venerdì 16 aprile 2010

Previsto aumento del prezzo di petrolio e crollo della produzione nel 2015


Mentre il mondo recupera dalla recessione, l’unica industria che non ha risentito della crisi è quella del petrolio. Il motivo è semplice: le rinnovabili sono state rallentate per troppo tempo e oggi che ce ne sarebbe il bisogno, siamo ancora troppo dipendenti dall’oro nero. Siamo arrivati al punto che oggi c’è più bisogno di petrolio che in ogni altro anno precedente nella storia.

L’International Energy Agency ha rilasciato le sue previsioni per quest’anno, e ha notato che la domanda di petrolio ha raggiunto l’enorme cifra di 86,6 milioni di barili al giorno, che fanno +2% rispetto allo scorso anno, e 100.000 barili in più al giorno rispetto al precedente record stabilito nel 2007.

Questa non è, come potete immaginare, una buona cosa. L’aumento della domanda, indovinate cosa porterà? E’ ovvio: l’aumento dei prezzi! E la relazione prende in considerazione questo:

i prezzi del petrolio potrebbero soffocare la crescita economica mondiale, se sono autorizzati a salire troppo. In definitiva, le cose potrebbero funzionare in modo disordinato per i produttori se 80-100 dollari al barile fossero semplicemente rivisti con il ritorno ai 60-80 dollari, fermando la crescita economica, spingendo al contempo verso i prodotti non petroliferi e le forniture di investimento non-OPEC

si legge nel rapporto della IEA. A confermare questo dato preoccupante ci si mette anche l’esercito degli Stati Uniti con una sua relazione indipendente, che se possibile, è ancora più allarmante. Ecco un frammento riportato dal Guardian:

L’esercito americano ha avvertito che le capacità produttive petrolifere in eccesso potrebbero scomparire entro due anni e ci potrebbero essere gravi carenze entro il 2015 con un notevole impatto economico e politico [...] il costo del greggio si prevede che presto supererà i 100 dollari al barile. Entro il 2012, la capacità di produzione di petrolio in eccesso potrebbe scomparire del tutto, e già nel 2015 il deficit della produzione potrebbe raggiungere quasi 10 milioni di barili al giorno

dice il rapporto, che ha una prefazione di un alto comandante, il generale James N. Mattis. Ma non finisce qui:

Sebbene sia difficile prevedere con precisione quali effetti economici, politici e strategici può produrre una carenza, sicuramente ridurrebbe le prospettive di crescita nei Paesi in via di sviluppo e anche in quelli sviluppati. Un tale rallentamento economico, esacerbando le altre tensioni irrisolte, spingerebbe gli Stati fragili verso un’ulteriore dissoluzione, e forse avere gravi ripercussioni economiche sulla Cina e sull’India.

Eppure, non si sa come mai (ma forse lo sappiamo benissimo), molti Paesi, Italia in testa, continuano ad investire nel petrolio. Ma come faranno quando dai rubinetti non ne uscirà più nemmeno una goccia?

Fonte: [Treehugger]