sabato 4 giugno 2011

Referendum: i dubbi del governo sul nuovo quesito, il fair play della Prestigiacomo e gli oncologi che sbugiardano Veronesi

L'agenzia per la sicurezza nucleare intanto avverte: «Ci stiamo dimenticando il problema delle scorie nucleari già prodotte»
Il testo del nuovo quesito referendario sul nucleare secondo l'ordinanza approvata dall'Ufficio per il referendum presso la Corte di Cassazione è il seguente: "Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del d.l. 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?" «L'ordinanza- spiegano dalla Cassazione - dispone il trasferimento della richiesta di abrogazione referendaria circa le disposizioni già individuate come "Norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia elettrica nucleare"».
Proprio nel merito del quesito è intervenuto anche il governo con il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani che ha accusato il colpo. «Governo e Parlamento hanno abrogato tutte le norme che consentivano l'installazione di centrali nucleari. La decisione della Cassazione desta dunque assoluto stupore, perché già oggi non vi sono in Italia norme che consentono la produzione di energia nucleare- ha dichiarato il ministro- Bisognerà attendere le motivazioni della decisione dell'Ufficio Centrale della Corte, ma è evidente che formulare un quesito con il titolo "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare", in assenza di una norma che consenta il ritorno all'atomo, è una scelta che può solo creare confusione nei cittadini».
Poi Romani esplicita quali sono le sue preoccupazioni: «la sentenza cambia, tra l'altro, la natura del referendum introducendo un nuovo quesito, che rischia di cancellare non il ritorno all'atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative. Il voto può avere l'unico effetto di lasciare il Paese con un vuoto normativo sulla costruzione del suo futuro energetico».
Le decisioni della Cassazione sono state invece accolte con maggior fair play dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: «Indipendentemente dalle questioni tecnico-giuridiche derivanti dalla decisione della Cassazione, che di fatto ha mutato il quesito referendario, è innegabile che il significato politico di questa consultazione è un sì o un no al nucleare in Italia per i prossimi 5 anni e mi batterò perché il Pdl si pronunci per la libertà di voto».
Dall'Agenzia per la sicurezza nucleare presieduta da Umberto Veronesi che ancora non è operativa, Marco Ricotti ordinario di Impianti nucleari al Politecnico di Milano a commento della notizia arrivata dalla Cassazione conferma la fase di assoluta incertezza per questo organo di controllo: «Siamo in attesa, non so cosa succederà dopo il referendum. Nel quesito referendario non si fa cenno all'Agenzia, come non si parla della gestione delle scorie radioattive che ancora ci sono nel nostro Paese, e che certo non spariscono se vince il sì».
Intanto gli oncologi si sono schierati nettamente per il Sì al referendum ed hanno inviato una "frecciatina" a Veronesi «La nostra posizione è chiara: non c'è niente di più cancerogeno delle radiazioni. Quindi bene che si faccia il referendum sul nucleare e speriamo che si raggiunga il quorum- ha sottolineato Carmelo Iacono, presidente dell'associazione italiana di oncologia (Aiom)- Il nucleare è un rischio enorme e meno centrali ci sono meglio è per la salute, non vale la pena correre rischi così grandi. Basta vedere cosa succede in caso di incidente: chi si avvicina alle centrali muore e nei decenni si registrano picchi di casi di tumori, soprattutto del sangue, davvero allarmanti. Ci sono tanti modi meno inquinanti, e meno cancerogeni, per produrre energia. Un oncologo non può essere pro-nucleare, noi andremo convintamente a votare sì».
Il riferimento indiretto del presidente dell'Aiom a Veronesi è evidente, ma per evitare dubbi Iacono ha precisato: «Veronesi ha preso questa decisione da politico, non da oncologo».