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Gabanelli: Gestione Migranti

martedì 30 ottobre 2012

Solo chi osa vince

http://www.beppegrillo.it/2012/10/solo_chi_osa_vince/index.html
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"Sono nei Meet Up dal 2005. Ho combattuto mille battaglie al fianco di Beppe e con tante altre persone fantastiche. Ho visto nascere ed ho avuto l'onore di "battezzare" un pò il Movimento, parlando di Rifuiti Zero alla riunione delle Liste Civiche a 5 stelle del 2009 a Firenze. Sono intervenuto a tanti spettacoli, manifestazioni, raduni cercando di trasmettere un pò delle informazioni raccolte su rifiuti, energia, ambiente grazie alla collaborazione di tanti altri amici. In tanti si aspettavano o mi avevano chiesto di candidarmi per le primarie online del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche 2013. Ma non potro' farlo e ne sono felicissimo . È scemo questo ? Si chiederà qualcuno.... " 
"No, sono coerente. Perchè penso che le regole vadano rispettate, senza se e senza ma. Senza scorciatoie personali, per garantire in un momento delicato come questo un cambiamento e coerenza a questo paese. Quindi condivido la scelta fatta che solo chi si è già stato candidato alle elezioni comunali del 2008, 2009, regionali 2010 e comunali 2011 in liste 5 stelle, potrà concorrere per le liste di Camera e Senato. Io per vari motivi non mi sono mai candidato direttamente in questi anni, dando una mano da dietro le quinte, ma ricevendo tanto, tantissimo in termini umani, professionali, affettivi. Una cosa bellissima. Ora toccherà a Cittadini già "certificati" (fedina penale pulita e la garanzia di avere a che fare con persone che ci hanno creduto sin dall'inizio quando non eravamo nessuno e che non hanno altre esperienze) in passato che sono in prima linea da sempre. Chi sognava di farsi un giro a Roma salendo sul "carro del vincitore di turno" è servito. A volte nella vita per cercare di cambiare le cose servono piccoli gesti, passi indietro, rinunce, non cedere alle lusinghe del potere. Serve non chiedere scorciatoie e nel nostro piccolo dare l'esempio. Rinunciando ai finanziamenti pubblici, rinunciando alle prebende, rinunciando a carriere politiche ben pagate. Tutte queste cose non sono nulla se ci pensate rispetto al fatto, che c'è chi ha dato e rischiato la vita per donarci la Democrazia e la Libertà a questo Paese un pò sgangherato. I migliori di loro sono stati veri Eroi. Ho avuto l'onore di conoscerne diversi in questi anni essendo appassionato di Storia. La Storia con la S maiuscola, scritta e vissuta attraverso vicende personali, a volte incredibili, a volte tragiche, a volte magiche. Per me sono Eroi, perchè dopo essersi battuti per la Libertà rischiando la vita, i migliori di loro silenziosamente non hanno chiesto nulla in cambio, se non potersi costruire una vita normale, in un paese normale, libero e democratico. Nel primo dopoguerra a rovinare e distruggere i loro sogni, ci hanno pensato i "voltagabbana", gli "antifascisti" del 26 aprile 1945. Bene questa scelta per le elezioni politiche 2013, a mio avviso mette un bel freno ai "voltagabbana" , ai camaleonti, agli anti-partitocrazia dell'ultima ora, che tante volte hanno rovinato questo Paese e ucciso le speranze di tante persone oneste e volenterose.
Quindi ragazze e ragazzi della "prima ora", tocca a voi combattere in prima linea nell'arena del Colosseo ... del Parlamento italiano! Con onestà, impegno, coerenza, rinunciando ai privilegi, essendo trasparenti e semplici portavoce dei cittadini, con la consapevolezza e l'onore di portare avanti la più bella delle battaglie. Quella per introdurre più democrazia diretta e partecipata ed essere cittadini che poi passeranno il testimone ad altri cittadini. Ricordatevelo in ogni momento. In ogni istante. Io anche questa volta ci sarò. Da cittadino e amico. Un pò rompiballe a volte, ma schietto e sincero. Alla battaglia e ricordate ... solo chi osa vince!" Matteo Incerti

MUOS: annullato il provvedimento di sequestro

http://www.ilcambiamento.it/territorio/muos_annullato_provvedimento_sequestro.html


La quinta sezione del Tribunale della Libertà di Catania ha annullato il decreto di sequestro del Muos di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. I giudici del Riesame hanno accolto la richiesta dell’Avvocatura dello Stato di restituzione dell’impianto al Ministero della Difesa.

di Dario Lo Scalzo 




muos
La quinta sezione del Tribunale della Libertà di Catania ha annullato il decreto di sequestro del Muos di Niscemi
In concomitanza con giorno delle elezioni siciliane, è arrivata una notizia inattesa. La quinta sezione del Tribunale della Libertà di Catania ha annullato ildecreto di sequestro delMUOS di Niscemi.
È stata dunque accolta la richiesta dell’Avvocatura dello Stato di restituzione dell’impianto al Ministero della Difesa. Solo poche settimane fa, il 6 Ottobre, i comitati NO MUOS insieme a tantissimi cittadini avevano gioito e avevano fatto festa all’annuncio del sequestro preventivo ordinato dalla Procura della Repubblica di Caltagirone per violazioni delle leggi sull’ambiente.
Sembrava fosse l’inizio di un cammino trionfante volto ad indicare simbolicamente la strada di un nuovo cammino per l’isola ma anche per l’intero territorio italiano, la via del tanto atteso cambiamento frutto della cittadinanza attiva e partecipata, quello di un nuovo ciclo da aprire per tracciare pacificamente la lotta contro certi poteri precostituiti.
E invece? Arriva il punto messo a segno dagli USA che, con un approccio della vecchia logica, sembra scontato, ma che, agli occhi di migliaia di cittadini che da anni portano avanti questa battagliain nome della salute, dell’ambiente e del quieto vivere, semina sconforto e delusione.
Una rivincita della militarizzazione che lascia l’amaro in bocca, ma che probabilmente rinvigorirà le energie e la determinatezza dei cittadini siciliani e del Procuratore di Caltagirone Giordano, l’uomo MUOS, che, prima di procedere con i passi successivi (eventuale ricorso in Cassazione) resta in attesa di prendere conoscenza delle motivazioni legate alla decisione proveniente da Catania.
Parte così ufficialmente un nuovo incontro-scontro su una vicenda che per alcuni versi sembra paradossale e che rappresenta in pieno le assurdità e i paradossi del Belpaese. Parlare di MUOS significa fare rifermento alla salute delle persone, a violazioni dei vincoli paesaggistici, ad abusi, ad interazioni con imprese in odore di mafia, a realizzazioni di opere di guerra e morte. Eppure tutto ciò sembra sfumare nei meandri di carte amministrative e probabilmente nei labirinti dei giochi di poteri esistenti.
Sebbene la partita sembri giocarsi ad armi impari (con chi gioca lo Stato?), il match sembra appena iniziato; in tale scenario non è irrilevante il fatto che il cittadino abbia già assaporato il gusto di essere stato ascoltato e di avere visto, seppure momentaneamente sinora, premiato l’impegno, l’attivismo e la perseveranza trainata dalla fame di giustizia e dalla condivisione di obiettivi collettivi.
Attendiamo dunque e prepariamoci fiduciosi ai nuovi round di questa storia italiana con il make-up statunitense.

