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sabato 28 giugno 2014

Immobili abbandonati e funzione sociale: dopo Napoli è l’ora di Milano

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/06/immobili-abbandonati-e-funzione-sociale-dopo-napoli-e-lora-di-milano/
Capannone_bramme-area_ex_Falck
(di Alessandro Mortarino)
Nei mesi scorsi abbiamo ampiamente raccontato il punto di arrivo degli studi di Paolo Maddalena, Vicepresidente Emerito della Corte Costituzionale, riguardante la funzione sociale degli edifici e la corretta applicazione, in particolare, dell’articolo 42 della Costituzione che porta a considerare in maniera innovativa la necessità di imporre che «qualunque bene abbandonato, in virtù della cessazione della sua funzione sociale, debba ritornare nella disponibilità del soggetto che originariamente ne è proprietario e che ne aveva ceduto parte ad un singolo privato: cioè il popolo sovrano».
Questi fondamentali studi hanno già trovato un’azione amministrativa, un primo caso, con due delibere della Giunta del Comune di Napoli che potete scaricare qui.

Ecco, ora, un secondo prezioso caso che arriva dall’amministrazione comunale di Milano, che ha provveduto a censire e rendere pubblici (in una mappa pubblicata online sul suo sito internet ) 160 immobili privati abbandonati presenti in tutte le nove zone cittadine. Rappresenta la prima fase conoscitiva del progetto che ha l’obiettivo di rigenerare e ricucire il tessuto urbano esistente.

Se i proprietari non interverranno, soprattutto in seguito alle messe in mora, l’ente locale potrà richiedere «l’attribuzione a tali beni di una destinazione pubblica, di interesse pubblico o generale», come previsto dall’articolo 11 del nuovo regolamento edilizioadottato dal Consiglio Comunale lo scorso 14 aprile.
Secondo la classificazione dell’amministrazione comunale, sono ritenuti abbandonati quegli edifici che risultano non manutenuti e utilizzati per più di cinque anni, «ove tale non utilizzo riguardi almeno il 90% delle loro superfici».
L’elenco è il risultato delle rilevazioni effettuate da associazioni ed enti impegnati sul territorio. E’ stato così possibile costruire una prima banca dati in continua evoluzione e aggiornamento anche sulla base di nuove segnalazioni da parte dei Consigli di Zona e dei cittadini e suscettibile, quindi, di ulteriori integrazioni o modifiche.
Il nuovo regolamento edilizio (che attende ora l’approvazione in via definitiva dal Consiglio Comunale), stabilisce che «l’amministrazione comunale, una volta accertato lo stato di abbandono, di degrado urbano, di incuria e di dismissione delle aree e/o degli edifici, diffida i soggetti ad eseguire interventi di ripristino, pulizia e messa in sicurezza delle aree, nonché di recupero degli edifici sotto i profili edilizio, funzionale e ambientale».
Entro 60 giorni dalla notificazione della diffida (già ricevuta da molti proprietari) «i proprietari o i titolari di diritti su detti immobili – come si legge nel regolamento edilizio –devono presentare progetto preliminare per l’esecuzione degli interventi edilizi, per la sistemazione e la manutenzione, o per la riconversione funzionale degli stessi in conformità alle previsioni del Piano di Governo del Territorio, allegando una relazione che espliciti le modalità e i tempi per l’esecuzione degli interventi di recupero urbano e di riqualificazione sociale e funzionale».
Decorso il termine e «constatata l’inerzia dei proprietari o dei titolari di diritti su tali beni»,il Comune può provvedere in via sostitutiva all’esecuzione di interventi di manutenzione e di pulizia degli immobili, nonchè a mettere in sicurezza le aree. Le relative spese sostenute dovranno essere rimborsate dai proprietari o titolari di diritti su tali beni.
Ovviamente il Comune di Milano (come tutti i Comuni italiani) risulta privo della disponibilità finanziaria per accollarsi tutti gli interventi di recupero non espletati dai proprietari. Sempre secondo l’articolo 11 del regolamento edilizio, «qualora il proprietario non intervenga, rendendo necessario l’intervento sostitutivo, l’amministrazione comunale provvede, altresì, ad attivare uno dei seguenti procedimenti:

a) di attribuzione a tali beni di una destinazione pubblica, di interesse pubblico o generale assumendo gli atti e gli strumenti previsti dalla legislazione nazionale e regionale vigente;

b) di recupero delle aree non residenziali dismesse, ai sensi dell’art. 97 bis della Legge Regionale 11.3.2005 n. 12».

La pubblicazione di questo censimento, costruito e aggiornato grazie alle associazioni, ai Consigli di Zona, ai cittadini – ha spiegato la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris – è un altro tassello nel contrasto all’incuria del patrimonio edilizio esistente, impegno primario di questa Amministrazione. La normativa, ma anche l’Amministrazione comunale, hanno già numerosi strumenti per consentire il superamento del degrado prodotto dagli immobili abbandonati, che hanno pesanti ricadute sul territorio, sui singoli quartieri, sulla vita quotidiana delle persone. Ci auguriamo che questo censimento possa essere di ulteriore stimolo per avviare interventi concreti di messa in sicurezza, riqualificazione o anche riuso temporaneo”.
L’assessore De Cesaris ha anche aggiunto: «Non ci sono espropri “proletari” sugli edifici abbandonati e le azioni saranno conseguenti ad eventuali non risposte della proprietà» e ha sottolineato come «i veri inadempienti siano le grandi proprietà immobiliari, che lasciano proprietà fatiscenti mentre chiedono di poter effettuare nuovi interventi edilizi».
Il nostro Forum sta lavorando tecnicamente su tutti questi aspetti, nel solco degli stimoli suggeriti da Paolo Maddalena, e quanto prima avvierà un proprio progetto per far sì che Napoli e Milano non siano semplici casi isolati ma i primi “gradini” di un percorso capace di eliminare il valore speculativo al possesso di beni immobiliari e restituire un significato al bene comune e alla funzione sociale.

giovedì 26 giugno 2014

L'Europa con Renzi cambierà verso? Tutta una farsa!

http://visioneinsieme.blogspot.it/2014/06/leuropa-con-renzi-cambiera-verso-tutta.html

Come saprete, tra qualche giorno, più precisamente il prossimo 1° luglio, inizierà il semestre europeo a guida italiana. Questo significa che per 6 mesi, da luglio fino a dicembre, la Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea sarà assunta dal governo italiano. Al di là di quanto si potrebbe immaginare però, ciò non vuol dire che in questo periodo l'Italia avrà un più forte potere in seno alle istituzioni europee e non significa, quindi, che l'Italia sarà in una posizione migliore per far valere le proprie volontà. Lo Stato cui spetta la Presidenza, infatti, si limita semplicemente a farsi carico dell'agenda del Consiglio e ne presiede tutte le riunioni per 6 mesi.

Per questo motivo quanto comunicato e discusso in Parlamento il 24 giugno da Matteo Renzi e parlamentari circa gli obiettivi dell'Italia per il semestre europeo è ai limiti della farsa. Ed è probabilmente per questo motivo che una volta finito il proprio discorso al Senato il nostro Presidente del Consiglio ha preferito scappare a vedere Italia-Uruguay, piuttosto che restare in aula ad ascoltare la discussione generale dei senatori sul semestre europeo. Ciò che dispiace è che questi meccanismi tutt'ora vengano nascosti all'opinione pubblica, e soprattutto che perfino un senatore come Malan sembri cadere dalle nuvole. Di seguito potete ascoltare proprio il suo breve intervento alSenato, in cui denuncia la mancanza di rispetto e di interesse per il Paese e per le istituzioni dimostrata da Renzi con la sua scelta di andare a vedere la partita piuttosto che restare ad ascoltare la discussione in aula:

https://www.youtube.com/watch?v=QnIzBFfwTD4

Insomma, nel calcio, perlomeno sulla carta, la vittoria dell'Italia era possibile. Per quanto riguarda l'Unione Europea invece, le cose sonoben diverse. Lì non serve a nulla tifare per i nostri parlamentari europei, che come saprete non hanno neppure il potere di legiferare, e non serve a nulla sperare nel governo in vista del semestre europeo a guida italiana, dato che l'agenda resta quella dettata dal signor Van Rompuy. Del resto l'ultimo semestre europeo, quello a guida greca, si è contraddistinto per essersi incentrato sulla questione del brevetto comunitario. Poco importa se secondo l'Unicef già nel 2011 in Grecia il 30% dei bambini era sotto la soglia di povertà e a rischio di "esclusione sociale", o che 8 condomini su 10 nel 2013 sono tornati a scaldarsi con la legna perchè non possono più permettersi di acquistare il gasolio e almeno 300.000 famiglie sono senza elettricità (qui la fonte). La priorità era il brevetto comunitario.

Ovviamente qui non vogliamo incentivare a seguire il calcio per affogare nel tifo da ultrà il ricordo di un Paese che ormai non esiste più. Questo lo lasciamo al nostro Presidente del Consiglio. Quello che vogliamo è fare chiarezza sul reale futuro dell'Italia, al netto di sterili promesse ed inutili chiacchiere. E per farlo, evidentemente, servono a poco gli annunci di Renzi, mentre molto più rilevante sarà quanto riportato nero su bianco nella nuova agenda politica per l'UE che in questi giorni sta stilando il Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy. Negli ultimi giorni i mezzi di informazione hanno riportato inizialmente notizie entusiastiche sulle prime bozze della nuova agenda, ma l'ottimismo si va via via ridimensionando. A un "pieno uso della flessibilità" che sarebbe concesso agli Stati membri si è sostituito un "buon uso della flessibilità". E comunque il tutto resta ancorato alla realizzazione delle riforme, che consistono essenzialmente nell'abolizione dei diritti dei lavoratori e nella riduzione della spesa pubblica e dell'indebitamento. Ovviamente parliamo del Job Act e del rispetto del Fiscal Compact, argomenti che vi invitiamo ad approfondire cliccando qui e qui.

Comunque, come detto sopra, si tratta solo di bozze, e tutto lascia pensare che in realtà le cosiddette concessioni potrebbero addirittura subire ulteriori limitazioni e ridimensionamenti. Il 40% ottenuto da Renzi alle scorse europee conta molto poco fuori dal contesto nazionale. Ancora una volta siamo nelle mani dei burocrati di Bruxelles, e il caso-Grecia certo non lascia ben sperare. Tuttavia, solo nella serata di domani, quando sarà ufficializzata la versione definitiva della nuova agenda politica dell'Unione Europea, conosceremo davvero il nostro destino. Noi, come sempre, vi terremo aggiornati. Stay tuned.

lunedì 23 giugno 2014

SUICIDI PER CRISI, UN PO' DI DATI

http://www.litaliavera.it/1/suicidi_per_crisi_un_po_di_dati_9458179.html
2014: 35 forse più, in quanto di alcuni suicidi di lavoratori o disoccupati non si sono ancora accertate le cause, molti anche i tentati suicidi. L’età media va dai 45 ai 60 anni.  
Fonte Crisitaly

La maggior parte delle Vittime è rappresentata da imprenditori, seguiti dai disoccupati. L’età di maggiore incidenza va dai 45 ai 65 anni. Per lo più sono uomini. In queste persone agisce molto una depressione che non viene riconosciuta e nella quale piombano perché non riescono più ad affrontare l’indebitamento. L’aumento dei suicidi, da quando siamo entrati nella crisi economica, ormai dal 2008, è dovuto anche a una generale perdita di speranza di poter ricominciare e di sfiducia nelle istituzioni.

