sabato 4 settembre 2010

Nucleare. L’Agenzia per la sicurezza non c’è, ma il governo accelera

Editoriale di Alfiero GrandiAlcune affermazioni del sottosegretario Saglia, che segue direttamente per il Governo la reintroduzione del nucleare in italia, sono passate - stranamente - sotto silenzio. Eppure sono rivelatrici dei pericoli che sta correndo l’Italia. Vale la pena di tornarci sopra.
Anzitutto sui tempi. Il Governo per bocca del sottosegretario che - non dimentichiamolo - ha per Ministro pro tempore Berlusconi ha affermato che a gennaio 2011 le aziende potranno proporre i siti in cui collocare le nuove centrali nucleari, oppure (questa rasenta il ridicolo) i Comuni potranno candidarsi a farle costruire nel loro territorio.
Queste affermazioni sono di eccezionale gravità, visto che fino ad ora non esiste l’Agenzia per la sicurezza che dovrebbe definire almeno dove non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per costruire una centrale nucleare in Italia e quali sono le procedure e le condizioni da rispettare da parte dei soggetti che fanno le proposte per potere in seguito procedere alla costruzione.
E’ al vaglio del Parlamento la proposta del Governo di Statuto dell’Agenzia ma l’iter di approvazione non è finito. Quindi non ci sono gli organi dell’Agenzia, in altre parole non esiste nemmeno allo stato primordiale. E’ evidente che una struttura che non esiste non può emanare le direttive da rispettare. Quindi di cosa sta parlando il sottosegretario ? Le aziende interessate non sanno nemmeno a chi fare domanda e come compilarla, le condizioni a cui sottostare.
La “ furbata” di coinvolgere Veronesi
Il Governo ha tentato una furbata cercando di coinvolgere Umberto Veronesi come Presidente della futura Agenzia. Per ora non si sa come finirà. Veronesi farebbe bene a declinare l’invito ma anche se dovesse diventare il Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare non dovrà meravigliarsi se gli verrà chiesto con forza rigore, trasparenza e rispetto delle procedure. Senza dimenticare che il Governo ha cercato di aggirare il diritto costituzionale delle Regioni ad esprimere un parere vincolante sulle decisioni di localizzazione degli impianti nucleari.
Così va rispettato il diritto delle popolazioni interessate a dire la loro opinione sulle proposte di localizzazione e naturalmente anche degli Enti locali che li rappresentano.
A questo proposito l’idea che siano i Comuni stessi a chiedere gli impianti è semplicemente peregrina.
Ve lo immaginate un Sindaco che propone ai cittadini del suo Comune di chiedere che si insedi una centrale nucleare nel suo territorio?
Costi altissimi per costruire le centrali
L’altro aspetto riguarda i costi della costruzione delle centrali. Premesso che una ricerca USA ritiene i costi della produzione del fotovoltaico paragonabili a quelli del nucleare e che recenti ricerche pubblicate su Internet hanno dimostrato che i cittadini francesi stanno pagando rincari a raffica dell’energia elettrica malgrado la Francia sia il paese più nucleare del mondo, è da tempo che stiamo dicendo che sui costi non si dice la verità. La costruzione di una centrale Epr oggi costa non meno di 7/8 miliardi di euro e per di più da questi costi sono esclusi i possibili danni al territorio, e non solo per incidenti, e lo smaltimento delle scorie. Sulle scorie si stanno facendo molte chiacchiere. La Sogin verrebbe incaricata dal Governo, udite udite, di fare quello che…. ha sempre avuto come incarico e cioè di individuare come smaltire le scorie. Basta ricordare il frontale ricevuto dalla Sogin dalla popolazione a Scanzano Ionico. Il problema è che lo smaltimento delle scorie fino ad oggi non è riuscito agli americani e anche i francesi dicono di essere pronti ma in realtà stanno soprassedendo per approfondimenti ulteriori sulle loro gallerie nell’argilla.
Scorie vuol dire costi enormi di smaltimento e difficoltà fino ad ora insormontabili di loro dislocazione, perché legittimamente nessuno le vuole perché sono pericolose.
L’A.D. di Enel ha sempre richiesto aiuti pubblici per la costruzione delle centrali, in una forma o dell’altra. Gli aiuti possono essere dati sotto forma di tariffe garantite o di aiuti diretti.
Certo è che il nuovo programma nucleare USA ha iniziato a muoversi quando il Governo ha aperto i cordoni della borsa.
Ora dall’ineffabile sottosegretario Saglia sappiamo che i candidati a costruire le centrali nucleari vogliono garanzie su un eventuale cambio di Governo, cioè la garanzia di indennizzi per le spese che avranno sostenuto per iniziare a costruire le centrali se dovessero cambiare le scelte politiche. Per di più hanno ricevuto da Saglia l’assicurazione che questo Governo studierà come indennizzarli a fronte di un futuro possibile cambio di orientamento, dovuto magari al referendum popolare che arriverà tra non molto.
Una specie di assicurazione pubblica sui rischi, dimenticando che è proprio la lobby nuclearista guidata dall’Enel a volere ad ogni costo le centrali e quindi semmai sono i cittadini italiani che dovrebbero essere indennizzati.
Le firme per il referendum. No al nucleare
La cosa più curiosa è che proprio da atteggiamenti come questi emerge che nell’opinione pubblica italiana il nucleare non è passato e i nuclearisti lo sanno bene. L’avvisaglia era stato l’impegno di Berlusconi a occuparsene direttamente per convincere l’opinione pubblica, che evidentemente convinta non è.
Ora con un referendum alle porte la preoccupazione della lobby nuclearista sta crescendo e cerca di ottenere dagli amici del Governo una sorta di assicurazione a carico della collettività sulle incertezze politiche del futuro.
E’ il solito capitalismo italiano assistito, che parla molto di mercato ma predilige la protezione pubblica a senso unico: quella a suo favore, sia quando chiede aiuti per costruire che quando chiede garanzie in caso di fallimento.
Per questo è importante proseguire con la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge che dice si alle energie rinnovabili e no al nucleare.