo italiano tanto chiaramente espressa”.
Così inizia il comunicato diffuso dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, principale promotore dei referendum dello scorso anno. È piuttosto avvilente dopo un anno trovarsi di nuovo a scrivere, per l'ennesima volta, che nulla è cambiato o che, laddove è cambiato, lo ha fatto in peggio. Che l'acqua è ancora in mano ai privati in gran parte del territorio italiano; che le loro quote, invece di diminuire fino ad estinguersi, stanno aumentando; che nessuna amministrazione locale ha eliminato quel 7 per cento di profitti garantiti per il gestore del servizio.
Pochi giorni fa, il 13 giugno, si è celebrato il primo compleanno della vittoria referendaria. A Roma, gli attivisti del Coordinamento romano acqua pubblica (Crap) lo hanno “festeggiato” con facce che andavano dal triste all'arrabbiato, davanti al Campidoglio, cercando di impedire che la giunta Alemanno portasse a termine l'ennesima svendita di Acea.
Acea
Il tentativo di cessione del 21 per cento di Acea da parte della giunta Alemanno ha scatenato le proteste degli attivisti del Crap
La capitale è proprio in questi giorni il fronte più caldo per la questione acqua. La maggioranza comunale sta cercando di far passare unmaxi emendamento che prevede, fra le altre cose, la cessione da parte del Comune del 21 per cento delle quote della ex municipalizzata. Con questa cessione la quota di Roma Capitale diventerebbe nettamente minoritaria rispetto a quelle possedute dai privati. Che, nel caso di Acea, si chiamano Gaetano Caltagirone e Suez-Gas de France.
Per diversi giorni gli attivisti del Crap, appoggiati dall'opposizione, si sono presentati alle sedute del consiglio comunale cercando di impedire l'approvazione dell'emendamento. Talvolta la protesta è sfociata negli scontri fisici, come testimonia il video qui sotto, girato durante la seduta dell'11 Giugno.

(Video a cura di Maurizio Argentieri)
Neppure nel nord Italia la situazione è migliore. L'11 giugno scorso, con la fusione di Hera – che opera in quasi tutta l'Emilia Romagna e in parte delle Marche - e Acegas – che invece è attiva nel triestino e nel padovano -, si è compiuto un primo significativo passo verso la creazione di una grande multiutility del Nord.
Il progetto prevede la nascita di un unico ente – qualcosa di paragonabile ad una grande multinazionale privata - che gestisca i servizi di acqua, energia e rifiuti in tutto il settentrione. Genova, Torino, Milano, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Mantova, Padova, Trieste, Brescia: tutte queste province vedrebbero uscire dal raggio della propria azione amministrativa la gestione dei vari servizi idrici, per lasciarli confluire in un unico enorme recipiente. Un colosso che si configurerebbe come il secondo polo nazionale dopo l'Eni.
Il tutto avallato persino da una giunta come quella di Milano, che si era fatta portavoce delle speranze di cambiamento di milioni di cittadini. Infatti molti di quei cittadini che il 29 e 30 maggio 2011 avevano consegnato il capoluogo lombardo nelle mani di Giuliano Pisapia pochi giorni dopo avrebbero votato due sì per l'acqua bene comune.
Multiutility del nordIl progetto di creare una grande Multiutility del nord è l'ennesima dimostrazione della enorme distanza fra le istituzioni e le esigenze della cittadinanza
Dunque, se neppure una giunta potenzialmente così affine al popolo dell'acqua come quella milanese ha la volontà – o è nelle condizioni – di far rispettare il voto dei referendum, nessuno, verrebbe da pensare, può farlo. Eppure non sarebbe una considerazione corretta. Tutta l'esperienza portata avanti dal popolo dell'acqua si è sviluppata in un territorio politico molto distante da quello istituzionale.
La vittoria dei referendum avrebbe dovuto sancire l'istituzionalizzazione di tale percorso. Il fatto che ciò non sia avvenuto non intacca minimamente la validità del percorso; semmai contribuisce a togliere un ulteriore velo dal volto di quella che chiamavamo, illudendoci, democrazia e che invece si dimostra ogni giorno di più una mercatocrazia, una dittatura dei mercati finanziari.
Il potere ha dovuto uscire allo scoperto e mostrare la sua vera faccia. Adesso sappiamo che le istituzioni nazionali, così come i principali enti locali, non hanno la minima intenzione di rispettare la volontà popolare. Ma è pur vero che delle istituzioni, il movimento per l'acqua non ha mai avuto bisogno. Altrimenti non sarebbe riuscito - solo contro tutti - a convincere 27 milioni di persone a lasciar perdere il mare in un afoso fine settimana di giugno, ad uscire di casa e ad andare a votare.
E allora saranno ancora i cittadini a doversi mobilitare. Senza intermediari né deleghe. Ci sono due cose che al momento si possono fare, tante quanti erano i quesiti referendari e le rispettive norme abrogate. Si può partecipare alle varie campagne per la ripubblicizzazione del servizio idrico sui territori, che prevedono di volta in volta forme e strumenti diversi a seconda delle differenti realtà locali.
Inoltre ci si può rifiutare di pagare quel 7 per cento di profittoche era garantito al gestore dalla vecchia normativa (che in alcuni casi equivale anche al 20 per cento della bolletta), e che doveva essere scorporato non appena gli esiti dei referendum sono stati pubblicati sulla gazzetta ufficiale. Come? Aderendo alla campagna di obbedienza civile, partita ormai da diversi mesi in tutta Italia.
Ovvio, sarebbe più facile se le istituzioni si mostrassero ben disposte verso le esigenze della cittadinanza che dovrebbero rappresentare. E certo, è brutto assaporare per pochi istanti la gioia di una vittoria condivisa, sentir rinascere la speranza concreta in un mondo più giusto per poi dover ricacciare in gola ogni esultanza, e predisporsi di nuovo a lottare per i propri diritti.
Ma se ad essere stanchi, arrabbiati, insoddisfatti, se a voler cambiare le cose sono milioni e milioni di persone, allora tutto diventa improvvisamente possibile.

