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giovedì 28 febbraio 2013

Ecco l’elenco completo di tutti gli impresentabili eletti nel nuovo Parlamento: uno Stato imbarazzante

http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/ecco-l-elenco-completo-di-tutti-gli-impresentabili-eletti-nel-nuovo-parlamento-uno-stato-imbarazzante


Il conteggio è imbarazzante. Tra indagati, condannati e pregiudicati il nuovo Parlamento non sarà poi tanto diverso da quello di ieri. Un esercito bipartisan (la stragrande maggioranza Pdl, ma tante ombre anche su Pd e Terzo Polo) formato da storici onorevoli in cerca di immunità, ma anche da new entry – per così dire - di tutto rispetto. E non si può nemmeno dire che li abbiano scelti gli elettori, visto che le nomine sono state in gran parte decise a tavolino dai leader dei partiti. Tanti, come vedremo, i personaggi legati alla criminalità. Ma non solo. Buona (si fa per dire) lettura.


di Carmine Gazzanni
CAMERA - 
Fabrizio Di Stefano (deputato Pdl, circoscrizione Abruzzo): rinviato a giudizio per corruzione. Insieme a Paolo Tancredi (vedi sotto) avrebbe chiesto e ottenuto dall’imprenditore Rodolfo Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni.
Paolo Tancredi (deputato Pdl, circoscrizione Abruzzo): oltre quanto detto, Tancredi è stato rinviato a giudizio, sempre per corruzione, anche per un’altra vicenda. Nel 2006 avrebbe chiesto agli allora consiglieri comunali di Mosciano (Teramo) Martini e Piccioni di astenersi in Consiglio dalla votazione del cambio di destinazione d’uso di un terreno – dietro cui c’era l’interessamento di un imprenditore - in cambio di finanziamenti. Cristiano Artoni, l’imprenditore interessato, avrebbe poi girato due assegni da 2mila euro l’uno al marito di Pasqualina Piccioni, inquadrandoli come finanziamento al partito.
Giuseppe Galati (deputato Pdl, circoscrizione Calabria): indagato per corruzione in atti giudiziari e falso ideologico (la vicenda risale alla revoca della delega a condurre le inchieste “Poseidone”  e “Why Not” all’allora Pm di Catanzaro Luigi De Magistris). Marito della leghista Carolina Lussana, ex onorevole, ma trombata a queste politiche.
Nicodemo Oliverio (deputato Pd, circoscrizione Calabria): imputato al Tribunale di Roma con altre 14 persone per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata.
Demetrio Battaglia (deputato Pdl, circoscrizione Calabria): sebbene non sia mai stato iscritto nel registro degli indagati, per il futuro parlamentare sembrerebbe valere il detto “talis pater, talis filius”. Se infatti il padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’aula di Tribunale a Reggio ha ricordato: “Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia”. Giorgio De Stefano, appartenente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato.
Lorenzo Cesa (deputato Udc, circoscrizione Calabria): arrestato nel 1993 e condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata nello scandalo Anas (mazzette per 30 miliardi di lire) e poi salvato da un cavillo insieme al coimputato Prandini (condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi): nel 2003, la Corte d’appello di Roma si è resa conto che il Tribunale dei ministri che aveva rinviato a giudizio i protagonisti dello scandalo Anas non poteva svolgere funzione di gup. Così il processo è ritornato al punto di partenza e tutto è finito in prescrizione, perché gli atti sono stati poi giudicati inutilizzabili. Nel 2006 è di nuovo indagato per truffa “per avere ottenuto illecita erogazione di circa 5 miliardi di lire” dalla Ue e dalla Regione Calabria. L’inchiesta era in mano al pm Luigi De Magistris. Quando l’attuale sindaco di Napoli viene sollevato dal suo incarico, viene tutto archiviato.
Luigi Cesaro (deputato Pdl, circoscrizione Campania): alle spalle un arresto nel 1984 nell’ambito di un blitz contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo (condannato a cinque anni in primo grado, venne poi assolto per insufficienza di prove). Negli anni Novanta, in seguito allo scioglimento del comune di Sant’Antimo per infiltrazioni mafiose, i carabinieri di Napoli, in un’informativa, scrivono che Cesaro (allora assessore provinciale) “è solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”. Anni duemila, stesso discorso. Nel 2008 a fare il suo nome è il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo che indica in Cesaro “un fiduciario del clan Bidognetti” per la questione rifiuti (per intenderci, lo stesso clan legato, secondo i magistrati, ai Casalesi e al suo referente politico, Nicola Cosentino). E, infine, ecco l’ennesima inchiesta: dal 2011 è ufficialmente sotto indagine per i suoi rapporti con i Casalesi.
Massimo Paolucci (deputato Pd, circoscrizione Campania): pur non essendo mai stato indagato, di lui parla la giornalista e ora senatrice Pd Rosaria Capacchione su Il Mattino del 20 novembre 2011: “Il ricordo di quella giornata campale è il ricordo di una resa. Fu in quei mesi del 2003 [...] che gli uomini dello Stato incontrarono la camorra. Una riunione ufficiale, con i dirigenti del commissariato di Governo, e i commissari di Governo erano Massimo Paolucci e Giulio Facchi, che scesero a patti con un gruppetto di imprenditori in odor di mafia che quei buchi avevano disponibili. [...] Le discariche [...] erano piuttosto illegali, e appartenevano a Cipriano Chianese, a Gaetano Vassallo, a Elio e Generoso Roma: nomi di uomini poi diventati assai noti alle cronache giudiziarie che trattavano di ecomafia”. Insomma, Paolucci sarebbe stato protagonista di una vera e propria trattativa Stato-camorra per la gestione dei rifiuti.
