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sabato 28 novembre 2015

Parigi: abbiamo bisogno del senso della proporzione

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"A più di una settimana dagli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre, ogni televisione e ogni programma di qualsiasi tipo sono totalmente dominati da un flusso continuo di notizie sull’argomento. Ma la vera emergenza tragica è il clima". Sono le parole di John Scales Avery; riportiamo qui un suo intervento, provocatorio, ruvido, che farà discutere. Ma è utile il confronto per non essere gregge.

di John Scales Avery* - 26 Novembre 2015

*John Avery ha ricevuto un B.Sc. in fisica teorica al MIT e un M.Sc. dall’Università di Chicago. Ha poi studiato chimica teorica all’università di Londra e ha ottenuto il Ph.D. nel 1965. E’ oggi professore associato al Dipartimento di Chicmica dell’università di Copenhagen. Dal 1990 è il referente in Danimarca per le Pugwash Conferences on Science and World Affairs. Nel 1995 questo gruppo ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. E’ membro della Danish Peace Commission dal 1998. E’ consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il suo intervento è stato pubblicato su CounterCurrents.
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Gli attacchi, che hanno provocato 130 morti e 80-99 feriti gravi, sono stati presentati dai mass media con una tale concentrazione isterica da fare tabula rasa di qualsiasi altra notizia. Il numero relativamente contenuto di morti non sembra avere valore. I mass media, controllati dalle Corporation, ci stanno derubando del senso della proporzione.
Con la conferenza sul clima, COP21, che sta per partire nella stessa città, il 30 novembre, abbiamo urgentemente bisogno di recuperare questo senso della proporzione. Il terrorismo è un grande pericolo per la civiltà umana e la biosfera? O si tratta di qualcosa di molto piccolo, che è stato portato ad una dimensione completamente sproporzionata dai media con l’obiettivo di vendere guerre e armi, di minare le libertà civili e di opprimere i cittadini?
Quali sono i veri pericoli? Qual è la loro portata in termini di persone coinvolte? La scienza è unanime nel dirci che ipericoli reali sono i cambiamenti climatici fuori controllo e le carestie e la fame su larga scala.
Proviamo a considerare cosa potrebbe accadere se la conversione al 100% da fonti fossili a energie rinnovabili non si compirà in pochi decenni. Sappiamo dagli studi dei geologi che ci sono stati cinque eventi di estinzione di massa durante ognuno dei quali oltre la metà degli organismi viventi si è estinta. Il maggiore di essi è stato il Permiano-Triassico, durante il quale il 96% di tutte le specie marine si sono estinte insieme al 70% dei vertebrati terrestri.
Se non passiamo velocemente dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, rischiamo di passare il punto di non ritorno oltre il quale gli sforzi dell’uomo per controllare il cambiamento climatico saranno inutili. Se non agiamo in fretta c’è il rischio di andare verso una sesta estinzione di massa causata dall’uomo. La specie umana potrebbe sopravvivere migrando ai poli o nelle zone di alta montagna, ma la popolazione umana sarebbe poi calcolata in milioni, non più in miliardi. Ci sarebbe poi la tragica perdita della maggior parte delle specie vegetali e animali che conosciamo e cerchiamo di proteggere. E’ dunque possibile una conversione al 100% dalle fonti fossili  a quelle rinnovabili? Tale cambiamento dovrà avvenire per forza nel giro di un secolo o poco più perché sono in via di esaurimento le riserve di carbone, petrolio e gas. Ma è vitale che si acceleri, che tutto accada entro pochi decenni per evitare di oltrepassare il punto da cui poi il cambiamento climatico diventerà incontrollabile. La speranza che questa rivoluzione energetica sia possibile tecnicamente arriva dalla fortissima crescita dell’energia solare ed eolica. Se questi tassi di crescita saranno mantenuti, la transizione verso l’energia rinnovabile può essere compiuta nei prossimi vent’anni.
E’ importante che a COP21 siano discussi anche i sussidi governativi attualmente versati alle aziende delle fonti fossili. Nel 2011 questi sussidi ammontavano a livello globale s oltre 500 miliardi di dollari rispetto ai soli 88 miliardi erogati per le energie rinnovabili. Queste proporzioni devono essere invertite e, anzi, i sussidi alle fonti fossili vanno totalmente aboliti. A pari condizioni (o quasi), le energie rinnovabili possono vincere semplicemente perché sono più convenienti rispetto ai combustibili fossili.
Riguardo alla guerra termonucleare, fino a che le armi nucleari non saanno completamente eliminate, ci sarà il pericolo continuo che una guerra catastrofica possa scoppiare accidentalmente o per calcoli sbagliati. Nel lungo periodo, la possibilità che un simile disastro non accade diviene incommensurabilmente piccola. E sarebbe una catastrofe ambientale, che colpirebbe le nazioni neutrali come quelle in guerra. L’agricoltura potrebbe risentirne a tal punto da arrivare ad una carestia globale che affliggerebbe la stragrande maggioranza della popolazione globale.
Infine, dobbiamo considerare anche il pericolo che lacarestia globale sia dovuta ai cambiamenti climatici, alla crescita della popolazione e all’esaurimento dei combustibili fossili dai quali oggi la moderna agricoltura dipende.
La speranza è che l’attenzione del mondo e dei delegati alla conferenza sul clima di Parigi non sia distratta da pseudo-pericoli e che si guardi seriamente ai pericoli reali che il mondo sta affrontando.  Abbiamo urgentemente bisogno del senso della proporzione.
Per scrivergli: avery.john.s@gmail.com

