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sabato 30 maggio 2015

TTIP, spalancata la porta alle multinazionali

http://www.ilcambiamento.it/multinazionali/ttip_isds.html

Approvata ieri l’ISDS, ovvero la norma di arbitrato che consente alle imprese di fare causa agli Stati che vogliono mantenere una normativa a difesa dei diritti dei cittadini. Il testo sarà votato il 10 giugno al Parlamento Europeo in seduta plenaria. In caso di approvazione, i governi avrebbero gravi difficoltà a tutelare settori come quello della chimica, dell’agroalimentare, del lavoro, dei servizi pubblici e della finanza.


La Commissione Commercio Internazionale del Parlamento Europeo (INTA) ha approvato ieri, con 29 voti favorevoli, 10 contrari e 2 astenuti, il pieno sostegno all’ISDS nel TTIPil Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti in via di negoziazione tra Stati Uniti ed Europa. Dove per ISDS si intende l’Investor State Dispute Settlement, cioè il meccanismo di risoluzione di controversie, che consente il ricorso a corti di arbitrato internazionale da parte di gruppi privati, qualora vedessero i propri investimenti messi a rischio da provvedimenti cautelativi varati dai governi negli USA e nell’UE. Il testo, così approvato, andrà al Parlamento Europeo, dove sarà votato in data 10 giugno in seduta plenaria. Parlamento che, lo ricordiamo, ha solo parere consultivo. Ciò significa che la Commissione potrà continuare sulla propria linea politica a prescindere dall’esito favorevole o meno del Parlamento.
La votazione di ieri è stata però un abile giochetto politico. A spiegarlo è  Eleonora Forenza dell’ALTRA EUROPA - GUE/NGL: «La maggioranza formata soprattutto dalla grande coalizione tra socialisti e popolari ha votato di fatto a favore dell'inserimento della clausola ISDS sotto altro nome, la clausola cioè che permetterebbe alle multinazionali di fare causa agli Stati che volessero tentare di mantenere una normativa a difesa dei diritti dei cittadini. Non solo, hanno votato anche un emendamento contro le politiche per contrastare i cambiamenti climatici: la grande coalizione ancora una volta si schiera contro i cittadini e la democrazia». 
Ma riassumiamo in breve. Nel 2014 la Commissione Europea lanciò una consultazione pubblica sull’ISDS per conoscere l’opinione dei cittadini. Il risultato fu unanime: 150 mila persone, ovvero il 97% dei partecipanti votò contro. Alla luce di questo risultato, secondo alcune indiscrezioni pubblicate anche dal Fatto Quotidiano, alcuni gruppi politici avevano chiesto la rimozione del meccanismo di arbitrato privato. Norma che invece non è stata tolta, ma solo emendata (e votata ieri), secondo la bozza di riforma elaborata dalla Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström:  essa propone l’obbligo per gli investitori di scegliere tra le corti nazionali e l’arbitrato, di istituire un secondo grado per eventuali ricorsi, una lista fissa di arbitri e qualche tutela in più sul diritto a legiferare (right to regulate). Quindi, in sintesi una vittoria schiacciante delle multinazionali sulla maggioranza politica.
«Il patto scellerato tra social democratici e popolari – ha affermato Monica Di Sisto, tra i portavoce della Campagna Italiana STOP TTIP - ha portato a violare la volontà dei cittadini che con forza si erano espressi contro l’ ISDS e il Trattato in generale. Questo pessimo lavoro fatto oggi dalla Commissione INTA non ci ferma, anzi, chiediamo un impegno maggiore per far sentire la nostra contrarietà nel voto decisivo che ci sarà il 10 giugno in plenaria». In definitiva, il voto odierno dei deputati europei rappresenta un lasciapassare che regala margini d’azione inesplorati alle lobby industriali, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per la vita quotidiana dei cittadini dell’Unione: se passasse questa linea, i governi avrebbero gravi difficoltà a tutelare settori come quello della chimica, dell’agroalimentare, del lavoro, dei servizi pubblici e della finanza.
«Il mio voto su questi punti è stato ovviamente negativo –continua Eleonora Forenza – e mi sono espressa anche contro il meccanismo della cooperazione regolatoria, che darebbe un potere enorme alle multinazionali. Ho votato inoltre perchè non vi siano i servizi pubblici all'interno di questo accordo e più precisamente abbiamo chiesto che i cittadini possano sapere cosa sarà incluso nel trattato e cosa no. Conseguentemente mi sono espressa con voto contrario sull'intero parere della Commissione. Continua in ogni caso la nostra battaglia contro un trattato che rischia di mettere in pericolo la nostra democrazia, la nostra produzione agroalimentare e i nostri diritti: il prossimo 10 giugno in plenaria voteremo nuovamente e serve la massima mobilitazione dei cittadini, delle associazioni, di tutte e tutti. Ora e sempre ‪#‎stopTTIP‬». 
Le campagne Stop TTIP hanno più volte espresso timori per la sicurezza alimentare, la qualità dell’ambiente, la svendita dei servizi pubblici agli investitori privati. Diverse personalità autorevoli (da Rodotà a Stiglitz) hanno sottolineato il rischio di svuotamento delle istituzioni democratiche tramite la creazione di organismi tecnici e sovranazionali in grado di rallentare o bloccare la legislazione degli Stati.