Paolo Russo (deputato Pdl, circoscrizione Campania): ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti in Campania, è stato indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito di indagini sulla camorra del nolano per i suoi rapporti con un imprenditore vicino, secondo gli inquirenti, ai clan della zona. Ma alla fine la Procura ha chiesto l’archiviazione, almeno per questa accusa. Russo resta però indagato nello stesso procedimento per violazione della legge elettorale.
Gianluca Pini (deputato Lega, circoscrizione Emilia Romagna): indagato per millantato credito. Avrebbe richiesto e ottenuto la cifra di 15mila euro da parte di un avvocato forlivese in cambio dell’impegno ad assicurargli la promozione all’esame per l’abilitazione alla professione. Pini, dall’estate scorsa, è indagato anche per appropriazione indebita e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposta. Avrebbe usato lo scudo fiscale per far rientrare in Italia dalla Repubblica di San Marino 400mila euro precedentemente sottratti al fisco.
Renata Polverini (deputata Pdl, circoscrizione Lazio): ex governatrice della regione assurta – a giusta ragione – a emblema degli sperperi locali, tanto che anche la Corte dei Conti ha aperto un’istruttoria sui presunti sperperi di denaro pubblico da parte della Regione Lazio: i magistrati contabili stanno analizzando casi di finanziamenti (per un totale di svariati milioni di euro) effettuati dalla Polverini e dai suoi uomini per le cosiddette “spese di comunicazione” della Regione. Tante, poi, anche le inchieste giornalistiche. Come quella portata avanti daL’Espresso (scandalo affittopoli), che ha smascherato come la Polverini, nonostante i lauti guadagni suoi e di suo marito, vivesse in una casa popolare sull’Aventino.
Antonio Angelucci (deputato Pdl, circoscrizione Lombardia): rinviato a giudizio per truffa aggravata ai danni della Regione Lazio per un  giro di degenze e presunte prestazioni gonfiate. Secondo l’accusa, la truffa ammonterebbe a 163 milioni di euro. Non solo. La famiglia Angelucci è stata sanzionata anche dall’AgCom per aver percepito illegittimamente 34 milioni di euro dallo Stato (dal 2006 al 2010), violando la legge sui contributi pubblici all’editoria.
Umberto Bossi (deputato Lega Nord, circoscrizione Lombardia): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito (processo Enimont); a 1 anno per istigazione a delinquere a danno di Gianfranco Fini (aveva invitato i leghisti a cercare “casa per casa i fascisti” ed aveva specificato che per fascisti intendeva anche gli esponenti di Alleanza Nazionale che aveva definito, tra le altre cose, “il fetore peggiore del Parlamento”); a 1 anno e 4 mesi per vilipendio alla bandiera poi indultati (nel 1997 aveva detto: “quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”; e ancora: “ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore”); oggi è indagato per truffa ai danni dello Stato (scandalo dei fondi pubblici).
Davide Carlo Caparini (deputato Lega, circoscrizione Lombardia): resistenza a pubblico ufficiale. Il reato, però, è caduto in prescrizione.
Ignazio Abrignani (deputato Pdl, circoscrizione Marche): indagato per dissipazione post-fallimentare. Avvocato, ex capo della segreteria di Claudio Scajola, è indagato a Milano nelle indagini sulla bancarotta della Cit, l’agenzia di viaggi dello Stato di cui era commissario straordinario. La Cit, peraltro, era stata acquista dall'imprenditore campano Gerardo Soglia (pure lui candidato con il Pdl al Senato. Ma non ce l’ha fatta).
Raffaele Fitto (deputato Pdl, circoscrizione Puglia): condannato solo pochi giorni fa (14 febbraio) a 4 anni per corruzione, abuso d'ufficio e finanziamento illecito insieme all'imprenditore Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest (3 anni e 3 mesi). Secondo le tesi dell’accusa, tra le altre cose, una società del gruppo Tosinvest finanziò con una dazione di 500 mila euro transitata dall’Udc verso la lista elettorale “La Puglia Prima di tutto” facente capo all’area politica di Raffele Fitto alle elezioni regionali del 2005. Secondo il pm si tratta in sostanza di un illecito finanziamento, in cambio dell‘appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze Sanitarie Assistite in Puglia.
Elvira Savino (deputata Pdl, circoscrizione Puglia): indagata per concorso in riciclaggio. Accusata di aver fatto da prestanome fino al 2008 a un bancarottiere (Michele Labellante) ritenuto il cassiere dei potenti clan mafiosi Di Cosola e Parisi (Sacra Corona Unita). Avrebbe poi fatto anche pressioni verso due ministeri per favorire un progetto di edilizia universitaria gestito dalle stesse cosche.
Mauro Pili (deputato Pdl, circoscrizione Sardegna): indagato per peculato e, solo tre giorni fa, iscritto nel registro degli indagati per falso nello stesso filone di indagini della Procura di Cagliari che ha portato all’arresto del presidente cagliaritano Massimo Cellino (il quale peraltro era stato visitato dall’onorevole un giorno prima dell’arresto. Ma cosa si siano detti resta un mistero).
Francantonio Genovese (deputato Pd, circoscrizione Sicilia): indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle delibere di affidamenti di servizi a Feluca spa, società che si occupa della rete internet del comune di Messina.
Francesco Saverio Romano (deputato Pdl, circoscrizione Sicilia): è stato di recente assolto per concorso esterno in associazione mafiosa, nel processo che in primo grado è stato celebrato con il rito abbreviato. Di lui, però, parla un pentito, Francesco Greco, secondo il quale Romano sarebbe stato sponsorizzato direttamente dall’ex boss Bernardo Provenzano.
Matteo Bragantini (deputato Lega, circoscrizione Veneto): condannato in appello per propaganda razziale. Tutto nasce nel 2004 quando il tribunale di Verona lo condanna insieme ad altri cinque leghisti veronesi per la raccolta firme contro un campo nomadi abusivo.

