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giovedì 31 ottobre 2013

ZURIGO – PER LA PRIMA VOLTA SI SPERIMENTA LA LEVITAZIONE ACUSTICA

http://www.ilfattaccio.org/2013/10/31/zurigo-per-la-prima-volta-si-sperimenta-la-levitazione-acustica/
levitazione acustica
VINCERE LA FORZA DI GRAVITA’ SFRUTTANDO LE PROPRIETA’ DEL SUONO manipolare la materia per far muovere gli oggetti nell’aria? Da oggi è possibile, stando allo studio di un gruppo di ricercatori del Politecnico Federale di Zurigo che, grazie ad un particolare campo di levitazione acustica, hanno elaborato un nuovo metodo per tenere in sospensione la materia senza aver bisogno di alcun contatto fisico. Lo studio è stato disponibile on line sulla rivista Pnas.Con levitazione si intende la capacità di far spostare la materia dal luogo X al luogo Y e, ad oggi, trova alcune applicazioni in vari settori scientifici, dall’elaborazione di nuovi materiali alla biochimica. Come realizzare questo spostamento? Gli scienziati sfruttano i principi elettrostatici, ottici e magnetici che riescono a contrastare la forza di gravità e che si applicano a particelle su scala microscopica e/o a materiali con particolari proprietà fisiche. I progressi di questa nuova ricerca sono notevoli.Uno degli autori dello studio, Daniele Foresti del Politecnico Federale di Zurigo spiega che “nella levitazione acustica, le onde sonore tra una superficie emittente ed una superficie riflettente generano un campo acustico. Tale campo può annullare la gravità ed intrappolare piccole quantità di materia, simili a goccioline, in regioni dello spazio immobili e relativamente stabili, conosciute in fisica come nodi”. L’esperimento è disponibile in un video girato dai ricercatori. Più in dettaglio, grazie a questo campo modulabile nello spazio-tempo, è possibile far levitare, trasportare in aria e ruotare oggetti di diverse forme, da quella quasi sferica delle goccioline d’acqua a quella allungata di uno stuzzicadenti.
levitazione acustica








IL LEVITATORE CHE PERMETTE DI MUOVERE OGGETTI CON UNA SEZIONE FINO A 7 MILLIMETRI, può anche spostare gocce di leghe metalliche fuse che possono essere miscelate insieme per formare nuovi materiali oppure componenti solide e liquide, evitando qualsiasi interazione o comunicazione. L’idea centrale – nelle parole di Daniele Foresti – è questa: usare tanti levitatori, l’uno vicino all’altro, e capire come far passare la palla da uno all’altro, guidando in questo modo il movimento di un oggetto, come in una chitarra dove la forma fa praticamente tutto, il mantenere il controllo delle onde e la risonanza”.La validità del metodo utilizzato, che non dipende da speciali proprietà del materiale (magnetiche, ottiche o elettriche), è dimostrata da un ampio spettro di esperimenti, tra cui la transfezione del Dna, cioè il processo di introduzione di materiale genetico all’interno di cellule di diversi organismi. “La levitazione acustica non l’abbiamo di certo inventata noi. Strumenti per la levitazione acustica, ossia usare onde sonore per mantenere in aria piccoli oggetti, esistevano già da decenni ma si tratta di una levitazione statica in cui gli oggetti vengono mantenuti in equilibrio in un punto. Si tratta di uno strumento che potrebbe avere applicazioni in molti campi, come ad esempio in quello farmaceutico”, ha concluso Daniele Foresti.Questa tecnica di levitazione acustica offrirebbe potenziali applicazioni nel campo della chimica come nella produzione di farmaci. Infatti, il sistema apre la strada a nuovi tipi di trattamenti, come il mescolamento e la coalescenza di goccioline – il fenomeno per il quale due gocce piccole si uniscono formandone una più grande – senza contatto fisico e l’incapsulamento solido-liquido, senza escludere possibili manipolazioni sui campioni radioattivi e chimici.
VIDEO

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org 

mercoledì 30 ottobre 2013

LO STATO E’ SOCIO DEL CLAN DEI CASALESI: HANNO IN MANO IL BUSINESS DEI VIDEOPOKER NEL LAZIO ED IN CAMPANIA CON REGOLARI AUTORIZZAZIONI. COMPLIMENTI!

http://bastacasta.altervista.org/p5783/

I Casalesi nel business delle slot a Roma e in Campania

OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA DELLA CAPITALE. CENTINAIA DI MACCHINETTE MANGIASOLDI IMPOSTE IN MOLTI LOCALI. 15 ARRESTI E SEQUESTRI PER 30 MILIONI DI EURO. LE ACCUSE VANNO DALL’ASSOCIAZIONE MAFIOSA A ESTORSIONE

Un’operazione anticamorra nei confronti di persone ritenute affiliate o legate a clan dei Casalesi è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Roma a conclusione di un’indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione distrettuale antimafia. Due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Napoli, sono state eseguite nei confronti di 15 persone. Inoltre, sequestrati beni mobili e immobili, società e disponibilità finanziarie, per un valore stimato pari a circa 30 milioni di euro. Nel mirino degli investigatori il giro delle slot machine e quello delle scommesse in Campania, a Roma e in altri centri del Lazio.
Le accuse vanno dall’associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di beni, usura, estorsione, illecita concorrenza con minaccia e violenza, detenzione illegale di armi, delitti aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa e dalla metodologia mafiosa dell’azione. Le indagini – condotte dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, Gico (Gruppo investigazione criminalità organizzata) e dirette dalla Dda di Napoli – hanno consentito di raccogliere un quadro indiziario che gli investigatori definiscono “grave” e tale da consentire di ritenere come il sodalizio dei Casalesi, partendo dalla provincia di Caserta, fosse riuscito a garantirsi, con la forza dell’intimidazione mafiosa, la gestione monopolistica e violenta del settore della produzione, installazione, distribuzione e noleggio delle cosiddette “macchinette mangiasoldi”, nonché l’esercizio organizzato delle scommesse e del gioco, non solo in Campania, ma anche nel Lazio e in alcuni quartieri della città di Roma.

