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giovedì 30 maggio 2013

Una volgare dimostrazione di coerenza: Grillo, Rodotà, Robin Hood e Guglielmo Tell

http://www.byoblu.com/post/2013/05/30/una-volgare-dimostrazione-di-coerenza.aspx

Stefano Rodotà Beppe Grillo
Il Movimento 5 Stelle “it’s all about Process“. E’ solo una questione di metodo.Stefano Rodotà era stato scelto dagli attivisti certificati, cioè dalla base. Era stato scelto con un referendum online garantito da un ente certificatore terzo. Avrebbe potuto essere chiunque altro. Ma è stato scelto lui. Lo ha scelto la rete, fossero anche due su tre, e il Movimento lo ha portato alle urne per l’elezione del Presidente della Repubblica. Semplice. Lineare. Diretto, come la democrazia che si vorrebbe realizzare.
Perché questa volgare dimostrazione di coerenza? Perché veniamo da decenni di politici che si fanno eleggere con un programma che poi non attuano, preferendo riempire le prime pagine di processi per mafia, di nani e ballerine, di statisti all’amatriciana che scilipotano da un bancone all’altro al solo scopo di attendere la pensione. Di rappresentativo, in questa democrazia, erano rimaste solo le cricche che si facevano eleggere per spartirsi gli appalti. E gli effetti sull’economia e sulla tenuta del Paese si sono visti.
Per questo il Movimento 5 Stelle è un metodo: perché è l’unico modo di restituire la politica ai cittadini. “Fai quello che hai promesso di fare oppure te ne vai.”, dicono i cives, coloro con cui hai stipulato un contratto elettorale. “Anzi, fai quello che diciamo noi, che lo decidiamo di volta in volta, anche in corso di legislatura.”. Non è una diminuzione del ruolo e della responsabilità del politico, è il suo recupero dal baratro dove era stato precipitato dalla decadenza della cività. E’ l’apoteosi della dignità e dell’onore di poter servire la Patria, servendo i cittadini.
Rodotà ha messo in discussione esattamente questi principi fondanti del Movimento: la rete, innanzitutto, che a dispetto di quanti credono solo e soltanto nel dio televisivo è il mezzo tecnologico che ha restituito un pezzo considerevole delle istituzioni agli italiani. E ci è riuscita proprio sconfiggendo la televisione in un duello feroce, spietato. La “rete“: lo strumento di realizzazione di una nuova conoscenza condivisa, il rinascimento culturale, una nuova speranza di eguaglianza sociale. Ha detto che la rete non basta, che fondamentalmente è trascurabile. E’ come dire a Guglielmo Tell che con la sua balestra non ci fa niente, che deve usare le armi degli scudieri del re. Secondariamente, ha messo in discussione un principio ancora più fondante del Movimento 5 Stelle, quello secondo cui non si fanno alleanze o strategie. La democrazia diretta si fonda sul presupposto che i cittadini decidano, di volta in volta, quali leggi costruire, appoggiare, rifiutare, sulla base non di calcoli che prefigurano una nuova stagione dell’inciucio, ma solo ed esclusivamente del vantaggio che può derivarne alla collettività. Derogare a questo assunto equivale a cancellare un tentativo nobile, disperato e perfino ben avviato, per restaurare una politica vecchia, i cui effetti in questo paese di santi e navigatori hanno prodotto risultati catastrofici. E’ come dire a Robin Hood che rubare ai ricchi per dare ai poveri funziona peggio che mettersi d’accordo con i ricchi per ottenere un’elemosina equa. E siccome il Movimento 5 Stelle “is all about Process“, ne consegue che non fa alcuna differenza che Rodotà sia stato il candidato alla presidenza della Repubblica, scelto dalla rete: se delegittimi il metodo, il metodo delegittima te. E’ una dimostrazione di purezza, di coerenza, di affidabilità e di prevedibilità, in un mondo dove i rapporti, gli interessi e le opportunità comuni, suggellati da patti quasi sempre segreti, contano più di quelli della collettività.
Il Movimento 5 Stelle non fa alleanze. Nemmeno con Rodotà. E questo “metodo” rappresenta quel filo cui sono appese tutte le speranze di cambiamento.

lunedì 27 maggio 2013

M5S, parlamentare sul blog di Grillo: “Palazzo fa paura, non abbandonateci”

http://istantmoney.blogspot.it/2013/05/m5s-parlamentare-sul-blog-di-grillo.html

L'onorevole anonimo racconta la vita in Parlamento, dove "vediamo tutte le mattine la mafia in faccia" e "i primi a farsi avanti come cavallette sono i giornalisti". E lancia un avvertimento: "Non ci prendete in giro, questo è un consiglio. Smettetela di raccontarci che l’anti-berlusconismo esiste ancora"

Il Palazzo fa paura. E’ la confessione di un parlamentare anonimo del Movimento 5 Stelle, pubblicata sul blog di Beppe Grillo. ”A volte ci sentiamo soli. Come quelle persone normali che improvvisamente vengono invitate alla feste del Re e devono sottostare ai precetti”, spiega. “Ma questo non è il palazzo del Re, non è la Città proibita, è il Parlamento. Visto da dentro, questo Palazzo fa paura. E io, noi, non ci possiamo permettere di avere paura”.
Il parlamentare avverte che “questa politica non proporrà una legge elettorale per i cittadini, non abolirà le province, non abolirà il finanziamento pubblico ai partiti e tanto meno ai giornali, non proporrà il reddito di cittadinanza e non investirà sullascuola pubblica e sulle imprese”. Sottolineando che “ne parlano, ne blaterano tutti i giorni ma sono annunci, solo spot che devono fare. Ne parlano perché nel Palazzo sono entrati i cittadini. Lo faremo noi, noi, quelli che sono considerati impreparati, ignoranti e stupidi. Ci riusciamo, perché non siamo soli. Ma voi non lasciateci soli”.
E racconta poi la vita nel Palazzo. “I primi a farsi avanti come cavallette sono igiornalisti, che non pubblicano una riga sui nostri lavori, ma solo gossip, retroscena, se non vere e proprie falsità. Ormai so che serve a poco parlare con loro. Ma guai a snobbarli, sono una delle caste del Palazzo. E nel Palazzo poi ci sono le regole, la burocrazia con cui bisogna fare i conti”.
Da tre mesi, prosegue lo scrittore anonimo, “vediamo tutte le mattine la mafia in faccia, quella che non spara, che non ha pallottole ma usa la legge, l’emendamento, il regolamento, l’articolo di giornale o la comparsata in tv per dire ai sudditi, ‘questo è il nostro Paese e ci facciamo quello che vogliamo’. Lo fanno da sempre. Ma adesso hanno paura. Sanno che non siamo come loro. Siamo quelli che vigilano, controllano e che sono pronti a votare le buone idee, di chiunque siano. E magari ce ne proponessero una”.
L’onorevole grillino conclude con un avvertimento. “Non ci facciamo prendere in giro. Non ci prendete in giro, questo è un consiglio. Smettetela di raccontarci che l’anti-berlusconismo esiste ancora. Non esistono più soldatini blu e soldatini rossi, ora sono tutti grigi: votano le stesse cose, dicono le stesse bugie e hanno lo stesso odore, quello che si sente nelle camere di obitorio, davanti ai morti”.

