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mercoledì 23 dicembre 2015

La scuola davvero buona è quella che ascolta i bambini

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Partecipazione, consapevolezza, valorizzazione, felicità, lentezza, gioco. E' raro ascoltare queste parole in un discorso legato al mondo della scuola. Vederle applicare, poi, può apparire addirittura rivoluzionario. Ma a volte succede: è successo il 19 e 20 dicembre a Panta Rei.

Un luogo magico affacciato sul Lago Trasimeno che ha accolto due giorni di incontri sull'altra scuola: la Scuola del Fare, la Scuola per tutti. La Scuola Vera.

“Il bambino ha diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa. Ha inoltre diritto alla libertà di espressione. Non lo dico io. Lo dice la legge”. La legge è la 176 del 1991 che recepisce la Convenzione sui diritti del fanciullo stilata nel 1989 a New York dalle Nazioni Unite e a farne una bandiera è Francesco Tonucci, pedagogo, maestro elementare, prima ricercatore e poi - dal 1982 - responsabile del reparto di Psicopedagogia all’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), intervenuto all’incontro Scuola del Fare, Scuola per tutti. “Basterebbe applicare questa Convenzione per rivoluzionare totalmente l’educazione dei nostri bambini - spiega Tonucci - Purtroppo, sebbene si tratti della legge più adottata al mondo, il suo contenuto rimane una menzogna, è totalmente inapplicato”.


Francesco Tonucci ha la barba bianca e il capello brizzolato, siede dietro a una cattedra di legno a fianco di una lavagna d'altri tempi. Sembra spuntare da una pagina di De Amicis, ma quando inizia a parlare dalla sua bocca non esce niente di tradizionale, convenzionale o antico. Anzi. "I bambini non sono vasi vuoti da riempire - afferma - E’ ormai noto e scientificamente dimostrato che prima che un bambino entri in un’aula scolastica le cose più importanti sono già successe. Gli apprendimenti più significativi, quelli sui quali si costruisce tutta la conoscenza successiva, o sono già acquisiti o si stanno sedimentando. Questo significa due cose: che il vissuto del bambino va considerato e che l’insegnamento più importante è quello che avviene in questa prima fascia di età e non all’università, come il nostro sistema scolastico presuppone”.

Questo presupposto fa sì che all’educazione primaria neanche i professori siano realmente valorizzati: “Molte volte l’insegnamento è visto come un lavoro di ripiego, che fino a poco tempo fa non richiedeva neanche tanto studio - ricorda Tonucci - In alcuni Paesi invece per divenire insegnante è necessario avere il massimo dei voti, competenze approfondite, esperienza diretta con i bambini valutata positivamente da esperti dell’educazione. La selezione è serissima e gli stipendi ottimi. Questo perché in questi Paesi agli insegnanti è riconosciuto un ruolo fondamentale nella crescita dei bambini e nello sviluppo della società".

"Come diceva Gabriel Garcia Marquez - continua Tonucci - ogni bambino nasce con una predisposizione ma solo i più fortunati incontrano qualcuno in grado di fargliela scoprire. Una scuola giusta è una scuola che offre a tutti la possibilità di esprimersi e realizzarsi in ciò che più piace, di scoprire il proprio talento e di imparare a valorizzarlo. Il contrario insomma della scuola di oggi in cui, troppe volte, o ti adatti o fallisci”.



Una scuola che andrebbe ripensata anche nei luoghi: “Gli spazi scolastici, così come quelli urbani, non sono pensati per rispondere alle esigenze dei bambini ma per rispondere alle esigenze di sicurezza e di controllo degli adulti - denuncia Tonucci - Le aule sono strumenti innaturali, le materie e le lezioni sono metodi controproducenti, i compiti sono stupidaggini inutili, le valutazioni parametri inadeguati. L’ideale sarebbe trasformare le scuole in laboratori, tornare alla manualità, al fare, adottare come metodo quello della ricerca, educare al senso critico e al confronto, riscoprire il gioco, momento essenziale per la crescita e la formazione dei più piccoli e anch’esso sancito dall’articolo 12 della Convenzione: i bambini hanno diritto al riposo e al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età”.  