SENATO -
 Domenico Scilipoti (senatore Pdl, circoscrizione Calabria): il Peones non è solo l’eterno riciclato (insieme all’amico Razzi, anche lui rieletto in Abruzzo), ma è anche indagato per produzione di documenti falsi in merito a debiti contratti non onorati. In sede civile, infatti, è stato condannato al risarcimento di  230mila euro. Come ricostruito in una passata inchiesta da Infiltrato.it, poi, sarebbe stato in affari con una cosca ‘ndranghetista. Vicino, poi, amovimenti di estrema destra (il programma dei Responsabili faceva il verso al programma fascista di Gentile) e alla setta religiosa del Movimento Olistico Transnazionale.
Antonio Caridi (senatore Pdl, circoscrizione Calabria): condannato in primo grado con il governatore Giuseppe Scopelliti per una vicenda di mancata bonifica a sei mesi. Il suo nome però compare, oltre che nei verbali del pentito Giovanbattista Fracapane, anche nelle carte della Dda di Genova che stava indagando sulla cosca Raso-Gullace-Albanese. Il capo della Direzione distrettuale antimafia di Genova Vincenzo Scolastico, infatti, nel ricostruire le attività illecite del boss Carmelo Gullace, “leader per tutto il nordovest” del clan Raso-Gullace-Albanese che detta legge in Liguria, scrive in un dossier consegnato alla Commissione parlamentare antimafia: “L’indagine ha consentito di documentare l’alacre attività di sostegno svolta, nell’ultimo voto regionale, da esponenti della cosca, anche con palesi intimidazioni, a favore del candidato Antonio Stefano Caridi”.
Antonio Gentile (senatore Pdl, circoscrizione Calabria): accusato più volte di aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta alle politiche del 1992 (correva per il Psi), pur non essendo – è bene precisarlo – mai stato indagato. Anche l’ex sindaco di Cosenza Giacomo Mancini ha dichiarato che nel 1992 Antonio Gentile era scortato da un “nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia”. In effetti, il potere clientelare ed affaristico coltivato da Gentile sembrerebbe davvero enorme.
Lucio Barani (senatore Pdl, circoscrizione Campania): a processo per abuso d’ufficio da sindaco di Aulla per aver favorito una discarica abusiva. Barani, però, è famoso soprattutto per due iniziative: nel suo comune fece costruire un monumento a Bettino Craxi e ai “martiri di Tangentopoli” e, non contento, fece installare cartelli con su scritto “Aulla, comune de-dipietrizzato”.
Rosaria Capacchione (senatrice Pd, circoscrizione Campania): la giornalista antimafia è indagata per calunnia ai danni di Luigi Papale, l’ufficiale della Guardia di Finanza che stava indagando sulle acrobazie societarie e finanziarie del fratello Salvatore e della sua impresa.
Vincenzo Cuomo (senatore Pd, circoscrizione Campania): non è indagato. Tuttavia la sua elezione, come detto oggi da Infiltrato.it, fa sorgere più di un dubbio di opportunismo: parente del clan camorristico Zaza, il suo nome spunta anche nella documentazione che portò allo scioglimento per mafia del comune di Portici nel 2003. Quando Cuomo era vicesindaco.
Claudio Fazzone (senatore Pdl, circoscrizione Lazio): indagato per abuso d’ufficio dopo la scoperta di lettere di raccomandazione (peraltro scritte su carta intestata della Regione e normalmente protocollate) in cui si segnalavano persone da spostare o assumere alla Asl inviate da Fazzone quando era Presidente del Consiglio Regionale del Lazio.
Bruno Astorre (senatore Pdl, circoscrizione Lazio): ex presidente del consiglio regionale laziale, faceva parte dell’ufficio di presidenza nel quale si deliberavano gli stanziamenti. Sulla questione, ora, è in corso una inchiesta della Corte dei conti.
Salvatore Sciascia (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, nella sua qualità di manager Fininvest (capo dei servizi fiscali del gruppo Berlusconi), alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza affinchè ammorbidissero le verifiche fiscali.
Roberto Calderoli (senatore Lega, circoscrizione Lombardia): indagato per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. I reati, però, sono andati prescritti. È stato indagato per truffa anche dal Tribunale dei ministri, ma i senatori hanno votato contro l’autorizzazione a procedere. La questione riguardava “artifici e raggiri” per andare e tornare in giornata da Roma a Cuneo su un aereo di Stato.
Alfredo Messina (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): indagato per favoreggiamento in bancarotta fraudolenta dell’Hdc del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. Nel 2004 Crespi avrebbe chiesto a Mediaset di restituirgli 500 mila euro da lui anticipati a Telelombardia e Antenna3 per risarcirli del danno subìto dalla fornitura di programmi a Italia 7 Gold da parte di Mediaset. Per risolvere la cosa, secondo l’accusa, Messina avrebbe poi pagato parte di quella somma come tangenti a Crespi in contanti a Lugano e in nero.
Giancarlo Serafini (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): ex capo carpentiere nei cantieri dell’Edilnord a Milano 2 negli anni ‘70 e ‘80, assessore all’Economato nella giunta di Ombretta Colli, Consigliere Regionale della Lombardia, tesoriere di Arcore al posto di Giuseppe Spinelli, infine ora senatore. Su di lui, però, l’ombra di un patteggiamento per corruzione.
Jonny Crosio (senatore Lega, circoscrizione Lombardia): rinviato a giudizio per turbativa d’asta, concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. La vicenda risale al 2010, quando Crosio era assessore provinciale alla viabilità: l’accusa, rivolta anche ad altri amministratori locali, è di aver fatto pressioni su piccoli proprietari, minacciandoli di esproprio, per far vendere i loro appezzamenti di terreno, a prezzi inferiori al dovuto, alla ditta Galperti, per agevolare la costruzione della strada di Bema.
Roberto Formigoni (senatore Pdl, circoscrizione Lombardia): indagato dalla Procura di Milano per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità privata in Lombardia in cui risulta implicato il faccendiere Daccò, amico di Formigoni. Le accuse della Procura riguarderebbero un illecito finanziamento elettorale di oltre mezzo milione di euro ricevuto da un’azienda sanitaria privata in vista della campagna di Formigoni per le elezioni regionali italiane del 2010 in cui è stato rieletto per un quarto mandato consecutivo alla guida della regione; le accuse ipotizzano, inoltre, il reato di corruzione per la somma dei molteplici benefit di ingente valore patrimoniale (vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting per l'amicizia fra i popoli di Rimini, condizioni favorevoli nella vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale dei Memores Domini) messi a disposizione del governatore lombardo dal mediatore Daccò. Come se non bastasse, il 13 febbraio scorso, sempre per la stessa inchiesta, gli viene contestato anche il reato di associazione a delinquere.
Antonio D’Alì (senatore Pdl, circoscrizione Sicilia): rinviato a giudizio per i suoi presunti rapporti con Matteo Messina Denaro, boss numero uno della mafia e superlatitante.
Antonio Fabio Scavone (senatore Pdl, circoscrizione Sicilia): rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e truffa per un appalto di 1,7 milioni di euro. A questo si aggiunge una condanna della Corte dei Conti per danno erariale quando era Direttore Generale dell’ASP 3 di Catania: risarcimento da 371mila euro.
Giuseppe Lumia (senatore Pd, circoscrizione Sicilia): indagato per diffamazione. È stato infatti querelato dal suo ex addetto stampa.
Altero Matteoli (senatore Pdl, circoscrizione Toscana): imputato per favoreggiamento verso l’ex prefetto di Livorno, che avrebbe avvertito di indagini e intercettazioni in corso su uno scandalo di abusi edilizi all’isola d’Elba, consentendo a lui e ad altri indagati di inquinare le prove e di distruggere carte e addirittura computer, con gravi danni per le indagini. Il processo, però, è stato bloccato dalla Camera.
Denis Verdini (senatore Pdl, circoscrizione Toscana): Imputato a Perugia per tentativo di associazione a delinquere e corruzione sugli appalti del G8 e post terremoto. Imputato a Roma  per violazione della legge sulle società segrete (processo P3), per avere ”costituito, organizzato e diretto un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento, diffamazione e violenza privata”. Il suo nome, poi, spunterebbe anche nelle intercettazioni (34 in tutto) riguardo un’altra società segreta, la P4 di Bisignani e Papa.
Linda Lanzillotta (senatrice Lista Monti, circoscrizione Umbria): i partiti, praticamente, li ha girati tutti. Da giovanissima ha militato nel gruppo maoista Unione dei Comunisti Italiani, è stata ministro Pd, poi è passata all’Api di Rutelli e oggi è impegnata a sostegno dell’Agenda Monti. Ebbene, sulla Lanzillotta pende una condanna della Corte dei Conti (confermata in Cassazione) per danno erariale al risarcimento di 40 mila euro. I fatti risalgono a quando era assessore al bilancio del Comune di Roma, nella giunta guidata dal sindaco Rutelli, per alcune consulenze ritenute ingiustificate, relative alla privatizzazione della Centrale del Latte.