Fonti: ilfattoquotidiano.it

venerdì 24 maggio 2013

Crollo borse la notizia del giorno, ma altri sono i segnali su cui si dovrebbe informare

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=48a48a68a549652a

Crollo delle borse ? Solo fumo negli occhi per nascondere qualcosa che sta maturando pian piano e che comporterà ben altre conseguenze.



CaneLa notizia di oggi 23 Maggio 2013 è il crollo delle borse, iniziata nel fondo della notte con il crollo di Tokyo (-7%) e continuata nella giornata con gli indici europei pesanti, tanto da registrare una perdita complessiva pari a 163 miliardi di euro.


Peccato non li abbiano dati a noi piuttosto di mandarli in fumo, sulla scia, di notizie, almeno quelle ufficializzate, che in altri giorni sarebbero state “digerite” senza batter ciglio.


La scusante del rallentamento dell’economia cinese, sembra infatti fin troppo “falsa” per poterci realmente credere, l’economia cinese era già andata in “crisi” un anno fà, tanto che la Cina pensò di “svalutare” la propria moneta.


A quei tempi, dopo le pressioni subite da altri partner commerciali, la Cina optò per un rilancio dei consumi interni e l’allarme rosso rientrò improvvisamente, peccato che oltre alla Cina altri mercati emergenti asiatici fecero segnare un cambio di passo in negativo, India in primis, cambio di passo che continua ancora oggi senza che nessuno dica niente.


Ma ancora peggio, nel frattempo hanno rallentato un pò tutti gli emergenti che fino ad un paio di anni fà, erano segnalati come le economie che avrebbero sostituito quelle occidentali.
Eppure si parla sempre e solo di Cina, la realtà invece, escluse poche isole fortunate, è che il crollo dei consumi occidentali, ha mandato all’aria i piani economici di tutti quei paesi che adottavano l’equazione Emergente = Export.


Il discorso è “vecchio”, la maggior parte dei paesi emergenti è tale solo fino a quando può esportare, dato che non ha un consumo interno.


La mancanza di consumo interno è dovuta alla mancanza di una politica sociale, ovvero di diritti dei cittadini, di sistemi sanitari, di sistemi previdenziali, insomma tutto ciò che in Europa sta costando la “recessione”.


Se questi paesi si strutturassero come i nostri, di emergente rimarrebbe ben poco, per cui puntare a salvare l’economia del globo, sul far morire di fame milioni di persone “sfruttandole” come animali da macello, non ci sembra nè molto all’avanguardia, nè tanto meno etico e dignitoso, soprattutto per le grandi menti che sembra siano i pensatori moderni, politicanti e economisti che dir si voglia.


Pensatori che trattano ormai tutti allo stesso livello, quasi come se oltre a loro non vi fosse altro essere vivente che possa capire quando qualcosa non funziona.


Il crollo odierno delle borse, se non fosse enfatizzato dai media, potrebbe essere, nel caso i prossimi giorni i listini riprendessero la loro marcia, archiviato come un salutare “inciampo”, in quella che sta diventando la più folle corsa verso l’autodistruzione di un sistema economico-finanziario basato sul nulla.


Dato invece, che la cassa di risonanza dei media è oramai entrata a far parte del nostro quotidiano, il panico che scatena ogni qual volta “reclamizzi” un violento strappo delle quotazioni, porta anche noi poveri “ignoranti” a riflettere un attimo.


Per cui ci chiediamo come mai :
A fronte di un crollo dei listini di borsa, a fronte di un continuo incrementare delle “manovre” non convenzionali delle banche centrali, a fronte di un continuo “dimagrimento” delle quotazioni dei titoli di stato, a fronte di un rafforzamento dell’euro, a fronte di un inasprimento delle condizioni sociali nei paesi Ue, che stanno portando ad un incremento esponenziale di episodi di violenza, tutti segnali di un deciso deterioramento delle condizioni socio economiche di un intero continente…………
il famoso “spread” stia, non solo mantenendosi su un differenziale stabile ma addirittura risulti in diminuzione.


Qualche esempio banale, la Spagna, in data odierna ha collocato 4,077 miliardi di euro di titoli di Stato con scadenza 2026, 2018 e 2016, la richiesta è diminuita passando da 2,34 volte a 2,24 volte il quantitativo offerto rispetto alla precedente asta.


Non solo i tassi sono in rialzo, in particolare sul luglio 2016, il rendimento passa al 2,472% dal 2,268% dello scorso 9 maggio.


In Italia, dopo aver perso tre mesi, il “governo” che dir “fantoccio” è fare un complimento, non solo continua a non decidere un bip di nulla, ma anzi riesce anche a far danni già dal primo giorno di insediamento, mettendosi agli ordini di un unico personaggio e delle sue, tanto stupide quanto inutili promesse elettorali.


Nel frattempo un altro paese è fallito, Cipro, altri due sono ai ferri corti sia a livello interno che a livello internazionale Portogallo e Slovenia, mentre altri si preparano a deflagrare più o meno clamorosamente.


Il tutto, mentre anche chi (Inghilterra) pur non aderendo all’euro, come molti nostri compaesani vorrebbero, è entrato in recessione, tanto da dover iniziare anche qui a stampar denaro per buttare fumo negli occhi dell’opinione pubblica.


