sabato 22 giugno 2013

Vendevano latte cancerogeno, maxi-blitz dei Nas: 5 arresti

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"Tu elimina le analisi". A imporre l'ordine nel corso di un incontro con alcuni allevatori il presidente di Cospalat, Renato Zampa. Sì perché nel latte friuliano - tossico e cancerogeno distribuito Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia - c'era secondo il Nas il 30% di aflatossine

Udine - "Tu elimina le analisi". A imporre l'ordine nel corso di un incontro con alcuni allevatori il presidente di Cospalat, Renato Zampa. Sì perché nel latte friuliano - tossico e cancerogeno distribuito Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia - c'era secondo il Nas il 30% di aflatossine. Il presidente del Cospalat è stato arrestato perché accusato di aver messo in commercio latte cancerogeno. 

Per altre quattro persone sono stati disposti gli arresti domiciliari (una è ancora ricercata), mentre per un'altra persona è scattato l'obbligo di dimora. 

Un mega blitz è scattato in tutta Italia che ha visto impegnati circa 300 carabinieri del Nas e dei comandi provinciali. Controlli in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia e 86 perquisizioni locali e personali. Le indagini, avviate nel maggio 2012, hanno consentito di accertare che il presidente, 2 dipendenti di un consorzio di allevatori della provincia di Udine ed una consulente esterna ritiravano latte dagli imprenditori agricoli associati (di cui alcuni certificati per la produzione di formaggio 'Montasio DOP' ), lo miscelavano e lo destinavano alla preparazione dell'alimento tutelato, violando così il disciplinare che garantisce al consumatore le caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche del prodotto. 

E' inoltre emerso che 17 allevatori (denunciati a piede libero) e i responsabili del consorzio, nonostante fossero a conoscenza della contaminazione da aflatossine (sostanze notevolmente cancerogene) di diverse partite di latte, le diluivano con prodotto non contaminato rendendolo idoneo ai controlli analitici effettuati dagli acquirenti. 

La pericolosa frode veniva coperta dalla complicità di un laboratorio di analisi della provincia di Udine (2 responsabili sono tra le persone tratte in arresto) che, quando dalle analisi eseguite per conto del consorzio emergeva la presenza di tossine in quantità superiore a quella consentita, alterava i referti ed il latte risultava sempre e comunque idoneo per la commercializzazione. Infine, è stato accertato che due autisti che operavano per il consorzio sottraevano, ad ogni consegna, alcuni quintali di latte ristabilendone poi il peso originario mediante l'aggiunta di acqua.