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martedì 31 ottobre 2017

L'ISOLA DI PLASTICA CHE INFESTA I CARAIBI: LE IMMAGINI SHOCK

Dal Web 
Scritto da Francesca Mancuso
Un paradiso, luoghi da sogno da sempre considerati il simbolo della bellezza. I Caraibi però nascondono un altro volto. Un vero mare di rifiuti circonda le isole caraibiche, come hanno raccontato le immagini scattate dalla fotografa Caroline Power al largo della riserva marina delle Cayos Cochinos.
Queste ultime sono formate da due isole e quattordici isolotti corallini situati a circa 30 km a nord-est di La Ceiba, sulla costa settentrionale dell'Honduras. Le isole fanno parte di una riserva marina protetta. La barriera corallina di cui fanno parte è la seconda per estensione a livello mondiale ed è nota come barriera corallina meso-americana.
Caroline, specializzata in fotografia subacquea, ha dedicato la sua carriera a evidenziare i danni che i rifiuti plastici stanno facendo ai nostri oceani. Così, di recente, ha immortalato l'orrore che si cela al largo delle coste dell'Honduras, tra le isole Roatan e Cayos Cochinos.
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sabato 28 ottobre 2017

La loro isola sta affondando ma continuano a negare i cambiamenti climatici

Dal Web 
L’isola statunitense di Tangier rischia di essere inglobata dalle acque a causa del riscaldamento globale, ma gli abitanti ne negano l’esistenza.
L’innalzamento delle acque rappresenta una minaccia concreta per l’isola che si trova ad appena 4 metri sopra il livello del mare © Debra Martin/Flickr

L’isola di Tangier, nella baia di Chesapeake Bay, in Virginia, è uno dei posti più isolati e suggestivi degli Stati Uniti e si trova ad appena quattro metri di altezza sul livello del mare. Il mare che lambisce l’isola si sta però alzando sempre più. Oltre all’innalzamento del livello delle acque, l’erosione costiera ha subito un’accelerazione, entrambi i fenomeni sono esacerbati dai cambiamenti climatici e rischiano di sommergere completamente l’isola in poco tempo. Nonostante la preoccupante situazione di Tangier sia strettamente legata ai mutamenti del clima causati dall’impatto antropico, i 450 abitanti dell’isola continuano a negare l’esistenza del riscaldamento globale.

Tangier affonda

In poco più di un secolo e mezzo, dal 1850 ad oggi, la superficie dell’isola di Tangier si è ridotta del 67 per cento e gli allagamenti dovuti all’innalzamento del mare sono stati sempre  più frequenti. Gli scienziati ritengono che nel giro di pochi decenni l’isola sarà inghiottita dalle acque, secondo uno studio condotto nel 2015 da una squadra di ingegneri dell’esercito ci vorranno circa cinquanta anni.

Macché cambiamenti climatici, costruiamo un muro

Nonostante l’opinione degli studiosi gli abitanti dell’isola infatti non credono nei cambiamenti climatici e chiedono la costruzione di un muro che possa frenare l’erosione e salvare Tangier. “Gli abitanti chiedono una parete in grado di prevenire l’erosione – ha spiegato il sindaco della città, James Eskridge – non una conferenza su come salvare il mondo con i pannelli solari”.

Ha fallito anche Al Gore

Recentemente una delegazione di attivisti repubblicani, guidati dall’ex deputato repubblicano Bob Inglis, ha visitato l’isola per cercare di convincere, senza fortuna, i residenti che l’isola potrebbe scomparire a causa dell’aumento delle temperature globali. ”Non riusciranno a cambiare la mentalità di questo posto”, ha dichiarato il sindaco. Prima di loro ha fallito anche l’ex vice presidente Al Gore, uno dei più noti divulgatori sul tema dei cambiamenti climatici, che si è recato sull’isola per mettere in guardia gli abitanti. Il sindaco gli ha fatto però notare che il problema non sarebbe l’innalzamento del mare ma l’erosione costiera, a nulla è valsa la risposta di Al Gore che ha sottolineato che i due fenomeni non si escludono l’un l’altro ma sono legati.

Secondo Trump è tutto ok

Il presidente statunitense Donald Trump continua a seguire la linea negazionista, sostiene che i cambiamenti climatici siano un’invenzione dei cinesi, e ha telefonato al sindaco dell’isola per dirgli che non c’è nulla di cui preoccuparsi. “La tua isola è lì da centinaia di anni e credo che esisterà per altre centinaia di anni, mi ha detto”, ha riferito Eskridge.

