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domenica 26 giugno 2016

In Germania i quartieri a Zero Emissioni sono già una realtà

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Quello che più colpisce in Germania circa gli interventi sulla questione ambientale e climatica è la loro capacità di affrontare le problematiche in maniera sistemica, sono infatti riusciti ad individuare quali sono i punti fondamentali di un approccio sensato e conveniente per quello che riguarda il risparmio energetico e l’uso delle energie rinnovabili.

di Paolo Ermani 


Normalmente da noi il dibattitto è su quale fonte energetica prediligere ed è ovvio che un ragionamento del genere non è il migliore se prima non ci si è chiesti di quanta energia c’è bisogno e se quella che si utilizza la si spreca. Applicando quindi dei criteri intelligenti e razionali, in Germania si è sviluppato il concetto di Casa Passiva cioè un abitazione che prima di tutto riduce al minimo i consumi e poi pensa a come produrre la pochissima energia che necessita. Anche grazie all’istituto delle Case Passive di Darmsadt e all’Energie und Umweltzentrum (Centro per l’Energia e l’Ambiente) di Springe  si è diffusa la prassi del risparmio e uso razionale dell’energia e molti privati e amministrazioni pubbliche hanno adottato questi concetti applicandoli alle loro realtà. Ormai sono migliaia le case che vengono costruite o ristrutturate con standard passivo ottenendo risultati eccezionali se si pensa che una casa di cento metri quadrati può spendere all’anno di riscaldamento due o trecento euro al massimo, in un paese dove il clima è molto rigido come la Germania. Questi risultati si ottengono soprattutto con una coibentazione efficientissima, finestre e infissi estremamente performanti, oltre che applicando sistemi di recupero del calore. Una delle città più all’avanguardia nel settore delle rinnovabile e delle case passive è la città di Hannover che ha avuto per molti anni assessore all’ambiente e all’economia accorpati, nonché vicesindaco, Hans Monninghoff che è tra i fondatori dell’Energie und Umweltzentrum che da 35 anni si occupa professionalmente di queste tematiche. Ad Hannover già nel 2000 è stato realizzato il quartiere di Kronsberg con criteri innovativi per quello che riguarda l’edilizia e l’approvvigionamento energetico con costruzione di case a basso consumo, case passive e alimentazione energetica anche da fonti rinnovabili. Attualmente nei dintorni di Hannover è in costruzione il più grande quartiere in Europa a zero emissioni con trecento abitazioni tutte costruite con standard passivo, più un intero supermercato realizzato con questi criteri e il tutto poi sarà alimentato interamente da fonte rinnovabile. La vivibilità all’interno di questi quartieri è poi notevole con largo uso di verde, soluzioni innovative per la gestione e il deflusso delle acque, per la mobilità e i rifiuti.
Tutto ciò è possibile verificarlo e toccarlo con mano attraverso ilcorso di formazione per italiani giunto alla ventiseiesima edizione che l’associazione Paea propone dal 12 al 19 agosto all’Energie und Umweltzentrum  dove tra le varie lezioni proposte, per la prima volta verrà fatta una visita guidata al quartiere a zero emissioni di Hannover per rendersi conto direttamente che anche da noi è possibile ripetere simili esperienze
Cittadini, amministratori di città e di condominio, tecnici, impiantisti, progettisti hanno una grande occasione per prendere idee e riportarle nelle loro realtà facendo tesoro di soluzioni che possono essere senza particolari problemi applicate anche da noi con benefici evidenti dal punto di vista ambientale ed economico.

sabato 18 giugno 2016

La maestra e la pedagogia della garrota

Articolo Condiviso
Per imporre la riforma dell’educazione scolastica, il governo messicano ha già fatto assassinare tre maestros, ha rinchiuso nelle carceri di massima sicurezza otto dirigenti di Oaxaca, ha licenziato più di 4 mila lavoratori, ne ha picchiati selvaggiamente centinaia e ha schierato nelle strade migliaia di poliziotti. Una riforma educativa fatta con il sangue, però, non può entrare nell’immaginario di chi insegna. E dunque, nonostante quella che Luis Hernández su la Jornada chiama la “pedagogia della garrota”, il ministro Aurelio Nuño non è riuscito a frenare le proteste né a tappare la bocca ai ribelli, come la maestra rurale Kendy Moreno. Con gli insegnanti, in Chiapas manifestano perfino agenti della polizia municipale, mentre a Oaxaca, dieci anni dopo la grande repressione sui maestros che diede vita all’Asamblea Popular del Pueblos (Appo) e poi alla Comune, per le strade sono tornate le barricate e i blocchi stradali
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La resistenza dei maestros della CNTE a
 Oaxaca, negli ultimi anni, non si è mai fermata
 con le minacce. Foto eluniversal.com.mx