“Il giro d’affari era milionario, il metodo molto semplice: imporre a bar e locali del litorale romano, grazie alla complicità delle ditte di distribuzione all’ingrosso, le slot regolarmente collegate alla rete dei Monopoli di Stato”, commenta Gerardo Mastrodomenico, tenente colonnello del del G.I.C.O. della Guardia di finanza, spiegando il blitz che ha portato all’arresto di 15 persone e al sequestro di beni per oltre 30 milioni di euro. “Stiamo ancora facendo gli accertamenti necessari per capire la distribuzione territoriale e i numeri effettivi, ma le macchine sono sicuramente diverse centinaia” dice Mastrodomenico ad Agipronews.
“Parte tutto dal 2003, quando a Mario Iovine, affiliato ai Casalesi e detto ’Rififì’, viene imposto l’obbligo di soggiorno ad Acilia: qui ricrea la esperienze criminali precedenti e ricostruisce un’organizzazione autonoma che però mantiene contatti con il vecchio clan e crea nuovi collegamenti con la criminalità locale – continua il tenente colonnello -  La banda, che dopo l’arresto di Iovine nel 2008 diventa completamente autonoma, riesce a prendere il controllo delle società che distribuiscono all’ingrosso le macchine ai locali: realtà solide, se pensiamo che una di queste dichiara un fatturato annuo di 13 milioni di euro”. Adesso i soggetti tratti in arresto dovranno essere sentiti “dal Gip di Napoli, l’azione giudiziaria sarà condotta in coordinamento con gli inquirenti di Roma” conclude Mastrodomenico.

martedì 29 ottobre 2013

Reato penale di opinione anti-UE in Grecia

http://testelibere.it/blog/reato-penale-di-opinione-anti-ue-grecia
Un destino cupo attende le persone che non sono d’accordo con le strutture,
 le istituzioni, i rappresentanti, i provvedimenti, gli strumenti
 di questa Unione Europea. 
Come spiega George Delastik, noto giornalista, da giovedì 24 ottobre, 
il Codice Penale della Grecia ha inserito l’articolo 458 a,
 ossia il provvedimento relativo alle “Violazioni alla normativa UE”,
 con il quale si prevede la reclusione fino a due anni
 per chi agisce contro le strutture europee,
 protestando o manifestando dissenso o contrarietà
 verso le sanzioni, i governi, i rappresentanti dell’UE.
Il governo greco degli opposti (così simile al nostro governo PD-PDL)
 composto da Pasok e Neo Democrazia ha infatti approvato
 un emendamento-bavaglio per gli oppositori dell’Europa 
della grande finanza: chiunque osteggi la politica dell’UE rischia la galera! 
Dopo i 2 milioni di euro spesi dal Parlamento europeo per bloccare blog, 
siti e post degli euroscettici, ora in Grecia entra nel Codice Penale
 il reato di opposizione alla nuova dittatura, l’Europeismo.
Prepariamoci dunque, perché la nuova ideologia
 che sta mietendo vittime in molti paesi europei, 
imporrà presto i suoi diktat di regime anche a noi, 
mentre siamo intenti a seguire il reality show della nefandezza
 politica nostrana e la costruzione della nuova marionetta dei poteri forti.

domenica 27 ottobre 2013

I Contatori Elettronici Enel: ma chi li ha mai controllati?? Siamo di fronte ad una grandiosa truffa ?? Ecco l’oscura verità !!

http://curiosity2013.altervista.org/i-contatori-elettronici-enel-chi-li-ha-mai-controllati-siamo-fronte-ad-grandiosa-truffa-ecco-loscura-verita/
Il Governo italiano non ha mai stabilito come debbano avvenire i controlli di routine previsti dalla legge sui contatori dell’energia elettrica. Il caos generato da tale mancanza ha finito con l’avvantaggiare solo Enel, ex monopolista, proprietaria delle reti e privatizzata nel 1997. Si apprende dalla stampa di settore che dal 2001 al 2006 il colosso dell’elettricità ha installato 32 milioni di contatori elettronici del valore di poche decine di euro costruiti in Cina e progettati da “Echelone”, società americana partecipata proprio da Enel per circa l’8 per cento del suo valore. L’operazione è stata pubblicizzata come uno straordinario passo avanti nel progresso, in quanto i contatori elettronici avrebbero potuto permettere ai consumatori di conoscere quanto realmente consumavano momento per momento, avrebbero potuto essere letti a distanza e avrebbero reso possibile gestire una tariffa multioraria, cioè che permettesse di scegliere in che fascia oraria consumare energia a seconda del prezzo. Di fatto i cosiddetti contatori “intelligenti” sono apparecchi non omologati scrupolosamente, mai verificati da un ente terzo incaricato dallo Stato. Chi ha controllato fino ad oggi i contatori di Enel e degli altri distributori? L’Associazione ”CODICI” Centro per i Diritti del Cittadino sta preparando una Class Action contro i responsabili.
Fino ad oggi il MISE non ha mai dato seguito a quanto previsto dalla legge, cioè che vengano certificati da un ente terzo, che stabilisca la loro corretta misurazione. Come tutti sanno la telettura in questo Paese è una chimera ed è la principale causa di contenzioso con gli utenti perchè genera conguagli stratosferici e fatturazioni errate.
Di recente infatti tra gli addetti ai lavori gira il termine ”l’effettiva – corretta lettura”, per giustificare la riposta tipica che i distributori danno ai consumatori che reclamando, fornendo l’effettiva lettura, si vedono rispondere dai distributori che per loro la lettura è corretta.
Ci si è sempre chiesto: ma chi ci assicura realmente che funzionino e leggano l’effettivo consumo se non sono mai stati certificati da un ente terzo? La notizia del giorno è che finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di chiedere spiegazioni al MISE.
Un deputato del M5S Davide Crippa, vicepresidente della X Commissione della Camera  nell’audizione del 10 ottobre sulla Strategia Energetica Nazionale. Crippa ed altri deputati del movimento, hanno presentato una “Question time” interrogazione a riposta immediata in commissione, una richiesta al ministero dello Sviluppo Economico dal seguente contenuto:[...]il governo italiano non ha mai stabilito come debbano avvenire i controlli di routine previsti dalla legge sui contatori dell’energia elettrica;
di fatto i cosiddetti contatori “intelligenti” sono apparecchi non omologati scrupolosamente, mai verificati da un ente terzo incaricato dallo Stato, certificati solo su base volontaria dall’ “IMQ” (Istituto Italiano del Marchio di Qualità), e, come di nuovo segnalato da riviste di settore, spesso marchiati con un “CE” identico nella grafica al marchio “China Export” che solleva più di un dubbio sulla loro conformità alla legislazione europea; [...]
La risposta del MISE: [...]La legislazione in materia, è in effetti lacunosa ed ha probabilmente risentito anche della circostanza che almeno per tutti gli anni in cui la fornitura dell’energia elettrica era riservata allo Stato o ad imprese concessionarie, l’affidabilità della misurazione era nei fatti ritenuta connessa alla caratterizzazione pubblica del soggetto distributore. Inoltre, ha risentito dell’oggettiva difficoltà e complessità ad apportare innovazioni normative in un settore di misurazione che interessa un servizio pubblico essenziale di diffusione generalizzata, con milioni di punti di misurazione e che non consente applicazioni rigide e solo formalistiche delle norme, senza tener conto, peraltro, delle conseguenze in termini di possibili interruzioni di tale servizio pubblico. [...]Dichiarazione di Luigi Gabriele -Affari istituzionali Codici- in sostanza il MISE ammette che vi è stata completa anarchia sulla questione e che i Distributori hanno fatto quello che volevano, persino autocertificarsi i contatori cinesi che hanno pagato i consumatori italiani.
Questo è un fatto gravissimo. Chi ci assicura che leggono esattamente il consumo? Chi ci assicura che i consumatori in questi anni hanno pagato pedissequamente quello che hanno consumato?
Oltre a congratularci con Il M5S e con Crippa, adesso faremo la nostra parte per obbligare chi deve rimediare e far capire agli italiani se hanno pagato correttamente e se tutto rientra nei limiti di legge attivando subito una Class Action contro i responsabili.
Ma sopratutto far pagare l’effettivo consumo agli italiani “Guerrieri delle letture stimate”!