Silvio Berlusconi (senatore Pdl, tutte le circoscrizioni): anche se guardassimo (per questioni di spazio) solo ai processi in corso, mettendo da parte i prescritti e quelli terminati dopo la creazione di leggi ad hoc, rimarrebbe comunque tanta carne al fuoco. Condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale(processo Mediaset ): fondi neri per centinaia di milioni con l’acquisto a prezzi gonfiati di film USA attraverso una serie di società off-shore; a processo per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile (processo Ruby); a processo per rivelazione di segreto d’ufficio: è accusato di aver ricevuto e girato a Il Giornale la bobina rubata di una intercettazione sul caso Unipol, non trascritta e coperta da segreto istruttorio. E proprio stamattina, secondo quanto si è appreso, Berlusconi sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. L’indagine riguarda l’erogazione di somme di denaro, quantificate in tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio al Pdl.
silvio_alla_carica_degli_impresentabili 
Alcuni dati potrebbero essere cambiati rispetto a quelli riportati e nel caso saremo pronti a rettificarli essendo molti i processi in corso. Altri ancora possono essere subentrati.

martedì 26 febbraio 2013

Grillo e l'astensionismo travolgono la politica fallimentare

http://www.ilcambiamento.it/editoriale/grillo_astensionismo_travolgono_politica_fallimentare.html

Risultato credibile per una larga fetta di popolazione italiana, il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato in Italia. Paolo Ermani analizza aspetti positivi e criticità di questo risultato ed il messaggio che questo trasmette al mondo della politica e al nostro Paese.

di Paolo Ermani

movimento 5 stelle grillo
Il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato in Italia
Con queste elezioni si profila una crisi speriamo irreversibile di un regime fatto di politici e personaggi vuoti come pneumatici che per anni hanno fatto della politica e del paese il loro cesso personale. Con il 25% di astensioni e il risultato del Movimento 5 stelle il messaggio è chiaro: la società che i politici e loro mandanti vogliono costruirci addosso è fallimentare e tanta gente non la vuole né proposta, né imposta.
Molti non credono più alle promesse degli imbonitori di professione e in modo anche veemente hanno voluto esprimere il dissenso o non votando o dando fiducia a Grillo che nonostante sia stato dipinto dai media in modi assai pesanti, a giudicare dai numeri, è risultato credibile per una larga fetta di popolazione.
Andare a cercare a tutti i costi scheletri nell’armadio di Grillo quando gli altri sono tenutari di interi cimiteri si è rivelato forse pure un boomerang che ha sortito l’effetto opposto a quello voluto da chi sperava di metterlo in difficoltà. Ma analizziamo nello specifico aspetti positivi e criticità del risultato del Movimento 5 Stelle.
Negli interventi pubblici di Grillo si sono ascoltate affermazioni come: “Il buon senso è rivoluzionario, ognuno deve fare qualcosa per gli altri, bisogna ritornare indietro per andare avanti”. Affermazioni che hanno una portata notevole di rottura laddove tutti i politici ad esempio ci dicono che bisogna sempre e comunque andare avanti, costi quel che costi, anche finire dritti in fondo ad un burrone.
Da segnalare poi l’arrivo alla grande massa di 'parole eretiche'quali: no Tav, no inceneritori, rifiuti zero, energie rinnovabili, case passive, permacultura, addirittura anche usare meno energia e meno materia.
beppe grillo
"Grillo è stato pesantemente criticato dai paladini della crescita quando ha detto che l’obiettivo in prospettiva è lavorare meno"
Grillo è stato pesantemente criticato dai paladini dellacrescita quando ha detto che l’obiettivo in prospettiva è lavorare meno, magari solo venti ore a settimana e non oltre i sessanta anni. Interessante è stata la sua riflessione sul lavoro a cui non si deve dedicare l’intera vita, ma che c’è anche altro, ci sono le relazioni umane, la famiglia, le proprie passioni, la cultura.
Grillo ha smitizzato il moloch della televisione a cui ogni essere umano deve immolarsi (o umiliarsi) per avere i suoi agognati cinque minuti di celebrità. E nonostante non sia andato alle trasmissioni che avrebbero fatto carte false per averlo è riuscito comunque a fare arrivare dappertutto il suo messaggio usando un mix fra uso della rete e rapporto diretto con le persone.
Una criticità di questo successo è che per fare accadere tutto ciò è dovuta intervenire una persona ricca come Grillo che ha messo a disposizione le sue capacità e i suoi soldi per veicolare molte cose sensate e non idiozie ma questo è evento rarissimo, quasi unico e di solito accade il contrario. Quindi oltre ai contenuti è servito anche un ingente impegno economico personale e una grandecapacità mediatica.
Un'altra problematica è cosa succederebbe se un domani Grillo decidesse di farsi da parte per qualsiasi motivo. Come si organizzerebbero le persone del Movimento 5 Stelle? Come riuscirebbero a fare arrivare la loro voce senza il megafono di Grillo? Questo è un possibile limite che si ha quando una persona concentra su di sé le attenzioni e i messaggi. Allo stesso tempo credo che Grillo faccia un po’ da collante perché ho l’impressione che senza questo collante le persone tenderebbero a litigare fra di loro piuttosto che tentare di trovare strade di collaborazione e di rimanere unite per raggiungere gli obiettivi. Forse la cultura della collaborazione sta crescendo ma mi pare che ancora troppo spesso prevalga il vizio italiano di dividersi su tutto piuttosto che unirsi sul tanto.
movimento 5 stelle
Cosa succederebbe al Movimento 5 Stelle se Grillo decidesse di farsi da parte?
Altro possibile limite è l’inesperienza ma non da punto di vista politico come volevano insinuare i detrattori, che è invece solo un bene ma da un punto di vista progettuale concreto.
Decurtarsi stipendi, non dipendere dai grandi poteri, non fare della politica una carriera sono tutte cose condivisibili e giuste ma bisogna poi mettere efficacemente in pratica i vari punti del programma.
È importante parlare di energie rinnovabili, di risparmio energetico ma anche sapere come calare questi argomenti nell’organizzazione di un quartiere, un paese, una città, una regione, una nazione. E se su questi aspetti non ci si prepara, non ci si forma adeguatamente, si rischiano due cose: da una parte (in buona fede) di affidarsi a furbacchioni animati da intenti ben poco etici e dall’altra di rimanere immobili per paura di sbagliare.
L’intervento su temi di grande portata come quelli ambientali non si può limitare a qualche pannello fotovoltaico su di una scuola e alla raccolta porta a porta. È quanto mai necessaria unaprogettazione sistemica, complessiva e incisiva che non si può improvvisare. Ci vuole etica, impegno ma anche competenza come ricordava Casaleggio nel suo breve intervento a Roma.
Ed infine l’aspetto fondamentale del coinvolgimento diretto dei cittadini ha bisogno di informazione, formazione, pianificazione, capacità progettuale e interventi mirati.
Tutto fattibile e realizzabile ma per il Movimento 5 Stelle sarà decisivo attrezzarsi bene se vuole vincere queste difficili sfide.

domenica 24 febbraio 2013

Grillo San Giovanni/3: dati e cifre del Grande Evento, e un mistero svelato

http://crisis.blogosfere.it/2013/02/grillo-san-giovanni3-ecco-tutti-i-numeri-del-grande-evento.html

Ove si svelano costi, dati, persone e soprattutto il perché della "cacciata dei giornalisti". I cittadini, comunque, organizzano i Grandi Eventi meglio di Bertolaso.sangiovannimap.png
Ultimo post-reportage sull'evento di San Giovanni, altrimenti c'è chi si lagna del troppo spaziodato al M5S (se rivelassi cene con Casapound sarebbe meno noioso, lo so).



