sabato 26 marzo 2011

Nucleare, pagano i bimbi

L'esperto: «Vicino ai reattori si ammalano 160 volte di più».
di Gea Scancarello

Dopo il dramma di Fukushima, in Giappone, Angela Merkel è tornata sui suoi passi. Investita da un’ondata di proteste, ha imposto l’arresto delle sette più vecchie centrali nucleari della Germania e annunciato nuovi controlli sulle nove che restano in funzione.
Non è la sola ad aver ripensato all’atomo: dagli Stati Uniti alla Svizzera, i governi si sono fermati a ragionare. Un ottimo strumento di riflessione potrebbe loro arrivare proprio dal governo tedesco. Che, nel 2008, finanziò lo studio Kikk: una ricerca sui bambini ammalati di tumore in prossimità dei reattori.
Il rapporto ha stabilito che «esiste una correlazione tra la vicinanza a una centrale nucleare e il rischio di sviluppare la leucemia entro il quinto anno di età». Ma è finito nel dimenticatoio.
A portare la questione al centro dell’attenzione sta provando da mesi Ian Fairlie, tra i massimi specialisti sugli effetti della radioattività. Consulente del governo inglese, ma anche del Parlamento europeo, Fairlie ha una doppia laurea in Chimica e in Biologia delle radiazioni, e ha investigato il loro impatto sull’organismo.
Il professore ha proposto una spiegazione biologica del perché i piccoli che vivono vicino alle centrali nucleari si ammalano di cancro molto più degli altri. E, a Lettera43.it, che lo ha intervistato appena prima della decisione tedesca di spegnere i vecchi reattori, ha raccontato perché «è pretestuoso parlare di quantità tollerabili di radioattività e di bassi livelli di emissioni nocive».
Domanda. Umberto Veronesi, l’oncologo alla guida dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, ha detto che «i reattori emanano radiazioni minime, molto inferiori rispetto ai livelli di legge».
Risposta. Un’assurdità totale. Comunque, bisognerebbe chiedersi chi e come stabilisce i livelli.
D. Già, chi?
R. Posso dirle come funziona in Inghilterra. Da noi se ne occupano comitati di nomina governativa. Costituiti da tecnici, alcuni pro nucleare, altri contro. Io ho fatto parte di quello del governo di Tony Blair dal 2001 al 2005. Al termine di anni di studi, il comitato ha dovuto ammettere che esistevano enormi incertezze sul livello di dosi ‘tollerabili’.
D. Cosa significa?
R.
Che non esiste alcun consenso scientifico su quale sia la quantità di radiazioni nucleari che l’organismo può assorbire.
D. Ma i governi stabiliscono comunque delle soglie.
R.
Subiscono la pressione delle lobby, che li foraggiano con milioni di sterline. Così pongono limiti assurdamente alti. In ogni caso, non è nemmeno quello il problema.
D. E qual è allora?
R. L’idea stessa che esistano delle dosi ‘innocue’ è  profondamente sbagliata.
D. Non esiste una soglia di tolleranza?
R. Una soglia può esserci, ma è diversa per ogni persona. Soprattutto, cambia negli stadi della vita: quello che è un adulto può sopportare può essere letale per un bambino.
D. Perché?
R. I tessuti dei bambini sono molto più permeabili e le loro cellule si replicano molto più velocemente di quelle degli adulti. Il loro midollo osseo assorbe le radiazioni e duplica cellule infette a ritmi serrati. Così la possibilità che i più piccoli contraggano la leucemia è molto più alta di quella degli adulti.
D. Quanto più alta?
R. Tra i bambini, incluso i feti ancora nella pancia della mamma, che vivono entro cinque chilometri da una centrale nucleare, l’incidenza della leucemia è 160 volte più alta rispetto a chi si trova lontano dai reattori.
D. E chi lo ha calcolato?
R. Lo studio Kikk. È stato condotto nel 2008, commissionato dal governo tedesco.  