di Luis Hernández Navarro
Kendy Moreno Mercado è maestra rurale a La Laguna. E’ da otto anni in servizio come insegnante. Lavora alla scuola elementare Pablo L. Sidar, nell’ejido Santa Fe, dove i lavandini per bere non funzionano, gli utensili elettrici smettono di funzionare quando si accende l’aria condizionata e non ci sono campi sportivi.
Oltre ad essere maestra, Kendy è avvocata, nonché una donna molto agguerrita. Lo scorso 10 giugno ha tenuto testa al ministro dell’istruzione, Aurelio Nuño, in una riunione che il funzionario ha organizzato con un gruppo di docenti a San Buenaventura, Coahuila, feudo sindacale di Carlos Moreira – fratello del governatore –, per propagandare la bontà della sua riforma educativa.
La professoressa Moreno ha detto al ministro: “Sento davvero empatia per i miei compagni del sud e mi dispiace che il dialogo con loro sia sospeso; vivono con dignità quanto noi; lavoriamo in contesti differenti, molte delle nostre scuole del nord non sono in condizioni tanto pessime come quelle del sud e sarebbe molto arricchente tanto per voi come per noi maestri che dialogaste con loro”.
Nervoso, il funzionario le ha risposto con lo stesso mantra che intona da quasi un mese: per poter stabilire un dialogo i bambini devono tornare in aula e i maestri devono rispettare la Costituzione.
Anziché intimidirsi, la maestra rurale ha rilanciato: “Anche il diritto di protesta e la non retroattività sono nella Costituzione e vengono violati”.
Nulla è più importante del diritto superiore dei bambini all’istruzione, le ha risposto il ministro, mentre insisteva nel sottolineare il danno che i docenti della Coordinadora (cioè la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación, ndt) stavano provocando.
Anch’io oggi ho lasciato soli i miei alunni per poter essere presente a questo incontro. Oggi i miei alunni sono rimasti senza istruzione, ha concluso la profe Kendy, evidenziando la doppia morale del ministro, che ammette che si sospendano le lezioni per realizzare riunioni di promozione personale.
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Kendy Moreno Mercado insegna in una
 scuola primaria rurale del Messico settentrionale
L’esempio della maestra Kendy Moreno Mercado è una dimostrazione del fallimento della politica autoritaria di Aurelio Nuño nei confronti degli insegnanti. L’atteggiamento della docente e la sua argomentazione articolata esprimono il sentimento di molti insegnanti di tutto il paese. Una riforma educativa fatta con il sangue non può entrare nell’immaginario dei professori. E il suo rifiuto si esprime in molte forme: dallo sciopero alla disobbedienza. Anziché prendere atto di questo rifiuto, ascoltare il profondo malessere che la riforma educativa ha generato e l’indignazione che la chiusura al dialogo da parte governativa ha prodotto, il ministro Nuño ha deciso di applicare la pedagogia della garrota. È proprio quello che ha appena fatto a Oaxaca.
Due date, a 10 anni di distanza, testimoniano la stessa resistenza. Il 14 giugno del 2006 il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz, ordinò lo sgombero violento di un picchetto di docenti nella capitale dello stato. L’11 giugno 2016 il governo di Enrique Peña Nieto ha arrestato due dirigenti della sezione 22 e represso selvaggiamente l’accampamento di professori e genitori di fronte agli uffici dell’Instituto Estatal de Educación Pública de Oaxaca (Ieepo).
Dalla repressione del 2006 nacque la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca (APPO) e la Comune di Oaxaca. Davanti all’attuale offensiva governativa contro i docenti, i maestri e il popolo stanno articolando una vigorosa e inedita resistenza.L’arresto dei dirigenti e la violenza della polizia, anziché intimidire i docenti ed i loro sostenitori, hanno propiziato la rinascita delle barricate e dei blocchi stradali in diverse parti dello stato.
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La polizia federale arresta i maestros
Oaxaca non è l’unico luogo dove la repressione governativa ha colpito duro. Come se volessero commemorare a loro modo il giovedì del Corpus, lo scorso 10 giugno poliziotti antisommossa hanno represso duramente un gruppo di genitori della comunità chontal (popolo indigeno, ndt) Tamulté de las Sabanas, municipio del Centro, Tabasco, che bloccavano la strada Villahermosa-Frontera. Chiedevano di aprire un tavolo di negoziati sulla riforma educativa con il governo federale.
Anziché spegnere la protesta a Tabasco, la repressione l’ha estesa a otto comunità limitrofe. E’ stato falsamente riportato che 10 giornalisti sono stati sequestrati dalla Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE). Secondo il professor Julio Francisco Mendoza González, della direzione politica statale e nazionale della Coordinadora, i rappresentanti della stampa sono fuggiti di corsa quando la moltitudine indignata ha minacciato di legarli e sequestrarli. In realtà non sono mai stati sequestrati.
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La CNTE di Oaxaca brucia la propaganda
 elettorale governativa durante
 le elezioni tenute nei mesi scorsi
In Chiapas, assieme ai maestri, manifestano il Pueblo creyente (movimento cristiano di base, ndt), Los Parachicos (ballerini tradizionali nella festa grande di Chiapa de Corzo), marimbas, impresari, migliaia di genitori e persino membri della polizia municipale. La società del Chiapas è scossa fin dalle fondamenta.
E’ così scossa che lo scorso 12 giugno l’arcivescovo di San Cristóbal de Las Casas, Felipe Arizmendi, ha emanato il documento “Maestros, adelante con verdad y justicia (Maestri, avanti con verità e giustizia, ndt). Il documentoriconosce il diritto e dovere dei docenti a manifestare per la difesa di quello che giustamente spetta loro, afferma che la riforma educativa non è integrale, ma solo amministrativa e di lavoro, e appoggia la lotta contro di essa.
Per imporre con il sangue la riforma educativa (e impedire le proteste per i 43 desaparecidos di Ayotzinapa), il governo ha assassinato tre maestri (Claudio Castillo, Antonio Vivar Díaz e David Gemayel Ruiz), detenuto in carceri ad alta sicurezza otto dirigenti di Oaxaca, mandato centinaia di avvisi di garanzia in varie parti del paese, licenziato più di 4mila lavoratori, picchiato selvaggiamente centinaia di essi, impedito il libero movimento e schierato nelle strade migliaia di poliziotti. Ma nonostante questa pedagogia della garrota non ha potuto frenare le proteste di massa né tappare la bocca a insegnanti come Kendy Moreno.

