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Terre rare e nuovi colonialismi. Il caso della Groenlandia

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  Dal web Le mire espansionistiche degli Usa sull'isola danese ci danno l'occasione per spiegare l'origine della formazione dei minerali tanto ricercati Groenlandia. © mariohagen via pixabay.com Nel mondo la corsa ai minerali, soprattutto alle famose  terre rare , occupa ormai i vertici degli interessi nazionali.  Ma dove si trovano questi preziosi elementi e come si sono formati?   Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare prima qualche premessa. Un mosaico in movimento Se i mari si potessero tirar via come una coperta, vedremmo  un mosaico di “placche tettoniche”  separate da due tipi di confine: vulcani allineati per migliaia di chilometri a formare le  “dorsali oceaniche” , rispetto alle quali le placche adiacenti si allontanano l’una dall’altra;  “fosse oceaniche”  profonde migliaia di metri, lungo le quali le placche invece di allontanarsi si scontrano.  La fossa oceanica si crea perché una delle placche viene piegata verso il ...

La corsa verso il baratro: quando il mondo sceglie la guerra e non la pace

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 dal Web Dal riarmo globale al pensiero unico bellicista, l’illusione che la guerra sia inevitabile sta divorando il futuro. di Lucio Pastore In un pianeta che dovrebbe correre verso il  disarmo , immerso in un’epoca in cui oltre  15.000 armi atomiche  basterebbero a cancellare per sempre la storia umana, ci muoviamo invece nella direzione opposta: un ritorno rapido, quasi euforico, al  riarmo globale .  Le spese militari crescono senza pudore: dal 2% al 5% del Pil, come se il futuro non avesse bisogno di scuole, sanità, lavoro, ma solo di arsenali pronti a esplodere. In questo scenario, i  militari entrano nelle scuole , non per educare alla pace ma per abituare le nuove generazioni all’idea che la guerra è una possibilità concreta, quasi un destino.  Si parla di  ripristino del servizio di leva , come se militarizzare i corpi potesse colmare il vuoto di valori di una società che sembra non riuscire più a pensare da sé. Viviamo dentro un...

Il paradosso delle energie rinnovabili che producono troppo

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  dal web Una delle barzellette più incredibili che caratterizza il paese di Pulcinella è l’aspetto energetico, farsa delle farse.  Siamo l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili con un potenziale enorme che potremmo alimentarci mezza Europa e invece abbiamo lasciato devastare il nostro paese dai combustibili fossili. Foto: Wolfgang Weiser su Pexels Una delle barzellette più incredibili che caratterizza il paese di Pulcinella è l’aspetto energetico, farsa delle farse.  Siamo l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili con un potenziale enorme che potremmo alimentarci mezza Europa e invece abbiamo lasciato devastare il nostro paese dai combustibili fossili grazie agli industriali, le banche, le multinazionali, con ovviamente l’ausilio della politica, zerbino costante dei poteri di cui sopra.  Il tutto condito dal prezzolato supporto degli onnipresenti esperti, che fossero studiosi, tecnici, professori universitari, cattedratici in genere.  Il risultato di q...

Le attività estrattive ci portano verso l'estinzione: il rapporto di Amnesty

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  Dal Web Un nuovo rapporto di Amnesty International documenta i gravi e multidimensionali danni che la continua estrazione, lavorazione e trasporto di combustibili fossili causa al clima, alle persone e agli ecosistemi critici. Il rapporto di  Amnesty International  dal titolo "Extraction Extinction: Why the lifecycle of fossil fuels threatens life, nature and human rights" spiega perché il ciclo di vita dei combustibili fossili minaccia la vita, la natura e i diritti umani. «Il cambiamento climatico è un'emergenza globale senza precedenti per i diritti umani, causata principalmente dalla combustione di combustibili fossili che emettono gas serra, spiegano da Amnesty.  Le concentrazioni globali di questi gas che intrappolano il calore hanno raggiunto livelli record. Nonostante gli impegni assunti nell'ambito degli accordi sul clima per eliminare gradualmente i combustibili fossili, le azioni governative per limitarli e arginare il flusso di sussidi all'industria ...

Osservatorio Milex: «Spesa militare previsionale "pura" in crescita di un miliardo nel 2026 per l'Italia»

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  dal web L'Osservatorio Milex ha analizzato i dati forniti dal Ministero della Difesa e ha concluso che la spesa militare per l'Italia toccherà un (tristissimo) record storico nel 2026. «Il Bilancio del Ministero della Difesa costituisce il punto di partenza di base per la realizzazione di una stima delle spese militari.  Anche per il 2026 la cifra complessiva a disposizione del Ministero di via XX Settembre come "bilancio proprio" ha registrato una crescita in termini assoluti e percentuali, anche se meno marcata del recente passati.  Il totale previsto per il 2026 dalla Legge di Bilancio è di 32.398 milioni di euro, con una crescita netta di oltre 1,1 miliardi di euro (+3,52%) rispetto alle previsioni di spesa del 2025.  Si consolida dunque il superamento della soglia dei 30 miliardi, avvenuto per la prima volta nel 2025»: ad affermarlo è l'Osservatorio Milex. «Per arrivare alla stima reale di spesa militare (sempre in accordo con la metodologia Mil € x da no...

Iucn: l’oil minaccia la natura, serve trattato anti-fossili

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  Dal Web «Un momento storico nella lotta al cambiamento climatico e per la tutela della biodiversità».  Il Wwf commenta così la decisione del Congresso mondiale dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), la più grande rete di enti di protezione della natura al mondo, che  ha adottato la Mozione 042, «il testo multilaterale più forte mai approvato in materia di estrazione e fornitura di combustibili fossili». Per la prima volta, spiega il Wwf, un importante organismo internazionale ha formalmente riconosciuto l’estrazione e la produzione di combustibili fossili come una minaccia per la natura. Finora, prosegue l’organizzazione ambientalista, i combustibili fossili sono stati i grandi assenti dai principali accordi ambientali mondiali.  L’Accordo di Parigi si concentra sulle emissioni, non sull’estrazione.  La Convenzione sulla diversità biologica protegge le specie, ma non dall’espansione industriale che ne distrugge gli habitat.  ...

Troppi pesticidi nelle mele dell’Alto Adige: “fino a 25 trattamenti a raccolto”, lanciata la petizione per vietare i più pericolosi

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  Dal web I volontari di Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol lanciano l’allarme:  sui meleti si usano fino a 25 trattamenti chimici per raccolto e, tramite una petizione, chiedono di vietare i quattro pesticidi più pericolosi. Le  mele sono tra i frutti più contaminati da pesticidi  e da anni, diverse indagini indipendenti e rapporti ufficiali, segnalano alti livelli di residui, soprattutto nelle regioni a più alta intensità produttiva.  Tra queste spicca l’Alto Adige, cuore della melicoltura italiana e uno dei principali poli europei per quantità e qualità del raccolto. Dietro le distese ordinate di meleti dell’Alto Adige si nasconde una disputa sempre più accesa tra chi punta il dito su un uso eccessivo di sostanze chimiche e chi, invece, difende le proprie pratiche agricole. L’accusa degli ambientalisti: “Fino a 25 trattamenti per ogni raccolto” Secondo la rete di volontari  Stop Pesticidi Alto Adige/Südtirol,  per ottenere un raccolto di mele sano e...