sabato 26 ottobre 2013

Che cos'è un'economia basata sulle risorse?

http://www.zeitgeistitalia.org/faq/faq-2-che-cos%C3%A8-uneconomia-basata-sulle-risorse

Per trascendere le nostre limitazioni, il VP propone che ci impegniamo per la realizzazione un'economia basata sulle risorse (RBE, Resource Based Economy) globale, in cui le risorse del pianeta sono eredità comuni di tutti i suoi abitanti. Le pratiche attuali di razionamento delle risorse attraverso metodi monetari sono irrilevanti, controproducenti, e per nulla adeguate alle necessità dell'umanità. Per dirla semplicemente, un'economia basata sulle risorse utilizza le risorse esistenti - invece del denaro - per garantire un metodo di distribuzione eguale, nel modo più umano ed efficiente possibile. Si tratta di un sistema in cui tutti i bene e i servizi sono disponibili a chiunque, senza l'uso di denaro, credito, scambio, o qualunque altra forma di debito o schiavitù.
Per comprendere meglio un'economia basata sulle risorse considera la seguente proposizione: se tutto il denaro mondiale dovesse scomparire domattina, fintantoché il soprassuolo, le aziende, il personale e le altre risorse rimangono intatte, possiamo produrre tutto ciò che ci serve per soddisfare i nostri bisogni. Alla gente non serve denaro, piuttosto l'accesso gratuito alla maggior parte dei bisogni, senza doversi preoccupare di avere una stabilità finanziaria, o dover avere a che fare con la burocrazia governativa. In un'economia basata sulle risorse, basata sull'abbondanza, il denaro diventa irrilevante.
Siamo giunti al punto in cui la scienza e la tecnologia possono fornire abbondanza per tutte le persone del mondo. Non è più accettabile continuare il blocco intenzionale dell'efficienza attraverso l'obsolescenza programmata, perpetuato dai vecchi metodi dettati dalla logica del profitto. Se siamo veramente interessati all'ambiente e alle persone, se vogliamo davvero porre un termine alle dispute territoriali, alla guerra, alla povertà e alla fame nel mondo, dobbiamo riconsiderare i processi sociali che ci hanno portato ad un mondo dove questi fatti sono comuni. Che ti piaccia o meno, sono i progressi sociali - le pratiche politiche, le credenze, l'economia basata sul profitto, le nostre norme di comportamento guidate della cultura - che ci hanno portato alla fame, alla guerra, alle malattie e ai danni all'ambiente.
L'obiettivo di questo nuovo progetto sociale (social design) è promuovere un sistema di incentivi non più diretti ai fini egoistici di ricchezza, proprietà e potere. Questi nuovi incentivi incoraggeranno le persone a raggiungere il proprio potenziale e creatività, sia materiale che spirituale.

venerdì 25 ottobre 2013

Caro Governo, i Vigili del Fuoco andranno in auto blu?

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/10/caro-governo-i-vigili-del-fuoco-andranno-in-auto-blu.html
Ieri sera il Governo si è reso protagonista dell'ennesima pagina vergognosa, che ne rivela ancora una volta la natura indifendibile. l'Aula, infatti, ha respinto l'emendamento del MoVimento 5 Stelle che prevedeva il taglio alle auto blu. I fondi recuperati sarebbero stati poi utilizzati per finanziare l'acquisto di mezzi e risorse per Vigili del Fuoco: Il Palazzo continua a difendere i suoi privilegi di casta.
La nostra proposta era una misura di buon senso: chiedevamo un ulteriore taglio alle auto blu di rappresentanza, con il proposito di destinare i fondi risparmiati al Corpo dei Vigili del Fuoco e, in particolare, ai comandi provinciali che lavorano per le emergenze e in tutti i contesti di particolare difficoltà operativa.
L'emendamento al decreto sulla Pubblica Amministrazione, a prima firma Michele dell'Orco, ha però ricevuto il parere contrario del Governo ed è stato respinto dalla Maggioranza.
I Vigili del Fuoco soffrono da tempo di una cronica carenza di mezzi, personale e risorse che, spesso, rendono estremamente difficoltose le loro attività e il funzionamento del servizio in favore della collettività. La situazione del Corpo è stata aggravata dalla spending review 2012, che ha determinato un forte taglio economico per il comparto sicurezza, nonché una revisione al ribasso dei meccanismi di turn over.
Ma non smettiamo di sperare: forse l'intento del Governo è quello di destinare le auto blu proprio al corpo dei Vigili del Fuoco, gli unici che forse le meriterebbero. Peccato, però, che siano poco adatte a spegnere incendi...

