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lunedì 19 marzo 2018

Robot e Artigianato

Dal Web
di Alessandro Cacciato

Capita sempre più spesso di vedere realizzate delle idee che avevamo deciso di non approfondire poiché ritenute estreme o estremamente inutili. Nel panorama delle professioni, ad esempio, investire sull’artigianato artistico non risulta appetibile: la sensazione è quella di un settore non remunerativo o di un’attività di nicchia da svolgere nel tempo libero. Ma se la quarta rivoluzione industriale – quella attualmente in corso – riesce a mettere in moto azioni inedite, perché non interessarsi a qualche settore sottovalutato?
Il Sud protagonista
Un territorio candidato a questo tipo di sperimentazione è il sud Italia. Nel corso dei millenni questa parte della penisola ha subito la dominazione di numerosi popoli che hanno lasciato una ricca scia di diversità unica al mondo. Basti pensare che la Sicilia – ad esempio – con i suoi 7 patrimoni UNESCO racchiude nei propri confini il 13% dei siti Italiani dichiarati patrimonio dell’umanità, ed in tutto il suo territorio è possibile scegliere tra una vastità infinita di prodotti che vanno dall’enogastronomia all’artigianato, trovando anche nei piccoli centri delle tipicità uniche.
2020: il 70% della popolazione mondiale sarà connessa al web
Fissato questo punto inserisco nel mio ragionamento un elemento inedito: entro il 2020 il 70% della popolazione mondiale sarà connessa al web – ma non solo – già da oggi è possibile accedere facilmente alle nuove tecnologie che sono e saranno sempre più a basso costo. Un esempio è Arduino ovvero una piattaforma hardware, nata oltre dieci anni fa, composta da una scheda elettronica dotata di un microcontrollore facilmente programmabile. Chiunque di noi, grazie al software libero, potrà svilupparlo entrando a far parte di una fitta comunità che ne condivide gratuitamente i progressi on line. Funziona con lo stesso principio di Wikipedia dove sono gli utenti ad arricchirne lo sviluppo e a segnalare eventuali errori.
Tre ingredienti per passare all’azione
È naturale che siano i giovani i più inclini ad avere a che fare con queste nuove tecnologie ed in tutta Italia si moltiplicano le comunità nei FabLab, ovvero dei luoghi fisici dove i microcontrollori diventano il “cervello” di droni, sistemi di allarme e molto altro, costruiti con l’ausilio di tutor e tutorial. L’utilizzo di questi microcontrollori è talmente semplice che i rudimenti vengono insegnati ai bambini all’interno di iniziative che prendono il nome di CoderDojo.
Siamo dunque in presenza di tre “ingredienti” facilmente disponibili:
  • prodotti artigianali di alta qualità;
  • artigiani dalla professionalità unica – spesso persone anziane;
  • giovani con alta propensione all’utilizzo delle nuove tecnologie.
Che cosa accadrebbe se cominciassimo a miscelare questi ingredienti?
Facilitatori
Un attore candidato a sperimentare tutto questo dovrebbe essere la pubblica amministrazione, se solo cominciasse a facilitare piuttosto che complicare anche le questioni più semplici con la complicità di una burocrazia soffocante. Per avviare percorsi virtuosi per giovani e anziani della propria città un sindaco, ad esempio, piuttosto che chiedere risorse allo Stato – non disponibili nel breve periodo – potrebbe fare qualche cosa di rivoluzionario a partire da subito: ascoltare. Partire dagli anziani che affollano le piazze per conoscere le professioni svolte nel corso di un’intera vita; coinvolgere gli artigiani che hanno tramandato fino ai giorni d’oggi le antiche tradizioni le quali però rischiano di non essere trasferite alle future generazioni semplicemente perché non remunerative.
La centralità degli spazi pubblici
Conosciuti gli anziani bisognerà farli incontrare con quei giovani propensi alle nuove tecnologie. Ma dove? L’attore pubblico è un grande detentore di spazi che spesso non riesce ad utilizzare in mancanza di una visione. I luoghi che sono aperti tutti i giorni, che hanno le utenze operative e che vengono presidiati giornalmente dal personale comunale sono le biblioteche. Presenti in tutto il territorio nazionale, anno dopo anno – tranne rare eccezioni – stanno perdendo il ruolo di centralità nella vita culturale cittadina. Questi luoghi possono divenire il punto d’incontro tra giovani ed anziani per sperimentare l’unione tra artigianato e nuove tecnologie. Queste azioni non avranno solamente una finalità economica ma anche sociale poiché renderà protagonisti due elementi che oggi sono visti come problematica: giovani e anziani. In questa visione diverranno una risorsa immediatamente disponibile.
Un esperimento ben riuscito
Un esperimento l’ho voluto condurre personalmente in provincia di Palermo, in un territorio che presenta diverse problematiche dal punto di vista sociale ed occupazionale. Il protagonista è Francesco, un ragazzo che ha imparato l’utilizzo della scheda Arduino, grazie alla testardaggine di una sua professoressa, e ha voluto sperimentare questa tecnologia all’interno di un istituto industriale, anche se non previsto nel programma di studi del MIUR.
Pupo Siciliano 4.0
Francesco ha creato un Pupo Siciliano parlante. Spendendo poche decine di euro e senza snaturare il prodotto artistico – anch’esso patrimonio UNESCO – ha applicato ad un microcontrollore un sensore di prossimità, uno di temperatura, una memoria ed una piccola cassa audio in modo tale che, all’avvicinarsi di una persona, il pupo consiglierà – in dialetto siciliano – se coprirsi o meno per non ammalarsi. Abbiamo altresì immaginato di promuoverlo presso le comunità italo americane, permettendo la registrazione della voce dei parenti degli emigrati in modo da rendere più affascinante il prodotto. L’esercizio di rendere attraente una tipicità potrebbe essere esteso alle botteghe della ceramica, ferro o tessuti. In questo modo il comparto artigianale potrebbe essere attraversato da un nuovo entusiasmo senza chiedere niente a nessuno, ma coinvolgendo le migliori menti del territorio dove scuola e università potrebbero accelerare l’iniziativa e l’attore pubblico facilitare la chiamata all’azione di quei giovani che affollano la ricca percentuale dei NEET.
Futuro
Il futuro è già arrivato ma sembra che in pochi se ne siano accorti, forse a causa di quella dannata mentalità che ritiene più rassicurante aspettare che qualcuno possa modificare il nostro domani, piuttosto che guardarsi intorno con ritrovata curiosità e fantasia.

L’AUTORE