giovedì 16 settembre 2010

Barilla: censure, minacce e intimidazioni


Barilla: censure, minacce e intimidazioni
Lettera dell'avv. Vincenzo Mariconda
Giornalisti: zitti, muti a cuccia. Guai a voi se osate raccontare la verità. Gianni Lannes se ti ammazzeranno non fregherà niente a nessuno. Probabilmente ora, dopo questa sequela di inchieste troppo documentate per lo standard italiano, ti revocheranno anche la scorta di Polizia. Sei un testardo: un giornalista giornalista e non un giornalista impiegato. Ma chi te lo fa fare: goditi la vita come tanti tuoi colleghi che si fanno pagare profutamente per mantenere il silenzio stampa assoluto. Torni in Basilicata dopo due anni – dall’ultima inchiesta pubblicata dal quotidiano La Stampa sull’amianto allo stabilimento Barilla (11/10/2008) – e scopri che questi “im-prenditori” invece di bonificare il micidiale asbesto spendono milioni di euro solo per la pubblicità. Lannes perché ti ostini ad affrontare i potenti e a farli tremare? Prima la telefonata di un poliziotto del commissariato di Melfi che ti prega di soprassedere perché il nuovo direttore dello stabilimento gli ha detto espressamente che ad ottobre smantelleranno l’amianto. L’anno scorso ben 5 parlamentari a tale proposito hanno presentato un’interrogazione sulla base del tuo lavoro. Ora ne hanno depositata un’altra. Eppure il governo Berlusconi non ha risposto ancora alla prima. Adesso uno studio legale di grido ti intima di cancellare la notizia supportata da dati oggettivi e riscontri inoppugnabili, si tratta  degli stessi personaggi che in un recente passato avevano chiesto al quotidiano di proprietà Fiat di neutralizzare il tuo lavoro e tenerti in panchina. Insomma: dacci un taglio e prenditi una vacanza sabbatica. Forse quello che tu chiami il “belpaese” sulle orme del tuo maestro Cederna, non ti merita. Messaggio per i rari cronisti che sopravvivono in Italia: non disturbate il potente di turno. Quanto ai consumatori: comprate solo prodotti Barilla. Viva il made Italy con i soldi dei soci svizzeri specializzati in vendita di armi e ordigni bellici, già da tempi dei nazisti.