giovedì 24 ottobre 2013

Se avessimo una Banca Centrale statale e non avessimo aderito all’euro il nostro debito pubblico sarebbe di soli 192 miliardi anziché 2000 miliardi!

http://www.informarexresistere.fr/2013/10/24/se-avessimo-una-banca-centrale-statale-e-non-avessimo-aderito-alleuro-il-nostro-debito-pubblico-sarebbe-di-soli-192-miliardi-anziche-2000-miliardi/
EURODISASTRO – Se avessimo una Banca Centrale statale e non avessimo aderito all’euro il nostro debito pubblico sarebbe di soli 192 miliardi anziché 2000 miliardi!
Sarà poi vero che siamo un popolo di ladri, manigoldi, evasori, spendaccioni il cui unico scopo nella vita è rubare al prossimo? Sarà poi vero che solo noi, solo qui in Italia, abbiamo questa morale così incline alle furberie, alla corruzione, al malcostume?
Bèh..in parte è vero, non siamo sicuramente tra i più onesti e virtuosi del mondo, ma esistono popoli e nazioni dove la corruzione è molto maggiore che da noi, dove la tangente è la regola ed il malcostume quotidianità. Pensiamo ai paesi del sud-est asiatico: Cina, Corea, Filippine, Taiwan, … rubano anche lì, però le loro economie vanno a velocità dieci volte la nostra. Forse il problema non è  lì.
Ma che strano!! Il debito pubblico italiano se fosse stato monetizzato attraverso la Banca Centrale piuttosto che attraverso la vendita di titoli sul mercato finanziario sarebbe di soli 192 miliardi di euro, il 12,3% del PIL e non il 132% come oggi!!!
Possiamo quindi affermare che il debito è praticamente oggi composto di soli interessi  e che non dipende dalla spesa, dalla mala gestione, dalla corruzione e tanto meno dall’evasione fiscale.
Si tratta di capire che sono state la sciagurata decisione di  non consentire più alla Banca d’Italia di sottoscrivere il debito nazionale, l’emissione di BTP a tassi ben superiori all’inflazione, la necessità di innalzare detti interessi per collocare il debito sul mercato, l’adesione all’Euro ed alle tante troppe sovrastrutture che ci sono state imposte con la sua adozione, le cause del debito pubblico e non la mala gestione della cosa pubblica.
Sprechi ci sono stati, ci sono e probabilmente ci saranno anche in futuro. Ma è un dato di fatto che l’Italia da vent’anni a questa parte ha prodotto avanzi primari di bilancio per una cifra superiore a 730 miliardi di euro!!
Sono gli interessi passivi che lo Stato paga ogni anno ad aver trasformato questo avanzo in un deficit dopo l’altro, consentendo al debito pubblico di arrivare a quasi 2100 miliardi di euro!
Inoltre questi interessi fluiscono per circa il 90% nelle casse del sistema bancario globale (italiano ed estero). Trattasi di 70/80 miliardi che le banche incassano senza rischio e che si guardano bene dal  reimmettere nel sistema economico, tant’è che riducono il credito di 50 miliardi l’anno al sistema Imprese -Famiglie! Che bel risultato !come sono efficienti i mercati finanziari!!
Dobbiamo tornare padroni del nostro destino, gli italiani decidano per l’Italia.

mercoledì 23 ottobre 2013

ACCUSATI DI PIRATERIA

http://www.greenpeace.org/italy/it/libera-i-nostri-attivisti/

Invia un'email all'ambasciata russa in Italia e chiedi di liberare i nostri attivisti e di fermare le trivelle.

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La mattina del 18 settembre due attivisti di Greenpeace vengono fermati mentre protestano contro le trivellazioni petrolifere sulla piattaforma Prirazlomnaya della compagnia Gazprom, la prima destinata ad estrarre petrolio dall'Artico.
Il giorno successivo la Guardia costiera russa abborda illegalmente la nave Arctic Sunrise di Greenpeace International, in acque internazionali, arrestando le altre 28 persone che si trovavano a bordo. Martedì 24 settembre, la nave arriva nel porto di Murmansk.
Giovedì 26/09 ha inizio il processo: immediata arriva la notizia della custodia cautelare di due mesi per 22 attivisti - tra cui l'italiano Cristian D'Alessandro, in attesa di ulteriori indagini. Per gli altri 8 il verdetto viene formalizzato nel corso del weekend.
Il 02 ottobre riceviamo terribili aggiornamenti: la giustizia russa ha formalmente contestato l'accusa di pirateria ai 28 attivisti di Greenpeace e ai 2 reporter freelance.
«L'accusa di pirateria è rivolta a uomini e donne il cui unico crimine è quello di avere una coscienza. Questo è assolutamente scandaloso e mina alla base i principi della protesta pacifica» afferma Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace International.
Nel frattempo, il tribunale di Munsmark rigetta i ricorsi per la scarcerazione su cauzione di 2 attivisti e un fotografo freelance.
Chiediamo che l'equipaggio dell'Arctic Sunrise venga immediatamente libearato e che vengano interrotte le trivellazioni petrolifere nell'Artico. In pochi giorni abbiamo raccolto 1 milione e 200 mila adesioni al nostro appello. Firma anche tu!

lunedì 21 ottobre 2013

I lampedusani restituiscono le medaglie a Napolitano

http://www.notav.eu/modules.php?name=News&file=article&sid=6736
Con una lettera inviata al Capo dello Stato i cittadini dell'isola martoriata ogni giorno da nuovi sbarchi restituisce per protesta le medaglie ricevute nel 2011 e 2012.
Lampedusa è arrivata al limite. Così anche i suoi abitanti. Il Cie è stracolmo e l'emergenza è sempre più pressante. L'Associazione Culturale Askavusa sceglie una forma di protesta particolare. Niente cartelli, niente slogan. I lampedusani scelgono di restituire "al Presidente della Repubblica le medaglie al valore che avevamo ricevuto nel 2011 e 2012".
Questo arriva soprattutto dopo che Globalist aveva lanciato l'appello #ConLampedusa, per consegnare a Lampedusa e a tutti i cittadini la medaglia d'oro al valor civile, per il coraggio e la generosità dei suoi abitanti e dei tanti operatori che quotidianamente si prodigano per salvare vite umane e per gestire accoglienza in condizioni drammatiche.
Ecco la lettera in integrale:


"Egregio Sig. Presidente della Repubblica,

A seguito di nostre richieste alla presidenza della Repubblica per avere dei fondi con i quali finanziare la manifestazione culturale Lampedusainfestival, che si svolge dal 2009 a Lampedusa, abbiamo ricevuto, nel 2011 e nel 2012 due medaglie al valore, per la stessa manifestazione.

