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giovedì 14 ottobre 2010

Living planet report 2010: dal WWF ecco il decalogo della green economy

vademecum_green_economy
Le condizioni ambientali del pianeta peggiorano e alla base di questo progressivo declino c’è sempre l‘azione dell’uomo, che troppo spesso sottovaluta l’importanza delle risorse naturali e delle conseguenze delle sue azioni sulla Terra. Ma in futuro, l’economia globale non potrà prescindere dall’aspetto ambientale e sarà costretta a considerare la sostenibilità dei modelli attuati, nonché a rivedere i propri indici di valutazione dello sviluppo economico.
Ecco allora che il WWF ha proposto in occasione della presentazione in tutto il mondo del Living Planet report 2010, un vademecum in dieci punti per dimostrare naturalmente che un’altra economia è possibile e mettere in evidenza le azioni di  da seguire per raggiungere modelli economici eco-comptabili, in breve: la green economy.
  1. Considerare anche la natura tra gli indicatori di benessere. Reddito e intensità dei consumi non possono essere gli unici indici della qualità della vita economica e soprattutto sociale; esistono infatti anche altri fattori, che consentono alle persone di vivere vite soddisfacenti. La natura è uno di questi.
  2. Investire nel capitale naturale; il patrimonio della natura che ospita la vita sulla terra – sottolinea il WWF – non può essere dato per scontato e bisogna curarlo, proteggerlo e investire per rilanciarlo, fornendo così a tutti la base del benessere sociale ed economico.
     
    Prendersi cura delle aree protette e aumentarle è di fondamentale importanza per il prossimo futuro, perché il verde di questi spazi eviterà – o almeno terrà sotto controllo – l’aumento della temperatura terrestre, che rischia di causare danni irreversibili anche all’uomo.


  • Difendere foreste, acque dolci e oceani è uno degli obiettivi che la comunità mondiale deve porsi; ciò significa che lo sfruttamento dei mari e degli oceani attraverso le attività ittiche richiede una regolamentazione e dei limiti ben precisi, la deforestazione impone un freno e l’utilizzo delle acque dolci dei fiumi e dei laghi richiede la realizzazioni di nuovi sistemi e dighe per un corretto utilizzo delle risorse.
  • Altra parola d’ordine è: investire nelle bio-capacità. Ciò vuol dire ripristinare i terreni degradati e sfruttati eccessivamente, creare nuove coltivazioni, differenziare le colture e realizzare nuovi sistemi di raccolta.
  • Puntare e rilanciare la biodiversità, vero patrimonio dell’umanità. Ciò significa attribuire un valore etico ed economico ai frutti della biodiversità, creando magari delle apposite etichette che ne sottolineino il valore aggiunto.
  • Scegliere energie rinnovabili e un’alimentazione sostenibile: vuol dire svincolarsi dal petrolio, investire nelle energie eoliche, solari e geotermiche e garantire così energia a tutti, anche alle popolazioni meno agiate. Inoltre, un’alimentazione a base di prodotti locali, “a chilometri zero” è uno strumento per rilanciare le economie locali, risparmiando sul trasporto delle merci e sulle emissioni di CO2.
  • Razionalizzare gli usi e le attività sui territori a disposizione. Secondo il WWF, la superficie terrestre è vasta, ma in futuro potrebbe non esserci più tanto spazio per tutte le attività umane. È necessario quindi pianificare una suddivisione delle aree disponibili, secondo le diverse attività, come agricoltura, pastorizia, combustibili e industria.
  • È inoltre necessario condividere le risorse a disposizione, per mettere a tutti di crescere economicamente, e fissare per ogni Paese dei limiti alle emissioni di C02.
  • Infine, come suggerisce il WWF, è necessario redigere, condividere e mettere in atto dei programmi internazionali e delle strategie globali che consentano a tutti i Paesi di crescere economicamente, socialmente e culturalmente. Senza danneggiare l’ambiente che ci ospita.
  • Verdiana Amorosi