giovedì 25 ottobre 2012

Choosy a chi? "Non siamo schizzinosi, pretendiamo ciò che ci spetta"

http://www.ilcambiamento.it/crisi/giovani_choosy_non_siamo_schizzinosi.html


26 anni, laureata con passione e fatica, 600 euro al mese, un tirocinio non pagato. La storia di Giulia in una lettera arrivata in redazione, un destino comune. La condizione di tantissimi giovani (e meno giovani) italiani che, dopo essere stati definiti "sfigati", "bamboccioni", "neet", vengono ora chiamati "choosy", schizzinosi, dalla ministra Elsa Fornero.

di Giulia Rosoni 


(Foto: dal sito http://choosysaraitu.tumblr.com)
Vengo ora da un colloquio serale; un colloquio di lavoro per diventare animatrice per bambini. È un gruppo magnifico, vorrei farlo vedere alla nostra amata ministra. Ragazze di 20-22 anni, hanno tirato su un'associazione dal niente, e ne hanno fatto una professione; sono appassionate e intraprendenti.
È il loro sogno, e lo hanno realizzato da sole, con fatica e tenacia. È il loro sogno, non il mio. Io sono in una fascia di mezzo: troppo giovane per avere esperienza, troppo adulta per iniziative. Ma forse questa seconda cosa è solo un alibi. Non lo so.
Una cosa la so di per certo però: ho 26 anni, una laurea ottenuta con entusiasmo, fatica e passione. Vivo sola, perché a 26 anni non voglio più dipendere dai miei genitori. Genitori meravigliosi, volenterosi, grandi lavoratori, impegnati e energici, ridotti all'osso da un paese che se poco offre a me, quasi nulla ormai offre a loro. Ma mi appoggiano e mi aiutano e mi sostengono. 
26 anni, una laurea, un lavoro nel sociale che mi porta a contatto con persone che si definiscono (e cito) 'ingombranti ma invisibili'. Persone disabili. 400 euro al mese: cifra che non basta neanche per l'affitto. 260 euro: quello che riesco a racimolare con un lavoro da babysitter che occupa 10 ore della mia giornata. Un tirocinio obbligatorio, gratuito, perché sia mai che il lavoro di 5 anni di studio debba essere ricompensato.
600 euro dunque. Così campo io; così campiamo in moltissimi, troppi.
Mi sono infuriata: siamo definiti mammoni, bamboccioni, pigri, sfigati e ora choosy, schizzinosi. Schizzinosi? Quanti di noi sono laureati (ma anche no) e passano le mattinate a mandare curricula per fare il lavapiatti? Quanti sono in mobilità, cassa integrazione, disoccupati, o a casa di mamma e papà a 30 anni perché con 600 euro al mese una casa non la paghi? 
giulia rosoni
26 anni, laureata con passione e fatica, 600 euro al mese, un tirocinio non pagato. La storia di Giulia, un destino comune (Foto di Laura Albano)
Stamattina mi sono svegliata come sempre alle 6. Mi sveglio 2 ore prima di dover uscire per lavoro, per guardare annunci su internet e mandare il mio curriculum in giro. Stamattina l'ho mandato a 1 azienda, 2 ristoranti, 4 mamme in cerca di babysitter. 
Alle 8 sono andata dai 'miei' disabili; alle 14 ero a casa per un boccone, alle 15 in macchina per prendere la piccola che tengo il pomeriggio, alle 19 ho finito, alle 20 ero a fare uncolloquio. Non è stata una giornata particolarmente piena, lo devo ammettere.
Ma un senso di disagio era già presente in me dalle 6, ho scritto su Facebook e riporto: 
“Analisi e autocritica: come mai non siamo tutti a Roma con le mani piene di sonori schiaffi da distribuire? Cosa ci devono dire per farci incazzare una volta per tutte? Sono arrabbiata, sfinita, distrutta. Sono preoccupata. Choosy? Non sono choosy, sono esaurita...”.
Io oggi non dovevo essere in associazione, non dovevo prendere la piccola, non dovevo andare al colloquio: dovevo essere in strada ad urlare un furore che mi sta facendo tremare. Darei l'anima per fare la lavapiatti, la porta pizze, la donna delle pulizie, e vedere il volto di mio padre sereno, perché sua figlia può pagare le bollette.
Darei la vita per poter portare avanti il tirocinio (non pagato) che mi serve per fare ciò per cui, cara ministra, ho studiato e sudato. Non è essere schizzinosi, è chiedere ciò che ci spetta. E a 26 anni mi spetta ragionare per passione e voglia e grinta, non per quanti soldi servono per tirare a campare. E mi servono istituzioni che mi aiutino in questo, non che mi maltrattino e offendano qualunque sia la scelta di vita che faccio. Scelta, mi viene quasi da ridere: noi non abbiamo una scelta. Non possiamo neanche volendo, cara ministra, essere choosy.
curriculum
"Darei la vita per poter portare avanti il tirocinio (non pagato) che mi serve per fare ciò per cui, cara ministra, ho studiato e sudato"
Sarei voluta scendere in piazza, urlando, portando con me altre 1000, 2000, 100000 ragazzi e ragazze come me. Vogliamo lavorare, vivere e sognare, non più sopravvivere. Perché invece sono a casa, stremata e distrutta? Perché i miei amici non sono in piazza con me? Cosa devono farci o dirci ancora? 
"Perché sono stato tutto il giorno a lavoro", mi ha detto il mio migliore amico (che per lavoro, sia chiaro, intende tirocinio non pagato). "Perché in piazza ci va chi ha tempo tesoro, e io e te tempo non ne abbiamo". Porca puttana. Non ne abbiamo. E non ne abbiamo perché dobbiamo sopravvivere. No, è un alibi forse. La verità è che io e con me tutti i giovani che state martoriando, cara ministra, mi sento schiacciata. Pietrificata.
Voglio urlare, ma non ho più voce. Voglio correre, ma non ho più forze. Siamo talmente esausti da non riuscire più ad arrabbiarci. E anche con queste parole, non riesco a far uscire neanche la metà della rabbia che ho in corpo. Sto tremando.
Domani nuova sveglia alle 6. Si ricomincia. Ho scritto la parolachoosy sul muro... perché questa volta non voglio che la passino liscia, perché questa volta non voglio che la rabbia si affievolisca, e che la vita mi inghiotta come sempre. Voglio arrabbiarmi come oggi. 
Svegliamoci! Urliamo, corriamo! Chi ci aiuta c'è, cominciamo apretendere ciò che ci spetta. Vivere.

martedì 23 ottobre 2012

Area del Mediterraneo: sfruttamento di risorse triplicato in 50 anni

http://www.ilcambiamento.it/crisi/area_mediterraneo_sfruttamento_risorse_triplicato_global_footprint.html


Tra il 1961 e il 2008, a causa della crescita della popolazione e della tendenza al consumo, la domanda di risorse rinnovabili e di servizi ecologici nella regione mediterranea è triplicata. Il deficit ecologico di quest'area è così aumentato del 230%. A rilevarlo è uno studio condotto dal Global Footprint Network.

