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lunedì 23 giugno 2014

SUICIDI PER CRISI, UN PO' DI DATI

http://www.litaliavera.it/1/suicidi_per_crisi_un_po_di_dati_9458179.html
2014: 35 forse più, in quanto di alcuni suicidi di lavoratori o disoccupati non si sono ancora accertate le cause, molti anche i tentati suicidi. L’età media va dai 45 ai 60 anni.  
Fonte Crisitaly

La maggior parte delle Vittime è rappresentata da imprenditori, seguiti dai disoccupati. L’età di maggiore incidenza va dai 45 ai 65 anni. Per lo più sono uomini. In queste persone agisce molto una depressione che non viene riconosciuta e nella quale piombano perché non riescono più ad affrontare l’indebitamento. L’aumento dei suicidi, da quando siamo entrati nella crisi economica, ormai dal 2008, è dovuto anche a una generale perdita di speranza di poter ricominciare e di sfiducia nelle istituzioni.

Il suicidio è una soluzione strema che non lascia niente, che leva valore alla vita, che lascia in chi resta ancora più disperazione. Bisogna reagire vivendo e mettendo da parte l’orgoglio per chiedere aiuto a chi ci sta vicino. Ma la politica deve assumersi la responsabilità di questa strage, che peggiora grazie a scelte che i cittadini, ora più che mai, reputano intollerabili. Queste morti non vanno giustificate. Chi si suicida non va commemorato come un eroe. A coloro che nonc e l'hanno fatta va riservata tutta la nostra pietas e alle loro famiglie la vicinanza reale a concreta della comunità. Ma è dovere di chi resta, di chi ha scelto di lottare, di portare la politica ad assumersi la responsabilità di questa strage silenziosa che si tende a nascondere con la scusa dell'emulazione. I suicidi accadono anche e soprattutto nel silenzio dei media e della politica. 

Queste morti hanno una ragione: mancanza di risorse economiche, mancanza di lavoro, mancanza di speranza nel domani, solitudine, mancanza di sostegno psicologico, eccessivo peso di un fisco che non guarda in faccia a nessuno, o meglio, solo a pochi, generando disuguaglianza. 

Se i cittadini italiani sentono di valere meno di quelli che vengono da altri paesi ottenendo spesso servizi e privilegi che agli italiani non sono concessi; se vedono una politica che nonostante proclami e parole belle, continua a godere di privilegi non più possibili e litiga per lo scranno più alto, mentre i cittadini devono scendere perfino dalla sedia della loro cucina per vendersela; se vedono uno Stato che fa sconti miliardari alle grandi lobbies che evadono le tasse e non risparmia il pensionato; allora si sentono come oggetti privi di valore invece di uomini e donne che hanno il diritto umano di sviluppare la propria personalità.

Dietro ad ogni suicidio ci sono dei fatti che devono essere analizzati per prevenire. Fatti di vita, parafrasando Gandhi, ai quali la politica non si può sottrarre in una democrazia. Credo che lo Stato non debba sostituirsi alle persone, che devono imparare a camminare a testa alta con le loro gambe, a rialzarsi quando cadono, a cambiare strada quando quella intrapresa è solo un vicolo cieco. Ma “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..”. 

E’ questo sbilanciamento dei valori che dobbiamo riequilibrare. E per farlo dobbiamo reagire vivendo!

La vera sfida, i veri eroi, sono quelli che non mollano, perché la vita non vale meno di una cartella di Equitalia, di un fido in banca che non arriva, di un debito anche ingente. E' più coraggioso chi chiede aiuto, mettendo da parte l'orgoglio, ma dando a se stesso e alla propria famiglia altre possibilità che la morte non dà più. Togliersi la vita è darla vinta a chi ci sfrutta o ci usa o ci umilia o ci rende impossibile realizzare la nostra individualità. Ma per quelli che non ce l’hanno fatta, che hanno rinunciato, dobbiamo avere pietas, e dobbiamo stringerci intorno alle loro famiglie per cambiare le cose insieme.

Ma quali possono essere le soluzioni? Sono diverse le Associazioni che si occupano di chi si trova in grave difficoltà e che offrono soluzioni concrete e realizzabili anche a livello governativo. A partire dall'idea di un numero unico nazionale al quale il cittadino si può rivolgere.  

Noi crediamo che sarebbe utile isitutire una sorta di sportello nazionale, un centro nazionale di ascolto, al quale le persone possono rivolgersi e parlare con psicologi, commercialisti ed esperti in grado di riconoscere i sintomi e valutare la situazione per trovare una soluzione per uscire dal pozzo nero della depressione ma anche di un possibile tracollo finanziario duro da sostenere. Così come, ancora a livello nazionale, si può pensare ad un'agenzia che raduna tutte, am proprio tutte le aziende sul territorio nazionale per rendere efficace l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. E, cosa forse difficile viste le forti resistenze, ma auspicabile, l’obbligo di legge per le banche di dare un prestito a tasso agevolato a chi è in gravi difficoltò economiche. Obbligo sì, dal momento che nel 2012 le banche hanno ricevuto ben 250 miliardi di euro all’1% dall’Europa, proprio per fare ripartire le aziende e per sostenere le famiglie, che invece le banche hanno utilizzato per speculare e guadagnare 8 volte tanto. Mentre la gente muore!

E’ passata in questi giorni nel silenzio una norma dell’esecutivo Monti che prevede la possibilità, per le banche, di alzare i tassi d’interasse a chi sfora il fido a partire da 50 euro. Il paese è alla fame e la politica continua a favorire le banche. Basta!


La giornata di lutto nazionale indetta per il 4 febbraio dall'Associazione L'Italia Vera, ha lo scopo di richiamare l’attenzione dello Stato su quanto dovrebbe essere chiaro e invece non lo è, tanto che diamo 45 milioni di euro al Senegal per sostenere piccole e medie imprese. Nobile atto, ma che non possiamo permetterci se prima non risolviamo i problemi delle piccole e medie imprese italiane.

La giornata di lutto nazionale ha lo scopo di svegliare il Governo, ma anche quello di dire alla società intera che il capitalismo e il progresso ci rendono più liberi solo se non ne diventiamo schiavi. Non commemoriamo degli eroi, ma dei disperati, persone fragili anche grazie a una cultura disumanizzante che dobbiamo cambiare. Subito. Se non ci pensa lo Stato ci pensiamo noi, l’Italia vera. Quella che cade e si rialza senza dimenticare chi non ce la fa.