Per concludere, gli altri due pilastri dell’economia mondiale USA, e Giappone stanno cercando di far ripartire l’economia reale nell’unico modo in cui non si dovrebbe fare, ovvero svalutando le monete, strada che ha già intrapreso anche la BCE e che nei prossimi mesi verrà ufficializzata, tramite un ulteriore calo del costo del danaro.


Eppure il differenziale scende piuttosto che salire, sorge un dubbio, forse è giusto che sia così, visto che esprime il rapporto di forza tra le economie di due paesi, per cui, se l’economia del paese più forte viene “risucchiata” dai problemi delle altre economie, lo Spread cala e non sale………ops abbiamo un problema.


Se così fosse, vuol dire che i “virtuosi” oramai di virtuoso hanno ben poco, e a dire il vero forse questo è uno dei tanti segreti di pulcinella, qualcuno ha da ridire se “forzassimo” dicendo che la Germania è un pò come uno dei paesi emergenti che basa la sua ricchezza sull’export ?


Come diceva in una recente intervista Mister Tremonti, si è riusciti a mettere l’economia al servizio della finanza e non viceversa, tanto che ora non si guarda più alle politiche economiche ma solo a quelle finanziarie.


Salvare le banche, piuttosto che pensare a come salvare l’economia, ovvero le persone, come addirittura è arrivato a dire persino il Papa, non è certo il modo corretto per uscire dalla spirale recessiva e depressiva in cui la “finanza creativa” ci ha cacciato e da cui la “finanza creativa” non potrà mai toglierci.


In sostanza, mentre si continua a buttare fumo negli occhi dei cittadini, con false notizie, da molto prima del 2007-2008, è iniziato lo smantellamento dell’economia reale, per far posto ad una massa di carta e di vuote parole che prima o poi porterà a conseguenze purtroppo molto violente.


Ed è perfettamente inutile pensare a quale sia la miglior strategia per portare in salvo se stessi e i propri quattrini, in quanto non vi sono strategie davanti al vuoto.


Poi ognuno……………..

mercoledì 22 maggio 2013

Questa donna vuole chiudere il Movimento 5 Stelle e istituire la partitocrazia come nuovo potere dello Stato


http://www.byoblu.com/post/2013/05/22/questa-donna-vuole-chiudere-il-movimento-5-stelle-e-istituire-la-partitocrazia-come-nuovo-potere-dello-stato.aspx

Anna Finocchiaro
La proposta Finocchiaro-Zanda sulla disciplina dei partiti politici costituisce, dalpunto di vista politico, un rozzo tentativo di escludere il M5S dalla competizione elettorale e, soprattutto, dalla possibilità di partecipare alla vita democratica del Paese entro le istituzioni. C’è, tuttavia, un ulteriore aspetto, che merita di essere considerato. Anche a voler, infatti, prescindere dagli scopi politici perseguiti dal Pd, il disegno di legge presenta evidenti profili diincostituzionalità.
Vediamo, anzitutto, gli obiettivi dichiarati dal Pd. Il disegno di legge costituirebbe una proposta diretta ad assicurare «più democrazia interna nei movimenti politici in linea con quanto stabilisce l’art. 49 della Costituzione»: «la legge serve per garantire la trasparenza della vita interna dei partiti e la stessa partecipazione» (Finocchiaro). Nella presentazione del Ddl, inoltre, si precisa che le regole dettate dalla nuova legge non impediranno «a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma il mancato acquisto della personalità giuridica precluderà l’accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali». In altre parole: i movimenti potranno fare politica al di fuori delle istituzioni, saranno costretti – loro malgrado – a divenire forze extra-parlamentari, anche quando ciò non fosse in alcun modo la loro volontà, intenzione ed ispirazione. Tra partiti (legittimati alla competizione elettorale) e movimenti viene così stabilita questa distinzione essenziale: le forze politiche, per poter partecipare alle competizioni elettorali, dovranno divenireassociazioni riconosciute dotate di personalità giuridica, che acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche.
Si tratta di un’attuazione dell’art. 49 della Costituzione, come sostiene il Pd? In realtà, l’art. 49 Cost. non prevede alcun obbligo di registrazione ed acquisizione della personalità giuridica (previsto invece dall’art. 39 Cost. per le organizzazioni sindacali, e mai attuato). L’art. 49 Cost., infatti, si coordina e deve essere letto attraverso il riferimento fondamentale dell’art. 18 Cost., il quale garantisce a tutti i cittadini il «diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazioni». Le formule “associarsi liberamente senza autorizzazione” e “associarsi liberamente in partiti” giustificano la scelta dei Costituenti di escludere la necessità di registrazione e riconoscimento, con i relativi controlli pubblici. Come ricordato, di recente, dalla Corte Costituzionale, «i partiti politici sono garantiti dalla Carta costituzionale – nella prospettiva del diritto dei cittadini di associarsi – quali strumenti di rappresentanza di interessi politicamente organizzati; diritto di associazione al quale si ricollega la garanzia del pluralismo» (Corte Cost., ordinanza n. 79/2006).
In realtà, il problema dell’ “attuazione” dell’art. 49 Cost. e della disciplina dei partiti politici è risalente, e fu oggetto di discussioni sin dall’Assemblea Costituente. Devono, tuttavia, essere distinti differenti questioni in merito, che il Ddl presentato dal Partito Democratico pretende invece di considerare, impropriamente, come se esse rispondessero tutte alla stessa logica. Un conto, infatti, è il problema – a lungo discusso – della «democrazia interna» ai partiti, ossia della necessità di assicurare meccanismi interni che consentano alle forze politiche di adottare le proprie decisioni e di definire il proprio funzionamento attraverso il metodo democratico. Come ricorderà Aldo Moro, «è evidente che, se non vi è una base di democrazia interna, i partiti non potrebbero  trasfondere indirizzo democratico nell’ambito della vita politica del Paese».
Ora, questo aspetto particolare non è direttamente legato alla presunta necessità di imporre ai partiti l’obbligo di registrazione e del riconoscimento della personalità giuridica. Diverso è, infatti, il problema della personalità giuridica. Il Ddl proposto dal Pd impone, infatti,  l’acquisto di personalità giuridica mediante il procedimento disciplinato dal D.P.R. 286/2000, il quale prevede l’obbligo di presentare una domanda per il riconoscimento presso le Prefetture. Si tratta, pertanto, di una particolare disciplina che si presenta ben più invasiva di quella proposta, a suo tempo, dal progetto Sturzo, il quale prevedeva unicamente che, al fine dell’acquisto della personalità giuridica, i partiti dovessero depositare nella cancelleria del Tribunale competente lo statuto, senza altri obblighi («questo atto – scrive Sturzo – basta per poter attribuire al partito la personalità giuridica e in tale veste potere anche possedere beni stabili e mobili senza alcuna autorizzazione preventiva).
C’è, infine, un’ultima questione, che riguarda il problema della funzione costituzionale dei partiti. Per spiegarci, possiamo ritornare all’intervento della Corte Costituzionale già citato. Nel giudizio, la parte ricorrente aveva sostenuto che «fra le diverse funzioni che svolgono i partiti, quella relativa alle competizioni elettorali rappresenta un’attribuzione costituzionale che l’art. 49 Cost. assegna loro  in via esclusiva, non essendo configurabile a Costituzione vigente altra forma di rappresentanza politica». La Corte Costituzionale respinge questa impostazione: «l’art. 49 Cost. – si legge nell’ordinanza – attribuisce ai partiti politici la funzione di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” e non specifici poteri di carattere costituzionale». La Corte, inoltre, ha precisato:
  1. che le funzioni attribuite dalla legge ai partiti sono unicamente funzionali a «raccordare il diritto, costituzionalmente riconosciuto ai cittadini, di associarsi in una pluralità di partiti con la rappresentanza politica, necessaria per concorrere nell’ambito del procedimento elettorale, e trovano solo un fondamento nello stesso art. 49 Cost.»;
  2. che i partiti politici «vanno considerati come organizzazioni proprie della società civile, alle quali sono attribuite dalle leggi ordinarie talune funzioni pubbliche, e non come poteri dello Stato ai fini dell’art. 134 Cost.» (Corte Cost., ordinanza n. 79/2006).
È abbastanza evidente che il Ddl intenda, con il riconoscimento della personalità giuridica, definire anche il partito politico come titolare di specifiche funzioni costituzionali. Cosa significa? Significa che i partiti giocano un’ultima carta che consenta loro di salvarsi: passare da organizzazioni della società civile apoteri dello Stato, a veri e propri organi costituzionali. L’unica forma di rappresentanza politica possibile diventerebbe, a questo punto, quella che passa non attraverso un’associazione di liberi cittadini, com’è previsto dalla Carta repubblicana, ma attraverso per un vero e proprio potere dello Stato, con specifiche funzioni pubbliche e costituzionali.
È evidente, pertanto, che il Ddl presentato dal Pd intende non soltantoescludere il M5S dalle istituzioni, ma anche il sogno mai definitivamente compiuto della partitocrazia: quello di fare del partito politico un potere dello Stato, unico soggetto della rappresentanza politica.
Con il pretesto di dettare norme per assicurare la “democrazia interna” ai partitisi vuole “costituzionalizzare” la partitocrazia: è questo l’obiettivo che sta dietro la proposta del Pd. Obiettivo che non solo rappresenta una mossa politica, profondamente antidemocratica, perché diretta ad escludere i cittadini dalla possibilità di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, ma che è, altresì perseguito introducendo disposizioni che non possono non dirsi sospette di incostituzionalità.

