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giovedì 30 settembre 2010

Miracolo rifiuti: le bugie hanno le gambe corte.

 
 
 
29 settembre 2010 - Coordinamento Regionale Rifiuti
 
 
Hanno emanato leggi speciali ed inviato l'esercito contro le popolazioni che protestavano per difendere la loro salute e i loro territori. Hanno aperto, in violazione di tutte le norme, nuove discariche per continuare a riempirle di rifiuti indifferenziati e tossici. Hanno costruito un inceneritore, definito il più moderno d'Europa, che ha sforato più volte le soglie previste per gli inquinanti e ha emanato dense nubi di cenere nera che è ricaduta sui campi coltivati e sulle case degli abitanti di Acerra.
Hanno avuto il coraggio di raddoppiare la tassa sui rifiuti e le strade di Napoli sono di nuovo piena di immondizia.
Berlusconi, Bertolaso, Bassolino e Iervolino ci hanno mentito spudoratamente e ora vorrebbero di nuovo dare la colpa dell'emergenza alle popolazioni che lottano per non essere avvelenate.
Anche questa volta, infatti, stanno provando a criminalizzare chi si oppone alla devastazione del proprio territorio suggerendo che dietro alla resistenza di Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase, ci sia la regia della camorra o l'infiltrazione degli anarco-insurrezionalisti e dei no global. E che altro potrebbero dire? Potrebbero mai dire la verità? Potrebbero mai dire che questa popolazione, dopo 30 anni di sversamenti abusivi sia da parte della camorra che da parte del governo, è ormai stanca di subire? Che le famiglie non ce la fanno più a vivere con la puzza della discarica? Che tutto quello che si produce in queste terre è inquinato e invendibile, che i contadini sono sul lastrico? Che il percolato inquina l'acqua che bevono e con cui irrigano i campi? Che sono stanchi di veder morire di cancro i propri familiari? Meglio far credere che ci siano i soliti infiltrati per nascondere che gli antagonisti sono persone comuni e che la camorra non sta tra i manifestanti ma tra i poteri forti e le istituzioni che sono responsabili di questa emergenza infinita.
Anche un bambino è in grado di capire che se le discariche campane non bastano mai è perché lì dentro finiscono non solo i rifiuti tossici che vengono mescolati e occultati tra i rifiuti urbani, ma anche tanti materiali che potrebbero essere recuperati attraverso la raccolta differenziata avviandoli a nuova vita: carta, vetro, lattine, resti di cibo e tanti altri elementi che invece di finire distrutti arrecando grave danno all'ambiente potrebbero essere recuperati e riciclati dando vita ad un'economia pulita basata sul recupero e sul riciclo totale della materia e non sullo spreco di risorse. Ma anche se a chiacchiere tutti si dicono favorevoli alla differenziata, in realtà coloro che controllano il ciclo dei rifiuti non permetteranno mai che essa parta seriamente. Questo perché una seria raccolta differenziata azzererebbe quasi del tutto i rifiuti da smaltire facendo scomparire la necessità delle discariche che per decenni sono servite a sotterrare anche i rifiuti pericolosi del Nord industriale; una seria raccolta differenziata renderebbe inutili gli inceneritori perché, come ha confermato l'ultima inchiesta sui rifiuti in Abruzzo, verrebbe meno la materia prima da bruciare: durante un'intercettazione ambientale un imprenditore abruzzese ha spiegato con brillante chiarezza ad un politico che "Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai". Un vero disastro per le aziende, la camorra e i protettori politici che proprio con gli inceneritori vogliono continuare a fare profitti e ad usufruire di milioni e milioni di incentivi pubblici (CIP6). Non a caso il governo Berlusconi ha decretato  la costruzione di altri 3 inceneritori, in Campania: uno a Ponticelli, un altro a Salerno e uno in provincia di Caserta e la realizzazione di altre discariche (anche in aree come Terzigno protette da vincoli ambientali e paesaggistici). Come se non bastasse se ne vorrebbe dedicare uno per lo smaltimento delle eco-balle di Giugliano che aggiungerebbe disastro a disastro in una zona già altamente contaminata che secondo i periti della procura di Napoli tra qualche decennio dovrà solo essere evacuata. Infatti se in generale anche gli impianti di incenerimento che lavorano nelle migliori condizioni emettono sostanze nocive per l'uomo e per tutti gli altri esseri viventi, nel caso di Giugliano il danno è moltiplicato dal fatto che le ecoballe campane non sono a norma ma contengono materiali tossici che una volta bruciati sprigioneranno nell'aria una nube mortale.
Se la resistenza di Terzigno sarà annientata tra qualche giorno i rifiuti in strada a Napoli saranno rimossi e tutto sembrerà ritornare alla normalità mentre invece l'emergenza continuerà in tutti quei territori dove con l'uso dell'esercito e di leggi speciali sono stati imposti inceneritori e discariche. Ma bisogna sapere che nessuno può sentirisi al sicuro perché i veleni sversati a Terzigno, dove per decreto finiscono anche le ceneri altamente tossiche dell'inceneritore di Acerra, o nelle buche del  casertano e del beneventano ritornano sulle nostre tavole attraverso gli alimenti che mangiamo, l'acqua che beviamo, l'aria che respiriamo. La distruzione e l'inquinamento di quei territori periferici ritorna nelle nostre vite sotto forma di tumori e patologie mortali che ormai tutte le famiglie campane conoscono fin troppo bene. 
Per uscire realmente dall'emergenza bisognerebbe fare ciò che i criminali poteri finanziari impediscono da anni: adottare un nuovo piano rifiuti che interviene a partire dalla messa al bando di materiali non riciclabili e che fa della differenziazione e del riciclo totale dei materiali il suo vero punto di forza. Bisogna adottare la raccolta differenziata porta a porta su tutta la regione a partire dalla città di Napoli, costruire filiere per il compostaggio per trasformare l'umido in terreno fertile, organizzare una filiera del riciclo per tutti i materiali. In questo modo, adottando un piano "rifiuti Zero" come in altri paesi del mondo, si possono anche dare risposte occupazionali compatibili con le necessità del territorio e della popolazione, chiudere inceneritori e discariche altamente nocivi, mettere finalmente mano alla bonifica dei territori e decretare finalmente la fine del business miliardario dell'emergenza.
Per fare questo bisogna però avere il coraggio di dire basta e di schierarci da subito con chi in questi giorni sta lottando anche per noi. È ora che anche gli abitanti di Napoli, dove si produce la maggior parte dei rifiuti della Campania, facciano la loro parte.
Sosteniamo tutti i comitati in lotta in difesa del territorio! Diciamo no alla loro repressione e alla loro criminalizzazione!
Lottiamo contro questa classe politica serva di multinazionali ed ecomafie, unica responsabile del disastro ambientale che sta distruggendo la nostra terra e condannando ad una morte lenta e tremenda i suoi abitanti.
Ricostruiamo dal basso e fuori dai partiti una speranza di vita per la nostra terra e le generazioni future!

Venerdì 1 ottobre ore 19.00 corteo a Terzigno contro l'apertura della seconda discarica
CO.RE.ri. (Coordinamento Regionale rifiuti della Campania)
Rete Campana Salute e Ambiente