mercoledì 22 settembre 2010

"I SOLDI DEL PONTE PER LA MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI".


Giorno 2 ottobre 2010 a Messina, piazza Cairoli, ore 16.00,
ancora una volta saremo in corteo per ribadire la nostra contrarietà alla costruzione del ponte

Ad un anno dalla tragedia che ha colpito questi territori, poco o niente è stato fatto, le frazioni sud della città ed i paesi dell'immediato hinterland messinese della fascia ionica mostrano ancora le loro ferite. Le persone sono ancora "senza fissa dimora".

Per questo la frase che accompagna l'indizione di questo corteo è semplice ma inequivocabile "I SOLDI DEL PONTE PER LA MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI".

Questa è una delle vere priorità per Messina, ma anche per la Sicilia e la Calabria, cosi come per tutto il sud. Per questo lanciamo un forte appello alla partecipazione alla manifestazione che ancora una volta ci vedrà in piazza per affermare una gestione diversa dei nostri territori che passi attraverso la voce di chi li abita non quella degli interessi economico speculativi di chi governa.

Il 2 ottobre saremo ancora una volta in piazza per non dimenticare le assurde morti che hanno insanguinato Messina e tutto il nostro paese un anno fa e per ribadire che la difesa e la cura dei territori è il solo modo che conosciamo per evitare che ciò si ripeta.

I soldi del ponte per la messa in sicurezza dei territori
Ad un anno di distanza dall'alluvione che ha colpito la zona sud di Messina, lasciando sul terreno 37 morti, e a parecchi mesi dalle frane che hanno interessato i paesi dei Nebrodi, le aspettative di messa in sicurezza e d'aiuto provenienti da quei territori sono largamente disattese.

Le prime piogge autunnali, inoltre, hanno gettato nella paura i paesi già colpiti e messo in ginocchio Reggio Calabria.

Al contrario, il progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto ha proseguito il suo iter, un iter stanco, confuso e contraddittorio che, però, si propone all'intero territorio meridionale come un'ipoteca gravida di devastazioni e sprechi.

Di recente sono state diffuse le mappe relative ai raccordi, alle cave e alle discariche del Ponte sullo Stretto con le quali si delineano i cantieri e, quindi, si chiarisce che i disagi ad essi connessi non interesseranno, per quanto riguarda la sponda messinese, solo la zona di Torre Faro, bensì la città intera. D'altronde le trivelle che, come funghi, spuntano un po' dappertutto (oltre 100 quelle già messe in campo, secondo Ciucci) lo stanno a dimostrare.

Ciò che viene prospettato agli abitanti di Messina per il futuro è, insomma, una città sottomessa agli interessi di Impregilo e soci, ridotta ad un colabrodo e con una viabilità impazzita, nella quale l'autorità sarà in buona misura in mano alla Stretto di Messina S.p.A., concessionaria del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Lo dimostra la vicenda dei complessi residenziali di Via Circuito a Torre Faro, candidati ad ospitare le trivelle, posti sotto la minaccia dell'intervento delle Forze dell'Ordine.

Il popolo del NoPonte, dopo la bella e partecipata manifestazione del 28 agosto a Torre Faro, tornerà in piazza, per le strade di Messina, SABATO 2 OTTOBRE, a riconfermare l'assoluta contrarietà all'avvio dei cantieri e a chiedere con forza di intervenire per le vere priorità: il 75% del patrimonio abitativo messinese non è a norma contro il rischio sismico; gran parte delle scuole non ha nemmeno l'agibilità e versano in drammatiche condizioni igieniche e ambientali, mentre oltre l'80% dei comuni della provincia è a rischio idrogeologico.

Inoltre, sulla sponda calabrese dello Stretto, la Costa Viola e tutta l'area di Villa San Giovanni-Cannitello sono a forte rischio sismico ed idrogeologico.

Ebbene, con meno della metà di quanto la Società dello Stretto ha ingoiato in 20 anni (circa 500 milioni di euro spesi in "studi e progetti") si potrebbero riqualificare case, scuole, ospedali e dare lavoro ad oltre 3.000 operai.

Dalla manifestazione nazionale, svoltasi a Cannitello, il 19 dicembre 2009, restano sempre attuali le principali priorità:

1) messa in sicurezza del territorio (sicurezza,
d'altronde, era stata la parola più usata in campagna elettorale dagli stessi componenti del Governo, che hanno, però, ignorato gli allarmi lanciati dagli esperti e dagli abitanti);

2) ammodernamento del sistema viario;

3) potenziamento e ammodernamento della flotta marittima pubblica;

4) rifacimento delle condotte dell'acqua e gestione pubblica come bene comune non alienabile;

5) allestimento dei servizi essenziali fondamentali in ogni territorio, a partire da quelli sanitari. Il nostro non sarà un corteo di commemorazione, ma una giornata di lotta:

facciamo appello ai comitati locali, ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati e ai cittadini tutti perché portino in questa manifestazione tutta la loro rabbia contro l'assurdo spreco di risorse pubbliche, mentre l'area dello Stretto sprofonda in una devastante crisi economica e ambientale.

Pretendiamo che i soldi destinati al Ponte vengano immediatamente utilizzati per mettere in sicurezza sismica ed idrogeologica i nostri territori perché i tragici eventi che hanno colpito Giampilieri, Scaletta e gli altri paesi della riviera Jonica non possano più ripetersi.