Il PDL ci ripensa! Luigi Compagna: “non voglio creare problemi all’alleanza Pd-Pdl”.

http://www.giuliasarti.it/2013/05/22/il-pdl-ci-ripensa-luigi-compagna-non-voglio-creare-problemi-allalleanza-pd-pdl/
di: Giulia Sarti


“Accolgo la richiesta del collega Renato Schifani”, dice Luigi Compagna, il senatore firmatario del testo per rivedere il reato legato all’associazione mafiosa.
Lo ha detto Luigi Compagna, senatore firmatario del testo, conversando con i cronisti a Palazzo Madama. “Lo ritiro per una ragione politica: non voglio creare problemi all’alleanza Pd-Pdl“, ha spiegato. Nella proposta di legge veniva dimezzata la condanna per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Polemiche dopo la proposta di legge depositata in commissione Giustizia al Senato. Casson (Pd): “Non salveranno Dell’Utri“. Sel: “Offesa alle vittime“. Contrari anche il pm capo di Caltanissetta, Lari, e il capo della Dda di Palermo, MessineoPm Teresi: “Scandaloso“. Poi interviene il presidente dei senatori Pdl e il ddl viene ritirato.
La proposta:  Dimezzare la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.
Niente carcere e intercettazioni per chi svolge attività sotterranea di supporto ai componenti dell’associazione mafiosa. Si dovrà dimostrare che c’è un profitto. Lo prevede il testo Pdl appena assegnato incommissione Giustizia del Senato e presentato da Luigi Compagna.
Ma dopo una giornata di polemiche e i no di Pd, Sel e Lega Nord il capogruppo del Pdl Renato Schifani ha invitato il senatore eletto con il Pdl e poi confluito nel gruppo Gruppo Autonomie e Libertà di ritirare il disegno di legge: “Ho avuto precise assicurazioni in questo senso” ha detto Schifani. ”E’ un testo di legge che non fa parte del programma del Pdl – assicura Schifani – e che il senatore, che fa parte del gruppo Gal, ha presentato a titolo personale. Per evitare strumentalizzazioni e perniciose polemiche ho invitato personalmente il senatore Compagna a un tempestivo rinvio del testo, ricevendone rassicurazioni in tal senso”. E la conferma è arrivata dallo stesso proponente: “Accolgo la richiesta del collega Schifani di ritirare il mio ddl sul concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ritiro per una ragione politica: non voglio creare problemi all’alleanza Pd-Pdl”.