1/3 degli americani nega i cambiamenti climatici

L’isola di Tangier è il simbolo della crisi climatica mondiale, da un lato ci mostra l’ineluttabilità dei cambiamenti climatici che noi stessi abbiamo provocato, dall’altro il rifiuto di accettare le conseguenze delle nostre azioni e di prendere provvedimenti adeguati. Secondo un sondaggio condotto dall’agenzia di stampa Reuters e dall’azienda di ricerche di mercato Ipsos, oltre un terzo dei cittadini statunitensi, soprattutto i repubblicani, nega che i cambiamenti del clima siano legati all’attività umana. Mentre meno di un terzo degli americani crede che il riscaldamento globale rappresenti una minaccia imminente per gli Stati Uniti.

venerdì 13 ottobre 2017

Roma: l’apicoltura arriva in città

Dal Web

L’associazione si chiama Api Romane e raccoglie un gruppo di apicoltori non professionisti con lo scopo di promuovere l'apicoltura urbana nella città di Roma.

«Il nostro vuole essere un movimento culturale per diffondere i principi di biodiversità, sostenibilità e inclusione sociale – spiegano i promotori - Crediamo che la salvaguardia dei beni comuni della nostra Capitale e lo sviluppo di una sensibilità eco-sociale possano avvenire tramite il mondo dell'apicoltura. Il nostro obiettivo è quello di far diventare l'apicoltura il fulcro di una nuova ecologia urbana, tessendo un network cittadino di apicoltura sostenibile fondata sulla socializzazione, l'inclusione sociale e l'educazione ambientale per sensibilizzare le nuove generazioni. Sull'esempio di altre capitali europee, vogliamo creare oasi per le api e corridoi verdi per salvaguardare la biodiversità della nostra Capitale in collaborazione con varie realtà urbane fra cui orti sociali e associazioni ecologiste valorizzando così spazi verdi pubblici e privati per rendere Roma una città a misura d'ape».
Il progetto sul quale l’associazione sta lavorando attualmente si chiama "Api per il Lago" , nato dalla collaborazione tra Api Romane ed il "Forum territoriale permanente del parco delle Energie" che ha portato all'installazione di un apiario sociale e didattico autogestito.
«Questo progetto vuole essere un simbolo di resistenza alla cementificazione – aggiungono dall’associazione - di salvaguardia della biodiversità dell'area e uno strumento di sensibilizzazione ecologica. Per far ciò abbiamo avviato una progettazione collettiva dell'apiario e del "giardino delle api" tramite tavole rotonde e workshops di autocostruzione a cui stanno partecipando semplici cittadini, attivisti, apicoltori, ingegneri e alcune scuole del quartiere affinché il Lago e il parco attorno diventino effettivamente un bene comune.  Api Romane vuole far sì che iniziative del genere risveglino nella cittadinanza romana tutta il senso civico, la volontà di partecipazione "dal basso", la cultura del verde pubblico e l'importanza della salvaguardia delle api. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna per istituire una tavola rotonda fra apicoltori urbani e tutte quelle realtà cittadine che possono connettersi a questo nuovo modo di fare apicoltura per capire insieme come condividere i propri strumenti in una rete di azione diretta all'ecologia urbana».     

mercoledì 4 ottobre 2017

L’accordo Fincantieri Francia è una sciagura

Dal Web

Nell’accordo fra la Francia e la Fincantieri verranno prodotte navi da crociera e navi da guerra, quale sciagura maggiore ci potrebbe essere? Non abbiamo bisogno né dell’uno né dell’altro ed entrambe queste produzioni sono un male per le persone e l’ambiente.


