sabato 14 agosto 2010

Druogno: boicottata la Resistenza?

resistenza.jpg
La Regione patrocina, tramite il Comitato preposto, una serie di eventi teatrali con tematica la Resistenza, "Voci dei luoghi", una di queste date cade a Druogno in Val Vigezzo, sopra Domodossola in provincia di Verbania. Essendo io in vacanza nel verbano-cusio-ossola per conoscere ed approfondire le realtà sociali e territoriali più lontane della Regione Piemonte, chiamo l'Ufficio preposto della Regione per segnalare la mia presenza: mi rispondono che è stata confermata la mia presenza al sindaco, Geom. Giovanni Francini.
Quindi giovedì 12 alle ore 20.45 mi presento nella piazza della Chiesa: il tempo è stato inclemente, ha piovuto tutto il giorno e minaccia ancora pioggia, per fortuna è stato concesso in alternativa un locale al chiuso. Il pubblico è scarsissimo, in tutto una 20ina di persone e sappiamo subito dagli organizzatori che...le locandine stampate con i soldi della Regione non sono state affisse nè nel comune di Druogno nè tanto meno nella valle. Il sindaco si è defilato e ha delegato il vice-sindaco, tal Marco Zanoletti, che si farà attendere tutta la sera invano. Il gruppo teatrale Tekhnè insieme agli organizzatori del Comitato per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana decidono di iniziare senza rappresentanti locali alle 9.20. Apro io come rappresentante della Regione Piemonte facendo un intervento morigerato e istituzionale anche se mi ribolle il sangue pensando di essere di fronte ad un vero e proprio caso di boicottaggio che non tarderò di riferire in Regione.
nb Il Geom. Francini è stato eletto sindaco di Druogno nel 2007 a capo di una lista civica (civetta del PDL) Funghi!! (Druogno è famosa anche per i funghi) - il che potrebbe denotare già la "creatività" della stessa - con un mezzo plebiscito (72%), consensi addirittura aumentati alle recenti regionali dove l'80% ha votato per Cota (il M5S ha preso 9 voti, circa il 2%).
Se facciamo il paio con una proposta di legge presentata in Regione da diversi consiglieri del PDL (tra cui Botta, Costa, Toselli, Comba e Vignale) per eliminare la parola Resistenza dal Comitato, il tentativo del governo Berlusconi di equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani, il disertare da parte degli esponenti di spicco della Lega Nord le feste nazionali della liberazione e della Repubblica, si può dire che la misura è quasi colma.
Anche perchè, porco cane, la Resistenza è stato il parto sofferto della disperazione di un paese dilaniato, una guerra civile in cui metà nazione, stremata dalla guerra mondiale, si rivoltò contro l'altra metà che non riuscì ad abbandonare una dittatura già morta, dittatura che mantenne il consenso grazie alla violenza e alla manipolazione e censura dell'informazione di radio e giornali (vi ricorda qualcosa?).
Una dittatura non è mai, per me almeno, nè di destra nè di sinistra, o se volete, che siano di sinistra (Stalin, Pol Pot, Mao Tse Tung) o di destra (Hitler, Mussolini, Pinochet) non fa molta differenza per chi le subisce. La violenza, la restrizione se non l'annullamento delle libertà personali, del dissenso, della diversità sono di destra o di sinistra, o dovrebbero forse essere concetti alieni da una sana politica che serva a far prosperare un popolo?
Ma vorrei dire altro: la Resistenza non è stata appannaggio dei soli comunisti e dei socialisti, vi erano le brigate cattoliche foriere della dc, i liberali, le brigate Giustizia e Libertà del partito d'azione, gli anarchici. E sarebbe follia pensare ad una sana sinistra o destra che ripudiasse il ricordo di una lotta contro una tirannide.
