mercoledì 16 marzo 2011

L’agroecologia potrebbe raddoppiare la produzione di cibo

Tutelando la biodiversità e sostenendo l’agricoltura di piccola scala si può rispondere alle esigenze di sostentamento della popolazione mondiale. Ad affermarlo è un rapporto presentato pochi giorni fa dalle Nazioni Unite e firmato da Olivier De Schutter, autorevole esperto in materia alimentare.

di Slow Food 

agriecologia
L’agroecologia è l’applicazione in agricoltura dei principi dell’ecologia
Pochi giorni fa le Nazioni Unite hanno presentato un report sulle potenzialità dell’agroecologia firmato da Olivier De Schutter, autorevole esperto in materia alimentare.
L’agroecologia è l’applicazione in agricoltura dei principi dell’ecologia, la costruzione di un 'agro-sistema' il meno possibile dipendente dai prodotti chimici e dall’energia dei combustibili fossili.
Partendo proprio dal problema della dipendenza dai fertilizzanti di sintesi, De Schutter ha introdotto i risultati delle sue ricerche: “I metodi agroecologici sono più efficaci dell’uso dei prodotti chimici nell’aumentare la produzione alimentare. Produzione che potrebbe raddoppiare in dieci anni utilizzando adeguatamente questo sistema”.
L’affermazione di De Schutter è supportata da una ricerca su 57 Paesi in via di sviluppo nei quali le esperienze di agroecologia hanno rivelato un aumento medio delle rese dell’80%.
Il rapporto Onu sottolinea la necessità di aumentare le produzioni alimentari proporzionalmente alla crescita della popolazione mondiale che raggiungerà i 9 miliardi nel 2050. Tuttavia, in base ai dati dello studio, De Schutter afferma che tutelando la biodiversità e sostenendo l’agricoltura di piccola scala si può rispondere alle esigenze di sostentamento.
“La produzione globale è sufficiente – ha aggiunto il referente Onu - ma il problema è la povertà, l’impossibilità economica di usufruire degli stock alimentari già a disposizione”.
In merito, lo studioso belga ha segnalato i positivi esempi dei coltivatori di riso in oriente (Bangladesh, Vietnam e Indonesia) e il caso del Malawi, Paese che dopo aver investito in un programma intenso sull’uso dei fertilizzanti, sta gradualmente passando all’utilizzo di tecniche agroecologiche.
L’opinione di De Schutter mira a coinvolgere gli Stati in questo tipo di investimenti poiché le aziende private difficilmente contribuirebbero con finanziamenti e risorse in progetti agricoli che non aprono il mercato ai prodotti chimici.
Fonte:
Srfood.org
Il Manifesto
Alessandro Cesca