Dopo i drammatici eventi avvenuti a Lampedusa negli ultimi giorni sentiamo l'esigenza di inviarLe questa comunicazione. Era da tempo, in realtà, che molti di noi sentivano il bisogno di comunicarLe quanto segue; ma il dolore, la rabbia e lo strazio di questi giorni hanno fatto sì che non fosse più possibile indugiare oltre.

Rifiutiamo la spettacolarizzazione mediatica con cui il naufragio del 3 ottobre scorso è stato rappresentato e diffuso dall'industria dell'intrattenimento: dietro la morbosità con cui la fabbrica delle lacrime e del cordoglio del "lutto nazionale" provano a confezionare il format della rappresentazione della tragedia, dietro i riflettori, le conferenze stampa, le visite ufficiali, crediamo ci sia molto altro che vada denunciato.

Di fronte ad una strage come quella appena consumatasi, di fronte alle centinaia di corpi ancora ostaggio di un mare che certo non ha colpe pari a quelle della società umana, non accettiamo che ci sia chi venga sull'isola promettendo e assicurando. Non accettiamo più che ci si riempia la bocca di promesse, che si diano in pasto alle televisioni le lacrime di circostanza, le commozioni di rito, le figure degli "eroi" e dei salvatori, lasciando poi che le prime pagine si occupino d'altro, che i riflettori si spengano, che i giornalisti ripartano, lasciando tutto così come era prima.

A partire dalla legge 40/1998, legge che sicuramente Lei conoscerà bene dato che porta anche il Suo nome, l'Italia ha avviato una prassi di vero e proprio stato di eccezione, sancendo la detenzione ed il trattenimento di quanti non avevano commesso alcun reato. Con l'inasprirsi delle norme in materia di immigrazione la situazione è andata via via peggiorando. Il business dell'"accoglienza" si articola oggi lungo una rete di strutture e di centri detentivi che, appaltati a strutture varie, rendono i migranti materia prima di un processo di produzione di profitto che ha luogo in una costante dinamica emergenziale. Come all'Aquila, come in Val di Susa: militarizzazione, gestione di emergenze alimentate ad arte, sospensione dei diritti e stato d'eccezione per creare laboratori di controllo sociale e di repressione.

L'ingerenza imperialista e neo-coloniale dei paesi cosiddetti occidentali destabilizza e rende subalterne intere aree geopolitiche, generando così fenomeni di emigrazione sempre più consistente. Una emigrazione necessaria al capitalismo finanziario dei nostri giorni, il cui conflitto con il lavoro vivo necessita che si impongano nuove forme di governo e di istituzioni e che il mercato stesso del lavoro delle società europee venga stravolto. Occorrono dunque gli immigrati, come manodopera di riserva, clandestina, sommersa, ricattabile, come marginalità sociale su cui far poggiare una riforma in senso neo-oligarchico delle società europee. Accanto alla marginalità migrante si colloca infatti il disagio sociale di quanti, italiani, vivono ormai processi espulsivi di subordinazione, di impoverimento, di negazione della dignità, di quanti lasciano il nostro paese vestendo ancora una volta, anche loro, i panni che in passato abbiamo dovuto troppo spesso vestire, quelli degli emigranti. E come ben saprà non si tratta solo della famigerata fuga dei cervelli: qui parliamo di migliaia che ogni anno lasciano il paese per poter anche solo avere la speranza di un lavoro che garantisca la sussistenza.

Così, sullo stesso scoglio di terra, nel canale di Sicilia, il migrante detenuto in un centro indegno, destinato a divenire un ingranaggio del motore del grande sfruttamento continentale, respira la stessa area della donna di Lampedusa che non può partorire sull'isola, perché non vi sono le strutture sanitarie adeguate, di chi rischierà di morire durante un disperato trasferimento in elicottero sulla terraferma per una emergenza che un ospedale avrebbe potuto benissimo affrontare, del bambino costretto in strutture scolastiche inadeguate, di un cittadino che è costretto a pagare i carburanti più cari d'Europa e che magari, essendo pescatore, è costretto a demolire la barca, perché il carburante è troppo caro.

La tragedia del 3 ottobre fa allora venire al pettine moltissimi nodi politici dei nostri tempi. Chi è che governa davvero questo paese? Quale quota di sovranità ancora mantengono le sue istituzioni? Assistiamo ad un continuo scarica barile tra i vari "rappresentanti delle istituzioni". Quegli stessi che negli ultimi anni sono stati colpevolmente muti rispetto alla situazione di Lampedusa, che solo dopo il grande fatto di sangue è stata oggetto di una qualche grottesca attenzione, così come lo era stata esclusivamente in occasione delle emergenze più eclatanti come la vergogna accaduta nel 2011.

Riteniamo che la crisi politica delle società europee stia sempre più privando l'Italia della propria sovranità. Abbiamo perduto quella monetaria e siamo sempre più esposti ad un'erosione dell'autonomia e della capacità decisionale delle nostre istituzioni politiche. Una governance economico-politica, espressione delle élite tecnocratiche finanziarie e bancarie, impone ormai le proprie direttive e i propri selezionati referenti alle società europee ed alle loro istituzioni, senza che i loro cittadini siano in grado di opporvisi. Per di più l'Italia è succube ed asservita agli interessi militari e di ingerenza imperiale degli USA. Il nostro territorio, alla stregua di una colonia, è disseminato di istallazioni e basi militari e la vicenda del MUOS di Niscemi è solo l'ultima grottesca dimostrazione di uno svuotamento di senso dell'intero apparato politico-istituzionale del paese.

A cosa servono e che senso avrebbero queste medaglie, dopo aver sottoscritto un golpe costituzionale, voluto dai poteri economici e finanziari, quale quello del pareggio di bilancio, che strozzerà qualunque possibilità di un futuro per il paese intero? A cosa servirebbero dopo aver appoggiato la criminale aggressione della Libia, dopo aver condiviso e avallato un'operazione criminosa come la destabilizzazione della Siria, dopo aver sottoscritto il commissariamento da parte dell'oligarchia finanziaria di un intero paese che era un tempo la seconda forza manifatturiera del continente?