Il suicidio è una soluzione strema che non lascia niente, che leva valore alla vita, che lascia in chi resta ancora più disperazione. Bisogna reagire vivendo e mettendo da parte l’orgoglio per chiedere aiuto a chi ci sta vicino. Ma la politica deve assumersi la responsabilità di questa strage, che peggiora grazie a scelte che i cittadini, ora più che mai, reputano intollerabili. Queste morti non vanno giustificate. Chi si suicida non va commemorato come un eroe. A coloro che nonc e l'hanno fatta va riservata tutta la nostra pietas e alle loro famiglie la vicinanza reale a concreta della comunità. Ma è dovere di chi resta, di chi ha scelto di lottare, di portare la politica ad assumersi la responsabilità di questa strage silenziosa che si tende a nascondere con la scusa dell'emulazione. I suicidi accadono anche e soprattutto nel silenzio dei media e della politica. 

Queste morti hanno una ragione: mancanza di risorse economiche, mancanza di lavoro, mancanza di speranza nel domani, solitudine, mancanza di sostegno psicologico, eccessivo peso di un fisco che non guarda in faccia a nessuno, o meglio, solo a pochi, generando disuguaglianza. 

Se i cittadini italiani sentono di valere meno di quelli che vengono da altri paesi ottenendo spesso servizi e privilegi che agli italiani non sono concessi; se vedono una politica che nonostante proclami e parole belle, continua a godere di privilegi non più possibili e litiga per lo scranno più alto, mentre i cittadini devono scendere perfino dalla sedia della loro cucina per vendersela; se vedono uno Stato che fa sconti miliardari alle grandi lobbies che evadono le tasse e non risparmia il pensionato; allora si sentono come oggetti privi di valore invece di uomini e donne che hanno il diritto umano di sviluppare la propria personalità.

Dietro ad ogni suicidio ci sono dei fatti che devono essere analizzati per prevenire. Fatti di vita, parafrasando Gandhi, ai quali la politica non si può sottrarre in una democrazia. Credo che lo Stato non debba sostituirsi alle persone, che devono imparare a camminare a testa alta con le loro gambe, a rialzarsi quando cadono, a cambiare strada quando quella intrapresa è solo un vicolo cieco. Ma “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..”. 

E’ questo sbilanciamento dei valori che dobbiamo riequilibrare. E per farlo dobbiamo reagire vivendo!

La vera sfida, i veri eroi, sono quelli che non mollano, perché la vita non vale meno di una cartella di Equitalia, di un fido in banca che non arriva, di un debito anche ingente. E' più coraggioso chi chiede aiuto, mettendo da parte l'orgoglio, ma dando a se stesso e alla propria famiglia altre possibilità che la morte non dà più. Togliersi la vita è darla vinta a chi ci sfrutta o ci usa o ci umilia o ci rende impossibile realizzare la nostra individualità. Ma per quelli che non ce l’hanno fatta, che hanno rinunciato, dobbiamo avere pietas, e dobbiamo stringerci intorno alle loro famiglie per cambiare le cose insieme.

Ma quali possono essere le soluzioni? Sono diverse le Associazioni che si occupano di chi si trova in grave difficoltà e che offrono soluzioni concrete e realizzabili anche a livello governativo. A partire dall'idea di un numero unico nazionale al quale il cittadino si può rivolgere.  

Noi crediamo che sarebbe utile isitutire una sorta di sportello nazionale, un centro nazionale di ascolto, al quale le persone possono rivolgersi e parlare con psicologi, commercialisti ed esperti in grado di riconoscere i sintomi e valutare la situazione per trovare una soluzione per uscire dal pozzo nero della depressione ma anche di un possibile tracollo finanziario duro da sostenere. Così come, ancora a livello nazionale, si può pensare ad un'agenzia che raduna tutte, am proprio tutte le aziende sul territorio nazionale per rendere efficace l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. E, cosa forse difficile viste le forti resistenze, ma auspicabile, l’obbligo di legge per le banche di dare un prestito a tasso agevolato a chi è in gravi difficoltò economiche. Obbligo sì, dal momento che nel 2012 le banche hanno ricevuto ben 250 miliardi di euro all’1% dall’Europa, proprio per fare ripartire le aziende e per sostenere le famiglie, che invece le banche hanno utilizzato per speculare e guadagnare 8 volte tanto. Mentre la gente muore!