di Redazione -

impronta ecologica
Dal 2008 l'impronta ecologica della regione mediterranea ha superato le locali risorse ecologiche disponibili in percentuale superiore al 150%
Le crescenti richieste agli ecosistemi della regione mediterranea minacciano le basi del suo stesso benessere economico e sociale. Ad illustrare i risultati di uno studio di due anni su questo tema è stato il think tank internazionale Global Footprint Network in una conferenza internazionale tenutasi a Venezia l'1 e 2 ottobre scorsi.
Il rapporto del Global Footprint Network dal titolo“Andamento dell’Impronta Ecologica nel Mediterraneo”(Mediterranean Ecological Footprints Trends) mostra che il deficit ecologico è in continua crescita.
Tra il 1961 e il 2008, gli anni più recenti per i quali esistono dati disponibili, a causa della crescita della popolazione e della tendenza al consumo, la domanda di risorse rinnovabili e di servizi ecologici nella regione mediterranea è triplicata.
Dal 2008, l’impronta ecologica della regione mediterranea, - cioè la domanda di bioproduttività sulle aree agricole e marine della terra - ha superato le locali risorse ecologiche disponibili in percentuale superiore al 150%.
“L’accessibilità del Mediterraneo a risorse e servizi ecologici che sono essenziali alla vita è sempre più a rischio”, ha detto Mathis Wackernagel, Presidente del Global Footprint Network e co-creatore dell'impronta ecologica, uno strumento di contabilità delle risorse. È nell'interesse di ogni paese combattere il deficit ecologico in modo rapido ed aggressivo.
“Questo rapporto mostra chiaramente come una domanda crescente sugli ecosistemi della regione del Mediterraneo minacci le fondamenta del suo benessere sociale ed economico”.
In un contesto internazionale caratterizzato da rapidi cambiamenti e nuove sfide, il nostro direttore generale dell'UNESCO Irina Bokova, ha indicato tre direzioni strategiche per l'UNESCO per promuovere la cooperazione tra le persone, contribuire alla pace e allo sviluppo sostenibile, e alla realizzazione delle attività nel campo dell'istruzione, delle scienze e della cultura:
• imparare a vivere insieme in un'epoca di diversità;
• imparare a sviluppare sostenibilità in un'epoca di limitazioni;
• l'innovazione per la costruzione della pace e della società della conoscenza.
area mediterranea
“L’accessibilità del Mediterraneo a risorse e servizi ecologici che sono essenziali alla vita è sempre più a rischio”
“L'istruzione, ma anche le scienze naturali e sociali sono fattori chiave per raggiungere la sostenibilità. Siamo anche convinti che il calcolo dell'Impronta Ecologica, applicato a scuole e università, abbia un grande potenziale educativo”, ha affermato Yolanda Valle-Neff , Direttore dell’Ufficio Regionale dell’UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa (Venezia).
Global Footprint Network e UNESCO, con il sostegno della Fondazione MAVA e in collaborazione con Plan Bleu e WWF, l'1 Ottobre 2012 hanno presentato i risultati dello studio.
Con forse una sola eccezione, tutti i paesi della regione mediterranea sono passati dallo status di creditore ecologico allo status di debitore avendo una domanda di risorse rinnovabili superiore a quelle disponibili localmente. I paesi soddisfano i loro deficit ecologici attraverso il commercio e lo sfruttamento dei loro ecosistemi.
Le implicazioni sono di vasta portata. Virtualmente ogni attività economica e la vita stessa, dipende dall'accesso alle risorse ecologiche. Ma di pari passo all'umanità è cresciuta anche l’impronta ecologica, ed il mondo intero ha spinto ulteriormente verso il sovra sfruttamento. Le risorse del globo scarseggiano sempre più, cresce la concorrenza per queste stesse risorse e aumenta il rischio di interruzioni dell'approvvigionamento o di costi non prevedibili.
Dallo studio del Global Footprint Network è emerso che in meno di 50 anni, la regione mediterranea ha quasi triplicato le sue richieste di servizi e risorse ecologiche aumentando il suo deficit ecologico del 230%.
La ricerca ha poi evidenziato come maggiore il reddito di un paese, maggiore la richiesta di servizi e risorse ecologiche (e più alto il consumo pro capite).
Nel 2008 tre paesi da soli hanno inciso per più del 50 % sull’impronta totale della regione mediterranea: Francia (21%), Italia (18%) e Spagna (14%).
euro
Maggiore è il reddito di un paese, maggiore la richiesta di servizi e risorse ecologiche (e più alto il consumo pro capite)
L’Algeria ha sperimentato il più grande cambiamento nell'equilibrio nazionale delle risorse ecologiche, passando da una grande riserva nel 1961 ad un grande deficit ecologico nel 2008. Siria, Tunisia e Turchia sono passati dallo status di creditore ecologico allo status di debitore durante questo stesso periodo, mentre altripaesi del Mediterraneohanno visto un peggioramento del loro deficit ecologico. Cipro ha sperimentato il più grande aumento del disavanzo e la Giordania il più piccolo. Il Montenegro rimane probabilmente l’unico creditore ecologico della regione (anche se i dati sul Montenegro sono incompleti), ma la sua riserva si sta riducendo.
Nel 2008, i cinque paesi del Mediterraneo con il più alto deficit ecologico totale erano Italia, Spagna, Francia, Turchia ed Egitto. Il Portogallo era l'unico paese della regione mediterranea ad aver notevolmente ridotto il proprio deficit ecologico negli ultimi anni (tra il 1998 ed il 2008 è avvenuta una diminuzione del 18% pro capite). Ma il deficit pro capite nazionale è ancora superiore alla media regionale.
Dal 2008, l’impronta ecologica totale della regione ha superato la biocapacità locale – la possibilità degli ecosistemi di fornire risorse e servizi utili per gli esseri umani è stata superata più del 150 %.
Il rapporto e i suoi maggiori risultati Why Are Resource Limits Undermining Economic Performance?.

lunedì 22 ottobre 2012

I finanziamenti che vogliamo

http://www.beppegrillo.it/2012/10/i_finanziamenti.html



"Sono questi i finanziamenti che vogliamo! Ci ha contattato Giovanni Mancuso, un benzinaio, chiedendoci di passare dal suo rifornimento di benzina a Pallavicino per REGALARCI un pieno per il camper! E mentre i partiti spendono i soldi dei rimborsi elettorali che noi rifiutiamo, attingendo dalle nostre tasse, noi chiediamo micro donazioni libere e volontarie da parte di tutti i cittadini! Grazie ancora a Giovanni per questa splendida sorpresa e a tutti quelli che hanno già donato per sostenere la nostra campagna elettorale. Abbiamo ancora bisogno del vostro aiuto per finanziare le nostre bellissime "Piazze a 5 Stelle". Grazie! Donazione è partecipazione! Per donare clicca qui!"Giancarlo Cancelleri, candidato presidente alla Regione Siciliana per il M5S

giovedì 18 ottobre 2012

Stati Generali della Bicicletta, nuove proposte e tanta voglia di pedalare


http://www.ilcambiamento.it/trasporti/stati_generali_bicicletta_nuove_proposte_voglia_pedalare.html

Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità nuova: nella due giorni di lavori che si è tenuta a Reggio Emilia, amministratori, tecnici e associazioni di ciclisti si sono confrontati su idee e proposte per migliorare la qualità urbana e la viabilità delle nostre città.

di Matteo Marini 

ciclismo urbano
Si sono chiusi l’8 ottobre scorso a Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità nuova
Si sono chiusi l’8 ottobre scorso, nella ridente cittadina di Reggio Emilia, gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità nuova. Da sempre abbiamo ribadito come la circolazione delle bici in cittànon possa far altro che bene al traffico veicolare che si snoda quotidianamente. Ne abbiamo avuto anche la riprova con la gara a tempo fatta mesi fa per le vie della Capitale.
L’evento appena concluso - promosso dall’Anci, Legambiente, Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e da Salvaciclisti (con l’adesione della presidenza della repubblica e del comune emiliano) – mirava a mettere in campo tutta una serie di idee e/o proposte vincolanti da sottoporre alle Amministrazioni per migliorare la qualità urbana e la viabilità delle nostre città.
La priorità sottolineata dal Documento di sintesi finale, elaborato dal Comitato scientifico, è quella di abbassare il limite di velocità a 30 chilometri orari sulle strade urbane (ad eccezione di quelle di grande scorrimento). Con regole più stringenti per gli automobilisti, si potrà prendere la propria bicicletta senza avere la paura che possa sopraggiungere una macchina a tutta velocità.
Altro punto fondamentale, è quello di invertire gli investimentifatti dalle amministrazioni locali in termini di mobilità sostenibile: non più fiumi di denaro riversati in imponenti opere pubbliche che non vedranno mai la luce ma piccoli e puntuali interventi significativi, che migliorino di giorno in giorno la vita dei pedoni e dei ciclisti.
stati generali bicicletta
A Reggio Emilia amministratori, tecnici e associazioni di ciclisti si sono confrontati su idee e proposte per migliorare la qualità urbana
Come attuare tutto questo e molto altro? Con delle semplici strategie. In primis, ridisegnando gli spazi, le strade e ideando nuovi quartieri Car free, per moderare il traffico e per far convivere diversi modi di muoversi.
Secondariamente, progettando e attivando una serie di servizi di mobilità integrativa per favorire 'l’abbandono' dell’automobile come unico mezzo di trasporto (parcheggi bici-Tpl, stalli, parcheggi negli spazi condominiali, ciclofficine e luoghi di aggregazione, bike sharing, corsie preferenziali e reti ciclabili per valorizzare il paesaggio).
Il ruolo delle comunità (privati, associazioni e cittadini) non può passare in secondo piano, visto che il loro ruolo è determinante per fare informazione e per valorizzare i servizi che si introducono.
L’aspetto economico, la linfa vitale di questi progetti, va estratta da un’accurata individuazione di investimenti da attivare o eventualmente da ridistribuire per finanziare la mobilità ciclistica.
Gli ultimi tasselli, come riportato dal documento del Comitato, sono gli incentivi e disincentivi: premi a Comuni e quartieri virtuosi, incentivi per i lavoratori, incentivi per i giovani. Sul lato giuridico; il riconoscimento dell’infortunio in itinere anche per lo spostamento in bici casa-lavoro.

“Comunità Rifiuti Zero”: è nata l'associazione nazionale

http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/comunita_rifiuti_zero_nasce_associazione_nazionale.html


riduzione rifiuti
Sabato scorso è stata costituita ufficialmente a Capannori la “Comunità Rifiuti Zero”
È nata l'associazione“Comunità Rifiuti Zero” alla quale hanno aderito 107 Comuni italiani e molte associazioni, tra cui quella dei Comuni Virtuosi. La nuova associazione è stata costituita ufficialmente sabato scorso, 13 ottobre 2012, a Capannori, il primo comune che nel 2007 ha aderito alla strategia internazionale Rifiuti Zero. Nel comune lucchese di 46mila abitanti oggi la media della raccolta differenziata è all’82%, con punte di 90%.
Intento della “Comunità Rifiuti Zero” è quello di operare nel campo dell’assistenza, della formazione, della valorizzazione e della promozione della strategia Rifiuti Zero. L'associazione vuole inoltre dare assistenza alle amministrazioni comunali che vi hanno aderito per affrontare la questione del ciclo dei rifiuti, promuovere  campagne di sensibilizzazione e informazione sulle buone pratiche nell’ambito dei rifiuti e creare una rete per lo scambio di informazioni tra Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati.
All'evento di sabato scorso hanno partecipato il sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, l’assessore all’ambiente del comune di Capannori, Alessio Ciacci,  il coordinatore del Centro di ricerca Rifiuti Zero del Comune, Rossano Ercolini e diversi rappresentanti di numerosi Comuni e Associazioni.
All'incontro nazionale che ha approvato lo statuto della “Comunità Rifiuti Zero” era presente anche il professore americano Paul Connett che ha ripercorso la storia della Zero Waste in America e in Europa.
La strategia ideata da Connett si è dimostrata vincente non soltanto nei piccoli centri: negli Stati Uniti il metodo è stato infatti applicato con successo in alcune delle maggiori città, tra le quali San Francisco. Simili esperimenti sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda.
In Italia nel 2007 il Comune di Capannori ha adottato la delibera Rifiuti Zero. Dopo il comune lucchese altri Comuni italiani, sparsi dal nord al sud del Paese, hanno adottato la strategia Rifiuti Zero. Tra questi: Monsano (AN), Colorno (PR), Monte San Pietro (BO), Corchiano (VT), Aviano (PN), Seravezza (LU) e Giffoni Sei Casali (SA).
Nel giro di un anno il numero di amministrazioni comunali che hanno aderito alla strategia ideata da Connett è raddoppiato facendo registrare un vero e proprio boom nel 2011.
A.P.

domenica 14 ottobre 2012

Le elezioni e le regole del gioco

http://www.beppegrillo.it/2012/10/le_elezioni_e_le_regole_del_gioco.html#commenti