Quelle stesse istituzioni che vorrebbero appuntarci medaglie sul petto sono quelle che alimentano la macchina infame dei CIE, della militarizzazione della Val di Susa, della dislocazione coatta de L'Aquila, delle infinite emergenze dei rifiuti, dei legami organici e strutturali con le mafie, del pareggio di bilancio, della politica neo-coloniale che produce migrazioni, delle missioni di guerra spacciate per umanitarie e delle riforme del mercato del lavoro che generalizzano precarietà e marginalità.

Noi proseguiremo sul nostro cammino, convinti che la crisi epocale che stiamo vivendo può ospitare, in sé, i germi potenziali di un futuro altro e diverso, di una società rinnovata. Ma non abbiamo bisogno né vogliamo che siano queste medaglie a poter fungere da conferma e da riconoscimento di quanto da noi tentato. Perché se ad appuntarle è la stessa politica che, dopo una tragedia come quella di giovedì scorso, invoca rafforzamenti di Frontex, approfittando ancora una volta della questione migratoria per implementare la stretta militare sul Nord Africa, siamo convinti che la nostra strada vada in tutt'altra direzione".

Associazione Culturale Askavusa - Lampedusa, lì 14/10/2013

da http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=50172&typeb=0

Vergogna a chi?

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=269478:vergogna-a-chi&catid=83:free&Itemid=100021

Facile esclamare «vergogna!». Bisogna specificare un pochino, proviamoci. Vergogna alle sinistre, partiti, presidenti delle Camere compresi, il senatore Manconi con la sua compagnuzza Bianca Berlinguer e loro media, giornali e radio e tv di Stato, per aver cercato di dimostrare che le centinaia di affogati di Lampedusa sono affogati per colpa della Bossi-Fini. E più in generale, per colpa degli italiani razzisti, leghisti, omofobi ed anti-immigrati.

È ingeneroso ricordarlo, ma le vittime hanno fatto tutto da sole. Sono state loro a venire in massa non chiamate, di notte, come clandestini, ad affidarsi per questo ad organizzazioni di criminali libici, la cui natura delinquenziale dovrebbe essere ben nota nel Corno d’Africa; loro a dare fuoco al naviglio e a farlo rovesciare mettendosi tutti ad una murata. Loro a farsi ammassare in un barcone senza un solo salvagente, e ovviamente senza saper nuotare perché, poveretti, vengono da Eritrea e Somalia. sono gente che non ha visto acqua dalla nascita, per non dire il mare. Certo, pietà e orrore; ma senza dimenticare che questi hanno pagato qualcosa come 1500- 2 mila euro a testa: in Africa, chi può disporre di una simile cifra non è povero, i poveri veri, in Africa, non li avete mai visti; per fuggire non hanno che le loro gambe scheletrite, per di più debilitate dalla denutrizione. Quelli che vengono qui sono, relativamente, benestanti. Giovani che abbiamo visto mettersi in contatto con le famiglie via Facebook e smanettare sui tablet per dare notizie a mamma, non sono africani medi. 

Vengono dalla Libia. Con la Libia, il nostro governo aveva accordi, quando c’era il colonnello Gheddafi, che bene o male avevano frenato il traffico di clandestini. Hollande, Cameron, Obama hanno voluto rovesciare Gheddafi per gli affari loro, e portare via i nostri agli italiani: hanno così consegnato la Libia a bande criminali spadroneggianti, incontrollate, armatissime perché si sono rifornite dai giganteschi arsenali di Gheddafi, che non solo continuano a devastare il loro stesso Paese, che torturano prigionieri delle loro bande, ma che come affaruccio collaterale hanno intensificato il commercio e taglieggio degli aspiranti africani alla venuta in Italia. 

Comincino a vergognarsi quelli di Parigi, Londra, Washington, che hanno voluto rovesciare Gheddafi. Ormai i delinquenti hanno ammassato 12 mila aspiranti clandestini nell’insignificante porticciolo di Zuwarah, a 100 chilometri da Tripoli, in attesa degli imbarchi. La ministra Kyenge ha definito «vergognoso» il centro d’accoglienza di Lampedusa? Beh, dovrebbe – se avesse il coraggio – farsi un giretto nei centri di ritenzione in cui i delinquenti ammassano le loro vittime in attesa che le famiglie, laggiù nell’Africa sahariana, raggranellino i quattrini aggiuntivi richiesti per il passaggio: Amnesty International ha mandato qualcuno a visitare sette di quei campi «di ritenzione», così li chiama, dove se i soldi delle famiglie non arrivano si può restare a «durata indefinita», in condizioni atroci, senza cibo né acqua né latrine, e dove i libici «picchiano brutalmente anche le donne con cavi elettrici o tubi di ferro». Anche lì, come a Lampedusa o nei centri nostri, i clandestini – quando sono tanti – si ribellano: la, però ricevono raffiche di kalashnikov, secondo Amnesty. Magari capirà perché tanti clandestini vogliono a tutti i costi venire nella «vergogna» italiana... dove li vestiamo, li curiamo e li alimentiamo di cibi halal. (La Libye accusée de mauvais traitements sur des milliers de migrants)

I torturatori sono gli eroi che ieri hanno abbattuto Gheddafi con il sostegno della Nato e gli applausi della propaganda occidentale, in nome dei «diritti umani» che Gheddafi violava: si vergognino questi. Oggi sono un’industria dei diritti umani maciullati: che imbarcano i loro africani-ostaggi, e nei casi migliori forniscono di un telefono satellitare (un piccolo investimento, fa parte del business) in modo che, a 30 miglia dalla costa italiana, chiamino le nostre autorità italiane (hanno i numeri) per farsi salvare. Nei casi peggiori, li gettano in acqua ad annegare, perché tanto sono negri, mica della superiore razza libica. Gli affari sono ottimi, i profitti di questi mascalzoni si valutano in 4 miliardi di dollari l’anno, che è poco meno del 10% del Pil della Libia; specialmente ora che i profitti petroliferi sono ridotti a zero grazie alle bande armate e alla destabilizzazione, un reddito niente male. A noi contribuenti italiani, invece, solo le spese: salvataggi, ricoveri, mantenimento, vestiari. Dovremo fare concorrenza invece, ai profittatori libici: vendere nelle nostre ambasciate un visto turistico a ciascuno per 1000-2000 euro, e poi che vengano pure qui in aereo di linea, , magari potremmo munirli di un documento che gli consenta di muoversi nello spazio Schengen: è gente che vuole andare in Germania, ha già lì amici e parenti, sa che qui non c’è lavoro, è informatissima e intraprendente.