Però questo mi pare interessante da raccontare, visto che sui giornali difficilmente lo troverete: come è andata l'organizzazione? Me lo sono chiesto mentre ero là, perché mi pareva che tutto filasse bene. Si sono serviti di professionisti? Quanto è costato il tutto? Chi ha lavorato? Chi ha pagato?
Insomma: come se la cava il MoVimento 5 Stelle coi Grandi Eventi? Mi pare un test divertente per misurare le potenzialità di chi andrà in Parlamento. Così ho intervistato uno dei gentili responsabili ed ecco i dati.
Anzitutto, l'evento è stato interamente progettato, organizzato e gestito dal movimento romano, senza usare service o appalti esterni o sponsor. L'organizzazione è stata divisa in quattro macroaree: sicurezza, accoglienza, logistica/finanziamento e palco/video, in tutto 30 persone che hanno coordinato tutto. Cittadini qualsiasi, con qualche competenza specifica ma senza alcuna esperienza in Grandi Eventi. Il lavoro si è svolto al ritmo di 2 riunioni a settimana per circa un mese, e per il resto skype, chat, email e condivisione di documenti via Google Docs.
L'insieme delle persone che hanno concretamente lavorato raggiunge le 300 unità, tutte su base volontaria, tra cui la stragrande maggioranza dei candidati parlamentari romani. (Futuri senatori con il fratino a controllare le transenne, futuri deputati a servire il caffé). I 300 si sono suddivisi infatti tra servizio di sicurezza, punti ristoro, punti vendita merchandising, costruzione gazebi, persino pulitura della piazza. Nei punti di ristoro si è servita acqua di rubinetto del Comune di Roma, e questo ha contribuito molto a evitare sporcizia da bottigliette di plastica.
Costi, molto spannometrici: 100 mila euro il tutto. 50 mila per palco e service video (megascreen, telecamere e streaming) pagati da Beppe Grillo; i restanti 50 mila, raccolti dalle donazioni volontarie ai banchetti e dalla vendita del merchandising, sono andati fra l'altro in: 15 mila per la nettezza urbana AMA, collegamento ADSL Telecom 2000, 3000 per la fornitura di acqua pubblica, punto di Pronto Soccorso circa 8000. A proposito: si sono verificate 19 emergenze sanitarie ma nessuna di qualche gravità.
Tutto liscio anche dal fronte informazione: sono state stampate o diffuse in Rete cartine e mappe della zona, nonché attivati punti di informazione nelle stazioni, sempre a cura dei volontari.
Ho scoperto anche l'unico intoppo dell'organizzazione, e probabilmente il motivo della ormai epica "cacciata dei giornalisti italiani": l'ufficio stampa è rimasto schiacciato dal superlavoro, considerando che oltre all'evento gli addetti stampa del movimento romano (sempre tuttivolontari) stanno assistendo da settimane anche i numerosissimi candidati regionali. Sono stati in grado di fornire accrediti ai giornalisti esteri, che li hanno chiesti con netto anticipo, ma non a quelli italiani affollatisi nelle ultime ore. Come risultato, la sicurezza non aveva le liste di autorizzati ed ha quindi bloccato tutti alle transenne. Vista la tensione del momento, e la non grande simpatia tra M5S e giornalisti, sono volate parole e la situazione è degenerata fino a dover chiamare la forza pubblica.
E' impossibile paragonare questo evento ad altri del genere. Il concertone del Primo maggio, ad esempio, costa circa 1,2 milioni di euro (dei quali 240 mila a carico dei cittadini romani), ma ad esempio deve offrire una qualità audio eccelsa visto che si tratta di musica, e deve pagare il service.
E' possibile però tirare una divertente conclusione: che 30 cittadini qualsiasi, con 270 altri cittadini qualsiasi, sono assolutamente in grado di organizzare un Grande Evento quasi perfetto, a livelli professionali, con una spesa minima. Se pensiamo ai Grandi Eventi di Bertolaso, con tutto il corteo di appalti, subappalti, prenditori, mazzette e soprattutto spreco enorme di soldi pubblici, capiamo che forse la tanto strombazzata "incompetenza al potere" riserva qualche valida freccia al suo arco.

mercoledì 20 febbraio 2013

I partiti sono davvero la rovina dell'Italia?


“Oltre l’80% degli italiani votanti, voterà per dei partiti che hanno e hanno avuto al loro interno: delinquenti naturali, coinvolti in continui scandali e ruberie, al servizio delle banche che ci affamano e distruttori dell’ambiente. E non si può certo dire che gli Italiani sono all’oscuro di tutto ciò”. Allora, si domanda Paolo Ermani, è davvero tutta colpa dei partiti?


