sabato 8 febbraio 2014

Sulle piccole azioni e le grandi vittorie

http://comune-info.net/2014/02/sulle-piccole-azioni-e-le-grandi-vittorie/
Sono quasi sempre i piccoli gruppi, incuranti dei rapporti di forza ma certi delle proprie ragioni, a prendere l’iniziativa per fermare le multinazionali. Il punto cruciale è il cambiamento culturale, la diffusione di nuovi modi di vedere il mondo. Come nel caso di Malvinas Argentinas, nella provincia argentina di Córdoba, dove pochi abitanti e donne molto coraggiose hanno fermato la costruzione di un enorme impianto della Monsanto. Non potremo sconfiggere l’estrattivismo chiedendo leggi allo Stato. Servono azioni semplici, lucide e intelligenti ma realizzate e sentite dalla gente comune. Che la gente arrivi a partecipare alla protesta, dipende da fattori che spesso nessuno controlla e per i quali non ci sono ricette né tattiche prestabilite
di Raúl Zibechi
Le imprese multinazionali possono essere sconfitte solamente se esiste un potente movimento della società, appoggiato da una parte significativa della popolazione. Un tribunale provinciale di Córdoba ha deciso che Monsanto deve sospendere la costruzione dell’impianto di trattamento delle sementi di mais transgenico situato a Malvinas Argentinas. Il tribunale si è pronunciato in seguito a un ricorso finalizzato alla protezione dei diritti degli abitanti della zona che da tre mesi sono accampati alle porte dei cantieri di costruzione degli impianti.
La mobilitazione è stata animata da piccoli gruppi, tra gli altri, le Madri di Ituzaingó, l’Assemblea Malvinas Lotta per la Vita e gli abitanti autoconvocati, e ha avuto il merito di mantenersi nel tempo, malgrado le minacce del governo provinciale e del sindacato delle costruzioni. La popolazione di Malvinas Argentinas simpatizza e appoggia la resistenza, cosa che il 9 gennaio ha spinto la giustizia a decidere di fermare i cantieri.
Sono sempre i piccoli gruppi a prendere l’iniziativa, senza tener conto dei “rapporti di forza” ma guardando solo alla giustizia delle proprie azioni. In seguito, a volte anche molto più tardi, lo Stato finisce con il riconoscere che i critici avevano ragione. Più tardi, coloro che erano stati criminalizzati finiscono per essere considerati eroi, perfino da chi li ha repressi. Il punto cruciale, a mio modo di vedere, è il cambiamento culturale, la diffusione di nuovi modi di vedere il mondo, come insegna la storia delle lotte sociali.
Molto prima che negli Stati Uniti cadessero le leggi segregazioniste, la discriminazione fu sconfitta nei fatti. Il primo dicembre del 1955 una donna comune, Rosa Parks, rifiutò di sedersi nei sedili per neri dell’autobus mettendosi invece in quelli riservati ai bianchi. Fu arrestata a Montgomery, Stato dell’Alabama, per aver violato la legge. Decine di persone seguirono il suo esempio, e altre decine la precedettero. La sua azione di disobbedienza impressionò perché fu seguita da molti.
Nel 1960, Franklin McCain, un attivista nero di 73 anni della Carolina del Nord, si sedette con tre amici al banco di una caffetteria della catena Woolworth nella città di Greensboro. Era un luogo riservato esclusivamente ai bianchi. I quattro chiesero un caffè, lo attesero per tutto il giorno ma non furono serviti. Il giorno seguente ritornarono nonostante gli insulti dei bianchi e le minacce dei poliziotti. Alla fine della settimana erano già centinaia e la protesta si estese a decine di città. La catena Woolworth si vide obbligata a permettere l’ingresso di neri. Recentemente, tra il 1964 e il 1965, lo Stato si è visto obbligato a eliminare le leggi di discriminazione razziale, quando c’era un governo che, con gli attuali parametri – e tenendo conto che si tratta degli Stati Uniti –, chiameremmo “progressista”.
Credo che questo sia uno degli insegnamenti più importanti che ci lascia la vittoria della gente di Malvinas Argentinas contro Monsanto. Dobbiamo fare le cose più intelligenti e lucide possibili ma soprattuttodobbiamo fare azioni realizzate e sentite dalla gente comune. Azioni semplici, pacifiche, capaci di mettere a nudo i problemi che ci affliggono, come sedersi nel posto che ci pare nell’autobus e non in quello nel quale ti obbligano; oppure accamparci di fronte a una delle più potenti multinazionali. 
Quello che seguirà, non dipenderà più da noi. Che una parte significativa della popolazione sia d’accordo e accompagni, che arrivi a partecipare in qualche modo alla protesta, dipende da fattori che nessuno controlla e per i quali non ci sono ricette né tattiche prestabilite. Dal punto di vista del movimento sociale e dei cambiamenti necessari, non potremo sconfiggere l’estrattivismo chiedendo leggi allo Stato. Le leggi verranno quando il modello sarà stato sconfitto culturalmente e politicamente.
È certo che i governi della regione, al di là del loro orientamento concreto in ciascun paese, si appoggiano sull’estrattivismo. Ma è a noi gente comune organizzata che tocca sconfiggerlo, con migliaia di piccole azioni, come quelle che hanno sviluppato le Madri di Ituzaingó e adesso gli accampati a Malvinas Argentinas.