Le ultime centinaia arrivate ed affogate vengono la Somalia ed Eritrea. Queste erano nostre colonie, e quando erano colonie italiane non avevano motivo di fuggire le miseria; l’Italia vi ha profuso energie e mezzi, con un programma civilizzatore a cui i nostri nonni avevano creduto. Naturalmente, è stato decretato tra Londra e Washington che le colonie erano una vergogna, e che bisognava lasciare i popoli all’auto-determinazione. La Somalia è presto diventata il disastro morale e materiale, che a malapena la nostra opinione pubblica conosce; il buco nero del mondo; gli interventi americani hanno devastato, distrutto e destabilizzato, per poi ritirarsi feriti dal mostro che hanno creato: uno Stato fallito, failed state, anzi lo Stato fallito per eccellenza. Che sparge il suo disordine, sangue e profughi e terroristi anche nel vicino Kenya. 

Io la vidi, Mogadiscio, quando già da anni era «libera» da anni: i vecchi edifici pubblici fascisti, fatti in economia (perché la Somalia come colonia rendeva nulla) erano già crivellati da mitragliate di fazioni incomprensibili e dementi; ma l’albergo Stella d’Italia ancora serviva agnello arrosto col rosmarino e lasagne, e qualche bananiero italiano resistevano ancora, ma poi dovettero andarsene. Da allora, per i somali, niente più banane da vendere, solo Shahab e pirateria, fame, tubercolosi e settarismo feroce (il vescovo, francescano italiano che conobbi, trovò il martirio). All’Italia, del resto, il WTO aveva vietato di comprare le banane somale; non erano competitive; ci dovemmo servire sul «mercato mondiale», guarda caso dominato dalla United Fruits.

Si vergognino loro.

domenica 20 ottobre 2013

La raccolta dei tappi di plastica

http://www.unimondo.org/Oggi/Ottobre/20-Ottobre
Una maniera colorata e poco ingombrante di riciclare la plastica: raccogliere i tappi delle bottiglie. I centri di raccolta sono ormai molti in tutta Italia, gestiti per lo più da associazioni di volontariato che, dai piccoli guadagni derivanti dal riciclo, finanziano microprogetti di solidarietà. Ad esempio, la Caritas Diocesana di Livorno ha potuto sostenere un progetto di approvvigionamento idrico in Tanzania, grazie alla raccolta di 88 tonnellate di tappi, coinvolgendo scuole, uffici pubblici, centri commerciali, parrocchie, singoli cittadini ecc.
E perché non anche le bottiglie? Perché quest’ultime, a differenza dei tappi, sono considerate rifiuti urbani e come tali possono essere prelevati solo da Enti che hanno ricevuto in concessione esclusiva la raccolta.
Il vantaggio di questo tipo di raccolta sta nel fatto che tutti possono partecipare, anche i più piccoli: ogni giorno abbiamo a che fare con bottigliette d'acqua, flaconi, barattoli ecc. e svitare il tappo non è certo un compito gravoso. É un'azione che ha, al contempo, un micro valoreecologico e solidale. Separando i tappi dalle bottiglie si contribuisce, infatti, alla salvaguardia ambientale: al contrario di quanto si possa pensare, le bottiglie in plastica non possono essere riciclate assieme al proprio tappo, poiché composte da materiali differenti.
Cosa occorre? La memoria: ricordarsi ogni volta che gettiamo un contenitore di togliere il tappo (se è in plastica PE) e conservarlo.

sabato 19 ottobre 2013

Cronache marziane

http://www.beppegrillo.it/2013/10/cronache_marziane.html
Marziano, fermando un passante: "Scusi, scusi..."
Passante: "Pelle verde? Una nuova moda dopo la cresta e l'anello al naso?"
Marziano: "Non sia razzista. Un alieno non si giudica dal colore della pelle."
Passante: "Senta, mi dica cosa desidera e poi se vuole si dipinga pure dei colori dell'arcobaleno."
Marziano: "Vorrei qualche conferma. Sono uno studioso del suo Paese e qualcosa non mi torna. Ero rimasto con i miei studi all'inizio degli anni '90. Ma è vero che otto milioni di italiani sono diventati dei poveracci? Come è successo? Un Paese che era tra le prime potenze industriali. E poi è vero che Alitalia è stata comprata dalle Poste Italiane, che Enrico Letta è presidente del Consiglio e Napolitano è due volte presidente della Repubblica? Mi dica che sono delle falsità. E quel tizio che era fallito vent'anni fa con una montagna di debiti, si l'amico di quello grosso, Craxi, ha veramente governato il Paese per anni?"
Passante: "Le confermo ogni cosa."
Marziano: "Permetta, questa è fantascienza. E' vero che i leader sono ancora Bossi, D'Alema, la Finocchiaro, Cicchitto e Formigoni? Sembra "Ritorno al futuro". Abbia pazienza, neppure nei romanzi di Asimov succedono cose del genere. Questi hanno rovinato l'Italia e ancora la guidano dopo vent'anni. Ma quale popolo accetterebbe tutto questo?"
Passante: "Guardi ho da fare. Se vuole avere maggiori informazioni legga i giornali e segua la televisione, come la maggior parte degli italiani."
Marziano: "Scusi se insisto, ma nello studio della Storia dell'Universo non ho mai trovato una situazione simile. Come dite voi qui, "Mazziati e contenti"? Gli stipendi più bassi, le tasse più alte, la disoccupazione giovanile record dal dopoguerra e, contemporaneamente, gli stipendi dei parlamentari più alti, il finanziamento pubblico ai partiti per centinaia di milioni. Come fate? Qual è il vostro segreto?"
Passante: "Devo verificare quello che mi sta dicendo. Lei è scusabile, non è di queste parti, ma Letta e Saccomanni hanno visto la luce in fondo al tunnel. Perché dovrebbero mentire? Io sono ottimista."
Marziano: "Un procuratore a Palermo ha fatto un appello alla mafia perché si stacchi dalla politica. Ecco, questo non può essere vero. E ho saputo che Dell'Utri è ancora a piede libero e che Falcone e Borsellino sono stati uccisi anche grazie a un accordo Stato-mafia. Altro che "Cronache Marziane". Quando si toglie l'impossibile, tutto il resto è probabile. Voi state smentendo questa teoria. Per voi l'impossibile è realtà."
Passante: "Lei è un provocatore. Ascolti la RAI o Mediaset, legga i quotidiani nazionali, centellini le parole di gente del calibro di uno Scalfari o di un Severgnini e poi ne riparliamo. Si informi, caro alieno, si informi, come fanno tutti gli italiani che votano pdl e e pd. Non possono essere tutti imbecilli, via... Lei sta diffamando un Paese. Guardi se trovo un vigile la denuncio."
Marziano: "Si calmi. Sto solo facendo una ricerca. E, a proposito, ho trovato un dato interessante. L'Italia è agli ultimi posti per la libertà di informazione. Cosa può dirmi su questo?"
Passante: "Certo se tutti dicono le castronate che dice lei, altro che disinformazione. Studi, caro il mio marziano, si applichi prima di aprire le due bocche che si ritrova."