Tra i casi “celebri” nei quali viene contestato il concorso esterno ci sono tra gli altri quelli dell’ex senatore Pdl e a lungo braccio destro di Berlusconi Marcello Dell’Utri e dell’ex deputato Pdl Nicola Cosentino, l’ex assessore regionale della Lombardia Domenico Zambetti, l’ex presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, l’ex sottosegretario Antonio D’Alì. Nel caso di Dell’Utri, che attende il verdetto definitivo della Cassazione, l’eventuale legge avrebbe l’effetto di evitargli la galera in caso di condanna definitiva. Dell’Utri è stato condannato a 7 anni lo scorso 23 marzo dopo che la Corte di Cassazione, nel marzo 2012, aveva annullato il precedente giudizio d’appello, che si era concluso con la medesima condanna a sette anni. I giudici, però, aveva assolto Dell’Utri dai reati a lui contestati dal ’92 in poi. Nelle motivazioni i supremi giudici aveva sottolineato che il reato di concorso esterno a Cosa nostra era stato commesso certamente “fino al 1977, mentre non lo aveva ritenuto provato per gli anni successivi.
“La mia proposta di legge sul concorso esterno – aveva spiegato Compagna – ne riproduce un’identica presentata nella XIV legislatura alla Camera dall’onorevole Giuliano Pisapia, collega di diversissima collocazione politica. Vi si può registrare una significativa convergenza di sensibilità garantista fra un penalista comunista ed uno storico liberale. Non se ne può però dedurre l’intento di indebolire strumenti di contrasto alla mafia o far apparire questo o quel partito ‘concorrente esterno’”. Anche quella di Pisapia, come quella di Compagna, era a titolo personale, spiega Compagna. “Proprio perché a titolo personale, possono, invece, prima e più che a ridisegnare le pene, contribuire a ridisegnare il reato. Si tratta di un reato figlio della giurisdizione, che deve a pieno titolo trovare ingresso nella legislazione. Non posso non astenermi da ogni polemica in materia e ritengo il relatore Caliendo ‘sovrano assoluto’ di ogni valutazione di merito in una Commissione della quale non faccio parte”.
Attualmente il concorso esterno in associazione mafiosa è punito con il carcere fino a 12 anni. Ma sinora non si trattava di una norma ‘tipizzata’ nell’ordinamento. Lo diventerebbe con il progetto di legge da oggi all’esame della commissione Giustizia, che porta la firma anche del senatore del Pdl Guido Compagna. Nel testo, infatti, si prevede l’introduzione di due nuovi articoli nel codice penale: il ’379-ter’ e il 379-quater’. Il primo (“Favoreggiamento di associazioni di tipo mafioso”) prevede che chiunque, fuori dei casi di partecipazione alle associazioni di cui all’articolo 416-bis, agevoli deliberatamente la sopravvivenza, il consolidamento o l’espansione di un’associazione di tipo mafioso, anche straniera, è punito con la reclusione da uno a 5 anni. Il secondo (“Assistenza agli associati”) stabilisce che chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dia rifugio o fornisca vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipino a un’associazione di tipo mafioso, anche straniera, al fine di trarne profitto, è punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni. La pena è aumentata se l’assistenza è prestata continuativamente. L’articolo 418 del codice penale, che disciplina l’assistenza agli associati, verrebbe abrogato.
Se queste norme venissero introdotte nell’ordinamento le conseguenze sarebbero varie e tutte di una certa rilevanza visto che avrebbero un riflesso anche sui giudizi in corso grazie al principio del ”favor rei” (se la legge varia in modo favorevole all’imputato o condannato non in via definitiva essa è applicabile anche in via retroattiva, ndr): prima di tutto il concorso esterno verrebbe derubricato alla categoria ‘favoreggiamento’ e questo comporta di per sé una riduzione della pena che passerebbe infatti da un massimo di 12 anni a un massimo di 5 (cioè da 1 ai 5 anni). Il che significa che ci sarebbe uno stop alle intercettazioni visto che gli ascolti vengono consentiti in caso di reati per i quali sono previste condanne superiori ai 5 anni. Poi, per chi ‘supporta’ i componenti dell’associazione mafiosa, la pena fissata nel ddl va dai 3 mesi a 3 anni. E questo comporterà che non scatterà la custodia cautelare in carcere: il tetto perchè scatti, infatti, è di 4 anni. In più, perché si possa condannare il ‘sostenitore’ o l“assistente esterno all’associazione mafiosa, si dovrà dimostrare che dalla sua azione si ricavi un profitto”.

lunedì 20 maggio 2013

DAL PD IL DISEGNO DI LEGGE PER FAR FUORI IL MOVIMENTO 5 STELLE

http://www.cadoinpiedi.it/2013/05/20/dal_pd_il_disegno_di_legge_per_far_fuori_il_movimento_5_stelle.html

"Elezioni aperte solo ai partiti". Il ddl a firma Finocchiaro-Zanda, presentato al Senato

finocchiaro.jpgVietare a tutti i movimenti politici non registrati di partecipare alle competizioni elettorali. E' questo il cuore del disegno di legge presentato dal Partito democratico in Senato. 

La proposta, firmata dal capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda e da Anna Finocchiaro, di fatto impedirebbe a tutte le associazioni senza personalità giuridica e senza uno statuto pubblicato in Gazzetta Ufficiale di candidarsi a qualsiasi livello alle elezioni. 

Il disegno, se diventasse legge, come è facile immaginare avrebbe conseguenze dirompenti sull'attuale sistema politico italiano. Il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, la vera sorpresa dell'ultimo voto e terza forza politica del Paese, sarebbe tra le prime vittime della proposta Zanda-Finocchiaro e, senza una riforma interna, non potrebbe presentarsi alle prossime elezioni. 
In pratica, per i Movimenti come quello di Beppe Grillo, che per defizione non hanno personalita' giuridica e non sono normati, scatterebbe un divieto alla corsa elettorale. La proposta consta di nove articoli. All'articolo 2 ('Natura giuridica dei partiti politici') si stabilisce che "I partiti politici sono associazioni riconosciute dotate di personalita' giuridica, ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361", ossia quello che ha istituito, presso le prefetture, il registro delle persone giuridiche per le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato. 
All'articolo 6 ('Partecipazione alle competizioni elettorali e accesso al finanziamento pubblico') si stabilisce quindi che "l'acquisizione della personalita' giuridica e la pubblicazione dello statuto nella Gazzetta Ufficiale costituiscono condizione per poter partecipare alle competizioni elettorali". Queste norme, se approvate, creerebbero non pochi problemi al Movimento 5 stelle che all'articolo 1 del suo Non-Statuto si definisce una "non Associazione" con una sede virtuale che coincide con l'indirizzo web del blog di Grillo. Il comico genovese tra l'altro e' l'unico titolare dei diritti d'uso del simbolo M5S: con le nuove disposizioni si darebbe potere di decisione anche agli altri 'soci'. Nella relazione del ddl si legge che le nuove norme per l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione non impediranno "a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma il mancato acquisto della personalita' giuridica precludera' l'accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali". 