E’ passata in questi giorni nel silenzio una norma dell’esecutivo Monti che prevede la possibilità, per le banche, di alzare i tassi d’interasse a chi sfora il fido a partire da 50 euro. Il paese è alla fame e la politica continua a favorire le banche. Basta!


La giornata di lutto nazionale indetta per il 4 febbraio dall'Associazione L'Italia Vera, ha lo scopo di richiamare l’attenzione dello Stato su quanto dovrebbe essere chiaro e invece non lo è, tanto che diamo 45 milioni di euro al Senegal per sostenere piccole e medie imprese. Nobile atto, ma che non possiamo permetterci se prima non risolviamo i problemi delle piccole e medie imprese italiane.

La giornata di lutto nazionale ha lo scopo di svegliare il Governo, ma anche quello di dire alla società intera che il capitalismo e il progresso ci rendono più liberi solo se non ne diventiamo schiavi. Non commemoriamo degli eroi, ma dei disperati, persone fragili anche grazie a una cultura disumanizzante che dobbiamo cambiare. Subito. Se non ci pensa lo Stato ci pensiamo noi, l’Italia vera. Quella che cade e si rialza senza dimenticare chi non ce la fa.

giovedì 19 giugno 2014

Gli ultimi giorni del pianeta Terra

http://www.tankerenemy.com/2014/06/gli-ultimi-giorni-del-pianeta-terra.html#.U6MK3fl_uSp
Even though we can’t afford, the sky is over. Anche se non ce lo possiamo permettere, il cielo è sparito. (Serj Tankian, The sky is over)

Disfacimento

E’ proprio necessario riportare fonti e tradurre articoli per dimostrare che, se non accadrà un miracolo, il pianeta e l’umanità sono spacciati? Non occorre elencare i flagelli che stanno colpendo una Terra già fortemente provata da un modello di “sviluppo” aberrante. 

Dalle radiazioni di Fukushima alle diuturne, esiziali operazioni digeoingegneria abusiva, dalle contaminazioni di ampie aree a causa dell’uranio impoverito alle discariche ed agli inceneritori che avvelenano l'aria, il suolo e le falde acquifere, dal traffico di rifiuti tossici alla deforestazione, dall’acidificazione degli oceani a causa del rilascio di gas naturale al deterioramento dell’ozonosfera, dall’estinzione di numerose specie viventi all’inquinamento elettromagnetico, è tutto una sequela di disastri da tempo annunciati, invano denunciati. 

Gaia sembra ormai una bolgia dantesca. Si respira un’atmosfera da basso impero: il disfacimento, però, a differenza di quanto accadde nel III secolo, non è la ripercussione di un concorso di eventi sfavorevoli, quanto il risultato di un declino programmato in cui le parole d’ordine sono “crisi” e “devastazione”. Sono ferite inferte ad un’umanità sempre più debole e disorientata, blandita solleticando un fatuo narcisismo, una mal intesa e distorta rivendicazione di diritti. 
Il gonzo di Firenze

Il sistema agisce per ledere e distruggere, ma sempre mascherando le sue azioni perverse che sono presentate come benefici: una campagna per le vaccinazioni, un’iniziativa per “tutelare” l’ambiente, una raccolta di fondi per compiere ricerche su una “malattia genetica rara”, una legge per combattere la disoccupazione… Ogni intervento, nel mondo orwelliano in cui siamo costretti a sopravvivere, va letto al contrario. 

