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Debito pubblico italiano

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venerdì 24 marzo 2017

Al via il compostaggio di comunità: c'è il decreto

Dal Web

E' entrato in vigore il 10 marzo scorso, dopo la pubblicazione in febbraio sulla Gazzetta Ufficiale. E' il decreto che dispone i criteri e le procedure per il compostaggio di comunità, dai condomini alle associazioni.

Il decreto è il 266/2016, che ha come titolo “Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici”. E' stato  pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 febbraio scorso ed è entrato in vigore il 10 marzo; fissa i criteri operativi e le procedure organizzative semplificate per l'attività di compostaggio di comunità.
Lo scopo prefisso è quello sia di ridurre la produzione di rifiuti organici e gli impatti sull'ambiente dovuti alla gestione dei rifiuti stessi, che di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di riciclaggio del 50% dei rifiuti urbani.
La Legge numero 221 del 2015 , riprendendo il concetto di compostaggio di comunità, aveva modificato il decreto legislativo numero 152 del 2006, aggiungendo all’articolo 180 un comma  che affidava “al Ministero dell’ambiente, alle regioni e ai comuni, il compito di incentivare le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l'autocompostaggio e il compostaggio di comunità”.
Come si attiva l'attività di compostaggio di comunità
Le disposizioni previste dal regolamento si applicano alle strutture che gestiscono quantità non superiori alle 130 tonnellate annue; per i quantitativi superiori si applica la normativa prevista dagli articoli 208 e 214 del decreto legislativo 152 del 2006.
Per avviare l'attività di compostaggio di comunità, l'organismo collettivo, ovvero due o più utenze domestiche o non domestiche costituite in condominio, associazione, consorzio, società o altre forme associative di diritto privato, comunica al comune competente l'avvio dell'attività, indicando, nel regolamento, l'organizzazione della stessa.
Il Comune provvede poi a comunicare al gestore locale dei rifiuti urbani l'avvio di un'attività di compostaggio domestico.
Chi può portare i propri rifiuti al compostaggio di comunità
Solo le utenze "registrate", che si devono, comunque, trovare nelle immediate vicinanze o al massimo entro un chilometro di distanza, possono conferire i loro rifiuti compostabili alla struttura, rispettando le indicazioni che disciplinano l'organizzazione della struttura, contenute nell'allegato 2 del decreto.
Successivamente le utenze potranno utilizzare il compost prodotto, che, secondo quanto stabilito dal decreto nell'allegato 6, deve possedere precisi requisiti, quali ad esempio:
  • l'umidità deve essere compresa tra 30 e il 50%;
  • la temperatura massima non deve superare i 2 gradi centigradi rispetto a quella ambientale;
  • il pH deve essere compreso tra 6 e 8,5;
  • le frazioni pericolose sono assenti.
In caso contrario, il materiale prodotto è da considerarsi rifiuto urbano e non può essere conteggiato nella raccolta differenziata.
Quali rifiuti biodegradabili possono essere conferiti
I rifiuti ed i materiali ammissibili sono elencati nell'allegato 3 del decreto, riportiamo di seguito alcuni esempi:
  • rifiuti biodegradabili di cucine e mense (20 01 08);
  • rifiuti biodegradabili prodotti da giardini e parchi (20 02 01);
  • segatura, trucioli, residui di taglio, legno, piallacci (03 0105);
  • scarti di corteccia e legno dalla lavorazione della carta qualora non addizionati (03 03 01);
  • materiale filtrante derivante dalla manutenzione periodica del biofiltro a servizio dell'apparecchiatura (15 02 03);
  • imballaggi in carta e cartone (15 01 01); 
  • imballaggi in legno (15 01 03);
  • carta e cartone (20 01 01).
Ogni anno, entro il 31 gennaio, il responsabile della struttura comunica al Comune i dati relativi all'anno precedente, indicando le quantità in peso relative a:
  • rifiuti conferiti
  • compost prodotto
  • scarti
  • compost che non ha le caratteristiche previste dal regolamento
Chi gestisce l'attività
Sono previste dal decreto le figure del responsabile e quella del conduttore dell'apparecchiatura o delle apparecchiature che producono ammendante compostato misto e ammendante compostato verde. Il conduttore deve essere in possesso dell'idonea formazione per la conduzione dei macchinari utilizzati per il compostaggio.
Chi controlla l'attività di compostaggio di comunità
Il decreto per quanto attiene alle attività di controllo fa riferimento all'articolo 197 del decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152, che definisce le competenze delle province in materia di rifiuti. Ora nella nostra Regione queste competenze sono state attribuite alla Regione, quindi è plausibile ritenere che l'Amministrazione Regionale sia l'organo di controllo, che può avvalersi del supporto tecnico di altri organismi, come l'Agenzia per la protezione dell'ambiente. In ogni caso l'esito dei controlli svolti deve essere comunicato al Comune interessato. Il decreto attribuisce ai Comuni anche funzioni di controllo, nell'ambito del regolamento di gestione dei rifiuti.