martedì 26 maggio 2015

La crisi distrugge la famiglia: un milione di genitori cerca lavoro

http://www.ilprimatonazionale.it/economia/la-crisi-distrugge-la-famiglia-un-milione-di-genitori-cerca-lavoro-24083/

Roma, 25 mag – Dopo aver privato una intera generazione dei più elementari diritti sociali, la crisi attacca frontalmente anche l’ultimo ammortizzatore sociale per le nuove generazioni:la famiglia.
Secondo l’Istat, infatti, sono un milione e 182 mila i genitori italiani nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 64 anni, con uno o più figli, che nel 2014 erano alla ricerca di un lavoro.
Si tratta di un aumento del 6,2% rispetto al 2013.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica sono 146 mila le madri o i padri soli, cioè nuclei monogenitore, e 1 milione 36 mila, invece, vive con il coniuge o il convivente.
Sempre dalle tabelle dell’Istat, emerge un altro dato preoccupante: lo scorso anno in 1 milione 181 mila famiglie, tutti i componenti erano disoccupati.
In queste famiglie non esiste una busta paga, ovvero non vi sono entrate da reddito di lavoro. Il loro numero è risultato in aumento rispetto al 2013 del 4,6%. Più numerose le mamme (628 mila) che sono alla ricerca di un lavoro rispetto ai papà (554 mila).
Tuttavia sono aumentati leggermente anche i genitori che un posto ce l’hanno(+0,5%). Difatti, rispetto all’anno precedente, si denota un incremento delle forze lavoro, ovvero del tasso di attività sia per le famiglie monogenitore (da 71,4% a 71,7%) sia per le coppie con figli (da 70,8% a 71,5%).
Giuliano Lebelli

venerdì 22 maggio 2015

Cos’è un disastro ambientale "abusivo"?. Le critiche alla legge sugli ecoreati.

http://www.italiachecambia.org/2015/05/disastro-ambientale-abusivo-critiche-legge-ecoreati/


In base alla nuova legge sugli ecoreati  vengono puniti coloro che abusivamente inquinano o provocano disastri ambientali. Ne consegue che possono esistere casi di inquinamento e disastri considerati leciti? È questa la questione intorno alla quale ruotano le principali critiche che sono state sollevate in merito al disegno di legge approvato in via definitiva dal Senato lo scorso lunedì.
Tra coloro che sono intervenuti criticamente nei confronti del provvedimento vi è il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli secondo cui con l’avverbio “abusivamente”, introdotto nella fattispecie del reato di disastro, “si apre la porta dell’impunità per le grandi industrie inquinanti”.

“Con grande creatività – afferma Bonelli – il Parlamento italiano e con una maggioranza che va dall’Ncd di Alfano fino al Movimento 5 Stelle introduce nel nostro ordinamento il reato di disastro ambientale solo se cagionato ‘abusivamente’ come se vi fossero reati ambientali che non sono abusivi”.
“Chi dice che questo avverbio era un problema secondario perché non lo ha cancellato dalla legge sugli ecoreati? Non lo hanno cancellato perché con questo avverbio (inserito nell’articolo 452 quater) si garantisce un’ombra di incertezza che può portare all’impunità per quelle grandi industrie che, da Priolo a Taranto fino a Trieste, inquinano a norma di legge, ovvero con una autorizzazione”.
“Con l’introduzione del disastro ambientale ‘abusivo’ – conclude Bonelli – si è fatto un compromesso drammatico per salvaguardare gli interessi di un’industria che inquina”.