Mafia, il business dei rifiuti vale 3,9 miliardi: "Campi contaminati, allarme per le coltivazioni" „Mafia, il business dei rifiuti vale 3,9 miliardi: "Campi contaminati, allarme per le coltivazioni"“ Potrebbe interessarti: http://www.today.it/cronaca/terreni-contaminati-italia-classifica-regioni.html Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930

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Mafia, il business dei rifiuti vale 3,9 miliardi: "Campi contaminati, allarme per le coltivazioni"
In testa alla classifica delle regioni con la maggior percentuale di siti inquinati rispetto alla superficie totale e' la Campania, con il 18% del suo territorio da bonificare, davanti a Sardegna, Lazio e Piemonte

Mafia, il business dei rifiuti vale 3,9 miliardi: "Campi contaminati, allarme per le coltivazioni"
Quasi un immobile su quattro tra quelli confiscati alla criminalita' organizzata e' terreno agricolo, a dimostrazione della strategia di accaparramento delle campagne messa in atto dalla criminalita' organizzata. E' quanto emerge dal Rapporto "Agromafie" sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti/Eurispes e presentato al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione in corso a Cernobbio. Su 12.181 beni immobili confiscati alla criminalita' organizzata, oltre il 23 per cento (2.919) - sottolineano la Coldiretti/Eurispes - sono rappresentati da terreni agricoli.
Ma le mani della Mafia Spa - continua la Coldiretti - si allungano lungo tutta la filiera e, su un totale di 1.674 aziende confiscate, ben 89 (5,3 per cento) operano nei settori "Agricoltura, caccia e silvicoltura" e 15 (l'1 per cento circa) nei settori "Pesca, piscicoltura e servizi connessi", 173 (10 per cento) nella ristorazione ed alloggio e 471 (28 per cento) nel commercio all'ingrosso e al dettaglio, anche nell'agroalimentare. Osservando la distribuzione regionale delle aziende definitivamente confiscate emerge il netto primato della Sicilia (45 imprese), seguita dalla Calabria (25) e dalla Campania (24). La stessa classifica - precisano Coldiretti/Eurispes - si ripropone quando si prendono in considerazione i terreni definitivamente confiscati alle mafie nel Mafia, il business dei rifiuti vale 3,9 miliardi: "Campi contaminati, allarme per le coltivazioni"
2012: ben 1.440 in Sicilia, 502 in Calabria e 430 in Campania.

Terra dei fuochi, un'ecatombe: "Morte altre due donne"

Sempre piu' spesso le campagne vengono usate per smaltire rifiuti e sostanze tossiche. L'accaparramento di terreni agricoli serve infatti anche a coprire il business criminale dei rifiuti che sviluppa un fatturato illegale che ha raggiunto quasi 3,9 miliardi, tra rifiuti speciali e' urbani, con oltre cinquemila reati accertati nel 2012. E' quanto emerge da una analisi dell'Indagine Coldiretti/IXE.

"Terra dei fuochi", veleno nei campi: "Uccise intere generazioni"

Le imprese criminali si impadroniscono dei terreni destinati alla produzione di cibo e li utilizzano come vere e proprie discariche. I campi vengono cosi' contaminati spesso in maniera irreversibile, con gravi rischi per l'ambiente, ma anche per la salute delle persone poiche' mafia e camorra, al fine di coprire l'attivita' di smaltimento illecito, continuano la coltivazione di ortaggi o altri prodotti. L'ultima emergenza e' scoppiata nella Terra dei Fuochi, l'area campana tra le province di Napoli e Caserta. Una situazione rispetto alla quale - sottolinea la Coldiretti - occorre fare immediatamente chiarezza con la mappatura dei siti realmente inquinati. Gli agricoltori sono pronti a chiedere il risarcimento danni per il pesante danno economico e di immagine che sta colpendo le aziende. Ma la contaminazione dei suoli e' un problema che interessa ormai l'intero Paese - continua la Coldiretti - con ben 725.000 ettari di aree gravemente inquinate, una superficie grande poco meno del Friuli Venezia Giulia.

La "pattumiera d'Italia": fra disastri ambientali e morti sospette

In testa alla classifica delle regioni con la maggior percentuale di siti inquinati rispetto alla superficie totale e' la Campania, con il 18% del suo territorio da bonificare, davanti a Sardegna, Lazio e Piemonte. Secondo il rapporto Agromafie, si tratta di zone industriali e di altro genere che sono state spesso sottratte all'uso agricolo, tanto che nel giro di vent'anni sono scomparsi 4,4 milioni di ettari di campagna, oltre un terzo della superficie agricola attuale, secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat. Un fenomeno - conclude la Coldiretti - determinato dalla cementificazione selvaggia, ma anche della crescita della presenza della criminalita' organizzata nelle strategie di utilizzazione del suolo.
Terra dei Fuochi, benvenuti nella terra del Biocidio, dove l'immondizia uccide
Benvenuti nella terra del Biocidio, dove l'immondizia uccide

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