Napolitano (che non ci dorme la notte) e i partiti vogliono cambiare in corsa le regole del gioco elettorale, un attimo prima della fine della legislatura dopo aver ignorato la questione dal 2006. Quando scappa, scappa. Gli obiettivi, palesi, sono due. Evitare che il MoVimento 5 Stelle, in caso di vittoria, vada al Governo grazie all'attuale premio di maggioranza. Replicare un Monti bis con i partiti a far da coro delle voci bianche, castrati di qualunque potere, ma in grado di mantenere tutti i privilegi e le protezioni della casta. I parlamentari a premere pulsanti in Parlamento per approvare la volontà della BCE (sempre sia lodata) e "cedere quote di sovranità nazionale all'Europa per crescere" (Napolitano dixit), svuotando l'Italia come una larva.
Questo comportamento è condannato dalla stessa UE. Nel documento di "Codice di buona condotta" rilasciato a Strasburgo il 23 maggio 2003, la Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto ha sancito per quanto attiene livelli normativi e stabilità del diritto elettorale, al punto 2b, che "gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l'elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria".
Lo scopo della regola è chiarito dagli articoli 63, 64 e 65 del "Rapporto esplicativo" delle "Linee guida" del Codice: "La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l'elettore può essere disorientato a tal punto che potrebbe pensare che il diritto elettorale sia uno strumento manovrato a proprio beneficio da chi detiene il potere, e che il voto dell'elettore non è di conseguenza l'elemento che decide il risultato dello scrutinio. E' opportuno evitare le manipolazioni in favore del partito al potere ed una revisione che interviene poco prima dello scrutinio (meno di un anno). Questa apparirà in tal caso come legata ad interessi di partito". Inoltre, se venisse sciaguratamente approvata la legge elettorale poco prima delle elezioni, l'Italia subirebbe sicuramente una grave condanna dalla UE, come successo recentemente alla Bulgaria per lo stesso motivo.
La Costituzione dovrebbe prevedere in futuro che ogni variazione della legge elettorale sia soggetta a referendum, non agli interessi dei partiti. Ci vediamo (comunque) in Parlamento. Sarà un piacere.
> Leggi il Codice di buona condotta in materia elettorale del Consiglio d'Europa

Ps: si ringrazia Marino Mastrangeli per la segnalazione nel Forum del M5S
Speciale Sicilia: Oggi, 14 ottobre, sono a Vittoria alle 18 e a Ragusa alle 21.
Domani, lunedì 15 ottobre, sarò a Modica alle 18 e a Siracusa alle 21
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martedì 9 ottobre 2012

La bufala delle Regioni

http://bojafauss.ilcannocchiale.it/2012/10/09/la_bufala_delle_regioni.html


Qualche settimana fa il blog di Beppe Grillo scriveva che "Le attuali Regionisono a tutti gli effetti inutili. Vanno ripensate completamente" e proponeva unsondaggio:    
Abolizione delle Regioni?
Trasferimento di poteri centrali dello Stato alle Regioni?
Accorpamento di più Regioni?


La maggioranza dei partecipanti al sondaggio ha proposto l'abolizione totale delle Regioni.

Cosa avrà influito su questa scelta così drastica? Il caso Fiorito nel Lazio o gli strambi rimborsi spese dei consiglieri regionali piemontesi?

Probabilmente ci si sta rendendo conto che le Regioni, per come sono organizzate attualmente cioè senza alcun vero potere ne risorse da gestire (esclusa la Sanità), sono effettivamente enti inutili. Un vero decentramento dovrebbe trasferire competenze e risorse economiche ma attualmente non è così.

Ecco qualche dato:


La Regione Piemonte ha un bilancio di circa 17.000.000.000 di euro. 
Più del 75% viene speso per la Sanità (l'unica vera competenza regionale ...su cui però incidono le scelte e i tagli ai trasferimenti decisi dallo Stato).
Le restanti risorse coprono in gran parte i fondi vincolati come stipendi degli enti collaterali, investimenti, mutui eccc.
Da tutto questo restano "in cassa" circa 400 milioni di euro di fondi non vincolati sui quali i consiglieri "indipendentemente dalle decisioni della giunta Cota" posso litigare, dibattere, proporre.

Considerato che il totale complessivo del bilancio di competenza del Consiglio Regionale (indennità, rimborsi spese, gettoni di presenza, vitalizi dei consiglieri regionali, staff e collaboratori, personale, uffici, attrezzature e tutto ciò che serve a far funzionare il Consiglio Regionale) ammonta a € 86.325.680 l'anno possiamo concludere che, in soldoni, effettivamentespendiamo 86milioni per gestire 400milioni di euro.

    

Come attivare un circuito SCEC sul proprio territorio

http://www.ilcambiamento.it/moneta/come_attivare_circuito_scec.html

Come fare per attivare un circuito locale Scec? Quali sono gli obiettivi, le fasi, i soggetti per l'implementazione di un percorso che sia mirato alla circolazione di questa moneta solidale e al consolidamento di un altro modello di economia? Lo spiegano di seguito Graziano Pini e Lisa Bortolotti.



scec
Per Buono Locale SCEC si intende quella riduzione di prezzo che gli associati al circuito nazionale di Arcipelago SCEC decidono di riconoscersi reciprocamente e liberamente
Il futuro appartiene alle persone che vedono le possibilità prima che diventino ovvie (Theodore Levitt)
Per Buono Locale SCEC, denominato anche semplicemente SCEC, si intende quella riduzione di prezzo che gli associati al circuito nazionale di Arcipelago SCEC decidono di riconoscersi reciprocamente e liberamente. All’atto dell’associazione il socio ordinario, colui che offre beni o servizi, comunica la percentuale di riduzione che offrirà ai soci nell’esercizio della propria attività.
Questa riduzione di prezzo è simboleggiata dal Buono Locale SCEC dove SCEC è l’acronimo di Solidarietà ChE Cammina. Il Buono Locale SCEC ha un rapporto di 1:1 con l’euro, ma non è convertibile, rappresentando solo la riduzione di prezzo offerta agli associati.
I buoni scec fanno aumentare il potere d’acquisto di chi li usa, facendoci diventare un po’ più liberi dalla dipendenza del denaro e a medio termine possono far aumentare la ricchezza di un territorio
Obiettivi del percorso di attivazione del circuito:
1. Favorire la solidarietà fra le persone e le diverse realtà
2. Promuovere consumi a km zero
3. Sostenere un territorio
4. Creare una comunità resiliente che sappia attraversare la crisi creando nuove opportunità di lavoro e nuova coesione sociale
5. Aumentare il potere d'acquisto delle famiglie
6. Ridimensionare i limiti del patto di stabilità
7. Trattenere la ricchezza sul territorio
Soggetti che potenzialmente possiedono lo Scec e lo fanno girare (lo ricevono e lo usano):
1. Ente locale,
2. Esercenti, commercianti, artigiani, agricoltori, privati cittadini
3. Attività produttive in genere
4. Associazioni culturali e socio assistenziali
5. Famiglie, condomini
6. Famiglie seguite dai servizi sociali
7. Singoli
Fasi di implementazione del circuito
1. Start up: i cittadini si iscrivono all'arcipelago Scec:
- L'arcipelago Scec eroga 100 Scec ad ogni cittadino
- Al comune spetta un totale di Scec equivalente della somma di quanto ricevuto dai cittadini iscritti (es. 15 soci, 1500 Scec al comune)
2. Gli Scec vengono immessi nel circuito:
- Il comune da contributi parzialmente in Scec alle famiglie problematiche
- Il comune paga i propri dipendenti in parte con gli Scec
3. Gli Scec cominciano a girare: le famiglie spendono gli Scec in negozi di generi di
- Prima necessità (panettieri, alimentari, agricoltori, artigiani, erboristerie, ecc.).
- Le associazioni spendono ed incassano Scec
4. Gli Scec incassati vengono spesi sempre più: questo aumenta il potere d’acquisto delle famiglie e la ricchezza del territorio:
- I negozianti pagano alcuni servizi ed imposte al Comune
- I negozianti e le imprese pagano alcuni fornitori in Scec
- Il Comune paga alcuni fornitori in Scec
5. Il sistema è regime, il cerchio si chiude e si sviluppa la virtuosità del circuito Scec:
- Il Comune incassa gli Scec dai cittadini e dai commercianti
- Il Comune eroga contributi parzialmente in Scec
- I cittadini spendono gli Scec nei negozi di generi di prima necessità
- Sia il Comune che i negozianti pagano i loro rispettivi fornitori in Scec
Percorso di implementazione del circuito Scec
1. Presentare lo schema al comune (Sindaco, assessori, segretaria comunale, consiglieri)
2. Presentare il circuito Scec alle realtà interessate e ai cittadini facendone capire il valore aggiunto
3. Costituire un punto d’erogazione Scec direttamente in comune
4. Cominciare ad usare lo Scec dandosi obiettivi ambiziosi ma raggiungibili
5. Promuovere ed organizzare iniziative collaterali come mercatini del biologico e a km zero, banca del tempo, transition town, per favorire la convivialità e dimostrare che un altro mondo è possibile, basta volerlo!
Consolidamento del circuito Scec:
1. Fare analisi del PIL del territorio
2. Individuare i settori prevalenti (agricoltura, artigianato, beni e servizi, commercio, manifattura, turismo, altre aziende e settori)
3. Sostenere le vocazioni territoriali
4. Creare nuove opportunità economiche a partire dalla blue economy e dal barter.