sabato 18 marzo 2017

LAVORO 2.0: Nel mondo dei Robot nessuno paga le tasse

Dal Web
Prosegue in questi giorni il dibattito su automazione, lavoro e tassazione, introdotto nelle scorse settimane dal fondatore di Microsoft Bll Gates.
DIGITALIZZAZIONE E LAVORO – Venerdì scorso la Commissione Europea ha respinto la proposta di tasse sui robot. Per il vicepresidente Ansip “Troppo spesso si dice che con la digitalizzazione delle industrie i robot prenderanno il posto dei lavoratori, io credo invece che aiuterà le persone a lavorare anche a casa o quando viaggiano. È stato sempre così: il progresso crea più lavoro di quanto ne distrugga”.
LA TASSA SUI ROBOT – Ma il dibattito su lavoro, tasse e automazione non sembra placarsi. Nelle scorse settimane il fondatore di Microsoft, Bill Gates, aveva proposto una posizione molto avanzata in termini di costo del lavoro e salvaguardia dell’occupazione: “Se un lavoratore guadagna 50.000 dollari in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se il robot svolge lo stesso lavoro, si potrebbe pensare si tassarlo”.
I RISCHI PER L’OCCUPAZIONE – Il timore è che l’aumentare dell’automazione possa mettere a rischio nei prossimi anni otto milioni di posti di lavoro solo negli USA. Le occupazioni più a rischio, secondo chi critica il processo di automazione della produzione, sarebbero quelle meno retribuite. Un processo quindi che, oltre a de-umanizzare il processo produttivo, potrebbe concorrere anche all’ampliamento del divario tra ricchi e poveri.
IL CAPITALE UMANO – “Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa”, ha spiegato Bill Gates, anche perché i ricavi che arriverebbe nell’abbassamento del costo del lavoro sarebbero certamente superiori. Per il fondatore di Microsoft l’automazione non è un processo da stigmatizzare, in quanto potrebbe liberare forza lavoro per tutte quelle occupazioni in cui il ‘capitale umano’ è impossibile da sostituire.
QUANTO PESA L’AUTOMAZIONE – Si devono però analizzare alcuni dati. Sarebbero circa il 5% le occupazioni che ad oggi potrebbero essere totalmente sostituite da robot. Una percentuale che sembra piccola, e che forse sarebbe facilmente riassorbita in tutte quelle occupazioni che non possono prescindere dall’intelletto e dalla presenza dell’uomo. Ma se si considera anche che il 45% delle attività potrebbe essere automatizzata con delle tecnologie non ancora attuali ma già sperimentate, i conti più difficilmente tornano.
Leonardo Mancini

domenica 5 marzo 2017

In Danimarca il vento è arrivato a produrre il 100% del fabbisogno di energia

Dal Web
A fine febbraio in Danimarca l'eolico è arrivato a coprire tutta la domanda di energia, battendo un nuovo record.

Danimarca, il paese dove per un giorno tutto ha funzionato solo con energia eolica. Il 22 febbraio scorso l’eolico danese ha generato l’energia necessaria per coprire il 104 per cento del fabbisogno di elettricità del Paese. Secondo WindEurope, durante la giornata, la Danimarca ha generato 70 gigawattora di energia proveniente da parchi eolici situati sulla terraferma a cui si aggiungono altri 27 gigawattora prodotti da piattaforme offshore. Una quantità di energia che sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno medio di dieci milioni di case europee.

Danimarca, la regina dell’eolico

Grazie ai suoi 5.227 megawatt installati, nel 2016 l’eolico danese ha generato il 37,6 per cento del consumo totale di energia elettrica del Paese. E dire che l’anno scorso non è stato – meteorologicamente parlando – un anno estremamente positivo per l’eolico, colpito da venti meno forti del solito. Ma si sa: non può essere sempre record, soprattutto dopo un 2015 andato particolarmente bene, con diverse giornate segnate da record grazie a venti del 14 per cento superiori al normale, cosa che non si verificava dal 1994. Intanto si pensa al 2017, che se manterrà le promesse del 22 febbraio, si preannuncia un altro anno dai numeri interessanti.

La natura mutevole del vento

Jan Hylleberg, amministratore delegato della Danish wind industry association, ha commentato quanto avvenuto lo scorso 22 febbraio collocandolo all’interno di un percorso che ha visto l’eolico danese rafforzarsi anno dopo anno. “Dal 2008 – ha affermato – abbiamo registrato una crescita continua nella produzione di energia eolica e ogni anno abbiamo stabilito un nuovo record mondiale. Come previsto, questo trend non è continuato nel 2016 a causa dei venti deboli. Non mantenere una crescita continua è in una certa misura frustrante, ma d’altra parte, sta a ricordarci la natura mutevole del vento”.

Una turbina offshore da record

Forte dei risultati ottenuti anche in termini di ricchezza economica e posti di lavoro, i programmi di sviluppo dell’energia eolica in Danimarca continuano e pongono mete ambiziose. Entro il 2021, il Paese si aspetta di generare il 60 per cento dell’energia elettrica consumata attraverso il vento e diventare indipendente da tutti i combustibili fossili entro i prossimi 40 anni. Traguardi che potranno essere raggiunti grazie anche all’investimento continuo in tecnologia, come la turbina offshore lanciata da MHI Vestas offshore wind. Lo scorso 1 dicembre, al largo delle coste danesi, è stata testata una nuova turbina eolica da 9 megawatt di potenza che ha polverizzato i precedenti record di generazione di energia da turbine offshore attualmente disponibili in commercio. Il nuovo prototipo ha infatti prodotto 216 mila chilowattora nel corso di 24 ore. Una tecnologia innovativa che farà crescere ulteriormente la produzione di energia eolica, abbassandone i costi grazie al fatto che saranno necessarie meno turbine per soddisfare la capacità eolica di un parco offshore.