sabato 18 maggio 2013

La sagra del Porcellum: otto anni fuori dalla Costituzione

http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/05/17/la-sagra-del-porcellum-otto-anni-fuori-dalla-costituzione/

maiale











Sono passati otto anni e tre elezioni, tre legislature nate con un gravissimo difetto genetico chiamato porcellum, ma solo adesso pare che le supreme corti della Repubblica, corte di Cassazione e Consulta abbiano avuto sentore che forse la legge elettorale è anticostituzionale ed è comunque un devastante intreccio di assurdità che non permettono al Paese di essere realmente rappresentato. Sono passati otto anni e tre elezioni in cui i pariti non hanno voluta cambiarla perché dava ai gruppi dirigenti, agli apparati e a paron Berlusconi la possibilità di portare in parlamento fedelissimi e fedelissime senza doversi davvero misurare con la politica. Né è stato possibile cambiarla attraverso un referendum che la stessa Consulta ha bocciato.
Sembra di sognare, ma solo adesso che i nodi sono venuti al pettine e che il sistema dei pariti si è dovuto assemblare in un’ammucchiata  per tentare la salvezza, la Cassazione accoglie un ricorso di 27 cittadini precedentemente bocciato sia in primo grado che in secondo e affida alla Corte Costituzionale il compito di valutare la  compatibilità della legge elettorale alla carta fondamentale della Repubblica. Anzi il presidente della Consulta, Franco Gallo circa un mese fa, dopo due mesi dalle elezioni ha fatto sapere di nutrire corposi sospetti  in merito. Parrebbe quasi che l’urgenza di cambiare il Porcellum,  divenuto ormai unì’arma a doppio taglio, ma la difficoltà se non l’impossibilità di farlo per via politica, per evitare le liti e il disastro del fragile inciucio, abbiano in qualche modo dato un via libera al ritorno al vecchio sistema per altra via. Purché naturalmente non sfiori nemmeno da vicino la volontà diretta dei cittadini.
Al di là questo è impressionante che si possa vivere praticamente un decennio in balia di una legge elettorale anticostituzionale, senza che le proteste siano astate ascoltate, senza che un referendum  sia riuscito a passare, senza nemmeno badare alle conseguenze grottesche del Porcellum. Questo la dice lunga, se non lunghissima, sullo stato della democrazia in Italia e sulla strisciante consociazione e osmosi tra poteri, almeno ai loro vertici. In fondo si è trattato di un golpe lungo e avvenuto a nostra insaputa. Ma se la Consulta dovesse mettere una pietra tombale sulla porcata di Calderoli che tutti però si sono ben guardati dal toccare, vorrebbe dire che tre legislature, compresa la presente sono di fatto illegali. Con quel legittimità questo Parlamento potrebbe legiferare visto che è stato eletto con una legge anticostituzionale? E con quale faccia potrebbe mettere mano alla Costituzione stessa?
Un minimo di decenza vorrebbe che non appena dato un verdetto di incostituzionalità, si tornasse alle urne con la vecchia legge o con una nuova, nel caso miracoloso che i pariti riuscissero a concepirla che comunque sarebbe meglio far vagliare prima o non dopo una vita. Perché non si può dire che il Porcellum era anticostituzionale e tenersi un sistema politico e un Parlamento nato proprio da quello, anche se qualunque assurdità è ormai possibile in questo precipizio. Ma per paradossale che sia proprio i colpevoli di tutto questo, condannati ormai a una sopravvivenza come organismi parassitari, potrebbero trarre vantaggio dalla palingenesi del sistema elettorale attribuendo ad esso ogni responsabilità e alludendo a un cambiamento radicale. Sono passati otto anni e tre legislature: ma solo ora si è disposti a sacrificare il Porcellum per mettere in dispensa le parti pregiate e distribuire un po’ di ciccioli al popolo, come avveniva e avviene ancora nelle campagne della bassa.

venerdì 17 maggio 2013

Ferita aperta

http://testelibere.it/video/ferita-aperta

Una lettera aperta contro l'ingiustizia che opprime ogni giorno i cittadini onesti. Quando anche pagare le tasse non basta più...quando i mutui (anche usurai) diventano il grimaldello per succhiare altro sangue dalle nostre tasche con redditometri e studi di settore, non si può più tacere. E ho deciso di metterci la mia faccia.

giovedì 16 maggio 2013

L’Ue: piccoli ortaggi fuorilegge, vietato prodursi il cibo

http://www.libreidee.org/2013/05/lue-piccoli-ortaggi-fuorilegge-vietato-prodursi-il-cibo/

Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”. Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala. «Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su “Natural News” – questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta».
Criminalizzando i piccoli coltivatori di verdure, qualificandoli come potenziali criminali – aggiunge Adams in un intervento ripreso da “Come semiDon Chisciotte” – i burocrati europei possono finalmente «consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto». Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: «I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti». Per cui, «non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali». Praticamente, d’ora in poi, tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati. «Tutti i governi sono, ovviamente, entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti», sostiene Adams. Tanto più che «i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi». Gestione delle richieste, esami formali, analisi tecniche, controlli, denominazioni delle varietà: tutte le spese saranno addebitate ai micro-produttori, di fatto scoraggiandoli.
«Anche se questa legge verrà inizialmente indirizzata solo ai contadini commerciali – spiega Adams – si sta stabilendo comunque un precedente che, prima o poi, arriverà a chiedere anche ai piccoli coltivatori di rispettare le stesse folli regole». Un tecno-governo impazzito: «Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo», spiega Ben Gabel. «Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono». Inoltre, aggiunge Gabel, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo ortoe per sempre – non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa – senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio.
Come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli: «Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione», come se il nuovo dispositivo rendesse finalmente le cose più facili, ma «negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario», avverte Adams. Esempio: dove si spiega come “semplificare” le procedure per le varietà amatoriali, non si fa nessun accenno alle accurate classificazioni già elaborate dal Defra, il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali. Di fatto, spiega lo stesso Adams, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge, ai sensi della nuova normativa comunitaria. «Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale». Inoltre, spiega Gabel, questa legge «uccide completamente Mike Adamsqualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea», avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.
E’ quello che stanno facendo i governi, insiste Adams: «Stanno prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà», al punto di «ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale». Si avvera così la “profezia” formulata da Adams nel libro “Freedom Chronicles 2026” (gratuito, scaricabile online), nel quale un “contrabbandiere di semi” vive in un tempo in cui le sementi sono ormai divenute illegali e c’è gente che, per lavoro, ne fa contrabbando, aggirando le leggi orwelliane imposte della Monsanto. L’incubo pare destinato a trasformarsi in realtà: «I semi stanno per diventare prodotti di contrabbando», afferma Mike Adams. «Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale». Questo, conclude Adams, è il dominio totale sulla catena alimentare. «Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini». Per questo, oggi «cospirano con le multinazionali come la Monsanto», ben decisi a confiscare la libertà più elementare, cioè il diritto all’alimentazione. «Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo».