Anche l’esperta di diritto ambientale Valentina Stefutti, uno dei legali di parte civile al processo Eternit, non approva la nuova legge. “L’avverbio ‘abusivamente’ – afferma  - che compare nella formulazione sia del delitto di inquinamento ambientale che di disastro ambientale subordina la punibilità di una condotta che provoca anche migliaia di vittime alla mancanza di un’autorizzazione: questo significa limitare in modo quasi irragionevole le condotte delittuose punibili, con le ovvie ripercussioni del caso sulle obbligazioni risarcitorie a carico del reo”. “Un avverbio in più o in meno, come ben sa chi frequenta i tribunali è capace di sovvertire le sorti di un processo, e quindi di incidere sulla vita anche di migliaia di persone”.

Inoltre, continua Valentina Stefutti, “il nuovo delitto di inquinamento ambientale prevede che le condotte atte a cagionarlo sono punibili solo nel caso in cui la compromissione e il deterioramento siano ‘significativi’ e ‘misurabili’, e che siano state interessate ‘porzioni estese o significative’ del suolo o del sottosuolo. Senza tuttavia indicare sulla base di quali parametri il giudice sarà chiamato ad effettuare tale valutazione, e con il serio rischio di una pronuncia di incostituzionalità della Consulta. Dopo venti anni di attesa e strenue battaglie era lecito aspettarsi qualcosa in più. O in meno”.
Tornando al termine “abusivamente”, ad esprimere la sua preoccupazione era stato già mesi fa il magistrato Gianfranco Amendola in un articolo pubblicato su Lexambiente. “Noi italiani non ci facciamo mancare mai niente, specie se si tratta di normativa ambientale. E così adesso abbiamo inventato il disastro ambientale ‘abusivo’, e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso ‘abusivamente’. Altrimenti, il fatto non sussiste e l’imputato viene assolto”.   “Adesso tutto dipende solo dalla presenza o meno di un’autorizzazione della P.A.”, affermava Amendola che, all’indomani dell’approvazione della legge, è intervenuto  nuovamente sulle criticità del provvedimento. “Le leggi sono frutto di compromessi. Quali saranno le conseguenze?”, si domanda Amendola.   Alle critiche sollevate contro il provvedimento ha risposto Luigi Di Maio, Vicepresidente della Camera, membro del direttorio M5S  secondo cui l’avverbio “abusivamente” “è un falso problema”. “Occorreva inserire – afferma Di Maio – una formulazione rispettosa del principio di tassatività della norma (nessuno può essere punito se non viola una legge) e si è ottenuto che fosse utilizzata quella più ampia: l’abuso si verifica anche quando la condotta viola i principi generali a tutela del bene protetto. È una formula ben più ampia rispetto a ‘in specifiche violazioni normative’, contenuta in disegni di legge presentati in passato”.   A difesa della legge sugli ecoreati si sono schierate anche Libera e Legambiente secondo cui, con l’introduzione del provvedimento, “chi inquina pagherà di più”, considerata l’introduzione di “cinque nuovi delitti che oggi non esistono nel codice penale (inquinamento, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica, impedimento del controllo) con sanzioni gravissime”.   “Un grande passo avanti per un Paese che ha pagato prezzi altissimi, in termini di ambiente, di salute, di diritti dei cittadini e prezzi altissimi sono stati pagati anche dalla nostra biodiversità”, concorda Annamaria Procacci consigliere nazionale di Enpa. Anche secondo Procacci, tuttavia, restano preoccupanti margini di incertezza sull’applicazione della norma, a cominciare proprio dalla definizione di disastro ambientale abusivo.   Quali saranno le conseguenze? Come si può autorizzare qualcuno a commettere un disastro?   