sabato 11 giugno 2016

Guerre: Missioni militari all'estero: 1,2 miliardi per il 2016

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«Nessun cambio di prospettiva rispetto al passato: ancora centinaia di milioni destinati a missioni armate e solo le briciole a progetti di cooperazione civile»: è la pesante critica della Rete per il Disarmo sul Decreto Missioni del governo. «E ancora una volta la negativa decisione di inserire in un unico provvedimento tutte le missioni militari all’estero, che invece hanno natura profondamente diversa tra loro».


Certi numeri non vengono diffusi sui media mainstream, bisogna andarseli a cercare. E la Rete per il Disarmo lo fa da anni: cerca dati, li elabora, li diffonde fornendo un quadro tutt'altro che confortante delle decisioni dei governi italiani in materia di armi e di missioni militari.
Nel 2016 sono 1,2 i miliardi di euro che il Governo vuole destinare alle missioni militari all’estero (in linea con lo scorso anno), a fronte di solo 90 milioni (in calo di 16) per la cooperazione civilenelle stesse aree. È la sintesi delle cifre economiche del Decreto-legge presentato in questi giorni al Parlamento e sul quale sono stati sentiti in audizione presso le competenti Commissioni riunite di Camera e Senato i Ministri Pinotti e Gentiloni.
Rete Disarmo rinnova anche per questo provvedimento, come già fatto in passato, la critica all'impianto generale che vede inserire in un medesimo Decreto-legge (da votare o respingere in toto) missioni di natura e portata completamente differente. «Sarebbe invece più opportuno procedere con una suddivisione (almeno per tipologia ed area) al fine di permettere ai parlamentari di effettuare scelte ponderate e più sensate - spiega la Rete - Da anni è stata promessa una “legge quadro” che dovrebbe superare questo problema di raggruppamento improprio, ma non è in vista una sua approvazione e non si può utilizzare questa attesa come scusa per reiterare meccanismi evidentemente negativi».
«Le missioni all'estero che questo decreto-legge va a prorogare sono rimaste prive di copertura giuridica e finanziaria per oltre 4 mesi - sottolinea Laura Zeppa di Archivio Disarmo - cosa che si cerca di risolvere oggi con l'usuale e problematico ricorso ad una decretazione di urgenza. Nel testo proposto al Parlamento siesplicita solo la dotazione finanziaria dei diversi interventi, dicendo poco o nulla in merito alla situazione di ciascuna missione, agli obiettivi raggiunti e quanto ancora da espletare. Molte sono attive da più di dieci anni: vogliamo ragionare sui risultati ottenuti o solamente agire con rinnovi automatici?»conclude Laura Zeppa.
Il provvedimento in discussione oltre a prorogare la missione inAfghanistan, «che si sarebbe invece dovuta concludere nel 2014, continua a finanziare direttamente con 120 milioni di euro le forze di sicurezza di Kabul sulle quali la comunità internazionale ha espresso forti riserve. Il tutto senza un condizionamento di questi importanti aiuti militari al rispetto di diritti umani e di procedure trasparenti. Complessivamente l'intervento nel Paese asiatico ci costerà oltre 300 milioni».
«Oltre a Libano, Kosovo, intervento anti-pirateria nell’Oceano Indiano, Albania Palestina, Mali, area del Baltico per sorveglianza aerea in funzione anti-russa), Bosnia e Cipro il nostro Paese sarà anche protagonista della missione UE in Somalia, comandata da un generale italiano ed a cui contribuiamo con un cospicuo contingente, per addestrare l’esercito locale - prosegue la Rete Disarmo - Tutto ciò nonostante l’esercito somalo arruoli ed utilizzi, secondo il Segretario Generale ONU, anche bambini soldato. Situazione che Rete Disarmo ha già stigmatizzato in occasione della recente approvazione dell'accordo militare con Mogadiscio. Il decreto prevede anche la fornitura di pezzi di ricambio degli aerei militari all'Egitto, nonostante la crisi diplomatica connessa all’omicidio Regeni, la forte repressione messa in atto dal regime di Al-Sisi e la partecipazione dell'Egitto alla coalizione a guida saudita impegnata nella guerra in Yemen. Rete Italiana per il Disarmo, che ha già recentemente chiesto lo stop dell'export militare verso ll Cairo e altri paesi della stessa regione ritiene invece necessario bloccare qualsiasi aiuto militare almeno fino al ripristino delle libertà fondamentali».
«Circa 236 milioni (in crescita) sono destinati a continuare dispiegamento di mezzi aerei in Iraqmentre per ora non sono previsti fondi (che saranno altrettanti) a favore della missione già annunciata di protezione del cantiere di una ditta italiana che dovrà ristrutturare la diga di Mosul. “Anche per quanto riguarda la Libia i fondi sono cospicui, ma poco chiari – commentaFrancesco Vignarca coordinatore della Rete – perché si è quadruplicato fino a 90 milioni lo stanziamento per la forza navale già impegnata, ma senza dettagliarne i motivi ed esplicitare un'eventuale intenzione di intervento diretto. In generale va notato come il robusto finanziamento delle missioni militari all'esteroconfiguri ancora una volta una stampella per il bilancio della Difesa, che non sarebbe in grado altrimenti di garantire il funzionamento dell'elefantiaca macchina delle Forze Armate”.
Secondo la Rete Italiana per il Disarmo la logica deve essere completamente ribaltata: «Per risolvere i problemi internazionaligli interventi militari si sono rivelati inefficaci – sottolinea Maurizio Simoncelli vicepresidente di Archivio Disarmo – occorrerebbe invece ridurre le spese militari (in particolare quelle delle missioni militari) ed aumentare le risorse per la cooperazione civile e sociale. Rafforzando il ruolo delle società civili invece di quello di regimi autoritari che spesso traggono vantaggio da nostro sostegno militare diretto o indiretto». Nel decreto-legge in discussione i fondi per la cooperazione nelle specifiche aree di intervento (Afghanistan, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Iraq,Libia, Mali, Niger, Myanmar, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Yemen) vengono invece diminuiti.
«Il Parlamento già da questo dibattito e con questo voto avrebbe la possibilità di porre fine alla reiterata approvazione di decreti che dispongono solo finanziamenti non trasparenti decisi dal Governo, riappropriandosi di un importante aspetto della politica estera e di difesa del nostro Paese e slegandolo da interessi di alleanza o di favore verso l'industria delle armi per focalizzarsi invece sulla risoluzione dei conflitti internazionali».
QUI per approfondimento la scheda “Criticità del Decreto Missioni” predisposta dall'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo

venerdì 3 giugno 2016

Quando non si moriva di polveri sottili e... quando invece si è spezzato l'incantesimo

Articolo condiviso

Vogliamo condividere questo bell'intervento, amaro ma anche documentatissimo e lucido, che l'avvocato Paolo Storani, esperto in materia di responsabilità civile (che noi qui estendiamo alla coscienza collettiva), a regalato ai lettori che seguono l'attività dello Studio Cataldi.


I cattivi politici possono fare danni immensi.
di Paolo Storani 

Interessi in gioco elevatissimi: i beni comuni sono finalizzati al raggiungimento di obiettivi sociali e alla soddisfazione di diritti fondamentaliappartengono a nessuno e a tutti.
Nessuno può vantare sui beni comuni diritti esclusivi.
"Demanio, beni pubblici, beni comuni e beni culturali sono, nel disegno della Costituzione, beni essenziali a garanzia dell'esercizio dei diritti civili e degli interessi collettivi (libertà, salute, democrazia, cultura, eguaglianza, lavoro)" sono parole delProf. Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, ormai autentico padre della Patria.
Così si esprime nel suo ultimo testo intitolato "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla" edito da Einaudi nel 2016.

Debbono - i beni comuni - essere gestiti in base ai principi di eguaglianza e di solidarietà, rendendo effettive forme di partecipazione e di controllo degli interessati e incorporando la dimensione del futuro, nella quale si riflette una solidarietà divenuta intergenerazionale, una sorta di obbligo verso le generazioni future.
La tutela è affidata a una legittimazione diffusa, al diritto di tutti affinché siano effettivamente conservatiprotettigarantiti.
Il rione Santa Lucia era un incanto per noi bambini maceratesi degli Anni Sessanta.
I miei nonni materni vi erano giunti, nei primi anni trenta, dalla Campania che allora era ancora felix.
La vittoria di un concorso pubblico portò mio nonno Amedeo dalle fila del Nola Calcio, in cui giocava quale prolifica ala sinistra (come incredibilmente ricordano ancora i blog di tifosi nolani: ho scoperto che era un beniamino del pubblico) con un fazzoletto bianco annodato in fronte come usava a quel tempo, all'Ufficio delle Imposte di Macerata.
Individuata sulla carta geografica ove fosse questa cittadina dal nome così strano, in poco tempo con la fidanzata Adele si sposarono nel meraviglioso santuario di Pompei - era il 1933 - e divennero a tutti gli effetti abitanti di Macerata.
Dopo cambiamenti di case e traslochi, si formò una cooperativa tra alcuni dipendenti statali che ebbe il compito di edificare due palazzine identiche, oggi le definiremmo di edilizia popolare, una di otto e l'altra di sedici appartamenti che sarebbero stati sorteggiati per poi essere assegnati e riscattati.
Nonna Adele sognava Via Carradori, a stretto ridosso della centrale Corso Cavour ove era in affitto (nell'esatto punto in cui è ubicato il mio studio all'interno di un palazzo più recente) perché era molto più baricentrica rispetto alla periferica Santa Lucia.
Pleonastico riferire che, malgrado Nonno Amedeo avesse gestito buona parte delle operazioni burocratiche per conto della Cooperativa C.E.I.S., il sorteggio fu inesorabile: portò in sorte alla nonna la landa deserta di Santa Lucia!!!
L'indirizzo era Via Santa Lucia 13 che poi, per mutamento di toponomastica, divenne Via Santa Caterina da Siena 21.
Mia madre Maria Rosaria sarebbe nata nel settembre 1939 dopo il fratello Giuliano del settembre 1934.
Ma non tutto il male vien per nuocere.
Sia nonno che era abituato a quella stupenda metropoli palpitante ch'era Napoli negli anni venti, sia nonna che proveniva dal territorio montagnoso irpino si integrarono alla perfezione con la popolazione del luogo.
Come un vezzo Amedeo conservò la sua lingua partenopea musicale e fantastica, mentre Adele abdicò al dialetto irpino di Mugnano del Cardinale e si fece maceratese in tutto e per tutto.
Da quella landa desolata si schiuse un paesaggio meraviglioso per me che vi sarei nato (l'ospedale è in quel quartiere) nel 1963.
Volteggiavano nell'aria farfalle stupende, alcune tra le più belle del bacino del Mediterraneo.
Sono con le lucciole le sentinelle dell'ambiente.
Aspettavamo mezzogiorno per ammirare i papilionidi, papili e il mio amato macaone dal volo più nevrile.
Nel pomeriggio ci si appostava dietro la torretta di Villa Cozza, ormai pericolante, possibilmente con abiti di colore bianco che pareva le attraessero, per attendere il roteare frenetico delle vanesse.
Più della vanessa del cardo a me piaceva la vanessa atalanta.
