venerdì 9 aprile 2010

“L’Italia è un Paese da ribaltare”

Giovanni Favia è una delle rivelazioni delle elezioni regionali, strappando il 7% dei voti con la lista di Beppe Grillo nella “rossa” Emilia Romagna.




Chi è Giovanni Favia?

Tre anni fa sono entrato in un bar di Bologna ed ho conosciuto un gruppo di ragazzi che volevano scrivere proposte di iniziative popolari, progetti concreti da presentare all’amministrazione comunale. Mi sono appassionato subito, da tempo avevo in mente di entrare in politica ma non volevo farlo attraverso i soliti partiti.

Come si è avvicinato a Grillo?

Da piccolo guardavo sempre gli spettacoli di Beppe Grillo, mi piacevano i suoi interventi in tema di economia, ambiente, mi piaceva l’idea di fare un salto verso il futuro in questa società immobile e quindi il Meetup di Beppe Grillo è stato un’occasione per fare politica attiva.

A Bologna ha raggiunto il 10% dei consensi, il 7% a livello regionale. Si aspettava questo risultato?

Il 7% me lo aspettavo, mi hanno sorpreso invece le diecimila preferenze su Bologna, nonostante il mio nome fosse già scritto sulla scheda: diecimila persone hanno riscritto il mio nome e tutto questo senza avere un comitato elettorale, senza fare chiamate a destra o sinistra, solo usando la rete. Diecimila preferenze sono tante, numeri da big della politica nazionale.

Un partito ad “iniziativa popolare” come si finanzia?

Abbiamo organizzato la campagna con 6500 euro.

Cosa risponde a chi dice che il Movimento 5 stelle ha tolto voti alla sinistra e che quindi alla fine fate solo il gioco di Berlusconi?

Rispondo che sono pessimi analisti politici. In Piemonte le persone che hanno votato il nostro candidato Davide Bono non avrebbero mai votato la Bresso. Piuttosto è la sinistra ad essere il peggior nemico di se stessa. Si chiedano perché hanno perso duecentomila voti.

E a chi dice “anche loro una volta che saranno sulla poltrona diventeranno come tutti gli altri”?

Domanda giusta. Tanti partiti come la Lega o i Verdi si sono proposti come il nuovo, come “l’anticasta” ed invece sono diventati la casta. Noi coscienti di questi fallimenti non abbiamo fatto il nuovo usando il vecchio, cioè creando un partito. Abbiamo superato la forma partito perché è quello che crea i problemi.

Basta avere la stellina di Grillo per essere diversi dagli altri?

No, e infatti consapevoli di questo ci siamo messi delle regole per evitare di diventare come la casta. Per prima cosa ci impegniamo a fare politica al massimo per dieci anni poi si va a casa.

Come consigliere regionale, però, prenderà più di diecimila euro al mese come tutti gli altri della casta.

Abbiamo pensato anche a questo. A me bastano 1400 euro per le spese, il resto lo reinvestiamo nelle attività sul territorio. Non faremo entrare i soldi nella politica, infatti abbiamo rinunciato ai rimborsi elettorali: sarebbero centinaia di migliaia di euro che ci farebbero certo comodo, ma rispettiamo la volontà popolare che nel 1993 si è espressa per abolire i finanziamenti pubblici ai partiti. Ho firmato una lettera di dimissioni in bianco, se diventerò una mela marcia, la base ha la mia lettera e mi manderà a casa.

Grillo vi fornisce la popolarità, ma nel concreto quale sarà la sua prima battaglia per la Regione Emilia Romagna?

Picchieremo duro sulla trasparenza, quella vera però. Tutti usano questa parola, però intanto nessuna regione rende pubblici gli atti di spesa, quelli firmati dai dirigenti. Noi vogliamo metterli online per far capire alla gente come girano i soldi, rimborsi, le consulenze etc.

Quanto incide Grillo nelle vostre decisioni?

Grillo non è un segretario di partito. Noi siamo forze locali indipendenti, ci coordiniamo senza direttivi, non ci sono tessere di partito da pagare, basta registrarsi sul nostro sito. Grillo ci fa da cassa di risonanza e controlla se siamo incensurati, se facciamo al massimo due mandati, se non siamo iscritti ad altri partiti. Per il resto siamo autonomi, siamo un movimento dal basso: l’Italia la cambiano i cittadini non Grillo.

Il programma elettorale è piuttosto ambizioso. Si parla di telelavoro, energie rinnovabili, di attacco ai poteri forti. Molti vi accusano di essere presuntuosi politicamente parlando.

C’è bisogno di ribaltare questo Paese, di fare cambiamenti veri, non c’è bisogno di piccole riforme che si distinguono solo minimamente l’una dall’altra, questo Paese se ne sta andando!!

Dopo questo risultato delle regionali, pensate quindi di presentarvi anche alle prossime politiche?

Lavoreremo in rete per presentarci anche al Senato e alla Camera.

Federico Bastiani