Scritto il 22 maggio 2015 da Alessandra Profilio

sabato 16 maggio 2015

L’ITALIA VERSO LA DISOCCUPAZIONE DI MASSA

ALTER EGO 

E dopo le parole di George Friedman, che parla di “catastrofe sociale”, arrivano ora le parole di Ignazio Visco, nientemeno che il governatore della Banca d’Italia, che vede una disoccupazione di massa alle porte. Nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà.
Senza innovazioni e investimenti nel capitale umano “rischiamo una disoccupazione di massa“. Lo dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo alla presentazione del libro ‘Investire in conoscenza e innovazione’, in corso alla Luiss. Visco ha sottolineato che “nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà: cosa resta? L’innovazione – ha aggiunto – crea lavoro, ma senza creare le condizioni e investire rischiamo una disoccupazione di massa in un periodo che è di transizione e che non sarà così breve”.
Secondo il governatore di Banca Italia “anche parte dei lavori dell’industria manifatturiera italiana scompariranno” nei prossimi 10-20 anni. Visco ha premesso che “uno dei limiti piu’ grossi per cui le imprese italiane non hanno colto i vantaggi della globalizzazione e non sono state dietro al cambiamento tecnologico, sta nella natura delle imprese ma anche nell’ambiente esterno. Se anche si creasse un ambiente favorevole alle imprese e un cambiamento di mentalita’ – ha proseguito – ci troveremmo comunque con un forte ritardo culturale”. Il governatore di Banca Italia infatti, ha ricordato che “l’alfabetizzazione degli adulti italiani e’ molto bassa: il 70% degli italiani non comprende cio’ che legge o non sa come usare le informazioni scientifiche e tecnologiche che possiede. Siamo molto indietro”. Secondo Visco dunque “non e’ importante solo fare innovazione, quanto piuttosto saperla prendere l’innovazione”.
Il governatore di Banca Italia infine ha citato una serie di dati per dimostrare che la dimensione delle imprese italiane e la loro mancata crescita dipenda dagli scarsi investimenti in capitale umano: “Anche negli Stati Uniti le imprese nascono piccole come in Italia e hanno la stessa mortalita’, una su due dopo un certo periodo muore. Ma se negli Usa un’impresa comincia con 10 addetti dopo due anni questi sono 26, mentre in Italia sono 12. Questo dipende dal capitale con cui quell’impresa viene sostenuta: noi abbiamo cercato di ridurre la fiscalita’ sul capitale di rischio ma e’ drammatico che questa cosa non si sappia e che non ci sia informazione sufficiente nemmeno da parte di chi potrebbe beneficiarne. Il futuro resta difficile su questo aspetto – ha concluso Visco – senza innovazione rischiamo una disoccupazione di massa in un periodo di transizione ma che non sara’ cosi’ breve“.
La flessibilita’ del mercato del lavoro italiano ha peraltro disincentivato le imprese a investire in innovazione. Visco ha premesso che “gia’ investire in capitale umano rende molto poco in Italia perche’ l’impresa vede che non c’e’ convenienza a investire su quelli che piu’ sanno. Dall’altro lato – ha aggiunto – il maggior disincentivo a investire e’ venuto dal modo in cui e’ stato reso flessibile il mercato del lavoro: alle piccole imprese e’ convenuto investire in contratti part-time e precari per prendere giovani e fargli fare le stesse cose che facevano gli anziani. Chi doveva investire su se stesso – ha continuato Visco – ha pensato che non fosse conveniente farlo”. (Qui Finanza)

martedì 12 maggio 2015

Il Contagio



Non funziona un emerito c… in

 #ItaliaFALLITA :