Poi, si giocava con i mosconi d'oro il cui ronzio sonoro li rendeva facilmente individuabili mentre succhiavano con avidità dai boccioli delle rose appena dischiuse.
Ogni tanto si diffondeva la voce, tra noi bambini, che vi era stato un avvistamento di un occhio di pavone ed allora erano corse all'impazzata per tentare di vedere questa farfalla affascinante e già rarissima.
Attorno ai lampioni, di sera, i pipistrelli erano gli ambasciatori delle tenebre con il contorno di una miriade di falene.
Giocavamo a pallone da mattina a sera, in special modo con Roberto e con il cugino Mauro, entrambi davvero bravi: zampettava con noi un'ala destra di fisico leggerino e di buon talento, Iginio Straffi, il creatore delle fatine Winx. Il padre di Iginio era tassista e la nostra famiglia lo chiamava nelle giornata di austerità conseguenti alla terribile crisi petrolifera.
Si viveva in modo semplice e solidale, gioie, lutti e routine della vita erano condivisi.
Scintille di armonica convivenza.
Ma un brutto giorno arrivò una strada di scorrimento veloce a tranciare il quartiere in due parti mefitiche di smog.
Fine della identità del rione.
Macelleria di quartiere!
Un'aberrazione di tangenziale.
Forse è importante rileggere il nostro passato per cercare di illuminare il nostro presente, prendendo spunto da "Ogni cosa è illuminata", il meraviglioso romanzo di Jonathan Safran Foer, edito in Italia da Guanda.
Forse la Giunta comunale democristiana che decise quell'obbrobrio recise per sempre il nostro mondo incantato.
I cattivi politici possono fare danni immensi.
Interessi ambientali, paesaggistici, sanitari...
Al momento dell'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica le tematiche ambientali, come le intendiamo oggi, non avevano ancora trovato, nella società civile e quindi anche nel mondo giuridico nazionale, una precisa definizione, né una previsione normativa non solo di rango costituzionale, ma anche di legislazione ordinaria.
Erano presenti per la verità le Leggi Bottai n. 1089 e n. 1497, entrate in vigore nel giugno 1939 e riguardanti i beni culturali e le bellezze naturali.
Tali leggi hanno rappresentato veri e propri testi unici per diversi anni e hanno trovato una puntuale accoglienza nell'art. 9, comma secondo, della Costituzione laddove è previsto che "la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione", definendo il paesaggio, non ancora l'ambiente.
Stando allo statuto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità la salute è "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto una mera assenza di malattia o infermità".
Uno specifico ruolo propulsivo ha poi avuto la lettura espansiva del testo dell'art. 32, 1° co., Cost. nell'ampia accezione di diritto alla salubrità.
Si sa che il costituzionalismo non piace al potere che non vuole essere sottoposto a regole e limiti, come ci appare all'evidenza in questi mesti tempi.
Con Norberto Bobbio potremmo dire che "il proposito fondamentale è di trovare un rimedio all'assolutezza del potere".
L'art. 32 Cost. disegna una trama di poteri: è l'unico articolo di tutta la Costituzione che qualifica "fondamentale" un diritto.
Si tratta di una precisa indicazione di priorità.
E poi al termine "cura" corrisponde una molteplicità di significati: l'idea di cura non è mai stata chiusa nel limitato cerchio della malattia.
"Prendersi cura", "aver cura", è la cura di Don Lorenzo Milani che contrapponeva al fascista "me ne frego" l'opposto "I care", m'importa, me ne prendo cura!
Al cospetto di esigenze, bisogni, interessi che chiedono soddisfazione e tutela, la salute, che tocca nel profondo la vita di ognuno, deve ottenere prioritaria attenzione.
Per i programmi dei governi della nazione e dei territori basterebbe, dunque, dare uno sguardo alla Costituzione!
Ne è stato ricavato il risarcimento del danno biologico, ch'è danno alla salute, bene in sé e per sé a prescindere dalle conseguenze patrimonialmente valutabili sulla produzione del reddito.
La Corte Costituzionale ha definito l'ambiente un "diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività... valore primario ed assoluto" perché determina la "qualità della vita" al passo 4.5. della sentenza n. 210 del 28 maggio 1987, Pres. Antonio La Pergola, Redattore Francesco Greco, nei confronti della Provincia di Bolzano e di quella di Trento.
Il sistema di protezione dei diritti è l'inviolabilità.
L'art. 2 Cost. fissa il concetto che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale": è l'art. 2, dunque, che li mette al riparo da eventuali attacchi delle forze al potere.
