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giovedì 24 agosto 2017

Cambiamenti climatici, esaurimento risorse, sesta estinzione di massa: siamo alla resa dei conti?

Dal Web

Oltre 50 gradi percepiti in varie zone d’Italia, 49 a Firenze e Napoli, Ferrara 48, Rimini 47 e quasi dappertutto temperature oltre i 40 gradi. E poi improvvisamente piogge brevi e fortissime, grandine fuori norma, trombe d’aria in luoghi dove non se ne erano mai viste. Cosa sta succedendo ormai tutti dovrebbero saperlo...



Ma non c’è da preoccuparsi, pensano ancora in tanti; è solo una percezione sbagliata, una bufala dei cattivi ambientalisti che sono contro il “progresso”!
"Adda passà 'a nuttata", poi si ricomincia tutto daccapo; il prossimo anno sarà ancora peggio e proprio per il peggioramento delle condizioni, le azioni da intraprendere anno dopo anno diventeranno sempre più radicali e allo stesso tempo anno dopo anno, si fa poco o nulla. Non si fanno azioni minime, figuriamoci quelle cosiddette radicali che poi non lo sono affatto, di radicale c’è solo l’attacco all’ambiente e alle persone da parte di chi non concepisce altro che il profitto a scapito di ogni essere vivente. Come possono dei governi schiavi delle multinazionali e del PIL, proporre misure efficaci contro le emissioni inquinanti e climalteranti? Come possono le persone schiave del consumo, ridurre drasticamente le loro pretese di continuare a inquinare, comprare, buttare, come se il mondo fosse un immensa cloaca? Altro che riforme che non cambiano nulla e sono vuote parole, ci vogliono immediate azioni concrete e risolutive.
Al primo posto bisogna mettere la tutela dell’ambiente e la salvaguardia delle persone, poi viene tutto il resto. Ma per attuare queste politiche ci vuole una enorme forza dal basso fatta di esempi e cambiamenti reali che tra l’altro apportano vantaggi come il miglioramento della qualità della vita, avere aria, acqua, cibo più sani, quindi c’è solo da guadagnarci. I governi attuali sono del tutto inadeguati e impreparati di fronte a queste sfide, devono abbandonare la partita o recepire tutto quello che chi con attenzione e lungimiranza, ha proposto ed applicato da sempre per scongiurare il peggio.
E i dati purtroppo parlano chiaro senza nessuna possibilità di diversa interpretazione o equivoco, abbiamo ormai superato le 412 parti per milione di CO2 in atmosfera, limite oltre il quale i cambiamenti climatici diventano catastrofici e dopo il recente distacco dell’enorme iceberg dal Polo Sud grande più dell’intera Liguria, non si capisce cosa altro dobbiamo attendere o capire. Gli studi scientifici si moltiplicano, la stessa autorevole rivista Nature ci parla di effetto serra fuori controllo e dalle prospettive drammatiche per l’umanità. E se anche mesi interi senza pioggia con l’agricoltura in ginocchio, non fanno smuovere coscienze e azioni, vuol dire che abbiamo bisogno di catastrofi ancora più gravi e drammatiche. Dove vogliamo arrivare? Ad avere intere città senz’acqua e morti per le strade? Uragani di dimensioni tropicali colpire le nostre città costiere con devastazioni immani? Forse allora, ma solo se il tutto sarà trasmesso rigorosamente via televisione, youtube e facebook, si correrà ai ripari? Chissà?
