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lunedì 2 maggio 2011

Referendum, rinnovabili e democrazia. Quando a mobilitarsi sono i cittadini

Basta
Associazioni, comitati e reti di cittadini si oppongono al boicottaggio dei referendum portato avanti dal governo
Mentre la stampa nazionale si perde fra i fasti regali delle nozze fra William e Kate, c'è un intero mondo in movimento che si sta organizzando per parlare e far parlare di referendum, partecipazione, energie rinnovabili. Presidi di fronte alla Rai, sit-in alla sede dell'Enel, appelli alla cittadinanza. Ieri sera una piccola punta di questo iceberg composto da associazioni, cittadini, comitati, ha fatto capolino ad Annozero, per cercare di spiegare, nel poco tempo concesso, quanto sia importante che tutti si rechino alle urne il 12 e 13 giugno.
Non è molto, ma sembra tantissimo data la situazione e visto che la Commissione di Vigilanza Rai, adeguandosi alla strategia del caos portata avanti dal governo sui referendum, non ha ancora emanato il regolamento in materia di comunicazione politica previsto dalla legge, ed evita di informare i cittadini sulla tornata referendaria di giugno.
Proprio per protestare contro il servizio pubblico, quella tv nazionale che “è anche tua”, che “per noi siete voi quelli importanti” – giusto per riprendere qualche slogan storico – questa mattina i comitati referendari per l'acqua bene comune e contro il nucleare, assieme al coordinamento salute-ambiente-energia, si sono riuniti sotto la sede Rai di viale Mazzini a Roma. Oggi alle 14, invece, il popolo contro il nucleare ha organizzato un sit-in di protesta davanti alla sede dell'Enel di viale Regine Margherita, Roma. L'occasione è fornita dell'assemblea degli azionisti, l'obiettivo quello di far sentire la propria voce contro l'impegno nucleare del colosso energetico nazionale.
Nel frattempo, per opporsi alle manovre del governo che porta avanti ormai da tempo uno spudorato boicottaggio dei referendum e prova ad opporsi con tutti i mezzi alla libera espressione della cittadinanza, le associazioni e movimenti per l'acqua e contro il nucleare, assieme a testate, media, intellettuali, sindacalisti, hanno lanciato oggi l'appello 'Per cambiare'. Nell'appello si chiede a tutti i cittadini – quelli che si sono già mobilitati negli ultimi anni per i temi caldi di lavoro, ambiente, diritti, scuola e legalità e quelli che non lo hanno mai fatto – di unirsi e mettersi in rete per promuovere un'affluenza di massa alle urne referendarie. Almeno 25 milioni di votanti, dei quali almeno il 50 per cento più 1 che sbarri quattro perentori sì sono le condizioni necessarie a mettere l’Italia sulla via della sostenibilità "e di una democrazia più partecipata” - così conclude l'appello.
Già, perché di questo si parla: di un modello che si opponga al mercatismo più spinto, che ha spremuto il mondo come una grossa arancia, stillandone via ogni goccia delle sue preziose risorse; e che a promuovere questo modello siano i cittadini, non più politici e uomini d'affari talmente incancreniti nelle loro dinamiche esclusive da non saper più distinguere il bene comune dal proprio.
La logica delle moderne democrazie vorrebbe che nel passare dall'individuo allo Stato si passasse dall'interesse individuale a quello collettivo. Al singolo è stato assegnato il compito di badare a se stesso, mentre le istituzioni si occupano alla collettività. Ma, paradossalmente, avviene il contrario. Nel percorso che porta dall'individuale al collettivo gli interessi restano strettamente individuali e ad aumentare è soltanto la loro portata. Le istituzioni di rappresentanza si traducono così in lobby, gruppi d'interesse tanto più potenti quante più sono le persone che sarebbero tenuti a rappresentare. E al cittadino, al singolo, atterrito dall'idea che chi lo comanda faccia i propri interessi alle sue spalle, non resta che occuparsi in prima persona della società, del bene comune.
Dunque spetta ai cittadini preservare l'acqua e dire no al nucleare, così come spetta a loro opporsi al piano suicida promosso dal Governo sulle energie rinnovabili. E non sorprende che il Governo non ne tenga conto e che decida di apporre ugualmente la firma sul decreto Romani – cosa che secondo le ultime dichiarazioni dovrebbe avvenire domani – incurante persino del no espresso dalle Regioni.
Ma è un gioco rischioso, quello del Governo: uscire così allo scoperto, rendere l'inganno così palese proprio adesso che qualcosa sta cambiando nei cittadini. Perché la libertà è contagiosa. Ma non quel tipo di libertà promossa dalla televisione - e da qualche partito di dubbia moralità - che si riassume nel lasciare ciascuno libero di fare ciò che vuole. Piuttosto quella libetà che, cantava un tempo Giorgio Gaber, "è partecipazione".
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di Andrea Degl'Innocenti -