Un ulteriore ostacolo all'onnipotenza della maggioranza è una garanzia estrema: consiste nel rendere immodificabili i diritti inviolabili persino mediante lo speciale procedimento di cui all'art. 138 Cost.: così li pensavano i Costituenti, così li hanno voluti al riparo da qualunque attacco: intoccabili da chi è al potere.
Non possono essere sovvertiti o modificati neppure con leggi di rango costituzionale.
Affermazioni che sbarrano la strada ai nostri animosi riformatori o, per meglio dire, rottamatori di quei principi.
Attraverso questa molteplice attribuzione di poteri i beni comuni promuovono una cittadinanza attiva ed eguale.
Il diritto all'acqua è una condizione di base rispetto ad altri essenziali diritti fondamentali.
all'aria!
La stessa Azienda Sanitaria Locale di Taranto ha addirittura raccomandato ai cittadini di non uscire di casa di giorno e di ridurre qualsivoglia attività sportiva all'aperto al fine di minimizzare l'esposizione a polveri sottili per la popolazione.
Tale inconcepibile situazione si verifica periodicamente e ciclicamente in coincidenza con i c.d. "wind days", quando il vento spira provenendo dal nord - ovest, ossia dall'area industriale del quartiere di Tamburi.
L'amico Peppe di Taranto mi scrive che "i bambini dei Tamburi non possono giocare nei parchi perché la terra è contaminata così come non possono scavare al Cimitero per non smuovere le polveri; neanche i morti sono in pace in quella bellissima città".
La soluzione proposta è paradossale e niente affatto risolutiva dell'immenso problema perché non è in grado di salvaguardare la salute dei cittadini che vengono esposti agli inquinanti cancerogeni e teratogeni, a dosi costanti durante l'anno.
Il verbo greco 'teratokeo' indica la generazione di un mostro e la teratogenesi segnala l'alterazione dello sviluppo embrionale, fetale o post-natale, causato da un agente patogeno.
Oggi le micropolveri si misurano in rapporto al loro peso per metro cubo.
La pericolosità aumenta con il diminuire delle dimensioni delle particelle.
Ma anche quando i limiti di legge sono rispettati, limiti convenzionali ben s'intenda!, che accade per i bambini o per chi pesa meno di settanta chilogrammi?
L'Italia sta purtroppo progredendo nell'incidenza dei tumori infantili rispetto al resto d'Europa.
L'incremento maggiore riguarda i bimbi sotto l'anno di età.
Pertanto, rilevare che le micropolveri sono al di sotto dei limiti di legge non significa non avere pericoli e non avere malattie o non avere morti per tali cause.
Nella città di Macerata, ove lavoro, il rilevamento delle polveri sottili è affidato ad una sola centralina (sino a qualche tempo fa una era posizionata proprio lungo Corso Cavour, la pestilenziale arteria in cui giace il mio studio legale), dislocata in pratica in campagna, vale a dire nel periferico quartiere di Collevario che ha traffico residenziale ed è una specie di polmone verde del capoluogo (singolare collocazione per effettuare le rilevazioni, a maggior ragione perché si tratta dell'unica postazione); queste sono le rassicuranti espressioni sul tema dell'Assessore all'Ambiente e alla Mobilità di area Pd come il riconfermato Sindaco (fonte www.cronachemaceratesi.it del 24 maggio 2016 - h.15:59): "il controllo della qualità dell'aria spetta alla Regione che ha organizzato il sistema su tutto il territorio regionale. In questa situazione Macerata ha una sua funzione. L'unica centralina a Collevario serve per rilevare la situazione di fondo (situazione media della città)".
Il diritto alla salubrità dell'ambiente quale esplicita imposizione anche ai Sindaci (i Comuni non hanno il potere legislativo e non possono fare leggi, ma hanno il potere regolamentare per dare attuazione alle leggi relative alle loro competenze e di amministrare i beni e i servizi) delle cittadine italiane di limitare il più possibile o eliminare le cause dell'inquinamento dell'aria (e dell'acqua...) al fine di prevenire l'insorgenza di patologie nel singolo e nella società.
Il Sindaco è, in sintesi, il responsabile sul territorio della salute pubblica.
Con il Decreto Legislativo n. 112 del 1998 il concetto di assistenza sanitaria ed ospedaliera utilizzato dal legislatore del 1977 viene assorbito in quello ben più ampio di tutela della salute umana.
A propria volta viene ricompreso anche il concetto di tutela della sanità veterinaria.
