sabato 16 ottobre 2010

I costi del dissesto del territorio in Italia e le (rare) spese per la prevenzione

dissesto idrogeologicoCosti del dissesto idrogeologico in Italia: cifre altissime per tamponare le catastrofi e cifre irrisorie per la prevenzione. Torno sul tema con le cifre diffuse dal Centro Studi del Consiglio nazionale dei geologi.

Durante una conferenza stampa ieri sono stati anticipati i risultati di “Terra & sviluppo. Prima rassegna annuale sullo stato del territorio del nostro Paese”, che aspetto con curiosità di vedere pubblicata in edizione integrale nel prossimo numero del bollettino “Geologia tecnica e ambiente”.

Lo studio riguarda le aree “a criticità geologica”: in parole povere, soggette a frane e alluvioni oppure a terremoti. Coprono, rispettivamente, il 10% e il 50% circa del territorio nazionale.

Lo Stivale è fragile. Non si può impedire ad una valanga d’acqua di venire giù dal cielo, nè alla terra di tremare. Ma molto si potrebbe fare nell’ambito della prevenzione, cioè per ridurre ai minimi termini gli effetti delle catastrofi naturali. Invece…

Dal dopoguerra ad oggi, frane, alluvioni e terremoti sono costati la bellezza di 213 miliardi di euro in prezzi del 2009, hanno calcolato i geologi: il grosso per i terremoti, e 52 miliardi per le frane.

In media sono 800 milioni all’anno, ma la cifra ultimamente è venuta assestandosi attorno al miliardo e 200 milioni all’anno. Dato che tutti i calcoli sono fatti in base ai prezzi del 2009, la situazione sta nettamente peggiorando.

L’unica via per minimizzare gli effetti dei terremoti è l’edilizia antisismica, introdotta per legge solo dal 1974. Mi sembra evidente che lo Stato potrebbe mettere in moto un ottimo esempio di investimento economico virtuoso guidando la ristrutturazione antisismica dei vecchi edifici: e possibilmente anche di quelli più recenti, il caso de L’Aquila insegna.

Meglio delle centrali nucleari e del ponte di Messina. Meglio ancora se gli interventi venissero abbinati a quelli per il risparmio energetico: soldi pubblici spesi per creare lavoro (la stessa cosa che si promette attraverso i megacantieri) e contemporaneamente per consentire alla gente di risparmiare (sia sul prossimo disastro sia sulla bolletta del riscaldamento) e per aiutare l’ambiente.

Sarebbe come fare Bingo, non vi pare? Invece da questo orecchio non ci sentono proprio.

Secondo il ministero dell’Ambiente servirebbero 40 miliardi per mettere in sicurezza l’intero territorio nazionale dal punto di vista idrogeologico, scrivono i geologi.

Tuttavia all’Anbi (Associazione nazionale bonifiche, Irrigazioni e miglioramenti fondiari) risulta una cifra 10 volte inferiore: basterebbero 4,1 miliardi da spendere in piccole e piccolissime opere di manutenzione.

Sempre in base ai dati forniti dal ministero dell’Ambiente, i geologi riferiscono che nel 1991-2008 lo Stato ha finanziato interventi per la riduzione del rischio idrogeologico pari a 7,3 miliardi di euro. Poco più di 400 milioni all’anno. Soltanto. E’ veramente un numero che fa pensare.

La sintesi di “Terra & sviluppo” è scaricabile in Pdf dal sito del Consiglio nazionale dei geologi