mercoledì 26 maggio 2010

Riflessioni sull’inganno


 

La possibilità di ingannare esiste, perché esiste la possibilità di essere ingannati: la fallibilità e la debolezza cognitiva di ciascuno di noi, la fiducia che riponiamo nei principi comunicativi, sono il presupposto dell’inganno. La società in cui viviamo non è fondata su delle verità ma su una serie di menzogne più o meno complesse che si reggono su "credenze", intendendo per credenza un’attitudine mentale di accettazione o assenso di una asserzione, senza la completa conoscenza intellettuale richiesta per garantire la sua verità.
Da una prima distinzione tra lo scopo di far credere il falso e lo scopo di non far sapere il vero, per ora ho dedotto almeno sei strategie d’inganno: omissione, occultamento, falsificazione, falsa conferma, negazione, mascheramento; ma le forme in cui esso si esplica, sono molte di più, quali ad esempio: la finzione, la produzione di oggetti falsi, la falsa notizia, le cosiddette "credenze collettive non verificate", la menzogna, il bluff.
Ciò che caratterizza l’inganno come tale è l’intenzione, la consapevole volontà di trarre in errore. È l’intenzionalità l’elemento distintivo dell’agire umano. L’intenzione, e quindi la finalità dell’inganno, non devono essere esplicitati se si vuole che l’inganno abbia successo.
Vi sono, però, casi in cui si esplicita intenzionalmente lo scopo di ingannare: nell’arte, nella letteratura, nell’ironia, nella metafora, nella recitazione, nella ‘magia’, nella cortesia, nello scherzare. In tutti questi casi è proprio l’esplicitazione dello scopo (spesso tramite segnali), a permettere la riuscita dell’interazione comunicativa: si potrebbe dunque parlare della capacità del destinatario di cogliere i segnali che esplicitano l’intenzione di dare informazioni non vere.
Ma, se l”inganno è presente in tutti i fenomeni comunicativi umani, lo è soprattutto nella comunicazione su larga scala dei mass media.
A proposito dell’informazione giornalistica, si parlerà di "informazioni manipolate " in tutti quei casi in cui l’informazione falsa, incompleta o fuorviante, ha lo scopo di falsificare il vero e diffondere il falso. Le forme di informazioni manipolate, possono essere dovute alle pratiche produttive e ai criteri di ‘notiziabilità’ applicati dai giornalisti agli avvenimenti.
Quale ruolo hanno i media nel determinare – a seguito della loro selezione delle notizie- le priorità dei temi per la consapevolezza del pubblico ?
E quali dovrebbero essere i criteri interpretativi e valutativi da esso applicati alla realtà sociale?
E’ il giornalista una persona consapevole che ricerca la verità con giudizio critico sulla realtà?
                               

Comunque, l’inganno, qualunque inganno, ha successo solo nella misura in cui riesce ad afferrare l’attenzione delle persone e coinvolgere nell’azione ingannatrice il loro sentire. Ogni volta che rimaniamo appiccicati a un sentimento negativo o ci leghiamo a una condizione negativa, c’è in noi una convinzione che ci induce a produrre tali situazioni, e per uscirne dobbiamo "mutare" le nostre convinzioni o credenze.
E, mi chiedo ancora: se per vivere si intende la manifestazione dello Spirito nell’Universo fisico del volere e del determinismo di noi, Esseri spirituali, la maggior parte delle persone, sta sognando di vivere, convinta di vivere, o no ?.