Attengono alla categoria di "tutela della salute umana" le funzioni e i compiti rivolti alla promozione, alla prevenzione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica della popolazione, nonché al perseguimento degli obiettivi del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Decreto Legislativo n. 112 del 1998 riserva allo Stato centrale tutto ciò che nella materia necessiti di una direzione unitaria a livello nazionale e contestualmente trasferisce alle Regioni tutti gli altri compiti.
Riguardo agli enti locali, oltre alle funzioni delegate dalle Regioni, il Decreto Legislativo sul decentramento amministrativo evidenzia una sfera di competenza propria del Comuneorganizzazione amministrativa territoriale non statale.
In proposito, ai sensi dell'art. 117 del Decreto Legislativo n. 112 del 1998, nonché ai sensi dell'art. 50 del Decreto Legislativo n.267 del 18 agosto 2000 - Testo Unico degli Enti Locali - in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale il Sindaco, organo dello Stato nell'esercizio di alcune competenze in qualità di ufficiale di governo, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti, quale rappresentante della comunità locale, adotta ordinanzecontingibili (da contingere, ciò che può accadere, avvenimenti accidentali) ed urgenti; inoltre, qualora l'emergenza interessi il territorio di più Comuni, ogni Sindaco adotta le misure necessarie sino a quando non intervengano le autorità competenti.
La Legge 23 dicembre 1978, n. 833, istituisce il Servizio Sanitario Nazionale, e all'art. 13 stabilisce che il Sindaco sia da considerare alla stregua di autorità locale riconoscendogli il potere di adottare provvedimenti autoritativi che impongono accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori.
Principi costituzionali per la tutela dell'ambiente sono rinvenibili anche all'interno delle previsioni degli articoli 44 e 42.
Occorre aver cura del governo del territorio e della pianificazione della città, che il potere locale affronti espressamente i rischi collettivi per gli equilibri ambientali derivanti dai processi di urbanizzazione.
Una precauzione nel processo decisionale è limitare il più possibile l'occupazione e l'impermeabilizzazione dei terreni: il problema del consumo di suolo.
Una risorsa limitata che si distrugge facilmente.
Le polveri sottili sono alimentate dal traffico veicolare (la mobilità privata e i mezzi pesanti) e dalle caldaie domestiche.
La procedura di infrazione a carico dell'Italia è stata già avviata nel novembre 2014 per violazione degli articoli 13 e 23 della Direttiva 2008/50/EC relativa agli accumuli e agli sforamenti di Pm10, vale a dire di polveri sottili. A quel quadro sotto i riflettori europei si è aggiunto il caso di Brindisi, complesso a causa della pluralità delle presenze industriali. "In particolare – è scritto nella nota europea – dal momento che la violazione dell'articolo 23 richiede l'adozione di tutte le misure atte a ridurre l'inquinamento atmosferico alla fonte, siamo sicuri che la vostra preoccupazione può essere affrontata dalle indagini in corso. Per quanto riguarda il Pm 2,5, il valore limite relativo è entrato in vigore solo il 1° gennaio 2015; la Commissione sarà quindi in grado di valutare la conformità a questo nuovo valore limite quando riceverà la prossima relazione annuale sulla qualità dell'aria, prevista al più tardi per il 30 settembre 2016".
Ogni cittadino dell'Unione europea perde in media 8,6 mesi di vita a causa dello smog, in particolare delle polveri sottili.
E la maglia nera va alla Pianura Padana, dove si arriva anche a 2-3 anni di vita.
L'allarme arriva dai risultati del programma Cafe (Clean Air For Europe) della Commissione europea, che ha valutato gli effetti del Pm2,5 prodotto dalle attività umane sull'aspettativa di vita.
E sono 800mila i morti a causa dell'inquinamento ogni anno.
Se si considera anche quello all'interno delle abitazioni, si arriva a 1,3 milioni.
Queste cifre, fornite dall'OMS, sono state al centro del convegno RespiraMi, organizzato dalla Fondazione Policlinico di Milano.
Gli esperti puntano il dito in particolare contro la composizione delle polveri sottili: gli inquinanti sembrano essere oggi più pericolosi di una volta, aumentando il rischio di malattie respiratori, cardiovascolari e tumori. "Lo studio EpiAir, promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie – ricorda Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Policlinico – ha mostrato un innalzamento immediato della mortalità per cause naturali dello 0,69% per ogni aumento di 10 microgrammi/metro cubo di Pm10.