http://www.ilcambiamento.it/editoriale/partiti_rovina_italia.html

tessera elettorale
"Uno degli ultimi sondaggi ci diceva indicativamente che Il Pd e Sel erano al 38%, Monti al 16%, Berlusconi e la Lega al 25%, Ingroia al 4% e in totale siamo oltre l’80%"
In Italia il primo sport nazionale è il lamento, il secondo è dare sempre la colpa ad altri, il terzo è probabilmente il calcio.
Quando si parla di politica i partiti diventano il bersaglio preferito. Non ho nulla da eccepire in merito, i partiti sono certamente responsabili dello sfacelo ma i partiti hanno potere perché qualcuno li vota e infatti come succede per tutto il resto, non c’è banchiere senza correntista, non c’è petroliere senza automobilista e, così, non c’è partito senza votante.
A giudicare dalle invettive e dal solito “sono tutti ladri” che si sentono dire ovunque e da chiunque, ci si aspetterebbe che ipartiti siano scomparsi e non li voti più nessuno. Invece 'stranamente' uno degli ultimi sondaggi ci diceva indicativamente che Il Pd e Sel erano al 38%, Monti al 16%, Berlusconi e la Lega al 25%, Ingroia al 4% e in totale siamo oltre l’80%.
Ora analizziamo per sommi capi i vari partiti: il Pd si barcamena con scandali vari, l’ultimo quello del Monte dei Paschi di Siena di dimensioni spaventosamente grandi. È fautore indefesso di cementificazione e opere devastanti come Tav e inceneritori. Fino a poco prima del referendum era favorevole al nucleare. Nella sua fede nel progresso inteso come distruzione del pianeta è se possibile anche più furioso dei cosiddetti conservatori.
Sel professa la stessa fede negli inceneritori e finché era vivo, anche nei confronti di quel sant’uomo che era don Verzè, persona di cristallina onestà.
Sel si è legata a doppio filo al PD che a sua volta si legherà aMonti, quindi per la proprietà transitiva Sel appoggerà (non si sa bene con quale faccia) un eventuale governo a cui parteciperà un ultra liberista cattolico con i suoi "amichetti" Casini e Fini.
Monti è quello che lavora per la BCE e quindi pur di favorire lebanche ridurrebbe paesi interi a fame e disperazione senza scrupolo alcuno e difatti nell’opinione comune è colui che ci sta portando appunto alla fame. Appoggiano il maggiordomo della BCE, Casini e Fini con tutti i loro scandali e che fino a ieri hanno amoreggiato con Berlusconi per anni.
Berlusconi: l’uomo che il tribunale di Milano ha decretato come delinquente naturale, con processi di ogni tipo, orge, scandali di tutte le varietà, offese alle donne, spreco di soldi infinito, deriso da mezzo mondo, un soggetto per cui ci vergogneremo per i decenni a venire, così pietosamente ridicolo al cui confronto Ugo Fantozzi è un genio.
La Lega forse fra tutti paradossalmente è quella che fa la figura peggiore perché in questi anni ha strillato di più contro Roma ladrona e i politici ladri. La Lega era così onesta che si è alleata con il delinquente naturale ma soprattutto si è alleata per anni con gli (ex?) fascisti e qui sta la cosa più inaudita perché pur di avere potere si è unita con il partito che più di tutti tiene alla nazione come unica e indivisibile. La Lega per la secessione e gli ex fascisti nazionalisti, incredibile, solo noi italiani possiamo cose simili. Pochissimi in tutto questo tempo hanno fatto notare questa schizofrenia che rende bene in quali mani ci siamo affidati. Comunque sia, i leghisti "duri e puri" sono stati scoperti che rubavano come e più di tutti con scene e storie di raro squallore umano. Fossi un leghista per la vergogna emigrerei direttamente in Africa a lavorare per qualche padrone rigorosamente nero.
Il partito di Ingroia è una strana accozzaglia di gente di destra e sinistra, creato artificialmente per fare rientrare in parlamento capi di partito e politici caduti in disgrazia. Spicca su tutti Di Pietro, tristemente famoso perché bloccò una commissione di inchiesta sulla macelleria al G8 di Genova. Sulle grandi opere è sempre stato ambiguo e ha ospitato personaggi nel suo partito che forse aveva trovato in qualche circo equestre. Quali fossero i valori di cui parlava il nome del suo partito, ancora è da capire, forse quelli relativi ai soldi che i suoi si sono intascati. Peccato che in questa ennesima trappola dei politici costruita ad arte dal partito di Ingroia, ci siano cascate anche persone di sicura buona fede e onestà provenienti dalla cosiddetta società civile.
urne
"Il vero cambiamento da costruire è quello culturale"
Nell’ordine quindi oltre l’80% degli italiani votanti, voterà per dei partiti che hanno e hanno avuto al loro interno: delinquenti naturali, coinvolti in continui scandali e ruberie, al servizio delle banche che ci affamano e distruttori dell’ambiente. E non si può certo dire che gli Italiani sono all’oscuro di tutto ciò perché per quanto i media possano celare le cose, gli scandali sono così grandi e non passa giorno che ci sia qualcuno coinvolto, che è impossibile non esserne al corrente. Ma non basta, questi accadimenti si ripetono uguali a se stessi da anni e anni.
Dopo tangentopoli si pensava che ci fosse la redenzione assoluta, invece se possibile la situazione è degenerata ulteriormente e si sono continuati a votare i peggiori, cioè praticamente tutti. Quindi a questo punto sorge spontanea una semplice domanda: il problema sono i partiti stessi o chi li vota? Come si fa a votare ancora per questa gente dopo che ci ha dimostrato in tutti i modi di farsi solo gli affari propri e non tenere in nessun conto né gli italiani, né tanto meno l’ambiente dove gli italiani vivono? Ma non sarà che sono proprio gli Italiani il vero problema e che tutta questa gente in fondo corrisponde a quello che gli italiani sono e vogliono? Di fronte a scandali così enormi, ruberie reiterate mille e mille volte alla luce del sole, se fossimo davvero alla fame ci sarebbero assalti alla Bastiglia ripetuti, ghigliottine e guerra civile nelle strade, invece - stranamente - niente di tutto questo accade.
Sarà perché siamo pacifici? No, semplicemente siamoopportunisti e continuiamo imperterriti a votare coloro che ci rappresentano in tutto e per tutto, perché troppe persone nel proprio piccolo si comportano esattamente come i politici che votano. E se ciò non fosse così, di sicuro ci sarebbe una situazione molto migliore in Italia ma nel nostro paese non funziona praticamente nulla e molti, troppi, pensano solo ed esclusivamente al proprio tornaconto personale e questa non può essere colpa dei partiti.
Per questi vari motivi ritengo che il vero cambiamento da costruire è quello culturale, perché solo cambiando dalle fondamenta l’atteggiamento opportunista e menefreghista vedremo questi personaggi politici con pena e disgusto e di certo né li voteremo, né gli daremo appoggio alcuno.

domenica 17 febbraio 2013

Le prossime elezioni faranno solo ulteriore confusione politica e soprattutto non serviranno a nulla, a prescindere da chiunque vinca. Ma i politici continuano la loro battaglia di retorica, tra talk show e siparietti comici.

"SONO UN UOMO MORTO". UN PENTITO RACCONTA LA 'NDRANGHETA AL NORD

Riciclaggio di denaro sporco, rapporti con la politica, appalti e opere pubbliche. Le infiltrazioni del potere criminale raccontate da Rocco Varacalli, che ha deciso di collaborare con la giustizia, nel nuovo saggio in libreria per Chiarelettere

"Non siamo più la sua famiglia, non è degno, come non lo è mai stato, di dire che fa parte di una famiglia pulita, pulita e onesta come la nostra."

Questo è un brano della lettera di alcuni famigliari di Rocco Varacalli, che è stata pubblicata sul quotidiano Calabria Ora il 22 aprile 2010, dopo le sue rivelazioni al processo Stupor mundi sul ruolo delle cosche calabresi nel traffico internazionale di droga. 
Sono un uomo morto è la storia di Rocco Varacalli, il primo pentito che ha svelato i segreti della 'ndrangheta al nord.
Per la prima volta un appartenente alla criminalità organizzata calabrese racconta tutta la sua vita, la sua storia,dentro un libro
Noi ci siamo incontrati per la prima volta nel 2010, io venni contattato direttamente da Rocco Varacalli attraverso un Avvocato calabrese, che conosceva entrambi. Io infatti avevo coperto una parte della mia carriera in Calabria e poi ero tornato in Piemonte. Lui mi telefonò e disse che si poteva fidare di me. 
Ci siamo incontrati una prima volta in un albergo fuori Torino, lungo una autostrada. Inizialmente si era pensato di fare un'intervista, poi si è deciso di fare un libro, perché lui voleva raccontare la verità sul grande potere delle cosche calabresi al nord e in particolare nel nord ovest, tra Piemonte, Liguria e Lombardia. 
Varacalli ha raccontato nei minimi particolari le infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord ovest d'Italia, in particolare Piemonte e Liguria; ha raccontato i legami che ci sono con la politica e soprattutto la parte che riguarda il riciclaggio del denaro sporco; ha raccontato le infiltrazioni nei cantieri dell'alta velocità Torino Milano, nella costruzione di alcune opere delle olimpiadi di Torino del 2006; ha raccontato i rapporti che sono intercorsi con alcune aziende per la costruzione del Porto di Imperia, in Liguria. Lui stesso è stato uno spacciatore per più di 15 anni, e nel libro racconta di avere smerciato centinaia di quintali di cocaina e eroina, di aver riciclato denaro sporco attraverso una sua piccola ditta che costruiva appartamenti. 
Per la prima volta è riuscito a svelare come gli stessi linguaggi che si utilizzano in Calabria siano poi replicati pari pari anche al nord. 
Varacalli racconta come non ci sia alcuna differenza tra quello che succede nella casa madre ovvero nel suo paese e in provincia di Reggio Calabria, e quello che invece succede anche a Torino, Milano e Genova. 

