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mercoledì 27 settembre 2017

La staffetta

Dal Web

La giovane donna in foto è Viola, 16 anni, e sta tornando a casa dopo essere stata a scuola. L’ho fotografata mentre arrivava dove abita, e coglierla è stato abbastanza difficile anche se viviamo insieme. Sono suo padre. 
Viola ha scelto quest’anno, in totale autonomia dai genitori, di andare a scuola in bici: lei e la sua amica Gaia hanno deciso che invece d’inzepparsi nel 64 (il famoso autobus che a Roma porta da Termini a santoPietro,) o nelle altre alternative che mi dicono sempre e non ricordo mai, adesso tagliano corto e da qualche giorno vanno a scuola in bici Pare che ci siano anche motivazioni etiche e movimentiste ma non saprei dire, non sarei ufficialmente informato se non di terza o quarta mano. Comunque arrivano in tempo e senza affanno, dicono.
Nel caso di specie mi fa piacere che Marchesana, la bici dedicata a Viola e che è sorella della bici di sua sorella Greta (Tonnarella, la storia si trova qui) dopo qualche anno dalla sua composizione per mano mia finalmente abbia preso vita. Paradossalmente nello stesso periodo, quasi gli stessi giorni, in cui per la prima volta Greta andò su Tonnarella.
Si tratta della bici davvero sorella di quella di Greta, trovata anch’essa semidiroccata in Sicilia, vicino alla nostra casa di famiglia, ma in direzione opposta; vicine ma opposte, siciliane di abbandono ma lombarde di costruzione, in ogni caso parenti strettissime e tuttavia diverse. Roba di anni fa, anni.
[Bene – Stacco – Pausa]
E adesso Viola va a scuola in bici. Nei primi anni del 2000 ho cominciato ad attivarmi perché la mia generazione e quelle successive potessero muoversi in bici senza essere cretinamente uccise dall’insana motorizzazione italiana.
Non è ancora così ma la generazione dopo, vedo, si sta attivando, e credo che sia anche grazie all’esempio di parte di quella precedente; ma in realtà non m’importa.
Probabilmente è il classico caso delle buone idee che hanno le gambe lunghe: si vedrà.

mercoledì 20 settembre 2017

La paura del cambiamento spesso è una tigre di carta

Dal Web

Siamo in un periodo in cui, almeno nelle società del primo mondo, non c'è mai stata così tanta ricchezza, tanta opulenza e spreco a tutti i livelli; malgrado ciò, quando si tratta di pensare a cambiamenti in meglio per la propria esistenza, spesso le persone frappongono fra sé e questi cambiamenti mille paure, problematiche e difficoltà.