 3 esempi personali

Posted on maggio 12, 2015 di 


Una volta era la Pa, inefficiente…Ma oggi mi pare che anche il privato, in termini di rispetto del consumatore, se ne strafotta.
Ecco in sequenza quanto mi è accaduto negli ultimi 7 giorni:
1) chiamo la mia compagnia telefonica (Telecom) per denunziare il fatto che la mia velocità di navigazione è ridicola. Prima risposta: ha ragione, c’è un guasto. Entro domani sarà tutto ok.
Il giorno dopo e quello ancora dopo, nulla.
Allora richiamo.
Seconda risposta: non c’è alcun guasto.
Il problema è suo.
Se vuole un intervento personalizzato deve pagare l’uscita….
Tenete presente che sarà la quinta compagnia che cambio.
Ogni volta lo stesso-identico film.
La realtà la conosciamo tutti: non solo la velocità dichiarata dalle compagnie è ridicola e non vera, ma è mediamente inferiore del 50-70%.
Non hai alternative, perchè ogni compagnia si comporta così.
Volete sapere quale è la cosa più ridicola?
Ogni settimana circa vengo contattato dalla Telecom che chiede se voglio cambiare compagnia e passare con loro.
Peccato che io sono cliente Telecom da oltre un anno e l’avrò ripetuto almeno 20 volte diverse!!
2) Chiamo la Toyota per l’aggiornamento delle mappe della mia auto.
"la contatterà un mio collega lunedì", rispondono.
Lascio il mio cellulare.
Risultato?
Dovrò recarmi di persona lì per capire.
ps: strano, la Toyota da sempre mi aveva riservato discreti trattamenti.
3) Ho prenotato un traghetto per la Grecia per questa estate.
Dopo 3 settimane mi scrivono che da Brindisi sono state cancellate tutte le partenze.
Perfetto.
Chiedo il rimborso.
"nessun problema", dicono.
Passano i giorni e nulla.
Richiamo e riscrivo.
"Ah, già…stiamo processando la pratica…"
Perfetto.
Vado a controllare in banca dopo giorni e mi hanno rimborsato l’80% di quanto avevo speso.
Ora ho riscritto per chiedere delucidazioni.
Nel frattempo ho prenotato un traghetto da Bari.
Non ci crederete: mi dicono che vi sono problemi per le date che ho opzionato online (e pagato) e che, probabilmente, la compagnia in questione non farà più scalo a Corfù ma a Cefalonia (un po’ come se prendeste l’aereo per Roma e vi portassero a Napoli)
Sono seguite telefonate e mail
Non ho ancora risolto la questione.
Peraltro, per la terza volta, dovrò chiamare il mio amico che mi affitta la casa in Grecia per rivedere nuovamente le date.
Sapete perchè succedono queste cose e si stanno moltiplicando negli anni?
a) perchè il paese è sempre più fallito e, dunque, tutto segue
b) perchè non c’è alcuna authority o norma che salvaguardi davvero il consumatore
c) perchè, non essendoci una vera concorrenza, sanno benissimo che, tanto, cambiare, è inutile.
Domenica ho passato una bellissima giornata a Lugano, al parco con i miei figli.
Tutto splendido: pulizia, ordine, servizi (gratis)
Il Comune ha finanziato da anni un progetto: arrivi al parco e ti prendi libri da leggere o giochi gratis, lasciando un deposito.
Ah, volendo, ti danno anche le sdraio gratis.
Sotto casa mia, zona centrale di Milano, avevano fatti 3 parchi, belli, davvero.
Ora sono in mano alla sporcizia, all’erba non tagliata e, ancor peggio, a baby gang che ogni santo giorno bevono, sporcano, pisciano e scopano(anche questo) a qualsiasi ora del giorno.
Risultato?
I bambini non ci vanno più e li teniamo nel cortile sotto a casa.
Si respirava tutta un’altra atmosfera, invece, a Lugano.
Le persone erano mediamente vestite bene e non sempre più trasandate come nell’ #ItaliaFALLITA
Ad ogni informazione chiesta, corrispondeva sempre una risposta puntuale, certa e sorridente di chi ti stava erogando il servizio.
Ora vi chiedo: come è possibile che tutto ciò accada quando si pagano meno tasse che da noi?
Ancora: rispetto ai 3 esempi da me sopra riportati…Siamo proprio sicuri che oggi il privato sia molto meglio del pubblico?
Quanto tempo sprechiamo per ricevere servizi (che paghiamo) spesso di scarsa qualità?
Quante energie?
Io ogni tanto proprio non le reggo queste situazioni.
Non riesco a fare l’italiota che, ormai, rassegnato, accetta tutto.
Mi incazzo e parecchio (anche se poi non serve ad una cippa)
Davvero: anche da queste cose si vede come il paese ormai sia allo sbando più totale.

domenica 10 maggio 2015

Canada: “Cavallo di Troia” della Cina per importare lo yuan in Nord America

https://aurorasito.wordpress.com/2015/05/10/canada-cavallo-di-troia-della-cina-per-importare-lo-yuan-in-nord-america/

