giovedì 29 luglio 2010

Bambini a perdere

di Gianni Lannes
Fotografia italiana: 1.800 minori scomparsi nel nulla, 2 milioni di bimbi in stato di povertà, 500 mila costretti a lavorare, 50 mila obbligati a mendicare in un Paese dove si sprecano 1,5 tonnellate di cibo. Sopravvivono senza genitori, accompagnati da adulti che li hanno costretti a chiedere l’elemosina ai semafori. «In Italia spariscono mediamente ogni anno 1.800 minori, d’età compresa fra i 6 e i 14 anni»: rivelano le cifre ufficiali ma inedite del ministero dell’Interno. Non si ritrovano più e si ignora la loro fine. Gli inquirenti ipotizzano la riduzione in schiavitù e la tratta degli organi umani. Diamo altri numeri. “2 milioni di bambini sono in stato di povertà e 500 mila – fra i 10 e i 14 anni d’età – sono costretti a lavorare”. E ancora: “è in esponenziale diffusione il mercato della pedo-pornografia online e toccherebbero quota 1 milione i bambini e le bambine testimoni di abusi e maltrattamenti ai danni soprattutto di fratelli e madri”. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” realizzato da “Save the Children”. I bambini, in relazione alle altre fasce d’età (giovani e anziani), presentano l’incidenza più alta di povertà, pari al 17 per cento della popolazione infantile. Sul totale dei minori poveri 2 terzi vive nel Sud Italia dove è povero un bambino su 3, con la Sicilia a detenere il triste primato (il 41 per cento di bambini poveri). E dire che nello Stivale si sprecano annualmente 1,5 tonnellate di cibo, per un valore di 4 miliardi di euro: metà di quanto destiniamo agli aiuti internazionali. L’accattonaggio ha investito l’Europa e registra ora un notevole incremento nella Penisola, riconducibile ai flussi incontrollati di immigrazione clandestina. Il fenomeno coinvolge quasi sempre bambini stranieri appartenenti per la maggior parte alle comunità di nomadi Rom di origine slava. Seguono in misura minore, ma in forte crescita, quelli giunti da Romania, Marocco, Albania, Paesi dell’ex Urss. A differenza dei bambini Rom, per i quali questo sistema è parte integrante della propria cultura e metodo per contribuire al sostentamento della famiglia, i minori provenienti dall’Europa dell’Est sono pedine in mano alle organizzazioni criminali. L’impiego redditizio dei bambini in attività di accattonaggio rappresenta un forte incentivo per la tratta dei minori che è la peggior forma di riduzione in schiavitù. Secondo il VI Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, “i percorsi della tratta, sono principalmente due: quello gestito dalla malavita ucraina, le cui vittime passando per il confine con la Slovenia, arrivano da Ucraina, Russia, Moldavia, Bulgaria e Paesi Baltici; quello gestito dalla mafia albanese, le cui vittime partono dall’Albania e dai Paesi dell’Est per approdare nei porti di Bari e Brindisi”. In Italia sono almeno 50 mila i bambini fra i 2 e i 12 anni, costretti a mendicare. Solo nel Lazio, sono più di 8 mila i pargoli che chiedono l’elemosina per strada e che riescono a raccogliere, in una grande città, fino a 100 euro al giorno. Lo sfruttamento dei piccoli mendicanti si manifesta in maniera più consistente a Napoli, dove negli ultimi due decenni, a causa dei conflitti che hanno devastato i Balcani, è divenuta allarmante la presenza di bambini romeni provenienti dalla Romania orientale, Moldavia e soprattutto dalla città di Calarasi, situata al confine con la Bulgaria.