D. È un documento ufficiale?
R. Certamente. Tanto che è diventato il paradigma di tutto il settore. In Germania il governo ha dovuto riconoscerne pubblicamente i risultati.
D. Eppure le centrali non le avevano spente.
R. Non solo: lo studio era stato inizialmente commissionato per dimostrare che il nucleare è innocuo. Volevano provarlo in modo scientifico per mettere a tacere l’opinione pubblica. Ma la ricerca si è rivoltata loro contro: tanto che alla fine è stata pubblicata sul sito del governo il 24 dicembre 2008, a mezzanotte. Glielo assicuro, non è uno scherzo.
D. Volevano insabbiarla.
R. Sì. Ma la gente l’ha scoperta, ed è scappata.
D. Uno studio basta a fugare ogni dubbio?
R. Non è l'unico. Sono oltre 40 le ricerche che sono giunte alle stesse conclusioni. Di queste, dieci hanno rilevanza statistica.
D. E le altre 30?
R. Nelle altre il dato resta valido, ma i casi di malati esaminati non sono sufficienti per provare l'esistenza di una correlazione diretta. In poche parole, le ricerche affermano che i bambini che vivono vicino alle centrali si ammalano di più, ma non possono stabilire che la causa sia la prossimità agli impianti. Un piccolo paradosso, ma comunque inquietante.
D. Tutto questo significa però che gli adulti sono al sicuro?
R.
No, affatto. Il rischio c’è per tutti. Ma per i più piccoli, inclusi i feti, siamo ora in grado di dare una spiegazione scientifica.
D. Insiste sui feti, ma come fanno ad assorbire radiazioni se non sono nemmeno usciti dal ventre materno?
R. Appunto, sono nello stadio cruciale della riproduzione cellulare. E quando l’acqua che beve la madre è contaminata, anche il bambino può ammalarsi. Si ricordi che siamo fatti al 70% di liquido.
D. Se non succedono disastri come Chernobyl o Fukushima, perché dovrebbe contaminarsi l’acqua?
R. Scherza? Nei dintorni immediati di una centrale tutto è contaminato: l’acqua, il cibo, l’aria.
D. Perché? Le centrali sono ‘sigillate’.
R. Questa è un’altra bugia. Le centrali vengono aperte almeno una volta all’anno per cambiare il combustibile. Ed è il momento in cui si ha il picco di irradiazioni tossiche sottoforma di vapore acqueo.
D. Come succede?
R. Immagini una pentola a pressione. I gas contenuti all’interno del reattore, estremamente compressi, si sfogano tutti insieme quando viene tolto il coperchio: un processo che dura per due o tre giorni. Le particelle radioattive si depositano nel suolo e nell’acqua, vengono inalate e assorbite dai tessuti epidermici. I contatori geiger, quelli utilizzati per misurare la radioattività, possono impazzire in quei giorni.
D. Se è così pericoloso perché nessuno dice nulla?
R. Perché non si sa. Le misurazioni delle radiazioni si fanno su base annua e poi si calcola una media giornaliera. I picchi di radioattività non vengono rilevati. Così i governi sono autorizzati a sostenere che le centrali rispettano i livelli stabiliti per legge. Cioè quelli che loro stessi hanno fissato.
D. Vuole dire però che durante la normale attività l’irradiamento è debole.
R.
Figuriamoci! Le emissioni ci sono tutti i giorni: ha presente quanto fumano i camini dei reattori? Quella è tutta anidride carbonica radioattiva, che noi inaliamo ogni istante.
D. Se fosse vero nessuno accetterebbe di vivere vicino a una centrale.
R. Certo, se solo lo sapessero. Il problema è che le ricerche vengono tenute nascoste. In Italia, per dire, lo studio Kikk non è mai stato tradotto.
D. Esiste un lavoro equivalente nel nostro Paese?
R. No, non hanno mai studiato a quel livello l’incidenza delle radiazioni nucleari sullo sviluppo di tumori infantili. Ecco perché sono pronti a riaprire le centrali.