La valuta cinese raccolgie sempre più seguaci nel processo d’internazionalizzazione. Dopo l’istituzione in Asia-Pacifico e Europa di centri di scambio diretto per consentire investimenti in attività finanziarie denominate in Yuan, ora si spezza la resistenza del Canada, vecchio alleato degli Stati Uniti, destinato ad essere la piattaforma della “yuanizzazione” del continente americano. Lo yuan è un componente del potere ‘morbido’ (mezzi ideologici, culturali e diplomatici utilizzati da una nazione per influenzare le azioni degli attori nel sistema internazionale) della Cina per avere il supporto dei Paesi più allineati alla politica estera degli Stati Uniti. Con il tasso di crescita annuo pari a circa il 7% e le aspettative di redditività nelle zone economiche speciali che si riducono rapidamente, la Cina cerca di trasformare i termini delle sue relazioni economiche con i Paesi industrializzati. Con l’aumentare della domanda di prodotti ad alto valore aggiunto dei consumatori cinesi, centinaia di uomini d’affari occidentali mostrano maggiore interesse ad incrementare gli affari con il gigante asiatico. Con il crescente ruolo della Cina sui flussi di capitale (investimenti diretti, di portafoglio, ecc.) e sul commercio mondiale, aumenta in parallelo l’orbita d’influenza dello yuan quale mezzo di pagamento ed investimento e valuta di riserva in sempre più settori dell’economia globale. Questo è il caso del Canada, Paese aderente al trattato di libero scambio nordamericano (NAFTA) con Messico e Stati Uniti. Sorprendentemente, il primo ministro Stephen Harper non solo non si oppone all’internazionalizzazione dello yuan ma, al contrario, non risparmia sforzi per fare di Toronto la prima piattaforma di valuta cinese fuori dall’Asia-Pacifico. In un primo momento il governo cinese favorì l’uso della “moneta del popolo” (renminbi) solo in territorio asiatico, e in un secondo momento lo yuan superava i confini giungendo in Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina. Nel caso del continente americano, l’internazionalizzazione dello yuan si limitava, fino al termine dello scorso anno, a creare accordi bilaterali di swap (cambio valuta) con le banche centrali di Brasile e Argentina (le due economie maggiori del Sud America). Mentre è vero che diversi mesi fa la Cina avviò i colloqui con alti funzionari del governo dell’Uruguay per lanciare Montevideo come “capitale latino-americana dello yuan” (1), ancora i progetti non vengono finalizzati nel promuovere l’uso della moneta cinese presso i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Al contrario, il governo del Canada ha potuto concludere tre importanti accordi negli ultimi sei mesi. Entrambi i Paesi, in primo luogo, approvano l’insediamento del primo centro di pagamento diretto per facilitare l’uso dello yuan nel continente americano. In precedenza ciò è stato attuato solo in Asia e Europa. Sotto la supervisione della Banca industriale e commerciale della Cina (ICBC, nell’acronimo in inglese) a Toronto, il centro di pagamento diretto permette le operazioni di cambio fra dollaro canadese e valuta cinese senza tener conto del tasso del dollaro USA, permettendo di ridurre i costi di transazione e rafforzare i legami tra le imprese di entrambi i Paesi, aumentando gli scambi di beni e servizi (2).
featured_chinaSecondo le stime della camera di commercio del Canada, grazie all’attivazione del centro di pagamento in yuan, i canadesi risparmieranno circa 6,2 miliardi di dollari nel prossimo decennio, le cui esportazioni raggiungeranno una cifra inaudita tra 21 e 32 miliardi di dollari. In secondo luogo, la Banca del popolo cinese e la Banca centrale del Canada hanno firmato per uno scambio di valute triennale per un totale di 30 miliardi di dollari canadesi (200 miliardi di yuan). Una volta che il Federal Reserve System (Fed) ha concluso il programma di allentamento quantitativo (Quantitative Easing), diversi Paesi hanno subito il deprezzamento delle proprie valute rispetto al dollaro: Giappone, zona Euro ed avanzati esportatori di materie prime come Australia e Canada, senza tralasciare ovviamente le economie periferiche dalla maggiore fragilità finanziaria. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti tollera sempre meno l’apprezzamento del dollaro per via degli effetti negativi sulla crescita economica. Ricordiamo che nelle settimane precedenti, la Fed ha alzato il tono delle critiche sulla politica moneta accomodante della Banca centrale europea (BCE) e della banca del Giappone. Pertanto, sembra che le tensioni tra valute aumenteranno il prossimo mese (3). Tuttavia, attraverso l’accordo swap Cina e Canada abbandonano l’uso del dollaro e, quindi, diminuiranno gli effetti della volatilità del tasso di cambio su commercio e flussi di investimento bilaterali. Terzo, infine il governo cinese ha concesso una quota di investimenti agli imprenditori canadesi per un importo massimo di 50 miliardi di yuan (8,2 miliardi di dollari) partecipando al programma cinese per gli investitori istituzionali stranieri qualificati in Renminbi (RQFII, nell’acronimo in inglese) (4). Così, come già accaduto con le imprese di Londra, Parigi, Francoforte e Lussemburgo, ora gli investitori canadesi sono sostenuti dalle autorità di regolamentazione cinesi nell’acquistare attività finanziarie denominate in yuan. Non c’è dubbio che gli accordi di cooperazione tra Cina e Canada hanno comportato risultati eccellenti sia per i futuri scambi ed investimenti delle società canadesi, sia aprendo la via all’internazionalizzazione dello yuan nel Nord America, con lo slancio del Canada.
Inevitabile conseguenza della crescente importanza della regione Asia-Pacifico nella regione nord-americana, lo yuan attualmente occupa la seconda posizione (10,2%) nella ‘classifica’ delle valute più utilizzate dal Canada nelle transazioni con Cina e Hong Kong: 8,5 volte più utilizzato rispetto al dollaro degli Stati Uniti (1,2%), superato solo dal dollaro canadese (75,4%). Secondo la società di comunicazioni interbancarie e finanziarie internazionale (SWIFT, nell’acronimo in inglese), nel marzo 2015 le società canadesi hanno aumentato del 213% le operazioni in yuan rispetto al 2013 (5). Così grande è l’emozione suscitata dalla valuta cinese in Canada, che il 16 giugno vi sarà il primo vertice della finanza nell’Asia-Pacifico al Vancouver Convention Center, sponsorizzato da City AgeMedia, AdvantageBC e provincia della Columbia britanica (6). L’incontro tra accademici e businessmen cercherà di costruire nuovi schemi di cooperazione con la Cina per implementare l’uso dello yuan nelle città canadesi oltre Toronto, Vancouver, Montreal e Calgary, e anche a formare importatori ed esportatori nel trarre il massimo rendimento dagli accordi raggiunti nel novembre 2014 (7).
In conclusione, mentre il presidente Barack Obama non riesce a contrastare i trionfi diplomatici globali del governo di Xi Jinping, armato dal cavallo di Troia in Canada, i cinesi rafforzano il processo di “yuanizzazione” nel “cortile” della casa bianca.