Il mondo è già saturo di armi e violenza, ne vogliamo aggiungere ancora?  Ci dicono che siamo senza soldi e vogliamo buttarne in queste follie? Non bastava il tragico esempio degli F35, non solo per i soldi sprecati ma anche dal punto di vista occupazionale; i dati reali sull'occupazione attesa sono molto inferiori a quello che affermavano i politici quando hanno proposto questa assurdità. E cosa dicono i sindacati in merito all’accordo della Fincantieri e alle produzioni che ne deriveranno?  A loro va bene tutto, basta che si mettano in tasca lo stipendio da sindacalisti; se poi le produzioni dei lavoratori hanno conseguenze tragiche, al sindacalista non interessa granchè.
Le navi da guerra non ci servono e le navi da crociera sono fra gli elementi più inquinanti di un mare che è già in agonia a causa nostra. Una nave da crociera getta in mare ogni rifiuto possibile e immaginabile, prodotto da migliaia di persone che vivono su queste discariche naviganti. Una nave di questo tipo per essere costruita e per navigare ha bisogno di infinita energia e materiali pregiati.  Questi mostri costano cifre astronomiche sia da un punto di vista energetico per la costruzione, sia per la produzione di tutto quello che ci andrà dentro. Senza navi da crociera vivremmo tranquillamente e anche meglio visto l’inquinamento che producono. Lo abbiamo visto drammaticamente anche con la Costa Concordia semi-affondata sulle coste toscane. Ma così come per Fukushima e altri disastri simili, sembra che all’uomo nella sua profonda stupidità, non basti mai il rischio e il pericolo. Dopo la Costa Concordia ci sarebbe dovuta essere come minimo una moratoria e anche un rifiuto da parte delle persone di andare per mare in questo modo, invece niente di tutto questo; c’è stata una piccola flessione del mercato subito dopo l’evento, ma poi tutto è stato riassorbito e si continuano a costruire questi giganti dello spreco e dell’inquinamento sempre più grandi. Intere città galleggianti che portano la loro rovina anche in mare. Immaginate poi cosa vuol dire per il mare il possibile affondamento di una bomba ecologica del genere.  Si fanno andare questi mostri addirittura dentro ai canali veneziani per fare provare al turista mangiatore di hamburger e patatine, il brivido di toccare San Marco con un dito. Immaginate se un giorno una di queste navi sbaglia manovra e si va a schiantare sulle meraviglie veneziane. Solo questo pericolo dovrebbe allontanare questi mostri varie centinaia di chilometri da Venezia, le sue bellezze e i suoi cittadini. Ma all’idiozia non c’è limite e si continua questa roulette russa.
Costruire navi da crociera e da guerra è inutile, dannoso, inquinante, dispendioso e va assolutamente rifiutato, non sono produzioni dell’orgoglio italico ma caso mai una vergogna italica.
A questo punto si dirà: ma se non si costruiscono più mostri da crociera o da guerra, cosa fanno quei poveri lavoratori? Innanzitutto chiediamoci se per fare lavorare qualcuno dobbiamo per forza produrre danni ai quali si potrà (forse) rimediare solo facendo spendere alla collettività più soldi di quelli che la collettività stessa ha guadagnato con il lavoro ottenuto. Inoltre, ormai è sempre più chiaro che la terra non assorbe tutte le nostre nefandezze perchè qualsiasi cosa fatta contro la natura ci si ritorce contro. Se qualcosa è palesemente dannoso e rischioso per noi e per l’ambiente, non si produce e basta. Possibile che il famoso genio italico non abbia alternative? Con le stesse conoscenze, tecnologie e maestranze si possono realizzare lavori sensati per la pace e la salvaguardia dell’ambiente, questo è il futuro oppure di futuro non ce ne sarà nessuno.
Facciamo solo alcuni esempi di quello che potrebbero realizzare quei cantieri e quei lavoratori: sistemi di efficientamento energetico e di fonti rinnovabili per ogni genere di imbarcazione di piccola e media taglia compresi sistemi di micro idroelettrico applicato anche alle condizioni marine, generatori eolici soprattutto di taglia micro da distribuire dappertutto su di una penisola con migliaia di chilometri di costa e di catene montuose e quindi con ottime performance di ventosità per una miriade di abitazioni da rendere maggiormente autonome a livello energetico, sistemi di efficientamento idrico e di recupero di acqua piovana in un paese a rischio di desertificazione, collettori solari ad aria e acqua calda nel paese del sole, sistemi di micro cogenerazione. Tutto questo generebbe molto più lavoro ed economia che quello che la Fincantieri produrrà di dannoso nei prossimi anni, anche per il semplice motivo che l’Italia in questi settori è un terreno vergine e dalle potenzialità immense, mentre nel settore armi e crociere purtroppo c’è grande concorrenza. Di esempi che hanno seguito strade virtuose e intelligenti ce ne sono molti, basti pensare alla  Danimarca che sull’eolico ha puntato moltissimo e si ritrova paese leader al mondo di questa tecnologia. La sola ditta danese Vestas occupa oltre ventunomila persone, più di tutta la Fincantieri, tanto per parlare di occupazione su lavori sensati e utili.
Il paese del sole quando inizierà a utilizzare le sue eccezionali risorse e capacità, salvaguardando ambiente e persone?