Pier Luigi Bersani si prepara alla folgorazione sulla via di palazzo Chigi. Le sue parole di stamattina e l’annuncio della convocazione della direzione Pd per stasera sono segnali ch vanno incontro a una rotta nuova, una sorta di inversione.
Il segretario del Pd, spinto da Vendola e sobillato dai “giovani turchi” del suo partito, ha imboccato un vicolo cieco che si chiama Beppe Grillo. Infatti, dal giorno dopo le elezioni ha ribadito in tutte le sedi che con il Pdl non si dialoga e si parla solo ed esclusivamente con il Movimento 5 Stelle. Dal giorno dopo le elezioni ha continuato a raccogliere solo “no” che gli sono arrivati dai grillini. Anzi, piche gli sono arrivati, rifiuti che gli sono stati sputati in faccia.
Bersani adesso deve convincere il suo partito a ingranare la retromarcia e uscire da questo vicolo cieco se davvero vuole uscire dallo stallo e prendersi cura del governo del Paese.
Per farlo non ha molte strade. Da’altro canto che questa fosse la situazione era già chiaro la settimana scorsa quando il presidente della Repubblica ha dato il pre-incarico a Pier Luigi aveva già detto chiaro come fosse necessarie le larghe intese per realizzare le quali vi erano ancora difficoltà rilevanti. Un modo per dire a Bersani: fammi vedere un po’ se sei in grado di convincere il tuo partito.
E Bersani ha evidente l’idea che per convertire il suo partito ci vorrà tempo, che comunque Napolitano gli ha concesso: non gli ha imposto di tornare al Quirinale entro 48 ore, come pure si vociferava. Gli ha dato il tempo di riflettere e far ragionare i suoi.
Dare tempo non significa dare tempo illimitato. Napolitano sa benissimo che Bersani vorrebbe settimane a disposizione in modo da traccheggiare e arrivare al 15 aprile, giorno in cui si dovrà convocare il Parlamento per eleggere il nuovo Capo dello Stato e dunque aspettare un presidente della Repubblica più mansueto. Ma Re Giorgio non è coglione e quindi gli ha concesso qualche giorno in più ma non oltre la settimana. Entro questa deve tornare sul Colle e spiegare se ha i numeri o no per poter essere mandato in Parlamento per la fiducia.
Di qui la necessità di convocare il suo partito a cui spiegare che non ci sono le condizioni per fare un governo solo con Grillo, che adesso intendere rivolgersi a tutto il Parlamento e il tempo a disposizione sta scadendo.
Lo schema che vorrebbe adottare Bersani è quello di un governo che si rivolga al Pdl per fare le riforme istituzionali e a Grillo per tagliare i costi della politica.
Un governo a maggioranza variabili. Ma in questo caso il Pdl è disponibile a dare l’assenso se la partita si allarga anche alla scelta del prossimo presidente della Repubblica, l’unico in grado che in Italia non venga incarcerato il leader dell’opposizione.