mercoledì 15 maggio 2013

L’incredibile mail inviata da Maurizio Paniz(Pdl) ai parlamentari

http://www.loschifo.it/notizie/lincredibile-mail-inviata-da-maurizio-panizpdl-ai-parlamentari.html

In questi giorni, i parlamentari hanno ricevuto sulla propria casella di posta elettronica, una curiosa mail dell’On. Maurizio Paniz(quello di “Ruby è la nipote di Mubarak“). Un nuovo disegno di legge? La ricerca di un sostegno per un’importante mozione parlamentare? Macchè… l’invito all’iscrizione al club dei parlamentari juventini! Da non credere!
juve-club

domenica 12 maggio 2013

Lettera aperta al Presidente della Repubblica.

http://senzapelisullalingua.info/lettera-aperta-al-presidente-della-repubblica


lettera aperta al presidente della repubblica
ROMA – Ogni giorno ci arrivano decine di email e tra tutte ci ha colpito quella di Mauro che ha deciso di scrivere una lettera aperta al Presidente della Repubblica, rieletto per la seconda volta consecutiva..
“Buonasera Presidente,
sono mauro lavalle, laureato in ingegneria elettronica e master MBA Luiss, ex dirigente di PriceWaterhouseCoopers e poi di IBM GBS (leader mondiali nel campo della consulenza aziendale).
In questi giorni si parla molto di politica, dei perché l’Italia sia oggi in questa situazione, ed io non mi sento per nulla d’accordo con le teorie sentite. Secondo me le ragioni sono molteplici e tutte di antica origine. Permettetemi qualche pensiero espresso in modo sintetico.
Negli ultimi 40 anni i nostri politici hanno gestito il potere non certo per amore verso la “Res Publica” ma piuttosto verso le proprie convenienze personali, utilizzando il denaro pubblico come se fosse infinito e provenisse da un pozzo senza fondo, stipendi da capogiro, centinaia di migliaia di auto blu, benefit senza limiti; in Italia i parlamentari, senatori, dirigenti politici, manager pubblici, assessori e consiglieri provinciali/comunali/regionali rappresentano un esercito di migliaia  e migliaia di persone che guadagnano ognuno molto più del presidente degli Stati Uniti Obama! Tutti geni? Magari….se così fosse vivremmo in uno Stato perfetto, dove tutto funziona e senza spreco di denaro pubblico, invece il nostro Stato è la patria dello spreco, delle mafie, della corruzione (che la Corte dei Conti dice essere “sistematica”), la Sanità ha in conti fuori controllo, la Giustizia è la più lenta ed inefficiente d’Europa, la gestione dei rifiuti ha sovvenzio!
Nato per anni le mafie locali, il controllo del territorio ha lasciato carta bianca ad abusivismi di ogni genere e senza controllo ecc. Ma allora perché dovrebbero guadagnare tanto? Se non hanno mai nessuna responsabilità sullo stato del nostro Paese perché dovremmo pagarli tanto? Nelle aziende private ad uno stipendio alto, corrisponde una grande responsabilità, nel pubblico non accade così, nessuno risponde mai degli errori commessi, perché?
Ogni volta che guardo programmi televisivi come “Striscia la Notizia”, “Report”, “Presa diretta” prendo coscienza di come i nostri politici saccheggino ogni giorno il denaro pubblico, di tutti gli “inciuci” che ogni giorno si compiono dietro le quinte per le loro convenienze politiche senza nessuna cura del bene pubblico. Ma la cosa più triste è che quando un politico viene preso con le mani nel sacco ci si aspetterebbe che i capi del suo partito lo espellessero dal partito stesso e invece tutto il contrario, sono protetti dai loro responsabili e questo fa pensare che la corruzione sia sponsorizzata ad altissimo livello.
E poi per favore mi aiutate a capire dove è la sostenibilità morale e finanziaria di migliaia di stipendi e vitalizi che vanno dai 15.000€ fino a 100.000€ al mese? In un paese povero e sull’orlo del baratro, dove le persone si suicidano ogni giorno per la perdita del proprio lavoro, come possono giustificare tali cifre? Hanno finanziato i loro assurdi stipendi e gli enormi sprechi del denaro di tutti noi creando negli anni un debito pubblico che non potremmo mai pagare! Ma i nostri politici come hanno fatto a non pensare che ad un certo punto il debito sarebbe stato insostenibile per il nostro paese? Mi chiedo, quanto devono diventare poveri gli Italiani per spingere i nostri politici a diminuirsi lo stipendio, a diminuire gli sprechi e iniziare a pensare al bene pubblico? Piuttosto si chiudono gli ospedali e si tagliano i fondi ai malati di SLA e si lasciano morire le piccole aziende schiacciate dalle tasse….piuttosto si lascia morire lentamente l’Italia. Il nostro codice civile parla di gestione del “buon padre di famiglia”, è come se una famiglia che ha delle entrate di 3.000 € al mese si indebitasse per 5.000 € al mese e il padre di famiglia per mantenere la sua nuova AUDI togliesse da mangiare ai propri figli! Mentre le nostre aziende chiudono e le persone si suicidano i nostri politici vivono da nababbi! Mi chiedo, dove sia l’amore per la “Res Publica”….a me sembra più un comportamento delinquenziale!
Abbiamo vissuto 40 anni in un paese in cui chi non pagava le tasse veniva considerato un furbo, chi lavorava nel pubblico poteva scegliere se lavorare o meno, stava al suo buon cuore tanto non ti diceva nulla nessuno. Le nomine degli incarichi delle società pubbliche sono state pilotate non certo da meritocrazia ma da appartenenza politica, la corruzione ormai diventata sistematica e la camorra che ha avuto spesso poca resistenza da parte dei partiti in cambio di voti che assicurassero una poltrona, i posti di lavoro statati assegnati secondo convenienze politiche e non di meritocrazia! Tutto questo crea inefficienza, che poi viene scaricata sull’ultimo anello della catena, il più debole, i cittadini! Le tasse sono alte proprio perché il denaro pubblico si perde durante tutta la sua gestione, è come voler riempire di acqua una caraffa bucata, più si mette dentro acqua e più ne esce e se ne spreca!
Ad oggi abbiamo il paradosso che i cittadini italiani lavorano per mantenere i lussi, gli sprechi e le inefficienze di uno stato elefantiaco, lento, gestito da politici incapaci, corrotti e che pensano solamente ai propri interessi, trascurando totalmente il bene comune, questo dimostrano i fatti degli ultimi 40 anni. E la cosa più comica, se non fosse drammatica, è che i politici che hanno portato l’Italia ad un passo dal baratro senza accorgesene, ora ci vengono a spiegare come uscirne….in una azienda privata i manager hanno il compito di avere la capacità e la lungimiranza che permetta loro di guidare la società verso il successo ed in caso contrario vengono allontanati: questo purtroppo non vale per i nostri politici! Ho l’impressione che ci siano due Italia, la prima abitata da qualche migliaio di persone, i nostri politi e tutti gli appartenenti alla casta, dove gli stipendi sono da capogiro, dove esiste solo il lusso ed il benessere, auto e benzina gratuiti e benefit da sceicchi arabi, l’altra Italia abitata dai restanti milioni di persone che sopravvive lavorando onestamente e fatica per arrivare a fine mese, schiacciati dalla mala gestione dei suoi governanti, e che lentamente sta morendo.

