Siti di e-commerce italiani e distributori automatici
dovranno chiudere per 12 giorni all’anno:
sembra uno scherzo, ma leggendo tra le
 pieghe del disegno di legge già approvato alla Camera
e ora in discussione al Senato le due categorie
 rientrerebbero di diritto nella nuova regolamentazione
degli orari dei negozi. La questione è piuttosto semplice:
la liberalizzazione degli orari dei negozi voluta dal 
Governo Monti non avrebbe avuto i risultati previsti,
 anzi, molti piccoli negozi nei centri commerciali hanno
dovuto chiudere perché non riuscivano in alcun modo a
 gestire le aperture domenicali. Entra quindi in gioco il
disegno di legge firmato dal grillino
 Michele Dell’Orco insieme ad una fornita flotta
di deputati del M5S: questo DDL prevede la sostituzione
 di un paio di articoli della precedente legge regolando
 di fatto aperture e chiusure.
Secondo il nuovo decreto i negozi sarebbero tenuti al
“rispetto degli orari di apertura e di chiusura, 
l'obbligo della mezza giornata di chiusura
 infrasettimanale dell'esercizio
 nonché quello di chiusura domenicale e festiva,
 ad eccezione dei seguenti giorni :
1) il 1º gennaio, primo giorno dell'anno;
2) il 6 gennaio, festa dell'Epifania;
3) il 25 aprile, anniversario della Liberazione;
4) la domenica di Pasqua;
5) il lunedì dopo Pasqua;
6) il 1º maggio, festa del lavoro;
7) il 2 giugno, festa della Repubblica;
8) il 15 agosto, festa dell'Assunzione della beata Vergine Maria;
9) il 1º novembre, festa di Ognissanti;
10) l'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione;
11) il 25 dicembre, festa di Natale;
12) il 26 dicembre, festa di santo Stefano
Il “pasticcio” nasce dalle categorie che sarebbero
 escluse da questa nuova regolamentazione:
bar e ristoranti, ovvero coloro che somministrano alimenti
e bevande, e tutte
Le tipologie di attività di cui all'articolo 13, comma 1,
 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114”,
 ovvero, recuperando il decreto,
le rivendite di generi di monopolio;
 gli esercizi di vendita interni ai campeggi, 
ai villaggi e ai complessi turistici e alberghieri;
 gli esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio
 lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, 
marittime ed aeroportuali; alle rivendite di giornali;
 le gelaterie e gastronomie; le rosticcerie e le pasticcerie;
 gli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori,
 piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi,
 nastri magnetici, musicassette, videocassette, 
opere d'arte, oggetti d'antiquariato, stampe, 
cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale,
 nonché le stazioni di servizio autostradali, 
qualora le attività di vendita previste dal presente comma
 siano svolte in maniera esclusiva e 
prevalente, e le sale cinematografiche”.

Dove sono i siti web

 e i distributori automatici?

Siti di e-commerce e distributori automatici
 rientrerebbero quindi nella prima categoria, 
ovvero nei negozi per i quali c’è obbligo di chiusura.
 Un buco normativo probabilmente, e speriamo che
 qualcuno al Senato se ne accorga prima di apporre la firma:
da tempo si prova a mettere sullo stesso livello
negozi online e negozi fisici,
 ma ovviamente la cosa non è possibile, anzi, 
spesso il negozio online è
 la soluzione scelta da molti negozi fisici 
per allargare il loro bacino di utenza
 e tenere aperto 24 ore su 24.
Una situazione che giustamente sottolinea anche Roberto Liscia,
 presidente di Netcomm,
Consorzio del Commercio Elettronico Italiano:
 “Il settore dell’eCommerce non può essere soggetto ad una
 regolamentazione in tal senso, poiché per sua natura
 è un’attività eseguibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.
 Inoltre, sempre per definizione, 
il commercio elettronico attiene a transazioni che non si svolgono
 in un punto di vendita fisico, con conseguente impossibilità 
di applicazione di tale proposta normativa
Confcommercio approva invece le nuove
 regolamentazioni, definendole in linea con l’Europa:
 “Le nuove disposizioni lasciano intatta la libertà 
degli esercenti di restare aperti anche 24 ore al giorno.
 Quello che verrebbe introdotto è soltanto l'obbligo 
di chiusura nelle 12 festività nazionali 6 delle quali
 potrebbero tuttavia essere sostituite dagli esercenti 
con altrettanti giorni a loro libera scelta. 
Ci sembra una regolamentazione minima, 
ragionevole e  assolutamente compatibile
 con i principi e le prassi prevalenti in Europa
 in materia di libertà di concorrenza. 
Inoltre gli accordi territoriali previsti dalle nuove
 disposizioni e con i quali si potrebbero finalmente
 coordinare gli orari di tutti i servizi pubblici 
e privati restano assolutamente facoltativi. 
Confcommercio pertanto non ravvisa in queste norme
 alcun passo indietro nel processo di liberalizzazione che,
 questo sì, resta difficoltoso in altri settori,
 non certo per il commercio“.