sabato 21 novembre 2015

Unione dell’Energia. Cosa ha approvato la Commissione a meno di un mese dalla COP21


La buona notizia é che sono stati approvati vari nostri emendamenti a favore di energie rinnovabili edefficienza energetica, compreso uno per rendere obbligatoria la produzione delle rinnovabili nei nuovi edifici. Ma la cattiva notizia é che lunedì 10, alla vigilia della conferenza sul clima COP 21 di Parigi, la commissione ITRE del Parlamento Europeo si é defilata di fronte alla nostra richiesta di obiettivi vincolanti su questi temi ed ha votato invece affinché l’UE finanzi l’energia nucleare. Basta questo, purtroppo, per obbligarci a dire no a tutto il “pacchetto” contenente questa inaccettabile affermazione.
Il tema della discussione era la comunicazione della Commissione Europea “Una strategia quadro per un’Unione dell’energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici”: tratteggia la via che l’UE dovrà seguire per dare il suo contributo all’indispensabile riduzione delle emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra. Gli impegni a questo proposito dei grandi della Terra saranno appunto l’oggetto della conferenza COP 21 di Parigi.
La commissione ITRE ha votato per riconoscere che il fracking può non essere una tecnologia praticabile nell’UE, dati i suoi alti costi (noi vorremmo il divieto di fracking in tutta l’UE, ma possiamo già essere contenti che questo passaggio arrivi in assemblea plenaria). Inoltre ha sancito che:
  • lo sviluppo delle rinnovabili é fondamentale per l’UE; la  loro integrazione nel mercato energetico deve essere prioritaria; bisogna promuoverne l’autoconsumo; l’UE deve impedire modifiche retroattive agli incentivi (all’Italia fischieranno le orecchie)
  • l’efficienza energetica é il più grande “giacimento” da cui l’UE può attingere energia; gli investimenti in efficienza energetica sono da considerare importanti quanto quelli in infrastrutture energetiche
  • nel calcolo dei costi dell’energia, bisogna inserire anche quelli nascosti (essi, se conteggiati, metterebberi fuori mercato le fonti fossili di energia a vantaggio delle rinnovabili: nell’UE ammontanoinfatti a 150-310 miliardi di euro all’anno)
Infine, la commissione ITRE ha approvato vari emendamenti presentati da noi per invitare la Commissione Europea (che detiene il potere di iniziativa legislativa) a presentare proposte normative su:
  • imporre livelli minimi di produzione di energie rinnovabili in nuovi edifici
  • agevolare reti locali e regionali di energie rinnovabili
  • usare l’energia pulita, quando ce n’é in abbondanza e a buon mercato, per i veicoli elettrici e gli impianti domestici
La fotogallery sintetizza i contenuti vittoriosamente inseriti nella “Strategia quadro”
Resta l’obbrobrio dei finanziamenti al nucleare. Resta il fatto che la commissione ITRE non ha raccolto la nostra sollecitazione a mettere nero su bianco obiettivi vincolanti in vista della conferenza di Parigi.