Il 2 agosto abbiamo avuto l’overshoot day cioè la data che ogni anno cade sempre prima e che è il simbolo della rapida erosione delle risorse non rinnovabili del pianeta e della sua capacità di assorbire i nostri rifiuti, il nostro inquinamento. Una data simbolo che è la certificazione anche scientifica, che chi parla di crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite è un autentico pazzo. Stiamo erodendo ogni risorsa come se i nostri figli e nipoti non esistessero.
Le conclusioni sono assai facili da trarre, ci stiamo suicidando.  O per meglio dire, un sistema basato sulla crescita e il capitalismo selvaggio ci sta sterminando tutti. E cosa ci facciamo con le mirabolani scoperte della nostra scienza e tecnologia se stiamo distruggendo le basi della vita stessa e della possibilità di esistere su questo pianeta? Ci illudiamo poi che con un po’ di energie rinnovabili e una riverniciatina di verde si possa continuare imperterriti a produrre quantità infinite di merci superflue.
Ma la crescita, la modernità, non dovevano regalarci prosperità e benessere? E dove è questa prosperità e benessere se ci stiamo regalando un futuro da incubo? Dove è questa prosperità e benessere se stiamo esaurendo tutte le risorse non rinnovabili del pianeta e rendendolo una discarica? Se stiamo arrostendo nell’effetto serra e stiamo provocando la sesta estinzione di massa, la prima della storia della terra determinata da una sola specie la più crudele sanguinaria di tutte, l’uomo, assai stupidus e niente sapiens?
Chi è il selvaggio, il sottosviluppato fra chi distrugge il suo habitat e chi lo preserva?  Fra chi elimina le stesse fonti della sua esistenza e chi cerca di mantenerle?
Era inevitabile che dopo aver devastato tutto, l’uomo si rivolgesse contro se stesso. Un cancro distrugge il corpo che lo ospita e poi muore lui stesso,  drammatica analogia con quello che l’uomo che si considera civile, evoluto, moderno, tecnologicamente avanzatissimo, sta facendo.
Ma una volta sbarazzatosi di questo stupido e presuntuoso uomo moderno che non conosce nulla, né della sacralità della natura, né delle sue inviolabili leggi, la terra proseguirà la sua vita senza più quell’essere che gli indiani d’America avevano già avvertito: una volta abbattuto l’ultimo albero, prosciugato l’ultimo fiume e mangiato l’ultimo pesce, vi accorgerete che il denaro non si può mangiare.
Del resto non ci vuole molto a capire la gravità della situazione, se ci arriva pure il Papa, capo di una chiesa notoriamente conservatrice e dai tempi di presa di coscienza centenari, quando afferma che: occorrono un nuovo modello di sviluppo e di solidarietà, il rispetto di tutti gli esseri viventi che formano l’ecosistema e la fine della depredazione delle risorse terrestri in nome del guadagno. Stiamo infatti parlando di banalità, di ovvietà che non vengono mostrate come tali solo grazie ad un sistema che ha governi, soldi, martellante pubblicità e propaganda dalla sua parte in grado di farci credere qualsiasi cosa.
Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno, di dire cose scomode, di pensare che vivere in maniera più semplice, meno impattante, meno inquinante non è una rinuncia ma una saggia scelta di vita, non è una tragedia ma una liberazione perché le merci che la pubblicità ci dice di comprare non ci daranno mai né felicità, né tantomeno reale benessere.
Di Terra ne abbiamo una sola e non ci saranno tempi supplementari una volta devastata quella.