Il diritto al gioco, chi lo avrebbe mai detto? E invece è proprio nel gioco che il bambino vive un’esperienza fondamentale, quella di confrontarsi da solo con la complessità del mondo: “Con il gioco il bambino sperimenta l’avventura e il rischio, trovandosi da solo di fronte al mondo con tutti i suoi stimoli, le sue novità, il suo fascino. E giocare significa ritagliarsi ogni volta un pezzetto di questo mondo: un pezzetto che comprenderà un amico, degli oggetti, delle regole, uno spazio da occupare, un tempo da amministrare”.

Ma tutto questo è lontanissimo dalla visione diffusa e accettata della scuola… “Ebbene sì. Siccome i genitori hanno sofferto la scuola si pensa tutt’oggi che sia giusto così - afferma Tonucci - Io invece propongo una scuola amata e desiderata dagli alunni, dagli insegnanti e dalle famiglie”. Famiglie che dovrebbero divenire il primo alleato della scuola: “Oggi è venuto a mancare quel rapporto di fiducia che fino a poco tempo fa legava insegnanti e genitori. E’ successo anche perché è venuto a mancare il confronto e la condivisione - continua Tonucci - Ma, sicuramente, in un contesto educativo in cui i bambini sono felici e realizzati i genitori tornerebbero ad essere solidali con gli insegnanti”. Tutto ciò, per Tonucci, è possibile solo attraverso la partecipazione diretta e attiva dei bambini alla loro educazione. Un’utopia? Sì, certo! Ma c’è già chi la sta mettendo in pratica e lo fa senza aspettare leggi calate dall'alto, direttive imposte o illuminazioni provvidenziali.



Lo stesso Francesco Tonucci ha elaborato e attuato il progetto La città dei bambini, dando vita a un laboratorio urbano che definisce un modo nuovo di pensare la città assumendo il bambino come punto di riferimento e la sua opinione come base per l’azione.
Simone Piazza - formatore, educatore e facilitatore -  anch’egli presente all’incontro, ha portato la sua esperienza di vita e di insegnamento basato sull’accoglienza, sulla scuola come bene comune e sulla partecipazione attiva dei bambini nelle decisioni che li riguardano, sia a livello scolastico che extrascolastico.

E poi Dino Mengucci che insieme agli abitanti di Panta Rei ha organizzato e ospitato l'evento e che da anni ormai si prodiga per organizzare eventi legati a un altro modo di fare educazione e di crescere insieme.
O, ancora, Paolo Mai e Giordana Ronci, fondatori e maestri dell’asilo nel bosco di Ostia che hanno spiegato quanto la relazione e l’educazione emozionale siano alla base dell’apprendimento e della crescita personale: “Il compito della scuola è quello di far vivere ai bambini esperienze ricche, significative e variegate in modo che siano loro, una volta assaggiato tutto, a decidere cosa vogliono - afferma Mai raccontando della sua esperienza come educatore - Per far questo, ovviamente, i luoghi e metodi tradizionali non funzionano. All’asilo nel bosco la scuola si fa all’aperto. Non ci sono banchi, compiti, aule, strumenti strutturati. Tutto si fa e si costruisce con ciò che offre la natura: basta uno spago, un ramo e un sasso per inventare tantissime attività”. E, soprattutto, qui sono i bambini a dettare il programma: “La nostra abilità sta nel riconoscere il loro interesse e capire quando il terreno è fertile per seminare la conoscenza - spiega Mai - ma noi non facciamo altro che facilitare processi che già avvengono naturalmente in maniera spontanea. In realtà - conclude Mai - non siamo noi che insegniamo ai bambini, sono loro che insegnano a noi come vivere”.  
E a quanto pare ci riescono, perché negli occhi di tutti loro si scorge quella serenità infantile che solo un bambino può provare. Nei loro modi si legge quella determinazione e quella dolcezza che ogni maestro dovrebbe avere. Nelle loro parole si ascolta quello che la vera scuola dovrebbe essere: un luogo felice e desiderato in cui si cresce insieme, partecipando a un cammino comune: un'utopia.

mercoledì 16 dicembre 2015

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mercoledì 9 dicembre 2015

Diritti umani e clima: multinazionali del carbone sul banco degli imputati

Articolo condiviso

Si apre domani la prima inchiesta che potrebbe arrivare a portare sul banco degli imputati le maggiori compagnie dei combustibili fossili, che sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi.



