giovedì 27 ottobre 2011

Nel Decreto Sviluppo una norma che rende più difficili le intercettazioni

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Il Decreto sviluppo contiene una norma che tende ad introdurre forme di identificazione cosiddette light degli utenti di un hot spot wi-fi ( o di una postazione non vigilata) estendendone gli effetti anche alle SIM dati degli operatori mobili, che sono oggi invece rigidamente regolamentate. 

La disposizione contenuta al punto 13 dello schema di Decreto, infatti, propone di inserire nel Decreto Pisanu un comma 2 bis – che seguirebbe la disposizione che attualmente impone l’identificazione attraverso documento di identità dei titolari di schede SIM e la conservazione, a norma di legge, dei relativi dati di traffico – in forza del quale: 

Anche in deroga a quanto previsto dal comma 2, gli utenti che attivano schede elettroniche (S.I.M.) abilitate al solo traffico telematico ovvero che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche o punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili possono essere identificati e registrati anche in via indiretta, attraverso sistemi di riconoscimento via SMS e carte di pagamento nominative.

La norma potrebbe rendere molto più difficile l’intercettazione ad opera della magistratura delle utenze degli operatori mobili ed equiparerebbe di fatto l’uso di una SIM a quella di un hot spot wi-fi, attraverso una forma di identificazione dell’utente con un SMS inviato sul cellulare o l’utilizzo di carte di pagamento. 

Equiparare i wireless provider, cioè che coloro che possono fornire internet via radio attraverso un hot spot, a coloro che rilasciano SIM (dati o voce che sia) in termini di obblighi di identificazione, mi sembra pura follia. 

Una SIM di un operatore mobile non è un hot spot wi-fi, per dirla in termini molto pratici, non lo è soprattutto dal punto di vista delle indagini di polizia, ovvero per le ragioni per le quali i grandi operatori di telecomunicazione oggi richiedono di fatto l’attenuazione delle norme che impongono l’identificazione degli utenti delle SIM (anche se per il momento solo per il traffico dati). 

Basta chiedere a quei signori legati al calcio che utilizzavano le SIM estere per non essere intercettati mentre non mi risulta che nessun terrorista si sia portato dietro, anche in altri paesi magari, un hot spot wi-fi o una postazione non vigilata (detto in altri termini il computer che usano gli studenti nelle sale comuni all’Università) caricandoseli sulle spalle né sono a conoscenza di indagini della magistratura dirette ad intercettare un hot spot. 

Sentire poi gli operatori che si lamentano perché il loro mercato mobile, con guadagni nemmeno comparabile ai magri guadagni di quei “poveri cristi” di piccoli provider che si “arrampicano” sulle montagne con le loro antenne per poter fornire il servizio dove gli operatori fino a ieri non volevano andare perché rendeva poco, mi appare veramente spassoso. 

Sostenere che l’utilizzo delle postazioni non vigilate determini pericoli per l’incolumità pubblica, perché le postazioni non vigilate potrebbero essere usate per commettere reati, a fronte dell’impossibilità delle forze dell’ordine di poter sapere con esattezza a chi è attribuita una determinata SIM è veramente singolare. 

Senza contare che, per poter abrogare la norma che prevede l’identificazione attraverso SIM (ancorché dati), si dovrebbero eliminare anche gli obblighi di identificazione di chi compra l’accesso in postazione fissa ad internet, le norme infatti hanno la stessa ratio e la stessa genesi normativa, (ovvero la legge del 2003 che di poco precedeva l’entrata in vigore del codice delle comunicazioni elettroniche). 

La ratio invece che sottintendeva all’identificazione prevista dall’ex decreto Pisanu per il wi-fi e per gli Internet point è del tutto diversa ed è legata all’onda emozionale prodotta in Italia dagli attentati di Londra del 2005. 

In definitiva la norma, diretta a proteggere interessi che esulano da un concetto di sviluppo, come ben rilevato, potrebbe rivelarsi ben più grave di quanto possa oggi apparire. 

Fulvio Sarzana di S. Ippolito - Fulog
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