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sabato 29 maggio 2010

Andavo alle elementari e non ho mai manifestato per Saccucci


Marco Travaglio replica alle accuse di Graziano Milia, dopo l'articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano mercoledì 26 maggio.

L’altro giorno, sulla prima pagina del Fatto, mi sono occupato del presidente Pd della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, ricandidato a quella carica da tutto il centrosinistra nonostante la recente condanna in appello a 1 anno e 4 mesi per abuso d’ufficio nell’ambito di un mega-scandalo di licenze edilizie facili, sanatorie indebite e autorizzazioni paesaggistiche fuorilegge perpetrate tra il 1999 e il 2003. Il signor Milia mi ha così graziosamente replicato sulla sua pagina Facebook e la sua replica è stata ripresa da un giornale vicino al Pd e da vari siti internet e organi di stampa locale: “Non accetto critiche da un ex militante dell' Msi. Il valore dell'antifascismo per me è discriminante. Travaglio faceva parte della falange pura e dura (come oggi) contro gli Ebrei... Se ha cambiato idea mi fa piacere... anche se non dimentico quando manifestò contro l'arresto di Saccucci, deputato dell' Msi accusato di aver ucciso un giovane comunista a Sezze Romano… Io non me ne strafotto se uno difendeva Saccucci, ex parlamentare Msi che uccise un mio compagno di partito… Dice bugie? Sì! L’unica motivazione che oggi si conosce sulla mia vicenda mi assolve, aspettiamo le motivazioni della seconda. Ergo il fascista Travaglio parla senza cognizione di causa. Possiamo chiamarlo a confrontarsi con me, ma chi paga il cachet delle sue esibizioni? Poi non vorrei che facesse come Grillo che firmò una petizione a favore dello scempio dell’Anfiteatro romano di Cagliari”.

Andiamo con ordine.

1) Se anche fosse vero che sono un fascista, missino, falangista e tutto il resto, o un “ex” di tutte queste robacce, il signor (si fa per dire) Milia rimarrebbe un condannato in appello per abuso d’ufficio a 1 anno e 4 mesi e, siccome si ricandida alla presidenza della Provincia di Cagliari, l’argomento del contendere non è il mio presunto passato, ma la sua condanna in appello.
2) Non ho mai militato nell’Msi, né l’ho mai votato, anzi l’ho sempre aborrito, essendo sempre stato un antifascista convinto.
3) Non ho mai fatto parte di falangi, né dure e pure, né molli e impure, né tantomeno contro gli Ebrei, essendo fra l’altro notoriamente un amico dello Stato di Israele.
4) Non ho “cambiato idea” perché, per mia fortuna, non ho mai dovuto pentirmi delle mie idee, diversamente dal signor Milia che milita in un partito che ha dovuto abiurare al proprio passato e cambiare quattro o cinque nomi.
5) Non vedo come questo signore possa “non dimenticare” che io avrei “manifestato contro l’arresto di Saccucci accusato di aver ucciso un giovane comunista a Sezze Romano”, visto che io non ho mai manifestato contro l’arresto di Saccucci, anche perché all’epoca di quel fatto di sangue (28 maggio 1976) avevo 11 anni, abitavo a Torino e frequentavo la quinta elementare.
6) In questa storia c’è soltanto una persona che “dice bugie” e “parla senza cognizione di causa”. E questa persona è il signor (si fa per dire) Milia.
7) Non so a quali mie “esibizioni” e a quali “cachet” si riferisca questo tizio. Se parla del mio lavoro di giornalista free lance, è retribuito dai giornali per cui scrivo; se parla dello spettacolo teatrale di impegno civile Promemoria, in cui racconto da tre anni la storia della Seconda Repubblica, è tutto molto semplice: chi vuole viene a vederlo e paga il biglietto; se parla delle conferenze che tengo in giro per l’Italia, le faccio gratis, mai chiesto un “cachet” in vita mia. L’anno scorso, ad assistere a Promemoria all’anfiteatro romano di Cagliari, vennero 1500 persone (ricordo, incidentalmente, che mi pronunciai in pubblico contro quello che lui definisce “lo scempio dell’anfiteatro romano”); quest’estate, quando tornerò a Cagliari per chi non riuscì a entrare un anno fa, avrò un promemoria in più da raccontare. Così i cagliaritani distratti sapranno chi è il presidente della loro Provincia e chi è il soggetto che il Pd ricandida per quella poltrona.

Da il Fatto Quotidiano del 29 maggio