venerdì 5 ottobre 2012

OGM: “carenze inaccettabili nel sistema di valutazione dei rischi”

http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/ogm_carenze_sistema_valutazione_rischi.html

“L'attuale sistema europeo di valutazione dei rischi degli OGM comporta carenze inaccettabili”. Così Greenpeace commenta il parere preliminare dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sul nuovo studio francese secondo cui il mais OGM è altamente tossico e cancerogeno.

di Greenpeace 

mais
Greenpeace: “l'attuale sistema europeo di valutazione dei rischi degli OGM comporta carenze inaccettabili”
Greenpeace commenta il parere preliminare dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sul nuovo studio francesedella durata di due anni, che mirava a ricercare i potenziali impatti a lungo termine sulla salute del mais OGM della Monsanto NK603, e dell'erbicida che dovrebbe tollerare, il Roundup.
Per l’associazione ambientalista il dibattito che circonda lo studio francese ha chiaramente evidenziato come tuttora non esistano protocolli adeguati e universalmente riconosciuti per l'esecuzione di test a lungo termine. Questo pone seri interrogativi sul motivo per cui la sperimentazione degli effetti a lungo termine non è richiesta dalle vigenti norme comunitarie.
Tutti gli OGM attualmente consumati da esseri umani e animali nell'Unione europea sono stati approvati sulla base di test - di durata compresa tra 28 e 90 giorni - effettuati dalle stesseaziende biotech che ne chiedono la commercializzazione. Questo non è assolutamente sufficiente per identificare i problemi che possono emergere durante l'arco della vita di uomini e animali o delle generazioni future.
“L'attuale sistema europeo di valutazione dei rischi degli OGM comporta carenze inaccettabili, che in gran parte portano ad ignorare i potenziali impatti a lungo termine per salute e ambiente. Un motivo in più per bloccare l'approvazione di nuovi OGM. L'Ue deve ridisegnare completamente le procedure di valutazione della sicurezza in modo da verificare sistematicamente gli impatti a lungo termine” dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di Greenpeace Italia.
“L'Efsa riconosce che è fondamentale adottare una metodologia adeguata per una seria ricerca scientifica, ma omette di menzionare il fatto che attualmente non esistono metodi concordati e riconosciuti  per effettuare studi sull'esposizione a lungo termine al cibo OGM. Questa è la ragione per cui metodologie adeguate devono essere sviluppate e lo studio francese dovrebbe essere replicato in base a questi metodi concordati”.

