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martedì 28 febbraio 2017

Ebike: ecco perché l'elettrica non è nemica della bicicletta

Dal Web

di Alessandro Di Stefano

C'è chi tra i puristi arriccia il naso: "io quella roba non la pedalo. E poi, che ti credi, l'ebike inquina!". Se siete tra questi, spogliatevi per un attimo del pregiudizio ambientalista contro la pedalata assistita. E ragioniamo insieme sulle potenzialità di questo mezzo elettrico, sul perché alcune persone lo scelgono e sul perché altre ancora restano scettiche. Ne ha scritto sul Los Angeles Times Tom Babin partendo anzitutto da un dato di fatto: la gente non vuole arrivare al lavoro sudata dopo una pedalata.

Non è certo una novità: i lavoratori - ma il discorso si potrebbe estendere anche agli studenti - spesso 
non scelgono la bicicletta proprio perché non vogliono timbrare il cartellino già con l'alone sulla camicia. Nel suo articolo, Babin cita proprio uno studio condotto sull'area di Washington DC, secondo il quale il pendolarismo in bicicletta verrebbe incentivato in quelle aziende dove, oltre al parcheggio protetto, sono allestiti spazi con spogliatoi e docce. Nello specifico, la concomitanza dei due fattori, docce e parcheggio, comporterebbe un aumento dei dipendenti in bicicletta di 4,8 volte.

Torniamo però all'ebike, un mezzo che allargherebbe la popolazione ciclabile e su cui Fiab ha già espresso la propria posizione. E i consumi? Le ricadute sull'ambiente? Ad aiutarci ecco dunque un altro studio (pagina 6, in fondo) citato ancora dal Los Angeles Time, nel quale spunta una cifra interessante sui consumi necessari per innescare una pedalata assistita. L'energia necessaria sarebbe superiore, in emissioni, di solo il 12% rispetto a quella prodotta dalle nostre gambe quando inforchiamo una bici tradizionale. 

Paese che vai, elettrica che trovi. Quanto ai numeri, il mercato delle biciclette elettriche segue tendenze differenti da nazione a nazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, lo scorso anno il mercato ha venduto 152mila esemplari. Briciole se messe a confronto con le 32,8 milioni di ebike vendute sempre nel 2016 in Asia, dove la Cina troneggia col 90% di vendite nel settore a livello mondiale. Le differenze poi derivano anche da codici della strada più o meno permissivi: accade in alcuni Stati degli Usa che le regole sulla circolazione impediscano l'accesso alle ciclabili proprio alle elettriche, mezzi ritenuti più vicini ai motorini che non alle due ruote. E in Italia? I dati pubblicati dall'Ancma informano che nel 2015 sono state vendute oltre 56mila ebike, con una crescita di quasi il 10% sull'anno precedente.

venerdì 17 febbraio 2017

L'Europarlamento ratifica il CETA: «Pagina nera per la democrazia»

Dal Web

L'Europarlamento di Strasburgo ha ratificato il CETA, il pericoloso accordo con il Canada che entrerà in vigore senza attendere il pronunciamento dei Parlamenti dei singoli Stati.


Il Parlamento Europeo ha appena deciso di
 ratificare il CETA con 408 voti a favore e 254 contrari.
 Nonostante una spaccatura profonda nel partito
 socialdemocratico, l’accordo con il Canada
 è stato approvato. Per la parte di competenza
 europea, entrerà provvisoriamente in vigore
senza attendere il vaglio di 38 Parlamenti
 nazionali in 28 Stati membri.
Il loro pronunciamento è comunque una
vittoria della società civile, che ha impedito
 a Bruxelles di mantenere il CETA
un affare soltanto europeo.
«Oggi è stata scritta una pagina oscura
 per la democrazia in Europa,
ma non tutto è compromesso –
dichiara Monica Di Sisto, portavoce
della Campagna Stop TTIP Italia –
La battaglia della società civile si sposta
 adesso a livello nazionale.
Monitoreremo gli impatti dell’accordo,
 dimostrando che avevamo ragione a criticarne
 l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano
 a bloccare questo trattato dannoso per i nostri
cittadini e lavoratori. I parlamentari europei,
in particolare socialdemocratici e popolari,
hanno abdicato al loro ruolo di garanti
dei diritti e dell’ambiente.
 Ma in Italia un simile atteggiamento non sarà tollerato.
Le urne sono vicine, e gli elettori faranno pesare
 questa scelta sconsiderata ai partiti che li hanno
delusi in Europa».
«Nonostante l’esito del voto a Strasburgo –
dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori della
 Campagna Stop TTIP Italia –
 la pressione dei cittadini ha portato un
 importante risultato: le telefonate e le lettere di
 protesta giunte in questi giorni ai loro uffici,
hanno contribuito a creare una grave frattura
 nel partito socialdemocratico.
Diversi eurodeputati del Pd hanno deciso di disertare
 la seduta o di votare contro il CETA, segno che il
pensiero unico non ha ancora contagiato
 uno dei partiti che si dicono progressisti.
Pubblicheremo i nomi di chi ha deciso di svendere
 l’interesse pubblico e le sorti di milioni di persone
 a pochi grandi rappresentanti del settore privato».
Con l’applicazione provvisoria del CETA,
 cadranno tariffe e quote su una vasta linea
di beni e servizi commerciati tra i due blocchi,
con prospettive negative per le piccole e medie imprese,
 i diritti del lavoro, la sicurezza alimentare,
l’ambiente e i servizi pubblici.
La campagna italiana chiede che dopo la giornata di oggi,
 il Parlamento italiano smetta di tenere il commercio
 internazionale fuori dai propri radar e metta all’ordine
del giorno il dossier CETA, aprendo una consultazione
 con la società civile per venire a conoscenza dei gravi rischi
 che corrono l’economia del Paese, l’occupazione e la stessa
 architettura democratica.