E ancora: il fascismo fu davvero di destra? E cosa vuol dire "destra" o "sinistra" in senso assoluto ed in senso soggettivo? Lo stato fascista cercò economicamente di costruire la "terza via" tra capitalismo-liberismo e collettivismo-comunismo, prima con lo Stato Corporativo (creando sindacati obbligatori ma impedendo i diritti sindacali di scioperi e serrate! per il superiore bene della nazione) poi con la socializzazione delle imprese, con la quale la proprietà dei mezzi di produzione sarebbe dovuta passare dai proprietari capitalisti ai lavoratori, eliminando di fatto la figura del dipendente: tale riforma osteggiata ovviamente dalle lobby economiche, la Chiesa, la massoneria non divenne strutturale per la fine del Regime. All'interno della riforma si prevedeva la ripartizione degli utili secondo meritocrazia su decisione collegiale di tutti i lavoratori-proprietari. Lo stesso Benito era socialista in origine (come le origini del nazionalsocialismo in Germania) e si definiva un rivoluzionario sindacal-socialista: « I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero "di sinistra"; le nostre istituzioni sono conseguenza diretta dei nostri programmi; il nostro ideale è lo Stato del Lavoro. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta, per la vita e per la morte, contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo. Se questo è vero, rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è un assurdo. Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta, viene da destra. A noi non interessa quindi nulla di avere alleata, contro la minaccia del pericolo rosso, la borghesia capitalista: anche nella migliore delle ipotesi non sarebbe che un'alleata infida, che tenterebbe di farci servire i suoi scopi, come ha già fatto più di una volta con un certo successo. Sprecare parole per essa è perfettamente superfluo. Anzi, è dannoso, in quanto ci fa confondere, dagli autentici rivoluzionari di qualsiasi tinta, con gli uomini della reazione di cui usiamo talvolta il linguaggio »(Benito Mussolini, Milano, 22 aprile 1945)
E ancora: molti si dichiarano antifascisti e mai anticomunisti, dimenticando gli orrori e le barbarie provocate dall'applicazione dell'ideologia comunista. Bene, io sono contro tutte le dittature e le guerre, per il bene comune contro gli interessi private delle lobby, del potere clericale, dei massoni, dei politici burattinati, per la meritocrazia, una proprietà privata da calmierare perchè l'accumulo diventa potere, le libertà tra cui quella d'impresa. E se D'Alema, Bersani e la Bresso si definiscono antifascisti per me non significa nulla. Loro non sono per la libertà e la piena realizzazione dei cittadini ed il loro benessere ed in questi anni con la loro connivenza hanno permesso di costruire un Regime strisciante, mascherato da carrozzone di intrattenimento, per cui siamo sotto attacco - lo vediamo con la precarizzazione che procede sostenuta delle nostre vite - ed il nemico ce l'abbiamo in casa come nel Ventennio, solo che non usa le armi nè porta divisa ma usa la carta visa (giusto per citare la bellissima canzone di Daniele Silvestri); così in fondo focolai di guerra civile non sono mai stati sopiti del tutto, ringalluzzitii da chi si ostina a non volere vedere o a non volere sapere.
Tutto questo sfogo per dire che non tollero più queste prese di posizioni becere ed ignoranti in cui i politicanti, un po' vittime ed un po' carnefici inconsapevoli del Sistema, si trastullano. Bisogna svelare l'inganno della delega a governarci (non già amministrare) e far seguire alla coscienza l'azione: ovvero la partecipazione su ogni scelta che ci riguardi, dal locale al nazionale e la coerenza con i nostri stili di vita, vivendo la sostenibilità e il necessario boicottaggio dei poteri forti (banche, assicurazioni, GDO, multinazionali) come un gioco in cui dimostrare la nostra creatività e spirito di adattamento.
Il moVimento 5 stelle è sulla buona strada, ma bisogna dargli braccia e gambe con cui costruire un cammino difficile, unendo la libertà di informazione e la capillarità della Rete ai modelli movimentisti che da Porto Alegre alla Valsusa stan dimostrando che la partecipazione porta a scelte di buon senso, risparmio e tutela delle risorse, benessere, creazione di legami, la delega porta arrivismo, solitudine, sperpero, precarietà, devastazione e morte.