La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha annunciato che domani 10 dicembre (Giornata mondiale per i diritti umani) aprirà un’inchiesta che potrebbe mettere sul banco degli imputati i grandi inquinatori. Tra le cinquanta compagnie sotto inchiesta compaiono le italiane Eni ed Italcementi, insieme ad  ExxonMobil, BP, Shell e Chevron. Fanno tutte parte delle novanta realtà considerate responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2 e di metano, come ha mostrato la ricerca “Carbon Majors”, pubblicata nel 2014 dopo aver superato il vaglio della peer review.


QUI il testo integrale del rapporto.





Proprio a poche ore dalla conclusione del summit sul clima di Parigi, parte dunque un’indagine che potrebbe portare alla ribalta delle cronache internazionali sviluppi non ancora del tutto immaginabili.





La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha aperto l’inchiesta in seguito ad una petizione promossa da Greenpeace insieme ad altre 14 organizzazioni che ha raccolto oltre centomila firme. Tra i sottoscrittori della petizione ci sono i sopravvissuti al tifone Haiyan nel 2013 che ha ucciso 6.300 persone nelle sole Filippine producendo 13 miliardi di dollari di danni. «L’iniziativa rappresenta un punto di svolta nella lotta contro i cambiamenti climatici» ha affermato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International. «Si apre un nuovo filone nella battaglia contro le compagnie dei combustibili fossili, responsabili dei disastri causati dal riscaldamento globale. Ci auguriamo che altre commissioni per i diritti umani in tutto il mondo intraprendano inchieste analoghe».





Le Filippine, un insieme di isole nel Pacifico meridionale, sono particolarmente vulnerabili all’impatto dell’innalzamento del livello dei mari e agli eventi meteorologici estremi causati dall’aumento dei gas serra. E proprio per questo la Commissione ha deciso di procedere nella direzione dell’inchiesta.


Malgrado la evidente emergenza legata all'utilizzo dei combustibili fossili e all'altissimo rischio cui sono esposte le isole del Pacifico, il governo filippino  ha approvato di recente oltre 50 centrali a carbone che saranno costruite nel paese nei prossimi anni e che, evidentemente, rappresentano la risposta dell'esecutivo alla domanda di approvvigionamento energetico. Considerando che una centrale a carbone ha una vita media di 40-45 anni, ciò significa che le Filippine continueranno sicuramente a immettere nell'atmosfera i residui della combustione del carbone mentre il mondo sta "discutendo" su come superare l'utilizzo delle fonti energetiche più inquinanti.

martedì 1 dicembre 2015

Anonymous | #OpParis NEXT [ITA]


Dopo il brutale attacco terroristico che ha colpito Parigi, #OpParis è nata per oscurare in rete quel cancro che i governi diffidano dal voler estirpare per l'evidente movimento di denaro che gira attorno all'#ISIS.
Anonymous non si ferma davanti agli attacchi informatici in risposta ai nostri 12.000, e oltre, profili jihadisti oscurati negli ultimi 15 giorni.
Ci hanno insultati, ci hanno minacciati di morte, ci hanno persino copiati nel tentativo di renderci impotenti, ma Anonymous è una legione solida, risoluta e resiliente che in tutto il mondo agisce per il bene dei propri fratelli offesi nei loro diritti umani calpestati da vigliacchi, assassini e criminali.
#ISIS, stiamo arrivando sempre più vicini ai tuoi padroni, sappiamo che ci temete, sappiamo che vi nascondete come topi in trappola.

Ricordate: #OpParis non si fermerà.