I target UE in materia di riduzione delle emissioni sono decisi da tempo e li ribadisce la “Strategia quadro” della Commissione Europea su cui la Commissione ITRE ha discusso lunedì 10:  entro il 2030, 27% di energia da fonti rinnovabili; inoltre, il 40% di emissioni in meno e il 27% di efficienza energetica in più rispetto al 1990. Il Parlamento Europeo ha sempre condiviso l’ultimo obiettivo, ma ha ripetutamente chiesto (l’ultima volta in ottobre) il 40% di efficienza energetica e almeno il 30% di rinnovabili.
Al momento di votare in Commissione ITRE sulla “Strategia quadro”, molti esponenti delle maggiori forze politiche devono essere stati colpiti da amnesia. Oltre al 40% di emissioni in meno, é stato infatti approvato solo il 27% di efficienza energetica in più.
Noi dunque, in Commissione ITRE,  abbiamo votato no a questa presa di posizione in vista della conferenza di Parigi. La mancanza di obiettivi vincolanti in materia di rinnovabili ed efficienza energetica nonché ifinanziamenti al nucleare pesano più degli elementi positivi. Il testo definitivo approvato in ITRE non é ancora disponibile sul sito del Parlamento Europeo. C’é solo il punto di partenza – la relazione del polacco Marek Józef Gròbarczyk, che appartiene al gruppo ECR – e la valanga di emendamenti presentati al suo testo. Gli emendamenti sono distribuiti fra cinque link diversi, raggruppati in questa pagina insieme ad altro vario materiale sulla “Strategia quadro”.
Non é detto che passi la linea filo-nucleare della commissione ITRE. La comunicazione sarà ora esaminata dall’assemblea plenaria di Strasburgo dove rinnoveremo gli sforzi per salvare quanto c’é di buono, per immettervi ulteriori elementi positivi e per cancellare le modifiche obbrobiose. Infine il Parlamento Europeo dovrà trovare una posizione comune con il Consiglio dei ministri degli Stati UE, che costituisce l’altro co-legislatore eurpopeo. Solo a questo punto la “Strategia quadro” assumerà la sua forma definitiva e vincolante.

venerdì 13 novembre 2015

Girone cinese nell' inferno futuro


Il particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, 56 volte più' alto di quello ritenuto il massimo sopportabile

‘L’apocalisse dell’aria’ prosegue in tutto il nordest della Cina. Secondo gli ecologisti, il livello di inquinamento rilevato nella metropoli di Shenyang è “il più alto che si sia mai registrato nel mondo”. Voli cancellati, autostrade chiuse, visibilità di 500 metri al massimo.
Secondo gli ecologisti, il livello di inquinamento rilevato nella metropoli di Shenyang è “il più alto che si sia mai registrato nel mondo”. Domenica scorsa il livello di particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese, ritenute rischiose per la salute, e’ stato di 1400 microgrammi per metro cubico, cioè 56 volte più’ alto di quello ritenuto il massimo sopportabile dall’ Organizzazione Mondiale della Sanita’, che e’ di 25 microgrammi per metro cubico.

inferno vigile Feature-China-Smog-Police-1-WB sito

I livelli sono di poco inferiori in tutto il nordest del Paese. Tra le città’ avvolte da domenica in una nube grigio-giallastra ci sono la capitale Pechino, la vicina città’ portuale di Tianjin e numerosi centri delle province del Liaoning, Hebei, Henan ed Heilongjiang.

