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mercoledì 24 marzo 2010

Pubblicità ingannevole, multate Telecom Italia e L'Oreal


Sloreal_adv.jpganzione da 30mila Euro per Telecom Italia e da 270mila per l’azienda di cosmetici l'Oreal. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, su denuncia mossa da Fastweb, ha analizzato i due spot “Alice casa Internet” andati in onda il 15 giugno del 2009, uno di 15 secondi su Italia1 alle 20.30 e l’altro di 20 su SkySport alle 23. Dall’indagine istruttoria condotta dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si notava come i due messaggi promozionali avrebbero “potuto indurre in errore il consumatore medio riguardo alle caratteristiche e alle complessive condizioni economiche di fruizione dell’offerta pubblicizzata, attraverso affermazioni ingannevoli e omissive, con particolare riferimento alle indicazioni relative all’effettivo costo mensile del servizio successivamente ai primi quattro mesi, nonché alla presenza di costi aggiuntivi per l’attivazione del servizio e per l’esercizio del diritto di recesso entro un anno dalla conclusione del contratto”. La penale per il recesso nei primi dodici mesi, infatti, era di 40 Euro, ma tale informazione veniva omessa, perciò Telecom Italia è stata multata per 30mila Euro. La sanzione, però, è sembrata a molti non abbastanza elevata per una promozione che ha portato tra migliaia di nuovi abbonati tra giugno e luglio del 2009. Piuttosto alta, invece, la multa di 270mila Euro per L’Oreal. L’azienda si è resa colpevole di pubblicità ingannevole per alcuni prodotti antiruga e anticellulite, promossi a mezzo stampa, televisione e Internet. LiftActiv Retinol HA Vichy, Vital Restore Garnier, Cellu-metric Vichy, Ultralift Garnier e Rimodel Collagene l’Oreal promettevano effetti impossibili, come sottolineato da Carlo Rienzi, presidente Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. “I messaggi pubblicitari che caratterizzano il settore della bellezza sono sempre più estremi – spiega Rienzi – il principio ribadito dall’Antitrust è importante, anche se il valore delle sanzioni appare irrisorio rispetto ai benefici economici per le aziende derivanti da tali pubblicità. Le donne che, credendo ai messaggi pubblicitari, hanno speso soldi per l'acquisto delle creme oggetto di multa, possono chiedere di essere risarcite, in relazione agli effetti promessi e non ottenuti. Addirittura sarebbe possibile avviare una class action da parte di sole donne contro i produttori di creme, unguenti e cosmetici vari, quando le promesse contenute nei messaggi pubblicitari e nelle etichette dei prodotti non vengono mantenute. Class action finalizzata ad ottenere non solo il rimborso di quanto pagato, ma anche il risarcimento per il danno da illusione”.