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mercoledì 2 aprile 2014

La nuova rivoluzione industriale

Il problema dell' impiego si è sviluppato negli ultimi quaranta anni in modo sempre più crescente, lo sarà sempre di più e non sarà risolvibile se si seguono paradigma ormai obsoleti.
La classe politica e dirigenziale non si decide, per motivi diversi, a prendere in considerazione soluzioni alternative per contrastare un malessere sociale che investe i cittadini in età lavorativa e anche per chi è già in pensione.
Le statistiche parlano chiaro, ( http://www.istat.it/it/ ), il primo trimestre del 2014 il livello di disoccupazione è al 13%.
Per i pensionati la situazione è ancor più grave, il 43% sono al di sotto dei mille euro:
I Primi Ministri dei paesi girano per il mondo a sponsorizzare il proprio paese di provenienza, cercando di acquisire investimenti e produzione, il marketing politico economico soffre a causa delle crisi mondiali, ma si continua imperterriti a percorrere la medesima strada per cercare di risolvere problemi che con questo modo di pensare risultano inefficaci.
La nuova rivoluzione industriale, con l' avvento della robotica e della tecnologia digitale, ha portato e porterà ad un uso delle risorse umane sempre più limitato e circoscritto.
Le industrie producono a costo zero, oltre ad avere agevolazioni e aiuti fiscali per l' innovazione, con l' ausilio di un impianto tecnologico può consentire loro di produrre al posto di dieci , venti operai, è proprio li che occorre intervenire per iniziare a risolvere il problema sociale.
Ben venga il progresso tecnologico, ma questo deve essere utile a tutta la comunità, quindi sarebbe opportuno considerare un impianto tecnologico quanto il costo produttivo di un operaio che lo sostituisce.

ES: se un robot produce il lavoro di dieci operai, il datore di lavoro dovrebbe versare allo Stato i contributi equivalenti di dieci operai, risparmiando lo stipendio a loro eventualmente destinato.

Questo permetterebbe allo Stato di intervenire, insieme ad altri provvedimenti, quale i tagli ai costi della politica dei quali tanto si parla, di offrire assistenza alla cittadinanza attraverso un reddito individuale.
Se si adottasse questo reddito individuale, anche la struttura pensionistica (IMPS), non avrebbe più senso a mantenerla.
Ovviamente il reddito individuale di cittadinanza, dovrà avere un importo minimale e massimale che potrà oscillare tra i mille euro ed i cinquemila euro, aggiornabili seguendo il costo della vita.

Questo strumento non potrà che fare bene al cittadino prima di ogni cosa, ma sarà anche molto utile per rilanciare il mercato degli acquisti interni, rigenerando una economia della piccola, media impresa, del commercio e artigianato ormai al collasso.

HDM