Probabilmente lo scenario più agghiacciante, ma spacciato per mirabolante innovazione a favore dei cittadini, è quello prospettato dal gonzo di Firenze: costui ha anticipato che presto ogni italiano riceverà un codice per consentirgli di gestire tutte le esigenze (rapporti con la pubblica amministrazione, movimenti di denaro, fruizione di servizi, istruzione…). E’ palese l’intento: digitalizzare l’intero spettro delle attività per trasformare gli individui in numeri che possono essere cancellati pigiando un tasto. 

Che sia stato un minus habens a preannunciare il marchio, non cambia la sostanza delle cose, giacché il giullare tosco è il portavoce di poteri forti, gli stessi poteri che fomentano conflitti in ogni dove, tramano “rivoluzioni”, depredano risorse, massacrano intere etnie. Le loro parole sono di miele, ma il loro cuore è gonfio di fiele. Dai pulpiti, dalle logge, dalle tribune essi proclamano a gran voce di volersi adoperare per la pace, per la libertà e giustizia, ma covano un odio feroce che li sprona a scatenare guerre, a schiacciare i popoli, a prevaricare. 

Una via d’uscita 

Il cantante statunitense di origini armene, Serj Tankian, nell’epica canzone intitolata “The sky is over” (Il cielo è sparito), grida il suo dolore di fronte ad un mondo dilaniato in cui i carnefici rovinano paesi ed economie, dove la noncuranza della massa impedisce e rinvia la presa di coscienza, il semplice gesto, per dirla con James Hillman, di “guardare in alto”. “Guardare in alto” non significa solo – ed è già pratica auspicabile – volgere gli occhi al firmamento per prendere contezza della sua tragica metamorfosi, ma soprattutto preservare quell’attitudine a vedere oltre le contingenze e la superficie, ad intraprendere un percorso difficile ma significativo verso un riscatto risolutivo. E’ un’attitudine del tutto negata a disinformatori vecchi e nuovi, ai Quisling, ai persecutori a cottimo, ai ciarlatani scientisti. Il loro attuale successo, il loro ignominioso trionfo, conseguito grazie al sostegno dell’establisment e ad una corruzione capillare, è caparra di una disfatta ingloriosa, definitiva.