Sento nelle trasmissioni tv i nostri politici discutere su dove prendere il denaro per mantenere in piedi il nostro Stato, IMU si o IMU no, aumento o diminuzione di una tassa a discapito di altre ecc, quando invece le modifiche da apportare sarebbero molto ma molto più profonde, servono cambiamenti strutturali di mentalità e di comportamento di cui non si sente mai parlare, che invece sono indispensabili per salvare il nostro Paese.
A mio avviso, l’unico modo per uscire dalla situazione drammatica in cui siamo, è mettere in pratica e subito alcune azioni, come ad esempio:
- Limite di 4.000€ a tutti gli stipendi e pensioni dei dipendenti statali, non si deve fare politica per diventare ricchi ma per passione,
- Dimezzamento dei parlamentari/senatori ed in generale di molti dei ruoli pubblici ridondanti, creati solamente per assegnare le poltrone agli appartenenti alla casta,
- Azzeramento del finanziamento pubblico ai partiti ed ai giornali,
- Vendita del 95% delle auto blu,
- Sequestro dei beni immobiliari e finanziari che i partiti politici hanno cumulato negli anni attraverso gli esorbitanti finanziamenti pubblici: sono dei piccoli tesoretti creati con il denaro pubblico che devono tornare di proprietà dei cittadini e utilizzati per il bene di tutti,
- Controllo del flusso del denaro pubblico, in particolare sui processi della gestione degli appalti che rappresentano ad oggi il rubinetto per far arrivare fiumi di denaro ai complici dei nostri politici corrotti,
- Rilancio della “meritocrazia”, i politici e manager pubblici scelti per merito non per convenienze personali dei nostri governanti,
- Dura lotta all’evasione fiscale: chi guadagna tanto e non paga le tasse è un ladro e come tale dovrebbe essere trattato,
- Rendere lo Stato efficiente: ridisegno di tutti i processi della PA e aggiornamento dei Sistemi Informativi, che devono essere integrati, bisogna far viaggiare l’informazione, non il cittadino. Tutti gli uffici della PA devono avere processi lineari, semplici e con chiare responsabilità del “chi fa che cosa”, supportati da sistemi informatici, per avere uno Stato veloce, efficiente e “al servizio” dei cittadini e non “contro” i cittadini.
- Legge dura contro la camorra e contro la corruzione, i politici “rimandati a giudizio” per reati gravi contro lo Stato devono essere sospesi dai loro incarichi senza aspettare i tre gradi di giudizio (voi affidereste vostro figlio piccolo a un uomo indagato o condannato “solo” in primo grado per pedofilia? Non credo, e con la stessa logica non affiderei un incarico pubblico ad un politico rimandato a giudizio o, peggio, già condannato in primo grado).
Queste poche azioni iniziali, e tante altre sono possibili, libererebbero un enorme quantità di denaro pubblico che potrebbe permettere di diminuire le tasse che oggi soffocano le imprese ed i cittadini e, quindi, di rilanciare i consumi e la nostra economia.
Sogno uno Stato governato da politici che raggiungono il posto di lavoro con i propri mezzi per non consumare i soldi pubblici, sogno uno Stato forte con i furbi e comprensivo con gli onesti, uno Stato dove la spesa pubblica sia effettuata per il bene comune e non per il bene della casta, dove i parlamentari e senatori abbiano la fedina penale pulita e abbiano dimostrato nella loro vita di valere, dove il cittadino sia messo al centro delle attenzioni dello Stato e non “debba subire” lo Stato, dove se una città viene disastrata da un terremoto non servano quattro lunghi anni per fargli arrivare i finanziamenti per la ricostruzione, dove tutti i cittadini sentano dentro di loro il dovere di pagare le tasse perché sanno che i soldi verrano spesi in servizi utili al cittadino…. sogno uno Stato dove fare politica vuol dire lavorare per passione e non per arricchirsi alle spalle dei cittadini, e dove fare politica vuol dire servire gli altri e non essere serviti dagli altri!
Sopratutto sogno uno Stato in cui tutti noi, cittadini italiani, troviamo il coraggio di fare un po’ di autocritica e di “mea culpa”, rivediamo la nostra mentalità, i nostri comportamenti di tutti i giorni, rinunciamo al clientelismo e sponsorizziamo la meritocrazia; uno Stato in cui i cittadini votano una persona per i suoi ideali onesti e lungimiranti e non il politico che ci promette dei vantaggi personali, uno Stato in cui tutti pensiamo di più al bene pubblico senza fermarci solo al nostro, uno Stato in cui tutti noi siano protagonisti del nostro cambiamento per essere poi esempio e sponsor di un cambiamento molto più ampio, più generale… quello di un intero paese, grande come il nostro!
Porgo cordiali saluti,
Mauro Lavalle”