venerdì 7 gennaio 2011

Anonymous, operazione Tunisia: “Romperemo il blocco informatico”


“Le rivolte dei giovani africani contro il carovita sono state censurate da governo e stampa”, dicono gli attivisti. “Li aiuteremo noi”.
Cercando informazioni, in giornata, sulle rivolte dei giovani Tunisini che ormai da un mese stanno manifestando contro il governo del loro paese, lamentandosi a voce alta per le pesanti condizioni di vita che il loro futuro gli presenta, ci stupivamo della scarsa quantità di fonti che eravamo riusciti a reperire online. Il mondo dell’informazione sembrava ignorare la sofferenza dei giovani tunisini e algerini: notizie più ampie sembravano esserci soltanto sui media francesi. Liberation, La Croix, Le Monde e Rue89 avevano una copertura forse appena discreta degli eventi che la stampa internazionale ha paragonato alle rivolte dei giovani rumeni appena precedenti alla caduta di Ceaucescu.
ANONYMOUS AL SALVATAGGIO – Non siamo stati i soli, comunque, ad imbatterci nel blocco delle informazioni che circonda le rivolte tunisine. C’è chi, nell’ombra, ha come principale priorità in questo momento l’abbattimento di questo muro di omertà che affligge i giovani africani in rivolta. Il collettivo di attivismo informatico Anonymous, ci informano le nostre fonti, è attivissimo da giorni sul fronte tunisino per riuscire ad aiutare i ragazzi di Tunisia a comunicare con il mondo esterno. Non che loro non vogliano: ma, a sentire gli attivisti informatici, è il governo del paese, guidato dal premier Ben Ali, a filtrare tutto il traffico in uscita dal paese evitando la fuoriuscita di informazioni vitali per la comunità internazionale. Si chiama Operazione Tunisia e Anonymous ha di recente diffuso una lettera che spiega per filo e per segno l’impegno degli attivisti informatici nel paese del Maghreb.
Cari Giornalisti, è stato posto alla nostra attenzione che le sommosse in corso in Tunisia sono state ampiamente ignorate dai maggiori network di news in Occidente. E’ responsabilità della stampa libera e riportare ciò per cui altrove la stampa viene censurata. La popolazione tunisina ha chiesto il nostro aiuto, e noi abbiamo replicato lanciando una nuova operazione. Stiamo chiedendo, a voi giornalisti, di rispondere agli appelli tunisini, per aiutare la popolazione in questo momento particolarmente drammatico.
Le nostre fonti paragonano la situazione in Tunisia all’Iran della rivolta verde degli studenti contro il regime di Mahmud Ahmadinejad.
BLOCCO INFORMATICO – Allora come oggi, il governo attua una serrata strategia di phishing per bloccare tutto il traffico in uscita dal paese. Gli studenti, i giovani, e i manifestanti in genere, non hanno così armi per riuscire a forzare il blocco e comunicare col mondo esterno, per raccontare della propria protesta. Ad esempio, le notizie disponibili in rete stamattina ben raccontavano la vicenda di Muhamed, il ragazzo tunisino che, per protesta contro il carovita e la repressione governativa, si era dato fuoco in un paesino a sud della Tunisia. Ma, dalle informazioni che possiamo reperire, le cronache del paese, se libere di fuoriuscire, parlerebbero di almeno un altro morto, un ragazzo che si è attaccato all’alta tensione per testimoniare la propria difficoltà.
CAROVITA – Ne abbiamo parlato stamattina: il paese africano è in rivolta per il drastico aumento del costo della vita e per la disoccupazione che sta raggiungendo livelli endemici. Dalle città universitarie, la rivolta ha raggiunto le strade di Tunisi e sta dilagando anche nel resto dell’Africa Sahariana, prima fra tutti in Algeria.
Il governo tunisino guidato dal presidente Ben Ali ha posto in essere uno scandaloso atto di censura, non solo bloccando i siti web dei blogger dissidenti, ma anche impedendo l’accesso a siti come Flickr e qualsiasi sito o fonte di informazione che menzioni Wikileaks. In palese disprezzo della libertà di parola, negli ultimi giorni agenti del Governo tunisino hanno hackerato gli account di posta elettronica e di Facebook di tutti coloro che hanno preso parte alle azioni etichettate come “attivismo”.
Così ancora il comunicato di Anonymous, che ci racconta, mediante uno degli attivisti, quali misure gli hacktivists stanno prendendo per aiutare la popolazione tunisina. Prioritario, come detto, è rompere il blocco informatico e permettere alle operazioni di filtrare. Sarebbe stato rilasciato uno script, una piccola stringa di codice in grado di permettere l’aggiramento del blocco informatico.
RETI ANONIME – E’ stato rilasciato una “carepackage”, una sorta di manuale di istruizoni informatico per permettere agli utenti tunisini di apprendere l’uso dello script anti-blocco e di accedere alla rete Tor, una rete alternativa e non filtrata che permette di mascherare il proprio Ip, per far si che il governo non lo rilevi come un utente tunisino in accesso a un sito proibito. Il governo, infatti, è in grado di arrestare gli attivisti sol per essersi collegati a siti proibiti. Un ragazzo, informano le fonti, sarebbe anche stato ucciso dalla polizia. “Anonymous non è dalla parte dei ‘cattivi”, ci spiegano; “Anonymous è un collettivo di attivisti informatici ed hacker che si schiera in tutto il mondo per la tutela e la garanzia della libertà di parola e di stampa”. Diventa prioritario, dunque, per dare una speranza ai giovani tunisini, parlare il più possibile delle loro proteste. Le piazze del Maghreb sono piene di ragazzi in protesta, e nessuno ne parla: se Anonymous avrà successo, si riuscirà a saperne qualcosa in più.