*Economista laureato presso l’Università nazionale autonoma del Messico.

lunedì 4 maggio 2015

La Russia sta creando un fondo da 100 miliardi di dollari alternativo al FMI

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11491

"Le conseguenze di questa tendenza

 sono enormi e ci sarà un brusco risveglio

 per coloro che non prestano attenzione”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha ratificato sabato un accordo per costituire formalmente il fondo di riserva dei Brics - Russia, Cina, Brasile, India e Sud Africa. Lo riporta AFP.
Mosca contribuirà con 18 milioni di dollari al fondo che nelle intenzioni dei paesi che hanno ratificato l'accordo a Fortaleza nel luglio dell'anno scorso offrirà un modello alternativo al Fondo Monetario Internazionale. Pechino sarà il principale contributore e verserà dei 100 miliardi complessivi una cifra vicina ai 41 miliardi di dollari nei prossimi mesi.
Nel piano dei 5 paesi, così come conrdato in Brasile lo scorso luglio, vi è anche l'intenzione di creare una banca internazionale con base a Shanghai che sfidi il Washington Consensu così come emerso a Bretton Woods dopo la seconda guerra mondiale. “ L'accordo sulla creazione di un fondo di riserva comune per i paesi Brics è stato ratificato", si legge in un documento dal Cremlino citato dall'agenzia russa RIA Novosti. Il fondo serve a proteggere i Brics contro “le pressioni di liquidità di breve periodo” e promuovere maggiore coperazione tra i cinque paesi membri. 
Una recente analisi di Simon Black vi offre la migliore fotografia possibile del cambiamento epocale in corso nel sistema finanziario internazionale:
“Negli ultimi 43 anni, gli Stati Uniti hanno continuato a stampare, svalutare e amministrare male il dollaro. Nel corso degli anni hanno dato vita a bolle epiche e shock finanziari. Hanno raggiunto livelli di deficit e di debito mai visti nella storia del mondo. Hanno combattuto guerre inutili. Hanno spiato i loro alleati. Si sono intromessi negli affari delle altre nazioni. E non hanno dimostrato nessuna volontà o capacità di migliorare. In poche parole, le altre nazioni sono stufe. Stufe, davvero. E non solo a parole. La Banca centrale della Cina ha ratificato un accordo con Londra per la conversione yuan/sterlina e le banche centrali di Francia e Lussemburgo hanno firmato accordi per la compensazione e il regolamento delle operazioni in renminbi. Numerose aziende occidentali (come i McDonalds) emettono già obbligazioni denominate in renminbi. E anche il governo provinciale della British Columbia ha emesso un prestito obbligazionario in renminbi all'inizio di quest'anno. E 'stato un enorme cinque volte l'ammontare offerto. Nei prossimi 2-3 anni inizieremo ad assistere a commerci denominati in renminbi. Oggi, per esempio, una transazione tra un commerciante del Paraguay e una società in Angola sarà probabilmente condotta in dollari USA. Presto inizieremo a vedere questa transazione effettuata in renminbi. E quando accadrà, equivarrà alla fine del dollaro. Poco dopo, i governi nazionali dei paesi occidentali potranno emettere obbligazioni in renminbi (forse la Grecia o il Portogallo saranno i primi a farlo). E alla fine, anche il governo americano farà lo stesso.