Se fanno un lavoro che odiano, noioso o che non dà loro nulla oltre i soldi,  dicono che non ci sono alternative e inoltre, in tempi di crisi, meglio non fare colpi di testa. Eppure ci sono persone che hanno cambiato il loro lavoro, sono più soddisfatte e realizzate e non sono morte di fame. Magari guadagnano meno, magari non hanno più il famoso posto fisso ma proprio perché hanno affrontato il cambiamento si sentono più salde e si basano maggiormente sulle sicurezze psicologiche che gli possono derivare dall’avercela fatta. Anche perché ogni difficoltà superata ci rende inevitabilmente più forti e consapevoli. Spesso si ritiene che per fare dei cambiamenti si debbano avere a disposizione più o meno grandi quantità di soldi. Ma ci sono persone che hanno fatto cambiamenti senza avere particolari ricchezze o soldi in banca, senza sicurezze, senza paracaduti ma solo con la loro convinzione. E allora in questi casi  si pensa che quelle persone siano chissà quanto forti caratterialmente.  Invece no, sono persone come noi che hanno solo creduto in se stessi un po’ più di noi. Altro argomento/scusa è quello che c’è la famiglia da mantenere ma poi ci sono esempi di chi la famiglia la mantiene lo stesso facendo scelte diverse. Chi addirittura si è licenziato dal posto sicuro, ha iniziato a costruire dei lavori più consoni a quello che voleva fare davvero e contemporaneamente ha deciso di fare dei figli e attualmente né queste persone, né tantomeno i figli sono alla Caritas. Poi c’è la scusa classica, la madre di tutte le scuse: ho il mutuo da pagare. Penso che abbia ucciso più speranze il mutuo da pagare che una qualsiasi epidemia. Il mutuo può rivelarsi la tomba di ogni cambiamento, di fronte a quello finisce tutto, si chiude qualsiasi discorso o possibilità. Ho il sospetto che per molte persone sia una specie di assicurazione a vita per non cambiare mai. Anche perché una volta finito di pagare il mutuo, viste le condizioni da furto che fanno le banche (e che si accettano del tutto consapevolmente), si è così vecchi da riuscire a pianificare al massimo una partita a carte al circolo degli anziani sotto casa. Il mutuo in cambio della vita, non mi sembra un bell’affare.
Questo quadro cela una costante corsa alle (false) sicurezze fatte soprattutto di consumismo che ci  regala vite di stress, di insoddisfazione e ci fa dire che il cambiamento non è possibile, non è attuabile. Ma per molti casi la paura del cambiamento è una tigre di carta, che quando l’hai affrontata e ti accorgi di quello che veramente era, ci rimani anche male.  Ma come, tutta questa paura, tutto questo tempo sprecato e poi era solo un bluff? Ho conosciuto tante persone che avevano soldi, sicurezze di ogni tipo, nessuna difficoltà economica, lamentarsi del loro lavoro e della loro vita e non fare nulla per cambiare, anche se cambiare non determinerebbe nessun particolare contraccolpo dal punto di vista strettamente materiale. Non è quindi necessariamente una questione di soldi o sicurezze materiali, il problema spesso è solo nella nostra testa.
Il bluff, le paure sono in gran parte quelle che crea una società che ci vuole paurosi, incoscienti e possibilmente dormienti anche se facciamo mille cose e soffriamo di insonnia. E’ il perfetto incantesimo in cui ci tengono sedati e ubbidienti, l’importante è che non si decida troppo con la propria testa ma si faccia quello che altri ci dicono che è giusto fare, anche se è contro la nostra libertà interiore, contro le nostre convinzioni, contro la nostra vita. La vittoria completa della società che ci vuole automi, si verifica quando quello che altri hanno deciso che per noi era il meglio, diventa anche quello che pensiamo noi. Ci convinciamo che è giusto fare quello che ci dicono la voce del padrone e la pubblicità. E cerchiamo anche di convincere gli altri e se non fai così sei un estremista, un radicale, un talebano. Al massimo puoi esprimere il tuo essere te stesso comprando il profumo della pubblicità dove si afferma che proprio con quel profumo tu sarei te stesso. Oltre lì  non devi andare, non ti devi spingere, non devi mai pensare di essere veramente te stesso, di decidere secondo i tuoi parametri e non quelli fotocopia di milioni di altre persone. Parametri fotocopia che oltre a farti vivere una vita incolore, stanno portando alla rovina il mondo che abitiamo.
Iniziate a pianificare cambiamenti, di lavoro, di vita ma non per passare ad una ditta che vi fa guadagnare di più, sfruttare gli altri e distruggere l’ambiente. Pianificate il vostro cambiamento per rendere voi e il mondo circostante più sano e saggio e fatelo anche unendovi assieme agli altri perché sarete più forti e potrete affrontare le difficoltà con più possibilità di superarle.


lunedì 11 settembre 2017

Dalle fonti del Po non esce più acqua. Agricoltura in ginocchio, piscine private piene e il Parlamento in vacanza

Dal Web

Situazione drammatica: dalle fonti del Po non esce più acqua. Un fatto sconcertante, accolto nella più assoluta indifferenza. Una condanna che continuiamo a snobbare, ma chissà ancora per quanto potremo permettercelo...

Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
 (Mahatma Gandhi)
Dalle fonti del Po non esce più acqua e il resto del fiume versa in condizioni drammatiche, ci si aspetta quantomeno una rivolta dei leghisti per le sorti del loro sacro fiume e invece sono impegnati a sbraitare contro persone di colore, proprio loro che fra un furto e l’altro, peggio della famigerata Roma ladrona, investivano i soldi del partito in Tanzania. Ma cosa vuoi che gli interessi delle fonti della vita ai partiti, ai politici di professione che si scannano per il potere e arraffano più soldi possibile. E a dimostrazione di ciò, nonostante siamo di fronte ad un ulteriore catastrofe ambientale, il parlamento è ancora in vacanza. 
La Coldiretti ci dice che a causa del prosciugamento del fiume Po, è a rischio un terzo della produzione agricola italiana con danni economici enormi, migliaia di posti di lavoro che potrebbero andare persi e questa è solo la ciliegina sulla torta avvelenata di una estate che ha visto e continua a vedere incendi ovunque e una siccità spaventosa. Altro che vacanze in parlamento, si sarebbero dovute costituire unità di emergenza, coordinare gli interventi, si sarebbero dovuti raddoppiare, triplicare gli sforzi, trovare soluzioni, stare vicino alla popolazioni colpite. E meno male che il presidente del consiglio è stato pure direttore della rivista Nuova Ecologia di Legambiente, a lui il premio Attila dell’ambiente gli spetta di diritto visto anche il suo degno curriculum.
Il paese brucia e i governanti sono a sorseggiare drink sulle spiagge o chissà in quale paradiso esotico fregandosene dell’Italia, del suo ambiente e dei suoi abitanti, così come del resto fanno abitualmente per il resto dell’anno.  Pensano che mica spetta a loro di intervenire o fare qualcosa, ci sono mezzi e strutture apposite, peccato che non sia così e non ci sono né i mezzi , né le strutture apposite e lo dimostra il fatto che siamo stati totalmente impreparati a fronteggiare la situazione sia della siccità, sia degli incendi e proprio per questo motivo il governo in primis sarebbe da licenziare in tronco. Per inciso, importante citare che si trovano miliardi di euro da buttare nella follia criminale degli aerei da guerra F 35 e non ci sono i soldi per aumentare il personale, i mezzi e la flotta di aerei ed elicotteri per salvare boschi, animali e vite umane. Solo questo ennesimo scandalo basterebbe per mandare come minimo in esilio quelli che nel parlamento hanno votato a favore degli F35. Si vogliono rimandare gli immigrati a casa loro? Allora già che ci siamo mandiamo fuori dall’Italia quelli che il paese lo stanno devastando per davvero.
C’è chi si è opposto fra i parlamentari alla chiusura così prolungata del parlamento e in un periodo catastrofico dove urgeva intervenire e gliene va dato atto ma erano purtroppo una minoranza. Nell’immobilismo più totale e incapacità di agireo intervenire nell’emergenza idrica da parte del governo, ovviamente non ci sono provvedimenti efficaci contro gli sprechi.  Se fossimo un paese minimamente serio, nei vari provvedimenti di urgenza, una delle prime cose da fare sarebbe stato il divieto, a maggior ragione in periodi di crisi idrica, degli usi impropri dell’acqua ad esempio come quello delle piscine private. Si pensi alle migliaia di agriturismi o strutture alberghiere che ci sono in Italia e a quanti hanno la piscina, perché si dice che il turista se non ha la piscina, non viene nel nostro paese anche se abbiamo migliaia di chilometri di costa per fare il bagno. Il massimo sono le piscine in riva al mare, genialità assoluta. E mentre tutto intorno muore, non c’è acqua per l’agricoltura e viene razionata anche per le persone, questi signori si fanno il bagnetto nella piscina con il praticello verde regolarmente annaffiato, alla faccia di tutti noi. Se si facesse un calcolo di tutte le piscine in Italia dedicate al solo lusso e a nessun altro scopo se non il turismo, di sicuro avremmo meno difficoltà idriche di quelle che abbiamo attualmente.  Perché il ritornello è sempre lo stesso, anche l’albergatore, l’imprenditore turistico deve campare e per campare lui, ovviamente devono morire altri. Il solito mors tua vita mea.
La scusa solita che “di qualcosa si deve pur campare”  giustificando ogni nefandezza e che è la più stupida e ipocrita illogica, come se campare significasse necessariamente fare delle cose non solo senza senso ma che sono pure contro la collettività.  Si può benissimo campare meglio e tutti facendo cose che non danneggino gli altri e l’ambiente e se non lo si fa è perché non lo si vuole fare, non perchè non si può. Inoltre proprio dal punto di vista occupazionale, con la progressiva desertificazione del paese a causa dei cambiamenti climatici generati dalle attività umane, serviranno tante persone che lavorino nel settore vastissimo del risparmio idrico, della fitodepurazione, del recupero acque piovane, della creazione di invasi artificiali per dare acqua a piante, animali e persone e combattere più efficacemente gli incendi. Imprenditori, volete lavorare? Questi sono i settori di sicuro sviluppo per il futuro. E se proprio si vogliano fare le piscine, si facciano eventualmente bio piscine e si utilizzi esclusivamente acqua piovana. Perderemo qualche turista? Non importa, meglio perdere qualche turista che migliaia di posti di lavoro in agricoltura e rimanere senz’acqua e senza cibo.   Stesso discorso per i campi da golf, da vietare assolutamente l’utilizzo dell’acqua di falda per annaffiarli, li facciano senza erba o aspettino la pioggia, visto che non si capisce perché si devono annaffiare chilometri  di prati inutili ad ogni uso agricolo. Per non parlare poi di tutti i parchi acquatici che sono l’apoteosi della follia idrica. Il paese senz’acqua e questi parchi sprecano grandissime quantità di acqua per fare divertire qualcuno e rendere drammatica la situazione a tante altre persone, animali e piante alle prese con incendi, siccità e difficoltà di ogni tipo.
Non può andare bene sempre qualsiasi cosa solo perché genera profitto, non si possono fare attività che sono contro gli interessi collettivi e contro la natura. L’acqua è un bene prezioso che ci mantiene in vita a tutti, senza piscine, campi da golf e parchi divertimento acquatici viviamo benissimo, senza acqua si muore.

