domenica 4 settembre 2011

Profumo… di fine

alessandro profumo

Non so voi, ma la mia sensazione è che l’Italia non esiste già più. Il caos che si accumula di giorno in giorno nell’economia e nella politica italiana mi sembra che ha innescato una situazione fuori controllo. Come se la penisola fosse un Titanic in balìa della corrente che la trascina senza speranze di salvezza nella cascata. I segnali della disfatta sono tanti e confusi, provo a metterli in ordine.
Partiamo dal governo e dall’esecutivo: un gerontocomio di balordi ricettatori e riciclatori che si è già messo il fieno in cascina, ma che non riesce nemmeno a fingere di mostrarsi funzionale e “decisionale” all’unione europea. Con provvedimenti farsa, che un giorno paiono toccare (ma senza nemmeno sfiorare) i piccoli comuni, un altro i redditi dei manager pubblici, un altro ancora “il carcere per chi evade più di 3 milioni” procedono a vista di naso come degli inetti. A proposito, Berlusconi è imputato a MIlano in 2 processi (Mediaset e Meidatrade) per fondi neri per decine di milioni. Senza contare che nella sentenza del processo All Iberian del ’96 c’è scritto che coi fondi neri, il ricattato di Arcore ha nascosto all’estero almeno 1.600 miliardi di lire sottratti al fisco col beneplacito di alcuni finanzieri corrotti che hanno “ammorbidito” i controlli dei bilanci Fininvest. Per farla breve, a capo del governo abbiamo un evasore, un imbroglione, un truffatore, un ingannatore, un mariolo specialista in tangenti che dice di essere “in un paese di merda” e che vuole farci credere che troverà i soldi necessari alla manovra economica mettendoci le mani nelle tasche, nelle mutande e pure nei fondelli. Con la nuova norma che intende varare il suo governo (galera a 3 milioni, con ‘solo’ 2,9 la fai franca) dovrebbe essere rinchiuso in una cella d’isolamento a vita come l’americano Madoff. Sbaglio? Insomma, questo governo commissariato dalla Merkel e dalla Bce che va avanti per inerzia e per evitare la galera, infilzato com’è dalle inchieste di corruzione, tangenti, finanziamenti illeciti e massoneria dalle procure di tutta Italia, rafforza sempre di più i segnali della disgregazione nazionale che a mio avviso sono ormai chiari. Il governatore della Lombardia Formigoni (fiore all’occhiello del Pdl) dice che “anche il Pdl si deve ribellare” lamentando i tagli insostenibili alle regioni che “Se non cambia, va tutto a rotoli, si rischia una frattura insanabile“. Sulla stessa onda di Formigoni, parlando di “manovra debole e inadeguata” sono gli altri governatori e sindaci di grandi città: dall’emiliano Errani al toscano Rossi, dalla laziale Polverini allo stesso sindaco della capitale Alemanno. Parliamo, per la maggioranza, di esponenti di centrodestra. Le Borse continuano la loro picchiata. Le perdite sono ormai nell’ordine di centinaia di miliardi ogni settimana. I magistrati italiani si dicono “finiti” col provvedimento di accorpamento delle procure che fa il paio con l’intenzione criminale di Berlusconi di lievitare l’Iva al 22% . Altri personaggi, di grado elevato, che sono sotto indagine per corruzione o rivelazione di notizie secretate (Marra e il finanziere Adinolfi) sono solo gli ultimi in ordine di tempo.
Nella cosiddetta opposizione italiana abbiamo un Bersani che per difendere Penati replica come un Berlusconi qualunque “no a teoremi“. In una scuola italiana ogni 3 manca il preside. I licenziamenti sono ormai nell’ordine delle migliaia al giorno. C’è chi vive e muore in auto e sempre più italiani che vanno in Caritas a pranzare. Il Paese finito e diviso si vede dalla mancanza di un progetto politico unitario e di seri provvedimenti contro l’evasione fiscale di cui Berlusconi è imputato. Ogni deputato, sottosegretario o ministro che sia, dice ciò che gli salta in mente oppure propone leader a casaccio che hanno fatto il loro tempo. Tra i papabili ci sarebbe Alessandro Profumo, incensurato sì, ma banchiere! 13 anni di guida all’Unicredit (col passo falso di aver acquisito Capitalia) gli hanno reso 6 milioni di dollari l’anno e una liquidazione di 40,6 milioni,  somma che lo colloca nella top five 2010 dei paperoni italici. Che ne sa di Caritas uno così? Che ne sa di crisi un uomo da salotto che in Germania chiamavano “mister Arrogance” e che è stato tra i pochi manager a non aderire all’austerity cui hanno risposto suoi famosi omologhi banchieri americani? Insomma, sono direttamente i banchieri i nuovi leader politici designati a tenere insieme gli Stati con una crisi economica di queste proporzioni? Siamo sicuri? Io ho seri dubbi e tutt’attorno vedo e sento troppa calma. Anche in una città come Milano per me inedita. Sto seriamente meditando di lasciare la Padania entro un mese. Verso altri lidi.