People ride along a street on a smoggy day in Daqing

Migliaia persone sono intervenute su Internet denunciando l’ incapacità’ delle autorita’ di combattere l’ inquinamento, che e’ stato aggravato nel nord della Cina dall’ accensione dei riscaldamenti, in gran parte a carbone. In un editoriale, il giornale Global Times accusa di incompetenza gli amministratori locali, che non hanno saputo prevenire l’ aumento dell’inquinamento e che non hanno tenuto informata la popolazione in modo tempestivo.
Il giornale ha anche invitato gli abitanti di Shenyang – che sono più’ di otto milioni – a capire che le autorità’ “sono ancora in una fase di apprendimento” per quanto riguarda l’ inquinamento dell’ aria e le misure adatte a contrastarlo.

mercoledì 4 novembre 2015

4 novembre: «Ogni vittima ha il volto di Abele»

Il 4 novembre 1918 fu il giorno in cui cessarono le ostilità tra Italia e Austria-Ungheria, il giorno della fine della prima guerra mondiale per l'Italia e della celebrazione, da allora in poi, dell'unità nazionale e...delle forze armate. Ma di armato è bene che non ci sia più nulla.

Movimento Nonviolento, PeaceLink, il Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo lanciano per il 4 novembre l'iniziativa "Ogni vittima ha il volto di Abele", affinché in ogni città si svolgano commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre. Ha senso celebrare l'unità nazionale e, insieme, le forze armate? Ha senso ricordare la fine della prima guerra mondiale celebrando il gesto stesso di imbracciare le armi? C'è chi dice: no.
«Proponiamo che il 4 novembre si realizzino in tutte le città d'Italia commemorazioni non violente delle vittime di tutte le guerre, commemorazioni che siano anche solenne impegno contro tutte le guerre e le violenze. Affinché il 4 novembre, anniversario della fine della "inutile strage" della prima guerra mondiale, cessi di essere il giorno in cui i poteri assassini irridono gli assassinati, e diventi invece il giorno in cui nel ricordo degli esseri umani defunti vittime delle guerre gli esseri umani viventi esprimono, rinnovano, inverano l'impegno affinché non ci siano mai più guerre, mai più uccisioni, mai più persecuzioni»: queste le parole dei promotori della iniziativa "Ogni vittima ha il volto di Abele".
«Queste iniziative di commemorazione e di impegno morale e civile devono essere rigorosamente non violente. Non devono dar adito ad equivoci o confusioni di sorta; non devono essere in alcun modo ambigue o subalterne; non devono prestare il fianco a fraintendimenti o mistificazioni. Queste iniziative di addolorato omaggio alle vittime della guerra e di azione concreta per promuovere la pace e difendere le vite, devono essere rigorosamente nonviolente. Occorre quindi che si svolgano in orari distanti e assolutamente distinti dalle ipocrite celebrazioni dei poteri armati, quei poteri che quelle vittime fecero morire. Ed occorre che si svolgano nel modo più austero, severo, solenne: depositando omaggi floreali dinanzi alle lapidi ed ai sacelli delle vittime delle guerre, ed osservando in quel frangente un rigoroso silenzio. Ovviamente prima e dopo è possibile ed opportuno effettuare letture e proporre meditazioni adeguate, argomentando ampiamente e rigorosamente perché le persone amiche della nonviolenza rendono omaggio alle vittime della guerra e perché convocano ogni persona di retto sentire e di volontà buona all'impegno contro tutte le guerre, e come questo impegno morale e civile possa concretamente limpidamente darsi. Dimostrando che solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Affermando il diritto e il dovere di ogni essere umano e la cogente obbligazione di ogni ordinamento giuridico democratico di adoperarsi per salvare le vite, rispettare la dignita' e difendere i diritti di tutti gli esseri umani».
«In particolare vogliamo sostenere la Campagna “Un'altra difesa è possibile” che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolareper l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta. Un Dipartimento che comprenda i Corpi civili di pace e l'Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo e che abbia forme di interazione e collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ed il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Si tratta di dare finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra, e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale, cioè la realizzazione di una difesa civile alternativa alla difesa militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l'opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.
Obiettivo della Campagna è quello di organizzare la difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo. La Campagna vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art.icolo 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (articolo 52)».