lunedì 1 ottobre 2012

Argentina: Il salario minimo garantito fa impazzire il FMI


.La guerra tra le due Cristine e l'impatto sull'Europa. Sopratutto sull'Italia
In Gran Bretagna gli hanno dato un nome preciso e ormai la seguono come se fosse una telenovela nella sezione geo-politica: “The Christines at war”,la guerra delle Cristine, che sarebbe una fiction a puntate davvero impossibile non seguire.Ci siamo anche noi, dentro, naturalmente, e il nostro ruolo in questa telenovela non è certo dalla parte dei buoni. La Storia ci ha messo nella situazione di dover interpretare il ruolo di quei personaggi che quando entrano in scena, dopo le prime due battute, ci spingono a dare una gomitata al nostro compagno di poltrona per commentare “questo mi sa che fa una brutta fine”. Non siamo certo gli eroi di questa fiction iper-realista.La nuova puntata (vera chicca per gourmet) si è svolta in un sontuoso teatro internazionale: la East Coast degli Usa, tre giorni fa uno scambio di battute al fulmicotone tra la segretaria del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, dalla sede di Washington –reduce da un incontro ufficiale con il ragionier vanesio- la quale, infantilmente ha minacciato l’Argentina usando di proposito una metafora calcistica “per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”. La presidente argentina si trovava in quel momento a un tiro di schioppo, stava a New York, al palazzo dell’Onu. Da aggiungere che (gli sceneggiatori sono abili professionisti di mestiere) nell’esatto momento in cui madame Christine minacciava la senora Cristina, la presidente stava parlando all’assemblea dell’Onu a Manhattan perorando la causa dell’indipendenza del Sud America e chiarendo –con gravi toni minacciosi ben coperti dalla consueta retorica diplomatica- che il teatro internazionale geo-politico non è più quello degli anni’70 e che la grande stagione dello schiavismo colonialista è tramontata. Finito il suo intervento, i suoi segretari le hanno comunicato immediatamente l’esternazione della sua omonima francese. E la presidente Kirchner ha dichiarato subito: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.Chi non ha seguito tutte le puntate della telenovela (ci sono stati anche dei morti, come il giovane economista Ivan, in una storia che ho raccontato mesi fa) forse non può seguire in maniera palpitante questo fronte bellico della Guerra Invisibile e potrebbe non capire di che cosa si tratta. Ha a che vedere con la Gran Bretagna, l’Italia, la BCE e la loro relazionalità con il Sud America. Ma soprattutto ha a che vedere con lo scontro tra l’interpretazione keynesiana e friedmaniana dell’economia e con lo scontro dichiarato tra l’interpretazione social-progressista dell’esistenza quotidiana e quella liberista conservatrice. Questo duello è stato riportato, dibattuto e commentato in tutto l’occidente. Neanche a dirlo, Italia esclusa. I servizi della, peraltro, brava Daniela Bottero, corrispondente della Rai di New York, parlavano del nuovo ipad5, di come a New York si vive l’incipiente autunno, ammaliandoci con la descrizione variopinta della scelta di Mario Monti relativa a quali ristoranti andare, a quali club partecipare e a quali inviti aderire. In Gran Bretagna, invece, (il vero cuore del problema) a questa puntata hanno dato un risalto talmente forte che la BBC ha scelto di destinarle ben cinque piattaforme mediatiche diverse: televisione di stato, radio, sito on line, diretta streaming, l’intera stampa cartacea mainstream. Per evitare di essere subissato dai consueti commenti della serie “dacce ‘sto link”, in un post scriptum, in copia e incolla, trovate l’articolo preso dal sito on line della BBC, sintetico ma esaustivo.Qual è il contenzioso?Eccolo esposto in maniera molto semplice e sintetica:Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che, sulla base dei propri dati a disposizione, l’inflazione in Argentina ha raggiunto la cifra del 30% in seguito alla irresponsabile azione di emissione di carta moneta da parte del Banco de la Naciòn perché in Argentina è stata scelta (il termine usato è “irresponsabile”) la strada degli investimenti in infrastrutture, salvaguardia del territorio idro-geologico, salario minimo garantito, credito agevolato alle imprese, protezionismo (con aliquote altissime praticate a tutte le multinazionali che in Argentina producono ma non investono il loro profitto in attività locali per favorire la occupazione) e aumento del proprio disavanzo di bilancio al fine di potenziare istruzione pubblica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Un’inflazione così alta comporta il rischio di “implosione del sistema economico” e quindi il resto del mondo economico, per salvaguardarsi, deve prendere le distanze da un modello economico così disastroso, definito “ormai fuori controllo” e quindi o l’ Argentina si adegua oppure viene espulsa. Una volta fuori, immediatamente verrà chiesto il saldo di tutti i loro bonds, il pagamento di tutte le transazioni internazionali di merci, e l’intero sistema finanziario del pianeta dichiarerà “inagibile” ogni forma di finanziamento all’Argentina, la quale, inoltre, dovrà immediatamente abolire gli investimenti e lanciarsi in una poderosa manovra di austerità, rigore e stretta creditizia, pena la cancellazione dei contratti internazionali di import-export.Il governo della Repubblica Argentina, invece, sostiene che la propria inflazione è intorno al 9%. E dichiara che i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale non sono dati veri, perché le aziende di rating che hanno fornito le informazioni sono agenzie private finanziate –fatto questo noto- da J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale, che sono parte in causa e vogliono destabilizzare l’intero Sud America per avere la possibilità di poterci speculare sopra. L’Argentina, inoltre, ritiene che l’ FMI “ha lanciato un sistema di punizione” nei confronti delle nazioni dotate di un sistema finanziario economico centrale che vieta (come appunto nel caso dell’Argentina) ogni attività finanziaria speculativa sui derivati, perché gli investimenti finanziari sono consentiti solamente su titoli e aziende che producono merci reali. Come ultima considerazione, l’Argentina ritiene che il Fondo Monetario Internazionale abbia come compito quello di monitorare la situazione economica delle nazioni senza dover mai intervenire sulla qualità delle politiche economiche nazionali e locali essendo il principio dell’autodeterminazione dei popoli un valore riconosciuto dalla carta internazionale dell’Onu in data 1948.Queste sono le due posizioni.Poiché non si tratta di Juventus-Roma (forza capitano) dove il tifo è lecito, ciò che conta, in questo caso, è comprendere di che si tratta. Ma soprattutto che cosa accade se vince una o l’altra delle due Cristine.I rapporti di forza non sono affatto come istintivamente si può credere, ovvero Davide contro Golia, perché c’è un piccolo paese, laggiù nel polo sud, che conta poco o nulla, e da solo si è messo contro i poteri forti. Questa è la retorica perdente terzomondista che vive di ideologia e favole sentimentali.Si tratta di un poderoso braccio di ferro politico, che ci riguarda tutti. Italia in prima fila.(e vi spiegherò più avanti il perché).Chi vincerà? Non lo so. Però so chi voglio che vinca. E so, con matematica certezza, che cosa accadrà sia nell’uno che nell’altro caso.Personalmente parlando (qui è il mago che si esprime) penso che abbia molte più chance l’Argentina che il Fondo ;Monetario Internazionale. Il bello è che lo pensano anche i britannici, altrimenti non avrebbero dato un così ampio risalto alla vicenda.Christine Lagarde fa la voce grossa a Washington, insieme a Monti come partner, perché si sente sicura della vittoria, e a mio avviso sbaglia di grosso. La sua vittoria ha queste tre tappe: il 7 ottobre a Caracas (elezioni politiche in Venezuela, paese fondamentale per l’intero occidente in questo momento); il 6 novembre in Usa (elezioni politiche presidenziali); il 15 novembre, data in cui la troika consegnerà il proprio rapporto sullo stato impietoso della Grecia; a quel punto la nazione ellenica verrà protestata, spinta fuori dall’euro e surprise! invece del contagio, non accadrà un bel nulla se non uno scossone della durata di 48 ore. Si mostrerà e dimostrerà, pertanto, che l’euro funziona e regge ogni urto, la Grecia sprofonderà nella miseria e nell’incertezza (dimostrando che senza l’euro non c’è salvezza) e l’euro sorretta dal petrolio scontato del Venezuela, sorretta da Wall Street (che nei dieci giorni successivi alla vittoria di Romney sarà andata alle stelle con enormi guadagni di tutto il sistema bancario europeo) finalmente si potrà assestare e dare ordini al resto del mondo. Quantomeno alla parte occidentale. Questo è ciò che pensa la Lagarde.Ma quali armi ha l’Argentina? Enormi, gigantesche. E le sta usando tutte.Vi racconto una delle armi usate nel recente passato (finito con successo venti giorni fa) relativa a una precedente lontana puntata della telenovela dal titolo “La guerra dei limoni tra le due Crisitne” con una successiva puntata dal titolo “Coke is the real thing, baby!”