Le conseguenze economiche di Mario Draghi

http://keynesblog.com/2014/06/17/le-conseguenze-economiche-di-mario-draghi/#more-5498
di Jan Toporowski*
Il presidente della BCE Mario Draghi ha annunciato il 5 giugno tre misure che dovrebbero rilanciare l’economia europea e invertire il declino dell’inflazione, ora appena lo 0,5% nella zona euro.
La Banca centrale europea ha portato il tasso di interesse sulle riserve depositate presso la Banca a -0,1% (in altre parole, alle banche commerciali sarà addebitato lo 0.1% sui depositi delle loro riserve presso la BCE), diventando la prima banca centrale importante ad imporre tassi di interesse negativi. Alle banche commerciali saranno offerti 400 miliardi di euro di credito, a condizione che esse li prestino alle imprese. Dovrebbe essere poi introdotto uno schema per rendere più semplice [alla BCE, ndr] comprare asset-backed securities (ndr: titoli aventi dei crediti a garanzia, si veda: http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/assetbackedsecurities.htm). Nel frattempo cesserà la sterilizzazione degli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE (cioè, la BCE non venderà titoli a lungo termine per assorbire le riserve con cui paga i titoli di Stato). Queste misure hanno eccitato il mercato per un poco e l’Euro si è leggermente svalutato, dopodiché le cose si sono stabilizzate nuovamente.
Quali saranno le conseguenze di tali misure? Possono invertire la deflazione dell’economia europea? Siamo così abituati alla pretesa dei banchieri centrali e degli economisti monetari secondo cui la politica monetaria determina il ciclo economico che pochi ricordano oggi che la banca centrale non funziona all’interno del sistema di produzione e di scambio nell’economia. I governi possono farlo, perché tassano e spendono. Ma la banca centrale opera su bilanci bancari e influenza solo una gamma molto ristretta di costi di finanziamento dell’economia. Così l’effetto immediato delle misure rischia di essere limitato alle condizioni bancarie, piuttosto che coinvolgere l’economia in generale. Ci saranno ovviamente un sacco di aziende che saranno disposte ad attingere dalla pentola di 400 miliardi di prestiti a basso costo. Ma lo faranno più probabilmente per ripagare debiti più costosi, e tutto ciò che accadrà è che le aziende potranno rifinanziare il debito esistente a un costo inferiore.
Invece il tasso di interesse negativo sui depositi è una misura molto più radicale che mette in discussione la funzione stessa della banca centrale come banca di riserva per le banche commerciali. Se le banche commerciali vengono caricate di un costo per depositare le loro riserve presso la banca centrale, perché non dovrebbero mantenere i loro depositi di riserva presso un’altra banca in grado di offrire loro un tasso positivo di interesse? Le banche italiane, per esempio, pagheranno fino al 1,9% per i depositi, e anche le banche tedesche pagheranno lo 0,7%. Il passaggio a banche commerciali con funzione di riserva non sarebbe senza precedenti: prima che il Federal Reserve System fosse fondato negli Stati Uniti, era JP Morgan ad agire come banchiere di riserva per le grandi banche di New York. Le banche commerciali con riserve da depositare possono naturalmente considerare che le banche italiane hanno una grande quantità di crediti inesigibili in bilancio. Ma il sistema bancario italiano è troppo grande e troppo importante politicamente per essere ricapitalizzato a spese dei depositanti, come è successo a Cipro. In ogni caso, il rischio per la BCE è che le sue operazioni giornaliere sulle riserve vengano prese in carico da una banca commerciale, o un gruppo di banche, che può offrire alle altre banche commerciali un accordo migliore per i loro depositi.
L’effetto delle misure della BCE per l’economia in generale è comunque una questione diversa. Un eventuale effetto più di larga portata non dipende da nulla che la BCE possa fare all’interno del sistema finanziario, o da ciò che può accadere all’interno del sistema finanziario. La futura evoluzione dell’economia dipende da ciò che le grandi imprese europee faranno con il loro gruzzolo di liquidità. Questo è più o meno quadruplicato a quasi 7,3 miliardi di euro dal congelamento dei mercati finanziari nel 2008. Le cifre delle consistenze di cassa delle aziende americane sono ancora più sorprendenti. Le società americane detengono qualcosa come 2.000 miliardi di dollari in attività liquide.
Per come funzionano l’economia e il sistema finanziario, la controparte della liquidità trattenuta da queste aziende è l’indebitamento delle piccole e medie imprese, che lottano per mantenere il loro flusso di cassa prendendo in prestito. Se le maggiori aziende americane ed europee detengono liquidità, o la usano per comprare e vendere titoli, piuttosto che investire in impianti e macchinari, allora quasi sicuramente ci sarà una richiesta di ulteriori prestiti dalle piccole e medie imprese tramite il nuovo canale di prestiti della BCE. Ma questi prestiti non saranno impiegati per scopi produttivi, per acquistare nuove attività. Sarà solo per coprire il deficit di cassa causati dalla deflazione. A sua volta l’espansione del debito, senza una corrispondente crescita delle attività, metterà le basi per un’ulteriore deflazione, dato che un debito eccessivo scoraggia gli investimenti e amplia le sofferenze nei bilanci bancari.
Se invece queste imprese iniziassero a spendere la loro liquidità in investimenti di capitale fisso, allora la deflazione nell’economia europea potrà davvero invertirsi. Il boom risultante sarà ovviamente rivendicato come un successo delle politiche di austerità che hanno creato l’attuale deflazione e una vittoria per la BCE, così come l’osservazione empirica ci dice che andare a letto la sera fa sorgere il sole al mattino.