mercoledì 6 settembre 2017

12 miliardi all’anno, ecco il risparmio con mezzi pubblici efficienti

Dal Web
Quasi un punto di PIL risparmiato con trasporti pubblici efficienti. Dalla gomma al ferro. È quanto emerge nello studio sui trasporti urbani nelle 14 città metropolitane dell’European House-Ambrosetti in collaborazione con Ferrovie Italiane appena presentato al Forum di Cernobbio. Fino a 12 miliardi di euro annui risparmiati con un miglioramento netto del servizio. Uno scenario a cui puntare gradualmente investendo sulla mobilità collettiva e non solo.

Come già espresso da Fiab, nuova linfa per la mobilità ciclistica deriverebbe senz’altro dallo sviluppo di un trasporto pubblico che - viene ribadito nello studio Ambrosetti-Ferrovie - paga oggi uno sbilanciamento storico a favore della mobilità individuale, altrimenti - diciamo noi -automobilistica. In Italia uno spostamento con mezzo pubblico di 5 km nelle 14 aree metropolitane comporta un tempo di percorrenza medio di oltre un’ora (61 minuti). Quasi il doppio rispetto al minutaggio di capitali europee come Londra e Parigi.

Soltanto dimezzare questa durata media di viaggio sui mezzi pubblici nelle nostre città farebbe risparmiare all’anno tra i 5,5 e i 7 miliardi di euro. Mettendo così in linea il nostro servizio con quelli europei e dando nuove opportunità ad esempio per il bike to work in termini di intermodalità. Obiettivi in linea con quello di Fiab espresso nel “20 - 20 - 20”, ovvero la ripartizione modale in percentuali tra ciclisti, pedoni e trasporto pubblico che cambierebbe il volto e l’aria delle nostre città.

Perché la mobilità attiva tiene insieme ciclisti, pedoni e utenti dei mezzi pubblici. Sempre secondo la ricerca Ambrosetti-Ferrovie, in cinque anni la percentuale di italiani che si sposta ogni giorno è salita dal 75,1% all’83,6%. Lavoratori, studenti, turisti e molto altro che rappresentano la “domanda” della mobilità. Sul fronte dell’”offerta” il parco mezzi del servizio di trasporto pubblico paga un’età media superiore agli 11 anni (in Germania è 6,9), mentre troppo poco si fa ancora per il trasporto su rotaia. Ad oggi, sempre in Italia, la fetta più grande di mobilità collettiva (65%) va agli autobus.