.Veniamo alla puntata dei limoni.Quando nel 2004 l’Argentina, reduce dal suo fallimento, comincia a rimboccarsi le maniche per l’auspicata ripresa, si avvale di diverse forme di consulenza economica, tra cui quella di un gruppo di scienziati tedeschi: per tradizione storica, i tedeschi sono di casa laggiù. Arrivano gli agronomi verdi dalla Germania, portandosi appresso la nuova tecnologia ecologica, evoluta nel campo dell’agricoltura. I tedeschi scoprono che i limoni argentini sono eccellenti. E varano un ingegnoso piano. Grazie al fatto di avere uno sterminato territorio a disposizione, il governo investe una massiccia quantità di denaro per lanciare un sistema di cooperative agricole occupando circa 150.000 ettari per produrre il più vasto limoneto del pianeta. Per avere il frutto ci vogliono anni, ma la tecnologia aiuta. Finalmente, alla fine del 2009, ecco i succosi limoni. Vanno al mercato internazionale. La frutta risulta seconda, per qualità, soltanto ai limoni italiani (la più pregiata specie in assoluto) con l’aggiunta del fatto che ha un prezzo di mercato inferiore del 212% ai limoni siciliani, liguri, greci, turchi, spagnoli, provenzali. I più grossi consumatori di limoni in Europa sono tedeschi e britannici, per via della loro alimentazione. Ai tedeschi servono per condire una loro insalata e i krauti di cui sono ghiotti e agli inglesi servono per spruzzare il loro piatto unico quotidiano, i celebri “fish&chips”, cartoccio composto da filetti di baccalà e patate fritte che ben si accompagnano con la pinta di birra al pub, ogni sacro giorno alle ore 17.,30. I tedeschi si avvalgono di forte sconto ma arriva anche la Coca Cola, il cui amministratore delegato, in persona, vola a Buenos Aires e firma un accordo commerciale della durata di 25 anni per avere i limoni con i quali compone la ricetta di ben 22 delle sue 30 bibite sparse in tutto il mondo. L’amministratore dichiara che il 93% dei propri limoni li prende in Argentina, il restante 7% dalla Florida. Poco tempo dopo, si passa alla soia. E arriva la Cina: contratto commerciale della durata di 50 anni; acquistano il 92% della produzione nazionale di soia (decine di migliaia di ettari coltivati sempre dai tedeschi) e 10 milioni di vacche. I bovini vengono allevati da produttori argentini nelle sterminate praterie d’altura, macellati, squartati come piace ai cinesi, incartati, messi su giganteschi aerei frigoriferi e ogni giorno partono 50 giganteschi aerei da trasporto che portano a Pechino la carne necessaria per sfamare circa 250 milioni di cinesi. Arrivano anche i giapponesi che si prendono la produzione di acqua minerale di ben 122 ghiacciai del polo sud per un totale di 20 milioni di ettolitri al mese per 50 anni. I giapponesi bevono l’acqua argentina ma non lo sanno. Tutto ciò contribuisce a un aumento del pil argentino dell’ordine di un +5% all’anno e sarà il trampolino di lancio della loro ripresa economica. Dai cinesi, l’Argentina si fa pagare in dollari e bpt italiani; dai giapponesi in dollari e bpt tedeschi. Dai tedeschi e inglesi in euro. Ma nel 2010 la situazione geo-politica cambia precipitosamente. Dall’Unione Europea partono chiare indicazioni di andare all’attacco delle economie floride keynesiane. Per un fatto politico. La Gran Bretagna è la prima ad adeguarsi. E’ il primo atto del neo-eletto David Cameron. Non appena insediatosi, scopre che i limoni argentini –all’improvviso- non rispettano i parametri sanitari internazionali. Di conseguenza, si rivolge per protesta all’Unione Europea e Van Rompuy in persona denuncia l’accordo chiedendo una penalizzazione per l’Argentina, oltre a chiuderle l’accesso alle esportazioni internazionali. Per un mese l’Argentina protesta, soffre e si preoccupa. Dopodichè si fanno venire in mente un’ottima idea. La Kirchner personalmente scrive una lettera al quartier generale della Coca Cola ad Atlanta dove spiega alla multinazionale che dal giorno dopo non beccano più neppure un limone. Non solo. Avvalendosi della denuncia dell’Unione Europea, confortata dalle dichiarazioni di origine stampate sulle bibite della Coca Cola, si appella all’OMS chiedendo che vengano tolte dalla circolazione in tutto il continente europeo le 22 bibite che contengono limoni argentini “perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti, visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”. Per la Coca Cola si tratta di un danno di circa 25 miliardi di euro. Inizia un contenzioso durato ben 20 mesi, un braccio di ferro tra le due Cristine. Il finale della puntata è noto. Il presidente della Coca Cola tranquillizza la Kirchner dicendole “ghe pensi mi”. E ci riesce. 1-0 per l’Argentina.Fine della precedente puntata.Quella prossima, datata 13 dicembre 2012, non si sa come andrà a finire. Ma si sa che cosa accadrà se vince la Christine francese: 48 ore dopo, l’Argentina, accettando l’espulsione, protesterà il contratto con la Coca Cola, dirà ai cinesi che staranno senza carne e senza soia; dirà ai giapponesi che staranno senz’acqua da bere; dirà ai tedeschi che non avranno più il petrolio con lo sconto. E tutta questa gente andrà a chiedere ragioni alla Christine a Parigi. L’Argentina, quindi, avrà come avvocati difensori la Coca Cola, la Cina, il Giappone, l’industria agricola tedesca.E l’Italia?Automaticamente fallirà la Telecom, e due giorni dopo la Enel annuncerà che la propria fattura viene triplicata. Intesa San Paolo, Banco Popolare di Milano e Mediobanca subiranno in borsa un crollo di almeno il 40% del loro valore. Perché?Perché la Telecom è un’azienda decotta. Eppure i suoi bilanci sono buoni: è vero. Ma il profitto (che la tiene a galla) lo prende da Telecom Brasile e da Telecom Argentina, nazioni nelle quali gestisce l’intero sistema di telecomunicazioni digitali, terrestri e satellitari. Verranno subito nazionalizzate. Non solo. Verrà anche nazionalizzata subito anche l’Enel, che gestisce tutto il sistema dei servizi di erogazione di energia elettrica a Buenos Aires, in Bolivia, a Rio de Janeiro e che per la bilancia italiana è fondamentale. Inoltre, verranno messi subito all’incasso bpt italiani per un controvalore di 22 miliardi di euro, proprio alla vigilia di Natale. E se l’Italia non ha da pagare, si arrangi. Che vada a farseli dare da Christine Lagarde.Per ridurla in sintesi, si tratta, in realtà, di una lotta squisitamente politica.La telenovela sta tutta lì.Non c’entra niente il business, né il commercio, né gli scambi. Proprio no.E tantomeno l’economia.Come ha detto con molta chiarezza la sudamericana Cristina Kirchner “io pretendo che venga rispettata la mia dichiarazione politica”. E si riferiva allo scontro micidiale a Montevideo lo scorso novembre (quando il giovane economista morì impiccato), nel corso del quale Christine Lagarde la minacciò di sanzioni e isolamento se non cambiava politica economica. In quell’occasione la Kirchner disse: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. E questa è un’affermazione politica. Di principio e sostanziale. Non lo ha ancora capito?”Sembra che non lo abbia capito.Sembra che non lo abbiano capito neppure gli italiani.La crisi economica è uno specchietto per le allodole.Si tratta di uno scontro micidiale politico tra due diverse modalità, totalmente contrapposte, di interpretare l’esistenza. E in questo scontro, l’economia, lo spread, ecc, sono semplicemente uno strumento di minaccia e ricatto per far passare un disegno politico di espoliazione, espropriazione e schiavizzazione degli esseri umani in Europa.Altrimenti non si chiamerebbe Guerra Invisibile. Perché non si vede.Non è certo un caso che la cupola mediatica, in Italia, abbia scelto di non acquistare i diritti per trasmettere le puntate della telenovela delle Due Cristine. Meglio che nessuno la veda.Ed è meglio anche che nessuno sappia nulla dei limoni, dei verdi tedeschi, ma soprattutto che non venga né detto, né spiegato, né tantomeno mostrato, come se la passano quelle nazioni che hanno avuto l’ardire e l’ardore di dire no all’austerità, no alla sudditanza nei confronti dei colossi finanziari, ma soprattutto no ai diktat delle banche centrali.Mentre da noi Monti & co. officiano continue messe da requiem dell’ingegno, della creatività, del lavoro e della voglia e bisogno di imprendere della nazione, da qualche altra parte del mondo si balla il tango e la milonga, e ci si sente vivi. Sono molto più poveri di noi, hanno molto meno di noi, sono molto meno ricchi di noi.Eppure, sono molto ma molto più felici.Argentina: Il salario minimo garantito fa impazzire il FMI
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