venerdì 7 novembre 2014

Sciacalli e pecore

http://www.finimondo.org/node/1481
Non esistono catastrofi naturali. Lo abbiamo già detto e non siamo di certo soli a farlo. Ormai si tratta di una convinzione diffusa persino fra gli esperti, geologi più o meno noti. La pioggia che cade più del solito, così come la terra che trema più del previsto, non sono eventi eccezionali ma fatti naturali accaduti innumerevoli volte nel corso della storia. È solo quando provocano vittime che questi fatti attirano l'attenzione pubblica, diventando temibili calamità.
Ma tutti questi morti, da chi sono provocati? Dalla furia della Natura o dal comportamento dell'Uomo? Se i palazzi non venissero costruiti con materiali scadenti, se gli argini dei fiumi non fossero stati cementati, se i segnali premonitori non venissero sottovalutati o ignorati... quanti morti in meno si conterebbero?
L'attuale emergenza a Genova ne è l'ennesima riprova. Una alluvione di tale portata non poteva essere una sorpresa: solo tre anni fa se n'era verificata una simile. Esperienza che non ha insegnato nulla, visto e considerato che l'allerta non è scattata nemmeno questa volta. Ora, se bastano alcune ore di precipitazioni, per quanto torrenziali, a mettere in ginocchio una città intera, la responsabilità è forse delle nuvole troppo nere?
Il capo del governo, Babbeo Renzi, ha già espresso la sua convinzione in proposito: per evitare alla città ligure il naufragio, occorrono Grandi Opere! Aprire ulteriori cantieri! Assegnare nuovi appalti! Far lavorare uomini e macchine! Nuovi scavi, nuove gettate di cemento! Perché no? Del resto è noto che, per porre fine ai massacri compiuti in guerra, il modo migliore è ordinare ai generali di fare altre guerre. E per guarire dalle malattie causate dall'uso dei farmaci, cos'altro si può fare se non assumere un ennesimo farmaco inventato dagli scienziati?
Ed è proprio seguendo questa logica, secondo cui la soluzione di un problema si trova nella riproduzione della sua causa, che oggi si vorrebbe mettere al lavoro politici e imprenditori, coadiuvati dai rispettivi tecnici. Tutte persone rispettabili, dabbene, a cui affidare i destini dell'umanità — come quei vigili urbani e funzionari della Protezione Civile che nel capoluogo ligure sono stati insultati da cittadini rabbiosi. Nulla a che vedere con quegli individui che, nelle ore drammatiche in cui l'acqua mandava in tilt ogni cosa, facevano irruzione negli eleganti negozi di via XX settembre, la vetrina di Genova. Il Partito dell'Ordine li chiama, con riprovazione, «sciacalli». Bestie immonde perché, invece di barricarsi in casa con l'acqua fino alla gola, invece di piangere davanti alle telecamere per i danni subiti, invece di pretendere ed attendere risarcimenti e aiuti economici, approfittano del momento di sospensione della normalità per allungare le mani sulla proprietà privata. A New Orleans, dopo l'uragano Katrina, alla polizia fu ordinato di far fuoco su questi animali poco rispettosi della legge. 
Se sono sciacalli, è perché non sono pecore. Se danno scandalo, è perché non pregano e lavorano. E forse perché sanno che questo mondo, se non vuole soccombere, più che di Grandi Opere necessita di Grandi Distruzioni. E davanti ad un'insurrezione che non viene, non è poi tanto strano giungere a vecchie conclusioni: «Non si può essere salvati da altro che da una catastrofe»