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mercoledì 4 agosto 2010

Il Paradosso ecologico del fotovoltaico

Il paradosso ecologico del fotovoltaico
 
di Luca Fortunato – Agronomo
 
 
 
 
Sono (e sono sempre stato) a favore delle energie rinnovabili. Ci mancherebbe altro !
 
Ma nello stesso tempo sono (e sono sempre stato)  critico e razionale sulle possibili speculazioni a cui esse possono prestarsi, a cui esse possono condurre. Soprattutto per quel che riguarda l’eolico e il fotovoltaico.
 
E infatti proprio in questi giorni ho appreso, da diverse fonti internet, che il rischio speculazione sul fotovoltaico sta diventando una cosa seria.
 
Io, ormai, parlerei più che di “rischio speculazione” di una vera e propria dimensione speculativa, di una vera e propria realtà speculativa. Già esistente, già in atto.
 
Sul territorio italiano, infatti, si sta diffondendo (ad un ritmo preoccupante) il fenomeno dell’affitto di terreni agricoli per la realizzazione di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Di grandi dimensioni, appunto. Non di piccole dimensioni che vanno bene, che andrebbero bene.
 
I grandi impianti fotovoltaici finiscono per danneggiare l’esercizio della stessa attività agricola, lo sviluppo sostenibile del territorio e l’armonia del paesaggio. Altro che sostenibilità ambientale ed ecologia!
 
Segnali allarmanti stanno arrivando da quasi tutte le Regioni italiane ma un caso abbastanza serio è quello della Regione Puglia, dove l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente (Arpap) ha comunicato, con grande senso di responsabilità, che formulerà “parere contrario” ad ogni nuovo insediamento di impianti di generazione di energia da fonte solare in ambito agricolo.
 
L’impatto ambientale degli impianti fotovoltaici di una certa dimensione, infatti, sembra non essere affatto trascurabile, non più trascurabile. Esso si configura come perdita di permeabilità del terreno alla penetrazione delle acque meteoriche; come depressione dell’attività biologica per la perdita costante di irraggiamento delle aree di terreno ombreggiate dai pannelli; come accelerazione di fenomeni di desertificazione; come fenomeni di disequilibrio idrogeologico; come perdita di superficie agricola coltivabile; come alterazione del paesaggio.
Ed effetti negativi sembrano esserci anche in tema di effetto microclimatico, di produzione di ingenti quantitativi di rifiuti nelle fasi di smantellamento di tali impianti, di effetti sulla avifauna migratoria, di infrastrutturazione del trasporto dell’energia.
 
Per tutelare l’agricoltura, il suolo, il paesaggio, l’ambiente e la natura (Uomo compreso) da un uso improprio e fortemente speculativo degli impianti fotovoltaici basterebbe, a mio avviso, ricordarsi delle (giuste) intenzioni del Legislatore che ha inteso i terreni, ed in particolare i terreni agricoli, come siti secondari per l’impianto dei pannelli fotovoltaici rispetto ad altri siti idonei, non problematici o meno problematici, quali i tetti dei capannoni industriali o le discariche chiuse.
 
Altrimenti si arriva (come si è già arrivati, purtroppo) ad un paradosso ecologico: ciò che vorrebbe o dovrebbe tutelare l’Ambiente (l’Energia da fonti rinnovabili) diventa una minaccia per lo stesso Ambiente.
 
Ma la questione si fa davvero delicata, singolare (e contraddittoria…) in termini paesaggistici, in termini di Paesaggio. Come molte personalità della Cultura hanno già fatto notare, i grandi impianti fotovoltaici (così come le pale eoliche di una certa dimensione) hanno un impatto negativo sul Paesaggio che non  solo è “brutto” ed “inopportuno” ma è addirittura “incostituzionale”. La Nostra Costituzione, infatti, all’articolo 9 recita così:
 
“ La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione ” .
 
E’ vero che nell’articolo costituzionale andrebbe inserita anche la parola “ambiente”. Che manca.  Ma la parola “paesaggio” c’è !
 
Almeno quella, rispettiamola!
 
 
 
Invito i lettori di oggi a prendere visione del mio post "Energie rinnovabili: occorre non esagerare" del 27 novembre 2009. Buon proseguimento di lettura.