lunedì 18 giugno 2012

QUANDO IL PARLAMENTO EUROPEO PARLO' DEL PERICOLO HAARP

http://www.free-italy.info/2012/06/quando-il-parlamento-europeo-parlo-del.html


Estratto dalla RELAZIONE sull’ambiente, la sicurezza e la politica estera
Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa dell’Unione Europea
14 gennaio 1999, A4-0005/99

Il 5 febbraio 1998 la sottocommissione “Sicurezza e disarmo” del Parlamento europeo tenne un’audizione in cui si parlò anche di HAARP. Benché invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA preferirono non partecipare. La commissione deplora che gli USA non abbiano inviato nessuno all’audizione e non abbiano approfittato dell’occasione per commentare il materiale presentato(24)……

HAARP, il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza (High Frequency Active AuroralResearch Project) è condotto congiuntamente dall’aeronautica militare e dalla marina militare americane e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi vengono condotti addirittura in Norvegia, probabilmente in Antartide, ma anche nell’ex Unione Sovietica(25). HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera(26). L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.
Lo HAARP può essere impiegato per molti scopi. Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosferasi diventa in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico.
Il progetto consente anche di migliorare le comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni. Manipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie. Un’altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a raggi X la terra per vari chilometri di profondità (con un’apposita tomografia a effetto penetrante) per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza sono un’altra delle applicazioni del sistema HAARP. Ciò consente di individuare gli oggetti in arrivo da dietro la curvatura del pianeta.

A partire dagli anni ’50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen(27) per sondare gli effetti delle esplosioni atomiche ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Esse crearono nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra
(24) Il presente paragrafo si basa sulle informazioni emerse nel corso dell’audizione.
(25) Dr. Nick Begich, oratore all’audizione.

(26) Nella ionosfera si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati fasce di Van Allen, i quali intercettano particelle cariche (protoni, elettroni e particelle alfa).

(27) Nel 1958 la US Navy fece esplodere tre bombe dotate di materiale nucleare fissile a un’altezza di 480 km sopra l’Atlantico meridionale. Test concepito dal Ministero della difesa degli Stati Uniti e dalla Commissione per l’energia atomica con il nome in codice “Progetto Argus”. Fonte: dr. Rosalie Bertell.

il Polo Nord. Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Il campo magnetico terrestre può essere distrutto in vaste aree impedendo le comunicazioni via radio. Secondo scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che la fascia di Van Allen si stabilizzi nella sua posizione normale. Il sistema HAARP può provocare mutamenti delle costanti meteorologiche. Esso può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica.
Un’ulteriore seria conseguenza del sistema HAARP sono i buchi ionosferici causati dalle potenti onde radio inviate. La ionosfera ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo. Si spera che i buchi giungano a riempirsi nuovamente, ma le esperienze compiute con i mutamenti dello strato di ozono puntano in direzione contraria. Ciò significa che esistono buchi non indifferenti nella fascia protettiva della ionosfera.

A causa delle sue notevoli ripercussioni sull’ambiente, HAARP è una questione che riguarda tutto il mondo e bisogna anche chiedersi se i vantaggi di sistemi del genere controbilancino effettivamente i rischi. Le conseguenze ecologiche ed etiche vanno analizzate approfonditamente prima di qualsiasi altra ricerca e sperimentazione. HAARP è un progetto quasi totalmente sconosciuto all’opinione pubblica, ed è importante aumentare la consapevolezza di quest’ultima in proposito.

HAARP è il proseguimento di cinquant’anni di ricerca spaziale intensiva di chiaro stampo militare, portata avanti anche nel quadro delle “guerre stellari” per il controllo delle fasce più alte dell’atmosfera e delle comunicazioni. Tale ricerca va considerata seriamente nociva per l’ambiente, con conseguenze incalcolabili per la vita umana. Nessuno è oggi in grado di dire con sicurezza quali possono essere le conseguenze di HAARP. La cultura della segretezza nell’ambito della ricerca militare dev’essere combattuta. E’ necessario promuovere il diritto alla trasparenza e alla verifica democratica dei progetti di ricerca militari, come pure il controllo parlamentare.

Tutta una serie di atti normativi internazionali (“Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente”, “The Antarctic Treaty”, “Trattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esterno, compresi la luna e gli altri corpi celesti” e la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico. Il trattato sull’Antartide prevede che l’Antartide possa essere utilizzata unicamente a scopi pacifici(28). Ciò potrebbe anche significare che HAARP rappresenta una violazione del dirittointernazionale. Tutte le conseguenze dei nuovi sistemi di armamenti devono essere valutate da organismi internazionali indipendenti. Vanno inoltre elaborati altri accordi internazionali tesi a proteggere l’ambiente da inutili devastazioni in caso di guerra.

FONTE