Oggi, 70 anni dopo Bretton Woods, i leader di Cina, Russia, India, Brasile, Sudafrica, e diverse altre nazioni, a Fortaleza, in Brasile, hanno creato una nuova Banca per lo sviluppo che sfiderà la Banca Mondiale controllata dagli Usa. Questo è un passo importante in una tendenza evidente verso un nuovo sistema finanziario. E' un mondo diverso. Tutti se ne rendono conto, tranne il governo degli Stati Uniti, che ancora vive nel passato, dove sono i numeri uno e sono pronti a rispondere a tutti i colpi. Le conseguenze di questa tendenza sono enormi, e ci sarà un brusco risveglio per coloro che non prestano attenzione”.

sabato 2 maggio 2015

L’impressionante crescita dell’Islanda

http://www.stopeuro.org/limpressionante-crescita-dellislanda/

La storia recente dell’Islanda è semplice quanto interessante. In Islanda è arrivato il salvataggio del Fondo monetario internazionale: un piccolo prestito, ma a condizioni molto severe. Gli islandesi non hanno accettato tali condizioni, in due referendum, e il paese non ha ripagato il debito estero. Così l’Islanda è uscita dalla crisi facendo pagare i costi sui responsabili della crisi stessa. Vi riassumiamo questa storia di seguito:
C’era un paese che aveva nei confronti delle potenti banche estere un debito di diversi miliardi, pari a decine di migliaia di euro di debito a carico di ciascun cittadino! Le banche creditrici, appoggiate dal governo, hanno proposto misure drastiche a carico dei cittadini, che ciascun cittadino avrebbe dovuto pagare con tasse e/o minori servizi, qualcosa come 100 euro al mese per 15 anni! I cittadini sfiduciarono il governo, si fece strada l’idea che non era giusto che tutti dovessero pagare per errori e ruberie commessi da un manipolo di banchieri e politici, decisero poi di fare un referendum che con oltre il 90% dei consensi stabilì che non si dovesse pagare il debito.
 Nazionalizzarono quindi le banche (prima private) che avevano portato a questo disastro economico e, tramite Internet, decisero di riscrivere la Costituzione (prevedendo anche che l’economia fosse al servizio del cittadino e non viceversa). Per riscrivere la nuova costituzione vennero scelti dei cittadini che dovevano essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone e NON AVERE LA TESSERA di ALCUN PARTITO! Chiunque poteva seguire i progressi della Costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte (come nei comuni dove il M5S è eletto). Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. Sembra una favola vero?
Nel frattempo l’Islanda ha ripreso a crescere. Una crescita definita “impressionante” dal giornalista Maurizio Gustinicchi che su Scenari Economici scrive:
Il tutto pur avendo una monetuccia piccola e debole (la Corona Islandese) che, per inciso, è bastato svalutare una sola volta negli ultimi 10 anni per garantire il recupero della capacità competitiva del paese (ed avere la conseguente ripresa lavorativa ed occupazionale). Ma perché il popolo Italiano si beve tutte le favole che gli racconta il Partito Democratico che, per inciso, preferisce far morire il paese pur di non affogare nei suoi debiti verso il sistema bancario che serve con tanta solerzia e gioia?
Dalla fine del 2012 l’Islanda è considerata come un esempio di come si possa risolvere una gravissima crisi economica. Da allora il prodotto interno lordo è in crescita, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% e il paese attrae immigrazione in cerca di lavoro. La svalutazione della corona islandese nei confronti delle altre monete ha dimezzato il potere d’acquisto del salario medio, ma ha anche reso più competitivi i prodotti islandesi sui mercati internazionali. Le obbligazioni islandesi a 10 anni hanno ormai tassi d’interesse inferiori al 6%.