martedì 14 febbraio 2017

Ceta: su ogm e pesticidi si deciderà in segreto

Dal Web

Con il CETA su OGM e pesticidi si deciderà in segreto. Nel testo dell’accordo UE-Canada, che mercoledì arriva a Strasburgo, le decisioni sull’equivalenza tra sostanze chimiche e prodotti geneticamente modificati sono rinviate a tavoli di esperti che operano al di fuori del controllo pubblico. Mobilitazione della Campagna Stop Ttip e Ceta.


Il 15 febbraio si vota al Parlamento Europeo sul CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e UE, e la maggioranza degli eurodeputati sembra non aver ancora letto il testo. «In molti tentano di rassicurare le migliaia di persone che, insieme alla Campagna Stop TTIP Italia, stanno scrivendo e telefonando ai loro uffici, con la richiesta di respingere un trattato dai gravi impatti sociali e ambientali - spiegano Monica Di Sisto ed Elena Mazzoni della campagna Stop Ttip e Ceta - Le 1600 pagine del CETA, infatti, sono dense di concreti pericoli per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Come ha denunciato ieri il parlamentare europeo Dario Tamburrano, il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati è non solo possibile, ma altamente probabile, così come l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita.
Più volte la Commissione Europea ha tentato di smentire con dichiarazioni nette questi rischi. Il ruolo del pompiere, in Italia, lo ha svolto il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Ma le rassicurazioni di Roma e Bruxelles non trovano riscontro sul testo consolidato del CETA, che anzi le priva di ogni fondamento. È sufficiente leggere l’allegato 5-D, che traccia le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Stando al CETA, è possibile ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitargli nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne «oggettivamente» la sostanziale equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza si valuta in base ad una serie di criteri o linee guida. Ma il testo del CETA non le ha mai definite. Quel paragrafo cruciale, sulla determinazione e il riconoscimento dell’equivalenza, è lungo mezza riga e dice così: «Saranno concordate in un secondo momento».
«Il CETA fallisce clamorosamente nel tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente – dichiara Monica Di Sisto – Invece di vietare chiaramente l’ingresso di alimenti geneticamente modificati e sostanze chimiche tossiche, spalanca le porte a una deregolamentazione violenta e irreversibile. Questo accordo contiene espressioni vaghe e pericolosissime, e potrà essere implementato anche dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria, un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico. Tutto questo è inaccettabile, il Parlamento Europeo non può mettere la testa dei cittadini sotto la scure del grande business. Gli eurodeputati italiani devono respingere il CETA e rispettare le richieste della società civile».
Campagna Stop TTIP Italia
Web – www.stop-ttip-italia.net
FB – Stop TTIP Italia
TW – @StopTTIP_Italia

mercoledì 8 febbraio 2017

La pubblicità sdogana i cellulari per bimbi e donne incinte

Dal web

La Vodafone manda in onda lo spot dove a parlare al telefonino sono anche una donna incinta e una bambina piccola, usando immagini volutamente rassicuranti per allontanare l'idea del pericolo delle onde elettromagnatiche. Scatta la protesta.


In questi giorni sta andando in onda sulle tv nazionali una pubblicità della Vodafone che mostra una donna in gravidanza e anche una bambina piccola che usano il cellulare (oltre ad altre persone, giovani e non, che utilizzano il dispositivo in momento diversi e differenti situazioni). 
L'associazione Isde-Medici per l'Ambiente si è dichiarata «preoccupatissima per le ricadute che questo tipo di comunicazione avrà nell’abbassamento della percezione da parte dell’opinione pubblica del rischio connesso ai campi elettromagnetici». 
L’Associazione AMICA ha predisposto tre lettere-appello con la richiesta di vietare qualsiasi pubblicità di cellulari rivolta ai bambini e alle donne in gravidanza. Una lettera è rivolta e sarà inviata alle istituzioni, una all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria e un'altra al COMITATO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DI REGOLAMENTAZIONE CONVENZIONALE TV E MINORI stipulato tra società di trasmissione e gruppi a tutela dei consumatori.
Il Cambiamento invita tutti i lettori a inviare direttamente a Vodafone una lettera di protesta chiedendo che venga ritirata la pubblicità e che venga fatta una corretta informazioni rivolta ai clienti e acquirenti riguardo i reali rischi dell'elettrosmog soprattutto dovuti ai telefoni cellulari. Potete scrivere via posta a: Vodafone, Sede legale via Jervis, 13 - 10015 Ivrea (TO). Il numero di fax per i reclami è 800 034626.