Quella dell'inquinamento è un'emergenza che si riflette anche sui dati di mortalità del Paese, in aumento dell'11 per cento. A scriverlo sul suo blog è il leader (e cofondatore con il compianto Gianroberto Casaleggio) del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo, che attacca duramente anche il Governo.

"Il 2015 si chiuderà secondo l'Istat con 68 mila morti in più rispetto al 2014: 666 mila contro 598 mila, l'11% in più. Come ai tempi delle grandi guerre – evidenzia -. Le città italiane non sono state bombardate dalle potenze straniere, ma vivono sotto l'assedio di nemici silenziosi. Lo smog sta rendendo le città italiane sempre più simili a Pechino".
Poi l'affondo su Renzi e i suoi ministri: "Non si rendono conto di ciò che accade nel Paese – prosegue – litigano per mezzo punto percentuale di Pil e fanno decreti lampo di domenica per salvare le banche mentre passeggiano incuranti sui cadaveri di 68mila italiani che non hanno saputo proteggere. Sono una sciagura per il Paese, il prezzo della loro spocchia lo stiamo pagando col sangue. Prima se ne vanno e meglio è".
Tanto piccole da poter essere inalate e progressivamente si accumulano nel sistema respiratorio.
Di solito, quando si parla di polveri sottili il riferimento è alle c.d.PM10, che hanno un diametro pari a dieci micron.
In particolare, il riferimento è al particolato o particolato sospeso
Purtroppo, negli ultimi anni la scienza ha posto in risalto un'altra forma di inquinamento legato a polveri sottili contraddistinte da un diametro ancor minore: PM2,5, talvolta di pochi nanometri.
Queste ultime sono respirabili, il che significa che possono penetrare nei nostri polmoni sino ad accumularsi nel sangue e poi raggiungere diverse parti del nostro organismo.
Pertanto, se i danni collegati alle polveri sottili PM10 sono circoscritti al sistema respiratorio, quelli legati alle polveri sottili PM2,5 possono estendersi anche ad altri tessuti.
Sono in pochi a sapere che in molte città italiane la causa principale della ridotta visibilità per nebbia è dovuta proprio alle polveri sottili.
Ulteriori danni ambientali sono la deturpazione dei monumenti, dei reperti e delle pietre: le polveri sottili sono coadiuvanti nell'azione delle piogge acide.
Comunque, i danni peggiori sono quelli alla salute umana, inclusi i fetal rights, dal momento che si tratta di un aerosol terribile, equivalente all'esposizione ad amianto e fumo di sigarette, senza dimenticare gli animali, la fauna selvatica e i nostri amici, bipedi e quadrupedi, di tutti i giorni che zampettano insieme a noi per le vie della città o sono ospiti graditissimi nelle nostre abitazioni.
Le polveri sottili sono trasportate ovunque dalle correnti e si depositano nel suolo agricolo e sul manto stradale.
Il flusso viario delle automobili innalza questa polveri e i passanti le inalano e le respirano del tutto inconsapevolmente.
Le polveri sottili possono accumularsi nei corsi d'acqua o nel suolo sino a raggiungere le falde acquifere, rendendo laghi e torrenti acidi, modificando in tal modo l'equilibrio delle acque e dei bacini fluviali.
Quali sono le fonti.
Non vi è un'unica fonte; le polveri sottili più piccole si formano principalmente da residui di combustione.
In Italia purtroppo la soglia massima di polveri sottili stabilito dall'Unione Europea viene superato in molte aree geografiche.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha un tetto massimo più severo e di gran lunga inferiore a quello stabilito dall'UE.
Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente - AEA quasi un terzo degli abitanti delle città europee è esposto a concentrazioni eccessive di particolato in sospensione nell'aria (PM, le cosiddette polveri sottili).
Il particolato è una delle sostanze più inquinanti e nocive per la salute umana e può indurre a morte prematura.
Dati decisamente allarmanti: il report ha analizzato altri inquinanti dell'aria come il biossido di azoto, l'ozono, il benenzo(a)pirene, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, il benzene e altri metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel, piombo).
S'impone, in conclusione, dare la priorità al principio di precauzione dal momento che quando c'è la possibilità che un'attività possa essere pregiudizievole per la salute o per l'ambiente, anche se le relazioni di causa ed effetto non sono ancora stabilite dalla scienza, dovrebbero essere prese le misure di precauzione.
Comunque!
Evitando di collocare le polveri sotto il tappeto...

Fonte: Diritto alla salubrità dell'aria: polveri sottili, un nemico insidioso e poco conosciuto