sabato 19 agosto 2017

Addio parchi italiani

Dal Web

La nuova legge sui parchi affonda quello che resta di un patrimonio che invece mai come ora andrebbe salvaguardato. E si apre la strada ancora di più agli interessi privati. Ancora una decisione in nome e per conto di pochi.

Di fronte a un aumento galoppante dell’effetto serra, alla minaccia di estinzione di migliaia di specie animali e vegetali importantissime sia per l’equilibrio di interi habitat sia per il sostentamento umano, quale obiettivo si dovrebbe prefiggere un governo? Il buon senso direbbe un obiettivo di salvaguardia e incremento delle aree protette, di incentivi politici ed economici per la protezione del territorio e degli esseri viventi che lo abitano. E infine un obiettivo culturale per sviluppare nella popolazione e soprattutto nei giovani amore, rispetto e conoscenza della natura.
Ma nel nostro paese sta succedendo esattamente il contrario. Con 249 voti a favore, 115 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge in materia di parchi ed aree protette. E chi ne è stato informato, se ha a cuore l’ambiente, ha fatto davvero fatica a non cadere nello sconforto.
La nuova legge è un’accozzaglia di concessioni e favoritismi nei confronti dei privati, di lobbies potenti come i cacciatori, di categorie come gli agricoltori. La politica entra a gamba tesa nella gestione dei parchi e lo fa come una ruspa in una foresta vergine, con protervia e ignoranza e con l’unico obiettivo di favorire interessi economici e speculazioni.
Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questa legge e perché ha fatto levare un coro di proteste da parte di tutte le associazioni ambientaliste.
In primo luogo, a chi governerà i parchi, ovvero i presidenti e i direttori, non sarà più richiesta alcuna competenza scientifica e i presidenti saranno nominati dal ministro e dalle Regioni, cioè dai politici; nei consigli direttivi dei parchi la metà dei membri sarà scelta dalle amministrazioni comunali, un quarto sarà composto di sindaci, ma ci sarà posto anche per gli agricoltori.
Si apre la strada a interessi economici privati, interessi politici e clientelistici (d’altra parte si dichiara che questa riforma è fatta per lo sviluppo economico), alle ditte del legname e all’industria del turismo.
Viene scardinata l’idea che un’area naturale protetta sia prima di tutto necessaria alla salvaguardia dell’ambiente, a preservare il futuro di un territorio, oltre che il presente. Passa l’idea che l’economia e il profitto siano l’unico obiettivo e metro di giudizio nei riguardi della natura.
Il mondo scientifico viene emarginato nella gestione dei parchi, e anche il mondo ambientalista è messo in un angolo, a favore di categorie politiche ed economiche. Si apre la strada a possibili trivellazioni ed estrazioni petrolifere, si potrà inquinare pagando delle roialties, si apre alle attività di caccia col pretesto del controllo degli ungulati, con le conseguenze di disturbo, danneggiamento e migrazione di altre specie anche rare e protette.
Una serie di vergognose scelte difese con assoluta facciatosta da voltagabbana dell’ambientalismo come Ermete Realacci, che da presidente di Legambiente è passato armi e bagagli al carrozzone politico e riesce a elogiare con accanimento una legge “mostro” inqualificabile.
Tale legge, tra l’altro, considera marginali le aree marine protette, privandole dei fondi e delle organizzazioni che spettano ai parchi naturali.
C’è poi la questione del delta del Po, da anni tema di proteste e proposte per realizzare un parco nazionale. Un’area che l’UNESCO ha dichiarato area prioritaria, che rientra nella Convenzione di Ramsar sugli uccelli migratori, e che ora è spezzettata in tre provincie con diverse concezioni e gestioni.
Questa legge-pastrocchio indecente ha fatto infuriare il WWF Italia, che parla di aree naturali protette “usate come merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali, invece che un bene comune che appartiene ai cittadini”, e rincara la dose dichiarando “La Camera ha portato indietro di 40 anni la legislazione di salvaguardia della natura”.
Anche la LIPU parla di “mortificazione di una legge storica fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana”.
Ecco dunque le disastrose decisioni prese dal nostro governo e avvallate da una parte dell’opposizione. Le ricadute ambientali, sociali e anche economiche potrebbero essere devastanti ma, per avvantaggiare interessi economici privati, si buttano alle ortiche i nostri beni più preziosi. Beni che non appartengono solo a noi ma anche alle generazioni future e che con questa legge saranno invece compromessi.
Ancora una volta una decisione politica antipopolare e che distrugge il patrimonio e l’immagine dell’Italia.

giovedì 3 agosto 2017

La Prima Città-Foresta Del Mondo Sorgerà In Cina E Sarà Un Progetto Tutto Italiano

Dal Web
La  prima Città-Foresta contro l'inquinamento verrà costruita in Cina, e precisamente a Liuzhou nella provincia di Guangxi. Commissionato dal Liuzhou Municipality Urban Planning, il mastodontico e ambizioso progetto verrà realizzato dallo studio italiano Stefano Boeri Architetti, che ha già al suo attivo vari progetti "verdi" come il bosco verticale di Milano o le foreste verticali di Nanjing.
Una volta terminata, la città ospiterà 30.000 abitanti che vivranno circondati da 40.000 alberi e un milione di piante, per un totale di oltre 100 specie.

Non è un caso che questo progetto veda come luogo di realizzazione la Cina, uno dei paesi più inquinati e inquinanti al mondo: l'enorme numero di alberi e piante sarà infatti in grado di assorbire 10 mila tonnellate di anidride carbonica, 57 tonnellate di agenti inquinanti e produrre circa 900 tonnellate di ossigeno ogni anno.

La Liuzhou Forest City affronta la sfida di essere il primo stanziamento urbano completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e con uno sfruttamento praticamente totale di energie rinnovabili. Dal condizionamento all'illuminazione, tutto verrà alimentato a pannelli solari o con centrali geotermiche.
Le piante e gli alberi sorgeranno su ogni singola struttura dell'insediamento, di qualunque dimensione essa sia. Questo andrà a vantaggio della qualità dell'aria ma attirerà anche molte specie animali che andranno a rinforzare la fauna del territorio.
Dopo le preoccupanti analisi sull'impatto ambientale che la crescente economia cinese sta avendo sul territorio, sembra che ci si stia rendendo conto che è necessario adottare alternative sostenibili per poter dare al pianeta il futuro che merita.
Se l'esperimento, che dovrebbe giungere a compimento nel 2020, darà i frutti sperati, molte altre città in tutto il mondo potrebbero decidere di adottarlo e di trasformarsi (o trasformare una porzione di territorio) in una rigogliosa e salutare foresta.