La stretta di mano con Berlusconi. 

All'inaugurazione del centro commerciale Le Gru di Grugliasco il 9 dicembre 1993 c'erano i Carabinieri in alta uniforme, una sfilata di politici e persino il parroco con l'acqua santa. 
Berlusconi è arrivato in elicottero, accompagnato da Confalonieri; il Cavaliere sorrideva, stringeva mani, ringraziava tutti, in particolare chi aveva lavorato alla costruzione dell'ipermercato, c'erano Antonino Dramesino e Domenico La Torre, che solo in seguito avrei scoperto essere affiliati alla onorata società calabrese. 
C'erano i grandi nomi della 'ndrangheta trapiantati in Piemonte, i Belfiore, i cugini di Mario Ursino e gli Ietto, una sfilata di mammasantissima originari di Locri, Bovalino, Gioiosa Ionica, Natile di Careri, San Luca e Siderno. Io non ero ancora stato battezzato, non ero ancora un mafioso, solo negli anni successivi avrei capito che la 'ndrangheta aveva riciclato una montagna di denaro nei 21 mila metri quadrati del nuovo ipermercato. 
Questo è uno dei tanti episodi raccontati da Varacalli nel libro Sono un uomo morto
. 

sabato 16 febbraio 2013

Sondaggi esteri Grillo al 42%

http://24italia.it/completa.php?titulo=6552

Esito del sondaggio in Italia : Movimento 5 Stelle al 42 %.

Esito del sondaggio in Italia : Movimento 5 Stelle al 42 %.
La situazione politica italiana è estremamente confusa e complessa, soprattutto se vista da paesi esteri.Ci sono giunte moltissime email sia in Italia ma anche qui all'estero per fare chiarezza sul fenomeno Grillo e sulle sue reali quote politiche.Spinti da non deludere i nostri ormai numerosi lettori abbiamo dato incarico ad una nota agenzia di sondaggi estera di farne uno su un campione di 10.000 individui dislocati in tutta Italia.
L'esito ci letteralmente stupito in quanto nettamente in contrasto rispetto ai vari sondaggi nazionali che solo recentemente stanno cominciando a dare un piccolo rilevo a tale nuovo fenomeno politico. Tale esito trova però riscontro nel gran numero di lettori che ci chiedono di fare luce su una situazione da loro percepita distante dalla realtà.Infatti molti di loro non riescono a trovare una spiegazione razionale sufficientemente valida che chiarisca come sia possibile che nonostante molti amici, conoscenti e parenti parteggino per il Movimento Cinque Stelle, quest'ultimo sia così basso nei sondaggi e così poco citato. Al fine di non deludere i nostri lettori vi comunichiamo che il risultato dei sondaggi è stato che Grillo è il primo "movimento" politico in Italia con un netto 42%. Staccando di netto tutti gli altri partiti compreso il PD. Trova conferma anche dalle nostre reti sociali qui in Italia.

giovedì 14 febbraio 2013

Ecomafie: numeri e storie dei mercati illegali


Traffici illeciti di rifiuti, merci contraffatte, prodotti agroalimentari e specie animali. Negli ultimi due anni, ogni 4 giorni, l'Italia è coinvolta in un'inchiesta, con 297 persone arrestate e denunciate e sequestri per oltre 560 milioni di euro. È quanto emerge dalla ricerca presentata da Legambiente e Consorzio Polieco sui flussi illeciti tra l’Italia, l’Europa e il resto del mondo.

di Legambiente http://www.ilcambiamento.it/territorio/ecomafie_numeri_storie_mercati_illegali.html


mafia
Negli ultimi due anni hanno interessato l’Italia 163 indagini internazionali per traffici illeciti
Più di un’inchiesta ogni 4 giorni, con 297 persone arrestate e denunciate, 35 aziende sequestrate e un valore di 560 milioni di euro finito nelle mani degli inquirenti: negli ultimi due anni hanno interessato l’Italia 163 indagini internazionali pertraffici illeciti di rifiuti, merci contraffatte, prodotti agroalimentari e specie animali.
Un’escalation di speculazioni illegali e scenari sempre più inquietanti che riflettono un legame indissolubile fra l’andamento del commercio mondiale e quello dei mercati fuori legge. È quanto emerge dalla ricerca presentata da Legambiente e Consorzio Polieco sui flussi illeciti tra l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Un dossier che, attraverso l’analisi delle connessioni fra le diverse filiere merceologiche, i soggetti coinvolti, le modalità operative, i luoghi più battuti dalle trame criminali, mette in luce come la fetta “in nero” della globalizzazione si sovrapponga e si mischi a quella legale, crescendo con essa a velocità supersonica.
La presentazione è stata al centro di un incontro, coordinato dal responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Enrico Fontana, su come rendere più efficaci le attività di contrasto all’ecomafia globale, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente, Enrico Bobbio, presidente Polieco, Claudia Salvestrini, direttore Polieco, Antonio Pergolizzi, coordinatore Osservatorio ambiente e legalità Legambiente, Giuseppe Peleggi, direttore Agenzia delle dogane, Vittoria Luda di Cortemiglia, di UNICRI, Giusto Sciacchitano, procuratore nazionale Antimafia f.f., Rosario Trefiletti, di Federconsumatori.
Nella seconda parte dell'iniziativa, si è svolta la tavola rotonda sull'Agenda per l'ambiente e la legalità, con le proposte per il nuovo Parlamento a cui hanno partecipato candidati di diverse liste e partiti: Stella Bianchi (Pd), Federica Daga (M5S), Loredana De Petris (Sel), Giovanni Fava (Lega Nord Padania), Fabio Granata (Fli), Pietro Grasso (Pd), Ermete Realacci (Pd), Paolo Russo (Pdl), Francesco Paolo Sisto (Pdl), Stefano Vignaroli (M5S).
rifiuti discarica
Secondo Legambiente è importante importante estendere a tutti i Paesi dell’Unione Europea il delitto di traffico illecito di rifiuti
“Per stroncare questi mercati illegali – ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – è importante rafforzare le azioni di contrasto e prevenzione, nel nostro Paese e a livello globale. Ci auguriamo finalmente che il prossimo Parlamento introduca nel Codice penale italiano i delitti contro l’ambiente e si impegni di ricostituire la commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie. Ma è altrettanto importante estendere a tutti i Paesi dell’Unione Europea il delitto di traffico illecito di rifiuti, che ha consentito in Italia di svelare rotte e interessi di queste organizzazioni criminali”.
“Dobbiamo armonizzare ancora di più tutte le componenti istituzionali del Paese impegnate nel contrasto verso questo tipo di illeciti – ha dichiarato il presidente di PolieCo, Enrico Bobbio – e, allo stesso tempo, perseguire l’obiettivo di una sburocratizzazione delle norme che regolano la gestione dei rifiuti, per favorire ilriciclo di qualità made in Italy, attraverso la “filiera corta” della gestione dei rifiuti. Solo in questo modo si possono evitare inutili traffici grazie ai quali, il più delle volte, si finisce per foraggiare le ecomafie e le imprese poco virtuose che, oltre a danneggiare l’ambiente e la salute dei cittadini (di tutti i Paesi), conseguono risultati economici al di fuori delle regole”.
“Compito e dovere principale dei Consorzi obbligatori per lagestione rifiuti – ha ricordato la dott.ssa Claudia Salvestrini, direttore del Consorzio PolieCo - dovrebbe essere quello di monitorarne i flussi vigilando su tutte le fasi di gestione, compresa quella delicatissima dell’eventuale spedizione in Paesi esteri. Il tutto per garantire il rispetto delle regole. E’ questo da sempre l’impegno del Consorzio PolieCo, per la promozione massima della legalità nel settore del riciclo”.
“Delle 163 inchieste censite - ha sottolineato Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente e curatore della ricerca - il 68% interessa merci contraffatte e specie protette, il 23% traffici illeciti di rifiuti e il 9% frodi agroalimentari. I traffici si sono mossi prevalentemente sulle cosiddette autostrade del mare, soprattutto per i grossi carichi e le lunghe distanze: è qui, secondo la Commissione europea, che si muove l’81% dei business illegali mondiali. Per i carichi più piccoli e di alto valore aggiunto e per le tratte più brevi rimangono comunque allettanti i movimenti su strada o per via aerea”.
nasI business illegali aumentano per tutte le tipologie di merci considerate nel dossier, di pari passo con la crescita costante dei commerci internazionali
Complessivamente, i porti italiani figurano per 72 volte come punti di destinazione dei traffici e per 50 volte come aree di partenza. Ancona è quello in cui si registra il maggior numero di inchieste, seguito da Bari, Civitavecchia, Venezia, Napoli, Taranto, Gioia Tauro (Rc), La Spezia e Salerno.
Il paese più coinvolto nelle rotte illegali da e per l’Italia è la Cina, i cui porti sono stati individuati come punti di partenza o di arrivo di traffici illeciti ben 45 volte. Al secondo posto figura la Grecia (con 21 inchieste) seguita dall’Albania (8 inchieste), dall’area del Nord Africa, da quella del Medio Oriente e dalla Turchia (rispettivamente 6 inchieste).
I business illegali aumentano per tutte le tipologie di merci considerate nel dossier, di pari passo con la crescita costante dei commerci internazionali. Le esportazioni legali di rifiuti dai paesi Ue verso paesi non Ue, per esempio, secondo i dati Eurostat sono cresciute del 131% dal 2001 al 2009. I sequestri effettuati dall’Agenzia delle dogane nei nostri porti dimostrano come nello stesso tempo siano cresciuti anche i traffici illeciti: 18.800 tonnellate di scarti destinati illegalmente all’estero negli ultimi due anni con un incremento del 35% circa rispetto al biennio 2008-2009. Solo nel 2012, il 59% delle esportazioni di Pfu, il 16,5% di rottami metallici e più del 14% di scarti plastici si sono rivelati fuori legge, quindi sequestrati, ai controlli delle dogane italiane.
Cresce anche il business delle merci contraffatte, secondo le valutazioni dell’Ocse che ha stimato per il 2009 un giro d’affari per i contraffattori di oltre 250 miliardi di dollari e una perdita di circa due milioni e mezzo di posti di lavoro. Sullo stesso trend i sequestri di animali vivi o parti di animali morti, protetti dalla Convenzione Cites sulle specie a rischio di estinzione e trafficati illegalmente. Nel complesso, nel 2011 il Copro forestale dello Stato ha accertato 189 reati, con 132 persone denunciate all’autorità giudiziaria, 237 sequestri e 209 illeciti amministrativi per un importo notificato pari a 1.452.060,34 di euro.
Nel quadro dei mercati criminali mondiali, e soprattutto per il commercio illecito di specie protette provenienti da aree povere del mondo, gioca un ruolo importante e si alimenta la corruzione, stimata in Italia dalla Corte dei Conti intorno ai 60 miliardi di euro l’anno mentre a livello mondiale la Banca Mondiale parla di mille miliardi di dollari di tangenti. Un ruolo rilevante spetta, inoltre, alle mafie transnazionali, in particolare le triadi cinesi, la yakuza giapponese, la camorra napoletana e la mafia russa; con un ruolo sempre maggiore in Italia della ‘ndrangheta.

"Dobbiamo armonizzare ancora di più tutte le componenti istituzionali del Paese impegnate nel contrasto verso questo tipo di illeciti"
Per rafforzare l’efficacia dell’azione di contrasto e di prevenzione per tutte le filiere dei mercati illegali, Legambiente e Polieco avanzano 10 proposte:
1) rafforzare e semplificare il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dell’ambiente attraverso l’introduzione nel Codice penale italiano di specifici delitti (dall’inquinamento al disastro ambientale) sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva comunitaria 2008/99/CE e da diversi disegni di legge d’iniziativa parlamentare;
2) rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti;
3) prevedere, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di sufficienti indizi di reato, e non gravi com’è attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari;
4) ricostituire, anche nella prossima legislatura, la Commissione bicamerale di inchiesta sul Ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse;
5) migliorare la collaborazione tra gli Stati, soprattutto in materia di controlli e prevenzione, rafforzando il ruolo degli organismi internazionali, sia europei (Europol, Eurojust) che internazionali (Interpol, Unicri).
6)ricostituire, nella prossima legislatura, la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, istituita nel luglio del 2010 con il compito di approfondirne la conoscenza e migliorare l’efficacia delle azioni di repressione,
7) costituire di un’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, come già esiste in molti Paesi europei;
8) istituire un sportello anticontraffazione a cui i consumatori possano fare segnalazioni;
9) prevedere sanzioni più incisive per i criminali del cibo, come ritiro della licenza in caso di reiterazione del reato e un sistema di tutela penale ad hoc;
10) Una norma che preveda una più ampia estensione dell’obbligatorietà di indicazione dell’origine dei prodotti (e delle materie prime prevalenti) in etichetta.
Accanto a queste proposte, nell'Agenda per l'ambiente e la legalità presentata oggi sono previsti altri interventi legislativi. Tra questi, il disegno di legge sulla lotta all'abusivismo edilizio, per rendere più efficaci le norme di contrasto e l'iter delle demolizioni dei manufatti illegali; quello sulla lotta alla corruzione con le richieste contenute nella campagna lanciata da Libera "Riparte il futuro"; quello sulla bellezza del paesaggio, per fermare il consumo di suolo e riqualificare il territorio nazionale.